3 Ghesce Tenzin Tenphel: L’addestramento mentale.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: La pratica dell'altruismo

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: La pratica dell'altruismo

Insegnamenti del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel al Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio il 12 e 13 marzo 2016 sul tema “L’addestramento mentale, come affrontare i problemi con serenità.Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, revisione di Graziella Romania, nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Traduzione dal tibetano in italiano di Lotzava Thubten Sherab Sherpa. Quarta parte.

Ven. Ghesce Tenzin TenphelIn sintesi, come primo punto, il nostro corpo manteniamolo sano, facciamo esercizi fisici e yoga. Come secondo punto, curiamo l’alimentazione corretta senza esagerazione, ma con saggezza. Come terzo punto, concediamoci un adeguato riposo notturno. Come quarto punto, parliamo sì, ma con moderazione, senza perdere tempo, perché, quando non sappiamo contenerci nel parlare, tendiamo a parlare continuamente, senza sosta. Esiste perciò il gran rischio di perder tempo senza renderci conto. Una famiglia di Bologna aveva una figlia che curava molto il suo corpo ma aveva un’alimentazione molto restrittiva, al punto di diventare bulimica, il che è negativo.

La base, il presupposto per la meditazione necessita d’un corpo sano, allora possiamo procedere a coltivare e sviluppare le qualità positive della nostra mente. Purtroppo, se non avessimo un corpo sano, come potremmo parlare di sviluppo mentale? Altrimenti, senza un corpo sano, come potremmo avere una mente sana? Quindi, avendo un corpo sano, come base, allora si può costruire una base affinché la nostra mente consegua sempre più qualità. Marpa, Millarepa, Naropa, nella loro vita hanno sacrificato in una pratica ascetica di grande difficoltà, all’opposto di quanto vi dico, ma pure questo è possibile. Quando sorgono questi dubbi, se si ha veramente la convinzione ed il coraggio e la preparazione, si intraprenda pure la vita di questi grandi asceti, altrimenti si persegua nel cammino graduale. È possibile vivere senza mangiare per due giorni? Un giorno è sopportabile, due giorni ancora ancora, ma poi si va incontro a delle difficoltà, quindi lasciamo a Naropa, Marpa e Millarepa il loro stile di vita.

Domanda. Ha visto, Ghesce là il video d’un tizio che, per liberarsene, scaraventa un cane oltre un cancello? Un atto irato verso quella persona, non andrebbe bene?

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel. naturalmente si tratta d’un atto impensabile, violento e negativo. Qui in Europa ci si preoccupa degli animali, ma in Asia, in India ed in Cina il problema è per gli umani. Bambine appena nate vengono messe in un sacchetto e buttate via come un rifiuto. Anch’io a 15 anni a scuola, andavo a trovare una brava maestra indiana, che raccontò d’aver visto, passeggiando vicino a casa, una donna piangente, che buttava sembrava della terra, insospettita scopri che aveva scavato un buco dove aveva seppellita viva la figlia, la maestra rimosse la terra e salvò la neonata, allevandola come se fosse sua. Ma a 12 anni il karma della bimba si esaurì e morì. Ma la maestra aveva fatto del suo meglio e comunque l’aveva salvata. Ora in India ci si è resi conto che, così facendo, ci sono troppo ragazzi rispetto alle ragazze, e non ci sono ragazze sufficienti a maritare tutti i ragazzi. Anche in Cina ci sono molto meno nati femmine. Ne è nato un traffico di ragazze che vengono vendute da dei paesi poveri verso l’India.

Domenica 13.03.16

Sviluppiamo la grande motivazione, ascoltando l’insegnamento con la volontà di beneficiare tutti gli esseri a qualsiasi livello, se vi risulta impossibile, cercate almeno di non nuocere.

Riguardo quest’argomento della motivazione, faccio presente che, quando si parla di realizzare una virtù veramente potente, la sua energia dipende dalla effettiva motivazione che generiamo. Anche se l’energia iniziale non è forte, ma se le energie di motivazioni e le energie concomitanti all’inizio, nel durante ed alla fine, si rivelano decisamente positive, allora ne risulta un incremento d’energia. Perciò la forza della virtù e non virtù dipende molto da ciò che facciamo. Se, ad esempio, siamo soddisfatti di aver rubato, d’aver sottratto delle proprietà ad altri, che abbiamo danneggiato, allora la negatività del nostro gesto sarà ancora più grande.

L’altruismo

Per generare una forte virtù occorre generare una forte motivazione, mantenere l’energia durante il momento di azione e dedicare i meriti finali.

Essendo noi dei principianti, ci è molto difficile riuscire a realizzare la presenza mentale dal mattino fino alla sera, ci è molto difficile, non solo essere mentalmente sempre presenti, ma mettere a frutto la presenza mentale: quanto tempo abbiamo infatti dedicato alle azioni positive? Poco, decisamente poco. Di conseguenza, rendendocene conto, realizziamo da un lato la presenza mentale, e, dall’altro, l’abitudine a realizzare azioni positive, dedicandole al beneficio di tutti gli esseri, e facciamolo continuativamente, creando così un’abitudine, e facendo sì che quest’abitudine benefica si radicalizzi nel nostro continuo mentale. Ma noi siamo molto esperti delle azioni negative, abbiamo già quest’istinto naturale, anche solo esprimendoci offensivamente, manifestando rabbia, creandoci così dei nemici perché ci esprimiamo con espressioni dure, offensive. E magari siamo soddisfatti d’aver colpito qualcuno, anche solo verbalmente. Ma non intendo che tutti voi avete quest’attitudine negativa, ma se vedete, vi rendete conto d’avere questo tipo di vita, e dovete decidervi a migliorare il vostro comportamento, altrimenti la vostra vita sarà segnata solo dalla non virtù, il che vi porterà solo sempre malessere e sofferenza. Se non vogliamo cadere nelle sofferenze, non dovremo cadere nelle non virtù, sopratutto facendone un’abitudine. La felicita è data dalle virtù, mentre le sofferenze dalle non virtù. Ciò è quanto dobbiamo fare, crearci una vita virtuosa, ponendo molta attenzione a ciò che non vogliamo. La felicità e le sofferenza non dipendono solo dalla intenzione, ma dal nostro comportamento effettivo. Purtroppo abbiamo tante non virtù e pochissime virtù e questa è la situazione in cui ci troviamo. Quando vi spiego il cammino della virtù e le sue conseguenze, sarebbe opportuno che verifichiate le vostre cadute, impegnandovi a creare la vostra vita nelle virtù in modo corretto. Ognuno di voi è responsabile d’aver creato un comportamento non virtuoso, innanzitutto dovrà rendersene conto, quindi realizzare una condizione positiva. E, se non si riuscirà a realizzare un comportamento il più possibile altruistico, si dovrà fare in modo di non nuocere, astenendosi almeno dal far del male. L’attitudine altruistica è molto grande, è veramente superiore. L’altruismo porta in causa una moltitudine d’esseri senzienti, umani ed animali, con cui difficilmente potremo riuscire a venire in contatto. Siamo invece vicino ad altre persone, con cui viviamo, in casa o sul lavoro, allora cerchiamo di sviluppare l’altruismo a partire da chi ci sta più vicino, evitando di cadere nell’ipocrisia di dichiarare di voler praticare l’altruismo, ma finiamo invece per isolarci seduti su un cuscino di meditazione,

La pratica dell’altruismo non è una condizione a noi lontana, ma è la vita che viviamo, quella che sviluppiamo con chi ci sta vicino, l’altruismo lo dobbiamo sviluppare con chi mangiamo ogni giorno, con chi andiamo a scuola od al lavoro. Ma quest’altruismo non viene sviluppato così spontaneamente, ma lo dobbiamo sviluppare con chi viviamo tutti i giorni. Non c’è affatto bisogno d’isolarsi in una grotta, in un luogo isolato, né di manifestare gentilezza con chi ci è lontano per poi trattar male chi ci sta vicino. Questo dimostra che non solo è bene addestrarsi nell’altruismo a partire dai nostri familiari, ma che, altrimenti, se non lo facciamo, e diciamo di volerlo fare, diventa solo un gioco di parole. Se ci chiediamo: chi è la persona più vicina? La moglie o il marito, o i figli. Ma se non siamo gentili con loro, come possiamo essere gentili con gli altri?

All’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia stavo facendo un’insegnamento sulla pazienza ed un uomo mi fece questa domanda: “Lama, per me è impossibile riuscire a praticare la pazienza in casa coi miei familiari, perciò penso che si debba praticare la pazienza con chi ci sta lontano”. Così, se non si sta attenti, allora si peggiora la situazione, con chi? Con chi condividiamo la situazione, con chi stiamo insieme. Perché è con loro che condividiamo la nostra vita, anche con manifestazioni di rabbia e d’odio, perciò con loro siamo più inclini a lamentarci, verbalmente e non solo. Ma praticare la pazienza con gli altri, con chi è lontano: che senso ha?

Chi ci sta vicino potrebbe avere anche lati positivi, anzi, ce ne sono senz’altro. Ma noi siamo portati a vedere negli altri il lato negativo, anzi ad enfatizzarlo. E stiamo attenti ad osservare la nostra mente, osservandola costantemente. Evitiamo di legarci al dito le situazioni, evitiamo di serbare rancore, sopratutto in famiglia. Perché volersi male tra persone vicine, tra chi ha scelto di vivere vicini, in intimità? Se si dovesse fare una discussione sul perché si cade sempre nei litigi, si scoprirebbe che non v’è una causa vera, sono banalità che hanno creato situazioni negative tra moglie e marito, tra figli e genitori, tra amici fraterni. E lo si può comprendere analizzando il punto da cui è partita la discussione. Ed al fondo della discussione, se indaghiamo, non c’è una sostanza vera, quindi non c’è una sostanza, un valido presupposto del litigio. Quante volte avete riconosciuto che non c’è un motivo per lamentarsi. Quando c’è rabbia nel matrimonio, e ci si riflette effettivamente, si riconosce che non ne esiste alcuna ragione valida. Allora si scopre d’aver rovinato la vita a causa di futili litigi senza un valido motivo, perciò, se vogliamo, possiamo cambiare la nostra vita in modo positivo e non vogliamo mai porre in atto il rimedio. Si può cercare di rimediare, sia la vita in famiglia che coi vicini, così la vita sarà più allegra e felice. Volendo, ci si potrà fermare un attimo, trovando la causa giusta e risolvere anche conflitti che sembrano insanabili ma che, se osserviamo, si tratta di piccole cose che distruggono il matrimonio. Non c’è bisogno d’arrabbiarsi, ma proprio perché non si pensa correttamente, e non ci si rende conto che non c’è bisogno d’arrabbiarsi, non ci si rende conto che dalle piccole cose partono le negatività. Voler rimediare alla situazione è possibile, ma sempre c’è un rimedio, sopratutto in famiglia, ed è sempre possibile risolvere i problemi. Il concetto nel buddismo è di praticare per il benessere di tutti gli esseri, ma, così facendo, nella pratica vera, se non s’inizia da chi ci vive più vicino, non esiste l’altruismo verso l’altro: da qui nasce quest’amore e compassione. Se non s’inizia in famiglia, rimane un solo esercizio verbale, solo parole, parole e parole.

Viceversa, se ci s’addestra alla pazienza, e lo si fa a partire dalla situazione familiare di casa, allora la pazienza sorge veramente.

Il mudra dell’offerta del Mandala.

Trasmissione orale del mantra di Avalokitesvara il Buddha della compassione, ma non è obbligatorio prenderla, è una libera scelta, quando recito il mantra, chi lo desidera, lo ripete con me. Avendo da parte mia dato la trsmissione orale, se lo volete, recitatene una mala al giorno, perché non è complicato, è semplice e lo si puo recitare senza sforzo, ed è bene recitarlo quando si è tristi, allora si potranno avere effetti positivi sulla mente. Così è particolarmente indicato farlo la sera prima d’addormentarsi, perché concilia positivamente con le ore di sonno. Il mantra OM MANI PEDME HUM ha infinite spiegazioni. Ed ho avuto esperienza d’un beneficio derivante proprio dal mantra di Cenresi. Si trattava d’un lebbroso che si muoveva su un carretto per mendicare attorno al monastero di Sera in Sud India, ed i monaci, una volta rimasto solo perché la moglie era deceduta, si presero cura di lui. I monaci gli insegnarono il mantra di Cenresi e, dopo aver recitato il mantra per quasi due anni, il lebbroso era migliorato e riprendeva a camminare, e per i monaci era il risultato della recitazione del mantra di Cenresi. Ci sono anche molte storie di tibetani che, a seguito della recitazione intense e protratta del mantra, hanno riacquistato la vista. E, nel caso di questo lebbroso indiano, non credo che conoscesse alcunché di Avalokitesvara, recitò solo assiduamente il mantra.

 

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