Ven Ghesce Gendun Tharchin: Lo yoga del sogno

Ven Ghesce Gendun Tharchin: Illuminazione è forza, flessibilità, capacita d'integrare in qualsiasi circostanza e situazione.

Ven Ghesce Gendun Tharchin: Illuminazione è forza, flessibilità, capacita d'integrare in qualsiasi circostanza e situazione.

Insegnamenti del Venerabile Lama Gendun Tharchin, Ghesce Lharampa, a Quartu Sant’Elena (Cagliari) il 12 e 13 dicembre 2015, a cura del Gruppo di Studi del Buddhismo Tibetano di Cagliari, sul tema “Lo yoga del sogno. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, revisione di Graziella Romania nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings del Centro Sangye Cioeling di Sondrio, il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per possibili errori ed omissioni.

Venerabile Lama Gendun Tharchin, Ghesce Lharampa

Grazie a tutti voi per avermi invitato. È un piacere ed un onore essere qui con voi, grazie alla vostra bella terra dalla cultura antica, ed è per me un gran piacere ed onore ricevere l’invito di portare le parole di saggezza e compassione. Grazie al Dr. Enrico Dellaca’ che si è prodigato per tanti e tanti anni per il benessere spirituale e fisico di tante e tante persone e ci vuole coraggio e forza e volontà e questa è la sfida della vita umana, pur senza sapere qual’è la felicità.

Quali sono le aspettative?

Armonia, benessere, stare meglio, non avere aspettative, queste sono le vostre risposte. In senso comune tutti desiderano la vera felicità.

Cos’è la felicità?

Meditazione, la meditazione non è sulla felicità, ma sulla via da intraprendere per la felicità. Felicità e ricerca, non funzionano. Cercare una risposta non è la soluzione, ma la soluzione è trovare la giusta domanda. Tante sono le risposte che possiamo trovare, ma nessuna è soddisfacente. Quella soddisfacente deriva dalla nostra esperienza, quella che sentiamo nel nostro cuore, anima, anche in tutto ciò con cui veniamo a contatto dai vestiti al cibo, con tutto ciò con cui abbiamo un contatto quotidiano. Coltivare questa beatitudine, presenza, in tutte le cose, il Dharma è presente in tutte le cose. Lo spirito santo è presente in tutte le cose. Il che fa cresce il vero, autentico cuore di felicità, facendo nascere una inseparabile emozione con la felicità che s’accresce in noi. Quando si genera questo godimento, beatitudine presente in tutte le cose, allora abbiamo trovato la risposta a cosa è la felicità. Anche noi lo possiamo fare.

Quella è la risposta vera, concreta, vera dentro di noi, che non viene da fuori, ma dalla meditazione, che viene dall’unica domanda importante: cos’è la felicita. Ma la risposta non la dobbiamo cercare in un’altra persona, ma in noi stessi, ci dobbiamo interrogare finché non avremo capito cos’è la felicità. Il valore della natura umana è la felicità. Non dobbiamo entrare in competizione per trovare la felicità. È una perfetta illusione. Nemmeno gli studi servono, chi detiene la laurea in felicità? Ma tutti l’abbiamo dentro. Ma è impegnativo sentire, vivere la felicità. La vita nella felicità è una vita chiara.

Cos’è la felicita? Buddha significa il risvegliato, colui che ha risvegliato in sé la felicità, la felicità del cuore. Allora non serve più prendere l’aereo, mangiare, dormire ecc? No, Buddha ha le stesse nostre prerogative, nel senso che deve mangiare dormire ecc, la diversità è che fa tutto con uno spirito di felicità, mentre noi facciamo tutto con sofferenza. La differenza fondamentale tra noi ed il Buddha è che il Buddha ha risvegliato la sua felicità, e fa tutto con felicità. Così, anche noi lo possiamo fare.

Yoga è unire la mente al cuore.

La meditazione è costante consapevolezza sulla felicità. La meditazione sulla felicità è molto molto importante, ma ne dobbiamo fare esperienza. Tutta la nostra vita è sulla ricerca della felicità. Perciò lo yoga del sogno è sognare, ma prima dobbiamo addormentarci, perché nel sonno arriva il sogno. La mente del sogno è la presenza della nostra mente sottile, quello che in psicologia si chiama il subconscio. Il lavoro dello yoga del sogno è molto profondo, perché si deve lavorare sul sogno, perché la coscienza generale è attiva. Yoga in sanscrito è l’unione, non separazione, ma unificazione, quindi inseparabile natura, unità. Anche in occidente deve avere lo stesso significato. Quindi yoga è unire la mente al cuore. La mente che va a destra ed il cuore a sinistra? No, perchè c’è contrasto.

Cos’è lo yoga del sogno?

L’unione di mente e cuore nel sonno. Solitamente quando dormiamo avvertiamo l’unione della mente col cuore? No. Quindi dobbiamo arrivare al punto di sentirli uno, uniti. Al punto di riconoscere il nostro vero valore umano, oltre alla nostra vita materiale, la dimensione infinita del cuore, immensa quanto spazio. Altrimenti, dov’è la mia vera ricchezza, se non dentro me stesso?

Illuminato non significa essere sempre sorridente, ma aver pienamente sviluppato la capacità, il talento, la saggezza, la flessibilità dell’amore. Il Buddha ha sofferto per sei anni in ritiro. Gia, quell’amore che ci porta all’armonia, unione, flessibilità e pace. Il Buddha espresse fermamente questa determinazione: “Finché non troverò la risposta alla felicità non mi muoverò da questa posizione”. E trascorse senza risultato sei anni in ascesi. Quindi, dal sacrificio trovò la risposta nella Via di Mezzo, trovando la capacità a risvegliare, non solo la felicità ma pure la sofferenza.

Illuminazione è forza, flessibilità, capacita d’integrare in qualsiasi circostanza e situazione, non importa che sia una circostanza favorevole o meno, dipende dalla nostra felicità. Tutto ciò rappresenta la nostra energia.

La sofferenza diventa quindi armonia.

Enrico. Per la nostra cultura si potrebbe ridurre ad adattabilità e flessibilità, già in noi c’è questa capacità d’unione, d’armonia.

Domanda. Cos’è sognare?

Ghesce Gendun Tarchin. Esistono tanti livelli di risposta, in base ai livelli di sogno. In primis è risvegliare la felicità. Questo a livello più ampio, ma a livello comune, sono immagini che abbiamo nella nostra mente. Entrambe sono parte della nostra esperienza umana ed entrambi questi significati agiscono sulla nostra esperienza spirituale.

Domanda. È vero che, ad un certo punto, non si sogna più?

Ghesce Gendin Tarchin. Sì è vero, dipende dai casi.

Condividere senza condividere, praticare senza praticare, significa farlo senza sforzo, risvegliando la nostra gioia, armonia, sofferenza, perché quando risvegliamo la nostra sofferenza, la illuminiamo e ne siamo liberi ed essa diventa vita con noi stessi e non ci fa più paura, non abbiamo più ostacoli. Qual’è la nostra caratteristica in quanto umani? È la nostra umanità, un valore infinito, come l’amore infinito, che condividiamo coi nostri familiari, amici e quindi l’amore infinito esce fuori da noi infinito dal nostro cuore e quando esso è infinito allora anche la nostra felicita è infinita.

Facciamo una breve meditazione, non troppo impegnativa, meditando senza meditare, lasciando completamente andare, senza sentire alcun dolore, contrasti, ma in completa totale armonia. Il primo passo è trovare la completa l’armonia. Il secondo è inspirare, respirare senza respirare, lievemente, naturalmente, dolcemente, lasciando fluire ed andare, abbandonando tutti i pensieri, manteniamoci nello stato d’armonia della mente e del cuore, ascoltiamo gli Otto Versi di trasformazione della mente, quando li sentiamo, avvertiamo che entrano nel nostro continuo mentale trasformando il nostro continuo psicofisico. (…)

Dare e ricevere è condivisione, prendere la sofferenza degli altri per compensare la nostra felicita, prendere la sofferenza altrui, anche la sofferenza futura, per creare armonia, non per soffrire, farlo per evitare d’essere troppo felici, in quanto sentirci troppo felici non è felicità.

Superare la sofferenza ci porta alla felicità.

La pratica dell’amore non è fantascienza, è realtà. Prendere la sofferenza degli altri non significa riuscire a farlo, ma serve a espandere il nostro spazio enormemente, evitando tutti i conflitti mentali, rabbia, attaccamento, gelosia, perché siamo nello spazio infinito. E quando siamo nello spazio infinito non c’è conflitto con gli altri. Il Buddha disse che tutta la sofferenza deriva dalla nostra ignoranza. Perché rigpa è la chiara luce, sapienza, saggezza. Mentre marigpa è l’ignoranza, la non conoscenza. Come diceva Platone in Crizia: occorre coraggio, conoscenza e prudenza. Senza il coraggio manca il presupposto, come la fede, la motivazione in questa vera fede per raggiungere la liberazione moksha, liberarci dall’ignoranza e dai difetti mentali conseguenti: attaccamento e rabbia. Quindi, la libertà è dalla sofferenza, indotta dall’attaccamento, l’attaccamento alla sofferenza stessa. Liberarci da noi stessi. Sì, perché siamo noi stessi che ci facciamo soffrire. Siamo noi stessi che ci leghiamo. Siamo noi stessi che, pur cercando la felicità, rimaniamo legati alla sofferenza, quindi restiamo prigionieri della sofferenza del samsara. Perché siamo ossessionati da noi stessi, perché abbiamo paura della libertà, perché non abbiamo mai visto la libertà vera. Perché siamo diventati amici dei nostri problemi, quindi siamo diventati inseparabili dai nostri problemi. Proprio perché non abbiamo mai provato il nirvana, per lasciare il samsara ci vuole coraggio.

Se restiamo attaccati alla sofferenza, per liberarcene, ci serve coraggio, conoscenza e prudenza. Segretamente offro tutti i meriti conseguiti con la pratica del dharma per il beneficio altrui. Questo è il punto essenziale. Pratico Lojong in senso universale e dedico i benefici conseguiti per la felicità degli esseri, dono il frutto della mia pratica ad una persona particolarmente bisognosa. Questa è la pratica della generosità. Nel samsara possiamo sviluppare amore e compassione universali in modo infinito, vedendo tutti sia come esseri samsarici immersi nella sofferenza sia come dei Buddha. Questa è la visione, è la visione profonda, è uno stile di vita ampio, in cui noi stessi, se lo pratichiamo, diventiamo più grandi.

Domanda. Come possiamo prendere la sofferenza su di noi?

Dr. Enrico Dellaca’. Per le neuroscienze la felicita equivale alla libertà, ma nella consapevolezza, quando non lo è, si cade nella follia.

Sabato 12 dicembre 2105 pomeriggio

Riconoscere l’unione di corpo mente e respirare. Allora questa è la cura per il corpo, è la cura per la mente, e viceversa, così il nostro cibo, e quel che pensiamo, e respiriamo. Alla fine tutto ciò ci porta alla libertà, alla vera libertà del nostro corpo e mente. Così valorizziamo il cammino in un percorso spirituale. Seguire un percorso non significa la pura imitazione di un modello, ma trovare il proprio percorso, comunque indirizzato al medesimo valore, quello della libertà della mente. Riconoscere, non costruire il nostro percorso, scoprirlo, individuare il tesoro che già abbiamo dentro di noi, viverlo e farlo con gioia, contentezza.

Cos’è la meditazione?

Un metodo per scoprire la realtà. Lo yoga del sogno si può realizzare in qualsiasi contesto, sia religioso (buddhista, cristiano ecc) che ateo. Lo yoga del sogno di estrazione tibetana è basato essenzialmente sulla pratica spirituale. Nel Buddhismo tibetano abbiamo varie scuole come Dzochen, Bon ecc che si occupano dello yoga del sogno, ma, in generale, dal Buddhismo abbiamo un indicazione generale di come praticare una meditazione nel sogno, di cui distinguiamo tre gruppi di insegnamenti del Buddha: 1) Sutrapitaka o sulla meditazione concentrazione su come condurre una vita con la mente stabile; 2) Abidharma sulla metafisica, fenomenologia, psicologia o sulla saggezza di conoscere la realtà a livello apparente superficiale e profondo; 3) Vinayapitaka o sulla moralità: non solo regole monastiche, ma buon senso. La nostra meditazione è la concentrazione sulla compassione e saggezza, è la forza della mente, della mente che concepisce lo spazio infinito dentro e fuori di sé. È la scoperta dello spazio infinito nell’atomo. Innanzitutto la moralità che è amore e compassione, rispetto per tutti. Meditazione equivale a consapevolezza, saggezza, è la mente che comprende l’infinito spazio dell’universo, quindi occorre coraggio.

Concentrazione, amore, compassione, saggezza e visione profonda.

Riguardo a ciò lo yoga del sogno è sognare con mente amorevole, compassionevole, generosa, paziente, consapevole, con profonda saggezza, con mente stabile e chiara. Come realizzarlo? Non lo so. La ricerca è la pratica. Nel suo Bodisattvachariavatara o Impegnarsi nella via del bodhisattva, Shantideva ci indica che è fondamentale la motivazione, il motore, propellente dell’azione. I testi classici buddhisti suggeriscono di dormire nella posizione del Buddha, ovvero con la mano destra sotto la guancia destra, sul fianco destro, il volto a nord ed il corpo diretto ad est, il tutto per favorire un’armonia del nostro corpo. Occorre entrare nel sonno con una precisa fresca motivazione sulla moralità, sul rispetto. Non si tratta di ricordarsi le norme da rispettare o meno, ma il principio del rispetto verso tutti non cambia, ed è compreso nella compassione, amore, generosità, pazienza. Il che è indipendente dalla religione che si professi o meno. Anche recitare i mantra stimola a mantenere la giusta direzione, mantenendo moralità, concentrazione e saggezza. Così, non ha senso la moralità senza la saggezza e la compassione. Ma, senza concentrazione, non è possibile realizzare l’approfondimento che ce ne fa detenere la forza. Senza concentrazione cadiamo nell’ignoranza, così con la concentrazione senza la moralità finiamo per cadere nell’errore. Risvegliare quindi compassione concentrazione e saggezza. Facciamo ogni sera questa grandissima pratica. Se ci addormentiamo in questo stato positivo della mente, allora il tuo sarà un sonno positivo. Se ci si addormenta con una mente negativa, così sarà il sogno, e, di conseguenza, il risveglio. La motivazione d’un sogno positivo porta anche ad un risveglio positivo. Ma nel sonno ed ancor più nel sogno i nostri sensi sono oscurati, come pure la nostra mente. La nostra mancanza di consapevolezza incredibilmente ha creato la dimenticanza del sonno e di conseguenza del sogno. È possibile dimenticarsi di sognare? Quindi, sì.

Domanda. Anche questo è un sogno?

Ghesce Gendun Tharchin. Certo, è possibile, chi lo sa se non siamo sognando.

Il sonno è una mente, un momento di sua oscurazione. Quindi è un fattore mentale oscuro. È una mente, una coscienza, perché i sensi non sono attivi. Quindi, in quel momento non si può pensare né positivamente né negativamente, ma la mente è influenzata dal suo precedente sfato mentale del suo continuum. Quando la mente scende nello stato più profondo, allora la mente raggiunge il suo livello più oscuro. Attenzione, non sto parlando di ciò che pensa la medicina e la scienza moderna, ma il Buddhismo. Al risveglio i sensi riprendono ad attivarsi. I sogni non si fanno nel momento di maggiore sprofondamento della nostra coscienza, ma quando la nostra mente sta per uscirne. Avere una motivazione nel sogno, come disse Martin Luther King, rappresenta già l’inizio della sua realizzazione. Il che dipende dalla motivazione espressa prima d’addormentarci. Tutti dormiamo e tutti abbiamo questa opportunità. Dalla forte motivazione e coraggio, scaturisce la realizziamo nel sogno, ed è già un passo avanti. Allora i sogni sono solo illusione? No, hanno una loro realtà. Anche se abbiamo due vite completamente diverse: quella consapevole di veglia e quella inconsapevole del sonno e del sogno. Quindi, quella della veglia può influenzare la realtà del sogno e viceversa. Come nell’affermazione di Martin Luther King.

La realizzazione della nostra luce interiore.

Il sogno emerge quando la mente dal suo profondo esce verso il risveglio. I sogni sono influenzati da ciò che si pensa prima e, spinti dalla motivazione, prima si entra nel sonno, quindi nel sogno. Il che è determinato dalla motivazione che condiziona sia il sogno che lo stato della mente dopo il risveglio. La pratica del risveglio aiuta a migliorare quella del sogno, qui la mente grossolana attiva, con l’aiuto dei cinque sensi, una mente più concentrativa, più saggia: è importante averlo presente. Così avremo qualche miglioramento, realizzazione, anche nel risveglio, perché sono tutte interdipendenti. Il che va costantemente praticato con gratitudine, gioia, conoscenza, così migliora la nostra salute, mente. Ne deriva quindi un superamento della sofferenza della nascita, malattia e morte. È la soluzione per vincere la sofferenza del samsara: malattia, morte e rinascita. Tutto ciò che facciamo è in funzione di risvegliare tutte le nostra vere qualità, la vera autentica umanità. Se lo facciamo, allora non avremo più sofferenza e dolore nella nostra vita.

Il Buddha si chiese: “Come posso superare la sofferenza del mondo?” Attraverso la realizzazione della nostra luce interiore. Questa è la nostra missione, è per questo che siamo venuti al mondo. È questo il valore spirituale, il dharma, il patrimonio incorruttibile dell’umanità. Il patrimonio interiore che tutti abbiamo. L’abbiamo già in noi. Il problema è non meditare, come quell’economista che ha vinto il Nobel dicendo che il problema dell’umanità non è la mancanza di lavoro ma la scarsa voglia di lavorare. Quindi, parlando di questo gioiello dell’umanità che è già in noi, per scoprirlo è necessario meditare, quindi, il problema è l’ignoranza, quindi il non voler meditare. Quindi, per battere l’ignoranza, che è forte, occorre maturare una saggezza incrollabile, per vincere l’ignoranza, per vincere la mente della pigrizia, per sconfiggere la voglia di non voler meditare.

La voce degli Otto Versi di trasformazione mentale http://www.sangye.it/altro/?p=27

Proseguiamo ora il nostro incontro con la meditazione, rilassiamoci completamente, sia la mente, che quindi il respiro. Cerchiamo di liberare il nostro corpo e mente lasciando andare, liberando il respiro liberiamo la mente, liberiamo il sé, manteniamo la nostra esistenza semplicemente come una presenza libera del proprio sé, la mente libera del sé, nel respiro e trasformiamo la nostra presenza alla realizzazione della mente di bodicitta, unione di compassione e saggezza, attraverso la voce degli Otto Versi di trasformazione mentale.

Considerando tutti gli esseri senzienti come la gemma che esaudisce i desideri possa prenderli tutti a cuore (…).

Immaginiamo la realizzazione degli scopi degli Otto versi nel nostro continuum mentale in forma di mantra, simboli, divinità in vari punti del corpo, canali, venti, mente e fattori mentali. La luce di queste realizzazioni pervade il nostro corpo parola mente per tutto l’universo trasformandolo nella sua ultima natura, la purezza completa della terra pura. Trasformiamo così la nostra mente dal suo stato ordinario in quello completamente puro.

Risvegliare la nostra felicità.

Se ogni giorno fruttifichiamo come oggi, in una settimana avremo fatto dei grandi passi, se ci muoviamo nel nostro percorso spirituale nella direzione giusta, il nostro cammino verso l’illuminazione sarà inarrestabile. Non è la mancanza del Buddha ma la sua realizzazione. Perché avremo realizzato la volontà, impegno, fiducia, pratica. L’ignoranza è immensa. Oggi è la prova che abbiamo passato il nostro esame e siamo forti competenti a risvegliare la nostra felicità, ovvero la capacita di realizzare in noi lo stato di Buddha. Altrimenti, è forse esistito qualcuno che è stato sempre felice? La sofferenza e felicità non sono in contraddizione, l’uno opposto all’altro, ma complementari. L’uno ha bisogno dell’altro. Si soffre e si dà, si offre e si riceve. Il dharma scaccia il buio? È possibile? Si scacciare il buio dell’ignoranza. Nello stesso spazio ignoranza e saggezza coesistono, questo è il samsara, che diventa grandemente pesante quando prevale l’ignoranza. Ho praticato, ma non ho ottenuto nulla. Perché? Perché prevale in quella persona l’ignoranza. Nella nostra pratica inseguiamo la luce, non ci interessa il buio, ci interessa sviluppare la luce, perché la luce naturalmente scaccia il buio dell’ignoranza. Non lo dobbiamo fare forzatamente. Dobbiamo superare la sofferenza della nascita, vecchiaia, malattia e morte. E non c’è bisogno di far molto. Per farlo, come dicono tutti i saggi, dobbiamo conoscere noi stessi. Dobbiamo risvegliare la buddità che è in noi. Dobbiamo chiederci chi sono io, e la domanda stessa ci illumina. Dov’è la mente? Questa domanda scaccia l’ignoranza, scaccia tutti i dubbi. Allora troviamo lo spazio vuoto della libertà.

La mente contemporaneamente esiste e non esiste, ma come mai allora è attiva e funziona? Dov’è? Approfondire la domanda stessa è illuminante. Questa domanda dev’essere sempre presente. La mente è sempre alla ricerca della felicità della verità. Essere yogi significa essere completamente incondizionati dalla sofferenza e felicità. Stasera cercate d’addormentarvi con la motivazione più piena possibile.

La mente contemporaneamente esiste e non esiste, esiste convenzionalmente e non esiste intrinsecamente, non è dualismo, la mente è definita come chiara luce, anche la chiara luce esiste e non esiste, la luce riflette, è chiara come lo spazio infinito, è la luce che riflette come specchio infinito, quindi, non esiste quando è come lo spazio, esiste quando rifletto come lo specchio: esiste quando riflette, non esiste quando è vacuità. Conoscere la propria mente, riflettere sulla domanda stessa è la risposta al chiedersi cos’è la nostra mente.

Nel Buddhismo tibetano dobbiamo evitare i due errori del nichilismo e dell’eternalismo.

La mente è per sua natura autoconoscitrice, non dobbiamo conoscerla, ma semplicemente risvegliarla. La nostra mente è come lo specchio, riflette in modo naturale, quindi dobbiamo risvegliare la nostra mente, non lasciarla assopire. La concezione mentale ci può ingannare, ma non la mente, quella vera.

Esiste un io convenzionale. Nella consapevolezza della nostra esistenza, liberi nella nostra mente, corpo e respiro, questo evita conflitti. Tramite queste connessioni rimane un confine chiaro, senza conflitti, in coesistenza nella propria autonomia territoriale. Governare noi stessi così nel buddismo nella pratica del dharma, compassione e saggezza, vige il principio della armonia nella nostra esistenza, mantenuta in modo appropriato, ognuno nella propria identità, quindi io esisto e non esisto, qui, nella realtà, la legge naturale dell’universo è la natura dell’interdipendenza: può esistere tutto ma contemporaneamente non esistente intrinsecamente.

Iniziamo la giornata di oggi, domenica 13 dicembre, come descritto nel Lojong od Otto Versi di Trasformazione Mentale http://www.sangye.it/altro/?p=27, con la mente di bodicitta: di amore, compassione e comprensione profonda. Sviluppiamo la determinazione all’apertura infinita del gran cuore del bodhisattva per renderci liberi, aperti a tutto l’universo, così ora meditiamo sul principio del gran cuore di bodicitta attraverso lo spirito degli Otto Versi di Trasformazione Mentale.Inspiriamo ed espiriamo profondamente, lasciamo che la mente si concentri sul respiro, trasforma il cuore nel bodicitta, mentre inspiriamo ed espiriamo pratichiamo il dare ed il ricevere, il dare il nostro amore e compassione sotto forma di nettare bianco, ricevendo fumo nero.

Immaginando di inspirare fumo della natura della propria sofferenza, prendendo su di noi, al proprio cuore l’ego, espirando immaginando d’emettere un respiro bianco della natura della felicità e delle qualità spirituali inviandolo a tutti gli esseri come dono di felicità. Prendiamo la sofferenza del nostro ego del passato, presente e futuro, distruggendolo, annullandolo, purificandolo, per donare bianca luce splendente di felicita e gioia a tutti gli esseri. Immaginiamo la sofferenza del passato, presente e futuro dissolta e purificata, così come il nostro ego, contenti che questo ego non ci possa più creare problemi.

Il secondo verso è della pratica del dare e ricevere: procediamo con la profonda inspirazione ed espirazione. Ispirando attiriamo sotto forma di fumo nero la sofferenza di tutti gli esseri come regalo al nostro ego, espirando immagino che dalla purezza del nostro cuore doniamo tutta la nostra gioia, purezza e bontà come fumo bianco verso tutti gli esseri, immagina che tutti esseri siano contenti e soddisfatti del nostro dono delle qualità spirito, realizzando un cuore felice in modo duraturo. Inspiro prendendo tutte le sofferenze dagli altri ed espiro donando loro tutte le qualità, tutte le felicità. Immaginiamo d’avere emanato con immensa gioia raggi di felicita, d’aver realizzato il vero stato di pienezza di cuore e mente, liberandoci da tutti i condizionamenti samsarici, dedicando tutta la nostra pratica spirituale alla causa dell’illuminazione di tutti gli esseri senzienti nostre madri. In particolare dedichiamo alla mente di chiara luce, allo yoga del sogno.

Assumiamo una posizione comoda e rilassata per realizzare la mente di chiara luce dello yoga del sogno. Occorre essere stabili e rilassati, altrimenti si finisce per cadere nel torpore. Questa che abbiamo fatto è la pratica della motivazione. Il che è fondamentale, altrimenti la pratica del dharma diventa veleno, se si riesce a stabilire una motivazione appropriata, anche un errore compiuto nella giornata diventa positivo, perché in base alla motivazione le nostre azioni diventano positive negative o neutre. Perciò la pratica del Buddha enfatizza moltissimo la pratica della motivazione. Se la motivazione è corretta e grande, anche una tazzina di caffè diventa gigantesca. Abbiamo una motivazione di base, fondamentale, ed è precedente a qualsiasi azione. La motivazione contemporanea è espressa contemporaneamente all’azione. La più importante è quella di base. Se è positiva: tutto scaturirà in modo positivo. La forza della motivazione tutto trasforma. La motivazione contemporanea è, ad esempio, quella contemporanea al sogno. La motivazione di base influenza quella contemporanea. Quanto più è forte la motivazione di base, quanto più genererà una forza determinante. La pratica del risveglio al mattino è estremamente importante, dalla chiarezza del sonno e del sogno, dalla motivazione scaturiscono le nostre azioni positive, negative o neutre.

La mente del sogno.

La mente di chiara luce del sonno è fondamentale. Quando la mente giunge al suo punto più oscuro è nel sonno più profondo, quando esce dal momento più oscuro scaturisce il sogno. Ma c’è uno spazio prima del sogno e dopo il momento più profondo di oscurazione di totale black out della mente.

Dr. Enrico Dellaca’. Il che è confermato dalle ultime ricerche delle neuroscienze. La motivazione contemporanea è una costante energia che va momento per momento alimentata per mettere a frutto i nostri propositi. Si distinguono quattro fasi del sonno: la prima dal passaggio di veglia al sonno è più superficiale ciclica o rem rapid eyes movement, la seconda è non rem, il sonno è più profondo. Ora l’abenula e la sostanza nigra accendono una serie di strutture come il claustrum, legate alla consapevolezza mentale nel sogno, in una parte del snc appare la consapevolezza, poi di nuovo si torna alla fase rem, qui la vigilanza è massima, il sogno è leggero e ci svegliamo ricordando i sogni e non siamo più nel torpore quando ci svegliamo. Svegliarsi nella fase profonda equivale a non ricordarsi i sogni, e si esce come da uno sprofondamento. Ma una mente consapevole si ricorda dei sogni anche se ci si svegli nella fase profonda. Dal punto di vista carmico siamo tutti profondamente diversi e ricordarsene è lo scopo fondamentale di questa pratica.

Ghesce Gendun Tarchin. Dov’è la mente di chiara luce nel sonno?

La meditazione è l’unione di mente e corpo, il cui scopo è di scoprire la mente di chiara luce.

L’unione della nostra mente col cuore è finalizzata ad individuare la mente di chiara luce nel sogno. Una volta che si riesce a conquistare questo yoga durante il sogno e la morte significa ad avere in pugno l’universo, vincere la morte. La mente di chiara luce nel sonno, sogno, risveglio, morte: è l’apparire costante e continuativo della mente di chiara luce. Altrimenti non ne saremo mai consapevole, né al risveglio, né durante la giornata. Allora scopriremo la mente di chiara luce di base, sempre presente nel nostro continuum mentale. Per ricercare, catturare questa mente di chiara luce come dobbiamo fare? Dov è? Per trovarla dobbiamo meditare sulla domanda: Dov è la mente di chiara luce? Prima però deve apparire! Quindi, devo maturare una consapevolezza costante. Ma come farò a farla emergere? Meditando sulla concentrazione sulla pratica Vajrayana del diamante. Il mantra è individuare il diamante già presente nel nostro corpo. Con la forza della meditazione assumi l’energia fisica sottile per trasformarla nella mente di chiara luce Dorje Sempa Vajra Dhara. Il Buddha lo scopri tramite la meditazione, è una possibilità concreta. Meditate sul corpo fisico ed alla fine troverete un che d’indistruttibile, il diamante della chiara luce. Yoga della mente di chiara luce è far emergere l’essenza, il valore ultimo della nostra essenza umana, per diventare Vajra Dhara: proprietario del diamante. Chiara luce è l’essenza della nostra mente. Il diamante è indistruttibile grazie alla sua purezza e candore, così la nostra mente diventa tale se è pura ed immacolata.

Una volta sviluppata la costante consapevolezza dobbiamo entrare nel nostro cuore per far emergere la mente di chiara luce, come? Con la meditazione! Dalla mente discorsiva, confusa, troppo gioiosa o troppo triste ci dobbiamo congedare. Una volta che ce ne siamo separati, con saggezza, armonia intelligenza e compassione, alla fine deve per forza uscire la mente di chiara luce. Meditiamo sul nostro corpo grossolano, meno grossolano, sottile, più sottile, sui canali nadi, sull’anatomia spirituale, con la forza della consapevolezza la mente di chiara luce emergerà. Devo lasciare la mente completamente intoccata, così la sua chiarezza e pienezza emerge da sola. È una meditazione che libera il nostro corpo, in connessione con ciò che v’è di più sottile col nostro corpo e mente.

Dr. Enrico Dellaca’. Si potrebbe pensare che la mente di saggezza e d’azione siano diverse ma, proseguendo nel percorso, ci rendiamo conto che sono un tutt’uno. L’anatomia del corpo sottile: esiste un corpo che abbiamo sempre dentro di noi, il corpo sottile di infiniti canali, nadi di navigazione e trasporto dall’esterno del prana, ciò che esiste nell’aria ambiente che diventa lung, venti carmici sottili, questi reggono la vita, ma essi sono nulla senza la mente. Non dovremmo parlare di lung, ma di mente vento o sem lung, tattva lung, centri di energia sottile, chakra della corona, rosso chakra della gola della parola, blu al cuore, giallo sotto l’ombelico, ai genitali verde smeraldo, sono sospesi nel vuoto sagumà, due nadi kyòmma e ròmma attraverso le due gocce di bodicitta bianca a sinistra e rossa a destra, il susumma vadhuti va reso perfettamente puro: è blu all’esterno e rosso all’interno.

Tutto ciò è al fine di realizzare la mente di chiara luce. Sopratutto nella tradizione Mahamudra e Dzochen la chiara luce si sperimenta al risveglio: con la meditazione, la concentrazione, lo yoga della mente. Perciò occorre rendere la mente più sottile, è una più sottile consapevole, è una mente concentrata sul riconoscere la propria mente. Chi la conosce è risvegliato. Per conoscerla occorre sviluppare consapevolezza sottile. Come? Concentrandosi sulla mente sottile. Contemporaneamente il soggetto è l’oggetto: la mente concentrata sulla mente, la mente di chiara luce è studiare la propria mente, non c’è un’indicazione fissa, ciascuno deve trovare la propria strada, scoprire la propria mente, realizzare la propria mente sottile, realizzando lo studio della propria mente.

La mente più diventa sottile, più diventa raffinata, più sei vicino a riconoscere la vera essenza della mente. Chiara luce: è soggettiva ed oggettiva. La prima è quella che troviamo, ma non ha gran valore. Quella oggettiva è la vacuità della mente di chiara luce, ovvero la mancanza d’esistenza intrinseca della mente, l’assenza d’esistenza intrinseca. Ed è a quel punto che si verifica l’unione di chiara luce soggettiva ed oggettiva. Pensare nella propria libertà, c’è pace, gioia, un nuovo universo, la vita in un’esperienza segreta: l’esperienza di chiara luce soggettiva ed oggettiva. Questo è lo yoga del sogno. Qui va celebrata quest’unione, l’unione di chiara luce soggettiva ed oggettiva. Da qui scaturisce l’espressione: “I have a dream”. È la celebrazione di chiara luce oggettiva e soggettiva nella realtà del sogno, allora si supera la morte, si diventa liberi dal passaggio della morte, si diventa ambasciatori della calma. Questa è la pratica spirituale, dharma e yoga. Lo yoga del sogno necessita della esperienza consapevole dello yoga del sonno. È avere la consapevolezza al risveglio della chiara luce soggettiva ed oggettiva: perché questa è la sorgente dell’universo. Altrimenti rimarremo erranti esseri samsarici che vagano senza conoscere le proprie radici. Conoscere la propria condizione a partire della chiara luce soggettive ed oggettiva, consapevolezza dell’unione di cuore e mente con conseguente armonia e sintonia tra cuore e mente. Quando la realizziamo, la sorgente infinita della purezza della mente, della natura, allora siamo nella liberazione, nella Mahamudra Dzo chen grande completezza, origine non dualistica della chiara luce, così come nel cristianesimo si parla di spirito santo dell’infinita beatitudine. Tutte le filosofie sono la descrizione d’un solo progetto.

Domanda. Se la mente guarda la mente e si trova dove tutto è luce, sei luce nella luce e non distingui la tua dalle altre, e non vuol tornare, ci vuole coraggio, cos’è?

Ghesce Gendun Tharcin. Anche tornare nel caos è una grande capacità, grazie allo spirito di beatitudine. Più è grande il caos, più è grande la beatitudine, perché occorre giungere al punto di rendersi conto che dentro il caos c’è questo valore. L’esperienza della grande beatitudine interiore, senza attaccamento, ti porta a non aver paura di tornare nel caos.

Domanda. Il sogno lo decido io? Anni fa ero in grado di riprendere il sogno il giorno dopo ed ero in grado di cambiare la trama, ma il sogno è anche profetico? È anche predittivo?

Ghesce Gendun Tharcin. Per i mistici, il sogno è predittivo, specialmente se di primo mattino. Mentre, per la medicina tibetana, è legato allo stato di salute, è predittivo di malattie. Ma il problema nasce sull’ossessione, sull’attaccamento. I sogni sono comunque dei fenomeni molto misteriosi.

Platone in proposito dice che occorre coraggio, conoscenza e prudenza.

Domanda. La mia pratica è iniziata dall’eta di 13 anni: chiudo gli occhi e vedo. (…)

Ghesce Gendun Tharcin. Cerchiamo di imparare a ballare sotto le grandi piogge, trovando il modo di vivere col gioco del sé, non esiste una terra senza conflitti.

Domanda. Quante vite ci vogliono per realizzare dei piccoli passi?

Ghesce Gendun Tharcin. Un secondo ed un milioni d’anni sono la stessa cosa, noi siamo delusi, viviamo nella dimensione delusa, ingannevole del samsara. Ora anche i fisici ci dicono che il tempo non esiste in quanto tale. Non esiste contraddizione tra gli infiniti eoni e l’istante d’illuminazione, perché tutto è impermanente, perché tutto è transitorio, tutto è istantaneo, questa è la realtà, e non c’è bisogno di nessun attaccamento, allora dobbiamo evitare le nostre illusioni.

Enrico. Esiste solo il presente, il chò, la particella virtuale, la particella illusoria e, non capendo la vera natura dei fenomeni, siamo profondamente legati al mondo samsarico.

Domanda. La consapevolezza va fatta istante per istante?

Ghesce Gendun Tharcin. Tutta la pratica è istante per istante.

Dedichiamo i nostri meriti per il beneficio di tutti gli esseri.

Produrre un grande risultato con una piccolo sforzo, dimenticare le negatività è un modo di purificare il nostro karma negativo, rallegrarsi, guardando al nostro passato positivo.

Yoga è agire in armonia, col cuore mente, il che produce principalmente felicità, mantenere la costante pratica dello yoga è la felicità, è l’armonia tra cuore e mente, la base del nostro intero essere di corpo e mente.

Moralità, compassione, amore, saggezza, conoscenza della realtà ultima, concentrazione, meditazione e saggezza: queste sono le caratteristiche degli abidarma vinaya sutra pitaka. Il Buddhismo è facile: non ha nulla di segreto, tutto è chiaro.

La motivazione: attivare lo yoga del sogno dipende dalla motivazione, col farlo si ha la felicita, con la motivazione si ottiene un sonno salutare e tranquillo, la motivazione più alta è l’amore universale. Amore, bodicitta, saggezza, rinuncia, questa motivazione ci dà la forza per realizzare il nostro obiettivo.

L’obiettivo dello yoga del sogno è realizzare la mente di chiara luce.

Nella pratica vajrayana è lo stato del vajra o del diamante, è raccogliere, conseguire una mente e vento indistruttibile, è una pratica comune all’antica tradizione yoga vedanta.

La mente soggettiva di chiara luce, attraverso la meditazione, esercizi, si ha allora l’unione della chiara mente soggettiva ed oggettiva: è la vacuità della mente di chiara luce, senza caratteristica specifica, flessibile, libera, la sua azione è di riflettere la realtà ultima della sua natura.

Come unire la mente di chiara luce soggettiva ed oggettiva? Come realizza l’unione? La mente di chiara luce soggettiva deve realizzare la sua vacuità, è senza separazione. Ma ora, in noi è separata, per realizzare l’unione occorre la conoscenza più profonda della vacuità, se singolarmente è difficile in gruppo è più fattibile. Meditiamo sulla tazza e la sua vacuità. Per ricercare sulla vacuità, riflettete sulla domanda: cos’è la realtà ultima della mente? Il Sutra del cuore è l’essenza della saggezza.

Immaginiamo la nostra mente di chiara luce in unione con la sua vacuità, e portiamola al cuore di vajra, cuore infinito di gioia e felicità, per tutti gli esseri senzienti. Da questa mente dalla natura di vajra, diventa inseparabile anche la mente di grande compassione e bodicitta nello spirito degli Otto versi di trasformazione mentale, quando li ascoltiamo acquisiamo la natura di beatitudine di saggezza che si dissolve al nostro cuore infinito.

Quando realizzi la chiara luce soggettiva, realizza anche quella oggettiva ed unificale, fatele diventare una, la beatitudine è la vacuità, la definizione della beatitudine nasce dalla vacuità. Quando percepisci la natura di mancanza d’esistenza intrinseca di tutti fenomeni, sorge la beatitudine, che è la sorgente della beatitudine della chiara luce oggettiva: questa è la realizzazione della vacuità della nostra esistenza, poi non esistono parole per descrivere il Buddha, sono al di là delle parole, solo con la pratica possiamo realizzare il valore definitivo della vita umana.

Il primo significato della vita il cui scopo è di realizzarne l’essenza, è la preziosità della vita umana. Il secondo è la comprensione della natura di impermanenza della vita, il terzo è il karma o legge di causa effetto, il quarto è comprendere i difetti del samsara o del mondo illusorio. Sono pratiche comuni ai praticanti dei sentieri sutra e vajra. Si tratta di realizzare il vero valore della vita dopo averlo ovviamente individuato.

Chi vuole seguire il sentiero del diamante deve fare: 1) l’accumulazione di meriti attraverso la generazione di bodicitta, 2) le purificazioni, acome ad esempio indicato nella Preghiera o percorso in Sette Rami, dalla generosità scaturisce l’offerta, il rispetto, le prostrazioni, l’ammirazione, l’apprezzamento. Il che equivale ad accumulare meriti per procedere ad un ulteriore sviluppo del lavoro spirituale con la purificazione della nostra mente con la pratica di Vajrassattva, l’offerta del mandala, il guru yoga (gu-ru significa appunto “pesante”, ma in gentilezza), gli Otto Preliminari: quattro comuni e quattro specifici.

Innanzitutto partiamo dall’apprezzamento della vita umana per raggiungere l’essenza della vita umana. Il guru yoga è della pratica Mahamudra e Dzochen, è la pratica dal valore più alto, è lo yoga della mente di chiara luce, è riconoscere l’essenza della propria mente e realizzare l’unione con la sua verità ultima: la vacuità della mente di chiara luce.

Vacuità è la sorgente del Sutra del Cuore o Prajinaparamitra, è radice della pratica del Lamrim. Dzochen, il cui significato è la vacuità della mente, è il primo sutra del Buddha, una volta raggiunta l’illuminazione, dopo 49 giorni in silenzio meditativo. Sem è la luce chiara. La vacuità è la natura ultima di tutti i fenomeni. Ma, dato che non è capibile, il Buddha in quel momento non la spiegò, ma si ritirò nella foresta. Vacuità non è il vuoto, ma la natura profonda, pura, chiara, indescrivibile, nettare che trasforma i fenomeni nella sua purezza, la nostra vera risorsa del nostro vero coraggio: conoscenza e prudenza. La vacuità ci permette di alzarci dalle cadute, grazie alla vacuità esiste la nostra conoscenza, saggezza, coraggio, infinita possibilità, spazio infinito che unifica tutti i fenomeni, la natura della vacuità è la purezza di tutti i fenomeni. In base a ciò possiamo trasformare questo universo in una terra pura, perché così abbiamo la visione della purezza di tutti i fenomeni. La visione pura è la vera realtà ultima dell’universo. Giunti a quel punto la possiamo coltivare con la visione pura. La vacuità non è né vuoto né pieno. La vacuità è la natura onnipervadente di tutti i fenomeni, è la natura del Buddha che tutti possediamo, che è nella purezza del nostro cuore. È quel che chiamano la purezza del piccolo Buddha.

Domanda. Intento e rinuncia, molti hanno formulato il desiderio di non andare nel nirvana ma di rimanere per aiutare gli altri, come possono farlo, ritornando in una dimensione a noi vicina?

Ghesce Gendin Tharchin. Hai chiesto dell’ideale del bodisattva che ha realizzato la bodicitta convenzionale, ma non ancora quella assoluta, può aiutare gli esseri a realizzare la liberazione individuale? Occorre indirizzarsi verso la completa liberazione con la mente del coraggio: 1) è il bodisattva pastore che porta tutti avanti al nirvana poi viene per ultimo, è l’ultimo a lasciare il samsara; 2) è come il capitano o nocchiero che porta in salvo tutti gli esseri insieme a lui stesso; 3) è come il re, ma non è questo il caso. Possiamo far ritorno, per la liberazione individuale è il bodisattva che vive coraggiosamente con tutti gli esseri samsarici e non dipende certo dal numero di seguaci, paramenti, allievi che ha, ma la differenza la fa il suo cuore. Non è che il bodisattva va in paradiso, ma chi vive nel samsara ne condivide le condizioni di vita. La differenza sta nelle qualità mentali, il che è molto incoraggiante anche per noi. Noi esseri samsarici abbiamo la possibilità di raggiungere un alto valore spirituale.

Dr. Enrico Dellaca’. Esiste un altro mondo con cui si può cambiare l’atteggiamento mentale e, sporgendomi da quella finestra, comincerei a vedere qualcosa. Non è tutto, ma potrebbe essere quello che potremmo chiamare il Sambogakaya, poi esiste una realtà molto più piccola, un campo quantico, un mondo di relazione dove nulla può essere misurato, perché, quando lo si osserva, scompare solo quando ci assimiliamo a quella realtà ultima, che è vacua, in quanto non esiste di per sé, dove compare uno spazio infinito dove tutto è possibile e probabile.

Dr. Enrico Dellaca’. Il languore è lo stato depressivo, mentre la vacuità è un vuoto a perdere.

Ghesce Gendin Tharchin. Il punto è la vacuità della mente di chiara luce che va realizzata come tale, come valore ultimo. Lo yoga del sogno, la sua realizzazione procede dal risveglio, sonno, sogno, morte. Una volta realizzato, è finito? La pratica dello yoga unione è il raggiungimento della beatitudine. Lo yoga del sogno continua in quello della morte ed a sua volta in quello della rinascita. Qualsiasi yoga ti conferisce autonomia di vivere lontano dalla sofferenza e nella sofferenza stessa samsarica. Unione è consapevolezza della mente di chiara luce: diventa la via della nostra vita. È un valore infinito, eterno. Consapevolezza nel sonno, risveglio, morte.

 

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