Dagri Rinpoche: Mente, Pensiero ed Emozioni

Ven. Dagri Rinpoche: La mente distratta, non introspettiva, fa sì che tutto avvenga a nostra insaputa, mentre dovremmo osservare con maggiore consapevolezza ciò che facciamo, pensiamo.

Ven. Dagri Rinpoche: La mente distratta, non introspettiva, fa sì che tutto avvenga a nostra insaputa, mentre dovremmo osservare con maggiore consapevolezza ciò che facciamo, pensiamo.

Ven. Dagri Rinpoche: Mente, Pensiero ed Emozioni

Lezione magistrale presso Università degli Studi di Parma, Facoltà di Psicologia il 7 dicembre 2006. Traduzione da tibetano in italiano di Andrea Cappellari. Trascrizione delle annotazioni di Alessandra Martelli.

La mente, o coscienza, è chiarezza e conoscenza. La coscienza è in natura priva di difetti e oscurazioni (perché questi non fanno parte della sua vera natura e sono rimovibili), ma li presenta nella sua parte più superficiale e aleatoria. Queste oscurazioni, o klesha, si traducono in una inaccuratezza percettiva o cognitiva che in essenza la mente non ha ma acquisisce per via di cause e condizioni. Un esempio è il cielo momentaneamente oscurato dalle nuvole: le nuvole non fanno parte della natura del cielo e sono rimovibili. Anche l’acqua è di sua natura trasparente e i sedimenti ne oscurano solo temporaneamente l’essenza; quando i sedimenti ricadono sul fondo la trasparenza originaria torna a manifestarsi. E’ proprio per via della naturale trasparenza e mancanza di colore e caratteristiche della mente che una persona può mutare nel corso della vita: o degenerare incrementando le tendenze negative, o progredire portando la mente a uno stato di maggiore lucidità e chiarezza, realizzando un progresso verso una maggiore libertà. Il sentiero che è stato disegnato porta ad allontanare le mente da stati mentali negativi e a riportarla verso il suo stato naturale di chiarezza e lucidità. Quando parliamo di una mente che deve essere pacificata si intende un percorso a ritroso verso la sua natura originaria…

I klesha sono ciò che rende la mente ottusa e che produce dolore. Sono espressioni della mente ma non fanno parte della sua natura intrinseca. Si autoalimentano se non si attua una ferma azione di controllo nei loro confronti.

Citta = in sanscrito significa “mente principale”

Ciaitta = fattore mentale che completa la percezione (sono 51). I sei principali fattori negativi è ciò che tratterò oggi.

Il primo di questi 6 fattori è l’attaccamento o attrazione. E’ abbondantemente presente nella mente di tutti, connota le nostre percezioni sensoriali e mentali e induce la mente a sentirsi attratta e a desiderare l’oggetto di attaccamento. E’ un fattore mentale che, imputate ed esagerate le qualità del suo oggetto, sviluppa attrazione. L’attaccamento esagera le qualità dell’oggetto fino a giustificare l’attrazione che si prova. C’è quindi distorsione percettiva che esagera le qualità. La distorsione percettiva è alla base di tutti i difetti mentali; crea tensione, dolore, malessere. Ci sono antidoti diretti o palliativi: ridimensionare o riconsiderare le qualità dell’oggetto di attaccamento. Considerare gli aspetti svantaggiosi dell’oggetto aiuta a superare l’attaccamento. Considerare anche gli svantaggi di una mente invasa dall’attaccamento:

– promuove aspettative psicologiche, si creano aspettative di felicità da ottenersi da quell’oggetto. Sorgono dolore e tensione, prodotti dalla ricerca dell’oggetto di attaccamento. Quando poi lo si ottiene, ci si accorge che non si è così appagati.

– Dal punto di vista ultimo, più turbolenta è la mente più diventa difficile ottenere lo stato di illuminazione.

Il secondo dei 6 fattori è l’avversione. E’ un fattore mentale che esagera i difetti di un oggetto (circostanze, persone, stati, se stessi). E’ promotore del malessere immediato nella persona in cui viene generato. Porta con sé un elemento di oscurazione e afflizione della persona, allontana lo stato naturale di pace e serenità. La coscienza viene scossa e resa turbolenta, non si riesce a sperimentare benessere nonostante esistano tutte le condizioni per poterlo provare. Per esempio, se mangiamo afflitti dalla rabbia non riusciamo a godere degli oggetti sensoriali/mentali che stiamo sperimentando. Gli effetti a lungo andare influenzano anche il corpo: più la coscienza è in movimento più il corpo ne risente (insonnia ecc…). La rabbia dal punto di vista spirituale è una delle prime cose di cui liberarsi perché ostacola la possibilità di liberarsi e, da un punto di vista relativo, ostacola la pace della mente. Anche in senso comune, la mancanza di controllo affligge la reputazione di una persona. Anche da un punto di vista estetico, la rabbia rende brutti. L’antidoto da sviluppare è la pazienza ( in senso buddista significa imperturbabilità, non soffocamento della reazione). E’ la capacità di amplificare la propria capacità di serenità. Questa imperturbabilità si rivela anche nella relazione che abbiamo con le persone: quando il nostro modello di gratificazione viene infranto si crea uno stato turbolento della mente che poi troverà espressione nella rabbia. Quando l’aspettativa di gratificazione non si sposa con la circostanza esterna sorge la rabbia, non sono le persone o le circostanze esterne a causarla. E’ l’aspettativa di gratificazione personale che crea insofferenza. Se invece di generare un’attitudine di imperturbabilità si crea tensione interna non c’è fine a questa faida perché si cerca giustificazione alla propria rabbia. Il terzo dei sei fattori è l’orgoglio, che esagera le proprie qualità fisiche o interiori. L’effetto è il maggior ostacolo per lo sviluppo personale perché l’orgoglio presume che ci siano già sufficienti qualità e conoscenze. C’è differenza tra orgoglio e fiducia personale; quest’ultima è indispensabile per la crescita, attitudine ad elevarsi. L’antidoto consiste nel contemplare i propri deficit sia di conoscenze che di qualità, così la mente di orgoglio si ristabilisce. Il quarto dei sei fattori è l’ignoranza. E’ una forma di a-gnosia, non conoscenza. La mente di non conoscenza distorce l’oggetto percepito. L’antidoto consiste nel fare un’analisi approfondita dell’oggetto percepito, così si combatte le distrazione e si recupera uno stato di percezione corretta. Il quinto è l’insicurezza o dubbio. Si dubita tra due decisioni, la mente è oscurata e non riesce ad accertare la decisione da prendere. Così si diventa poco incisivi e poco risoluti. L’antidoto?

Il sesto è una riunione di più difetti mentali (visioni errate). Una di queste visioni è quella di insieme transitorio: i cinque aggregati che costituiscono l’individuo sono in continuo mutamento, ma la mente percepisce un io permanente e solido.

L’antidoto è valido anche per tutte le altre emozioni afflittive ed è l’antitesi cognitiva all’ignoranza che percepisce i cinque aggregati come solidi, fissi e permanenti. Così sorge la saggezza che percepisce il non sé della persona..

Per concludere, per quale motivo siamo qui? Il desiderio di tutti è essere il più felici possibili e sperimentare meno sofferenza possibile. Allora dovremmo cercare di agire in modo conforme, comprendendo quali sono gli stati che penalizzano la nostra gioia e quali la incrementano. Possiamo apprendere a gestire e sviluppare la nostra mente per sviluppare un relativo benessere e di conseguenza un comportamento che sia di beneficio agli altri. E’ importante osservare bene e indagare bene per accedere a un maggior benessere personale, perché solo così si può essere davvero di beneficio agli altri.

La mente distratta, non introspettiva, fa sì che tutto avvenga a nostra insaputa, mentre dovremmo osservare con maggiore consapevolezza ciò che facciamo, pensiamo ecc… Così ci si dissocia dalla maggior parte delle dinamiche che ci trascinano, i processi automatici che ci coinvolgono. La mente consapevole percepisce chiaramente gli stati di afflizione e non li ritiene più appetibili, ne percepisce lo scotto da pagare. Così poi la mente si emancipa da certi atteggiamenti e cerca nuovi percorsi.

Questi appunti sono stati presi durante la lezione magistrale che il Venerabile Dagri Rinpoche ha tenuto all’Università di Parma il 7 dicembre 2006. Le sottolineature sono mie, in base all’enfasi che il traduttore poneva sui concetti; mi scuso per ogni errore, mancanza o imprecisione. Dedico ogni eventuale merito derivato da questo lavoro alla lunga vita del Venerabile Dagri Rinpoce e di tutti gli insegnanti spirituali. Lo dedico inoltre alla felicità di tutti gli esseri viventi: possano tutti incontrare gli Insegnamenti di Buddha Sakyamuni, in questa o nelle prossime vite, possano esserne conquistati e intraprendere il sentiero della Liberazione. Possa il centro ScenPhen Giam Tse Ling continuare a crescere e a ispirare tanti esseri fortunati. Attenzione: Il testo non è stato né rivisto né corretto pertanto potrebbe contenere errori.

 

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