8 – Ven. Geshe Gedun Tharchin: Commentario sul Sutra del Essenza della Saggezza

Ven. Geshe Gedun Tharchin: Quando si osservano le cose nella loro verità ultima non c’è più spazio per l’attaccamento e l’afferrarsi, non solo agli oggetti esterni, ma anche a se stessi. Tutto diviene più semplice, limpido, facile.

Ven. Geshe Gedun Tharchin: Quando si osservano le cose nella loro verità ultima non c’è più spazio per l’attaccamento e l’afferrarsi, non solo agli oggetti esterni, ma anche a se stessi. Tutto diviene più semplice, limpido, facile.

8 – Commentario sul Sutra del Essenza della Saggezza del Ven. Geshe Gedun Tharchin, Roma 2004.

Il senso letterale del “Sutra del Cuore” si articola in un duplice significato: il primo, diretto, ha come oggetto la vacuità, e il secondo, indiretto, si riferisce al Lam Rim, cioè al percorso graduale dei cinque sentieri. E’ essenziale non perdere mai di vista questi due aspetti che ne costituiscono la caratteristica davvero speciale.

Leggendo le parole sulla vacuità è sempre bene riportare alla mente i cinque sentieri: dell’accumulazione, della preparazione, della visione, della familiarizzazione, e di colui che non deve più apprendere.

Il significato del “Sutra del Cuore” è talmente ampio e completo che è quasi impossibile spiegarlo dettagliatamente in un tempo limitato, vi consiglio quindi di ampliarne la conoscenza tramite la lettura dei numerosi commenti, comparandoli tra loro e cogliendo in ognuno l’aspetto particolarmente approfondito.

Io stesso, a Torino, in un seminario sul “Sutra del Cuore” ho affrontato l’argomento in modo diverso rispetto all’insegnamento che ho dato qui in Roma, ed entrambi verranno trascritti, sarà così interessante confrontare i due testi. Anche in futuro darò ulteriori insegnamenti sul “Sutra del Cuore” e, in queste analisi comparate, sarà possibile penetrare sempre più a fondo nella sua comprensione, che non è semplice proprio a causa del suo duplice aspetto.

Il primo livello, quello diretto più apparente, offre modi differenti per potersi accostare alla vacuità, tutte le cose sono vacue, mancanti di esistenza intrinseca. Dunque anche che anche i cinque aggregati sono vuoti, e, procedendo nell’analisi, i diciotto elementi sono vuoti, i dodici anelli dell’origine interdipendente sono vuoti, e sono vuote anche le quattro nobili verità. Questi sono modi differenti di accostarsi alla vacuità che ha diverse classificazioni.

Il livello più apparente e diretto, appena descritto nella sua modalità di approccio alla vacuità, mostra tutta la sua complessità e, indirettamente indica gli stadi che conducono all’illuminazione, ovvero i cinque sentieri.

In un approccio diretto al “Sutra del Cuore” questo aspetto può non essere immediatamente colto, però lo si può comprendere da come sono espressi i modi di accostarsi alla vacuità. E’ evidente quanto sia complesso, e al contempo completo, il “Sutra del Cuore” e ad ogni lettura e riflessione lo possiamo capire un po’ di più.

Per il seminario di Torino avevo preparato una relazione veramente complicata che intendeva porre a confronto il “Sutra del Cuore” con un’opera di Nagarjuna sulla saggezza essenziale, ma, quando ho iniziato a parlare, mi sono reso conto della difficoltà di tale impresa, mia nell’esprimere concetti complessi nel modo più accessibile, e, degli uditori che dovevano avere la capacità di seguire e cogliere tale insegnamento. Al fine di poter trarre il massimo beneficio occorreva la collaborazione di entrambe le parti, ho così realizzato la realtà della natura interdipendente.

Per ottenere un buon risultato è necessaria l’unione di più concause, non dipende soltanto dal maestro, o dagli uditori, o dal luogo, ma dalla collaborazione e cooperazione di tutti questi fattori, ecco perché è fondamentale realizzare la natura interdipendente della realtà.

La vacuità è grandemente importante perché è la verità definitiva, ultima, di tutta la realtà esistente, ma, proprio per questo, nei testi tradizionali buddhisti si consiglia di trattarne l’argomento con estrema cautela e prudenza, perché una cattiva comprensione della vacuità potrebbe indurre a cadere in un estremo e quindi negli inferi.

Qui però siamo pienamente esentati dal rispettare tali avvertenze, non esiste alcun pericolo per noi di cadere nelle visioni estremiste o di avere una realizzazione immediata della vacuità, in quanto, anche se pare una situazione paradossale, occorre essere già ad un buon livello di accumulazione di meriti e di saggezza per essere veramente in pericolo di inganno.

Non siamo a quel livello e dunque ci possiamo considerare liberi dalle avvertenze e parlare di vacuità senza nessun problema; non ci sono rischi, né per il Lama che insegna, né per i discepoli che ascoltano.

Ci troviamo nella magnifica posizione di poter trattare questo argomento in assoluta tranquillità, quando avremo raggiunto un alto livello di comprensione della vacuità allora si, dovremo stare molto attenti ed osservare le avvertenze dei saggi.

E’ bellissimo parlare della vacuità, anche se non la si comprende, perché si comincia ad entrare nell’argomento e la volta successiva si coglierà un aspetto in più e così via, sempre più in là, fino a che non se ne avrà una grande comprensione, (con i rischi relativi).

Tutto ciò che riguarda la nostra vita, tutto ciò che consideriamo molto prezioso, parte da zero e ritorna a zero.

Non dobbiamo pensare di poter vedere subito la vacuità, ci arriveremo attraverso la deduzione, il ragionamento. Nel ripercorrere la propria vita, il passato, il presente e quella che sarà una possibile conclusione, si osserva l’evoluzione naturale di ogni realtà, lo si sperimenta anche nei sentimenti, nelle emozioni, in tutto ciò che ci attraversa.

Il nostro prezioso corpo, articolato e complesso, deriva da qualcosa di infinitamente piccolo, il concepimento. E’ una situazione davvero singolare, quasi buffa, che merita una riflessione, perché, questo prezioso corpo, come ha avuto inizio così finisce, dunque, i cinque aggregati sono vuoti.

La vacuità non significa essere nulla, ma indica che tutto inizia con la vacuità e finisce nella vacuità. E’ molto semplice, dalla grande vacuità tutto viene ed alla grande vacuità tutto torna e, tra questi due momenti, la confusione presente è assolutamente inutile, per questo realizzare la vacuità è essenziale. Il “Sutra del Cuore” racconta questa realtà.

La verità ultima, definitiva è qualcosa di differente dal modo convenzionale con cui ci accostiamo alle cose. È possibile realizzare la vacuità soltanto quando esiste la presenza mentale e la visione acuta e lucida di ogni realtà. Senza la presenza mentale e la capacità di guardare le cose nella loro essenza è come se fossimo ciechi, incapaci di vedere la vera natura della realtà.

Quando si osservano le cose nella loro verità ultima non c’è più spazio per l’attaccamento e l’afferrarsi, non solo agli oggetti esterni, ma anche a se stessi. Tutto diviene più semplice, limpido, facile. Durante la lettura del “Sutra del Cuore” dobbiamo tenere a mente, sempre, almeno questi concetti. Il “Sutra del Cuore” è un discorso davvero unico.

Il Sutra del cuore della saggezza

In Sanskrit: Bhagavati Prajna Paramita Hridaya

Il cuore della Bhagavati, la perfezione della saggezza

Così una volta udii:

Il Bhagavan dimorava a Rajgriha, presso il Picco dell’Avvoltoio, con un gran numero di Arhat ed un gran numero di Bodhisattva, ed a quel tempo il Bhagavan era entrato nell’assorbimento meditativo sulla varietà dei fenomeni chiamato “percezione profonda”. In quello stesso tempo, l’arya Avalokiteshvara, il Bodhisattva mahasattva, era assorto nella stessa pratica della profonda perfezione della saggezza e vide che anche i cinque aggregati sono vuoti di natura intrinseca.

Quindi, tramite l’ispirazione del Buddha, il venerabile bikshu Shariputra si rivolse all’arya Avalokitesvara, il Bodhisattva mahasattva, e gli disse: “Come deve addestrarsi un figlio o figlia del lignaggio dei Bodhisattva, che desideri impegnarsi nella pratica della profonda perfezione della saggezza?”.

Quando fu detto questo, l’arya Avalokitesvara, il Bodhisattva mahasattva, rispose al venerabile bikshu Shariputra e disse: “Shariputra, ogni figlio o figlia del lignaggio dei Bodhisattva, che desideri impegnarsi nella pratica della profonda perfezione della saggezza, dovrebbe vedere chiaramente nel seguente modo: dovrebbero vedere distintamente che anche i cinque aggregati sono vuoti di natura intrinseca.

La forma è vuota, la vacuità è forma; la vacuità non è altro che forma, la forma non è altro che vacuità. Allo stesso modo sono vuote le sensazioni, le percezioni, le formazioni mentali e la coscienza.

Quindi, Shariputra, tutti i fenomeni sono vacuità; essi sono privi di caratteristiche peculiari; non sono nati, non cessano; non sono contaminati, non sono incontaminati; non sono incompleti e non sono completi.

Quindi, Shariputra, nella vacuità non c’è forma, né sensazione, né percezioni, né formazioni mentali, né coscienza. Non c’è occhio, né orecchio, né naso, né lingua, né corpo, né mente. Non c’è forma, né suono, né odore, né gusto, né oggetti concreti, né oggetti mentali. Non c’è nessun elemento visivo, così fino a nessun elemento mentale fino ad includere nessun elemento della coscienza mentale. Non c’è ignoranza, non c’è estinzione dell’ignoranza, e così fino a nessun invecchiamento e morte, e nessuna estinzione dell’invecchiamento e della morte. Allo stesso modo, non c’è sofferenza, origine, cessazione o sentiero; non c’è saggezza, né ottenimento e neppure mancanza di ottenimento.

Quindi, Shariputra, poiché i Bodhisattva non hanno ottenimenti, si basano e dimorano nella perfezione della saggezza. Non avendo oscuramenti nelle loro menti, essi non hanno paura, ed essendo andati totalmente oltre l’errore, essi raggiungono la meta finale: il nirvana. Tutti i Buddha che dimorano nei tre tempi hanno ottenuto il pieno risveglio dell’insorpassabile, perfetta illuminazione basandosi su questa profonda perfezione della saggezza.

Quindi, si dovrebbe sapere che il mantra della perfezione della saggezza – il mantra della grande conoscenza, il mantra supremo, il mantra uguale a ciò che non ha uguale, il mantra che fa tacere tutte le sofferenze – è vero perché non è ingannevole. Si proclama il mantra della perfezione della saggezza:

TADYATHA GATÉ GATÉ PARAGATÉ PARASAMGATÉ BODHI SVAHA

Shariputra, così i Bodhisattva mahasattva dovrebbero addestrarsi alla profonda perfezione della saggezza”.

Quindi, il Bhagavan si svegliò dal suo assorbimento meditativo e lodò l’arya Avalokitesvara, il Bodhisattva mahasattva, dicendo che era eccellente.

Eccellente! Eccellente! Figlio del lignaggio dei Bodhisattva, è proprio così; dovrebbe essere così. Bisogna praticare la profonda perfezione della saggezza proprio così come hai rivelato. Perciò anche i Tathagata se ne rallegreranno”.

Come il Bhagavan pronunciò queste parole, il venerabile bikshu Shariputra, l’arya Avalokitesvara, il Bodhisattva mahasattva, insieme all’intera assemblea, inclusi i mondi degli dei, degli umani, degli asura e dei gandharava, tutti gioirono e lodarono ciò che il Bhagavan aveva detto.

Note:

Bhagavati: (Sanscrit, Tib. Gyal wai yum) Madre dei Buddha, si riferisce alla perfezione della Saggezza, che è la madre e la causa fondamentale dell’Illuminazione.

Bhagavan: (Sanscrito, Tib: chom dhen de ) Titolo generalmente attribuito ad un essere illuminato, letteralmente significa “colui che ha completamente illuminato gli ostacoli e possiede tutte le qualità”. Sinonimo di “Tathagata” (Sanscrito) e di “de war sheg pa” (Tibetano) nel senso di “colui che ha raggiunto lo stato di piena calma e piena illuminazione”. In questo brano ci si riferisce al Buddha Sakyamuni.

Rajgriha: (Sanscrito, Tib. gyal poe khab) Luogo nel quale si erge un palazzo reale.

Picco dell’Avvoltoio: Montagna con la cima a forma di avvoltoio, il posto nel quale viene impartito il sutra secondo la tradizione. Il Picco dell’Avvoltoio viene identificato popolarmente con una collina vicino a Rajghir, nello stato indiano del Bihar.

Arhat: (Sanscrito, Tib. dra chom pa) Che ha raggiunto il nirvana. Detto anche Sarvaka o Pratyeka Buddha. Nel testo originale tibetano il termine è bikshu, ma si intende arhat.

Bodhisattva: (Sanscrito, Tib. jang chub sem pa) Essere che possiede la Bodhicitta.

Assorbimento meditativo: (Sanscrito, Tib. ting nge zin) Samadhi, una forma di meditazione.

Varietà dei fenomeni: (Tib., choe kyi nam drang) Le varietà dei fenomeni: i 5 aggregati, le 12 fonti dei sensi, i 18 elementi, i 12 anelli della catena dell’origine interdipendente, le 4 nobili verità, le 4 fiducie, i dieci poteri di Buddha, ecc…

Percezione profonda: (Tib. zab mo nhang wa) Vedere la vera e profonda realtà ultima dei fenomeni.

Arya: (Sanscrito, Tib. Phag pei Gang zag) Un essere superiore che ha raggiunto la saggezza della diretta realizzazione della vacuità o che ha seguito il sentiero in uno dei veicoli.

Avalokiteshvara: (Sanscrito, Tib. chen re zig) Conosciuto come il “Buddha della compassione”.

Bodhisattva mahasattva: (Sanscrito, Tib. jang chub sem pa sem pa chen po) Bodhisattva di ordine superiore o Bodhisattva che ha conseguito il sentiero dei Bodhisattva o il sentiero mahayana della visione.

Bodhisattva mahasattva arya Avalokiteshvara: (Sanscrito, Tib. jang chub sem pa sema pa chen po phags pa chen re zig) Si riferisce ad un singolo individuo conosciuto come il Bodhisattva mahasattva arya Avalokiteshvara, diverso dal “Buddha della compassione” Avalokiteshvara. Qui infatti viene identificato come un Bodhisattva sotto le sembianze di un bikshu, Bodhisattva, mahasattva e arya.

La pratica della profonda perfezione della saggezza : (Tib. she rab kyi pha rol du chin pai zab moi chod pa).

I cinque aggregati: (Tib. phung po ngha, Skt. skandha) Forme, sensazioni, percezioni, formazioni mentali e della coscienza.

Vuoti di esistenza intrinseca: (Tib. ran shin gyi tong pa).

Venerabile bikshu: (Tib. thse dang dhen pa) Titolo attribuito ad un bikshu dalla mente sveglia ed intelligente.

Shariputra: Figlio di Sharit, conosciuto come un bikshu dalla mente acuta fra i discepoli di Buddha Sakyamuni.

Figlio o figlia del lignaggio dei Bodhisattva: (Tib. rigs kyi bu vam rigs kyi bumo).

Le tre porte della liberazione: (Tib. nam thar go sum) La porta della vacuità, la porta del senza-segno e la porta del senza-desiderio.

Le 12 sorgenti dei sensi: Le sei sorgenti dei sensi e le sei facoltà.

I 18 elementi: Le sei sorgenti dei sensi, le sei facoltà e le sei coscienze.

I 12 anelli della catena dell’origine interdipendente: Ignoranza, Azione volontaria, Coscienza, Nome e Forma, Sorgenti dei sensi, Contatto, Sensazioni, Attaccamento, Brama, Concepimento, Nascita, Invecchiamento e Morte.

Le 4 Nobili Verità: La Verità della sofferenza, la Verità delle cause della sofferenza, la Verità della cessazione e la Verità del sentiero.

I 5 sentieri: Accumulazione, Preparazione, Visione, Meditazione e Cessazione dell’Apprendimento.

Nirvana: (Sanscrito, Tib. Nyang De) Stato al di là della sofferenza.

Mantra: (Sanscrito, Tib. yid kyob) Che protegge la mente.

Tathagata: (Sanscrito) vedi Bhagavan.

Asura: (Sanscrito, Tib. Lha ma yin) Semidio – un essere di un regno a metà tra gli uomini e gli dei.

Gandharava: (Sanscrito, Tib. di zha) esseri informi che si cibano di “odore”

Fonte http://geshetharchin.blogspot.it/2013/11/commentario-sul-sutra-del-essenza-della.html che si ringrazia di cuore per la sua infinita gentilezza.

 

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