1 – Il corpo sottile

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Il corpo sottile, prima parte.

L’essere umano non è costituito soltanto da un corpo grossolano, tangibile e visibile, come sembrerebbe ad un primo esame. Infatti, all’interno dei confini della nostra forma fisica ordinaria, esiste un altro corpo molto più sottile.In altre parole, nello skandha fisico della forma rientra sia il nostro corpo grossolano che quello sottile: il primo è composto di carne, ossa, ecc., per cui è una struttura statica ed anatomica, il secondo non ha come invece l’altro la forma concreta e tangibile della materia, ma possiede la forma radiante dell’energia. La sua luminosità e densità cambia coi nostri pensieri e sensazioni, e la sua radiosità naturale diventa un colore grigio-fumo in caso di malattia.

Nel tantrismo dunque, l’uomo è considerato soprattutto come un campo di forze, come una struttura dinamica ed energetica, ossia nella sua caratteristica funzionale (anziché statica ed anatomica), cioè come processo vivente:

  1. sia con le sue varie funzioni organiche vitali (respirazione, digestione, ecc.),

  2. sia come comportamento : noi agiamo, parliamo, pensiamo, cioè il nostro psico/organismo consiste di azione, parola e mente (il che vuol dire essere nel mondo, comunicare con gli altri ed essere responsivi alle varie situazioni della vita).

Questa è la nostra natura. Il diagramma o struttura o modello di tale natura è costituito dalle nadi, dai ciakra, dai vayu e dai bindu, che formano il “corpo sottile”. Tutti questi termini possono avere un duplice significato: tanto fisiologico quanto psicologico/mentale, e in effetti il “corpo sottile” è il ponte di collegamento tra il corpo fisico grossolano e la mente (che sono così diversi fra di loro). E una volta entrati in rapporto col “corpo sottile” tramite la meditazione, il corpo fisico grossolano non sarà più un problema perché lo avremo trasceso. Anzi, esso è intimamente in contatto coi livelli più profondi e più sottili della coscienza, dai quali tramite la meditazione può scaturire l’energia della saggezza unita alla beatitudine: con questa mente sottilissima e chiara sarà possibile penetrare nella natura ultima e non-duale della realtà. Questa esperienza tantrica dell’unità della “Grande beatitudine” con la simultanea “comprensione della Vacuità” (o “saggezza”) è detta ‘Mahamudra’.

Il corpo sottile si separa spontaneamente dal corpo grossolano:

  1. al momento della morte, in via definitiva;

  2. durante il sonno, in via temporanea.

Inoltre, tale separazione può avvenire volutamente, da svegli, mediante la forza della meditazione, al fine di ottenere il “Corpo Illusorio”, tappa per raggiungere l’Illuminazione secondo il tantrismo.

Il corpo sottile è chiamato “corpo di vajra” (vajrakaya) anche se di pernon lo è effettivamente: solo con la meditazione tantrica è infatti possibile trasformare il “cosiddetto vajrakaya” nell’effettivo “corpo di vajra” vero e proprio (la sintesi dei Tre Kaya). Viene qui attribuito per motivi di buon auspicio al fattore causale (o base) il nome del risultato che si otterrà solo in seguito. Il corpo umano ha dunque un “mandala interno” o sistema di energia sottile che può essere usato come una base per la pratica che mira ad ottenere la Realizzazione spirituale : così, una volta purificate, le nadi corrispondono al Nirmanakaya, il prana al Sambhogakaya ed il bindu al Dharmakaya.

Vi è pertanto una strutturazione tridimensionale della realtà, che, pur essendo unica, si articola su tre inseparabili ma distinti livelli o piani:

  1. quello esteriore o fisico/materiale;

  2. quello interiore o sottile/vitale;

  3. quello segreto o mentale/spirituale.

Il ‘corpo sottile’ è stato scoperto inizialmente attraverso la pratica e la realizzazione di molti praticanti. Allora non c’era nessuna lingua che potesse descrivere la loro scoperta a coloro che non avevano avuto le medesime esperienze. Furono pertanto create delle immagini da usare come metafore rituali, a cui altre persone potessero riferirsi. Così, tali immagini sono solo un aiuto simbolico per la mente, come una mappa, che usiamo per concentrare l’attenzione sui componenti del ‘corpo sottile’. Ad es., i ciakra in realtà non sono come vengono raffigurati, cioè simili a loti che si aprono e si chiudono, con un certo numero di petali e un determinato colore. Il fatto è che un ciakra sensazioni diverse da un altro, e queste sono rappresentate dai vari colori; le variazioni di concentrazione e complessità dell’energia nei vari ciakra sono invece rappresentate dai diversi numeri di petali; infine, l’immagine del loto suggerisce l’idea che l’energia intorno ad un ciakra si espande e si contrae come l’aprirsi e chiudersi di un fiore.

Il prana in generale.

Si è detto che il nostro psico/organismo va visto, nel tantrismo, come energia. Il prana è la somma di tutte le energie e forze contenute nell’universo, è l’energia cosmica in tutte le sue forme nel mondo attorno a noi: magnetismo, gravitazione, elettricità, forza vitale sono manifestazioni del prana universale. Questa forza primordiale si manifesta in tutte le qualità dinamiche, in tutto ciò che provoca movimento, mutamento o trasformazione, in ogni processo organico (ad es., la funzione della respirazione o della circolazione sanguigna) o psichico (cioè le funzioni delle attività mentali). A livello di macrocosmo, è il ritmo dell’universo in cui le creazioni e le distruzioni del mondo si susseguono l’un l’altra come l’inspirazione e l’espirazione nel corpo umano.

Si tratta dunque di una forza o energia invisibile che è insita nel mondo fisico della materia: ogni oggetto (anche quelli che consideriamo comunemente inanimati, come le rocce e le montagne) ed ogni energia cosiddetta materiale (ad es., la luce) ha il suo prana. Ad es., il rlun è l’energia vitale delle piante: è l’energia che le fa crescere e le aiuta ad assorbire l’acqua, a produrre nuove foglie, ecc.

Pertanto, sotto tale aspetto, si può dire che tutto vive, che l’universo è vivente. In effetti, in alcuni testi tantrici il rlun è chiamato “vita” o “energia vitale”. Il prana alimenta quindi di energia anche tutti gli esseri viventi, come la corrente della centrale elettrica alimenta di elettricità le lampade ed i motori.

L’aria atmosferica è la grande riserva di questa sottile energia vitale psichica, che con ogni inspirazione viene attinta dall’ambiente circostante e immessa nel corpo mediante due conduttori o nadi.

La parte vitale di aria inspirata non è principalmente l’ossigeno (che viene assorbito dal sangue attraverso i polmoni), bensì il prana, che è essenziale per tutte le attività o processi psico/fisici dell’individuo.

Oltre alle narici vi sono altre 8 ‘porte’ attraverso cui questi flussi vitali in continua agitazione entrano nel nostro corpo e lo abbandonano: la corona del capo, l’organo sessuale, gli occhi, le orecchie, la bocca, l’ombelico, l’ano e il punto tra le sopracciglia. Inoltre i rlun possono anche passare attraverso qualsiasi poro della nostra pelle. Ecco perché è opportuno lavarsi frequentemente: in caso contrario, i pori si bloccherebbero e la nostra salute ne soffrirebbe.

Il Vayu (rlun).

Il prana cosmico, di cui abbiamo parlato, penetra nel nostro corpo fisico e vi costituisce il “corpo sottile” o energetico o pranico (che è ciò che anima il nostro organismo visibile e tangibile); e cambia nome, diviene “vayu” (rlun), che è il corrispondente pranico dell’aria intesa in senso fisico (cioè della miscela gassosa che respiriamo coi polmoni), il soffio vitale o energia che assicura e controlla le diverse funzioni ed attività vitali del corpo (digestione, circolazione sanguigna, ecc.) e coordina le molecole fisiche e le cellule riunendole in un organismo definito (senza di essa, il corpo non sarebbe altro che un ammasso di cellule sconnesse, slegate tra loro). Letteralmente “rlun” significa “aria, vento”, termine che, con riferimento al corpo pranico, si potrebbe tradurre con la locuzione tecnica di “aria sottile”, la quale è in realtà un’energia: un’energia che non è statica, ma è dotata di movimento (cioè, ha la proprietà di modificare la propria posizione), cosicché spira (o soffia) come l’aria, cioè si comporta come una corrente o flusso d’aria. Insomma, una corrente di energia sottile.

La forza vitale che scorre in noi è quella dei Quattro elementi (terra, acqua, fuoco, aria): essa è ciò che rende possibile il mutamento, il movimento, la crescita e la morte.

E come il corpo fisico ha i suoi organi (cuore, cervello, ecc.), così il corpo pranico ha i suoi, detti “ciakra”. E, come il sangue circola nelle arterie e nelle vene, e la corrente nervosa nei nervi, così l’energia pranica circola entro condotti fluidici detti “nadi”.

Il prana nell’individuo è veicolato dal respiro che circola e fluisce continuamente lungo le due nadi che partono dalla narice di destra e di sinistra. Grazie all’espirazione dell’aria si ha la dissoluzione degli elementi del corpo, cioè un indebolimento dell’organismo fisico; invece durante l’inspirazione si ha un accrescimento degli elementi, cioè un rafforzamento dell’organismo.

Il prana è una sostanza diversa dalla materia (cioè non èliquidasolida gassosa né aeriforme), ma non è neppure immateriale, bensì semi-materiale o fluidica o eterica; è normalmente invisibile e non tangibile, è assai più leggera dei gas e più sottile e rarefatta dell’aria atmosferica, ma non del tutto imponderabile; è mobile.

Prnaa (rlun) dunque sono le correnti o flussi di energia vitale del “corpo yogico o sottile”: è il movimento spontaneo della forza interiore lungo le nadi, il quale non consiste nello spostamento di qualcosa nello spazio, ma esprime il processo vivente del corpo. Quindi, i rlun sono flussi (vitali) o correnti di energie sottili che sostengono le varie funzioni organiche (come la respirazione, la digestione, il parlare, ecc.). È a causa del loro movimento che avvengono tali funzioni.

Inoltre, dal punto di vista psichico, tali flussi fungono da supporto o base per la coscienza (sems), nel senso che i vari livelli di coscienza (grossolani e sottili) dipendono dai rlun come un cavaliere dal suo cavallo. Il rlun è inseparabile ed interdipendente rispetto alla coscienza o mente, è l’energia attiva che fa da sostegno e veicolo alla coscienza, la fa muovere e le permette di manifestarsi. Il rlun è il responsabile dei movimenti della mente: esso è la mobilità della coscienza, che va dove la porta il rlun. La principale funzione del rlun è quella di muovere le mente verso i suoi oggetti : la funzione della mente è di apprendere gli oggetti, ma senza un rlun che agisca come sua cavalcatura essa non può muoversi verso [o stabilire una connessione con] il proprio oggetto. Perché una mente funzioni, un rlun le deve dare il potere di rivolgersi al suo oggetto. Ne deriva pertanto che per poter controllare la mente (onde evitare di sviluppare pensieri negativi) è indispensabile controllare i rlun. È solo agendo insieme col rlun che la mente può funzionare. La mente è talora paragonata ad uno zoppo che può vedere e il rlun a un cieco che può camminare.

Ciò significa anche che un certo tipo di stato mentale è sempre accompagnato da un tipo di prana corrispondente: il che si riflette nel fenomeno della respirazione (ad es., l’ira rende la respirazione aspra e concitata), anche se il prana non va confuso col respiro (perché questo è solo un veicolo di quello). La respirazione controlla l’energia sottile e questa controlla il pensiero, la mente concettuale. Nelle 24 ore vi sono 21.600 respirazioni (intendendosi per “respirazione” la successione di inspirazione, ritenzione ed espirazione). “Pranayama” è la pratica di respirazione per avere il controllo sul prana e quindi sulla mente (che dal prana è influenzata). Consiste in una tecnica con cui si riduce la velocità di respirazione e si trattiene il respiro sempre più a lungo, così da arrestare le distrazioni mentali, in modo che è possibile tener la mente ferma e fissa su un unico oggetto di meditazione (la cd. mente “uni-versa”). Il rlun è quindi come un ponte che congiunge il corpo e la mente: è una sostanza intermedia che, partecipando della natura dello spirito e della materia, crea un’interdipendenza fra questi ultimi. Infatti, è tramite il rlun che la mente sperimenta ciò che accade al corpo e quindi si può dire che esso è la radice di tutta la realtà samsarica (quando scorre nelle nadi laterali e non in quella centrale). Quando sono soltanto nell’avadhuti consentono invece alla mente di riconoscere la Vacuità.

I rlun si suddividono in 5 principali e 5 secondari.

I rlun principali sono responsabili delle funzioni fisiologiche, mentre quelli secondari permettono il funzionamento dei sensi. Entrambi i tipi sono poi associati ai vari elementi. Lo yogi che stabilizza la sua meditazione su uno dei 5 elementi, ottiene le siddhi relative, quale il controllo completo su di esso, che così non lo potrà più danneggiare (ad es., se si tratta del fuoco, non sarà più disturbato dal caldo; se si tratta dell’aria, il corpo diventerà così leggero da poter levitare o volare).

I 5 rlun principali sono:

  1. sostenente la vita o “detentore della vita” o “vitalizzante” (prana-vayu): sostiene la vitalità della persona mantenendo la connessione fra corpo e forza vitale, ed è responsabile della respirazione, della deglutizione, dello starnutire e delle percezioni visiva, olfattiva, uditiva, gustativa e tattile (che mantiene attive). È il rlun più potente perché dirige le funzioni degli altri quattro e perché da esso derivano i 5 rlun secondari. Fa da supporto all’elemento acqua del nostro corpo e ne favorisce l’accrescimento. È bianco. Risiede nel cuore (e precisamente nella “vena della vita”), ma si diffonde in tutto il corpo insieme al sangue. “Vena o canale della vita” (srog-rtsa) è il tratto (lungo circa 2 cm.) di una vena collegata al cuore che si trova tra la 6a e la 7a vertebra (contando dalla vertebra cervicale) e nella quale fluisce l’energia sottile che sostiene lo scorrere del sangue. Secondo insegnamenti diversi, le sedi dei rlun n.1 e n.5 sono invertite. Quando espiriamo, se ne esce da entrambe le narici, fluendo dolcemente verso il basso. Quando è completamente purificato, si trasforma nella natura di Aksobhya (e precisamente nel suo Rupakaya).

È di 3 tipi :

    1. grossolano (rlun rags-pa), quando sostiene gli ordinari pensieri concettuali e dualistici;

    2. sottile (phra-ba’i rlun), quando sostiene le menti (sottili) della bianca apparizione, del rosso accrescimento e del nero quasi-ottenimento ;

    3. sottilissimo (sin tu phra-ba’i rlun): è il rlun che appare quando sperimentiamo lo stato mentale sottilissimo della Chiara Luce. La “mente sottilissima” (sin tu phra-ba’i sems) della Chiara Luce si appoggia su di esso, essendo tra loro interdipendenti e sempre insieme. È detto “indistruttibile” (mi-gsigs-pa) e risiede nel vacuolo dell’avadhuti del ciakra del cuore, racchiuso in una piccola sfera formata dai thig-le bianco e rosso sottilissimi (detta “thig-le indistruttibile”). Esso agisce da una vita all’altra ed è la base, cioè il fondamento, sia del samsara sia della buddhità: se non lo controlleremo, sarà la causa di una rinascita samsarica, mentre se lo controlleremo diverrà la causa sostanziale del Corpo Illusorio e del Rupakaya di un Buddha. Se si manifesta un “rlun sottilissimo” contaminato, tutti i rlun che si sviluppano da esso saranno anch’essi impuri e si svilupperanno pensieri concettuali negativi, mentre se esso è purificato, tali pensieri saranno pacificati. Tutte le meditazioni usano la consapevolezza mentale, ed il rlun della consapevolezza mentale è necessariamente un “rlun sostenente la vita”.

  1. discendente” (upana-vayu): rlun grossolano, la cui funzione è di determinare e

controllare il sistema escretivo e riproduttivo (emissione seminale e mestruale, defecazione, minzione, parto). Fa da supporto all’elemento terra del nostro corpo e ne favorisce l’accrescimento. È giallo.

Risiede nel perineo, ma si diffonde all’organo sessuale, all’ano, agli intestini, alla vescica, alle cosce.

Quando espiriamo, se ne esce orizzontalmente da entrambe le narici, fluendo fortemente in avanti.

Quando è completamente purificato, si trasforma nella natura di Ratnasambhava (e precisamente nel suo Rupakaya).

  1. ascendente” (udana-vayu) : rlun grossolano che determina e controlla

l’emissione della voce (ci fa parlare e ci consente di tossire), i sapori, il colorito corporeo, il peso del corpo, la forza fisica, il senso di disciplina, la memoria, la chiarezza delle percezioni, l’entusiasmo ed il coraggio. Fa da supporto all’elemento fuoco del nostro corpo e ne favorisce l’accrescimento. È rosso. Risiede nel petto, ma si diffonde alla lingua, al naso, alla gola. Quando espiriamo, se ne esce dalla narice destra, scorrendo violentemente verso il basso. Quando è completamente purificato, si trasforma nella natura di Amitabha (e precisamente nel suo Rupakaya).

  1. costante o “equilibrato” (samana-vayu) : rlun grossolano che provoca e

controlla la digestione, l’assimilazione dei cibi, il calore corporeo. Fa da supporto all’elemento aria del nostro corpo e ne favorisce l’accrescimento. È verde. Risiede nell’ombelico, ma si diffonde allo stomaco e all’intestino. Quando espiriamo, se ne esce dalla narice sinistra, muovendosi a sinistra e a destra dell’estremità di tale narice. Quando è completamente purificato, si trasforma nella natura di Amoghasiddhi (e precisamente nel suo Rupakaya).

  1. pervadente” o “pervasivo” (vyana-vayu) : rlun grossolano che è

responsabile dei tessuti e consente il movimento muscolare (aprire e chiudere gli occhi, camminare, piegarsi, ecc.). Fa da supporto all’elemento etere o spazio del nostro corpo e ne favorisce l’accrescimento. È blu pallido. Risiede nella sommità del capo, ma si diffonde nelle 360 giunture ossee e in tutto il corpo. Questo rlun non fluisce dalle narici, salvo che al momento della morte. Quando è completamente purificato, si trasforma nella natura di Vairociana (e precisamente nel suo Rupakaya).

I 5 rlun secondari, che sono tutti grossolani, sono così chiamati perché si diramano dal “rlun sostenente la vita” che risiede nel centro del cuore. La loro ubicazione principale e originaria è nei raggi dei 4 canali del ciakra del cuore, da dove essi fluiscono lungo le nadi fino ai rispettivi organi di senso, permettendo alla mente di muoversi verso l’oggetto percepito (che viene rispettivamente visto, odorato, udito, gustato e toccato); in altre parole, svolgono la funzione dei 5 sensi e relative coscienze. Poiché la loro funzione è di sviluppare le coscienze sensoriali, questi rlun son detti anche “i rlun delle facoltà sensoriali”.

  1. Fluente” o “mobile” o “moventesi”: scorre dal cuore attraverso gli occhi per consentire alla coscienza visiva di muoversi verso il proprio oggetto (le forme visive) e di contattarlo. Il motivo per cui non possiamo vedere quando dormiamo, è che questo rlun si è ritirato dagli occhi alla sua sede nel cuore. È rosso ed associato alla terra.

  2. Moventesi intensamente (o realmente)”: scorre dal cuore alle orecchie, consentendo alla coscienza uditiva di muoversi verso i suoni. È blu ed associato all’acqua.

  3. Moventesi perfettamente (o interamente)”: scorre dal cuore alle narici, consentendo alla coscienza olfattiva di muoversi verso gli odori. È giallo ed associato al fuoco.

  4. Moventesi fortemente (o rapidamente)”: scorre dal cuore alla lingua, consentendo alla coscienza gustativa di muoversi verso i sapori. È bianco ed associato all’aria.

  5. Moventesi definitivamente (o risolutamente o molto rapidamente)”: scorre dal cuore in tutto il corpo, consentendo alla coscienza tattile di muoversi verso gli oggetti tattili. È verde e collegato allo spazio.

Ciascuno dei 5 “rlun secondari” e il “rlun sostenente la vita” grossolano ha due parti: un rlun che sviluppa il tipo specifico di consapevolezza, e un rlun che muove la consapevolezza verso il proprio oggetto. Questi 12 rlun normalmente scorrono lungo le nadi destra e sinistra e sono i principali oggetti che devono essere purificati mediante la Recitazione Vajra. Se desideriamo eliminare le distrazioni è importante far entrare, dimorare e dissolvere questi 12 rlun nell’avadhuti.

Tutti i 10 rlun (principali e secondari) sorgono e crescono insieme al nostro corpo fisico nel grembo della madre, fino a diventare completi al momento della nascita. Quando si forma l’embrione, le 3 nadi principali hanno origine dai difetti mentali che contaminano la mente della vita immediatamente precedente; così,

  • l’avadhuti deriva dall’ignoranza;

  • il pingala dall’attaccamento ;

  • l’ida dall’odio.

La morte invece è dovuta al fatto che essi si dissolvono l’uno dopo l’altro: dissolti tutti i rlun grossolani e le coscienze grossolane, il rlun più sottile e la coscienza più sottile passeranno nell’altra vita. Tali rlun e coscienza sottili, che sono sempre insieme, oggi non sono in funzione in noi (pur essendo presenti), ma cominceranno a manifestarsi nel momento della Chiara Luce. Dopo che le parti grossolane della coscienza e delle energie sono estinte, dopo l’apparizione delle visioni bianca, rossa e nera diverremo consapevoli della Chiara Luce: in quel momento potremo integrare la meditazione fatta in vita con la Chiara Luce e potremo in seguito ottenere la buddhità. La Chiara Luce si verifica dopo che è cessato l’ultimo respiro: essa, se abbiamo praticato da vivi, può essere un’esperienza favorevole; altrimenti, è un attimo che passa. Dopo la percezione della Chiara Luce, si ha la separazione della coscienza dal corpo ed inizia il “corpo del bar-do” ; una volta che quest’ultimo è morto, ciò che entrerà nel ventre della nuova madre saranno ancora il rluÒ sottile e la coscienza sottile (che sono sempre congiunti fra loro).

Del rlun non si parla nei sutra, bensì nei tantra, che insegnano come controllarlo; controllando il rlun, si arriva a disciplinare la mente e ad eliminarne i difetti (responsabili del karma negativo e della conseguente sofferenza).

Le Nadi (tsa).

Nel nostro corpo il prana non circola a caso, ma è canalizzato e guidato, segue circuiti o tracciati ben definiti. Si tratta di invisibili percorsi obbligati, analoghi alle correnti marine o alla canalizzazione software di impulsi elettrici in alcuni schemi magnetici attorno al disco fisso di un computer. Le nadi sono appunto questi invisibili canali attraverso cui fluiscono le energie psichiche e che possono coincidere parzialmente coi percorsi e coi tracciati dei nervi, dei vasi sanguigni, dei condotti (biliari, linfatici, ecc.), ma non sono la stessa cosa: infatti, non sono sezioni anatomiche o fisiche, ma sentieri strutturali dell’organismo umano, posti all’interno del nostro corpo lungo i quali scorrono i rlun (energia vitale) e i thig-le (essenze vitali). Così, l’avadhuti, dal punto di vista fisico, corrisponde al midollo spinale.

Secondo i tantra, le nadi, escludendo le più sottili, sono 72.000 (Mentre secondo alcuni sutra, ad es. l’«Ingresso di Nanda nel grembo» (Nandagarbhavakrantinirdesa), esse sono 80.000.), di cui 32 le principali e, tra queste, le fondamentali sono 3: quella di destra, quella di sinistra e quella centrale (che scorre lungo la colonna vertebrale). Vi è poi un’altra nadi che scorre parallela – e dietro – alle 3 nadi suddette, chiamata “sok tza” (“canale che sostiene la spina dorsale”). Queste ultime sono simili a canne di bambù, trasparenti, lucenti, cave e soffici.

In accordo con la teoria secondo cui il corpo umano è una replica dell’universo o, più esattamente, un microcosmo (cioè un universo in scala ridotta), le correnti del prana che fluiscono attraverso il corpo sono chiamate “forze (o energie) solari [suryasvarupa] e lunari [ciandrasvarupa] :

  1. le solari rappresentano le forze centrifughe (cioè rivolte all’esterno) tendenti alla consapevolezza conscia, alla conoscenza oggettiva, alla discriminazione intellettuale, simboleggiano l’aspetto creativo (o principio attivo, maschile o positivo). Fluiscono lungo il “canale” di destra o Pingala ;

  2. le lunari simboleggiano le forze centripete (cioè rivolte all’interno) del subconscio che tendono a riunificare ciò che è stato separato dall’intelletto, rappresentano l’aspetto percettivo (o principio passivo, femminile o negativo). Fluiscono lungo il “canale” di sinistra o Ida.

Le caratteristiche di queste nadi variano a seconda del lignaggio della Scuola e del tipo di pratica. Tali diversità nella loro descrizione suggeriscono il fatto che il meditante deve scoprire le nadi per proprio conto e localizzarle secondo le proprie capacità yogiche e meditative e secondo la particolare pratica spirituale (sadhana) che egli segue.

Nello rDzogs-chen le 3 nadi sono :

    • solare (rkyan-ma): rossa; nel maschio è situata nella parte sinistra del tronco, nella femmina è a destra. È il canale della saggezza, nel quale circola l’energia virtuosa o “rlun karmico positivo”;

    • lunare (ro-ma): bianca; nel maschio è situata nella parte destra del tronco, nella femmina a sinistra. È il canale del metodo, nel quale circola l’energia delle emozioni negative, cioè il “rlun karmico negativo”;

    • centrale (dbu-ma): rossa internamente e bianca esternamente; oppure è blu. È più stretta alla base (circa 4 dita sotto l’ombelico) e più larga alla sommità (la cima della testa). È il canale della non-dualità, nel quale circola l’energia della coscienza primordiale (rig-pa), che è neutra, cioè aldilà delle esperienze positive e negative.

Comunque, una classificazione può essere la seguente :

  1. Pingala (ro-ma) : è detta anche “rasana”. È la nadi laterale destra, che si dirama dall’avadhuti 4 dita al disotto dell’ombelico, sale davanti alla spina dorsale, attraversa il cervello e raggiunge la sommità del capo per poi piegare in basso e sfociare nella narice destra. Peraltro, in alcune meditazioni, l’estremità inferiore si trova nel perineo, alla base della spina dorsale. Nel Kalaciakratantra, le 3 nadi principali (ro-ma, rkyan-ma, avadhuti) iniziano all’estremità dell’organo sessuale, giungono all’ano e poi salgono dritte fino al centro del corpo con una leggera curvatura; infine arrivano all’interno del cranio e poi curvano terminando rispettivamente alla sommità dell’apertura delle narici e al punto intermedio tra queste.

È rossa sfumata di bianco all’esterno; rossa all’interno.

Lungo tale nadi scorre prevalentemente il “thig-le rosso” (creatività femminile). Rappresenta la polarità oggettiva (che consiste nei 5 elementi): i rlun che scorrono in tale nadi generano la concettualità in termini di oggetto (grõhya), creano l’idea dell’oggetto. Talora queste caratteristiche sono attribuite all’ida e viceversa.

Ordinariamente non funziona bene, per cui la nostra mente è pervasa dalle interferenze dell’attaccamento/desiderio. È associata all’elemento fuoco ed alle consonanti della lingua sanscrita. È identificata simbolicamente col metodo (upaya), cioè la compassione. Astrologicamente parlando, è connessa col sole (da cui è influenzata).

Dal punto di vista medico, è associata all’umore bile (sistema secretivo / endocrino).

  1. Ida (rkyan-ma): Detta anche “lalanõ”. È la nadi laterale sinistra, che si dirama dall’avadhuti 4 dita al disotto dell’ombelico, sale davanti alla spina dorsale, attraversa il cervello e raggiunge la sommità del capo per poi piegare in basso e sfociare nella narice sinistra. Peraltro, in alcune meditazioni, l’estremità inferiore si trova nel perineo, alla base della spina dorsale.

È di color bianco sfumato di rosso, all’esterno; rosso all’interno.

Vi scorre prevalentemente il fluido seminale maschile (“thig-le bianco”).

Rappresenta la polarità soggettiva (che consiste nei 5 skandha): i rlun che scorrono in tale nadi generano la concettualità quale stato mentale soggettivo, cioè creano l’idea del soggetto. Talora queste caratteristiche sono attribuite all’ida e viceversa.

Ordinariamente non funziona bene, per cui la nostra mente è pervasa dalle interferenze dell’avversione/odio.

È associata all’elemento acqua e alle vocali della lingua sanscrita.

È identificata simbolicamente con la saggezza discriminante (prajña). Astrologicamente parlando, è connessa con la luna (da cui è influenzata). Dal punto di vista medico, è associata all’umore aria (sistema nervoso).

  1. Avadhuti (dbu-ma). Detta anche “dhuti” o “susumna”, in sanscrito; kun-dar-ma, in tibetano. È la nadi centrale o mediana, estendentesi, 4 dita davanti alla colonna vertebrale a cui è parallela (Immediatamente davanti alla spina dorsale c’è la ‘vena della vita’ e davanti ad essa vè l’avadhuti.), dal muladharaciakra (e precisamente 4 dita sotto l’ombelico) fino alla cima della testa (brahmarandra), dove curva discendendo ad arco sino al punto intermedio tra le sopracciglia (alla radice del naso). Alla sua estremità inferiore le 2 nadi laterali si congiungono innestandosi con l’avadhuti, formando un collegamento a tre.

Il brahmarandra (tshans-bu), che corrisponde alla sutura sagittale, dove si connettono le due ossa parietali, è l’apertura in cima al capo che corrisponde all’estremità superiore dell’avaduti in cui questo si curva per terminare nella fronte fra le sopracciglia. Essa è l’unica uscita attraverso cui la coscienza umana può lasciare il corpo per nascere in una Terra Pura di Buddha (Le altre “porte” sono lo spazio tra le sopracciglia, gli occhi, le orecchie, il naso, la bocca, l’ombelico, i genitali, l’ano).

Spesso nelle meditazioni tantriche da questa apertura vengono assorbite le divinità visualizzate o il nettare luminoso e purificante che da loro proviene.

In alcune meditazioni, peraltro l’estremità inferiore va visualizzata nel perineo alla base della colonna vertebrale (dove incontra l’ida e il pingala) o nell’organo sessuale (a metà dell’apice del fallo o della vagina), mentre talora l’estremità superiore coincide col brahmarandra (cioè termina alla sommità della testa).

L’avadhuti collega tra loro i 5 ciakra principali, passando attraverso il centro di ciascuno come l’asta di un ombrello.

All’esterno è di color blu pallido, all’interno è rosso oleoso come sangue vivo. È soffice e flessibile. Le energie che vi scorrono sono neutre. È collegato all’elemento spazio. Astrologicamente parlando, è identificato col (ed influenzato dal) pianeta Rahu. In medicina è associata all’azione dell’umore flemma (sistema immunologico).

Ordinariamente l’avadhuti non funziona bene, per cui la nostra mente è pervasa dalle interferenze dell’ignoranza/confusione (che a loro volta causano quelle contenute nelle due nadi laterali). Quando invece funziona correttamente, questa nadi stabilisce un collegamento diretto, una sintesi, tra la corrente solare e quella lunare, tra le due polarità umane (realizzabile tramite pratiche yogiche, quale il gtum-mo).

Le nadi ida e pingala, laterali ed adiacenti all’avadhuti, le si avvolgono intorno (formando dei nodi) in corrispondenza dei ciakra dell’ombelico, del cuore, della gola e della corona della testa. Ad ognuno di tali punti, tranne che al livello del cuore, vi è un duplice nodo formato da una spira della nadi destra e da una di quella di sinistra. A livello del cuore vi è invece un sestuplice nodo formato da 3 spire sovrapposte di ciascuna delle nadi che lo fiancheggiano. Peraltro, per facilitare la meditazione, si può anche non visualizzare tali strozzature. A causa di queste strozzature, in condizioni normali i rlun non possono scorrere e circolare verso l’alto o verso il basso all’interno dell’avadhuti, se non alla morte o durante il sonno profondo o durante certe meditazioni dell’anuttarayogatantra.

In senso metaforico/spirituale, l’avadhuti è lo spazio primordiale dell’individuo, cioè il dharmadhatu o dimensione di pienezza unitaria (non-duale) della realtà, in cui il polo dell’oggetto non è opposto a quello del soggetto; è lo spazio della Vacuità, nel quale si estende e si espande il thig-le o bodhicitta che è la consapevolezza intesa come potenzialità conoscitiva (in quanto è sempre pronta ad unirsi con un termine e ad essere da questo riempita). È all’interno dell’avadhuti che, ad un certo punto del Sentiero, il processo psico/fisico realizza la saggezza suprema che conosce direttamente la Vacuità di tutti i fenomeni.

Ciò significa che solo in tale nadi, nel suo interno, può funzionare la mente pura. Infatti, la pura intrinseca natura della mente, detta anche “la natura di Buddha o “la natura della luce chiara della mente”, esiste in ogni essere senziente (così come il fuoco esiste in modo latente e potenziale in un fiammifero); ma nel corpo d’una persona ordinaria l’energia della mente pura non può scorrere ed estendersi, cioè non può funzionare (riusciamo a percepire solo le nostre illusioni anziché questa mente pura) perché è bloccata ed oscurata dai klesha, le cui energie (rlun) sono sfasate e disperse dato che vagano attraverso la maggior parte delle nadi, ad esclusione dell’avadhuti. In particolare, il prana normalmente circola o nella nadi solare od in quella lunare, e passa dall’una all’altra 2 volte nel giro di 24 ore. La circolazione del prana nel corpo femminile è l’immagine speculare di quella del corpo maschile. Questi rlun sono guidati dagli oscuramenti mentali/emotivi della forza karmica e sono detti “rlun karmici” (o “energie karmiche” o “motilità dell’azione”): essi sono impuri ed attivano gli schemi mentali dualistici. Las-kyi rlun = karma-vayu. Con l’inspirazione l’aria introdotta attraverso le narici gonfia le nadi laterali, dove porta la forza dei klesha.

Al contrario, i rlun che si trovano nell’avadhuti sono chiamati rlun della saggezza” (o “energia – o motilità – della consapevolezza” Ye-[ses-kyi] rlun = jñana-vayu.): essi sono puri e positivi. Sono i rlun coinvolti nel primissimo momento di ogni esperienza, quando c’è solo pura percezione perché non è ancora sopraggiunta una reazione. È un momento brevissimo, un lampo di esperienza pura di cui di solito non siamo coscienti (infatti, quel che pensiamo come nostra esperienza è la reazione successiva a questo momento: l’attaccamento o l’avversione). Il “rlun della saggezza” è dunque l’energia sottostante l’esperienza, prima (o senza) che sopravvengano l’attaccamento o l’avversione.

In altri termini, si tratta della consapevolezza trascendente (jñana) nel suo scorrere lungo l’avadhuti: ossia, mentre si trova al centro dell’esistenza umana ed avanza e si espande nella sua attività creatrice/arrangiatrice. È quindi la consapevolezza vista come comportamento dinamico e motorio (cioè considerata come motilità) nel suo aspetto non-dicotomico (cioè, che non crea la distinzione concettuale tra soggetto ed oggetto). Essa è detta anche “chiara luce” (prabhasvara) o “mente in quanto mente” (citta-eva, sems-ñid). Le esperienze mistiche, quelle di beatitudine, vacuità e chiarezza hanno dunque la loro base energetica nel canale centrale.

Il “rlun karmico” invece è diviso in 2 correnti polarizzate bianca e rossa, oggettiva e soggettiva – che creano uno stato di tensione e la struttura di un universo dualistico, il samsara. In altre parole, attraverso l’attività di questo rlun appare la scissione (dicotomia) in soggetto ed oggetto: passando lungo il pingala innalza il polo oggettivo (Ed è detta “motilità che crea l’oggetto” (gzun bskyed-kyi rlun o “il sole”.), passando lungo l’ida innalza quello soggettivo. Ed è detta “motilità del soggetto” (‘dzin-gyi rlun) o “la luna”. In quanto tale, il karma-vayu serve da veicolo degli 80 “modelli di reazione” (di cui 33 derivano dalla potenzialità di odio, 40 da quella di attaccamento e 7 da quella di ignoranza). Il comportamento conscio e manifesto (azioni) è determinato da essi.

Il “rlun karmico” è dunque l’energia sottostante alle (e coinvolta nelle) nostre esperienze quotidiane in cui normalmente è presente una nostra reazione di attaccamento o di avversione. Tali esperienze hanno la loro base energetica nel “rlun karmico”, ossia quest’ultimo dà vitalità e forza alle “tracce karmiche” (Sanscr. vasana, tib. bag-chags.) (derivanti dalle nostre azioni precedenti e immagazzinate nel nostro continuum mentale), permettendo loro di avere un effetto sulla mente. Quando la mente è instabile, distratta o priva di concentrazione, il “rlun karmico” si muove: ad es., quando sorge un’emozione e la mente non la controlla, esso trascina la mente dove vuole, cosicché la nostra attenzione vaga qua e là, spinta ed attratta da avversione o desiderio. Poiché dunque i “rlun karmici” sono impuri, gli stati mentali che essi sostengono sono altrettanto impuri, ossia continuano ad attivare le varie concezioni negative che ci irretiscono nel samsara: tutti i nostri pensieri sono incontrollati ed indisciplinati, la mente è irrequieta ed ha molte fantasie, e sorgono le illusioni. Ogni volta che la mente incontrollata presta attenzione ad un movimento d’energia di un particolare ciakra, le sensazioni negative aumentano. Il fattore che provoca il formarsi di concezioni errate che sono la causa del samsara è, secondo i sutra, la credenza nell’esistenza di unautonomo, mentre, dal punto di vista dei tantra, sono i rlun che fluiscono nelle nadi secondarie anziché nell’avadhuti: infatti, finché la mente ed i venti psichici scorrono nelle nadi laterali, sorgono: ira, gelosia, bramosia, ignoranza, ecc.

Ora, solo all’interno dell’avadhuti la mente pura può viaggiare ed espandersi attraverso il corpo, mentre l’energia delle varie illusioni fluisce lungo tutte le altre nadi. Ma, attualmente, l’energia mentale pura non può scorrere liberamente nell’avadhuti (cioè, non può trovarsi al centro dell’esistenza umana), perché esso è bloccato dai nodi di energia negativa che si trovano nei 4 ciakra già citati e nei quali essa è concentrata.

È con certe pratiche meditative (come il gtum-mo) che si può rallentare e anche far cessare questo flusso di energia negativa nelle nadi laterali: i rlun impuri vengono controllati, convogliati e riversati, col potere della meditazione yogica, nell’avadhuti e qui dissolti, cosicché non sosterranno più quei pensieri concettuali e dualistici. Da ciò deriva automaticamente che la mente non riceve più informazioni pervase da illusioni, e quindi non produce più concezioni errate, non fa errori di discriminazione, e diviene calma e tranquilla. Dunque, le “energie karmiche” dell’ida e del pingala svaniscono e lasciano il posto alla circolazione delle “energie di saggezza” in tutte le nadi dell’individuo. Così, se i rlun vengono fatti entrare e dissolvere nell’avadhuti col potere della meditazione dell’anuttarayogatantra, il praticante può ottenere, volutamente e consapevolmente, la diretta realizzazione della luminosità della natura della mente, la “Chiara Luce”. Egli imita insomma ciò che avviene, naturalmente e spontaneamente, alla morte o durante il sonno profondo : i nodi delle nadi si sciolgono, i rlun si riuniscono nell’avadhuti e viene sperimentata una momentanea Illuminazione.

La meditazione suddetta va effettuata focalizzando la nostra concentrazione su uno dei 10 ciakra collocati lungo l’avadhuti. Di solito, per far entrare i rlun nell’avadhuti, ci si concentra sul centro del ciakra del cuore o dell’ombelico, o sulle estremità (inferiore o superiore) dell’avadhuti stesso.

Tutto ciò avviene perché il rlun è legato e fa da sostegno alla mente; cosicché esso la segue quando è guidato dalla concentrazione: il rlun si raccoglie dove la mente lo concentra. Finché il rlun circola nelle varie nadi, funzionano solo i grossolani pensieri concettuali che osservano gli oggetti esterni e persiste la mente dualistica; ma, quando è portato, attraverso i cakra, nell’avadhuti, la sua natura essenziale (thig-le) vi è attivata: la mente dualistica è allora superata, e la realizzazione è raggiunta. Quando i rlun impuri si dissolvono nell’avadhuti si verificano 8 segni: cioè, le apparizioni simili a un miraggio, al fumo, a lucciole, a una lampada a burro, le luminosità di color bianco, rosso e nero e infine la chiara luce. E la dualistica mente concettuale, che è la sorgente del samsara, non trova più il suo fondamento o base e perciò scompare: in tale condizione si otterrà l’unificazione dei poli soggettivo ed oggettivo della nostra sfera sensoriale in una dimensione di pienezza unitaria della realtà: cioè, la sfera sensoriale sarà sperimentata come l’originaria purezza delle percezioni (non più alterate dallo schermo dei concetti colorate dalle nostre emozioni o aspettative). In altre parole: si sperimenterà una diretta realizzazione della verità ultima o Vacuità, per cui si potrà sviluppare intuitivamente ogni qualità positiva. http://www.centroyogadalmine.it/files/24.pdf

 

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