4-16 Lama Denys Rinpoce: La Piena Presenza

Lama Denys Rinpocè: Abbiamo la tendenza costante ad essere in lotta con alcune parti di noi che tendiamo a rifiutare.

Lama Denys Rinpocè: Abbiamo la tendenza costante ad essere in lotta con alcune parti di noi che tendiamo a rifiutare.

4 – : “La Piena Presenza” 14 – 21 maggio 2016.

Appunti ed editing del Dr. Luciano Villa e di Graziella Romania, nell’ambito del Progetto “Free Dharma Teachings” approvato da Sua Santità il Dalai Lama per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per qualsiasi errore od omissione.

Mercoledì 18. 05. 2016 mattino. Lama Denys Rinpoce

Stamane avete fatto un’esercizio che è la meditazione dinamica. Ha 3 fasi: la 1° è orientata ad affaticarsi fino ad una sorta d’esaurimento senza esagerare, a quel punto ci si rilascia a terra sdraiandosi sulla schiena, è un modo profondo di mollare la presa e d’abbandono. Immaginiamo d’essere un alpinista con 30 kg sulle spalle e che fa fatica, si stanca molto, e, quando raggiunge la cima, molla lo zaino soddisfatto, abbandonandosi alla visione del panorama, è un buon esercizio fisico, un buon esercizio spirituale che ci porta all’abbandono per mollare la presa.

Domanda. Possiamo usare le pause che Rinpoche ci suggerisce di fare, per mollare il nostro zaino figurato nell’arco della giornata?

Lama Denys Rinpoche. Sì, certo.

Partecipante. Ho avuto la sensazione di perdermi guardando il soffitto, come se fosse il cielo, al punto che soffitto e cielo mi parevano uguali.

Lama Denys Rinpoche. È la stessa esperienza, sono modi diversi ma convergenti per scoprire la stessa esperienza.

Nel 4° giorno: la piena presenza nell’apertura rilassata o rilasciata. Temi chiave: riposo all’aperto, rilasciato; la presenza aperta. L’osservatore astratto nella visione panoramica.

Nella contemplazione della natura c’è anche la contemplazione degli elementi: terra, acqua, fuoco, vento e spazio. I cinque elementi costituenti o anche i 5 sensi. Dalla contemplazione della natura è inclusa la contemplazione dei 5 elementi, dalla terra. Nella visione panoramica i 5 elementi si contemplano, terra acqua fuoco vento e spazio.

Oggi è il 5° giorno o tappa, è il giorno della piena presenza nei e con i pensieri. Non abbiamo parlato molto dei pensieri, il che è bene, è bene non curarsene troppo.

In certi approcci alla meditazione si viene invitati a riconoscere i pensieri ed a lasciarli scorrere, il che è positivo, ma per noi occidentale bipedi ipermentali può non rivelarsi utile. Invitare a non occuparsi dei pensieri induce a pensare. Così come se si dice: “Non pensare all’elefante bianco, cosicché questo viene subito in mente”.

Sentire piuttosto che pensare, sperimentare, restare nell’esperienza piuttosto che pensarvi. L’accento è sul sentire nell’esperienza, sentire nell’apertura. Dei pensieri non ce ne occupiamo e non ci occupiamo nemmeno del fatto di non pensare ai pensieri. Qual è il miglior modo di non far nulla? È di non essere là. Se non ci sono in quel tal posto è sicuro che non potevo farci nulla. Nell’approccio ai pensieri ed alle emozioni esiste l’approccio essenziale a non esserci. L’idea di non esserci è l’abbandono nell’aperto senza preoccuparci dei pensieri. La pratica coi pensieri presuppone rimanere nell’aperto. Come restarci? Lasciandosi andare nella visione panoramica.

Ora, per 5 minuti abbandonatevi nell’aperto, con la visione panoramica, lasciando andare nell’aperto e la mente si fonde nello spazio.

Bene, avete delle osservazioni?

Partecipante. Mi sono messa in postura per la visone panoramica, poi ho dovuto fare un body scan veloce perché avevo tensioni, quindi mi fondevo nello spazio.

Lama Denys Rinpoche. La stabilità viene gradualmente con l’addestramento, col richiamo, il divenire panoramico. Siate brevi ed efficaci, concisi e precisi.

Domanda. Cosa vuol dire mollare il pensiero o depositarlo da qualche parte, forse lo rimuovo?

Lama Denys Rinpoche. Non preoccuparti dei pensieri e rimani nella sensazione aperta, accettali come onde che vanno e vengono, compaiono e scompaiono naturalmente, non preoccuparti troppo, scompaiono naturalmente, nell’apertura sono come increspature sull’oceano, lasciale andare.

Domanda. Come stare nella spaziosità? Perché accadono le cose? In quanto te ne assumi la responsabilità, come stare?

Lama Denys Rinpoche. Non è un problema il fatto di posizionarsi nelle proprie responsabilità in modo aperto, semplicemente affrontiamo in modo aperto le nostre responsabilità. È la responsabilità di praticare la non violenza, sentendo lo spazio d’alternative e risorse da cui emerge un comportamento efficace e non violento, altrimenti, affrontando le responsabilità senza lo spazio, è ciò che induce lo stress.

Domanda. Ho provato a posizionarmi nello spazio al posto di ciascuna persona, è utile?

Lama Denys Rinpoche. È una concettualizzazione, però può permetterci di migliorare la relazione con l’altro, perché ci fa sentire l’altro, ci fa mettere in relazione con l’altro. Ma quando ci mettiamo nei panni dell’altro, in realtà ci identifichiamo con le proiezioni che abbiamo dell’altro.

Domanda. Ho avuto problemi col fatto di non essere là con la nostra mente, mi è capitato di stare in meditazione, credere di non pensare, ma in realtà di rendermi conto d’avere un pensiero. Come se avessi mandato un sicario ad uccidere. Quindi la cosa migliore è di non fare nulla?

Lama Denys Rinpoche. Ricordate il non sforzo, la non fabbricazione ed il non fare, ma rimando nell’aperto, è questo il modo per il non fare.

Partecipante. Ho percepito il fondermi con lo spazio, prima era bellissimo poi mi sono spaventata, ho vissuto lo sdoppiamento perché, da un lato mi sentivo agitata, ma, dall’altro, c’era una voce che mi diceva che ero rilassata.

Lama Denys Rinpoche. È importante che quando ci si rilascia, in un modo o nell’altro, può subentrare la sensazione di paura, al fondo di noi stessi c’è sempre paura. Se veramente ci abbandoniamo ed andiamo a fondo, prima o poi emerge una reazione, è la reazione dell’ego che si riprende. La pratica dell’addestramento è abituarsi a lasciar andare, così la soglia d’afferrarsi arriva sempre meno frequentemente. È un meccanismo di difesa dell’ego, perciò è naturale, non bisogna impaurirsi, è bene continuare con l’apertura, così bisogna continuare con l’apertura, è un segno di fiducia che ci deve indurre a continuare con l’esperienza dell’apertura.

Domanda. Quando ci mettiamo nei panni dell’altro, ci mettiamo nelle proiezioni, siamo allora in empatia con le proiezioni che abbiamo dell’altro?

Lama Denys Rinpoche. Non è l’empatia dell’altro, perché la vera empatia è la comunione non concettuale.

Domanda. Dopo una meditazione dinamica, sono andata in una situazione di benessere totale, gli altri s’agitavano per svegliarmi, può essere controindicato, se il risveglio è violento? È per quanto si può rimanere in quello stato tetha o di profondo benessere?

Lama Denys Rinpoche. Si può rimanere a lungo nello stato di distensione profonda, tutto il tempo che vogliamo, è lo stato in cui ci addormentiamo la notte. Quando siamo in profonda immersione la nostra fisiologia funziona ben, anzi meglio.

Facciamo una meditazione pratica di 30 minuti. La nostra presenza di corpo, respiro e mente Om Ha Hum, sono tre antiche sonorità che esprimono la piena presenza di corpo, respiro e mente. Sono le 3 dimensioni pure, profonde, fondamentali, del corpo, parola e mente.

Generiamo una motivazione altruistica e benevolente verso tutti, quindi ci stiriamo a seconda dei nostri bisogni, il che ci consente di sciogliere i nodi in noi presenti e di metterci a nostro agio. Assumiamo una postura comoda ed armoniosa, aiutandoci con un breve body scan della postura. Tre respirazioni lente e profonde. Per entrare nello stadio della piena presenza possiamo far risuonare la vocale A nell’apertura. Rilassiamoci, lasciamoci andare nell’aperto, nello sguardo panoramico, risuonando l’A. Facciamo risuonare un secondo l’A nell’incorporazione, facendo cioè corpo con tutte le sensazioni che ci provengono dai sensi aperti. Ritorniamo, proferendo la A, nella semplice presenza, lasciando essere così com’è. Dall’esperienza d’apertura completa di piena presenza nell’aperto, con la visione panoramica, nell’esperienza del respiro, nella simultaneità dell’attenzione al respiro continuo, al soffio che entra ed esce. Generiamo quindi un pensiero altruista, un pensiero positivo dedicando a tutti gli esseri il bene che abbiamo sperimentato.

Ci sono domande sulla meditazione?

Domanda. Il rilassamento, l’apertura è limitata dal corpo, le somatizzazioni della mente sul corpo impediscono una completa apertura?

Lama Denys Rinpoche. È importante trovare la miglior postura possibile per evitare dolori. Non ci sono qualità particolari, dolore, sintomo di una disarmonia o disfunzione, è quindi preferibile evitarlo. Il corpo diventa un limite quanto più ci attacchiamo e ci identifichiamo con esso. Ma abbiamo anche un corpo d’apertura che ingloba ogni fenomeno, così il corpo fisico ed il corpo d’apertura formano il corpo d’esperienza. Ci sono questi 3 corpi.

Domanda. Sentivo una certa energia emozionale come un guardiano che mi impediva di lasciarmi andare ed andare nell’aperto. Cosa ne dice?

Lama Denys Rinpoche. Lascia diffondere l’energia nello spazio, così ne sortisce l’effetto di scaricarla.

Partecipante. Il pensiero, dopo un body scan aveva piegato il mio corpo.

Domanda. Se arriva una sensazione spiacevole e, con la consapevolezza, non hai perso la consapevolezza della presenza mentale?

Lama Denys Rinpoche. Quando c’è un qualcosa di sgradevole, occorre essere in quel sgradevole, v’è la negatività positiva e quella negativa. La negatività positiva è una negatività verso cui diciamo che esiste, l’accettiamo perché nel mondo esistono cose negative, la negatività negativa è invece quando diciamo: “Quella cosa è li, e non va bene” e mi arrabbio.

AOM altruistic open mindfulness, HOM, over mindfulness training OMT, al centro della figura che vi mostro è la radiosità dell’apertura, il gakyl o struttura in 3 parti, il centro è luce, è vuoto, sono le 3 dimensioni della nostra persona: corpo, soffio e mente, o i 3 corpi dell’esperienza.

Mercoledì 18.06.16 pomeriggio

Lama Denys Rinpoche. Come praticare la piena presenza con le emozioni? Come gestire le emozioni con la piena presenza? Ci sono le emozioni conflittuali e di partecipazione. Le prime rispondono ad un conflitto duale: le passioni. Che sono la collera, desiderio, attaccamento, stupidità, rabbia, odio, ottusità, invidia, orgoglio. Le principali sono le pulsioni d’attrazione, repulsione e d‘indifferenza. Non entriamo in un’analisi delle emozioni. Ma, come farvi fronte nella vita quotidiana? Non sono in sé un problema, ma sono naturali, ma occorre saperle riconoscere ed accoglierle.

Il miglior modo per saperle discernere, è utilizzare il pannello di controllo, il cruscotto come quello d’un autoveicolo o un aereo. Se siamo attenti al nostro corpo, sentiamo l’emozione emergere già nel corpo. Se m’arrabbio lo sento. Sentiamo la rabbia salire. In una situazione di tensione sentiamo l’incremento dell’adrenalina. E, per l’attaccamento, sentiamo l’avidità salire. È un pannello di controllo del nostro corpo. È una reazione fisica, come le palpitazioni cardiache, gli atti respiratori, le secrezioni indotte dalle stesse emozioni di base o messaggi transculturali, che producono le medesime risposte fisiologiche. Le emozioni conflittuali hanno a che vedere col modo di praticare. Le altre emozioni di partecipazione, sono d’empatia, partecipazione, compassione, altruismo, comunione: inducono l’armonia invece del conflitto. Le une conducono all’armonia e le altre alla disarmonia. Le dimensioni delle sensazioni positive e negative, ma senza dar loro un senso morale sulla base d’un autorità ma pos o neg sulla base dell’armonia o disarmonia. Sono le 3 H: harmony, health, happiness. L’armonia è nello stato di salute che è felicità, armonia è benessere sukka (in sanscito: gli ingranaggi che girano bene) e disarmonia malessere dukka (in sanscito: gli ingranaggi bloccati). Qual’è la differenza tra emozioni conflittuali e partecipazione? È la polarizzazione o presa, l’afferrare, la polarizzazione. I due poli della polarità sono in opposizione ed in uno stato conflittuale. Può essere una reazione conflittuale d’attrazione, repulsione, una relazione conflittuale da indifferenza od ignoranza.

La conflittualità polarizzata la possiamo rappresentare in una scala da 0 a 100. Ogni emozione ha una intensità con differenti tonalità emozionali come orgoglio, invidia. Ciascuna può essere più o meno polarizzata. Le emozioni conflittuali sono molto polarizzate. Mentre quelle poco polarizzate sono di partecipazione. La depolarizzazione o de-afferrare è il passaggio da un emozione conflittuale ad una di partecipazione. Le emozioni conflittuali sono difetti, problemi, mentre quelle partecipative sono delle qualità. La presa o afferrare e la sua assenza fanno la differenza, mentre le risorse sono nel mollare la presa.

Prendiamo, ad esempio, la collera o l’aggressione od il tu che colpisce od uccide, in questo tu c’è la polarità, e siamo in uno stato d’aggressione e di collera. Se tendi alla depolarizzazione, allora può emergere un’intelligenza nell’emozione. Nella depolarizzazione della rabbia può nascere un’intelligenza che ha un carattere di acutezza, penetranza, precisione, incisività, minuziosità. Se queste caratteristiche si caricano di polarità, diventano collera. Le emozioni conflittuali depolarizzate possono diventare risorse, così se le emozioni positive si caricano e si polarizzano diventano conflittuali. Ciò che la fa differenza è la presa, che è la malattia. È la presa conflittuale che fa, rende le emozioni conflittuali, rendendole fonte di malessere e di disarmonia. Le emozioni conflittuali sono duali, mentre quelle di partecipazione sono non duali e senza partecipazione. La guarigione è nel lasciare la presa, perciò pratichiamo il lasciar la presa. Come? Facendo in modo che le emozioni, i conflitti diventino di partecipazione empatica. Nella pratica delle emozioni individuiamo 3 tappe. La prima è riconoscere le emozioni: accogliendole e mai rifiutandole. Ma noi non desideriamo le emozioni conflittuali e siamo portati a cacciarle. Vade retro! Il cacciarle non solo è infruttuoso ma lo peggiora. L’atteggiamento da prendere è di rimanere imperturbabili di fronte alle emozioni. Il segreto è di fare esattamente il contrario, lasciando le emozioni. Accogliendo le emozioni, lasciandole venire, generare ed incrementarsi, salire. Per quindi mollare la presa, lasciare nell’apertura. Quindi dobbiamo incorporare le emozioni. Invece di respingerla occorre respirare con l’emozione. Respirare l’emozione, inspirando l’accolgo ed espirando l’abbandono. Non si tratta di distanziarsi ma d’avvicinarsi, fino ad incorporare l’emozione. Accogliendola nell’inspirazione e rilasciandola nell’espirazione: significa anche rilassarsi. È come un sole che si scarica all’aperto. Lasciamo che questo processo si svolga. Incorporare e rilasciare è la 2° tappa. Una volta che siamo nell’incorporazione segue una risposta depolarizzata, la prima è riconoscere, accogliere, mentre la seconda è incorporare e lasciar caricare, e la terza, una volta pacificati, nell’aperto rispondere in base alle circostanze.

Domanda. La coscienza crea l’io o è l’io che ci fa polarizzare?

Lama Denys Rinpoche. L’io è la polarità.

Domanda. C’è un modo di spiegare ciò ai bimbi, per aiutarli a risolvere i loro problemi?

Lama Denys Rinpoche. Si può benissimo spiegarlo ai bimbi. Elise Scnell, olandese, ha fatto dei libri in proposito. Si tratta di inspirare accogliendo e rilassando nella espirazione lasciando andare. Educazione all’intelligenza emozionale sperimentata nelle scuole pubbliche a Singapore con ottimi risultati.

Consideriamo un’emozione sgradevole, che ci porti problemi, che ci stimoli l’adrenalina, ad esempio: col vicino, capufficio. Ora sentite l’emozione e reperitala nel corpo e sentire cosa scatena. Piuttosto che scacciarla, la lasciamo venire. Il respiro con l’emozione, la accogliamo e nell’espirazione ci distendiamo con essa. Accogliamo l’emozione nell’interazione ed espirandola possiamo vedere come si scarichi. In particolare continuiamo a coltivarla nell’apertura, nello sguardo panoramico. Rimaniamo aperti nella piena presenza aperta, semplicemente. Attraverso questa pacificazione per lo scaricarsi delle emozioni è possibile esprimersi nel modo piu semplice ed adeguato. È un modo per iniziare a lavorare con le situazioni che ci agitano.

È possibile, impegnandosi, a riuscire a lasciar andare, scaricando ogni emozione con l’espirazione. È importante respirare nell’apertura, lasciare la presa.

Domanda. Con una persona che mi rifiuta, chiusa, completamente refrattaria, come fare?

Lama Denys Rinpoche. Se l’altro rifiuta la comunicazione, allora accogliamo il suo rifiuto, altrimenti non facciamo altro che rincarare il suo blocco, se rimaniamo aperti l’apertura richiama l’apertura.

Domanda. Come facciamo a lasciar andare? Razionalizzando?

Lama Denys Rinpoche. Respirando, senza giudizio, non razionalizzando, giustificare, ma respirare nell’accoglienza e rilasciando lasciandoti andare nell’espirazione stando nell’aperto. È da un punto di vista concettuale che possiamo sbrogliare le emozioni ma si tratta di lasciar andare l’energia delle emozioni. L’indifferenza subentra quando è troppo e vogliamo nascondere qualcosa. Nella non presa nel scaricare l’energia di troppo delle emozioni non è l’indifferenza, che è una forma sottile di rifiuto. L’indifferenza stessa possiamo accoglierla, e nella respirazione lasciarla scaricare. Nella respirazione v’è una gran stabilità. Nella dinamica dell’accogliere inspirando e sorridere espirando c’è una partecipazione che è tutt’altro che indifferenza, che è la voglia di non voler essere disturbati, di rifiutare d’essere disturbati, mentre invece dobbiamo accoglierlo. In uno stato d’osservazione e di piena presenza è possibile accorgersi che c’è qualcosa che non va nel corpo. Nella pratica delle emozioni è importante procedere per piccole tappe, iniziando dai problemi piu importanti. Facciamo un altro esercizio, ovvero lo stesso ma con un emozione gradevole, nella meditazione camminata in pena presenza, con pause, apertura e sguardo panoramico, contemplando sia piccoli oggetti vicino che grandi in lontananza, qul che si presenta in tutti gli elementi. Ci abbandoniamo nell’aperto, lasciandoci andare in quest’esperienza piacevole. Contemplate lo spazio, la mente e lo spazio non duali, ma in una cosa sola, permeati di chiarezza.

Gli atteggiamenti del giorno: i pensieri e le emozioni, atteggiamenti: lo spirito del principiante, sentire invece di pensare, il non giudizio, accogliere / accettare, lasciar andare all’aperto, lo stato di presenza aperta, il non sforzo, non distrazione e richiamo, pazienza.

Integrazioni: mattino con la motivazione, body scan a letto, lavarsi i denti, farcendosi la doccia. Nella giornata: mangiando e camminando, piccole pause, contemplare la natura ed il cielo ed i 5 elementi, lavando i piatti e facendo le pulizie. Osservare le nostre reazioni di fronte agli eventi. Applicare le tre tappe. Piena presenza nelle situazioni d’attesa. Sera: bilancio della giornata, compilare il quaderno, body scan a letto.

Il settimo punto è la non distrazione. Non distrarsi dallo stato di piena presenza, restandoci continuamente. Se ce ne distraiamo, ci torniamo tramite il richiamo, attraverso l’osservazione astratta, la nuda visione e la visione aperta distesa. La non distrazione attraverso il richiamo consente di tornarvi continuamente. È un lungo addestramento. Le nostre abitudini ci distraggono continuamente, il nostro mentale ci distrae continuamente dalla piena presenza, il mentale ci fa ripescare il passato o proiettare nel futuro. Il mentale è figlia della distrazione che si affronta col continuo richiamo. L’abitudine del richiamo pian piano può avere la meglio sull’abitudine del mentale che ci prende continuamente. Dobbiamo sempre praticare l’abitudine al richiamo per tutta la vita. Le emozioni in sé stesse, ogni volta che le percepiamo dobbiamo esercitare l’addestramento. Integrazione nei momenti d’attesa: al semaforo rosso, facendo la fila al supermercato ecc.

Ad esempio, se incontrando una persona facciamo un respiro profondo, può essere un ottimo modo per ascoltarla, così come realizzare l’ascolto profondo con la persona, il che lo vedremo domani.

Giovedì 19.05.16 mattino.

Oggi è la 5° giornata, e parleremo di relazioni e comunicazione. Ci sono molti aspetti interessanti che meritano d’essere affrontati con uno sguardo critico. Ci sono valutazioni di tipi qualitativo e quantitativo. La piena presenza è un’esperienza di relazione. Ciò che possiamo chiamare buona relazione è basata sulla piena presenza. Una buona relazione, non solo interpersonale, ma verso tutte le cose, è una relazione armonica. Harmony health happiness. Una buona relazione è armoniosa ed una relazione armoniosa è buona, positiva, ed è una relazione di salute. E non si sviluppa dalle emozioni concettuali ma di partecipazione. Mentre una malsana relazione si basa su relazioni conflittuali. Una buona relazione si basa sulle emozioni di partecipazione e si posiziona in un modo libero dalla fissazione e dalla presa. Ed è nella piena presenza che si coltiva la non presa. Giungiamo quindi alla non presa come dimensione della piena presenza. Una buona relazione è basata anche sull’empatia, che è anche piena presenza empatica, che a sua volta proviene da un’apertura attenta, e l’apertura e l’attenzione conducono all’empatia. Ieri nel film avrete notato che l’empatia se presa da sola può portare al burn out. L’empatia ha una dinamica, di disponibilità, ricettività, cui segue l’auspicio e d’azione orientata al bene altrui che possiamo chiamare compassione. La compassione è l’auspicio che gli altri siano liberi dalla sofferenza e dalle sue cause. L’empatia profonda conduce alla compassione e benevolenza altruismo. È un’esperienza naturale non non concettuale. Il fil di ieri sera era molto interessante, ricordate lo studio sui neonati sula loro capacità d’avere una coscienza morale? La domanda è: cos’è la coscienza morale? Riprendendo l’esempio del bimbo afferrato al volo dal padre sul bordo del pozzo, nel padre c’era una coscienza morale? Dalla coscienza morale si presume che di fondo ci sia un codice morale, proveniente da una fonte divina o che abbia una connotazione sociale. V’è una fonte empatica naturale. Quanto più siamo in empatia con gli altri, tanto più siamo in una relazione o sfera che ci fa danzare, unire alle cose, con gli altri. Se una persona non riesce a prendere un oggetto viene spontaneo porgerglielo. Non si tratta affatto d’un atto morale, non è affatto necessaria tutta questa giustificazione morale. È una cooperazione naturale, questa è l’empatia. Noi abbiamo uno spirito del corpo sia nella nostra dimensione personale, ma anche facendo corpo con gli altri. Se la mano sinistra si ferisce la destra interviene curandola, e viceversa. La destra considera la sinistra come sé stessa e viceversa. Si tratta d’uno spirito di corpo il fatto che le due mani sono partecipi della stessa empatia. Ai bimbi molto piccoli, preferivano il comportamento gentile, non certo violento, questo sta a dimostrare che si basa su un comportamento naturale. Vi può essere un’etica naturale, fondata sulla piena presenza? È un etica fondamentale fondamentale fondato sulla piena presenza. A nessuno piace che gli si faccia del male. Questa etica è nella regola d’oro: non fare agli altri ciò che non vorresti ricevi, ama il tuo prossimo come te steso. Il fondo è lo stesso, sia che abbiano un carattere religioso che umanista, il significato è sempre rispetta gli altri, ed è la base della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Vi è uno stato d’etica naturale legato all’empatia ed all’altruismo, ed è una delle 3 dimensioni della piena presenza. Come addestrarsi in questa qualità? Addestrandosi alla piena presenza con ed attraverso il respiro. Per addestrarsi alla compassione altruista un ottima pratica è accogliere ed offrire nella respirazione, accogliere e ricevere nel dare. Nell’inspirazione impariamo ad accogliere e ricevere, ricevere fino al profondo del nostro cuore, al di là di qualsiasi resistenza. Allo stesso modo nell’ispirazione si tratta di offrire e dare che parte dal più profondo di noi stesi, è il darsi completamente. Inseriamo un ora esercizio per rendere meglio questo concetto.

Respiriamo bene, assumendo una postura comoda e corretta. Facciamo una respirazione profonda, dall’attitudine di apertura nello sguardo panoramico sentiamo il va e vieni della respirazione nella sua continuità. Nell’inspirazione accogliamo ed integriamo in più cicli successivi, senza riserve o resistenze. Ed una volta accolta la situazione presente, nell’espirazione ci offriamo a questa situazione presente, con alcuni cicli respiratori. Una volta familiarizzati negli atti respiratori possiamo associarli e nell’inspirazione accogliamo ala situazione presente così com’è e nell’espirazione ci offriamo alla situazione presente così com’è. In questo duplice movimento: nell’inspirazione accogliamo la sfera al di fuori di noi e nell’espirazione offriamo la nostra sfera interna.

Partecipante. In questo momento di dare e ricevere, riuscivo ad avere questo slancio, sia in uscita che in entrata, mi evoca una costruzione mentale, perché non so cosa vuol dire completamente.

Lama Denys Rinpoche. Continua a farlo naturalmente e completamente, senza resistenze, esitazioni. Fallo con naturalezza fino a toccare il fondo.

Graziella. Da parte mia, dato che non è facile, mi aiutavo col richiamo della motivazione.

Lama Denys Rinpoche. È un modo particolare per evocare l’addestramento, è bene iniziando a sentire cosa si tratta, nell’esperienza più semplice possibile. Le emozioni forti sono segni che pratichiamo veramente, a patto di mantenere l’apertura, in cui non c’è paura ed il corpo può partecipare a questo movimento di accogliere e d’offrire. A questo esercizio si può con le mani aprire ed accogliere.

Domanda. Porre l’attenzione?

Lama Denys Rinpoche. Una piccola modificazione della respirazione permette di sentire e con l’addestramento diviene naturale.

Domanda. È meglio respirare col torace o con l’addome?

Lama Denys Rinpoche. Respirate normalmente ed armoniosamente con una lieve predominanza addominale.

Facciamo lo stesso esercizio con chi ci è di fronte, una respirazione naturale, accogliendo nell’inspirazione, è come se dolcemente dicessimo “buongiorno”, e nell’espirazione offriamo, fino ad offrire un sorriso, un sorriso naturale e spontaneo, in una respirazione globale.

Partecipante. Mi veniva un sorriso: sia nell’inspirazione che nell’espirazione.

Partecipante. Ho avuto un esperienza di polarizzazione della focalizzazione.

Lama Denys Rinpoche. Le persone, ci sono quelle che sentiamo come buone, negative, neutre. È lì l’addestramento, l’accoglierle senza giudizio ed accoglierle senza ostacoli aprioristici.

Domanda. Ho trovato difficile quest’esperienza, non è facile entrare in empatia con l’altro, perché l’ho trovato uno stimolo importante a lavorare con me stessa. Cosa ne pensa?

Lama Denys Rinpoche. È una pratica difficile e non a caso ci si addestra, ci si allena, con una atteggiamento d’offerta e disponibilità che è molto importante per entrare in comunicazione con l’altro.

È importante che le emozioni che percepiamo nell’altro siano sempre ciò che risuona in noi stessi, non attribuiamo all’altro certe emozioni che sono senz’altro le nostre.

Domanda. Quindi l’altro ci permette di conoscerci?

Lama Denys Rinpoche. L’altro ci permette d’essere uno specchio delle nostre sensazioni e ci permette di essere maggiormente accoglienti, non solo verso gli altri, ma anche verso noi stessi. È un’esperienza che potete continuare nella vostra vita, anche a tavola, quando mangiate. Rimanete quindi nella visione panoramica pur indirizzandolo verso sinistra o a destra. È importante mantenere lo sguardo dell’osservatore astratto, aperto e senza giudizio.

Domanda. Ad un certo punto nel momento della massima espansione ho percepito i colori gialli. Cosa ne pensa?

Lama Denys Rinpoche. È naturale, continua pure.

Meditazione.

Iniziamo con l’entrare nella piena presenza con la motivazione corretta. Assumiamo la postura comoda e corretta. Utilizziamo Hom, Ha, Hum come richiami alla piena presenza, come aspetti della piena presenza del corpo parola e mente, evochiamo la motivazione altruistica, facciamo 3 respirazioni lente, complete e profonde.

Facciamo vibrare la A in un atteggiamento d’apertura, abbandono completo, nell’espirazione. Con la 2° A c’è unincorporazione, un’integrazione dell’esperienza così com’è. Con la 3° A entriamo nella semplice presenza dello stato.

Dalla visione o sguardo panoramico scaturisce la sensazione continua del respiro senza interruzione. Particolarmente, invito a porre l’attenzione sull’espirazione, all’apertura nello sguardo panoramico. Rimaniamo qui completamente aperti nella chiarezza lasciandoci andare. È importante utilizzare in modo alternato i diversi aspetti della piena presenza, alternando a seconda delle circostanze, alternando quel che c’è.

Alla fine respirate profondamente, stando nell’accogliere, nell’offrire nella respirazione, con una attenzione globale, generale.

Terminiamo con un auspicio benevolente che questa pratica posa essere utile a tutti senz’eccezioni.

 

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