Dagpo Rinpoche : I consigli in 100 versi di Padampa Sangye

dagpo-rinpoce-hhInsegnamento di Dagpo Rinpoche sul testo: “I consigli in 100 versi di Padampa Sangye” all’Istituto Lama Tzong Khapa, Pomaia, PI, 9-10.07.16. Traduzione dal tibetano in italiano di Fabrizio Pallotti. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, revisione di Graziella Romania e dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per qualsiasi errore ed omissione.

Dagpo Rinpoche.

Un carissimo ed affettuoso saluto a tutti voi che siete venuti qui ad ascoltare gli insegnamenti.

La prima volta che venni qui fu molti anni fa, in occasione degli insegnamenti del gran Lama Vajradara Ling Rinpoche,venni ad ascoltarlo e ad assisterlo, era l’inizio dell’attività dell’Istituto.

Il fatto importante ora non è tanto che mi rincontro con qualcuno di voi, ma che vogliamo essere di beneficio a noi stessi ed agli altri. Come? Ascoltando e praticando il sentiero Mahayana.

In passato sono passati da qui moltissimi grandi lama, il che è molto positivo: un’interdipendenza positiva dell’insegnamento.

Padampa Sangye era un mahasidda, contemporaneo di Millarepa con cui entrò in gara per dimostrare chi avesse più realizzazioni. Ed incontrandolo, Padampa Sangye disse a Milarepa che avevano raggiunto le stesse realizzazioni, che non avevano bisogno d’insegnare e d’apprendere l’uno dall’altro. La storia del loro incontro è molto bella e la troviamo tra i Canti di Milarepa. Entrambi sapevano delle realizzazioni l’un dell’altro e Milarepa andò ad incontrarlo, prendendo la forma d’un cespuglio lungo la strada e Padampa Sangye lo riconobbe immediatamente e gli disse: “Oh sei venuto ad incontrarmi!” Alcuni pensano che Padampa Sangye fosse Kamalashila, ma quest’ultimo visse molto tempi prima, in quanto era contemporaneo del Re Tibetano Trisun Detsen, che visse molto prima di Millarepa. Kamalashila è uno dei maestri indiani che dall’india andò in Tibet e fece parte della seconda ondata di propagazione del Dharma. Pur non essendo la stessa persona è probabile che ne fosse il suo continuo mentale.

Questo testo breve di 100 consigli contiene tutti gli insegnamenti dei sutra e dei tantra, ma non ha una progressione graduale. Perciò, ad un profano sembrerebbero dei consigli sconnessi, proprio perché erano rivolti a diverse persone dalle differenti attitudine. È importante, è fondamentale, non solo ascoltare, ma comprenderne il significato, così la mente migliora progredendo nella comprensione della vacuità e della bodicitta. Perché questo si possa realizzare, è necessario che l’esposizione sia la più semplice possibile. Ad esempio, affinché la nostra pratica sia organizzata nel sentiero graduale, dobbiamo far sì che sia organizzata come gli elementi d’una cucina: dove troviamo le pentole adatte per ogni funzionalità, e sono presenti, al loro posto gli elementi adatti. Così la pratica del Dharma deve avvenire in una mente organizzata che sa dove inserire quel preciso elemento e ciascun Dharma che ascoltate ha un suo scopo e va inserito in un certo contesto.

Cos’è l’organizzazione del sentiero? Sono gli stadi comuni dei tre individui dalgli scopi: inferiori intermedio e superiore, così come insegnato dal Jowo Atisha. È bene sapere precisamente dove va inserito ciascuno di questi consigli specifici. Per rinfrescarvi la memoria rivediamo un brevissimo testo del Lam Rim: “La meditazione panoramica che racchiude i punti del sentiero graduale” del gran maestro Lobsang Jimpa.

Generiamo a questo punto la motivazione corretta, avendo ottenuto questo corpo speciale, percio lo dovremo impegnare a favore di tutti gli esseri senzienti. Anzi, fermiamoci e meditiamo per alcuni minuti su questa fondamentale motivazione. Abbiamo così ricevuto la trasmissione orale della meditazione panoramica del gran maestro Lobsang Jimpa, che riflette gli scopi dell’individuo di scopo intermedio ed inferiore. Avendo compreso le libertà e ricchezze, l’individuo di scopo inferiore ha in comune con gli altri l’impermanenza, la morte ed i risultati. L’individuo intermedio ha in comune la riflessione, la meditazione sulle varie sofferenze e le loro cause, che sono appunto lo scopo da abbandonare. L’individuo di scopo superiore ha in comune gli stadi principali; in comune sono la bodicitta, la pratica delle Sei Perfezioni (generosità, moralità, pazienza, sforzo entusiastico, concentrazione, saggezza) ed i Quattro modi di radunare i discepoli (Donare aiuti materiali. Utilizzare parole gentili. Insegnare pratiche specifiche. Fornire un perfetto esempio tramite il proprio modo di vita.) L’individuo di scopo superiore ha in comune anche il veicolo del mantra segreto, sono (1) ricevere iniziazione completa, (2) ricevere i samaya e le promesse, (3) mantenendo puri gli stadi di generazione e del completamento.

Padampa Sangye rimase a lungo in Tibet, visitandolo e dando insegnamenti in lungo ed in largo, ma soggiornò sopratutto nella regione di Tingri, e prima di tornare in india, gli chiesero gli ultimi consigli prima di partire. Padampa Sangye è rappresentato come un sadhu indiano dai capelli bianchi e la barba bianca molto lunga, un dothi alla vita. Insegnò il Chod, che divenne poi molto famoso in Tibet. Veniamo al testo: I consigli in 100 versi di Padampa Sangye.

1 “Gente di Tingri, tutte le attività di corpo, parola e mente: fate in modo che siano in relazione al dharma, è la miglior attività”. Fate in modo che diventino pratica di dharma. Qual’è la differenza tra le azioni che diventano e non diventano dharma? Il dharma sono gli atti devozionali, recitare i mantra? No, questi sono solo dei mezzi della pratica del dharma. Cos’è che diventa dharma? Almeno non avere attaccamento per le fantasie di questa vita. Quando non le nutriamo siamo entrati nel regno del dharma. Vuol dire di non condurre la vita ricercando la felicita soltanto per noi stessi, la nostra famiglia ed i nostri cari, quello è il significato di condurre una vita nel dharma. Parlo di tutti quei pensieri che ci portano a cercare sempre il meglio solo per noi stessi, i nostri familiari ed amici. Ma possiamo riuscire ad abbandonarli completamente? No, sarebbe troppo difficile, perché la mente è troppo abituata in quella direzione. Noi abbiamo tantissimo attaccamento al nostro corpo, possedimenti, fama, ecc. e non possiamo certo abbandonarli in un solo colpo. Dobbiamo renderci conto di come costantemente siamo legati da questi falsi miti, rendendocene conto per potercene liberare. Non fraintendete, non significa che non dobbiamo prenderci cura di noi stessi né essere in salute. Tutto ciò è necessario, dobbiamo prenderci cura di noi stessi, senza tuttavia farlo diventare un compito d’importanza fondamentale. Devo lasciare la famiglia, moglie, marito e figli? No, anzi dobbiamo dar loro amore, perché l’amore non danneggia mai, è solo di beneficio. Il punto è non avere attaccamento, quindi: tanto amore, ma senza attaccamento! La prima cosa è riconoscere come l’attaccamento guida la nostra vita ma non è di beneficio a nessuno, il che ci porta ad afferrarci sempre più al samsara, ad afferrarci al divenire. Dal momento che non possiamo cambiare improvvisamente, ma ci vuole pazienza e gradualità, occorre agire gradualmente, in modo che, a poco a poco, la nostra presa, il nostro attaccamento pian piano svanisca. Allora, seppur lentamente, ci stiamo incamminando nella direzione del dharma.

2 “Gente di Tingri, affidatevi completamente ai Tre Gioielli e le loro benedizioni non possono che man mano aumentare.”

3 “Gente di Tingri, concentratevi sugli scopi futuri, sulle vie future senza farvi invischiare dalle fantasie di questa vita, il che vi porterà ai più alti conseguimenti.” Il che è quasi impensabile per la gente comune, ma sicuramente sarete in grado di farlo se praticate bene il dharma.

4 “Gente di Tingri, i famigliari sono effimeri come la folla nel giorno del mercato. Non cadete con loro in dispute o litigi.” Perciò, nel momento in cui sei insieme: non litigare, non discutere, non separarti, perché tutti saranno poi separati. Voi vivete con le vostre famiglie, vivete coi vostri famigliari, e vi capita di litigare, accapigliarsi, ma saremo comunque separati, ci penserà la morte. Che senso ha allora litigare? La separazione è certa, ma nessuno può dire quando avverrà. Allora, che senso ha litigare nel momento in cui si è insieme? Non è forse meglio trascorrere quei momenti con affetto e gioia, anziché litigare?

5 “Gente di Tingri, la ricchezza è come uno spettacolo di magia, sono cose che avete in prestito, non rimanete legati dal nodo dell’avarizia.” Pensando a ciò l’avarizia diminuisce. Tutti noi abbiamo l’orologio, e questo è il mio orologio. Ma quando me ne andrò, dove andrà quest’orologio? È questo senso d’attaccamento per le cose, al mio, lo dobbiamo eliminare, perché non serve.

6 “Gente di Tingri, il corpo è come un sacco pieno di sporcizia, non viziatelo per farvi belli.” Ma noi non lo consideriamo così, perché lo vogliamo bello e ci attacchiamo ad esso, è l’attaccamento al corpo che dobbiamo eliminare, il che non significa che non dobbiamo lavarci, nutrirci, ecc. dobbiamo “solo” impegnarci ad eliminare l’attaccamento al nostro corpo.

7 “Gente di Tingri, la famiglia e gli amici sono come l’inganno d’uno spettacolo magico, tagliatelo alla radice.” Anche a livello immediato, coi familiari basta una sola parola per avversare completamente quella persona che apparentemente ci è cara. Perciò non ha senso attaccarci.

8 “Gente di Tingri, la nazione e la terra sono precari come i campi dei nomadi: non attaccatevi.” Dove eravamo infatti nella vita passata e dove saremo in quella futura? Così non ha proprio senso essere attaccati a questa vita.

9 “Gente di Tingri, il paese natale è prodotto dal karma in comune coi sei tipi di esseri. Perciò non non attaccatevi all’Io o al sè.” Evitate d’avere una forte concezione del sé, perché quel carma è in comune con tutti gli altri.

10 “Gente di Tingri, il giorno cui siete nati è giunto il messaggio della morte, perciò ricordate che non c’è tempo da perdere.” E su questo dobbiamo riflettere. Proprio perché siamo dei fenomeni momentanei che non rimangono uguali un solo momento, quello è la prova che morirai, proprio perché non perduri per un solo istante. Morte, impermanenza, natura dell’impermanenza: nell’istante steso in cui nasci ti stai avvicinando alla morte, sei come un condannato che viene portato al patibolo: il percorso dalla cella al patibolo.

11 “Gente di Tingri, impegnatevi senza distrazione nel puro dharma, dopo, la morte vi guiderà nel sentiero.” Solo il dharma vi potrà guidare efficacemente in questo breve cammino! Perciò il dharma è la guida sul sentiero. Se non stiamo attaccati alla nostra vita ma pratichi il dharma, generando aspirazione per la vita futura e le azioni per il mahayana, facciamo in modo che le nostre azioni diventino virtù. In questo modo esse ci guideranno.

12 “Gente di Tingri, la verità di causa effetto garantisce che le azioni generino i loro effetti. Perciò, dato che le azioni positive generano buoni effetti e quelle negative danno effetti avversi, evitate le azioni malvagie”, perché esse vi trascineranno in basso, facendovi perdere la strada del dharma.

13 “Gente di Tingri, le vostre pratiche sono come un paese sognante. Realizzate la non azione.” Lasciate perciò alle spalle le attività che sono come un sogno, mettete in pratica la non azione. Comprendi la mancanza di vera esistenza. Il che va ascritto agli stadi del sentiero dell’individuo dallo scopo superiore, al punto della visione speciale.

14 “Gente di Tingri, abbandonate ciò cui siete più attaccati, perché, qualsiasi cosa sia, è completamente inutile”. Niente di ciò cui siete attaccati vi sarà di beneficio al momento della morte.

15 “Gente di Tingri, siccome non rimarrete per sempre in questo mondo, cominciate già ora a fare i preparativi per questo viaggio”, il che va inserito tra gli obiettivi dello scopo inferiore, ovvero dell’impermanenza.

16 “Gente di Tingri, nella foresta le scimmie vivono felici ed a loro agio, ma ai margini il fuoco la sta già bruciando”. Ci culliamo in cosiddetti piaceri effimeri, senza considerare che la morte ci è vicina.

17 “Gente di Tingri, la nascita, la malattia, la vecchiaia e la morte sono come un fiume senza un ponte né un guado, è ora di preparare il ponte per liberarci dal samsara.” Il che, come il verso precedente, è in relazione all’individuo dallo scopo intermedio.

18 “Gente di Tingri, negli stretti passaggi dalla nascita alla morte ed allo stato intermedio ci sono i cinque veleni in agguato, perciò affidati al maestro che ti guiderà attraverso questi pericoli.” L’odio, l’attaccamento, l’ignoranza, l’invidia e l’avarizia sono come dei banditi, e, per liberartene, affidati al maestro che ti condurrà in luoghi sicuri. Altrimenti, queste forme mentali continuamente si presenteranno a prender possesso della mente.

19 “Gente di Tingri, affidandovi al maestro non rischiate di cadere, perciò portatelo sempre sulla cima del capo.” Se t’affidi alle cose di questa vita, esse sono instabili, perciò porta sempre il maestro sulla cima del capo. La radice del sentiero è il modo giusto d’affidarci al maestro spirituale.

20 “Gente di Tingri, se il vostro maestro vi guida, troverete tutto ciò che cercate, perciò maturate fede e devozione come incentivo al cammino”. Quindi, se farete affidamento sl maestro non rischierete di cadere, e raggiungerete qualsiasi conseguimento, coltivate fede e venerazione come nutrimento del vostro cammino.

09.07.16 pomeriggio.

Prima d’iniziare gli insegnamenti, ravviviamo la nostra motivazione in questo modo. Ora, che sono vivo, ho un corpo umano, ho potuto ascoltare gli insegnamenti, possiedo tutte le condizioni interne ed esterne per raggiungere l’illuminazione per tutti gli esseri senzienti. Ed è per questo motivo che m’impegnerò: ora, domani e per sempre.

21 “Gente di Tingri, coloro che hanno ricchezza sono anche avari, perciò siate generosi con imparzialità”. Il consiglio qui è di non essere avari. Proprio perché nella nostra vita si conseguono dei beni, non attaccatevi ad essi, ma siate di beneficio agli altri, aiutateli, aiutate chi ha bisogno. Producete la pratica della generosità, che vuole dare, che non s’attacca, ma vuole dare agli altri. Molti di voi conoscono le quattro generosità, di cui la prima è la generosità per le cose materiali, la seconda è la generosità del dharma, la terza è di proteggere dalla paura e la quarta è la generosità del dare amore. È chiara per tutti la generosità per i beni materiali, mentre la seconda è quella del dharma, che è anche rispondere a delle domande, dando i consigli richiesti, o facendo preghiere pensando che quel suono giunge alle orecchie delle persone sofferenti. Recitando le preghiere od i mantra visualizziamo tutti gli esseri che recitano con noi le preghiere, generando infiniti benefici. Tutti noi recitano il mantra di Cenresi ma quanti conoscono la profondità del mantra? Mani si riferisce al metodo, l’amore e compassione universale, e hum si riferisce alla saggezza alla realtà profonda. Mani contiene il significato del sentiero graduale a partire dalla radice del sentiero: l’affidarsi al guru fino alla visione speciale, peme racchiude la saggezza. Il mantra è la totale integrazione di metodo e saggezza. Om è il risultato, è formato da ha ho ma: sono i 3 corpi supremi di Buddha. Questo è riferito al secondo tipo di generosità. Il terzo tipo, di proteggere dalla paura, è anche proteggere dei piccoli animali che rischiano d’essere schiacciati sulla strada. Il quarto tipo è l’amore, meditare l’amore per tutti gli esseri, l’amore nel Buddha ha due aspetti sia do desiderare che tutti siano felici sia l’amore che vede la bellezza. La pratica della perfezioni della generosità è integrare questi aspetti nella nostra vita quotidiana. Se l’integrate in questo modo non c’è un solo istante in cui non è possibile praticare la generosità, in questo modo è possibile portarla avanti in qualsiasi situazione.

Perciò siate generosi con imparzialità, verso tutti nello stesso modo.” Perciò l’oggetto della nostra generosità dev’essere chiunque, senza essere deviati da alcunché. Consiglio a tal fine di studiare la sezione sulla perfezione della generosità del Lamrim Chenmo di Lama Tzong Khapa. La perfezione della Generosità si riferisce all’individuo dallo scopo superiore.

22 “Gente di Tingri, chiunque ha potere ha pure negatività, abbandona il desiderio per gli stati elevati e per il potere.” Più potere hai più hai responsabilità, il che ti spinge ad accumulare più negatività, e ad avere più svantaggi. A meno che siamo in situazioni in cui abbiamo capacità e potere che è maturato, e non ricercato nella nostra vita, dobbiamo far di tutto per usarlo bene. Altrimenti non dobbiamo affatto ricercare il potere, perché è completamente inutile, perché ci porta più responsabilità, quindi più preoccupazioni, con la conseguenza di sbagliare facilmente, gli svantaggi sono riferiti all’individuo dallo scopo intermedio.

23 “Gente di Tingri, chi è ricco ed in posizione elevata non è felice, tieni le mani sul cuore.” Il che significa: sono a posto, sono contento così. È evidente: più hai ricchezze più hai preoccupazioni.

Quindi, le ricchezze ed il potere, se li hai già, usali bene e per gli altri, altrimenti non va bene ricercare sempre più ricchezze e potere.

24 “Gente di Tingri, nella vita futura i familiari ed amici sono rari, perciò riponi fiducia nel dharma.” Dipende da come agisci in questa vita, perché non è detto che nella prossima avrai tanti amici ed una grande famiglia, il che si riferisce sia all’individuo di scopo inferiore che intermedio.

25 “Gente di Tingri, se rimanete nelle distrazioni perderete l’opportunità di conseguire i vostri obiettivi, perciò pratica ora.” Senza distrazione porta avanti i tuoi obiettivi, le distrazioni ci fanno perdere il nostro percorso nella vita, la maggior parte di noi è costantemente distratta. Ed è in questo costante stato di distrazione che la vita passa. L’ostacolo principale ad una mente stabile di concentrazione è proprio una mente distratta.

26 “Gente di Tingri, non potete mai essere certi di quando apparirà il demone della morte, adesso e sempre state attenti.” In qualsiasi momento possiamo morire perciò state concentrati. Come vedete, molti di questi consigli sono connessi all’impermanenza e morte.

27 “Gente di Tingri, nel giorno in cui morirete nessuno vi può aiutare, perciò assicurati che ce la puoi fare da solo.” Non importa quanti genitori, figli, parenti, lama abbiamo vicino a noi, nessuno di questi potremo portare nella vita futura. Perciò non riporre negli altri le speranze della vita futura ma riponile in te stesso.

28 “Gente di Tingri, se riflettete sulla morte non c’è null’altro di cui hai veramente bisogno. Abbi sempre presente la consapevolezza della morte.” Non solo quando moriamo i nostri genitori non li portiamo con noi, ma nemmeno il nostro corpo, il che non ci è di beneficio in quel momento. Preghiera per attraversare lo stato intermedio: questo corpo cui sei tanto attaccato, nel momento del bisogno, della morte, t’abbandona. Nel momento della morte la mente non rimane nel corpo, non vi resta dentro, ma si separa.

29 “Gente di Tingri, così come al tramonto le ombre s’allungano, nello stesso modo man mano che il sole cala e le ombre diventano sempre più lunghe così il signore della morte s’avvicina sempre più. Perciò allontanati subito.“ Scappa da lui immediatamente, ovvero: ora, subito devi fare tutto ciò che è necessario per affrontare il signore della morte. È impossibile non morire ed è importante giungere a quell’esperienza in totale controllo, rendendoci totalmente autosufficienti in quel senso.

30 “Gente di Tingri, il fiore stupendo che sboccia il mattino sarà già appassito la sera. Perciò non porre aspettative sul tuo corpo.” Perché, nel momento in cui moriamo, lo lasciamo.

31 “Gente di Tingri, quando siete vivi i vostri corpi sembrano quelli degli dei, ma al momento della morte i corpi sono più terrificanti dell’orda dei demoni, perciò questi corpi illusori v’inganneranno.” Implicitamente pensiamo che i nostri corpi siano grandiosi e preziosi come quelli degli dei, ma è un inganno! Nel momento della morte saranno più terrificanti dell’orda dei demoni, perché in quel momento sorge un grandissimo attaccamento al corpo, il che ti fa maturare il carma di rinascere nei reami inferiori. È un’illusione, è un mostruoso inganno!

32 “Gente di Tingri, quando il mercato chiude tutti vanno via e così faranno anche i vostri amici” Come alla fine della giornata, quando il mercato chiude, i visitatori se ne vanno, così al momento della morte tutti ti lasciano, e dopo il funerale tutti si disperdono. Sì, certo, anche tutti i tuoi amici se ne andranno. Al momento della morte tutti poi si disperderanno. Si rifà agli stadi dell’individuo di stato intermedio, dove si dice che non c’è certezza.

33 “Gente di Tingri, i vostri corpi sono come le pile di pietra illusorie, ed i vostri corpi, come loro, cadranno. Perciò siate certi ora di creare cause positive, evitando quelle negative.” Usalo per attività d’auspicio, perché di vita in vita portino ad attività superiori.

34 “Gente di Tingri, l’avvoltoio della tua mente, di certo un giorno volerà via. Ora che sei vivo è il momento d’innalzarsi a grandi altezze.” Quindi è ora il momento di praticare e d’ottenere stadi elevati.

35 “Gente di Tingri, tutti gli esseri dei sei reami si sono presi cura di te come genitori, prenditi cura di loro, coltiva amore e compassione per loro.” Si riferisce qui agli esseri dagli scopi superiori.

36 “Gente di Tingri, i nemici peggiori non sono altro che false impressioni causate dalle vostre azioni, abbandonate odio ed ostilità.” Il nemico che percepiamo contro di noi sono solo allucinazioni create dal carma, perciò abbandona le ostilità.

37 “Gente di Tingri, le prostrazioni e circumdeambulazioni purificano le azioni negative del corpo, perciò abbandona tutte le azioni fisiche inutili, ma impegna il tuo corpo in questo senso.” Dobbiamo avere la capacita di muoverci ma abbandona tutti i movimenti privi di significato e fai sì che ogni tuo andare e venire sia significativo.

38 “Gente di Tingri, le recitazioni e la presa di rifugio purificano la negatività della parola, perciò abbandona le conversazioni abitudinarie e le chiacchiere inutili.” Abbandona le azioni negative della parola.

39 “Gente di Tingri, la fede genuina e la devozione purificano le negatività della mente, per cui medita sempre il lama sulla cima del tuo capo.” In questi ultime tre strofe si è entrati ad analizzare come applicare il dharma puro per la purificazione del corpo, parola e mente

40 “Gente di Tingri, le vostre carni ed ossa che sono nate insieme si separeranno, non pensare di vivere per sempre.” Né pensate che rimarranno insieme. Abbiamo visto tanti passaggi concernenti gli stadi di scopo inferiore, ad esempio: gli stadi dell’impermanenza ed i passaggi riguardanti la visione speciale.

41 “Gente di Tingri, raggiungi la terra sublime, la terra che è costante della profonda natura della mente dove non c’è cambiamento.” Si riferisce alla liberazione, perché si tratta d’un conseguimento irreversibile.

42 Gente di Tingri, coltiva la ricchezza suprema, il gran tesoro della natura ultima della della mente, che non può dissiparsi.” Coltiva la sublime ricchezza delle qualità mentali, il gran tesoro della natura ultima della mente: penso che si riferisca alla verità convenzionale ed assoluta, come pure ritengo che si riferisce alla mente luminosa e cognitiva, che non cambia, perché quella ricchezza non può esaurirsi. L’ulteriore significato è riferito alla natura ultima della mente, che è la mente non stabilita per propria natura, è la ricchezza mentale che non può essere dissipata.

Mentre leggo questi versi penso ad altre possibili spiegazioni: quella mente stessa è riferita anche alla bodicitta o mente d’illuminazione che non può essere dilapidata, perché, nel momento in cui è presente la mente d’illuminazione, sono presenti anche tutte le virtù, che, grazie alla mente d’illuminazione, non fanno che incrementarsi. Nel Bodisattvacharyavatara di Shantideva http://www.sangye.it/altro/?cat=15 tutte le virtù che non sono unite alla mente d’illuminazione sono come i frutti che, una volta staccati dall’albero, si seccano, mentre se ne sono uniti rimangono vivi e maturano continuamente. Tutte le virtù accumulate con la mente d’illuminazione non solo sono inesauribili ma s’incrementano sempre di più.

43 “Gente di Tingri, assaggiate il cibo sublime, il sapore squisito della meditazione, che annulla i morsi della fame.” Il cibo è il nutrimento rappresentato dalla concentrazione. A quel punto essa stessa diventa il nutrimento.

44 “Gente di Tingri, bevete la bevanda sublime, il nettare della consapevolezza che ininterrottamente fluisce.” Il nettare della consapevolezza o forza della memoria, la cui continuità non è mai interrotta. Nel momento in cui s’è ottenuta questa memoria o capacita, questa diventa inesauribile. La memoria, Asangha la definiva, quella riferita alla meditazione: è una mente della non dimenticanza, della completa familiarità con l’oggetto e non è distratta. Non è quella situazione in cui esclamo: “Oh mi sono ricordato di quella cosa!”. Ma quella in cui l’oggetto è sempre presente, il cui flusso, la cui continuità è ininterrotto. Questo tipo di memoria è la base di tutte le qualità, perché mantiene la costante presenza di tutte le qualità, altrimenti non sarebbe possibile conseguire questo risultato. Tutti abbiamo memoria, ma qui parliamo d’una memoria sempre presente. Ma, se non lo fosse, non è un problema, perché la si può coltivare ed incrementare. E nel momento in cui la si coltiva: il suo sviluppo è illimitato.

45 “Gente di Tingri, cercate l’amico supremo, la saggezza suprema ultima, da cui non ne sarete mai disgiunto.” Il migliore amico, la saggezza suprema ultima, è la saggezza che realizza la natura ultima della mente. Quello è il compagno supremo, perché una volta ottenuta, quella saggezza non si separerà più da te. Il compagno migliore è questa realizzazione, la saggezza che ha realizzato la natura ultima della mente che non si separerà mai da te.

10.07.16 mattino

Chandragomin, gran maestro indiano, scrisse: “Nel momento in cui ottieni la vita umana e questo corpo, esso è più prezioso della gemma che esaudisce tutti i desideri, perché con questo corpo puoi attraversare la nascita e la morte per raggiungere il nirvana. Perciò, considerando questi vantaggi, chi non sarebbe disposto a sfruttarli?” Tutti noi qui abbiamo conseguito una preziosa rinascita umana, l’opportunità e ricchezza, l’immensa opportunità di realizzare lo stato di Buddha, altrimenti, se non utilizziamo questa grande opportunità, non saremmo nemmeno degli esseri umani. Se non c’impegniamo con uno sforzo efficace per utilizzare quest’opportunità, saremmo in grado di portare completo beneficio per sé e per gli altri? Se non l’utilizziamo subito quest’opportunità, essa non rimane per sempre, svanisce e muore, e di nuovo continui in un continuo ininterrotto da una sofferenza all’altra, mentre ora abbiamo la possibilità d’eliminare in concreto tutte le sofferenze. Cosa dobbiamo fare? Cambiare il nostro modo di pensare. Perciò dobbiamo cambiare il modo di pensare, e da questo dipende il fatto che siamo continuamente nel samsara, da vita in vita. E non c’è un altro modo per cambiare il nostro modo di pensare se non ascoltare gli insegnamenti del Buddha, riflettervi, meditarli e, se siamo d’accordo, farli nostri. Come sempre, la cosa più importante è la motivazione. Non importa che il dharma che ascoltiamo sia Mahayana, quel che importa è che la persona lo sia. Solo il modo di pensare distingue chi è Mahayana e chi no. Quali modo di pensare dobbiamo cambiare? Dato che l’oggetto principale di tutta l’attività mentale sono io, ed è questo atteggiamento che va cambiato: per star bene quel pensiero va allargato a tutti quanti. Siamo qui ad ascoltare gli insegnamenti in un situazione di grande benessere. La maggior parte degli esseri sono preda di grandi sofferenze, perciò, proprio per eliminare le sofferenze incredibili di tutti gli esseri, devo ottenere lo stato di Buddha per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, per poterli portare all’illuminazione.

46 “Gente di Tingri, cercate la sublime progenie. Il bimbo della mente, la natura ultima, che non ha né nascita né morte.” Dovete cercare la progenie sublime. Il bambino della mente, si riferisce ai due aspetti della natura della mente, quello convenzionale, cognitivo e luminoso, e quello ultimo di non essere stabilito dalla sua parte, che non ha né nascita né morte. I figli dai quali non sarai mai più separato, significa che devi realizzare la natura ultima della mente, ma prima devi realizzare la sua natura convenzionale, la natura cognitiva e luminosa, abbandonando i pensieri discorsivi. Una volta abbandonati questi, ecco che devo realizzare la sua natura ultima. Non essendo la mente stabilita, non c’è né nascita definitiva né morte definitiva, perciò non c’è né nascita né morte. È indispensabile perciò realizzare la natura ultima, l’ultima mente, ma prima dobbiamo cercarne la natura convenzionale. Per la Madyamika non c’è bisogno d’andare prima sulla natura convenzionale ma si va alla natura ultima della mente, mentre nella Mahamudra prima si valuta e si medita la natura convenzionale della natura della mente cognitiva e luminosa, così, qui siamo in connessione col sistema Mahamudra. Il che è più facile: prima si va alla natura convenzionale, cognitiva e luminosa, per poi andare alla natura ultima.

Cosa serve tutto ciò? A pacificare la mente.

Il nostro stato mentale normale, abitudinario, riguarda molti pensieri sulla base di ciò che ci piace e non ci piace. Per prima cosa pacifichiamo lo stato mentale incrementando i pensieri virtuosi ed eliminando le emozioni distruttive. Ma per comprenderlo, dobbiamo prima comprendere la natura della nostra mente il che ci fa comprendere la natura dei fenomeni.

Cos’è questa mente, che natura ha? La causa principale è nella mente. Come avviene il processo cognitivo dei fenomeni? Di base crediamo a tutto ciò che viene alla nostra mente, il che è sbagliato, c’è un attenzione mentale sbagliata, e si finisce per cadere nell’attaccamento ed odio. Ma non in ciò c’è nulla di concreto e di stabilito. Quindi, dobbiamo evitare di dare per scontato tutto ciò che appare alla mente e seguirlo. Questa mente che ha questa funzione sbagliata, che natura ha? Ha due caratteristiche: è luminosa e cognitiva. Entrambe sono presenti. Cognitiva significa che comprende, capisce, conosce. Per luminosa s’intende che ha la capacita di apparire esattamente nell’aspetto del fenomeno che conosce. Luminosità non vuol dire che illumina un fenomeni esterno, ma, ad esempio, percependo un tavolo, la mente ha la capacita di apparire esattamente nell’aspetto di quel fenomeno.

Capacita cognitiva e luminosa, oltre a ciò non v’è nulla, è così il fenomeno. Una volta che abbiamo visto chiaramente quest’aperto della natura della mente, cognitiva e luminosa, allora capiremo che nulla esiste di per se, dalla propria parte, se non come designazione. Il non esiste di per sé, ciò che esiste dalla propria parte è solo la natura ultima.

47 “Gente di Tingri, dalla vacuità rotea la lancia della consapevolezza, la visione che non ha impedimenti.” La lancia della cognitività o consapevolezza nel momento, rotea nella vacuità, perché nello spazio non c’è nulla d’ostruttivo, perciò non tocca niente. Solamente c’è l’assorbimento nella mancanza, il vuoto di vera esistenza inerente. Quando avviene l’analisi della natura ultima della mente, vedendo che nulla esiste intrinsecamente, pensando “perciò non esiste”, proprio in quanto analizzo, allora la lancia incontra la sua ostruzione. Pure pensando “Non c’è niente” la lancia incontra la sua ostruzione. Così come la vacuità della mente, non significa che sia priva di pensieri, a differenza di quanto si credeva nei primi tempi del buddismo in Tibet, in cui si pensava che la vacuità della mente fosse la mancanza di pensieri, la sua inattività.

48 “Gente di Tingri, nella completa stabilità mentale, senza distrazione, sii vigile, quindi la meditazione sarà libera dal torpore e dall’eccitazione.” Sulla base della non memoria, o assenza di memoria, senza distrazioni, osserva. Allora la meditazione sarà libera dal torpore. Qui si parla del calmo dimorare e d’una memoria presente senza sforzo, calma ed introspezione sono presenti nel calmo dimorare, la mente è libera da torpore ed eccitazione, così pure la meditazione lo sarà.

49 “Gente di Tingri, nello stato della spontanea naturalezza addestratevi a superare gli ostacoli, in pratica non esiste alcun abbandono o acquisizione inerente”. Rendete la vostra mente pacificata e quindi duttile a soffermarsi su un punto. Perciò addestratevi ad esseri liberi, come nei Canti dell’Esperienza http://www.sangye.it/altro/?p=1654 di Lama Tzong Khapa: “La mente dev’essere in grado di soffermarsi su qualsiasi pratica virtuosa senza alcun sforzo”. È questa la pratica del calmo dimorare. Quando siam in grado di pacificare la nostra mente, di ottenere il calmo dimorare, in pratica non c’è abbandono, né adozione, il che significa che, nel momento in cui la mente è pacificata, non ci sarà alcun sforzo in ciò che va pacificato. Sono passaggi, particolarmente per quanto concerne il calmo dimorare e la concezione della saggezza, dell’individuo di scopo superiore.

50 “Gente di Tingri, cercate i Quattro Corpi, indivisibili nella vostra mente, il risultato è oltre qualsiasi speranza e dubbio inerente”. Cercate i Quattro Corpi supremi, indivisibili dalla mente ed il frutto è al di la delle speranze e dei dubbi significa che i 4 corpi del Buddha si creano solo nella mente ed il frutto si sviluppa nella e con la propria mente. La nostra mente è oscurata, ed eliminando queste oscurazioni conseguiamo il risultato finale, non è un qualcosa che viene da fuori, ma è prodotto esclusivamente dall’interno della nostra mente.

51 “Gente di Tingri, sia la radice del samsara che del nirvana si trovano nella mente, ma la mente non ha una vera realtà”. Nel momento in cui la vado a cercare non ha una vera realtà, non è un qualcosa d’intrinseco.

52 “Gente di Tingri, il desiderio e l’avversione sorgono ma, come gli uccelli in volo, non lasciano traccia, così nella meditazione non afferratevi come se fossero reali”. Costantemente la mente ha emozioni d’avversione e d’attaccamento, ma non afferratevi, come il volo degli uccelli non lascia alcuna traccia nel cielo, così le emozioni affliggenti non lasciano traccia permanente, vanno e vengono: perciò non afferratevi ad esse.

53 “Gente di Tingri, il Darmakaya non è prodotto come non lo è il nucleo del sole. Al Darmakaya corrispondono i 4 corpi supremi di natura del Buddha, la sua luce non è inerentemente né luminosa né oscura”. Il che significa che le attività illuminate del Buddha e del Dharmakaya sono sempre presenti perciò sono né luminose né oscure.

54 “Gente di Tingri, i pensieri sono come considerare ostile un ladro in una casa vuota: la ricchezza non potrà mai andare perduta né incrementarsi”. Costantemente abbiamo questo pensiero concettuali che insegue qualcosa che non esiste veramente, proprio come un ladro che in una casa vuota non trova nulla. Sono infatti pensieri concettuali che non esistono veramente, di per sé.

55 “Gente di Tingri, le sensazioni non lasciano traccia, sono come i disegni sull’acqua: non afferranti a queste apparenze illusorie”. Le emozioni sembrano essere come un disegno sull’acqua ma proprio perché sono irreali, non crederci. Sono solo apparenze, e, per giunta, confuse.

56 “Gente di Tingri, i pensieri che sorgono da impronte sono come un arcobaleno nel cielo, non v’è nulla cui attaccarsi né d’apprendere”. Perciò non credere a questi pensieri, perché non c’è nulla cui attaccarsi.

10.07.16 pomeriggio.

Di nuovo, come stamani, riportate alla mente la motivazione corretta per ascoltare questi insegnamenti per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

57 “Gente di Tingri, i movimenti della mente chiara sono come il sole nel cielo sereno, non credete all a vostra mente”. Il cielo sereno rapidamente può oscurarsi. Come il cielo privo di nuvole risplende chiaramente, ma, improvvisamente si possono formare i nembi ed oscurare il sole, così la mente, seppur serena, può oscurarsi improvvisamente, quindi sii vigile ed attento.

58 “Gente di Tingri, nella mente non c’è nulla cui afferrarsi inerentemente, è naturalmente libera come il vento, non afferratevi ai suoi oggetti”. È uno stimolo a non concettualizzare, a non seguire il “mi piace” o “non mi piace”, perché ciò non esiste per nulla.

59 “Gente di Tingri, la mente libera di piena esistenza non a nulla cui afferrrarsi. Anche qui è un invito a non concettualizzare.

60 “Gente di Tingri, la realizzazione della realtà ultima è come il sogno del muto, perché è inesprimibile a parole”. Qui parla della realizzazione della vacuità.

61 “Gente di Tingri, una volta che sorge la realizzazione è come la gioia d’un bimbo, perché è una gioia inesprimibile”. La realizzazione della vacuità non ha parole per essere descritta. Sono tutte strofe connesse alla realizzazione della vacuità

62 “Gente di Tingri, la chiarezza e la vacuità, che sono inseparabili, sono come il riflesso della luna sull’acqua, perciò non c’è nulla d’afferrarsi”. Come la luna non esiste nel riflesso dell’acqua così la mente non esiste di per sé.

63 “Gente di Tingri, l’inseparabilità della vacuità e delle apparenze è come lo spazio vuoto, la mente non ha né un centro né periferia”. La mente non ha confine, i fenomeni appaiono in un modo, come lo spazio vuoto, ma esistono in un altro. Così la mente stessa non ha confini, non ha centro né periferia.

64 “Gente di Tingri, la mente senza distrazione, è come la bellezza che osserva la propria immagine allo specchio: è libera da qualsiasi analisi”. Qui parla della mente come concentrazione e della memoria. Nulla sorge in quanto osservato nell’analisi allo specchio, così nel calmo dimorare la mente diventa completamente calma, senza pensieri perturbanti, la mente è stabile senza distrazione sull’oggetto.

65 “Gente di Tingri, la mente inseparabile dalla vacuità sono come il riflesso nello specchio, in esse nulla sorge e nulla cessa”. La cognizione, o mente, e la vacuità, allorché sono inseparabili, sono come il riflesso nello specchio. A quella coscienza appare la vacuità, che pure è priva di vera esistenza. Nulla sorge intrinsecamente. Non c’è nulla esistente di per sé, perciò sono privi di vera esistenza.

66 “Gente di Tingri, la beatitudine e la vacuità inseparabili sono come il sole che scioglie la neve. Non c’è nulla d’apprendere”. Come non si può afferrare la luce del sole che scioglie la neve, così la vacuità e la beatitudine sono inafferrabili. I raggi del sole fanno luccicare la neve e la sciolgono, ma non li possiamo cogliere. Così la vacuità e la beatudine sono inafferrabili, in quanti non esistono di per sé. E la vacuità è come la luce che fa splendere la neve della beatitudine. Ed in tutto ciò non c’è nulla d’apprendere e d’afferrarsi.

67 “Gente di Tingri, le storie confuse svaniscono senza traccia, come un eco. Nel suono non v’è nulla cui afferrarsi”. Rispetto ad alcuni fenomeni convenzionali, sia che siano negativi o positivi, non afferranti, perché sono solo suoni, di cui non c’è nemmeno una traccia che rimane.

68 “Gente di Tingri, i meccanismi della sofferenza e della felicita sono come il suono delle corde d’un liuto, perché sorgono dipendendo dalle loro cause e condizioni”. Ecco che il fenomeno si manifesta in rapporto a cause e condizioni.

69 “Gente di Tingri, la libertà naturale del samsara e nirvana sono come i giochi dei bimbi, la mente non ha né produzione né cessazione intrinseca”. Anche se i fenomeni convenzionalmente appaiono come se lo fossero intrinsecamente, a livello ultimo non sono né prodotti né cessano intrinsecamente.

70 “Gente di Tingri, le elaborazioni interne ed esterne derivano dalla tua mente, sono come il ghiaccio che si scioglie a contatto col liquido”. Le elaborazioni interne ed esterne, ad esempio le varie percezioni dei fenomeni, dipendono solo dalla percezione mentale, sono come il ghiaccio che si scioglie a contatto col liquido, che si scioglie e scompare.

71 “Gente di Tingri, il meccanismo dell’ignoranza è come il fiotto d’una sorgente nei campi, non la si può bloccare semplicemente negandone l’esistenza”. Il meccanismo dell’ignoranza è come il getto d’una sorgente che scaturisce dal terreno. Come non puoi negare la presenza della sorgente così non puoi far finta che l’ignoranza non esiste, pertanto non fermi il getto della sorgente occludendola.

72 “Gente di Tingri, le afflizioni del samsara e del nirvana sono come suoni inafferrabili, perciò il tuo maestro è il tuo aiuto migliore”.

73 “Gente di Tingri, la chiarezza naturale dei kaya è come osservare un’isola dorata, abbandona tutte le speranze e i dubbi a riguardo”. La chiarezza naturale dei Cinque corpi supremi o Kaya è come vedere un’isola dorata, abbandona tutte le speranze e i dubbi. Il che significa che, dentro di noi abbiamo la potenzialità di ottenere la realizzazione dello stato di Buddha delle Cinque Famiglie, ma non concettualizzare. Certo vogliamo ottenere lo stato di Buddha, ma non lo si ottiene con la fede cieca, le mere speranze, ma ponendo effettivamente le cause che portano a quel risultato.

74 “Gente di Tingri, questo corpo umano dalle libertà e ricchezze vale come tanto oro, non sprecarlo inutilmente”.

75 “Gente di Tingri, la pratica del Grande Veicolo, il Mahayana, è come un gioiello che esaudisce i desideri, che, nonostante gli sforzi, sarà difficile da ottenere”.

76 “Gente di Tingri, in questa vita riuscirai ad ottenere sufficiente cibo e vestiti, perciò dedicati completamente alla pratica del dharma”.

77 “Gente di Tingri, finche siete giovani praticate intensamente e con austerità, perché da anziani non riuscirete a reggere questo sforzo”.

78 “Gente di Tingri, applica l’antidoto alle emozioni distruttive perché così facendo svaniscono”.

79 “Gente di Tingri, riflettete sugli svantaggi del samsara perché, così facendo, la fede si cementerà”.

80 “Gente di Tingri, siate diligenti e mantenete la posizione perché quando morirete non saprete dove finirete”. Applicatevi nel Dharma generando entusiasmo, finche sei vivo devi mantenere il completo potere sulla tua mente, poiché quando morirai non saprai dove rinascerai, a meno che non mantieni la consapevolezza.

81 “Gente di Tingri, la vita fluisce come la rugiada sull’erba. Non cadere nella pigrizia e nell’autoindulgenza”. La vita continua a fluire, ma rapidamente svanisce come la goccia di rugiada evapora su un filo d’erba.

82 “Gente di Tingri, gli insegnamenti del Buddha sono come il sole i cui raggi perforano le nubi, perciò, ma solo ora risplendono”. È ora il momento di praticare.

83 “Gente di Tingri, benché pensiate che la felicità e la sofferenza dipendano dagli altri, le loro cause radice risiedono in te”. Benché le ritenete esterne, le cause della felicita e della sofferenza sono dentro di te.

84 “Gente di Tingri, la fede intelligente, se la possiedi, il sentiero ed il suo risultato sono molto vicini e se hai questa fede contempla le imperfezioni del samsara”.

85 “Gente di Tingri, è indispensabile abbandonare le compagnie negative, perché il tuo comportamento ne risentirà negativamente. Affidati perciò ai maestri spirituali”.

86 “Gente di Tingri, frequentando invece dei buoni amici le tue buone qualità saranno indotte a svilupparsi, affidati ai tuoi amici spirituali”.

87 “Gente di Tingri, l’inganno, l’ipocrisia e le menzogne danneggiano sia te stesso che gli altri, assumi a testimonio la tua coscienza”. È indispensabile essere onesti con noi stessi e gli altri, perciò tieni la tua stessa coscienza come testimone: sii onesto con te stesso.

88 “Gente di Tingri, l’ignoranza è il demone negativo che v’affligge, perciò affidatevi alla vigilanza (memoria) ed all’introspezione”.

89 “Gente di Tingri, costantemente dobbiamo essere in allerta, esercitando gli antidoti ai cinque veleni: desiderio, rabbia, ignoranza, invidia, orgoglio”. Genera i potenti antidoti contro i 5 veleni per eliminarli.

90 “Gente di Tingri, se la vostra perseveranza entusiastica è debole non potrai conseguire lo stato di Buddha, perciò indossa quest’armatura con entusiasmo”.

91 “Gente di Tingri, è completamente inutile rimuginare il passato, perché, familiarizzandosi a lungo con le impronte il desiderio sorgerà nuovamente, perciò non attaccarti al passato”.

92 “Gente di Tingri, se le vostre comprensioni e realizzazioni sono deboli, fate richieste ai maestri ed ai Buddha: e conseguirete le realizzazioni nel sentiero”. I metodi specifiche per la nostra pratica: quando ci sembra opportuno far sorgere le realizzazioni, fai delle richieste, delle suppliche al lama, e queste realizzazioni sorgeranno di per sé.

93 “Gente di Tingri, se nelle vite future vuoi essere felice devi applicarti con sforzo, perché ora lo stato di Buddha è vicinissimo”.

94 “Gente di Tingri, gli incontri del mattino preannunciano delle separazioni,, gli incontri e le separazioni sono abbinate“. Gli incontri e le separazione sono costanti, come il giorno si separa nella notte, è un che di pesante da portare avanti.

95 “Gente di Tingri, la maggior parte dei vostri amici se ne sono gia andati in un’altra vita, avevano delle provviste da portarsi addietro?” Di conseguenza: vedendo gli altri che se ne sono andati, sei tu pronto?

97 “Gente di Tingri, tutte le felicita sorgono da azioni virtuose, perciò anche la più piccola delle azioni virtuose è da praticare”.

98 “Gente di Tingri, dalle negatività e dalle virtù sorgono rispettivamente le sofferenze e le felicità,

99 “Gente di Tingri, questo maestro dell’India non rimarrà a Tingri, se ne andrà, ora è il momento di chiarire i vostri dubbi”. È ora il momento di praticare le virtù, perché ora me ne sto andando.

100 “Gente di Tingri, per quanto mi riguarda ho praticato senza distrazione, pertanto seguite il mio esempio”.

Avete ricevuto la trasmissione orale di questo testo, studiatelo, ed avrete benefici in questa vita ed in quelle future.

Sono molto contento d’essere riuscito a tornare qui, ora voi studiatelo il più possibile ed insegnatelo, spiegatelo agli altri. Farò preghiere a voi e portate avanti la pratica del Dharma.

 

Warning: Division by zero in /web/htdocs/www.sangye.it/home/altro/wp-includes/comment-template.php on line 1379