8 Patrul Rinpoche: Le Istruzioni del Mio Perfetto Maestro.

Patrul Rinpoche: Riguardo alle azioni, l’intenzione è di gran lunga il fattore determinante per giudicare se esse possano ritenersi positive o negative, lievi o fatali.

Patrul Rinpoche: Riguardo alle azioni, l’intenzione è di gran lunga il fattore determinante per giudicare se esse possano ritenersi positive o negative, lievi o fatali.

8 Patrul Rinpoche: Le Istruzioni Orali del Mio Perfetto Maestro.

Una guida ai preliminari del Longchen Nyingthig dello Dzogchen.

Titolo originale: Kun bzang lama’i zhal lung (Dzog pa chenpo longchen nyingthig gi nongdro’i khird yig kun bzang lama’i zhal lung); Insegnamenti orali del maestro Samantabhadra sulle pratiche preliminari Dzogchen della serie “Essenza del cuore della vasta estensione”.

  1. Gli effetti delle dieci azioni negative

Ogni azione negativa produce quattro tipi di effetti karmici: l’effetto che matura totalmente, l’effetto simile alla causa, l’effetto condizionante e l’effetto proliferante.

L’EFFETTO CHE MATURA TOTALMENTE

Commettere una qualunque delle dieci azioni negative sotto la spinta dell’odio ha per effetto la nascita nei regni infernali. Commetterla ispirati dal desiderio, ci farà rinascere tra i preta, mentre la motivazione dell’ignoranza ci destinerà presso gli animali. Una volta nati in tali reami, dovremo sopportarne le sofferenze ad essi specifiche.

Un impulso molto forte quale un desiderio, uno scatto d’ira o una profonda ignoranza capace di ispirare una prolungata e ininterrotta accumulazione di azioni negative, causa anch’esso una rinascita negli stati infernali. Se l’impulso e il numero di azioni ad esso correlate sono inferiori, la rinascita avverrà fra i preta o gli animali.

L’EFFETTO SIMILE ALLA CAUSA

Molti tormenti dei reami inferiori rispecchiano già in qualche modo le azioni passate che li hanno determinati. In questo paragrafo tuttavia ci riferiamo alla condizione ulteriore in cui, dopo aver esaurito la permanenza nei reami inferiori provocata dall’ “effetto che matura totalmente”, otterremo una forma umana con cui sperimenteremo gli “effetti simili alla causa.” Questi ultimi possono essere suddivisi in azioni simili alla causa ed esperienze simili alla causa.

Azioni simili alla causa

Si tratta della propensione ad operare lo stesso tipo di azioni che avevano determinato una causa karmica originaria. Se in passato abbiamo ucciso qualcuno, lo rifaremo, se abbiamo rubato, proveremo piacere a ripetere questa azione; e così via. Ciò spiega perché, ad esempio, alcuni sin da piccoli uccidono ripetutamente mosche, insetti e altri piccoli animali. Tale predilezione corrisponde ad atti simili compiuti nelle vite anteriori. Dalla culla in poi, infatti, i nostri comportamenti iniziano a modellarsi sulla spinta delle nostre rispettive cause karmiche, in modo che alcuni si compiacciono nel togliere la vita, altri nel rubare, altri invece non provano soddisfazione in simili azioni e preferiscono seguire il bene.

Tali tendenze sono il residuo di azioni passate che determinano effetti simili alla causa. Per questo motivo, si dice:

Guarda le tue azioni passate e comprenderai chi sei ora.

Guarda dove rinascerai e comprenderai cosa hai fatto oggi.

Gli esseri umani condividono tale destino con gli animali; sicché, ad esempio, l’istinto assassino del falco e del lupo o la propensione del topo a rubare sono effetti di azioni passate che ne rispecchiano fedelmente le caratteristiche.

Esperienze simili alla causa

Ciascuna delle dieci azioni negative si risolve in una coppia di effetti che si manifestano nelle esperienze delle vite successive.

Uccidere. Avere ucciso in una vita precedente non solo abbrevia la nostra vita presente, ma causa anche frequenti malattie. Il togliere la vita infatti può comportare per molte esistenze successive l’eventualità di morire subito dopo la nascita. Le morti di neonati sono ad esempio “effetti simili alla causa” derivanti dall’avere ucciso in passato. Chi invece sopravvive fino all’età adulta, fin da piccolo viene incessantemente perseguitato da una serie di malattie che si interrompe solo con la morte. Se si è afflitti da simili circostanze, è meglio confessare con rammarico le azioni compiute che cercare di intervenire su ogni singolo problema nel tentativo di risolverlo. Si confessi perciò facendo voto di rinuncia a tali azioni, mentre, come antidoto agli effetti che ne derivano, ci si sforzi di intraprendere azioni positive evitando quelle negative.

Rubare. L’aver rubato nelle vite precedenti può causare non solo una condizione di povertà, ma anche l’inclinazione a subire ruberie, rapine e altre calamità che disperdono i nostri beni a beneficio di nemici e avversari. Per questo motivo, chiunque soffra nel presente di scarsità di mezzi farebbe bene ad ottenere almeno un barlume di meriti derivanti dalla pratica piuttosto che smuovere montagne per conseguire la ricchezza. Se, a causa della scarsa generosità mostrata nelle vite passate, il nostro attuale destino non è godere di agiatezza e benessere, nessuno sforzo sarà capace di modificare questo stato di cose. Si noti poi come coloro che vivono di rapina, pur accumulando bottini tanto ingenti che nemmeno la terra riuscirebbe a contenere, spesso finiscono la loro vita nell’indigenza. Per non parlare dei commercianti o di coloro che si appropriano dei beni del Sangha, i cui guadagni, per quanto considerevoli, alla lunga non costituiscono per loro alcun profitto. Al contrario, chi sperimenta gli effetti della generosità operata nelle vite anteriori, senza alcuno sforzo riesce ad ottenere per molte esistenze i mezzi di sostentamento necessari a mantenere un buon tenore di vita. Chi dunque si prefigge di ottenere ricchezze, si dedichi con tutte le sue forze alla carità e alle offerte!

Gli effetti karmici delle azioni negative potrebbero intrappolarci per molti kalpa nei regni inferiori. Tuttavia, già verso la fine di questa vita subiremo alcuni di tali effetti che ci renderanno sempre più indigenti e in preda a difficoltà di ogni tipo, perdendo il controllo anche dei beni che ci restano. Anche se conservassimo un certo benessere, la nostra avarizia ci farebbe sentire poveri e sfortunati. I nostri beni diverrebbero causa di rovine altrui, mentre diventeremo, come i preta, impossibilitati a godere dei tesori posseduti. Se si guarda da vicino la vita delle persone ricche si nota che chi di esse non fa uso dei suoi beni né per procacciarsi cibo e vestiti, né per sostenere il Dharma, che è l’unica fonte di felicità e benessere in questa e nelle altre vite, non fa che condurre la vita del più povero degli uomini. Questa esperienza, che ricorda l’esistenza dei preta, rientra negli “effetti simili alla causa” ed è il risultato di una generosità impura (ossia, non altruistica, ma interessata o abitudinaria) mostrata nelle vite passate.

Condotta sessuale scorretta. Secondo la tradizione, un comportamento sessuale impuro comporta l’essere destinati ad avere una sposa poco attraente, ostile e dissoluta. In una coppia dove proliferano discussioni e litigi, i due sposi si rinfacciano l’un l’altro il loro cattivo carattere. In realtà entrambi i coniugi stanno sperimentando l’ “effetto simile alla causa” relativo ai loro passati comportamenti impuri. Pertanto, invece di provare odio reciproco, essi, riconoscendo le azioni che in passato hanno determinato la situazione attuale, dovrebbero imparare a sopportarsi a vicenda. Il Signore Padampa Sangye ha detto:

Le famiglie sono fugaci come una folla al mercato;

Popolo di Tingri, non litigate né bisticciate!

Mentire. L’aver mentito in passato comporta non solo il dover subire le critiche e il disprezzo altrui, ma anche l’essere a nostra volta ingannati con la menzogna. Se ora siamo biasimati o accusati ingiustamente, ciò è dovuto alle bugie da noi proferite nelle vite anteriori. Non serve pertanto arrabbiarci o insultare a nostra volta coloro che ci offendono. Dovremmo invece essere grati a costoro per averci dato la possibilità di esaurire gli effetti di molte azioni negative. Esultiamo, dunque, pensando a ciò che disse Rigdzin Jigme Lingpa:

Un nemico che ricambia la vostra bontà con un comportamento perfido

Accelera il vostro successo nella pratica.

Le sue ingiuste accuse sono la sferza che vi addestra alla virtù.

Egli è il maestro che distrugge i vostri attaccamenti e desideri.

La sua immensa generosità è impossibile da ripagare!

Seminare discordia. L’effetto di tale comportamento non implica solo il disaccordo e la rivalità fra i nostri dipendenti e associati, ma anche il fatto che questi ultimi mostrano nei nostri confronti un comportamento recalcitrante e polemico. La maggior parte dei monaci sottoposti a un lama, degli attendenti di un capo o dei servi di una casa convivono in perenne disaccordo e accettano con riluttanza e insolenza i compiti assegnati. Se si impone loro una facile, ma noiosa incombenza, i domestici presi a servizio dalle persone ordinarie fingono di non udire. Il padrone di casa, dopo aver ripetuto due o tre volte l’ordine impartito, è infine costretto a minacciare o ingiuriare i suoi servi; i quali, con lentezza e riluttanza, si mettono all’opera senza preoccuparsi di avvisare il padrone una volta eseguito il compito. Il loro perenne cattivo umore non è che l’effetto della discordia seminata dal padrone nelle vite anteriori. Costui pertanto dovrebbe rammaricarsi per le azioni compiute in passato, operando per la risoluzione dei dissapori che si determinano a discapito suo e di coloro che lo circondano.

Parlare in modo offensivo. Aver offeso qualcuno nelle vite passate comporta che nella vita attuale, oltre ad essere noi stessi oggetto di insulti e offese, vedremo ogni nostra parola suscitare continue discussioni.

Offendere gli altri è la peggiore fra le azioni compiute con la parola. Come dice il proverbio:

Le parole, senza arco né spada, fanno a pezzi la mente.

Provocare l’odio altrui o, peggio, pronunciare anche una sola parola offensiva all’indirizzo di un essere venerabile, causa, senza possibilità di scampo, la permanenza nei reami inferiori per numerose vite. Un racconto narra del bramino Kapila che, avendo insultato i monaci del Buddha Kasyapa con nomignoli quali “teste d’asino”, “teste di bue” e così via, rinacque come mostro marino a diciotto teste. Dopo aver trascorso un intero kalpa in tale stato, egli poi rinacque negli stati infernali. Una monaca che invece chiamò una sua consorella “prostituta” fu costretta a fare la prostituta per undici vite. Storie simili sono presenti in molti altri testi, perciò si impari a parlare con gentilezza in tutte le circostanze. Inoltre, dal momento che non siamo in grado di riconoscere un essere venerabile o un Bodhisattva che incrociasse il nostro cammino, ci si addestri a distinguere le qualità degli esseri puri, imparando a esaltare con le lodi le doti e le realizzazioni di tali esseri. Pare infatti che criticare o offendere un Bodhisattva sia peggio che togliere la vita agli esseri dei tre mondi:

Denigrare un Bodhisattva è una colpa più grave

Che uccidere tutti gli esseri che abitano i tre mondi.

Avendo accumulato simili errori, vani e irreparabili, umilmente li confesso.

Abbandonarsi a chiacchiere inutili. L’effetto simile alla causa provocato dalle chiacchiere inutili è sia la scarsa considerazione in cui saranno tenute le nostre opinioni, sia la perdita di risolutezza e autostima che subiremo nelle vite successive. Se anche diremo cose vere, nessuno ci crederà e proveremo insicurezza nel parlare in pubblico.

Provare cupidigia. I suoi effetti sono la frustrazione di tutte le nostre aspirazioni e il veder realizzato tutto ciò che non desideriamo.

Desiderare il male altrui. Il suo risultato è una vita trascorsa tra continui pericoli, reali e immaginari.

Avere opinioni errate. Ciò provoca sia il persistere in tali opinioni dannose che il soffrire di raggiri e fraintendimenti prodotti dalla nostra mente.

L’EFFETTO CONDIZIONANTE

L’effetto condizionante influenza l’ambiente dove avverrà la nostra rinascita.

L’atto di uccidere causa la rinascita in terre fosche e cupe, piene di burroni e precipizi mortali. L’atto di rubare è invece connesso ad aree frequentemente colpite da carestie dove il gelo e la grandine distruggono i raccolti e gli alberi non producono frutti. Le condotte sessuali disordinate obbligano a vivere in luoghi repellenti, pieni di sterco, escrementi, paludi fangose e così via. L’atto di mentire provoca una vita trascorsa nell’insicurezza e nel panico prodotti dalla mente a seguito di circostanze paurose e incontri con esseri terrificanti. Seminare discordia ci porta ad abitare regioni difficili da attraversare e continuamente interrotte da gole e burroni. L’uso di parole offensive causa la rinascita in luoghi desertici, rocciosi e infestati dai rovi. Le vane chiacchiere invece sono connesse a territori sterili che, a causa del clima imprevedibile, anche se coltivati con cura non producono nulla. La cupidigia provoca una vita trascorsa in terre e climi inospitali forieri di magri raccolti. Il desiderio del male altrui conduce ad una rinascita fra mille afflizioni in luoghi dominati dalla paura. L’avere idee errate infine ci condurrà verso un’esistenza prostrata, priva di rifugi e protettori.

L’EFFETTO PROLIFERANTE

L’effetto proliferante è la tendenza a reiterare all’infinito un’azione commessa in passato. Si comprende come ciò conduca nelle vite future ad una altrettanto infinita successione di sofferenze in cui le azioni negative proliferano senza posa causando una incessante migrazione nei regni samsarici.

AZIONI POSITIVE DA ADOTTARE

In senso generale, le dieci azioni positive sono tutte comprese nell’esprimere il voto di non commettere alcuna delle dieci azioni negative, quali l’uccidere, il rubare e così via, avendone compreso gli effetti deleteri.

Non è strettamente necessario fare voti di fronte a un maestro o un precettore. Assumere dentro di sé l’impegno di non uccidere certi animali o evitare di togliere la vita a degli esseri in certe circostanze o certi luoghi è già lodevole. Tuttavia, compiere tali promesse dinanzi a un maestro, un amico spirituale o una immagine dei Tre Gioielli aumenta il potere di tale risoluzione.

Il semplice evitare di uccidere o di commettere ogni altra azione negativa, non è abbastanza. Ciò che conta è impegnarsi nel voto di non commetterle a qualunque costo. In tal modo, i laici incapaci di astenersi dall’uccidere in tutte le circostanze possono avere dei benefici facendo voto di non togliere la vita per un dato periodo dell’anno, che sia il primo mese, detto Mese Miracoloso, il quarto, detto Vaisakha, ad ogni luna nuova oppure in un giorno, un mese o un anno particolari.

Nei tempi antichi, un macellaio di villaggio fece voto dinanzi al nobile Katyayana che non avrebbe ucciso di notte. Egli perciò rinacque in uno degli inferni effimeri, dove di giorno subiva i tormenti connessi al vivere in una casa di metallo rovente e di notte invece abitava un palazzo confortevole in compagnia di quattro divinità femminili.

Perseguire le dieci azioni positive vuol dire dunque evitare le dieci azioni negative praticando le azioni contrarie come antidoti.

Riguardo al corpo, le tre azioni positive sono:

(1) rinunciare ad uccidere e proteggere le vite degli esseri;

(2) rinunciare a rubare e praticare la generosità;

(3) evitare le condotte sessuali disordinate e seguire le regole di disciplina.

Le quattro azioni positive che riguardano la parola sono:

(1) rinunciare a mentire e dire la verità;

(2) evitare di seminare discordia e risolvere le liti;

(3) evitare le offese e parlare con gentilezza;

(4) abbandonare le chiacchiere insulse e recitare preghiere.

Le tre azioni positive condotte con la mente sono:

(1) rinunciare alla cupidigia e addestrarsi nella generosità;

(2) evitare di desiderare il male altrui e coltivare il desiderio di aiutare il prossimo;

(3) evitare le opinioni errate e stabilire la salda convinzione in un punto di vista autentico.

L’ “effetto che matura totalmente” legato a tali azioni è la rinascita nei tre reami superiori.

L’ “effetto simile alla causa” riguardo all’azione è il provare piacere nel praticare il bene in modo da incrementare i meriti nelle vite successive.

Gli “effetti simili alla causa” riguardo all’esperienza sono: per aver abbandonato le uccisioni, una vita lunga con poche infermità; per aver evitato di rubare, prosperità e assenza di ladri e nemici; per aver evitato condotte sessuali scorrette, una sposa attraente e pochi rivali; per aver rinunciato a mentire, la lode e la benevolenza di tutti; per aver evitato di seminare discordia, una cerchia rispettosa di amici e servitori; per aver rinunciato alle offese, l’ascoltare piacevoli discorsi; per aver abbandonato le chiacchiere insulse, essere ascoltato con rispetto; per aver evitato la cupidigia, il compimento di tutti i desideri; per aver rinunciato ai pensieri malvagi nei confronti del prossimo, la libertà da ogni male; per aver rinunciato alle idee errate, lo sviluppo di un punto di vista corretto.

L’ “effetto condizionante” è, in ciascun caso, l’opposto di ciò che deriva dalle azioni negative corrispondenti. Si rinasce, in sostanza, in luoghi dotati di tutte le condizioni favorevoli.

L’ “effetto proliferante” infine consiste nella tendenza a moltiplicare le azioni positive dando luogo ad un flusso ininterrotto di buona fortuna.

LE QUALITÀ UNIVERSALMENTE DETERMINANTI DELLE AZIONI

L’inconcepibile varietà di soddisfazioni e frustrazioni sperimentate dagli esseri negli stati più elevati fino a quelli più infimi dell’esistenza, sorgono esclusivamente dalle azioni positive e negative accumulate in passato. Il Sutra delle cento azioni afferma:

Gioie e dolori degli esseri

Provengono tutte dalle loro azioni,

dice il Buddha.

La varietà delle azioni

Crea la varietà di esseri

E determina le loro differenti migrazioni.

Vasto è infatti l’intreccio di tali azioni!

Qualunque sia la forza, il potere, il benessere o le ricchezze ora possedute, nulla di tutto ciò ci seguirà dopo la morte. L’unica cosa che porteremo con noi sono le azioni positive e negative accumulate in vita, le quali ci sospingeranno verso i reami più elevati o quelli più infimi del samsara. Nel Sutra delle istruzioni al re, leggiamo:

Quando viene il tempo di partire,

o Re, nessun bene,

amico o familiare ci seguirà.

Invero, da qualunque luogo gli esseri torneranno,

In qualunque luogo essi si dirigeranno,

Le loro azioni li seguiranno come un’ombra.

Gli effetti delle nostre azioni positive o negative, pur non risultando immediatamente evidenti e identificabili, sono ben lungi dall’essersi esauriti. Ogni azione da noi commessa, senza alcuna eccezione, mostrerà prima o poi il suo risultato quando le circostanze lo renderanno possibile.

Anche dopo un centinaio di kalpa

Le azioni degli esseri non andranno perdute.

Quando le circostanze lo permetteranno

Esse matureranno e daranno frutto.

Così afferma il Sutra delle cento azioni.

A sua volta, il Tesoro delle preziose qualità sostiene quanto segue:

Quando l’aquila si libra in volo, al di sopra della terra,

la sua ombra per un po’ non si vede;

ma l’uccello e la sua ombra sono ancora legati.

Così le nostre azioni: quando le circostanze si ripresentano,

i loro effetti sono di nuovo evidenti.

L’uccello che, alzatosi in volo, plana molto in alto nel cielo, non proietta più la sua ombra al suolo. Ciò tuttavia non vuol dire che l’ombra abbia cessato di esistere. Ogni volta infatti che l’uccello raggiunge di nuovo la terra, la sua ombra riappare esattamente come prima. Allo stesso modo, anche se le buone o cattive azioni del passato possono sembrare al momento un ricordo, esse non mancheranno di rendere manifeste le loro conseguenze in futuro.

Se persino i Buddha e gli Arhat, che si sono liberati da tutti gli ostacoli della mente e del karma, accettano di sottostare agli effetti delle loro azioni, tanto più gli esseri ordinari dovranno farlo.

Un giorno le armate di Virudhaka, re di Sravasti, raggiunsero la città dei Sakya (Il clan cui apparteneva il Buddha.) massacrando ottomila persone. Persino il Buddha, in quel momento, risentì della vicenda soffrendo di un gran mal di testa. Quando i discepoli glie ne chiesero il motivo, egli rispose: “Molte vite fa, codesti Sakya, essendo pescatori, uccidevano e mangiavano molti pesci. Un giorno, catturati due pesci di grossa taglia, invece di ucciderli li lasciarono agonizzanti appesi ad un palo. Gli animali, dimenandosi fuori dall’acqua, entrarono in agonia con questo pensiero: ‘Gli uomini ci uccidono senza che noi gli si abbia fatto alcun male. In compenso, si possa noi un giorno ucciderli senza che essi ci abbiano fatto alcun male.’ Gli effetti dei pensieri di quei due pesci causò la loro rinascita rispettivamente come il re Virudhaka e il suo ministro Matropakara, mentre tutti gli altri pesci uccisi dai pescatori divennero il loro esercito. Oggi essi hanno massacrato i Sakya.”

A quel tempo io stesso, figlio di uno dei pescatori, risi per l’agonia dei due pesci predisponendo in tal modo le cause del mio attuale mal di testa. Di conseguenza, se non avessi realizzato le qualità che attualmente possiedo, ora sarei morto anch’io per mano delle truppe di Virudhaka.”

Prima edizione tibetana: Gangtok 1974. Prima edizione occidentale: The Words of My Perfect Teacher, San Francisco 1996. Traduzione di Cristoforo Andreoli, © 2006. Fonte che si ringrazia per la sua gentilezza www.realizzazione.it, http://www.realizzazione.it/perfettomaestro/IstruzioniOrali.pdf

 

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