La storia di una ciotola di zuppa d’orzo

Bodhisattva: “Possano i saggi venire su quest’isola, essere miei ospiti e parlare con me. Il saggio cammina sulla strada della virtù e conduce gli altri su quella stessa strada. Ha buona educazione e ascolta ciò che è detto per il suo bene; per questo sono amico del saggio.”

Bodhisattva: “Possano i saggi venire su quest’isola, essere miei ospiti e parlare con me. Il saggio cammina sulla strada della virtù e conduce gli altri su quella stessa strada. Ha buona educazione e ascolta ciò che è detto per il suo bene; per questo sono amico del saggio.”

Questa storia dimostra che un dono sia esso grande o piccolo, dato col cuore a una persona meritevole, produce sempre una grande ricompensa.

Nei tempi antichi il Bodhisattva nacque come re del Koshala. Aveva tutte le virtù che un rè de-ve possedere ed era come un padre per il suo popolo. Era giusto, energico e sapiente, ma fra tutte le sue virtù una splendeva come un raggio luminoso di sole, ed era il suo costante buon umore. Questa sua allegria aveva un effetto miracoloso sull’intero paese, e tutti i suoi sudditi sembravano sempre felici e contenti.

Un giorno, mentre il re stava meditando, ritornò alla sua mente il ricordo di una delle sue precedenti incarnazioni e, molto colpito da quello che vide, divenne da allora più caritatevole che mai. Shramani e Brahmani, mendicanti e anziani, ricevevano continuamente dal re doni e consigli. Da quando aveva imparato a guardare indietro, alle sue vite precedenti, il re era diventato molto più pensieroso. Nel suo palazzo e nel salone delle udienze era solito declamare versi che incuriosivano l’intero suo popolo. Questi erano i versi: Se qualcuno esaudisce i desideri di un Santo, anche con una piccola offerta, il frutto di questa azione non sarà mai piccolo. Ho udito questo detto molte volte, ma ora so che è vero. Ho visto la ricca ricompensa prodotta da una piccola ciotola di zuppa d’orzo.

I Brahmani e gli attendenti del re volevano conoscere il significato di queste parole e anche la regina era desiderosa di capirle. Così un giorno, nel salone delle udienze, davanti al popolo, la regina chiese al re di spiegare il significato della sua frase favorita: Ho visto la ricca ricompensa prodotta da una piccola ciotola di zuppa d’orzo.

Il re, rivolgendole uno sguardo gentile rispose:

– Non mi stupisco, mia regina, che tu sia ansiosa di conoscere il senso di queste strane parole. Sarò lieto di spiegartelo. Ascoltami, mia amata, e ascoltatemi anche voi, miei sudditi. Un giorno, mentre ero immerso in una profonda meditazione, mi è sembrato di svegliarmi improvvisamente da un lungo sonno e ho ricordato la mia vita precedente su questa terra. Ero un servitore in questa stessa città ed essendo molto povero dovevo guadagnarmi la vita lavorando duramente per pochi soldi. Un giorno, mentre stavo cercando un lavoro che mi permettesse di sfamare la mia famiglia, vidi quattro Shramani, che chiedevano l’elemosina andando di casa in casa. Erano uomini santi perciò, pensando che fossero più poveri di me, li portai nella mia umile dimora e offrii loro il solo cibo che possedevo, una piccola ciotola di zuppa d’orzo. Ed ecco! Da quel piccolo atto di carità è iniziata la mia prosperità. Infatti per il merito acquisito donando quel poco che avevo, sono rinato in una famiglia reale. Cara regina, quando penso a questo meraviglioso fatto recito quelle strofe, e ringrazio gli dei perché ora posso ospitare nel mio palazzo molti uomini santi e posso aiutare molti poveri.

Quando la regina udì queste parole il suo viso fu illuminato dalla felicità, e disse guardando con amore il re:

– Possa tu vivere a lungo. Padre del tuo Popolo, tu che hai ottenuto la corona per i tuoi atti caritatevoli.

– Continuerò ad amare tutti gli esseri – rispose il re, – per camminare sulla strada della felicità. Spero che i miei sudditi, udendo la buona sorte che un atto di compassione mi ha procurato, aumenteranno i loro atti caritatevoli. Ma, mia regina, vedo che ora il tuo volto splende di una gloria quasi divina e che il tuo sorriso è come un sole luminoso. Forse anche tu ricordi un gesto felice compiuto in una vita precedente?

Alzando gli occhi, come se guardasse verso lontane distanze, la regina rispose:

– Le tue parole hanno risvegliato anche in me il ricordo di una vita precedente. Ero una ragazza povera e schiava. Un monaco si avvicinò mendicando e io gli diedi tutto ciò che avevo per il mio pasto. Poi è come se mi fossi addormentata profondamente. Non ricordo altro. E ora mi sembra di essermi risvegliata dal sogno e mi trovo qui, felice, come tua regina! Tu hai sicuramente ragione nel dire che la ricompensa per un dono fatto a una persona santa non è piccola, perché queste furono le stesse parole che mi rivolse il Muni che sfamai nella mia vita da schiava.

Il popolo presente, dopo aver ascoltato le meravigliose storie narrate dal re e dalla regina, sentì crescere nell’animo stupore e ammirazione e il desiderio di compiere il bene crebbe nei loro cuori, vedendo come un buon Karma possa nascere dalle azioni meritorie.

Il re ricordò loro che la compassione è la virtù più grande e che deve essere sempre praticata. La felicità che dona non può essere rubata dai ladri, ne distrutta dall’acqua o dal fuoco. Inoltre la compassione purifica il cuore dall’egoismo e allevia il faticoso fardello del viaggio del Samsara.

Tutti coloro che udirono il discorso del re meditarono sulle sue parole e cambiarono vita rendendo il Koshala un regno famoso per la compassione dei suoi abitanti.

 

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