Lama Zopa Rinpoce: Impermanenza e morte.

Lama Zopa Rinpoce: Se si ha una casa che rischia di subire dei danni da un’inondazione è saggio controllare in anticipo quanto è grande il pericolo che si corre.

Lama Zopa Rinpoce: Impermanenza e morte.

Quanto è lunga la vita?

La vita è così fragile, la sua natura è transitoria. Si può vedere come cambia anche in un solo anno, in un mese, in una settimana, un giorno, un’ora, un minuto e di secondo in secondo.
Nel tempo necessario a schioccare le dita trascorrono sessantacinque brevissimi istanti
(Il momento di tempo più breve è postulato in un sessantacinquesimo di uno schiocco di dita) e anche in queste infinitesimali frazioni di secondo la vita sta cambiando.

Potreste pensare: “Perché dovrei sorprendermi per il fatto che la vita cambi così tanto? È naturale; lascia che accada!”, ma questo modo di pensare è molto sciocco e ignorante perché, mentre la vita sta cambiando così velocemente, in questi stessi brevi istanti stiamo diventando più vecchi.

Qualcuno potrebbe asserire: “E’ naturale, divento più vecchio; lascia che accada!”, ma anche non curarsi del fatto di invecchiare è un’altra attitudine errata. Altri invece negano la natura impermanente della loro vita, non vogliono vedere per niente la sua vera natura; cercano di camuffare la loro apparenza agli occhi degli altri, i quali compiono anch’essi lo stesso gioco. Si tratta di sforzi assolutamente vani, tali azioni sono al di fuori del livello di conoscenza potenziale della mente umana e la loro creazione non è certo lo scopo della rinascita umana dal punto di vista del Dharma. Nessuno sforzo artificiale può mutare ottant’anni in sedici. L’età non può mai diminuire nella visione della mente completamente illuminata, che realizza pienamente che la sofferenza del corpo samsarico è causata dalla sua natura impermanente.

Le menti di queste persone hanno una doppia illusione: credono nella creazione artificiale (le scoperte scientifiche utilizzate per preservare la materia e la vita dallo sfacelo e dalla decadenza) e nella concezione errata che esiste un sé permanente. La prima credenza errata causa il continuo sorgere di problemi, mentre la seconda determina l’incremento dell’ignoranza, della pigrizia e dell’assenza di attenzione.

L’impermanenza può essere suddivisa in due livelli:

  1. cambiamenti grossolani della materia che accadono nel corso di periodi di tempo lunghi,

  2. cambiamenti sottili/interiori della mente e cambiamenti invisibili della materia che avvengono nella più breve frazione di tempo.

La nostra mente non può percepire i cambiamenti sottili della materia, ma è in grado di vedere solo i cambiamenti grossolani che avvengono di giorno in giorno, di ora in ora, come la decadenza, la morte, ecc.

Il grande meditatore Gampopa disse:

Questo mondo simile a un contenitore, che è esistito in un momento precedente, non ha luogo nel successivo. Sembra che continui nello stesso modo perché sorge qualcosa di simile, come il flusso di una sorgente.

Perché dovrei preoccuparmi dei cambiamenti dovuti al processo di invecchiamento? Perché mentre gli anni, i mesi, i giorni e le frazioni di secondo trascorrono e io divento sempre più vecchio, l’occasione perfetta di ottenere l’illuminazione offerta dalla mia rinascita umana si appresta ad esaurirsi ed io mi avvicino sempre più alla morte. Ho il giusto equipaggiamento, un pilota, una navicella spaziale e abbastanza combustibile per fare un giro intorno all’universo e visitare tutti i pianeti, ma siedo qui, con il motore che gira, bruciando combustibile mentre la mia mente è distratta da altre cose. Più a lungo la mia mente resta distratta e più perdo la possibilità di vedere i pianeti, tutto il combustibile si sta consumando e il tempo diventa sempre più breve. Comunque anche questa analogia non mostra adeguatamente la tragedia di sprecare questa preziosa rinascita umana.

Anche se la mia vita durasse per 100.000 anni, la morte si avvicinerebbe allo stesso modo. Ogni secondo che passa i minuti si accorciano, così le ore con ogni minuto, i giorni con ogni ora, i mesi con ogni giorno, gli anni con ogni mese. Ogni anno che passa accorcia la mia vita e il momento della mia morte si avvicina. Pur avendone cura, anche una vita così lunga deve finire. In confronto la mia vita è estremamente breve, può durare quaranta, cinquanta, forse ottant’anni, certo non più di un centinaio d’anni.

Con ogni secondo, minuto, ora, giorno, mese, anno, la vita si accorcia e la morte si avvicina. Questa vita umana è veramente breve; questo mio corpo non ha più molto da vivere.

Nel corso della sessione di meditazione è bene ricordare le meditazioni di base che si dovrebbero utilizzare; si tratta di soggetti importanti perché aiutano a vedere l’impermanenza, ad acquisire le realizzazioni relative all’impermanenza della propria vita. Sono le cose basilari utili a favorire la realizzazione di come la vita è impermanente.

Così rapidamente come il sole, che sorge, attraversa velocemente il cielo e tramonta, questa mattina stavamo facendo qualcosa e ora è sera e il tempo è trascorso così in fretta; proprio come il sole che passa così velocemente, così come esso cambia, così come è impermanente, allo stesso modo la nostra vita cambia velocemente; dal momento della nascita fino alla morte la vita trascorre velocemente.

In modo simile all’incenso o alle candele che bruciano, che sono impermanenti e si consumano rapidamente, anche la vita cambia velocemente e presto finisce. Essi non sono permanenti e cambiano velocemente, proprio come la vita umana.

Dal momento in cui siamo nati sino ad ora, fino alla morte, proprio come il sole che sorge e tramonta ogni giorno, la nostra vita si sta avvicinando alla morte allo stesso modo. Il giorno appare, termina, la notte appare, termina; essi sono impermanenti, non continuano per sempre. Il giorno non esiste sempre come giorno; non è permanente. Così come il giorno cambia nella notte, ogni altra cosa, tutti i fenomeni causativi, cambiano proprio così velocemente. Come il giorno passa, la notte passa, il sole passa, ogni cosa cambia nello stesso modo.

Tutte le piante sono impermanenti, quindi mentre si sviluppano diventano sempre più vecchie. Dal momento in cui il germoglio esce dal suo seme, crescendo diventa sempre più vecchio, fino a decadere e morire, esso è impermanente.

In estate ogni cosa è meravigliosa, in inverno tutto decade; nulla è permanente, nulla è definitivo. Come le foglie che cambiano colore e cadono, similmente tutto il territorio cambia, tutta la Terra cambia; nulla è definitivo. In questo caso, definitivo significa qualcosa che mantiene sempre la stessa forma, lo stesso colore e aspetto, che esiste sempre nello stesso modo. Nulla è definitivo.

È stato così fin da quando siamo rinati, dal momento in cui la nostra mente è entrata nel grembo di nostra madre e siamo stati concepiti. Da quel momento abbiamo avuto una certa lunghezza della vita, determinata karmicamente, in quanto risultato del karma precedente: quaranta, venticinque anni – di qualunque numero di anni disponiamo, dal momento del nostro concepimento nel grembo materno fino alla nostra morte, esso è stato determinato dal nostro karma.

La lunghezza della vita è stata determinata dal karma proiettante.

È certo che non si vivrà molto oltre i cento anni, probabilmente non si riuscirà a superare i novanta. Tuttavia, anche se si vivesse un milione di anni, la nostra vita inizierebbe a finire dal momento del concepimento. Dal momento in cui la mente entra nell’utero materno gli anni iniziano a trascorrere, inizia l’impermanenza della nostra vita. Anche se avessimo una vita lunga centomila anni, questa vita appena è iniziata comincia ad abbreviarsi. Essa cambia nella più breve frazione di tempo, un millesimo, un milionesimo di secondo; così come anche i nanosecondi passano, nulla resta uguale; nulla perdura.

Come trascorrono i secondi, così i minuti che sono composti da questi. Come trascorrono i minuti, così le ore che sono composte da questi. Mentre trascorrono i secondi, i minuti e le ore, la vita cambia. Come ventiquattro ore passano, così trascorre un giorno, come trenta giorni passano, trascorre un mese. Come passano i mesi, così gli anni. Che la lunghezza della vita sia di mille o di centomila anni, è lo stesso: ha luogo un cambiamento costante e si diventa sempre più vecchi, si decade dal momento in cui la mente entra nel grembo materno.

Dal momento in cui inizia, la vita comincia a estinguersi. Ogni secondo che passa quel tot di vita è finita e ci si avvicina alla morte. Similmente, ogni minuto, ora, giorno e mese che trascorre, quel lasso di vita è finito e quindi si è più vicini alla morte. Alla fine, una volta passati quei centomila anni, quella persona, pur avendo avuto una vita tanto lunga, ha raggiunto il momento della morte.

Quindi, anche se una vita fosse tanto lunga, diventerebbe comunque costantemente sempre più breve, si consumerebbe e la morte si avvicinerebbe sempre più, figuriamoci rispetto alle nostre vite, che sono molto più brevi – sei, quindici, venti, cinquanta…qualunque sia, a seconda dell’individuo. Le nostre vite al confronto di una della durata di centomila anni non sono comparabili, sono così brevi, brevissime. Anche se consideriamo una lunghezza media, diciamo sessanta o settanta anni, dal momento del concepimento la vita diventa sempre più breve, inizia a consumarsi. Come la vita cambia, mentre la parte infinitesimale di ogni secondo si disintegra, quella parte di vita è finita e quindi siamo più vicini alla morte.

Gli anni della vostra vita che avete vissuto finora venticinque, ventotto, trenta, trentadue quelli che sono, è una quantità di vita che è trascorsa, siete di quel tanto più vicini alla morte e il tempo di vita di cui disponete è pertanto molto meno. Non ha importanza se pensate di essere giovane o vecchio, qualunque sia la vostra età, quel tanto della vostra vita è trascorso, andato per sempre, irrecuperabile. La vita che vi è rimasta è certamente più breve di quanta ne è trascorsa, sono passati più anni della vostra vita di quelli che vi sono rimasti.

Sintetizzando il modo di meditare sull’impermanenza di questa vita, è efficace riflettere nel modo seguente:

    • quando vedete un fiume, pensate che proprio come il fiume fluisce, anche la vita trascorre così velocemente.

    • Così come il sole sorge e tramonta, riflettete che anche la vita trascorre velocemente

    • Mentre vedete le cose esterne cambiare in modo visibile come l’incenso o una candela che bruciando si consumano non vedete in modo analogo la vostra vita che si sta consumando, tuttavia se prestate attenzione a quello che vi accade intorno sarete facilmente in grado di capire che la vostra vita sta terminando senza tardare di un secondo. Proprio come l’olio che brucia in una lampada si consuma costantemente, altrettanto avviene della vostra vita.

    • Così come le stagioni passano, altrettanto vale per la vostra vita; l’estate, l’autunno, l’inverno e la primavera trascorrono veloci e così la vostra vita, che diventa sempre più breve e si consuma sempre più velocemente.

Relazionare quello che vedete all’esterno con voi stessi è estremamente utile; è un tipo di meditazione analitica. È utile perché impedisce che la mente diventi afflitta; rende la mente consapevole del cambiamento, della vita che si accorcia sempre più, della fugacità della vita umana, la vostra vita.

Vediamo che le cose esterne passano velocemente, ma non riflettiamo mai in merito alla nostra vita. Facciamo sempre progetti come se avessimo una vita lunga; siamo totalmente convinti che continueremo ad esistere a lungo. Siamo del tutto inconsapevoli del modo effettivo in cui la nostra vita si evolve: consumandosi velocemente ogni momento. Gli stessi cambiamenti evolutivi che vediamo all’esterno accadono al nostro interno; questo è il modo effettivo in cui evolviamo, ma non ce ne rendiamo conto.

Il fatto di non realizzare quanto velocemente e inesorabilmente la vita stia terminando costituisce il maggiore ostacolo per rendere pura tutta la nostra vita, per vivere in modo positivo, per trascorrere la vita completamente nel Dharma. Per via della concezione errata che non moriremo presto e vivremo a lungo, non ci ricordiamo della morte, non pensiamo al Dharma e non ci preoccupiamo affatto della nostra prossima vita. Dato che non pensiamo alla morte e a quanto sia breve la vita, non abbiamo paura. Per via di non avere paura della brevità della vita, della morte e della sofferenza che segue, non cambiamo stile di vita. Possiamo anche conoscere tutto riguardo alla meditazione o essere grandi studiosi del Dharma, tuttavia se, a causa delle nostre concezioni errate, restiamo inconsapevoli dell’effettiva evoluzione della vita, se siamo privi di saggezza, non cambieremo le nostre vite, non le renderemo pure.

Essere preoccupati e spaventati nel momento della morte non aiuta, poiché a quel punto non possiamo fare più nulla. Per quanto siano grandi la nostra sofferenza, la paura e la preoccupazione nel renderci conto che stiamo proprio per morire, non possiamo farci nulla. Qualunque karma negativo che abbiamo creato, tutta la gran quantità di ciarpame nella nostra mente ce la dobbiamo tirare dietro. Dal momento che abbiamo creato la causa dobbiamo subire ogni risultato. Allora, per quanta paura e incredibile preoccupazione potremo avere, non saranno di aiuto, perché non ci sarà più tempo per praticare, il nostro tempo sarà esaurito, finito, andato. Non ci sarà più nulla da fare per risolvere questo problema.

Se si ha una casa che rischia di subire dei danni da un’inondazione è saggio controllare in anticipo quanto è grande il pericolo che si corre. Se si riscontra un pericolo reale ci si preoccupa; grazie a quella paura si argina il fiume o si fanno altri preparativi per proteggere la casa, la propria famiglia e le proprietà dall’essere portati via o rovinati dall’inondazione. Quando si sa di essere fuori pericolo la vita diventa tranquilla, non ci dobbiamo preoccupare. Allo stesso modo è necessario fare dei preparativi per proteggere la pace della propria mente prima che arrivi la piena della morte. Prima dell’arrivo della morte esaminare il pericolo e agire di conseguenza.

Senza aver paura del pericolo non farete mai i preparativi necessari per proteggervi; per questo dovete meditare sull’impermanenza e sulla morte per realizzare il pericolo, provare paura e fare quanto necessario per proteggervi.

I vantaggi di ricordarsi della morte

Questi insegnamenti sulla morte e limpermanenza sono molto utili. Sono utili per coloro che non praticano il Dharma, perché fanno scoprire loro il Dharma, e sono utili anche per coloro che praticano il Dharma, i quali meditano. Si dovrebbe sempre ricordare la morte, così facendo la nostra mente resterà consapevole dei cambiamenti che avvengono costantemente in noi, di quanto sia breve la vita umana, di come la vita si sta accorciando in ogni momento. Tutto questo è di grande beneficio.

Molti grandi yogi hanno iniziato meditando sulla brevità della vita umana, sull’impermanenza e la morte; la loro illuminazione, le loro realizzazioni e loro pratica del Dharma sono stati determinati da questo. La forza e la capacità di vivere una vita ascetica in luoghi estremamente isolati; la pratica di soggetti vasti e profondi, senza preoccuparsi né di quanto tempo sia necessario per conseguire le realizzazioni e ottenere i sentieri superiori, di quanto sia difficile; generare la straordinaria energia necessaria per perseverare nella pratica tutte queste cose derivano dal riflettere sulla brevità della vita umana, l’impermanenza e la morte, l’acquisizione dell’illuminazione nel corso della loro vita è dovuta all’aver tenuto questo ben presente.

È necessaria molta energia per raggiungere l’illuminazione; più si desidera ottenerla velocemente e maggiore sarà l’energia da impiegare. Se, per esempio, si vuole percorrere velocemente una lunga distanza in auto, sono necessarie una buona auto, un buon combustibile e l’energia per guidare. Similmente, non è facile ottenere l’illuminazione nel corso della propria vita: occorre molta energia per superare le difficoltà nel praticare il Dharma e seguire il sentiero. Da dove scaturisce tale energia? Deriva dal ricordare l’impermanenza della vita e la morte. Perciò questa meditazione è estremamente utile. Anche rispetto agli esseri illuminati che beneficano continuamente gli esseri senzienti si può risalire alla loro pratica di questa meditazione.

Ricordare limpermanenza e la morte è importante anche se vi limitate a desiderare di rinascere in un reame superiore o di liberarvi dal samsara.

Ricordare l’impermanenza e la morte è potente, inoltre, perché aiuta a metter fine alle 84.000 afflizioni. Tutte le diverse menti negative la grande radice che è l’ignoranza, l’odio, tutte le altre concezioni errate, tutte le oscurazioni che ostacolano la liberazione dal samsara e l’illuminazione possono essere cessate mediante l’energia generata dal ricordare l’impermanenza e la morte, questa è la causa originale della cessazione di tutte le afflizioni. Per questo è molto potente.

Se si ricordano l’impermanenza e la morte si può anche ostacolare il sorgere di menti negative come la bramosia, l’ignoranza, l’odio, l’orgoglio, la gelosia e così via – menti che causano disagio, sofferenza e confusione – anche se cercano di sorgere prepotentemente. Si ostacola il loro sorgere perché ricordare l’impermanenza e la morte genera timore della morte e della brevità della vita umana. È quindi utile per pacificare la mente, anche al presente.

Ricordare limpermanenza e la morte è utile non solo all’inizio della pratica – quando persuade, obbliga a ricercare il Dharma, a iniziare la pratica, a meditare invece di seguire la mente negativa e agire in modo opposto al Dharma – ma è di beneficio anche durante la pratica, dal momento che si è sul sentiero, in quanto è molto utile a far sì che si continui a praticare. Anche se si è già avanzati nel corso della pratica, si sta seguendo il sentiero, ricordare la morte aiuta a non perdere le realizzazioni e a continuare verso le realizzazioni più alte del sentiero.

Inoltre è utile alla fine della pratica, come ho già accennato.

Infine, al momento della morte, questo ricordo è molto utile in quanto permette di morire tranquillamente, con felicità, con la mente rilassata, senza alcuna preoccupazione. Anche se i parenti, vostro marito/moglie potrebbero piangere, le persone che vi attorniano provare sofferenza, voi potete morire con grande gioia, come se andaste in vacanza o a un picnic. Sicuramente. La persona che ha trascorso la propria vita meditando, ricordando la morte ogni giorno, continuando a purificare, a creare merito, a cercare di fermare la creazione di karma negativo, creando meno karma negativo possibile, al momento della morte non è preoccupata.

Domanda: E’ veramente possibile essere felici al momento della morte? Rinpoce: Coloro che hanno creato un grande, vasto merito sono felici al momento della morte. Questo è certamente possibile.

Per i praticanti di Dharma più puri la morte è come ritornare a casa o andare a un picnic. Le menti dei praticanti intermedi al momento della morte sono felici, scevre da preoccupazione. I praticanti di un livello inferiore, quelli che hanno almeno creato molto merito durante la loro vita, non sono sconvolti al momento della morte, non sono preoccupati perché hanno praticato molto la purificazione e accumulato molto merito, non hanno la paura che in genere hanno le persone comuni al momento della morte.

Di conseguenza, dato che derivano tanti benefici dal ricordare e dal meditare la morte, invece di rimanere sconvolti da tutto questo parlarne, dimenticandola, impedendo a noi stessi di ricordarla, questo è quanto dovremmo fare; dovremmo sempre ricordare e meditare l’impermanenza della vita e la morte. Perché questo soggetto sconvolge le persone? Perché le persone rimangono scosse quando viene chiesta loro l’età e l’altra persona commenta “Oh, sei così vecchio?” Perché riscontrano l’opposto di quello che sentono, l’opposto delle loro concezioni errate, di quanto essi credono.

Le persone vogliono sempre sembrare giovani, non invecchiare, non cambiare, tuttavia per quanto possa essere forte il loro desiderio non hanno scelta. Quindi si sentono sconvolti se qualcuno dice loro che sono vecchi.

Mentre il tempo passa la vita umana finisce. Dal momento del concepimento nel grembo materno si invecchia costantemente. Non importa quanto non vorremmo che accada, non possiamo smettere di cambiare, non possiamo fermare l’evoluzione naturale della vita impermanente. Cercare di dimenticarlo, non rifletterci, occultarlo non può influenzare l’effettiva evoluzione.

I cambiamenti artificiali prodotti dalla cosmesi, la chirurgia plastica e così via non possono rendervi più giovani, non possono fermare il processo di invecchiamento, non possono impedire il decadimento, non possono fermare la morte. Non importa se passate tutto il tempo cercando di sembrare giovane all’esterno, comunque invecchiate e morite. Non potete fermare la morte dimenticandola, senza pensarci mai, chiudendo gli occhi e non ascoltando se qualcun altro ne parla, nulla può fermare la morte, per tanto che possiate impegnarvi.

Qualunque sia la vostra età, per quanto cerchiate di rimanere giovanili mediante mezzi esterni, l’effettiva evoluzione ha luogo, diventate sempre più vecchi e decadete, simili a un frutto deteriorato dipinto all’esterno per sembrare bello. Un frutto dipinto può sembrare piacevole e fresco ma all’interno, come passa il tempo, si decompone, perde il sapore, avvizzisce e inacidisce. Non importa quanto sia dipinto bene all’esterno, nulla ferma l’effettiva evoluzione della decadenza.

Dal momento che dobbiamo andare attraverso l’evoluzione naturale della vita, senza scelta, tutte queste manipolazioni esterne non aiutano. Non importa quanto possiamo mascherare ciò che sta accadendo e fingere che non sia così, dobbiamo comunque sperimentare i fastidi dell’età avanzata e la sofferenza della morte. Cercare di dimenticare queste cose non è una soluzione. Se qualcuno viene per uccidervi, come può aiutare il fingere che questo non stia avvenendo? Ignorare il fatto non evita il pericolo della persona che viene ad uccidervi. Dovete fare qualcos’altro.

Quindi, invece di rimanere scossi e cercare di scantonare dal modo naturale d’essere delle cose, fate l’opposto e tenete sempre presente nella mente l’impermanenza e la morte. Questo è molto più utile che cercare di bloccare la paura, che sorge normalmente dal ricordare la morte, ignorandola, e arreca tutti i vantaggi che ho menzionato prima.

Come ha detto il grande yogi Milarepa: Sono fuggito sulle montagne per la paura della morte, dove ho realizzato la vera natura assoluta della mente. Ora, anche se la morte viene da me, io non sarò spaventato”.

Questo ha sapore, è molto efficace. Milarepa era un grande Yogi, il suo corpo era qualcos’altro. Se si fosse mostrato ai nostri giorni, in occidente, sarebbe stato arrestato; tutti avrebbero detestato il suo aspetto esteriore. Sarebbe stato nascosto fuori dalla vista. Per il fatto che aveva trascorso molto tempo nudo, compiendo pratiche austere, conducendo una vita ascetica nelle montagne, il suo corpo era verdastro, scheletrico e brutto.

Condurre una vita austera significa dimenticare i possedimenti e le necessità temporali, non importa quanto sia difficile, sobbarcandosi qualunque difficoltà sorga per poter praticare il Dharma. Dunque, pensando alla morte, Milarepa era spaventato e la sua paura lo spinse sulle montagne, dove realizzò la vera natura assoluta, la realtà della mente, e così superò la sua paura della morte. Questo grande ottenimento ha origine dal suo ricordare e temere la brevità della vita umana e la morte. Dovremmo imparare dal suo esempio e praticare allo stesso modo, ricordare la morte e superarne la paura prima del suo arrivo. Questo è l’approccio saggio, un modo di agire saggio, il metodo abile; è molto meglio di quanto fa normalmente la gente, ossia evitare la paura della morte non pensandoci finché è il suo momento di morire.

Un altro Yogi tibetano, che ha scritto molti testi ed era in costante contatto con il buddha femminile Tara [lama Longdöl Rinpoce], praticava anch’egli la consapevolezza dell’impermanenza e della morte, creò molto merito, ottenne molte realizzazioni e alla fine superò la sua paura della morte. Egli disse: “Nel momento in cui l’impermanenza della vita mi si manifesterà, non avrò paura. Posso essere un monaco al mattino e prendere il corpo di una divinità lo stesso pomeriggio”. Non solo non era spaventato dalla morte, ma aveva anche il potere di prendere un corpo puro una volta lasciato quello ordinario.

Tutti questi benefici che ho menzionato sono i vantaggi del ricordare l’impermanenza e la morte, dunque questa pratica è molto utile. Ricordando la morte si smette di seguire la propria mente negativa e quindi si crea meno karma negativo. Più si è consapevoli della morte, maggiori risultati si sperimenteranno, è davvero di aiuto.

Gli svantaggi del non ricordarsi della morte

  1. Se non ci si ricorda della morte non ci si ricorda del Dharma, che è il solo metodo che può eliminare completamente la paura della morte. Come avviene questo? Se non si ricorda la morte, non si è impauriti, senza tale paura si resta fortemente afferrati alle comodità di questa vita e si passa la maggior parte del tempo cercando solo quel benessere. Si segue un’idea dopo l’altra, si fanno affari, si fa questo, si fa quello, tutto solo per ottenere il benessere di questa vita. Si fa una cosa, poi un’altra, poi qualcos’altro, questo è il modo in cui trascorre l’intera vita, spinti dall’attaccamento, il pensiero negativo per cui ci si afferra al benessere di questa vita. Non si ricorda la morte e di conseguenza si spende tutto il tempo operando per questa vita, così non si può praticare il Dharma. Poi si finisce con una grande sofferenza al momento della morte; non solo è stata usata tutta la vita per creare la causa della sofferenza, ma nemmeno si ha la felicità o la pace della mente al momento di morire.

  2. In secondo luogo, poiché non si ricorda la morte, si è ancora sotto il controllo dell’attaccamento e si segue la propria mente negativa, dicendo: “Ma si, posso praticare il Dharma fra un paio d’anni, non c’è fretta. Forse lo posso capire in un anno, nel giro di pochi mesi”. Rimandate. Poi quando arriva il momento, dite di nuovo: “Forse il prossimo mese, il prossimo anno”. Questo è molto pericoloso. Anche se vi ricordate del Dharma, rimandate la vostra pratica in questo modo. All’origine di questo c’è il non ricordare l’impermanenza e la morte fermamente o con sufficiente frequenza.

  3. Un altro problema è che potreste cercare di praticare il Dharma, di meditare, ma qualunque cosa fate non diventa pura. Sarà molto difficile che la vostra pratica risulti pura se non ricordate la morte. Questo è un altro inconveniente.

Questa concezione errata, questa sensazione innata, pensare sempre, ogni giorno, ogni mattina al risveglio: “Vivrò la mia vita per molto tempo; non morirò; non morirò oggi” è il peggiore ostacolo per rendere pura la propria pratica del Dharma. Qualunque cosa fate camminare, stare seduto, ovunque la sensazione interiore “Non morirò oggi” è sempre nella mente.

Naturalmente qualcuno p dire: Alla fine morirò, dopo molto tempo. Questo non è difficile da pensare, ma non basta. Anche le persone che non meditano lo pensano. Il problema, in ugual misura per il meditatore che per il non meditatore, specialmente per chi tra noi sta cercando di praticare il Dharma, è che la concezione errata “Io non morirò oggi”, significa che non si ricorda la morte, perciò, anche se si cerca di praticare il Dharma, la nostra pratica diventa impura.

In che modo il pensiero “Io non morirò oggi” impedisce che la nostra pratica diventi pura? Perché quando si ha tale pensiero non si ha paura della morte e senza la paura della morte si segue sempre l’attaccamento per il benessere di questa vita, si cade sotto il controllo dell’attaccamento. Funziona in questo modo; per questo non ricordare la morte impedisce che qualunque pratica che intraprendiamo diventi pura. A causa della continua sensazione “Io non morirò oggi”, non abbiamo paura della morte, siamo controllati dall’attaccamento al benessere di questa vita e quindi agiamo solo per questa vita. In tal modo tutto quello che facciamo diventa causa della sofferenza.

A causa dell’assenza del timore della morte, anche se si cerca di fare qualcosa di positivo, si cerca di meditare, la motivazione non è pura; si è privi del forte pensiero che ciò che si sta facendo sia solo per il beneficio delle vite future; non sviluppiamo la completa noncuranza per questa vita; non abbiamo la sensazione che il comfort di questa vita è come carta igienica usata, qualcosa che è solo da abbandonare. Si è privi di una forte motivazione come questa.

Anche se si ha una qualche idea delle vite future, si desidera tuttavia in modo molto p forte il beneficio di questa vita, pertanto quello che si fa non diventa puro Dharma. Se non si ha una forte motivazione, come volere ottenere la felicità suprema dell’illuminazione, la cessazione del samsara o la felicità delle vite future, e il completo distacco dal comfort di questa vita – considerando la felicità di questa vita alla stregua di spazzatura da buttare se si ha il pensiero impulsivo Io oggi non morirò” che sorge costantemente, la pratica diventa impura perché la motivazione pura di praticare solo per gli scopi superiori non sorgerà.

Domanda: Se si scopre che la pratica del Dharma risolve i propri problemi temporali, non può essere un buon tipo di motivazione per continuare la pratica? Si è sofferenti, prima di udire il Dharma, e si inizia a praticare. Poi, dopo aver praticato per un certo tempo, si trova che la sofferenza è diminuita e i problemi temporali se ne sono andati. Si tratta di una motivazione interessata a questa vita?

Rinpoce: Vuoi dire pensare che mediante la pura pratica del Dharma si possono risolvere i propri problemi temporali? Con questa idea poi si pratica il Dharma?

Domanda: Significa scoprire, mediante l’esperienza, che la pratica del Dharma rende felici e le proprie necessità temporali si soddisfano. Questa motivazione può comunque condurre a una pratica pura?

Rinpoce: La pratica del Dharma di cui stiamo parlando ora – seguire i rimedi che fungono da antagonisti della mente negativa, praticare gli antidoti alle afflizioni – anche se si sa dalla teoria che renderà felice la vita presente, o si ha l’esperienza che rende felice la vita presente, fin quando si pratica il rimedio per le afflizioni, è sempre puro Dharma e pertanto non c’è pericolo. Se si ha l’esperienza che rinunciare a questa vita risolve anche i problemi quotidiani, apporta anche molta felicità in questa vita e si sa anche che si possono conseguire la suprema felicità dellilluminazione, la cessazione della sofferenza e migliori vite future, e poi con questa consapevolezza si pratica il Dharma, si pratica la rinuncia ai pensieri negativi dettati dall’attaccamento al benessere di questa vita – il rimedio alla mente negativa le azioni compiute diventano sempre puro Dharma e non sono mai un’interruzione al sentiero per l’illuminazione. Essendo privi dell’attaccamento al comfort di questa vita, anche se si conoscono i benefici della propria pratica per questa vita e per quelle future, la pratica diventa puro Dharma.

Il motivo per cui vi parlo degli svantaggi e dei vantaggi è che sono importanti da conoscere e da ricordare. Altrimenti non avrete interesse e non vedrete il valore di meditare sulla morte e l’impermanenza; se non vi renderete conto del suo valore, non avrete l’energia per la meditazione. Senza praticare la meditazione non otterrete tutte le perfezioni che derivano dal ricordare e meditare l’impermanenza e la morte. Pertanto è molto utile riflettere sugli inconvenienti e i benefici, su ciò che accade senza tenere presenti queste cose oppure ricordandole. Questo conferisce energia per meditare sullimpermanenza e la morte invece che rimanere scioccati dal soggetto. Sarete interessati e vorrete sperimentare queste meditazioni.

Perché sto parlando della morte? Potreste pensare: Il mio paese è pieno di pericoli, le persone muoiono sempre, bla e bla. Tutto questo l’ho già sentito. Che senso ha udire questo di nuovo?”

Questo è tuttavia differente. Se osservassimo effettivamente in modo corretto tutti gli esempi di impermanenza intorno a noi, sarebbe facile comprenderla da noi stessi, ma non lo facciamo. Possiamo vedere innumerevoli esempi esterni di impermanenza, tuttavia non realizziamo l’impermanenza per conto nostro.

Prendete la paura della morte, per esempio. Anche gli animali sono spaventati dalla morte, quando sono minacciati, quando cadono, ma non è di alcuna utilità. Anche noi ci sentiamo spesso spaventati dalla morte, quando avviene un incidente, quando ci ammaliamo e così via, ma queste sensazioni non durano. Dopo uno o due giorni, quando il pericolo è passato, non ci sentiamo più spaventati e quanto accaduto diventa inutile perché non lo abbiamo utilizzato per praticare il Dharma.

Pertanto non basta provare la sensazione di paura per la morte limitatamente a pochi minuti; non è questo il modo di meditare sull’impermanenza. È necessario che tale forte sensazione, la paura della morte, duri più di pochi minuti, più di un’ora, poiché non si può completare la pratica del Dharma in un’ora. Potete vedere quanto siete pigri e lenti, pertanto questo non è sufficiente. Dovete fare in modo che la sensazione duri finché saprete di poter rinascere in accordo con la vostra scelta, o almeno finché sarete pienamente certi di aver ottenuto lo scopo minimo di questa meditazione, ossia non soffrire al momento della morte. Ad ogni modo è necessario che la sensazione sia durevole per ricevere le realizzazioni superiori e più ardue; questo è il proposito per meditare sull‘impermanenza e la morte: rendere la sensazione durevole.

Come ho già detto, anche le persone ordinarie, che non sanno nulla di Dharma, a volte pensano “Oh, a un certo punto morirò, tra molto tempo”. Ma questo non è nulla. Se avete la realizzazione, se avete realmente paura della morte, se avete avuto l’esperienza dell’impermanenza mediante la meditazione, non potrete mai addormentarvi mentre meditate, per esempio. Talvolta succede che potete meditare sull’effettivo soggetto per un paio di minuti e poi la vostra mente se ne va a fare un picnic. Se avete compreso e realizzato l’impermanenza la vostra mente sarà così forte che questo tipo di cose non accadrà mai, la vostra mente non si distrarrà mai facilmente. Cose come addormentarsi durante la meditazione, distrarsi con facilità e trovare difficile focalizzarsi sul soggetto mostrano che avete bisogno di energia, che dovete applicarvi per una migliore comprensione dell’impermanenza e della morte. Se non avete sperimentato l’impermanenza mediante la meditazione, se non avete questa realizzazione, ogni minimo problema disturberà la vostra meditazione.

I meditatori che hanno una reale, effettiva, profonda comprensione ed esperienza dell’impermanenza e della morte non restano mai scossi nell’udire “rinuncia a questa vita”. Tali parole sono solo piacevoli per le loro menti. Coloro che realizzano l’impermanenza e la morte sono solo ben felici di praticare quanto sia più potente e di beneficio per fermare le afflizioni, senza preoccuparsi di quanto possa essere difficile. Per tali persone non è difficile. Perché noi non ne siamo capaci? Per il fatto che non abbiamo realizzato l’impermanenza della vita e la morte.

Inoltre, meditare ad esempio solo per un mese, in un corso a Kopan, non è molto efficace per fermare i vostri problemi futuri. Naturalmente è di beneficio, di grande beneficio non sto dicendo che non apporta benefici tuttavia per fermare i vostri problemi futuri dovrete continuare a meditare. Inoltre, dato che la meditazione è intesa per fermare i vostri problemi, dovete sapere come farla, pertanto praticare solo per un giorno o due non è sufficiente per apprendere; neppure è sufficiente ascoltare qualcuno che spiega qualcosa una volta e poi lavorare solo su quello.

La morte è certa?

La mia morte è inevitabile, perché nessun essere è mai esistito nei reami del samsara senza essere continuamente soggetto alla sofferenza della morte e della rinascita.

Il momento della mia morte è certo?

La morte ha molte cause, pertanto il suo momento non è certo:

  1. la fine della vita è determinata dal karma passato

  1. i fattori che sostengono la vita non sono presenti, ad esempio la morte per inedia

  2. a causa dell’ignoranza, ad esempio il suicidio o la mancanza di cure.

In questo momento, se esamino realmente dentro me stesso, non posso trovare nessuna prova o garanzia che la mia vita continuerà per un periodo definito.

La morte è certa

Qui trovate dei suggerimenti su come meditare su questo soggetto. Riflettete dal profondo della vostra mente: “Dopo un periodo di tempo, tutto questo mondo diventerà completamente vuoto; inoltre, io cesserò di esistere su questa Terra”. Sentite la completa vacuità di tutte le cose e concludete: “Pertanto, la morte è certa”.

Riflettete: “Non c’è nessuna causa o condizione cooperante che possa fermare la morte; non c’è una condizione esterna che possa fermare la morte. Non è stato possibile impedire la morte da quando il mondo ha avuto inizio fino ad ora, pertanto la morte è certa. Inoltre, la lunghezza della vita non può essere allungata, ma decresce naturalmente, pertanto è certo che la morte avverrà”. Mentre pensate questo tenete presente la vostra stessa vita.

Inoltre, la mia morte avverrà prima che abbia avuto abbastanza tempo da impiegare per praticare il Dharma. Nulla che sia esterno può impedirla e quando sarà il mio momento di morire, neppure i migliori ospedali o gli ultimi ritrovati medici potranno aiutarmi. Ovunque andrò non potrò sfuggirle.”

Se vado indietro col pensiero, dai miei genitori ai loro genitori e ai genitori dei loro genitori e così via fino ai miei lontani antenati, essi sono moltissimi, un numero infinito, ma ora nessuno di loro esiste. Tutte quelle precedenti generazioni sono trapassate, non resta nessuno di loro.” Pensate ai genitori, ai nonni, ai bisnonni, ai bis bisnonni che sono morti, se ne sono andati tutti. “Pertanto è certo che anch’io morirò. Così come essi hanno cessato di esistere, sarà lo stesso per me. Presto verrà il mio turno di morire. Pertanto la mia morte è certa.”

Il momento della morte è indefinito

In generale, la lunghezza della vita degli esseri in questo mondo non è definita. Non è fissa a cento anni o a mille anni come in alcuni altri reami. In questo mondo la lunghezza della vita varia, specialmente in questi tempi degenerati è più breve e ancora più indefinita; più breve e più incerta che in epoche precedenti. Pertanto il momento della morte è incerto, non è definito.

Per esempio:

  • Ci sono persone che vengono in Oriente dall’Occidente, ma non è certo che ritorneranno; prima del momento del ritorno muoiono. Il momento della morte è incerto in questo modo.

  • Anche se tornano in Occidente, può accadere che muoiono prima di arrivare alle loro case.

  • Molte persone vanno a dormire e muoiono prima del momento del risveglio.

  • Molte persone iniziano un pasto ma muoiono prima di aver finito.

  • Molte persone vanno a fare un trekking ma muoiono prima di poter tornare.

  • Molte persone escono in macchina e muoiono prima di tornare a casa.

  • Molte persone nascono e muoiono prima di raggiungere l’età adulta.

  • Molte persone sono concepite ma muoiono ancor prima di nascere dal grembo materno.

  • Molte persone vanno a praticare uno sport ma muoiono prima della fine del gioco.

  • Molte persone comprano abiti nuovi ma muoiono prima di avere il tempo di indossarli.

  • Molte persone iniziano a leggere un libro ma muoiono prima di finirlo.

  • Molte persone pianificano un progetto ma muoiono prima di completarlo.

  • Molte persone vanno in guerra e muoiono prima di tornare a casa.

  • Molte persone vanno a lavorare ma muoiono prima di poter riscuotere il proprio salario.

  • Molte persone iniziano a parlare ma muoiono prima di aver finito quello che volevano dire.

  • Molte persone espirano ma muoiono prima di poter inspirare di nuovo.

Questi sono solo pochi esempi di come il momento effettivo della morte sia incerto, indefinito, sono pochi esempi che potete usare per la meditazione.

Proprio come vedete queste cose che accadono intorno a voi, è necessario che applichiate questi esempi a voi stessi, che meditiate che ciò che accade agli altri può accadere a voi. È importante pensare: “Un giorno anch’io morirò in modo o nell’altro, prima di avere il tempo di finire quello che stavo facendo”. Così come vedete gli altri morire prima di avere il tempo di finire quello che stanno facendo, dovete vedere la stessa cosa che accade a voi. Questo è un modo di meditare molto efficace. È certo che morirete, durante il giorno oppure di notte, al mattino o al pomeriggio, senza aver finito qualcosa. Espirerete ma morirete prima di poter inspirare ancora. È certo che vi accadrà, che morirete in un modo o nell’altro, in accordo col vostro karma. Quando sarete in casa oppure fuori di casa.

Dovete riflettere anche su come le necessità temporali possono diventare causa di morte; su come ci sono più cause cooperanti che mettono a repentaglio la vita di quante ce ne siano a sostegno della vita. Pertanto, il tempo della morte è incerto.

Anche le cose che sostengono la vita possono essere un rischio per la vita, ad esempio il cibo. Le persone muoiono mentre mangiano la carne o il pesce, quando un ossicino si pianta nella loro gola. Altri muoiono per il crollo di una casa, sotto il tetto che crolla loro addosso. Alcuni sono uccisi da altri nel corso di discussioni per i soldi o in risse tra ubriachi. Altri per overdose di qualche droga. Anche le cose che si considerano di sostegno alla vita posso finire per distruggerla. Pertanto il momento effettivo della morte è indefinito.

Questo corpo è estremamente fragile, come una bolla d’acqua. Anche un minimo movimento può causare un danno; pertanto è molto facile rischiare la vita. Anche per questa ragione il momento della morte è indefinito.

Il momento della morte non è certo perché avviene:

  1. quando la causa della fine della vita è in accordo al karma precedente

  2. quando si è privi di fattori che sostengono la vita

  3. per via dell’ignoranza.

Esaminate nella vostra mente se potete percepire quando morirete. Controllate anche se è sicuro che accadrà solo dopo molto tempo, dopo dieci anni; vedete se potete essere certi di vivere tanto a lungo. Controllate anche per vedere se potete essere sicuri di essere vivi domani, come tendete a pensare; dato che si tende a pensare che si vivrà a lungo, esaminate se è certo che vivrete fino a domani. Quale ragione avete per pensare che sarete ancora vivi? Similmente, esaminate se potete essere sicuri di essere ancora vivi questa notte; se sarete vivi abbastanza a lungo per andare a letto. Quale prova avete che vivrete per tale periodo? Se non riuscite a trovare nessuna prova che certamente esisterete per quel lasso di tempo, allora non potete essere sicuri che vivrete abbastanza per andare nel vostro letto.

Forse potreste pensare: “Io ho questa sensazione intuitiva che esisterò. Non vedo nulla che indica che morirò in questo o quel momento; ho proprio questa sensazione istintiva”. Si parla molto dei propri istinti, tuttavia questa sensazione istintiva che continuerete ad esistere vi accompagnerà fino al momento della morte e si tratta del peggiore ostacolo alla pratica del Dharma. Questa sensazione è la ragione che date, tuttavia essa continuerà fino in punto di morte. Anche se vi restasse solo un minuto di vita, continuereste ad avere questa sensazione. Questa sensazione istintiva è il maggior ostacolo alla pratica del Dharma.

Molte persone si preoccupano, pensando “Qual è il metodo per fermare le distrazioni? Non riesco a concentrarmi; non posso fare questo, non posso fare quello”. Perché hanno questi problemi? Per il fatto che sono distratti dal pensiero istintivo : “Non morirò ora; vivrò. Non voglio morire ora; non voglio morire oggi”. Questa sensazione istintiva che abbiamo sempre causa gli ostacoli che impediscono che la nostra concentrazione sia durevole e dovrebbe essere distrutta; questa concezione disturbante dovrebbe essere fermata dalla meditazione sull’impermanenza e la morte.

Immaginate una persona che cammina attraverso una foresta infestata dalle tigri. Essa è costantemente consapevole del pericolo di essere attaccata da una tigre, pertanto è sempre all’erta, si guarda attorno;

essa non rischia di passare neanche pochi minuti guardando qualcosa senza perdere la vigilanza sulle tigri. Perché mantiene spontaneamente la vigilanza sulle tigri? È allo stesso modo per qualcuno che realizza che il momento della morte è indefinito, che sempre sente che la morte potrebbe avvenire oggi, tra un’ora, tra un minuto; qualcuno che pensa costantemente in modo opposto a quello nostro. Noi pensiamo sempre:”Non muoio, non morirò ora”, ma la persona che ha realizzato, mediante la meditazione, che il momento della morte è indefinito è proprio all’opposto. Il meditatore pensa: “potrei certamente morire tra un’ora, in questo momento, stanotte”, un modo del tutto opposto alla nostra idea consueta. Poiché la persona pensa:”Morirò ora, tra un minuto, tra un’ora”, lui/lei ha una straordinaria quantità di energia per rendere ogni azione perfetta e pura. Quindi, se meditate con questo pensiero, non avrete alcun ostacolo alla meditazione; la vostra mente non si distrarrà facilmente. La concentrazione durerà molto più a lungo perché questo pensiero e la paura che sorge con esso non vi permette di cadere sotto il controllo degli ostacoli, vi protegge dagli ostacoli.

Quando Guru Buddha Shakyamuni fu in punto di morte si tolse i vestiti e si sdraiò, poi disse ai suoi discepoli: “Questo è l’ultimo santo corpo del tathagata, dunque dovete guardarlo”. Un tathagata è un essere arya che è andato al di là di tutta la sofferenza e della mente illusoria, dunque quando disse ‘tathagata’ intendeva sé stesso. Poi dette il suo ultimo insegnamento: “Tutti i fenomeni causativi sono impermanenti. Questo è l‘ultimo insegnamento del tathagata. Poi morì. Questo fu il suo ultimo insegnamento; questo fu il suo lascito a noi esseri senzienti. Questa era la cosa più importante che aveva da lasciarci: un insegnamento sull’impermanenza. Poi trapassò. Quando chiese ai suoi discepoli di guardare l’ultimo corpo del tathagata, molti di loro svennero e alcuni arhat morirono anche loro; essi non avrebbero potuto sopportare il suo trapasso.

In seguito, poiché gli insegnamenti di Guru Buddha Shakyamuni correvano il pericolo di andare persi, cinquecento arhat che li avevano memorizzati si riunirono in tre occasioni differenti e recitarono gli insegnamenti a memoria, mentre altri pandit arhat li trascrivevano per il beneficio dei futuri esseri senzienti.

Quindi proprio l’ultima cosa che lasciò, il suo ultimo insegnamento così come un essere ordinario lascia le sue ultime volontà rispetto al denaro o a qualunque cosa che una volta morente ha principalmente lasciato, la cosa più preziosa della persona morente la cosa più di beneficio che Guru Buddha Shakyamuni poteva lasciare, la cosa più importante per noi da realizzare, da capire, è stata l‘impermanenza. Pertanto egli concluse la sua vita con un insegnamento sull’impermanenza; il suo intero insegnamento si concluse con questo soggetto. Questo è quanto ci ha lasciato detto: “Voi esseri senzienti dovreste praticare il Dharma; se non lo fate ci sono l’impermanenza e la morte.” Nel dire questo intendeva la sofferenza. Questa sola parola, impermanenza, mostra l’intera portata della sofferenza samsarica: “Voi esseri senzienti dovreste praticare il Dharma perché state vivendo nella sofferenza, nell’impermanenza, sotto il potere della morte”.

Quando meditate sulla morte, un’altra utile tecnica è ricordare e contare tutti i vostri parenti e amici che sono morti. Prima abbiamo meditato principalmente sulle generazioni di antenati che sono morti; ora sto parlando di quelli che avete incontrato in questa vita.

Molti dei miei parenti e amici di questa vita sono morti – laici, monaci, lama e molti altri amici. Non ho mai conosciuto mio nonno, neanche da bambino, ricordo solo mia nonna – capelli grigi, rosario, sempre seduta vicino al fuoco in cucina. Mentre ero in Tibet fu malata per sette anni e poi divenne cieca, quando già era vicina al momento in cui morì; a quel punto non era più in grado di fare nulla. Mio zio si prese cura di lei per molti anni le dava il cibo, laccompagnava in bagno e la riportava indietro; offrì le cure a sua madre per molto tempo e tra un servizio e l’altro faceva le prostrazioni.

Prima di questo, tuttavia, anche mio zio si era ammalato. Egli fu visitato da molti dottori, a Solu Kumbu [Nepal] e anche in Tibet, prese ogni tipo di medicine, ma nulla poteva aiutarlo. Soffriva al punto da non poter neppure mangiare. Anch’egli fu malato per sette anni. Allora chiese consiglio a un lama, la cui grotta era vicina a Lawudo; quel lama era un ottimo meditatore. Io lo ricordo vagamente, perché quand’ero piccolo ho sempre pensato che fosse un buon monaco. Egli mi ispirava anche molta simpatia, sentivo una buona sensazione nei suoi confronti, diversa dagli altri. Egli giocava sempre con me e aveva una buona vibrazione, per il fatto che manteneva una buona mente. Mio zio era in accordo con questo meditatore e gli chiese di essere esaminato. Il lama osservò che la causa della malattia di mio zio era un’oscurazione karmica, ossia il risultato di un karma negativo qualcosa che non era possibile curare con le medicine, ma solo mediante la purificazione. Allora mio zio chiese una meditazione con le prostrazioni e la presa di rifugio, qualcosa di simile, e il lama gli dette delle meditazioni da fare.

Mio zio era povero, ma proprio sopra la grotta del meditatore viveva la famiglia di un lama sposato, che lo aiutò prendendosi a cuore i suoi bisogni temporali. Essi lo aiutarono anche a costruire un piccola stanza per le prostrazioni e così via, dove avrebbe potuto anche prendersi cura della madre. Fece le prostrazioni per circa sette anni, qualcosa come sette volte 100.000 e mentre continuava a farle gradualmente il suo stato di salute migliorava e alla fine guarì del tutto. Egli si ristabilì completamente. Da quel momento non si ammalò più, per lo meno non di qualcosa di grave. Durante quel periodo, mentre si prendeva cura della madre, lei morì in quel posto.

C’è poi mio padre. Non ho mai visto mio padre. Intorno al momento in cui dovevo uscire dal grembo di mia madre egli era già andato nella sua successiva rinascita. Ricordo che quando ero molto piccolo, tutti noi bimbi si dormiva insieme la notte sotto il giaccone dalle lunghe maniche di mio padre, la sua chuba, come è chiamata in tibetano. Essa era fatta con una pelle d’animale con il pelo all’interno. Così dormivamo tutti sotto la giubba di nostro padre morto e talvolta dicevamo “Questa era di papa’”.

Mia madre aveva avuto vari altri figli, ma molti di loro erano morti prima che nascessi. Uno di loro aveva due teste, non era in grado di sopravvivere a lungo e morì ancora piccino. C’erano dei racconti su quel bimbo. Mia madre non sapeva come accudirlo e il bimbo morì. Anche un’altra sorella nata prima di me morì. Essa aveva una specie di piccola coda, come quella di un animale. Ora sono rimasti solo tre di noi. Presto anche tutti loro se ne andranno e resteranno solo i loro nomi, con le persone che diranno: “Quella tale persona fece questo”, ma nessuno potrà vedere più il loro corpo fisico.

Poi c’è stato il primo amico di penna occidentale che ho avuto, quando ero in India. La nostra insegnante era una monaca [buddhista], credo sia stata una delle prime monache occidentali. Essa è stata monaca per molti anni; in origine era cristiana, poi fece un viaggio e a Ceylon prese i precetti da un guru Theravadin, poi andò in India, dove viveva e lavorava. Intorno a questo periodo avvenne la ribellione dei tibetani [contro loccupazione cinese] del 1959 e molti tibetani fuggirono in India; questa monaca era tra coloro inviati dal comitato di assistenza del governo indiano per aiutare i rifugiati tibetani. Dov’era lei i rifugiati erano principalmente monaci che provenivano da Lhasa.

Seguitò ad avere molti contatti con i monaci, anche il suo cuoco era un monaco. Lei divenne gradualmente familiare con i tibetani e sempre più interessata. In seguito an in un luogo in cui p di mille monaci avevano vissuto per molti anni, continuando i loro studi relativi alla filosofia del Dharma e al Tantra. Uno dei modi in cui aiutò i monaci fu trovando loro degli ‘amici di penna’, ossia delle persone in occidente con cui potevano intrattenere uno scambio epistolare. L’amico di penna che lei mi trovò fu una donna ebrea che viveva a Londra. A volte lei mi spediva delle foto di se stessa, alcune di quando era giovane e alcune contemporanee, in cui era molto anziana. Io restavo un po’ confuso perché ero molto giovane e non capivo quali fossero le foto di lei, non realizzavo che erano foto della stessa persona, pensavo che fossero due persone differenti.

Lei era conosciuta come una persona dotata di una buona personalità e di saggezza. Credo che scrisse anche dei libri, benché io non ne abbia letto nessuno. Essa mi scrisse delle lettere per sette anni, ogni settimana, molte lettere. La mia stanza era piena delle sue lettere. Io rispondevo solo occasionalmente, forse solo tre o quattro volte in tutto. Lei aveva più di ottantasette anni, ma in quell’epoca non potevo fare molto per aiutarla. Lei voleva veramente capire il Dharma, ma io non ero in grado di comunicare molto in inglese con lei e in quel posto non c’era nessun altro tibetano che poteva scrivere bene in inglese. Noi studiavamo molto ABCD, ma non era sufficiente. Se si chiedeva aiuto agli indiani diventava davvero molto complicato! Essi scrivevano sempre cose che non volevamo. Così scrivere a lei per me era sempre pieno di inconvenienti. In seguito ho provato, sia che fosse corretto o meno e, nonostante gli errori, forse lei capiva, forse no.

Poi il flusso delle sue lettere si interruppe per un paio di mesi e mi chiedevo cosa fosse accaduto. Penso che lei credeva che se mi avesse detto di essere andata in ospedale per una operazione io mi sarei preoccupato, per questo non mi scrisse. Quando uscì dall’ospedale cercò di scrivermi, ma la sua scrittura non era chiara; non aveva l’energia per formare bene le parole. Non poté neppure finire la lettera che stava scrivendo e fu aiutata da qualche ragazza. Questa fu l’ultima che ricevetti, in cui mi disse di essere stata appena dimessa dall’ospedale.

Dopo questo ebbi un sogno, nel quale ero vicino alla mia casa e qualcuno mi consegnava una lettera bianca. Il giorno dopo ricevetti una lettera esattamente come quella da un suo amico, che era un amico di penna di un altro lama incarnato, in cui mi comunicava che lei era morta. Allora i più di mille monaci che vivevano fecero delle puja per lei; anche il guru di Sua Santità e altri alti lama pregarono affinché lei avesse una buona rinascita. In seguito ho esaminato come morì, in quale direzione era rivolta – qualcuno mi ha spiegato queste cose. Intorno a quel periodo le avevo spedito un regalo ma non sono sicuro che lo abbia ricevuto. Essa fu cremata e le sue ceneri furono sparse nel suo giardino. Lei aveva donato i dipinti che le avevo spedito dall’India – Guru Shakyamuni Buddha e forse altri al centro tibetano del luogo, prima di morire. Questa è solo una piccola storia di impermanenza.

Così, come questo accade ad altre persone, lo stesso accadrà a noi. Un paio di anni fa, il nostro primo studente occidentale, la monaca Zina, progettò di andare a Kathmandu e a Dharamsala per ricevere insegnamenti dai nostri guru; fece molti progetti per fare tutte queste cose preziose. Tuttavia, appena prima del momento in cui doveva scendere [dalle montagne in cui era in ritiro], improvvisamente si ammalò e non poté alzarsi. Del tutto inaspettatamente, quattro o cinque giorni dopo, morì. In quei pochi giorni di malattia giacque sdraiata nel letto, ma appena prima di morire si mise seduta, tenendo il rosario in mano. La figlia era presente, la guardava e piangeva “Ti prego, madre, non morire”. Il giorno in cui morì sua figlia pianse molto, ma dopo un paio di giorni tornò normale e giocava nel cortile. Anche se Zina era ammalata, ebbe un poco di tempo per prepararsi alla morte. Lei si aspettava senz’altro di fare tutto quello che aveva programmato, ma all’improvviso la sua vita finì, prima che avesse il tempo di farlo. Comunque lei fu molto fortunata di poter morire come una monaca, più fortunata delle persone che muoiono in America nei loro bellissimi e costosi appartamenti, circondati dai parenti e dai loro possedimenti. Morì in una stanza semplice e minuscola, dopo aver trascorso la maggior parte degli anni precedenti in ritiro. Inoltre lei ebbe il costante desiderio di aiutare gli altri, specie gli occidentali, ma si preoccupava sempre di non essere capace di farlo. Non fu in grado neppure di firmare la lettera che ci spedì.

Perché dovrei essere spaventato dalla morte?

Il Karmapa sum kyenpa (Karmapa che realizza i tre tempi [passato, presente e futuro] fu il Primo Karmapa (1110-1193) ed era un lama altamente realizzato) disse:

Perché dovrei essere spaventato per la morte? Perché quando il Signore della Morte (Si tratta d’un essere creato dal nostro stesso karma) arriva è difficile che la mente sia felice.

Io sono molto ignorante per il fatto di non essere spaventato dalla morte. Questa assenza di paura risulta dal non comprendere la sofferenza del processo della morte stesso o la sofferenza delle mie vite future. Dopo la morte la mia mente ignorante soffrirà continuamente nel ciclo dei dodici anellidel sorgere dipendente. In un mese, un giorno, perfino in un’ora, ho creato più karma negativo che virtuoso ed ho fatto questo da tempo senza inizio, in tutte le mie vite precedenti. Ameno che non rompa le catene che mi legano al ciclo dei dodici anelli del sorgere dipendente, finirò per rinascere in uno dei tre reami inferiori.

Per queste ragioni dovrei iniziare a praticare il Dharma il più presto possibile, senza essere pigro.

Morire senza aver tempo per praticare il Dharma

Quando si medita su questo è utile riflettere nel modo seguente:

Se vivessi per settant’anni, la metà della mia vita, tutte le notti, sarebbe stata impiegata per dormire. La maggior parte del restante tempo diurno è consumato in distrazioni o nel creare karma negativo, la causa della sofferenza. Anche se ho creato un minimo di merito, ne ho distrutto la maggior parte perché non l’ho dedicato ed ho generato le menti negative delle visioni errate, della rabbia, e così via. Pertanto, finita questa vita, le possibilità che io rinasca nei tre reami inferiori sono molto maggiori”.

Riflettere in questo modo è molto efficace, poiché il modo in cui opera è la sua evoluzione effettiva, vera. In questo modo si conosce se stessi, si riconosce la propria vita.

Guru Shakyamuni disse:

Non è certo se verrà prima domani o la prossima vita. Perciò [dato che il domani è molto incerto] è più utile e saggio essere preparati per la vita futura piuttosto che per l’indomani.

Riflettete su quanto Guru Buddha Shakyamuni disse. È veramente ragionevole. Anche tra un’ora, è più probabile che sarete morti piuttosto che vivi. Perché è più certo che sarete morti? Dato che la morte è certa, è certo che non esisterete permanentemente, pertanto la morte è più certa del proseguire dell’esistenza, anche in questo momento. Riflettete in questo modo, è molto, molto utile.

Se esaminate bene con la vostra mente, vedrete che è così non solo per il fatto che lo ha detto Guru Buddha Shakyamuni, ma perché si tratta di un’evoluzione effettiva. È proprio così. Poiché la morte è più certa di un’esistenza che perdura, anche ora, è pertanto più proficuo per voi fare qualcosa che sia di beneficio per le vostre vite future piuttosto che fare qualcosa con un’ottica limitata a questo corpo. Non potete mai essere certi di quando dovrete lasciare questo corpo, di quando non lo possiederete più. Riflettere in questo modo è utile specialmente quando andate in collera, per esempio; in tal caso è più di aiuto riflettere sulla morte che su shunyata, che è qualcosa che in effetti non comprendete bene. Naturalmente, parlando in generale, riflettere sulla vacuità è profondo, ma quando state sperimentando un problema immediato, riflettere sulla morte è più profondo. Quando dovete risolvere un problema, è più veloce e più profondo riflettere sulla morte piuttosto che su shunyata o sui vari soggetti tantrici.

Quando avete un problema mentale con qualcuno – estrema bramosia, attaccamento ai possedimenti o a una persona, rabbia, orgoglio o qualunque altra mente negativa – per fermare la creazione di karma negativo e pacificare la mente, dissolvere la confusione, cercate di ricordare ciò che ha detto Guru Buddha Shakyamuni e riflettete: “Guru Buddha Shakyamuni disse che la morte è più probabile che la continuazione dell’esistenza, dunque sto andando verso la morte proprio ora”, pensate dal profondo del vostro cuore che state per morire, “se il mio respiro si sta per fermare proprio ora, che utilità c’è nell’arrabbiarsi? Perché essere arrabbiati, orgogliosi o attaccati?” non c’è proprio alcuna utilità. Non potrete portare la persona a cui siete attaccati nella vostra vita futura, in un altro reame. È completamente inutile, senza senso. State solo creando la causa della sofferenza. Riflettete dunque in questo modo. È molto utile. Ogni volta che sorge l’attaccamento verso altre persone pensate “c’è maggiore certezza che io lascerò questo corpo piuttosto che vi rimanga”. Pensate dal profondo del vostro cuore che state per lasciare il vostro corpo.

Se fate questo correttamente, tutte le sensazioni improvvise, scomode, la mente negativa che sentite manifestarsi fortemente, il forte svilupparsi di orgoglio, di rabbia, di qualunque sia, si allenterà, diminuirà, si calmerà. Non vedrete più uno scopo nello sviluppare la collera; scoprirete da soli che è privo di significato, insensato. In questo modo non causerete problemi agli altri e la vostra mene sarà calma; cesserete di creare karma negativo e confusione. Questo è veramente concreto; questo è usare la meditazione nell’effettivo momento critico. Questa è meditazione reale, pratica. La meditazione è un’energia per fermare i problemi, non solo qualcosa che si può praticare molto tranquillamente da qualche parte su una montagna. Le meditazioni come questa sulla morte devono risolvere i problemi; se non le usate per il proposito da conseguire, qual è il senso? Non abbiamo molto tempo per entrare nei dettagli in merito, ma si tratta di un punto importante, ve lo introdurrò semplicemente.

Shantideva, nel suo Bodhicharyavatara disse: Non è corretto godere dei piaceri samsarici pensando “Io non morirò oggi”, rimandando la pratica del Dharma e non confessando i karma negativi.

È molto, molto utile anche ricordare questa citazione. In primo luogo chiedetevi come è possibile che possiate permettervi di creare ancora dell’altro karma negativo, oltre a quello che avete già creato nel corso di tante vite da tempo senza inizio. Non c’è nessuna ragione in assoluto per accrescere questa già enorme raccolta. In secondo luogo non c’è ragione neanche in un atteggiamento rilassato per cui si differisce la pratica del Dharma. Perché non potete distrarvi nemmeno per un giorno, mettendo da parte la pratica del Dharma? Perché anche quest’oggi – questo è il modo in cui dovreste pensare – la morte è più certa della continuazione dell’esistenza.

Avete una straordinaria raccolta di karma negativo nella vostra coscienza, accumulato da tempo senza inizio. Sapendo questo come potete rilassarvi? Avete una quantità infinita di karma negativo nella vostra mente, così come potete procrastinare la pratica del Dharma? Fin quando resterà questa causa di sofferenza, è certo che la sofferenza sorgerà. Dal momento che la morte è più certa della continuazione dell’esistenza, come potete lasciare la pratica del Dharma? Dato che avete così tanto karma negativo nella mente, come potete rilassarvi, anche per un solo giorno? Fintanto che c’è la causa, la sofferenza sorge continuamente; avete un’enorme accumulo di karma negativo nella mente; la morte è più certa della continuità dell’esistenza, dunque, per tutte queste ragioni, come potette rilassarvi rinviando la pratica del Dharma? Questo insegnamento è molto significativo, sostanzioso, è molto utile ricordarlo, ha molti significati. Nei momenti in cui vi sentite troppo pigri per meditare, per praticare il Dharma, è molto utile ricordare queste potenti parole benedette.

Le persone o i possedimenti materiali possono aiutare ad alleviare o ad evitare la morte?

Quando giunge l’ora della morte, neppure innumerevoli gioielli che potrebbero soddisfare tutti i desideri contenuti in un universo di mondi possono impedire che la morte avvenga. Neppure le persone i parenti, gli amici o altri né il fatto di possedere qualunque quantità di forza personale o di fama possono impedire la morte. Queste cose non solo non aiutano, ma contribuiscono ad aumentare la sofferenza.

In che modo i miei attaccamenti causano grande sofferenza al momento della morte?

Al momento della morte io realizzo che mi si sto separando da tutti i miei possedimenti e dai miei cari e sorgono, tremendamente forti, attaccamento e paura. La mia preoccupazione è molto maggiore di quella che sorge di consueto, come nel caso della separazione di una coppia o dai propri genitori. Il mio corpo fisico ora mi crea grande sofferenza e, sebbene abbia avuto più cura di esso che di qualunque altro corpo di un essere, ora mi sta diventando nemico.

Quando è l’ora della morte, sia un re che un mendicante sono esattamente uguali, in quanto nessuna quantità di parenti o di possedimenti può influenzare o impedire la morte. Tuttavia, chi è più ricco al momento della morte? Se il mendicante ha creato più merito, allora, pur sembrando povero materialmente, in realtà è lui l’uomo ricco. Dal punto di vista del Dharma, la mente che si è preparata per il passaggio nella vita successiva ha la ricchezza reale.

Se i possedimenti materiali, i parenti e gli amici sono così privi di significato e inefficaci al momento della morte, e sono anche causa di sofferenza, diventando dei nemici, perché attribuire loro tanta importanza e passare tanto tempo preoccupandosi di loro? Sono stato attaccato al mio corpo per innumerevoli vite, procurandogli tutti i comfort, tuttora non ho finito di prendermene cura, e il mio corpo continua a causarmi problemi. Questa cura ha realmente una fine? Non sarebbe meglio trascorrere la mia vita lavorando per qualcosa che può essere completato?

Mentre leggete le parole scritte qui sopra, meditate sul loro significato. Perché il vostro corpo è descritto come un nemico? A causa della sensazione di stare per lasciarlo, diventate estremamente ansiosi; non lo volete lasciare. Invece di aiutarvi a risolvere il vostro problema in quel momento, il forte attaccamento al vostro corpo vi causa solo di rimanere ancora più a lungo nel samsara, di essere sempre intrappolato nel ciclo che lega alla sofferenza, nel ciclo di rinascita e morte.

La stessa ansietà e preoccupazione che provate per il vostro corpo – attaccamento, paura di lasciarlo, non volere quanto accade – li avete nei confronti dei vostri possedimenti e parenti; vi sentite molto sconvolti per via di doverli lasciare.

Padmasambhava disse: La visione di questa vita è come il sogno fatto la notte scorsa. Tutte le azioni prive di significato sono simili alle increspature sulla superficie di un lago.

Il sogno che avete avuto la scorsa notte era così breve; dall’inizio alla fine, era velocissimo. In un sogno può sembrare di aver fatto un lungo viaggio o aver trascorso molti anni facendo qualcosa, ma in realtà la durata di un sogno è solo di pochi minuti. Qualunque buona cosa che accade in un sogno accade molto velocemente. Questa è una delle ragioni per cui Padmasambhava ha paragonato la vita a un sogno, entrambi terminano velocemente. La vita trascorre così veloce, in modo simile a un sogno.

Un’altra ragione è che non importa quanto piacere si prova in un sogno, al risveglio è tutto finito. Si può sognare di avere successo negli affari, si possono fare miliardi di dollari e sentirsi felici, ma al risveglio non rimane neanche un dollaro, non vi siete portati dietro nulla dal sogno, ogni cosa che fate in un sogno non è utile. Esattamente allo stesso modo, non importa cosa fate nella vita, quanti soldi fate, quanti possedimenti accumulate, quanto avrete successo negli affari, quanto siete felici, sarà come il sogno della scorsa notte, non potrete portare nulla nella vostra vita successiva. Come ciò che fate in un sogno è privo di significato, così lo sono anche tutte le cose che fate solo per questa vita, ogni cosa che acquisite mediante grande sforzo.

Tutte le azioni prive di significato sono simili alle increspature sulla superficie di un lago”. Le onde increspano il lago: una viene, una va, un’altra viene, un’altra va, è sempre così. Le cose fatte solo per questa vita sono così; tali azioni sono senza fine. Non importa quanto ci si adopera per esse, non potranno aver fine. Anche questa citazione dal grande yogi Padmasambhava è molto potente.

Avendo cura solo del mio corpo fisico, sono come una persona che morirà comunque domani, ma va in ospedale oggi per un trattamento più dispendioso. Ogni felicità temporale è priva di significato e ha come risultato solo la sofferenza, non aiuta mai a cessare il ciclo di morte e rinascita. Al momento della morte i numerosi parenti, qualunque possedimento, anche se fossero innumerevoli universi pieni di innumerevoli gioielli, e il mio corpo di cui ho avuto cura sopra ogni altra cosa, dovranno tutti essere lasciati. Tutto questo sarà utile alla stessa stregua di un singolo capello, infatti alla morte nulla può essere portato via con la mente: in effetti non ci sarà differenza tra tutti i possedimenti del mondo e un piccolo capello.

È molto utile anche riflettere su questo, nel corso della meditazione sulla morte; molto utile. Se si riflette sul fatto che è più certo morire ora che continuare a vivere e che né il corpo né nessuno dei possedimenti possono essere portati con noi, che al momento della morte queste cose sono inutili come un semplice capello, ossia non possono essere di alcun aiuto, vedrete quanto sono realmente insignificanti, quanto sono futili. Quando capirete che tutti i vostri possedimenti e un singolo pelo del corpo hanno lo stesso valore, riuscirete a vedere che i vostri possedimenti, che ora considerate così terribilmente importanti e per i quali vi impegnate tanto nella vita, per i quali morireste pur di proteggerli, non sono poi così importanti.

Dato che non ho la certezza di esistere neppure di secondo in secondo, perché dovrei essere attaccato al mio corpo o a qualunque altro possedimento, anche in questo momento?

Quando si pratica regolarmente questa meditazione, quando sorgono certi problemi in relazione al proprio corpo, forse state lottando o facendo qualcos’altro inerente al prendersene cura, dovreste pensare: “E’ più sicuro che lascerò questo corpo, piuttosto che vi rimanga, dunque perché dovrei esserci attaccato? Come posso essere sicuro che certamente continuerò ad esistere?” In questo modo scoprirete che ciò che state facendo, creando confusione e problemi per gli altri, è senza senso.

Quando meditate su tali soggetti vedete quali sono le parti più potenti per voi, più efficaci per la vostra mente e focalizzatevi su queste. In generale, è bene ricordarle tutte, ma se alcune parti vi risultano più difficili, focalizzatevi su quelle che sono più efficaci per voi e poi sviluppatele in accordo alla vostra saggezza ed esperienza per vedere le cose più chiaramente.

Domanda: se abbiamo un amico o un parente morente, cosa dovremmo fare con il corpo e per quanto tempo dovremmo lasciarlo stare?

Rinpoce: in generale dovrebbe essere lasciato stare per due o tre giorni. I tibetani spesso controllano astrologicamente se il corpo dovrebbe essere portato fuori della casa al mattino o al pomeriggio. L’astrologo esamina lo stato della mente della persona in quel momento, quali attaccamenti ci sono, le cause cooperanti esterne della morte, quali tipi di spiriti potrebbero avere reciso la vita della persona e in quale momento il corpo dovrebbe essere rimosso. Tutte queste cose possono essere determinate astrologicamente.

A meno che la persona abbia un certo controllo e sia in grado di ascoltare, è estremamente difficile parlare a una persona che sta morendo. Altrimenti, ci sono molti metodi per aiutare. Dipende molto dal fatto che la persona conosca qualcosa di Dharma o meno, se ha fede o meno nell’essere illuminato. Se la persona non ha alcuna idea del Dharma, dell’essere illuminato, nessuna fede, è difficile dire qualcosa di utile, specialmente al momento della morte. È difficile comunicare queste cose durante la vita, è ancora più difficile al momento della morte, quando la mente è ancora più incontrollata.

Ad ogni modo, in generale è bene se, quando la persona smette di respirare, si possono recitare delle preghiere o dei mantra a voce molto alta. Per esempio si possono recitare i mantra di Avalokiteshvara o di Guru Buddha Shakyamuni o la preghiera “Lama tonba ciom den de…” Per la persona morente è difficile udire, quindi prima soffiate nell’orecchio della persona o chiamate il nome della persona e poi recitate il mantra con voce molto forte. Prima che la persona smetta di respirare questo sarà esposto in dettaglio sotto, quando discuteremo il processo effettivo della morte i venticinque oggetti grossolani si dissolvono. Dopo questo si assorbe la mente grossolana ed è pressoché impossibile comunicare con la persona morente dall’esterno. Dunque prima che questo accada è bene dire alla persona il nome del guru o le altre cose come preghiere e mantra a voce molto alta. Questa è una cosa che potete fare.

Un’altra cosa è che durante il processo delle dissoluzioni, delle visioni e così via, la persona ha molta paura e sofferenza, a meno che lui/lei sia un po’ fortunato/a, abbia creato molto merito durante la sua vita, è difficile che la persona morente possa udire le parole. Se la persona ha creato molto merito ed è in grado di udire almeno un po’, è di grande aiuto per ridurre la terribile sofferenza che la persona sta sperimentando.

Inoltre, se la persona morente ha creato molto buon karma durante la sua vita, ha realmente avuto cura di osservare il karma ed ha fatto molta purificazione, se qualcuno gli ricorda il nome del suo guru radice, anche se la sua mente è fuori controllo, grazie alla purificazione compiuta e all’aiuto degli amici, questa persona fortunata può ricordare di pregare il suo guru o la manifestazione del Buddha. Poiché la persona morente è in stato di shock e molto spaventata, normalmente non può ricordare di fare nulla, ma se qualcuno dice “Fai questo” può ricordare e la sua sofferenza diventa minore.

Quindi, ricordando il loro guru o altre manifestazioni del Buddha e pregando in accordo, coloro che hanno creato più merito, che sono un po’ più fortunati, che hanno un minimo di controllo, possono proteggersi dal rinascere nei reami inferiori di sofferenza.

Anche quando accade qualcosa di pauroso nei sogni non ricordate di prendere rifugio, di pregare, di affidarvi all‘essere illuminato, alla guida perfetta, dunque potete immaginare quanto sarà difficile ricordarlo al momento della morte.

Quando in Tibet moriva qualcuno, ciò che gli altri che conoscevano un po’ di Dharma cercavano di fare era recitare dei mantra al meglio delle loro capacità. Se la persona morente è circondata da persone che non conoscono nulla e stanno solo attorno piangendo, creando un’atmosfera agitata, ciò serve solo a peggiorare la sua sofferenza ed è difficile aiutare quella persona. Anche piccole cose, come recitare i mantra a voce molto alta, ricordare alla persona il nome del suo guru, ricordargli di pregare e così via, possono essere d’aiuto…tanto quanto lo permette la fortuna della persona morente.

Leggere qualcosa [come il Bardo Thödrol, il Libro Tibetano dei Morti], dopo che la persona è morta, può essere difficile. Se quella persona non poteva capire tali testi in vita, come può farlo mentre sta morendo? Naturalmente questo ha un certo potere, perché è l’insegnamento di un essere illuminato, ma l’intensità con cui può arrivare ad aiutare dipende principalmente dalla fortuna della persona morente.

Talvolta in Tibet mettono anche delle pillole di nettare benedette nella bocca della persona morente. Comunque, la cosa più pratica che si può fare è recitare i mantra e soffiare. Solo ascoltare il santo nome di un essere illuminato può aiutare molto.

Un’altra cosa che può aiutare è offrire i possedimenti della persona morta agli esseri santi, chiedendo loro di pregare, o usare i possedimenti della persona per opere virtuose e dedicare il merito a beneficio della persona. Anche se la persona è rinata nei reami degli inferni o degli spiriti famelici questo può certamente aiutare. Dato che le menti degli esseri santi hanno potere, anche le loro preghiere possono essere molto efficaci.

Un’altra cosa che veniva fatta in Tibet quando qualcuno moriva era far venire un lama dal monastero per trasferire la coscienza della persona, tuttavia anche in tal caso l’efficacia di questo dipende da quanto buon karma la persona morente ha creato. Comunque fare delle puja sponsorizzate con la vendita dei possedimenti della persona morta può certamente aiutare.

Quello che potete fare voi stessi è meditare, invece di piangere; compiere la purificazione con Guru Buddha Shakyamuni, purificando tutti gli esseri senzienti, incluso la persona morta, come abbiamo fatto in precedenza in questo corso [per il padre, deceduto di recente, di uno degli studenti]. Questo è eccellente, è una reale, pratica puja.

Uno o due anni fa, un monaco del monastero sotto il Gompa di Lawudo [Thamo Gompa] morì. Il lama a capo del monastero aveva istruito questo monaco a stare in ritiro e non uscire mai; penso compisse un ritiro su Avalokiteshvara, recitando mantra e così via. Egli era una persona molto fortunata. Prima di morire fu malato per un po’, ma appena prima della morte si ristabilì. Allora non voleva restare nella sua stanza, voleva uscire. L’abate del monastero era un monaco buono, quieto e semplice che si era preso molta cura della sua moralità, e il monaco chiese all’abate di leggergli il Libro Tibetano della Morte appena prima della sua morte. Chiedere che venga letto prima della morte è molto saggio, così come fare la richiesta in relazione a qualunque altro metodo perché, se si può acquisire familiarità con queste cose in anticipo, c’è la possibilità che si sarà in grado di sperimentarle al momento effettivo della morte. La ragione per cui il monaco chiese che gli fosse letto prima della morte era che durante l’evoluzione della morte è estremamente difficile ricordare il testo e se non si ha abbastanza autocontrollo si deve dipendere da qualcun altro che lo legge per te. Quindi fece questa richiesta prima di morire e morì molto pacificamente, ebbe una buona morte.

In quel monastero c’era anche una monaca che morì bene. La maggior parte delle persone non aveva idea che sarebbe morta così bene, ma al momento della morte essa non ebbe né malattia alcun altro problema. Essa semplicemente si sdraiò molto tranquillamente sul fianco destro, nella posizione che Guru Buddha Shakyamuni adottò quando andò nel parinirvana, e chiese alle monache assistenza perché le ricordassero i suoi guru mentre moriva. Poi trascorse molti giorni del processo della sua morte in meditazione. Ebbe una morte veramente piena di pace. Io seppi cos’era accaduto perché alcune delle altre monache arrivarono e mi chiesero di pregare per lei, allora io chiesi dei dettagli su come lei conduceva la sua vita quotidiana. Sembra che lei abbia praticato sempre molta purificazione, senza mai dimenticare di recitare le sue preghiere quotidiane e prendendo molti insegnamenti di lam rim. Non aveva studiato molta filosofia, non era un’erudita, ma semplicemente conduceva un’ottima vita quotidiana.

Anche molte altre persone, sia in India che in Tibet, hanno avuto delle buone morti, anche ai giorni nostri. Il lama a capo del monastero [che si trova in Nepal] è stato un altro di questi casi. Egli era un lama asceta, significa che aveva rinunciato a questa vita e viveva nella pura pratica del Dharma. Indossava sempre abiti molto vecchi e semplici; egli stesso era molto anziano. Non conosco molto di lui perché l’ho incontrato solo piuttosto tardi in questa vita. Egli aveva udito che stavamo costruendo un monastero sulla montagna, ma noi non avevamo avuto la possibilità di andare a trovarlo in quel periodo. In apparenza divenne molto malato e vomitava moltissimo sangue, ma nell’udire alcune buone notizie di Dharma migliorò. Poi si ammalò di nuovo, vomitando sangue e così via. Così ci invitò [lama Yeshe e lama Zopa Rinpoce] a scendere da lui a vederlo, e noi andammo.

A prima vista pensai che fosse una monaca. Appariva molto semplice, era seduto e una stoffa gli copriva la testa, ma le vibrazioni erano eccellenti. Fu molto compiaciuto nell’udire che stavamo costruendo il monastero [di Lawudo] come centro per insegnare il Dharma, e mi rivolse il consiglio di non costruirlo troppo piccolo. Disse: “Non avere una mente piccola; non ti preoccupare solo delle spese e di costruirlo piccolo. Devi avere una grande mente, forte, e fare il monastero più grande possibile. Questo sarà un grande beneficio per gli insegnamenti.” Poi mi dette alcuni libri, insegnamenti di lam rim e di tantra, da portare in America; li aveva già pronti da donare. Disse: “Tu o qualcun altro che va in America dovrebbe prenderli. Non importa dove, l’importante è che vadano là.” Fece delle riflessioni, pregò su testi e li dette a noi. Poi disse che aveva solo un anno da vivere, ed anche alcune altre cose.

Gli chiesi di pregare per il successo del monastero che stavamo costruendo ed egli disse:”Se la mente è nobile, ogni cosa avrà successo”. Con ‘nobile’ intendeva pura, come con la motivazione di bodhicitta. Questo potrebbe essere stato un riferimento a quanto disse Lama Tzong Khapa: “Se la mente è pura, nobile, ogni cosa, anche il luogo, diventa nobile. Se la mente è negativa, ogni cosa, anche i piaceri, diventano sventurati”. Questo insegnamento di Lama Tzong Khapa è proprio vero.

Comunque, come aveva predetto, un anno dopo morì. Prima dette il suo ultimo consiglio a tutti i monaci su cosa dovessero fare, come riunire tutti i soldi offerti dalle persone e usarli per fare delle puja nei giorni speciali; cose simili.

Nel periodo in cui fu in Tibet questo lama si prese cura di tutti i monaci. Quando le persone gli offrivano denaro per fare preghiere o puja, egli lo spendeva tutto per i suoi monaci; era il tipo di persona che spendeva sempre tutto quello che riceveva, asserendo che era meglio non tenerlo, altrimenti sarebbe diventato causa di litigi e problemi.

Al momento della sua morte egli stava molto bene. Durante l’ultima notte parlò con tutti e quando giunse l’alba chiese del tè, del buon tè, fece uscire tutti, chiuse la porta e trapassò sedendo nella posizione di meditazione. Si è reincarnato in quella zona e il suo tulku è stato riconosciuto da Sua Santità il Dalai Lama e da molti altri grandi lama.

All’inizio questo lama era il manager di un bellissimo monastero in Tibet che fu fondato da una emanazione di Tara, un aspetto femminile del Buddha. Esso si trovava in alto su un’enorme montagna rocciosa. Stando ai piedi della montagna si poteva vedere un sentiero che conduceva al monastero sulla cresta di un affioramento roccioso. Il suo lavoro consisteva nel portare le cose dentro dall’esterno, pagare i conti, tenere la contabilità, fare offerte e così via. Nonostante lavorasse molto duramente, per un motivo o per l’altro fallì nel suo lavoro come manager, divenne molto turbato e smise di prendere insegnamenti dai suoi guru in qualche altro luogo. Poi andò in ritiro per molti anni. Piano piano, mentre le sue realizzazioni si sviluppavano, le persone iniziavano a riconoscerlo come un lama. Prima era un monaco ordinario, molto semplice, ma gradualmente il suo nome divenne ben conosciuto. In seguito costruì due monasteri, uno per i monaci e uno per le monache. Quando i cinesi occuparono il Tibet fuggì in Nepal e si stabilì a Thamo, proprio sotto Lawudo. All‘inizio viveva in una tenda, ma poi un benefattore gli offrì del terreno e in capo a sei giorni costruì un monastero. Poiché era stato costruito così velocemente era piuttosto rudimentale; le mura non avevano una configurazione. Tuttavia trasmetteva una sensazione molto buona, molto pacifica, molto tranquilla.

Ci sono molti metodi che si possono usare al momento della morte. La cosa più saggia, più abile da fare è, prima della morte, rendere se stessi capaci di proteggersi dai pericoli che sorgono al momento della morte. Quando morirete siate la vostra stessa guida, diventate capaci di aiutare voi stessi, come quel lama, come quella monaca; guidate voi stessi senza dover dipendere dagli altri. Siate la vostra stessa guida; proteggetevi dalla sofferenza al momento della morte. Questa è la cosa più intelligente da fare, la cosa migliore da fare. Addestratevi nelle corrette meditazioni nel corso della vita; rendetevi pronti, abili. Se siete destinati a sostenere cose pesanti ma avete un corpo debole, dovete affidarvi ai facchini perché le portino per voi, ma se avete un corpo forte, potete trasportare le cose senza dover dipendere o pagare altre persone. In modo simile rendetevi in grado di guidare voi stessi al momento della morte.

La cosa principale consiste nel meditare continuamente sul sentiero graduale; questo è molto di aiuto. Inoltre purificate continuamente il vostro precedente karma negativo ed evitate di crearne altro, specialmente con gli oggetti santi. Poi, sulla base di osservare il karma, ci sono molte tecniche tantriche, metodi speciali, tecniche molto pratiche in cui potete addestrarvi prima della morte per essere in grado di trasferire la vostra coscienza da voi stessi, per rinascere in una terra pura sotto la vostra stessa guida, grazie alla vostra pratica del Dharma.

Comunque, anche se tali speciali e potenti tecniche esistono, se non avete alcuna idea o esperienza delle meditazioni fondamentali, queste tecniche non potranno essere messe in pratica. Tali pratiche vanno svolte con una profonda comprensione delle sofferenze del samsara e una forte motivazione di bodhicitta; con grande amore e compassione. Non si tratta di tecniche facili; devono essere fatte sulla base delle meditazioni fondamentali, che sono molto, molto importanti.

Ci sono vari metodi speciali per trasferire la propria coscienza al momento della morte, per cui molti deva maschi e femmine dalle terre pure vi accoglieranno come un re, con prostrazioni, una dolce musica, incenso e molte altre offerte. Potete rinascere in una terra pura in questo modo ma, come prima, per far che tali pratiche funzionino, perché siano di beneficio, in quel momento dovete avere una forte comprensione delle basi fondamentali, in specie dell’impermanenza e della morte, della natura della sofferenza e naturalmente anche la bodhicitta; dovete aver compreso e praticato il sentiero graduale per l’illuminazione.

In breve, solo la pura pratica del Dharma può rendere applicabili le tecniche superiori, apportando una veloce rinascita in una terra pura. Senza le fondamenta non lo potrete mai fare, come un’automobile senza le ruote non può affatto muoversi.

Una illustrazione di quanto sia importante la pratica del sentiero graduale per l’illuminazione, di quanto sia di aiuto, specialmente la pura pratica di rinunciare a questa vita, è la storia tibetana molto conosciuta del vecchio monaco che stava avendo dei problemi a trasferire la coscienza nella terra pura al momento della morte. Nel corso della vita aveva praticato i metodi per trasferire la coscienza nella terra pura al momento della morte, ma ora che era moribondo trovava che le tecniche non funzionavano. La ragione era che non aveva una comprensione abbastanza profonda dell’impermanenza – non aveva riflettuto abbastanza sull’impermanenza e la morte o vissuto a sufficienza nella pura pratica del Dharma, il distacco dagli otto dharma mondani e non poteva lasciare, rinunciare al al burro nella ciotola di legno sul suo tavolo. Anche se cercava di praticare la tecnica per trasferire la sua coscienza, non poteva perché era attaccato al al burro.

Tuttavia, il guru da cui aveva appreso queste tecniche era in grado di vedere, grazie ai suoi poteri psichici, che il vecchio monaco aveva dei problemi a trasferire la sua coscienza nella terra pura di Tushita, la terra pura di Buddha Maitreya e di Lama Tzong Khapa. Così il guru spedì un messaggio al monaco: “A Tushita il al burro è ancora più buono”, appena ricevuto questo messaggio egli fu in grado di trasferire la coscienza.

Questo è un punto importante e pertanto enfatizzo la necessità della pratica pura del Dharma così spesso. L’attaccamento alle cose materiali è uno degli otto dharma mondani, in quel momento il monaco non poteva recidere il suo attaccamento, rinunciare al al burro. Questo mostra che per rendere effettive le tecniche avanzate, di beneficio nel momento cruciale, tutto dipende dalle fondamenta su cui ci basiamo.

Se non addestrate la mente continuamente durante il corso della vita e poi improvvisamente cercate di praticare qualcosa al momento della morte, non potrà funzionare. La cosa più intelligente, più abile è addestrarsi principalmente nelle basi essenziali; praticare la meditazione per eliminare la mente negativa. Questa è la cosa più importante. Se vi addestrate bene durante la vita, quando arriva il momento di mettere in pratica le tecniche sarà facile e funzionerà.

Vi narro un altro esempio di cosa non va fatto. C’era uomo che viveva in famiglia che credette a lungo di essere pronto per andare nella terra pura di Padmasambhava. Egli annunciò perfino alla sua famiglia: “Voi siete persone da compatire. Io sono pronto prima del tempo! Al momento della sua morte le persone intorno a lui piangevano ed erano turbate – non per lui ma per se stessi, perché credevano “Egli non ha preoccupazioni, può andare nella terra pura, ma per noi è terribile, noi non siamo pronti, non ci possiamo andare”. Ma poi l’uomo disse: “Ora penso che sarebbe stato meglio pregare per restare qui e divertirmi con voi, piuttosto che per andare nella terra pura”. Poiché non era vissuto nella pratica pura del Dharma, quando venne il momento fu incapace di rinunciare.

Le persone che ho menzionato che hanno avuto delle morti pacifiche furono in grado di morire in tal modo per il potere del Dharma dell’essere illuminato. Altrimenti, che siate sulla luna, sotto terra, in qualunque parte del sistema solare, spaventati dalla morte, ovunque siate, nient’altro può aiutare. Pertanto, prima dell’arrivo del pericolo, meditate sul sentiero graduale per l’illuminazione; rendete questa meditazione la base delle azioni della vostra vita e adornatela con la pratica degli insegnamenti superiori. Questo è quanto è necessario fare.

Solitamente gli esseri umani cercano di copiare coloro che sono molto ricchi o attraenti. Se qualcuno ha degli eccellenti possedimenti li vogliamo uguali; se vediamo qualcuno con vestiti bellissimi vogliamo indossare quello che indossa, se si acconcia i capelli in un certo modo vogliamo fare lo stesso. C’è molta confusione nella nostra mente; continuiamo ad essere indaffarati cercando di imitare il ricco e di bell’aspetto. Ma nulla di questo è di aiuto, anzi crea più confusione, specialmente nel momento più pericoloso della nostra vita, la morte.

Ci sono moltissimi buoni esempi di esseri santi e yogi. Perché non cerchiamo di fare come loro? Anche noi siamo umani, siamo tutti spaventati dalla morte. Dunque è necessario, saggio e pratico trovare un metodo che sia d’aiuto in quel frangente. Qual è il metodo? È quello di mantenere la pratica del sentiero graduale per l’illuminazione come nostro compito fondamentale nella vita, come compito quotidiano e, in aggiunta, praticare anche le tecniche tantriche superiori. Possiamo studiare, possiamo apprendere, possiamo praticare. Molte di queste cose non sono solo per i monaci, le monache e i lama; anche le persone laiche possono praticare e acquisire questi metodi superiori.

In Tibet molte persone laiche ordinarie erano in grado di fruire di una morte pacifica, molti nella vita successiva si ritrovavano in una terra pura. Anche in India; ricordo come morì la madre di uno dei nostri benefattori. Lei era una persona molto semplice, ma recitava sempre il mantra della sua divinità particolare e aveva una personalità veramente nobile. Essa trascorreva anche molto tempo circoambulando il monastero in cui vivevano p di mille monaci. Un giorno scese le scale come di consueto, senza problema, ringraziò i suoi figli per il loro aiuto e disse arrivederci. Si sedette su una sedia, chiese dell’acqua fresca e, prima che potessero portargliela, se ne andò, molto pacificamente.

Inoltre, in Tibet molte persone hanno vissuto il momento del trapasso in meditazione. Una signora, sapendo di stare per morire, pulì e rassettò la sua stanza, dispose molte offerte, fece una puja, chiese alle altre persone di andarsene, chiuse la porta e passò, in meditazione, in un reame puro. Comunque non si tratta di qualcosa che è appannaggio dei soli tibetani, anche tutti gli altri possono farlo allo stesso modo. È quanto di più meritevole può essere fatto.

Una breve spiegazione della morte come si mostra a una mente dotata di pieno discernimento

Al momento della morte gli elementi che costituiscono il nostro corpo fisico terra, acqua, fuoco e vento si assorbono in sequenza uno nell’altro. A causa di questo molti cambiamenti appaiono gradualmente alla persona morente, come sensazioni e visioni. Al momento della morte la mente si separa dal corpo. Il momento finale della morte ha luogo quando la mente più sottile si separa dal corpo e anche questo passaggio è accompagnato da segni fisici.

Alla morte, la persona che ha creato molto karma non meritorio soffre nel vedere molte allucinazioni disturbanti che sono il risultato delle sue passate azioni negative. Una situazione fisica satura di spavento avviene a causa del vedere le terribili visioni in quel frangente. Al momento della morte, quando la mente si separa dal corpo, il creatore di negatività ha la sensazione di andare dalla luce nell’oscurità.

Una persona che ha creato karma virtuoso sperimenta una morte pacifica.

Una persona che muore con una mente indifferente, né virtuosa e neppure non virtuosa, non sperimenta né piacere né sofferenza.

Quando qualcuno che ha creato molta negatività muore, il calore inizia a lasciare il corpo dalla testa. Quando qualcuno che ha creato molto merito muore, il calore inizia a lasciare il corpo dai piedi. In ogni caso il calore termina di uscire dal cuore.

Di seguito è spiegato il processo di una morte naturale, ossia una morte che non è improvvisa o traumatica:

1) L’aggregato (sanscr. skanda) della forma è assorbito. Segno esterno: il corpo fisico diventa fievole e perde potere.

  1. La saggezza simile allo specchio è assorbita. Questa saggezza vede chiaramente molti oggetti allo stesso tempo, come uno specchio riflette molti oggetti insieme.

  2. L’elemento terra è assorbito. Segno esterno: il corpo fisico diventa molto debole, le mani e le gambe sono molto allentate, ci sentiamo molto privi di controllo e come se fossimo schiacciati sotto un grande fardello di terra.

  3. La facoltà sensoriale dell’occhio è assorbita. Segno esterno: è impossibile controllare o muovere gli occhi.

  4. La forma sottile interna è assorbita.

    • i. Segno esterno: il colore del corpo fisico svanisce e il corpo perde completamente la sua forza.

    • ii. Il segno interno è la visione come di un miraggio azzurro- argenteo, simile ad acqua quando fa molto caldo.

2) L’aggregato (skanda) della sensazione è assorbito. Segno esterno: il corpo non prova più piacere dolore indifferenza fisici.

  1. La saggezza dell’eguaglianza è assorbita. Questa saggezza vede tutte le sensazioni, di felicità, sofferenza e indifferenza come aventi la stessa natura.

Segno esterno: non si ricordano più queste sensazioni, ossia quelle percepite con il senso mentale, come distinte da quelle percepite con il corpo fisico.

  1. L‘elemento acqua è assorbito. Segno esterno: tutti i liquidi del corpo urina, sangue, saliva, sperma, sudore, ecc si seccano.

  2. La facoltà sensoriale dell’orecchio è assorbita. Segno esterno: cessa la facoltà uditiva

  3. Il suono interno è assorbito.

    • i. Segno esterno: il brusio nelle orecchie cessa

    • ii. il segno interno è una visione di fumo, come in una stanza piena di fumo d’incenso

3) L’aggregato (skanda) della percezione è assorbito. Segno esterno: non si riconoscono più gli amici e i parenti.

  1. La saggezza della consapevolezza discriminante è assorbita. Si tratta della saggezza che discrimina e ricorda chi sono i propri amici e parenti.

Segno esterno: non si ricordano i loro nomi.

  1. L’elemento fuoco è assorbito. Segno esterno: Il calore del corpo fisico svanisce e cessa la capacità di digerire il cibo.

  2. La facoltà sensoriale del naso è assorbita. Segno esterno: l’inspirazione diventa difficile e sempre più debole, mentre l’espirazione diventa più forte e prolungata.

  3. Il senso interno dellolfatto è assorbito.

    • i. Segno esterno: il naso non sente più gli odori

    • ii. Il segno interno è una visione di scintille di fuoco, tremolanti come la luce delle stelle.

4) L’aggregato (skanda) dei fenomeni composti è assorbito. Segno esterno: il corpo fisico non si muove più.

  1. La saggezza del pieno completamento è assorbita. Si tratta della saggezza dell’ottenimento, che ricorda le azioni esterne, il risultato e la loro necessità.

Segno esterno: si perde la nozione della necessità e del proposito delle azioni esterne.

  1. L’elemento aria è assorbito. Segno esterno: la respirazione cessa. d.

    1. la facoltà sensoriale del gusto è assorbita. Segno esterno: la lingua si contrae e si appesantisce e la sua radice diventa bluastra

    2. la facoltà sensoriale tattile è assorbita. Segno esterno: non si percepiscono più le sensazioni, morbide ruvide

  1. la facoltà del gusto interna è assorbita.

    1. Segno esterno: non si percepiscono più i sei diversi sapori.

    2. Segno interno: una visione di una luce fioca rosso-blu, come l’ultimo bagliore di una candela.

5) Lo skanda della coscienza è assorbito.

Si tratta delle ottanta superstizioni grossolane e delle loro basi, ciò che le fa muovere (sansc. Prana, tib. rLung). Con ‘superstizioni’ si intende la mente illusoria grossolana, la mente dualistica che concepisce erroneamente. A questo punto abbiamo le seguenti visioni:

  1. Visione bianca

Una visione come di un cielo molto chiaro, simile a quello autunnale pervaso dal chiarore della luna. È causata dal prana che sale dalle nadi destra e sinistra, apre il ciakra del capo e scende attraverso la nadi centrale; avviene quando, mentre si apre la nadi centrale, il seme bianco, o sperma, ricevuto dal padre scende al ciakra del cuore, visualizzato nella forma della lettera HAM capovolta. Questa è chiamata ‘visione e vacuità’.

  1. Visione rossa

Una visione come un riflesso rosso ramato nel cielo.

È causata dal prana che risale la nadi centrale fino al cuore, aprendo il quinto ciakra e quello dell‘ombelico. Avviene quando il sangue rosso ricevuto dalla madre, la cui natura è fuoco-calore, sale al ciakra della testa, visualizzato nella forma della lettera AH capovolta.

  1. Visione nera

Una visione di oscurità vuota, come uno spazio buio e vuoto. A questo punto lo sperma e il sangue sono assorbiti in un minuscolo seme: la parte rivolta verso il basso è rossa, quella in alto è bianca. Avviene quando i due giungono al cuore.

Dopo questa visione si cade nell’incoscienza, nell’oscurità completa.

  1. Visione della chiara luce.

È una visione di completa vacuità, molto chiara, come il cielo all’alba in autunno. Si tratta della chiara luce, la visione finale della morte. In questo momento, il momento della morte effettiva, la mente grossolana, quella che ha oggetti grossolani, cessa, ma solo momentaneamente; per via del karma i suoi semi ci sono sempre. La mente sottile che ha questa visione è racchiusa nel seme formato dalle semisfere unite bianca e rossa. Poi il seme si apre e la mente sottile esce, lasciando il corpo per prendere la forma intermedia. Poi lo sperma bianco scende ed esce dall’organo sessuale, mentre il sangue rosso esce dalle narici. Questo è il segno finale, la coscienza (nam- she) ha lasciato il corpo. Ora la mente è completamente separata dal corpo. Per le persone ordinarie è possibile restare in questo stadio per un certo tempo, ma senza che se ne rendano conto. Gli yogi altamente realizzati possono restare in questo stadio, meditando nel vuoto per mesi, e sono in grado di riconoscere tutte le visioni che avvengono nell’evoluzione della morte.

Non occorre che io parli molto dei cambiamenti che avvengono durante l’evoluzione della morte, essi sono sintetizzati sopra. Studiando di più questo soggetto la vostra comprensione aumenterà. Ora non c’è tempo per esaminarlo a fondo.

Come potete vedere varie visioni vanno e vengono: miraggio, scintille, fiammella. Poi la visione bianca, come il sorgere della luna in autunno o la neve che copre il terreno, poi la visione rossa, poi nera, poi l’oscurità completa di una stanza buia, simile al cadere improvvisamente nell’oscurità. Queste visioni avvengono mentre il seme bianco scende, il seme rosso sale e così via.

Dopo la visione buia sorge la visione della chiara luce, la vacuità. Ma non si tratta di shunyata, non di quella vacuità. Se lo fosse si tratterebbe di una realizzazione priva di sforzo, ottenuta senza meditazione. Non è shunyata ma una vacuità come quella del cielo all’alba, vuota delle visioni bianca, rossa e nera.

Sto cercando di introdurvi brevemente a queste idee; in generale non è permesso fornire apertamente i dettagli di questi metodi. Comunque, a questo punto nel processo della morte, gli yogi, i meditatori che hanno trascorso la vita in meditazione e praticato il Vajrayana, ossia i metodi tantrici, che hanno osservato correttamente la legge del karma e mantenuto puramente i loro precetti, usano i metodi che hanno praticato per tutta la loro vita. Questo è il momento che stavano aspettando. Essi possono rimanere in meditazione nella chiara luce per molti giorni, anche per settimane, la durata cambia, dipende dal meditatore. Durante questo periodo il corpo non manda cattivo odore né si decompone, essi hanno lo stesso odore di quando erano vivi. Inoltre hanno una splendida apparenza, totalmente differente da quella di una persona ordinaria morente. Le persone ordinarie, che non hanno praticato il Dharma in vita, che non hanno osservato bene la legge del karma, che hanno creato molte azioni negative, appaiono molto impaurite quando stanno morendo. I loro occhi sono fissi e spalancati, piangono perché hanno molte visioni paurose, agitano gli arti, muovono le mani come cercando di afferrarsi a qualcosa e possono diventare incontinenti. Accadono molte cose simili.

Molti lama tibetani sono trapassati in meditazione dopo essere venuti in India. Le persone indiane ordinarie non credevano che fosse mai possibile perché non l’avevano mai visto accadere. Il loro concetto comune è che dal momento in cui una persona è morta, lui o lei devono essere portati via e bruciati, altrimenti il corpo inizia a puzzare. Molti monaci tibetani sono andati in ospedale in India e se morivano lì, era difficile ottenere il permesso di lasciarli soli per un certo tempo, poiché i dottori non volevano ascoltare. Essi avrebbero voluto portar via il corpo immediatamente. Il loro concetto era che, appena termina di respirare, la persona è morta. Pertanto gli indiani che hanno visto gli alti lama in meditazione dopo la morte sono rimasti molto sorpresi. Invece di esserci un cattivo odore nella stanza, c’era un fantastico dolce profumo dovuto al potere delle loro realizzazioni.

Queste visioni, compresa la visione della chiara luce, avvengono anche nel passaggio tra il sonno e il sogno e tra il sogno e il risveglio, ma passano molto velocemente. I grandi meditatori, coloro che praticano il tantra, prima praticano in queste occasioni. Una volta che possono controllare i loro sogni, sanno per certo che saranno in grado di impiegare i metodi profondi durante la morte effettiva. Quindi si può capire dalla propria incapacità di fare questo durante il sonno quanto sarà impossibile essere abbastanza coscienti per praticare questi metodi durante la morte, essere sufficientemente coscienti per riconoscere le visioni che si succedono durante il processo della morte.

Tutte queste visioni, fino alla visione della chiara luce, sono eventi comuni che tutti gli esseri sperimentano, a meno che la morte non sia improvvisa, come in caso di incidente, di uccisione e così via, in questi casi la morte avviene istantaneamente; anche le persone ordinarie sperimentano l’assorbimento graduale delle ottanta concettualizzazioni grossolane dopo il cessare del respiro, prima delle visioni bianca, rossa e nera. La visione nera avviene quando la mente molto sottile è racchiusa nel seme al cuore. Questo seme, come un piccolo fagiolo, è composto da due semisfere congiunte, come una coppia di coperchi messi insieme. Il momento della morte avviene quando questo seme si apre e la mente molto sottile lascia il corpo. Il segno che questo è avvenuto è che un rivoletto di sangue rosso esce dal naso della persona e un fluido bianco trasuda dall’organo sessuale. Di solito ci vogliono fino a tre giorni perché questo accada, anche se nel caso di alcune malattie questi fluidi non escono. Quando i grandi meditatori hanno completato la loro meditazione, i fluidi rosso e bianco escono.

Lo stato intermedio (bardo)

Fino a quando la cognizione diventa non chiara e debole, la mente mantiene il suo abituale attaccamento al sé. A causa di questo attaccamento, mentre la cognizione si indebolisce, sorge la concezione errata: “Sto diventando non esistente”. Questo causa la paura di perdere l’io. Questi pensieri creano attaccamento e bramosia per il corpo, che a loro volta conducono alla nascita nello stato intermedio, lo stato tra la morte di questa vita e la nascita della vita successiva.

Dopo la visione della chiara luce, prima di entrare effettivamente nel bardo, sperimentiamo le altre tre visioni nell’ordine inverso. Poi le ottanta superstizioni grossolane della mente sorgono, si formano gli skanda, e l’essere prende il corpo intermedio.

L’evoluzione dalla morte allo stato intermedio è simile al passare dal sonno al sogno. (Durante questo periodo possiamo vedere il mondo, i parenti e il nostro corpo morto, ma karmicamente non ricordiamo nulla, quindi non abbiamo il desiderio di tornarvi.)

Il corpo del bardo è formato dal karma e dalle afflizioni precedenti. La causa principale della mente dello stato intermedio è la mente sottile e la sua causa cooperante è il prana, che è insieme alla mente sottile. La causa principale del corpo dello stato intermedio è il prana e la sua causa cooperante è la mente sottile.

La forma del corpo del bardo è quella della rinascita successiva, il corpo non subisce l’ostacolo della materia, nulla lo può respingere, è indistruttibile ed ha molti poteri psichici posseduti karmicamente, come la capacità di volare o di fare qualunque cosa pensa.

La durata dell’esistenza di ogni corpo del bardo è di sette giorni, dopo tale tempo quell’essere intermedio muore, riprendendo un corpo simile ancora per sette giorni, oppure trova un corpo fisico. Questo processo può avvenire al massimo per sette volte, l’esistenza massima nel bardo è di quarantanove giorni.

Se si nasce nel reame senza forma non si passa attraverso il bardo.

La coscienza lascia il corpo fisico in accordo con il reame di rinascita karmicamente determinato dell’essere:

reame infernale: dall’ano

reame dei preta: dalla bocca

reame animale: dall’organo sessuale

reame umano: dagli occhi

reame dei deva dei sensi: dall’ombelico

Spiriti negativi e demoni: dal naso.

reame della forma: dal ciakra della fronte

reame senza forma: dal ciakra superiore del capo

terra pura: dal ciakra superiore del capo.

Poi l’essere entra nello stadio intermedio. La coscienza lascia il corpo, come abbiamo spiegato sopra, in accordo a dove la persona rinascerà, dalla cima del capo, dall’ano e così via.

Il calore lascia il corpo in due modi diversi, o dalla testa scende al cuore, se la persona ha coltivato la non virtù, oppure dai piedi verso il cuore se la persona ha creato molto merito. Le persone hanno visioni differenti mentre entrano nello stato intermedio in accordo con la futura rinascita che prenderanno.

La causa principale della mente dell’essere dello stato intermedio è la mente molto sottile della persona, che funge anche da causa cooperante del corpo dell’essere dello stato intermedio. La causa principale del corpo dell’essere dello stato intermedio è il vento che sostiene la mente molto sottile; questo vento funge anche da causa cooperante della mente dell’essere dello stato intermedio.

Quando la persona entra nello stato intermedio, le visioni che avvengono durante il processo della morte si ripetono, ma in ordine inverso: nera, rossa e bianca, poi sorgono le ottanta superstizioni.

Il corpo dello stato intermedio è indistruttibile, come un vajra, come un diamante. Non ha ostacoli, nulla può opporgli resistenza. Ha anche dei poteri psichici determinati karmicamente. Può istantaneamente arrivare ovunque pensa di essere. Tuttavia patisce anche molta sofferenza, per esempio la sensazione di essere sepolto sotto terra e di essere schiacciato da enormi montagne. Ha anche delle visioni illusorie, ma non realizza che sono proiettate dalla sua stessa mente, ne rimane molto spaventato. Si sente come se fosse spinto qua e là, incontrollabilmente, di luogo in luogo da un forte vento rosso o da una violenta tempesta, o impigliato in un fuoco turbolento, o si sente affogare in un oceano con enormi onde paurose. Può vedere yama creati karmicamente, mostri con corpi terrificanti e teste spaventose di animali: leoni, pecore, scorpioni ecc., che lo inseguono, gridando, cercando di picchiarlo e distruggerlo. Ha molte spaventose esperienze come queste. Non c’è un momento di relax nello stato intermedio, ci sono molta paura e sofferenza.

Se l’essere dello stato intermedio potesse riconoscere il corpo della sua vita precedente sarebbe in grado di rientrarci, ma non può. Una volta che la coscienza è uscita dimentica completamente la sua vita passata.

La vita di ogni corpo dello stato intermedio è di sette giorni. A volte può trovare rinascita prima della fine dei primi sette giorni, in tal caso muore e ripercorre di nuovo il processo dell’evoluzione della morte, molto velocemente, e si ritrova nel corpo della vita successiva. Se questo non avviene, dopo sette giorni il corpo dello stato intermedio muore e ne viene preso un altro di tipo simile. Questo processo pavvenire fino a un massimo di sette volte, lo stato intermedio non può durare più di quarantanove giorni. Pertanto i tibetani compiono la puja per il deceduto ogni sette giorni dopo la morte per sette settimane, l’ultima nel quarantanovesimo giorno.

Descrivendo di nuovo il processo della morte, possiamo dire che quando moriamo è simile al cadere addormentati; quando si sogna è simile all’essere nello stato intermedio e al risveglio da un sogno è come rinascere.

Tutto a un tratto, come al risveglio improvviso da un sogno, trovarsi rinati in un incredibile, terrificante luogo. L’intero terreno è di ferro incandescente e su quella base molte case roventi senza porte o finestre, solo solidi muri fatti di ferro rovente, in cui soffriamo senza scampo, oppure case incandescenti doppie [in cui la sola via di fuga da una è nell’altra]. Tali case non sono state edificate per noi da nessuno, si tratta di creazioni karmiche, create dal nostro karma; dobbiamo soffrire in esse per eoni. Anche se riusciamo a fuggire da una casa per via di uno specifico karma che si sta esaurendo automaticamente ci troviamo in un’altra casa di ferro incandescente creata karmicamente.

Nei reami infernali inoltre i corpi creati karmicamente dagli esseri senzienti sofferenti sono enormi, come se fossero fatti specialmente per soffrire. i corpi sono grandi e la pelle estremamente sottile, non come la pelle spessa dei nostri talloni, per esempio. E’ come la prima pelle nuova che cresce per coprire una ferita; è sottilissima. Oltre a questo, per quanto si possa soffrire, non si muore facilmente. Nel reame umano è facile morire – per una iniezione, per la puntura di una spina, per molte piccole cose. Nei reami infernali non è così. Per quanto la sofferenza sia grande e prolungata, poiché è creata karmicamente, gli esseri senzienti non muoiono.

Ho udito che una volta, in Occidente, un uomo fu messo in una bara e portato al cimitero, ma prima di poterlo sotterrare furono uditi dei rumori provenire dall’interno della bara, allora la aprirono e trovarono che era vivo. Studiarono il caso ma non riuscirono a determinare come fosse accaduto; egli era stato certificato come morto in quanto il respiro si era fermato e così via, ma era ancora vivo.

Domanda: Tutta l’evoluzione del bardo è determinata karmicamente? Rinpoce: Sì, come ho spiegato.

Domanda: Cosa accade alla persona che muore velocemente, come in un incidente automobilistico, e non ha il tempo di percorrere il processo normale?

Rinpoce: La coscienza esce direttamente. Dipende dai casi individuali, come da quanto la persona sia gravemente ferita. È possibile che la coscienza esca direttamente.

Domanda: C’è più sofferenza per la persona se la coscienza deve uscire velocemente?

Rinpoce: Non si può essere certi, ma è assai probabile che la persona rinascerà nei reami inferiori. Dipende comunque dall’individuo. Se la persona che muore ha controllo, è pressoché impossibile che rinasca nei reami inferiori, anche con una morte improvvisa.

Domanda: Qual è miglior modo di dormire se si vuole addestrare la mente?

Rinpoce: Molte cose si possono fare quando si va a letto. Una cosa consiste nel percorrere l’evoluzione del processo della morte. Poi, una volta arrivati alla visione della chiara luce, meditate come come fate quando praticate la meditazione di guru Buddha Shakyamuni: la visione della chiara luce, la santa mente di guru Buddha Shakyamuni e la vostra mente, tutte e tre sono una. Cercate di addormentarvi con questa concentrazione. Praticare così prepara anche la mente per la pratica successiva di metodi tantrici più elevati. È ottima anche perché serve a ricordare la morte e, ovviamente, permette di addestrare la mente cosicché quando sarete nell’effettivo processo della morte sarete familiari con la sua evoluzione. Svolgendo bene questa pratica sarete in grado anche di meditare nei vostri sogni con concentrazione continua.

Quando vi sdraiate per dormire, sdraiatevi sul fianco destro, come fece guru Buddha Shakyamuni quando passò nel parinirvana. La mano destra accoglie la testa e il dito anulare chiude la narice destra. Il braccio sinistro poggia lungo il fianco sinistro e le gambe sono completamente distese. Dormire in questo modo arreca molti benefici. Pensate “Quando guru Buddha Shakyamuni è trapassato in questo modo ha mostrato la natura dell’impermanenza e della sofferenza. Ricordando questo seguirò i suoi insegnamenti.” Chiudere la narice destra serve per fermare il vento mediante cui si muove l’afflizione dell’attaccamento.

È ottimo anche visualizzare se stessi nella forma di guru Buddha Shakyamuni. Prima sedete in meditazione, visualizzandolo di fronte a voi, che vi purifica; poi si assorbe in voi e diventate una cosa sola nella forma, quindi coricatevi. Poi andate attraverso l’evoluzione del processo della morte e così via come sopra. Al risveglio ricordate la meditazione che avete fatto alla sera, la vostra mente come una cosa sola con la santa mente di guru Buddha Shakyamuni e voi stessi nella forma di guru Buddha Shakyamuni e poi alzatevi. Questo è molto efficace ed è una buona preparazione per la pratica successiva dei metodi tantrici superiori.

Conclusione

Sono disponibili molti ospedali e mezzi chimici per impedire la morte, tuttavia pazienti e dottori comunque muoiono senza controllo. Dato che il pensiero scientifico sostiene l’idea dell’assenza di vita dopo la morte, non sarebbe meglio scegliere la morte, piuttosto che questa vita complicata con tutte le sue numerose difficoltà, tanto impegno nel cercare di risolvere i problemi quotidiani e le sue preoccupazioni per la morte una vita senza soddisfazione o risposte a questi problemi? Secondo questa visione, questi problemi dopo la morte non esistono e tale credenza rende lo sviluppo dei metodi esterni privo di significato. Il pensiero limitato dalla conoscenza tecnica limita il potere della mente di comprendere l’effettiva, vera natura dell’evoluzione della mente. Se le menti scientifiche fossero veramente scientifiche – dotate di una comprensione completa e pienamente affidabili – allora perché gli scienziati non sono in grado di spiegare chiaramente e con logica le ragioni per l’evoluzione della Terra? Perché ci sono esseri viventi sulla Terra? Cosa ha causato la degenerazione della mente?

Con la loro grande conoscenza di fisica, medicina e psicologia, gli scienziati osservano tutti i fenomeni in termini dei loro aspetti esterni materiali, piuttosto che della loro intima natura. Con questa conoscenza limitata non hanno alcun modo di vedere lo sviluppo della perfetta felicità interiore senza essere materialisti o avidi. La bramosia rimpiazza la conoscenza e questa conoscenza limitata è la qualità o funzione dell’ignoranza.

C’è qualche scienziato o psicologo che può provare la sua idea ‘scientifica’ sulla morte? Essi possono vedere l’evoluzione della mente o vedere pienamente ogni esistenza? Esaminate queste domande – le pratiche di meditazione sono la migliore ricerca: il metodo migliore, il più veloce e logico, per ottenere una piena conoscenza della scienza ad ogni livello.

Senza l’esperienza che provi la loro comprensione scientifica della morte e dell’inizio della vita, come possono provare che non esistono le vite passate e future? Questa conoscenza scientifica è esattamente come la mente limitata che vede solo oggi, dimenticando ieri e senza percepire il domani.

Colophon:

Lama Zopa Rinpoce ha trasmesso questo autocommentario alla sezione relativa allimpermanenza e morte di The WishFulfilling Golden Sun nel sesto corso tenuto a Kopan nell’aprile 1974. Le sezioni in caratteri punto 11 sono tratte dal testo radice; le sezioni in corsivo sono soggetti per la meditazione analitica in prima persona. Il resto è il commentario di Rinpoce, edito dal Lama Yeshe Wisdom Archive per il programma Discovering Buddhism della FPMT.

La traduzione italiana e una leggera revisione, sulla base del testo Heart Advice for Death and Dying, di LZR, FPMT Education Publications, sono di G. Aurora Maggio, per l’ILTK di Pomaia, luglio 2010.

 

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