Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel: I benefici della mente dell’illuminazione

Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel: La mente d’illuminazione è la mente che desidera l’illuminazione, cos’è l’illuminazione?

Commentario del Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel su I benefici della mente dell’illuminazione”, Primo Capitolo del Bodhisattvacharyavatara o Guida allo Stile di Vita del Bodhisattva di Shantideva, al Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio 8 e 9 aprile 2017. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, revisione di Graziella Romania nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni. Traduzione dal tibetano in italiano di Lotzava Thubten Sherab Sherpa.

Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel.

La motivazione è importante non solo per seguire gli insegnamenti, ma in ogni momento della nostra vita, ed è particolarmente importante mantenerla.

Oggi dobbiamo illustrare il Primo Capitolo “I Benefici della Mente dell’Illuminazionehttp://www.sangye.it/altro/?p=2352 del Bodhisattvacharyavatara http://www.sangye.it/altro/?p=2346 o Guida allo Stile di Vita del Bodhisattva di Shantideva http://www.sangye.it/altro/?cat=15: è un testo composto per chi ha già studiato l’Abisamayalamkara e la Madyamika (come il testo di Shantarakshita: L’ornamento della Via di Mezzo), è indicato per chi ha già basi filosofiche come quelle già citate.

C’è una procedura da seguire avvicinandosi al testo. Innanzitutto il titolo Bodhisattvacharyavatara, che significa: entrare nella pratica dei Bodhisattva. Inizialmente il testo era in sanscrito, quindi fu tradotto in tibetano. Non solo Shantideva, ma anche il Buddha storico diedero molti insegnamenti Mahayana in sanscrito, ma quando il Buddha insegnò il Vinaya ed altri insegnamenti, li diede in Pali. Il sanscrito è dei grandi studiosi, i Pandita. Gli esseri ordinari non comunicavano in questo linguaggio. Dato che il sanscrito non era un linguaggio comune, quando si trattava di parlare del Vinaya o della disciplina il Buddha scelse il Pali, più vicino alla disciplina comune e riservò il sanscrito ai discepoli dalla più elevate capacita, parlando loro del Mahayana.

Visto che, al momento della diffusione del Buddhismo in Tibet, molti testi erano in sanscrito, molti traduttori li dovevano tradurre in tibetano, ma mantenevano il titolo originale sanscrito, cui seguiva quello in tibetano, e la ragione era per dimostrare che il testo radice proveniva dall’India.

Così pensando, il Dharma sta ora prendendo piede in occidente. Quindi sarebbe utile nel nostro caso mantenere il titolo in sanscrito, quindi quello in tibetano, e quello del paese di riferimento della traduzione. Basta mettere il titolo originale, non occorre il testo in sanscrito.

Questa tradizione derivava da precise disposizioni dei re del Dharma in Tibet.

Perché sono tanti importanti i re del Dharma in Tibet?

Il primo re del Tibet era un indiano fuggito dall’India, che i tibetani, in un periodo conflittuale, in cui il loro seggio regale era vacante, riconobbero come loro re, pur non parlando tibetano. Sebbene egli indicasse a gesti che proveniva dall’India, i tibetani credettero che volesse indicare che provenisse dal cielo, e come tale lo riconobbero. Egli, tuttavia, mosse guerra ai paesi limitrofi, ma le sue guerre portavano rovina e fu deposto e, finalmente, s’arrivò a Songtsen Gampo, e da qui iniziarono i re del Dharma, col loro comportamento retto.

A quel punto i tibetani si chiesero: Dove si può trovare la migliore spiritualità, il Dharma più profondo? In india, fu la risposta unanime. Così adottarono il Buddhismo proveniente dalla grande India.

Quindi si chiesero: dove si trova il cibo migliore? In Cina. Così adottarono la cucina cinese. E si chiesero pure dove si trovassero i migliori vestiti, in Mongolia fu la risposta, così adottarono i loro costumi, con delle ovvie modifiche.

Era allora costume che ogni testo tradotto in tibetano riportasse anche il titolo nella lingua originale.

Menzionare il nome ed il titolo del testo in sanscrito è per crearci un impronta di quel linguaggio nella nostra mente.

Ma ogni traduttore interpretava a proprio modo. Così si convenne che, oltre al titolo, si dovesse indicare anche il tipo d’argomento.

Ad esempio, se il libro iniziava con l’omaggio a Manjustri si trattava d’un testo sulla saggezza, se l’omaggio era all’onnisciente, a colui che conosce tutto, quindi l’omaggio era al Buddha e Bodisattva, si trattava d’un testo sul Buddhismo in generale.

Per facilitare la comprensione, il canone Vinaya ci insegna il comportamento, la pratica. Il Vianaya ci illustra la visione filosofica, il discorso sui sutra in generale ci istruisce alla meditazione. Ma, nell’Abidarma c’è anche sia la meditazione che le norme di comportamento. L’omaggio dei traduttori all’Onnisciente, a Buddha, Bodisattva, a Manjustri, non era solo per differenziare il testo, ma per avere successo con la loro traduzione.

Ci sono diversi schemi da seguire: l’omaggio al testo, la promessa della spiegazione del testo, generare piacere nel comporre il testo riducendo il proprio orgoglio. L’espressione di offerta è l’espressione verso i Tre Gioielli, Buddha, Dharma e Sangha, perché sono idonei a ricevere prostrazioni e l’omaggio. Veniamo all’inizio del testo.

Omaggio a tutti i Budda e i bhodhisattva

1 Con rispetto m’inchino a tutti i Buddha che risiedono nel nirvana, al Dharma che hanno insegnato, ai loro figli Bhodisattva ed a coloro che sono degni di venerazione.

Cosa ha premesso Shantideva? Ha premesso di esprimere tutti i sentieri fino all’illuminazione: l’altruismo, le Sei Perfezioni (generosità, moralità, pazienza, sforzo entusiastico, concentrazione e saggezza) http://www.sangye.it/altro/?p=6613, fino all’illuminazione. Perciò Shantideva aggiunge: “Svilupperò questo contenuto nel mio testo. Tutto ciò deriva dai testi precedenti”.

2 Nulla è esposto qui che non sia già stato spiegato precedentemente, io non possiedo alcuna abilità nell’arte della scrittura.

Non pretendo che tutto ciò possa essere di beneficio ad altri, perciò ho scritto tutto questo al solo scopo di approfondire la mia comprensione.

Shantideva era una persona semplice, ma gli altri monaci lo vedevano solo dormire, mangiare, meditare, scrivere, leggere. Così i malevoli dissero che aveva tre realizzazioni: mangiare, dormire e defecare.

Shantideva si trovava all’università monastica di Nalanda, gli altri monaci lo criticavano per la sua supposta inattività. Non potendo scacciarlo, ma con l’intenzione di spingerlo a lasciare il monastero, decisero che la cosa migliore era metterlo in imbarazzo, chiedendogli, come era già tradizione al monastero, di dare insegnamenti, a lui che tutti credevano che non meditasse, né studiasse. E, per imbarazzarlo ulteriormente, gli prepararono un trono molto alto senza una scala per accedervi. Al che, appena lui lo raggiunse, toccò il sedile con una mano e lo abbassò in modo che vi potesse comodamente prender posto.

Man mano che l’insegnamento procedeva, solo i monaci dotati della più alta concentrazione potevano ascoltare i suoi insegnamenti sulla vacuità. Terminato l’insegnamento, Shantideva scomparve. Ma i monaci scrissero i suoi insegnamenti, dal 1° al 9° capitolo, anche se sull’ultimo capitolo non c’era accordo. Allora in molti partirono per cercarlo. E lo trovarono in sud India. E, su sua indicazione, trovarono il suo manoscritto originale del 9° e 10° capitolo. La sua assenza esprimeva sia l’orgoglio nel redarre il testo sia la sua dichiarazione di non avere la capacità di esprimere il testo in modo poetico. Ma il testo è imponente. Nella strofa suscettiva esprime la sua motivazione.

3 A causa di questi miei versi, possa la mia fede aumentare così da aver io condotta positiva.

Se per caso verranno letti da altri, possano essi trovarvi significato utile.

Shantideva così incalzava: “Lo faccio per abituare la mia mente all’altruismo, alle virtù, e per dar forza alla mia fede. Chi è al mio livello forse può trarne un gran beneficio, ma questo testo è solo per il mio addestramento mentale, per far crescere la mia fede”. Shantideva non ha grandi aspettative: “Lo faccio per dei benefici limitati e penso che possa essere di beneficio per chi ha il mio stesso livello di comprensione” asserisce. Ma questo è un grande testo per generare altruismo e seguire la pratica di Bodhisattva, offrendo così un testo seguito da tutte le scuole buddiste tibetane. Se leggiamo dei testi di Dharma, il Bodhisattvacharyavatara è quello che ci dà gli insegnamenti più completi, è un testo principale del Buddhismo.

4 La preziosa rinascita umana è difficilissima da ottenere, ed altrettanto è difficile ottenere liberazioni e realizzazioni.

Se non approfitto durante questa vita ai benefici accumulabili in essa, quando mi si ripresenterà l’occasione?

È importantissimo rendersi conto che non tutte le rinascita umane sono conseguite con tutte le qualità complete, tra cui le 8 libertà (1 Non essere nati nel regno animale. 2 Non essere nati nel regno dei Preta. 3 Non essere nati negli inferni. 4 Non essere nati come Deva. 5 Non essere nati in un luogo dove è impossibile incontrare il Dharma. 6 Non essere nati in un tempo in cui non c’è il Dharma. 7 Non essere nati in un luogo selvaggio, dove non si può praticare liberamente il Dharma. 8 Non essere nati con difetti fisici che renderebbero difficile praticare il Dharma); le 10 ricchezze (1. Siamo nati come esseri umani. 2. Siamo nati in un paese in cui la dottrina fiorisce, in cui vi è la possibilità di praticare un sentiero spirituale. 3. Abbiamo facoltà integre. 4. Non abbiamo compiuto nessuna delle cinque azioni di retribuzione immediata quali l’uccidere il proprio padre o la propria madre, uccidere un essere che ha raggiunto la liberazione, ferire il corpo di un Buddha, creare uno scisma nel Sangha o comunità monastica. 5. Siamo dotati di una certa fede, di moralità e saggezza. 6 Il Buddha è apparso in questo mondo. 7. Il Buddha ha dato insegnamenti. 8. La sua dottrina esiste ancora. 9. Vi sono seguaci di questa dottrina. 10. Ci sono persone compassionevoli che sostengono i praticanti spirituali.) il che compone le 18 qualità. Ed è molto difficile conseguire una rinascita contraddistinta da tutte queste 18 qualità. E sarà molto difficile conseguire questa rinascita anche in futuro. Non voglio dilungarmi sulle 18 qualità, ma una di queste è che la nostra rinascita dev’essere umana. Ma non basta essere umani, perché potremmo nascere disabili, senza parola, muti, sordi, ciechi. Occorrono quindi tutte le qualità, ma anche averle tutte non è sufficiente. Ma anche se si posseggono le caratteristiche complete, occorre nascere in un paese dove vi sia il Darma, ma poi occorre avere interesse per il Darma ed un maestro qualificato. Se dovessimo trovare una dopo l’altra tutte queste qualità complete, ci sarebbe comunque molto difficile, ed, una volta conseguite, le dovremmo impiegare positivamente, perché ci sarebbe poi molto difficile rinascere con tutte queste qualità. Dobbiamo rendere molto significativa questa rinascita umana tanto difficile da conseguire, e dovremmo farlo secondo la nostra capacità mentale, ma non dovremmo farlo in modo esagerato, poiché non ci sarebbe più continuità, perché mettendo tutta l’energia all’inizio ci si stanca, e si finisce per abbandonare le pratiche.

Quando dico che dobbiamo seguire i consigli di Shantideva secondo le nostre capacità e tempi, all’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (PI) https://www.iltk.org/ abbiamo diversi programmi, master e basic, a diverso livello, così il nostro programma è anche on line per venire incontro a chi deve lavorare.

Praticare il Dharma è cambiare la nostra mente. Studiare il Dharma è cambiare la nostra mente. E, per farlo, dobbiamo prendere il tempo necessario, senza esagerare in un senso o nell’altro, senza farci prendere dalla fretta, stizza o tantomeno dalla delusione. E non lo dico perché voi occidentali fate delle cose esagerate, ma lo dico in base alle mie esperienze in monastero. Perché ho visto dei monaci impegnatissimi nello studio ma che non riuscivano a completare gli studi. Studiare e praticare sono attività da compiere in modo graduale e progressivo senza fretta alcuna.

Perché dobbiamo prenderci tutto il tempo necessario per studiare il Dharma? Perché fin d’ora la nostra mente è impegnata negativamente. E, per trasformarla da negativa a positiva, dobbiamo compiere un gran salto. E, per farlo, dobbiamo prenderci il tempo necessario.

Se prendiamo il tempo necessario e giusto non ci renderemo conto degli errori della nostra mente e non ci renderemo conto del nostro continuo mentale. Dico sempre che non facciamo attenzione al nostro modo di pensare. Anche pensandoci, non ci rendiamo conto dei nostri errori. Perché è molto difficile vedere i nostri difetti mentali.

5 Il fulmine nella notte oscura la illumina forse più di un istante?

Ed allo stesso modo, grazie al potere dei Buddha, i pensieri positivi appaiono brevemente e saltuariamente.

Così, nel nostro continuo mentale, generare la virtù è tanto poco e debole e breve. Proprio perché le virtù che generiamo sono brevi e transitorie. Il che è espresso anche nel Lamrim: dobbiamo osservare la nostra mente, se possiede delle virtù. Ma nel Lamrim lo si dice quando si parla della morte. Perché se la mente è molto virtuosa salirà ai reami superiori, altrimenti scenderà in quelli inferiori. Occorre condurre la nostra vita in modo costante per tutte le 24 ore, facendo della nostra vita la pratica alle virtù, ma è comunque molto difficile. Quindi, consideriamo che, se anche in quel momento facciamo delle cose positive, quel momento di meditazione non è perfetto, perché la pratica effettiva, la motivazione, la dedica finale non sono corrette. Controllando la nostra mente dobbiamo evitare questo tipo di scarse virtù. Sapendo che è difficile avere le virtù di Shantideva, dobbiamo coltivare le virtù nella nostra vita. Per noi invece il lato negativo è preponderante. Controllando così la nostra mente dobbiamo incoraggiarci a crescere le virtù, perché abbiamo, finche siamo vivi, l’opportunità di coltivare le virtù, e la mente negativa è sempre più pervadente. Se, avvicinandosi alla morte, ci sono sempre più negatività, rinasceremo nei regni inferiori. Se vogliamo rinascere nei regni superiori dobbiamo quindi da subito impegnarci nella pratica delle virtù. Investigare o controllare se noi sviluppiamo virtù o non virtù è molto importante e lo dobbiamo fare con una consapevolezza costante. Altrimenti cadremo spesso nelle non virtù, prendendo la direzione sbagliata. Il punto è avere la consapevolezza di controllare la nostra mente e di riconoscere i nostri errori, altrimenti: come potremo cambiare la nostra mente?

Shantideva esalta il beneficio della generazione della mente di bodicitta, che se è forte e potente, molte delle negatività del passato vengono purificate e, grazie alla generazione di bodicitta, fermeremo il karma negativo.

6 Il bene è quindi sempre debole, al contrario il male è pressoché forte e presente.

Quale bene quindi potrebbe vincerlo se non il pensiero del risveglio?

Nella 6° strofa si dice che esistono grandissime negatività e, per purificarle, non esiste altro rimedio che la grande bodicitta.

7 I Buddha hanno meditato per ere cosmiche su questo pensiero del risveglio, hanno compreso ed insegnato che solo questo pensiero sarà in grado di salvare le infinite moltitudini degli esseri senzienti.

8 Quelli che già in questa vita desiderano eliminare le loro sofferenze, quelle delle altre creature, che vogliono raggiungere la gioia suprema giammai dovrebbero abbandonare questo pensiero.

Nella settima strofa, si dice che “Quando creiamo karma negativo dipendendo da altri esseri, persone, per la loro presenza proferiamo aggressività verbale, grande attaccamento, gelosia, siamo insomma in preda ai difetti mentali, a causa di essi creiamo il nostro karma negativo e potente”, ma Shantideva dice che la mente altruista è altrettanto potente, perciò dovremmo essere in grado di eliminare i nostri difetti mentali ed il nostro karma negativo attraverso la pratica della bodicitta. Perciò noi dobbiamo aiutare, essere di beneficio ad altri, quindi la bodicitta è l’antidoto più potente per la purificazione. Quando i Buddha del passato hanno osservato qual’è il rimedio più potente per la purificazione, hanno visto che non esiste qualità più forte della bodicitta e ad aiutare un numero elevato d’esseri senzienti. Se si vuole beneficiare tanti esseri, non si dovrebbe mai abbandonare la bodicitta come base.

La bodicitta o illuminazione o la mente che la desidera è un argomento molto complesso. Come questa mente desidera la bodicitta? Qual’è cos’è l’illuminazione? È raggiungibile? Quale sentiero dobbiamo seguire per conseguirla? Tutto ciò è dettagliatamente illustrato nell’Abhisamayalamkara. Il sentiero per l’illuminazione è spiegato nell’Abhisamayalamkara, mentre la saggezza è spiegata molto approfonditamente nella Madyamika.

Ovviamente non basta leggere il testo, ma occorre chiederci se è vero o non è vero. Se lo è, allora, perché non realizzarlo?

Nel monastero gli insegnamenti sulla bodicitta durano mesi, più studi, più comprendi. Anche i nostri insegnanti ci ripetono che più leggi, più comprendi. La seconda volta comprenderai più della prima.

9 Nell’istante che questo pensiero si manifesta in un sofferente imprigionato nel ciclo delle rinascite, egli sarà appellato immediatamente figlio dei Buddha, e tutti gli uomini e gli dei lo onoreranno.

Dal momento in cui la bodicitta nasce in qualsiasi individuo, egli diventa oggetto di venerazione per tutti gli umani e dei ed entra nel regno dei Mahayana, il che dipende dalla generazione della mente di bodicitta. La bodicitta è la porta del Mahayana, così dice l’Abisamayalamkara. Quando si genera bodicitta si diventa Bodisattva, Mahayana, figli di Buddha e si può praticare il tantra, il che, all’opposto, è escluso.

Ci sono persone che hanno percezione distorte dei sutra e tantra. Essi non sono in opposizione, ma sono entrambe dei veicoli finalizzati allo steso scopo. Il sutra ci prepara, predispone la mente al tantra, dove si può accedere quando la mente è matura in tal senso. Nel tantra, spesso ci si visualizza nell’aspetto della tale divinità e non si tratta di assumerne l’aspetto generico, ma di assumere un certa motivazione. Se non si generasse bodicitta e la visione corretta, allora non saremo mai in grado di praticare correttamente il tantra.

10 Questo pensiero del risveglio invade il nostro corpo impuro e lo trasforma nel gioiello prezioso del corpo di un Buddha.

Ecco il motivo per cui impegnarsi nel generare questo meraviglioso pensiero.

Qui Shantideva realizza un’alchimia: quando la bodicitta è generata, il nostro corpo impuro sarà generato in un modo al di là del convenzionale. Se abbiamo generato la mente dell’illuminazione diventeremo un Buddha. Altrimenti questa via ci sarà preclusa.

11 Poiché le illuminate ed infinite intelligenze di coloro che guidano e comprendono il mondo ne hanno compreso il valore, voi conservatelo, accrescetelo, se volete sfuggire alle rinascite condizionate.

Shantideva prende come esempio un individuo esperto del commercio il quale utilizza tutta la sua intelligenza per sviluppare i suoi traffici, così, “avendo compreso la preziosità della bodicitta”, esorta Shantideva, “fatela vostra e mantenetela salda”. Tuttavia, proprio perché è molto difficile generarla ed è invece facile perderla, una volta realizzata, mantenete salda la radice. Perché è così difficile generarla? Perché facciamo molta fatica a rispettare noi stessi? Perché dobbiamo maturare considerazione, amore, saggezza per creare felicità non limitandoci a noi stessi, infatti: praticare bodicitta significa generare amore e compassione per tutti gli altri esseri. Perché, per amare gli altri, bisogna innanzitutto nutrire amore e compassione verso noi stessi.

12 Come il fusto del banano, tutte le altre virtù dopo aver dato i frutti seccano, mentre lo splendido albero del pensiero del risveglio produce infiniti e costanti frutti non seccandosi mai.

Shantideva prende ad esempio l’albero del banano, come esempio delle virtù non unite a bodicitta, così non produrranno altri frutti in futuro, il banano produce infatti il frutto una sola volta, mentre la bodicitta ci porta frutti incessanti. Non è come il banano che produce una sola volta frutti, qui i frutti non hanno fine.

13 Allo stesso modo in cui mi affido ad un uomo valoroso per superare un pericolo , seppure le mie negatività sono immense e gravi, praticando questo pensiero mi libererò da esse in breve tempo.

Perché quindi essere così insensati da non farci affidamento?

Per superare un luogo pericoloso mi affiderò ad una scorta, ad un valoroso. Allo stesso modo, avendo maturato molto karma negativo, abbiamo molte difficoltà a superare le nostre difficoltà. Ma, dato che la fonte del coraggio è la bodicitta, ne abbiamo bisogno, in quanto formidabile sostegno, per superare le difficoltà. Per superare questo karma negativo dobbiamo utilizzare un gran sostegno, un formidabile supporto che ci fa superare questo grande momento rischioso. Riguardo alla purificazione più efficace non c’è nulla di meglio della bodicitta. Si parla tanto di vivere a lungo, la migliore soluzione ed auspicio per vivere a lungo è generare la mente d’illuminazione. Sicuramente la bodicitta ha molti benefici, ma il nostro problema è di generarla effettivamente.

Il che è molto elaborato nel Lamrim, dove trovate gli stadi graduali del sentiero, come passare dal livello di praticante iniziale a quello intermedio, quindi a quello più elevato. Dopo di che trovate nel Lamrim spiegazioni di come generare bodicitta tramite le sei cause ed un effetto http://www.sangye.it/altro/?p=7081, http://www.sangye.it/altro/?p=3737, http://www.sangye.it/altro/?p=5978, ed equalizzare se stessi con gli altri http://www.sangye.it/altro/?p=5793, http://www.sangye.it/altro/?p=3964 e nel sistema di Lama Tzong Khapa http://www.sangye.it/altro/?cat=10 tutti questi vengono unificati al fine di generare bodicitta. Il mio consiglio è di studiare il Lamrim in modo elaborato e col tempo necessario. Lo si legga cercando di conseguire dei frutti dalla meditazione: prendendo rinascite superiori e non rinascere nei regni inferiori. Si genera quindi la rinuncia meditando sulla vacuità conseguendo la liberazione, il nirvana personale, quindi si medita su ciò. Se ci si sente pronti si prosegue al Mahayana quindi oltre la rinuncia e comprensione della vacuità si cerca di generare bodicitta tramite 6 cause 1 effetto od equalizzare se stessi con gli altri. Se ci si sente pronti si entra nel tantra: stadio generazione e completamento. E se non si riesce a conseguire il risultato pieno, tramite i diversi passaggi si lasciano delle importanti impronte nella mente.

14 Allo stesso modo che il fuoco purifica il mondo alla fine di un era cosmica, così il pensiero del risveglio purifica ogni grande negatività commessa.

Perciò i suoi frutti sono innumerevoli, come Maitreya il saggio espose al discepolo Sudhana.

Shantideva utilizza l’esempio distruttivo del fuoco al termine d’un eone, tanto forte da distruggere qualsiasi fenomeno, così la bodicitta è in grado di distruggere qualsiasi karma negativo sia definito, che porta un risultato, sia indefinito, di cui non è certezza che lo realizzi.

Non sono un esperto di cosmologia, ma arriverà un momento in cui il nostro mondo sarà distrutto, il che dipende da come si comporta chi ci vive. Se ci si comporta bene, allora sarà rimandato il momento della distruzione, altrimenti l’eccessivo sfruttamento lo farà finire presto.

Quando si dice che ciò è detto nel tal testo o sutra, vi dobbiamo riflettere, pensare e ragionare, quindi, pian piano, riusciremo a capirlo medglio e riusciremo a maturare una certezza del fenomeno, perciò, grazie ad essa, genereremo la forza d’affrontarlo. Quando i sutra dicono certe cose, dobbiamo leggerli, riflettere, capirli.

Shantideva ha parlato in introduzione alla bodicitta, ora nella strofa 15.

15 Brevemente, il pensiero dell’illuminazione dovrebbe essere compreso nei suoi due aspetti.

La mente che desidera l’illuminazione e la mente che si impegna veramente nel raggiungere l’illuminazione.

La bodicitta dell’aspirazione e dell’impegno. Nel strofa 16 comprendi la differenza tra voler andare ed essere in cammino, così il saggio ne conosce la differenza. Desiderare d’andare è la bodicitta dell’aspirazione, mentre, se si è già in cammino, è la bodicitta dell’impegno. Come la si deve definire? Una bodicitta non unita alla pratica effettiva è la bodicitta dell’aspirazione.

16 Allo stesso modo che comprendiamo la differenza fra una persona che vuole partire ed un viaggiatore in cammino, così i saggi e gli studiosi dovrebbero comprendere la differenza fra i suoi due aspetti.

Cerchiamo di sviluppare nella meditazione, che ora sviluppiamo, il passaggio dal primo livello al secondo livello, fino al terzo.

Abbiamo visto 2 tipi di bodicitta, la bodicitta dell’impegno si genera quando si è già espressa la bodicitta dell’aspirazione. Tutti coloro che generano bodicitta sono considerati degli esseri dalle facoltà mentali acute, ma comunque distinte in diversi livelli, a seconda di come ognuno genera la bodhicitta: il primo livello è rappresentato dalla bodicitta del pastore, il secondo livello è dato dalla bodicitta come quella d’un re, il terzo livello è la bodicitta come il ruolo d’un capitano d’una nave.

Il secondo livello è rappresentato dalla volontà di voler essere re per avere più possibilità d’aiutare.

Il terzo livello, il capitano della nave, giunge all’approdo coi suoi passeggeri, così è il bodhisatva che vuole raggiungere illuminazione con tutti gli esseri. Il pastore, d’altro canto, si assicura che i suoi animali raggiungano il luogo sicuro, e procede per ultimo, così il bodhisattva si assicura che tutti gli esseri giungano all’illuminazione, ed è il livello più alto, perché mette per primi tutti gli esseri, quindi viene il capitano, che raggiunge illuminazione coi suoi passeggeri, è il bodhisattva dalle capacita mentali di livello intermedio, mentre il re è considerato il bodhisattva dalle capacità mentali inferiori.

Quando la bodicitta è presentata come confine o demarcazione o passaggio, la possiamo suddividere in quattro tipi: il primo è la bodicitta della credenza, mentre il secondo è la bodicitta dell’attitudine straordinaria, il terzo è dato dalla bodicitta della maturazione totale ed il quarto dalla bodicitta dell’abbandono delle oscurazioni.

Il primo, o la bodicitta della credenza, esiste nei primi due sentieri: dell’accumulazione e della preparazione.

Il secondo, o la bodicitta dell’attitudine straordinaria o degli attributi straordinari, è presentata nei primi sette terreni impuri del bodhisattva. Il terzo, o della bodicitta della maturazione totale, è presentato nel percorso dei tre terreni impuri del bodhisattva dell’8°, 9°, 10° bhumi. Il quarto, o della bodicitta dell’abbandono delle oscurazioni, è presentato a livello dell’illuminazione.

Rispetto alla sua natura, la bodicitta è di soli due tipi: la bodicitta (1) dell’aspirazione e (2) dell’impegno. La bodicitta dell’aspirazione va dal sentiero dell’accumulazione fino alla fine del 10° bumi o continuità mentale degli esseri, mentre la seconda o bodicitta dell’impegno va dal sentiero dell’accumulazione fino al livello di bodhisattva. Si distinguono cinque sentieri o presentazioni: dalla base fino all’illuminazione. Il primo è il sentiero dell’accumulazione, distinguibile in: 1° piccolo, 2° intermedio e 3° grande. Il 2° sentiero o della preparazione, in cui si entra appena il bodhisattva raggiunge la perfezione di Shamatha e Vipashayana il cui oggetto è la Vacuità, si suddivide in quattro categorie: (1) calore meditativo o samadhi del conseguimento della percezione della Vacuità; (2) culmine o samadhi dell’accrescimento della percezione della Vacuità; (3) accettazione paziente o “samadhi che conosce e comprende la talità unilateralmente” (perché per la prima volta il praticante consegue la chiara percezione concettuale della Vacuità degli oggetti, ma non dei soggetti); (4) sublimità o qualità suprema mondana o suprema realizzazione mondana o samadhi. Ognuna, a sua volta, è suddivisa in: 1° piccola, 2° intermedia e 3° grande, il che in tutto fa 12 categorie. Il 3° sentiero della visione ed il 4° sentiero della meditazione, rientrano nei 10 bhumi.

Ad esempio, ti trovi al 12° sentiero di meditazione, entra nella meditazione profonda, abbandona le oscurazioni del sentiero della visione, nel momento in cui inizi ad opporti alle oscurazioni del sentiero della visione, entra in questo sentiero, quando hai superato le oscurazioni del sentiero della visione, entra nel sentiero della liberazione. Il periodo dell’ottenimento susseguente è finalizzato a creare molte attività per creare molti meriti. Ci si addestra così molto a lungo, è l’addestramento sulla vacuità, quando entri nella concentrazione univoca, vi rimani a lungo. Ci si esercita molto entrando ed uscendo della concentrazione univoca della vacuità, così raccogli molto sostegno morale e ci si sente capaci d’opporsi alla concezione dell’esistenza veritiera. Quando ci s’oppone alla grande concezione d’esistenza veritiera grossolana, in quel momento si entra nel 1° terreno o bhumi o sentiero senz’interruzione della meditazione. Il 1° bhumi ha 2 sentieri: 1° della visione ed il 2° sentiero della meditazione. Il sentiero della visione ha 2 fasi: 1° d’equilibrio meditativo e la 2° d’ottenimento susseguente. Il 3° sentiero o della visione è nessuno dei due: né equilibrio meditativo, né ottenimento susseguente.

L’equilibrio meditativo del sentiero della visione del 1° bumi è diviso in tre: 1°sentiero non interrotto, 2° sentiero della liberazione, 3° sentiero dell’equilibrio meditativo né l’uno né l’altro.

Il 1° bhumi è solo un istante, è senza altre divisioni, perché, a partire dal sentiero non interrotto, diventa il 2° bhumi, quindi l’ottenimento susseguente del 2° bhumi, quindi trascorre un tempo lungo. Il Bodhisattva medita sulla vacuità e s’addestra nella concentrazione in modo attivo ed inizia ad opporsi alla concezione dell’esistenza veritiera sottile, quindi la sua mente intraprende il sentiero non interrotto del 2° bhumi. Abbiamo visto come prende luogo il 2° sentiero. Il 2° terreno inizia col sentiero della liberazione, poi con l’ottenimento susseguente, da cui il bodhisattva entra ed esce molte volte, quindi col sentiero non interrotto della meditazione. Così è per tutti i terreni dal 3° al 10°: liberazione, terreno susseguente e sentiero non interrotto, al successivo sentiero. Alla fine del 10° bumi ci sarà la liberazione, come momento finale, il che è il sentiero non interrotto del 10° bhumi, quindi, nel momento successivo, ci sarà il sentiero della liberazione, quindi lo stato di Buddha. Nell’Abisamayalamkara si dice che in un istante ci sarà la liberazione completa.

In tutti i momenti susseguenti siamo spinti dalla bodicitta dell’impegno, quindi dalla bodicitta dell’aspirazione. Ma non esiste più la bodicitta della aspirazione, perché il Bodhisattva è sempre impegnato nelle sue attività virtuose. L’equilibrio meditativo e l’attività susseguente non sono contraddittorie per un Bodhisattva, perché può mangiare, camminare, bere, scherzare senza abbandonare l’equilibrio meditativo sulla vacuità, e si sente un essere straordinario, libero da tutte le barriere e non deve nemmeno pianificare il futuro, perché, nel momento in cui pianifica, significa che non ha ancora perfezionato il suo modo di pensare. Perché quando si dice: “Devo fare questo domani” significa che non ha completato un qualcosa, che gli manca un qualcosa che deve condurre a termine. Ma sono discorsi astratti. Perciò si dice che tutte le attività d’un Bodhisattva sono inconcepibili. Ma lo sono anche per un Bodhisattva del 10° bhumi. È difficile per noi conoscere le inestimabili ed infinite qualità dei Buddha.

Una storia particolare. Il Buddha storico principe Siddharta assunse un corpo umano standard per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, più le qualità specifiche d’Usnisha, per farci comprendere che è un Buddha. Molti discepoli come Shariputra, dissero di vedere l’Usnisha dall’alto, e per farlo Shariputra si sollevò fino a 10 metri, ma era impossibile vederlo dall’alto. Ma lo era dal basso. Il che si evidenziava come 1° qualità inconcepibile. Per il Primo Essere Illuminato non è necessario alcun programma mentale, egli giunge immediatamente dove voleva essere, la sua mente vi giunge in un istante, il suo corpo e mente viaggiano simultaneamente. Quando Buddha vede un essere da soggiogare, se il momento è maturo, i Buddha vi giungono, anzi lo percepiamo. Perché, allora, il Buddha non vi giunge? Perché non siamo pronti.

La storia di Asanga: una potente storia di compassione e sacrificio.

Vorrei menzionare la storia del pandita Asanga. Chi ha seguito gli insegnamenti di Dharma conoscerà sicuramente la sua storia molto bene. Asanga fece un ritiro in un eremitaggio per dodici anni, cercando di ottenere la visione di Buddha Maitreya. Dopo alcuni anni di ritiro, il suo desiderio non si era avverato, quindi Asanga lasciò l’eremitaggio. Mentre scendeva giù a valle egli vide un uccello che volava dentro il suo nido in un anfratto nella roccia. Asanga vide che la roccia era stata scavata dalle ali dell’uccello che la toccavano, quando egli vi entrava e vi usciva. Malgrado le piume dell’uccello fossero molto morbide e la roccia invece molto dura, quell’uccello era stato capace di penetrare la roccia. Questo lo ispirò, ed egli pensò: “Se perfino le piume di un uccello possono scavare una roccia, perché io non posso perseverare nella mia pratica per vedere Buddha Maitreya?”. Così tornò all’eremitaggio per altri tre anni di ritiro. Trascorsi tre anni, ancora una volta gli fu preclusa la visione di Maitreya Buddha. Così abbandonò nuovamente il ritiro. Lungo il sentiero del ritorno, vide una persona tagliare un frammento di roccia con un filo. Asanga vide che la roccia era stata recisa con il movimento del filo. Questo lo ispirò nuovamente; egli pensò: “Se anche un filo può recidere una roccia, perché io non posso perseverare nella mia pratica per vedere Buddha Maitreya?”. Così ritornò all’eremitaggio e fece altri tre anni di ritiro. Ma ancora nessuna visione gli fu concessa. Asanga si scoraggiò e rinunciò nuovamente all’eremitaggio. Lungo la strada egli vide dell’acqua che, gocciolando da una roccia, l’aveva livellata. L’acqua è duttile e leggera, la roccia dura, ma gocciolando in continuazione l’acqua aveva livellato la roccia. Questo ispirò nuovamente Asanga, ed egli pensò: “Se anche le gocce d’acqua possono modellare la roccia, perché io non posso perseverare nella mia pratica per vedere Buddha Maitreya?”. Ritornò quindi indietro per altri tre anni di ritiro. Dopo dodici anni di ritiro egli ancora non aveva avuto la visione di Buddha Maitreya e decise di abbandonare definitivamente il ritiro. Scendendo lungo il sentiero vide un cane ferito in mezzo alla strada. La parte inferiore del corpo del cane era una ferita aperta riempita di vermi. Asanga provò una compassione insopprimibile per il cane. Tagliò un pezzo di carne dal suo polpaccio e lo distese sulla terra. Poi chiuse gli occhi e tentò di prendere i vermi dalla ferita infetta con la punta della sua lingua. Ma si rese conto che non li poteva toccare. Aprì gli occhi e trovò di fronte a sé non il cane ma Buddha Maitreya. Buddha Maitreya era stato sempre presente per tutto il tempo. Non c’era nessun cane ferito e nessun verme. Prima che Asanga generasse l’insopprimibile compassione per il cane, sacrificando se stesso e purificando in questo modo la sua mente, egli aveva visto solo un cane. Con la mente impura e oscurata dalle contaminazioni karmiche, invece di vedere Buddha Maitreya vedeva semplicemente un cane ferito pieno di vermi. Generando una profonda compassione e sacrificando se stesso per servire quell’essere vivente, Asanga aveva purificato tutti i difetti mentali che gli impedivano la visione di Buddha Maitreya. Il suo karma impuro aveva proiettato un commovente cane ferito ricoperto di vermi. Asanga purificò completamente tutte queste contaminazioni e quando il karma impuro venne eliminato, egli poté vedere Buddha Maitreya.

Asanga si rivolse a Buddha Maitreya e disse, “Ho meditato per lungo tempo; perché non ti ho visto prima?”. Maitreya Buddha rispose: “Sono sempre stato là nell’eremitaggio, anche se tu non mi hai potuto vedere”. Buddha Maitreya mostrò poi ad Asanga una serie di macchie sulla sua tunica. Asanga era solito sputare nella sua caverna … e gli sputi finivano sulla tunica di Buddha Maitreya. Egli mostrò ad Asanga questi segni come prova del fatto che era sempre stato nell’eremitaggio – era Asanga che non riusciva a vederlo. Poi Buddha Maitreya chiese ad Asanga che cosa volesse da lui e questi rispose che desiderava i suoi insegnamenti. Buddha Maitreya lo portò quindi nella terra pura di Tushita, dove in un mattino, equivalente a cinquant’anni umani, gli insegnò l’Abhisamayalamkara, che spiega l’intero sentiero verso l’illuminazione: gli otto capitoli nei quali parla in dettaglio dei quattro kaya, il santo corpo e la santa mente del Buddha. Questo testo viene studiato per molti anni a Sera, Gaden e Drepung, i più grandi monasteri di Lhasa, e ora in India nei ricostruiti monasteri. Tutte le cinque divisioni degli insegnamenti di Buddha Maitreya sono studiate per molti anni. Dopo avere ricevuto questi insegnamenti Asanga li portò nel mondo umano e li trascrisse. http://www.dareprotezioneroma.it/index.php/spiritualita-e-cultura/buddismo/49-prendersi-cura-dei-morenti

domenica 8 aprile 2017

Innanzitutto cerchiamo di generare la mente di bodicitta per il beneficio di tutti esseri senzienti, e come minimo di non danneggiare gli altri.

Continuare per 24 ore su 24 la pratica e la consapevolezza del Dharma è molto difficile per noi, ma almeno possiamo farlo per un tempo limitato con la motivazione e dedica adeguata e corretta. Così avremo impiegato significativamente il nostro tempo. Se osserviamo la nostra vita e giornate, ci rendiamo conto che facciamo trascorrere la maggior parte del nostro tempo senza esprimere una mente positiva né negativa, ma neutrale. Consiglio così di dedicarsi ad una pratica positiva, anche solo per un momento breve. Di tutto ciò che facciamo, il nostro scopo fondamentale è di sviluppare una mente altruista, positiva, perché in tal modo tutte gli ostacoli e sofferenze sorgono a causa della mente negativa, proprio per questo dobbiamo sviluppare la mente positiva.

Dobbiamo utilizzare la nostra memoria e consapevolezza in modo da controllare il nostro pensiero, altrimenti la nostra mente, proprio perché è portata a pensare negativamente, incorrerà in conseguenze negative. Il problema è evitare gli ostacoli prodotti proprio dai nostri pensieri negativi, come? Semplicemente trasformando la mente negativa in positiva. Analizzando infatti il nostro modo di pensare ci rendiamo conto che è sbagliato. Se non interveniamo in senso positivo sulla nostra mente, proprio perché è abituata a pensare in modo negativo, non se ne rende conto. Quindi, se non indaghiamo a fondo la nostra mente, non ci rendiamo conto che il nostro modo di pensare è sbagliato e che gli errori derivano dagli altri senza mai vedere i propri errori. Altrimenti, se non indaghiamo la nostra mente e non agiamo in senso positivo, incorreremo in molti problemi. Non posso certo garantire che diventerete ricchi, ma vi posso garantire che, se porterete avanti correttamente la pratica del dharma, vi sarete incamminati lungo il cammino della felicità. Tuttavia, proprio perché abbiamo bisogno di mangiare, vestirci ed un tetto, dipendiamo da necessità economiche.

Se si rinuncia a tutto come Millarepa, nonostante che non sia facile, è la soluzione migliore.

Abbiamo parlato di bodicitta dell’aspirazione e dell’impegno, il che è molto importante. La prima esiste in ogni momento dell’equilibrio meditativo, la bodicitta dell’impegno è in ogni momento susseguente, ovvero successiva, perché è sostenuta dalla pratica. Il momento dell’ottenimento susseguente è piuttosto lungo perché il bhodisattva deve intraprendere la pratica della generosità, della pazienza, il che realizza, in questa pratica esplicita, la bhodicitta dell’impegno, ed occorrono molti eoni, e non giorni, né mesi, nè anni. Occorre una mente ampia per comprenderlo e realizzarlo. Nel veicolo sutra, dal momento in cui abbiamo sviluppato bodicitta, 3 grandi eoni incalcolabili sono necessari per raggiungere l’illuminazione. È un tempo incalcolabile. Un grande eone incalcolabile è per intraprendere i primi due sentieri, il secondo eone incalcolabile equivale ai primi 7 terreni impuri, il terzo eone è nei 3 terreni puri dei bodisattva. Incalcolabile è anche un numero per noi tibetani: 1 alla 59° di zeri. Stiamo parlando di grandi eoni. Per un bodisattva, che ha sviluppato la bodicitta, non è un tempo troppo lungo. Perché il suo fine è quello d’aiutare gli altri, perché occorre dedicare un lasso infinito di tempo per aiutare gli altri.

Ho già perso 3 grandi eoni incalcolabili senza essere un bodisattva, allora non sono nulla altri 3 grandi eoni incalcolabili, perché il nostro fine è quello di dedicarci agli altri. Quello che abbiamo sprecato è molto più dei 3 grandi eoni incalcolabili. Nel capitolo 10° del Bodhisattvacharyavatara di Shantideva troviamo che “finche ci sarà lo spazio, finché ci saranno degli esseri possa io rimanere con loro per aiutarli”. Dal che ci dobbiamo render conto dell’immensa potenza dei bodisattva. Più potente è la bodicitta, più veloce sarà l’illuminazione. E col tantra si potrà raggiungere l’illuminazione in 1 sola vita con 1 solo corpo. Se non si raggiungere illuminazione in questa vita, la si potrà conseguire nella prossima fino alla 16° vita sulla base della bodicitta e della realizzazione della vacuità. Col sistema di Lama Tzong Khapa si può raggiungere l’illuminazione in 3 anni, 3 mesi e tre giorni. Il nostro errore sta nella carenza di bodicitta e di realizzazione della vacuità. Tutti i bodisattva non sono necessariamente impegnati nel tantra ma 1 bodhisattva non può raggiungere l’illuminazione se non pratica il tantra. Il bodhisattva trascorre molto tempo ad aiutare gli altri, anche per un lungo periodo, per poi entrare nel tantra. Il bodhisattva del 10° bumi non ha la possibilità d’entrare nel tantra. La bodicitta dell’impegno è la più lunga perché i bodhisattva trascorrono molto più tempo nel compier azioni positive, mentre il periodo dell’aspirazione è molto più breve.

17 Coloro che si aggirano nel samsara trarranno beneficio già dal desiderare l’illuminazione, ma un flusso inesauribile di frutti ricadrà su coloro che praticano impegnandosi il sentiero del pensiero dell’illuminazione.

È breve il tempo della bodhicitta dell’aspirazione, ma è molto più lungo quello dell’impegno, che dà i frutti maggiori.

18 Perciò quando qualcuno con intenzione irremovibile ha assunto il comando sul pensiero del risveglio con lo scopo di aiutare le moltitudini degli esseri a liberarsi totalmente

19 Da quell’istante in poi, anche se dorme oppure è inconsapevole, la sua intenzione accrescerà i suoi meriti rendendoli vasti quanto lo spazio.

Shantideva dice che il benefici dei voti dell’impegno sono infiniti. E, dal momento che si praticano effettivamente, creano infiniti meriti, perché anche la sola promessa costituisce un grande beneficio. La bodicitta dell’impegno è una grande attitudine straordinaria fondamentale per tutti. La bodicitta dell’impegno crea meriti enormi, il che viene confermato da citazioni e ragionamenti.

20 Questi frutti sono stati ben spiegati dal Thataghata con ragionamenti ottimamente spiegati nel sutra richiesto da Subahu, per donare benefici a quelli che avevano interesse a sentieri inferiori.

In quel sutra il Buddha ha dato informazioni Mahayana a degli Hinayana di cui è distinguibile il lignaggio (1) definito e (2) indefinito. L’Hinayana dal 2° lignaggio o indefinito, può essere incline agli hinayana uditori e realizzatori solitari e ciascuno è distinguibile in lignaggio (1) definito e (2) indefinito. È difficile portare nel Mahayana un Hinayana dal lignaggio definito perché è già proiettato verso lo stadio d’Arat. Aiutare gli altri è difficile perché la predisposizione mentale d’ogni essere è differente, perché, se dovessimo esaudire i desideri di ciascuno, sarebbe un compito estremamente difficile.

Aiutare gli esseri è difficile, perché occorre capire i loro desideri, la disposizione mentale ed interessi, e, dal momento che è molto complesso, ci sono dei bodisattva che lasciano il Mahayana abbracciando l’Hinayana. I bodisattva dal grande coraggio, anziché lasciarsi andare, diventano ancora più forti, più sono gli impegni e più sono gravosi e più forti diventano.

21 Se il solo desiderio di alleviare il dolore alla testa (malattie mentali?) ad alcune creature è meritorio,

22 È dunque necessario menzionare i benefici dati dal desiderio di sterminare le innumerevoli sofferenze di tutti gli esseri senzienti ?

Se Il mero pensiero di alleviare il dolore al capo è meritorio, non c’è bisogno di parlare dei benefici dati dal desiderio di eliminare le sofferenze di tutti gli esseri, il che è il compito assunto dai bodisattva.

23 I nostri genitori possiedono forse una mente dotata di tale altruismo?

La possiedono forse gli dei, i saggi oppure Brahma?

Le persone che ci sono più vicine sono i nostri genitori, per questo Shantideva li nomina. Tuttavia essi continuano a dare amore ai loro figli, ma fino ad un certo punto, dipende infatti dal comportamento dei figli. Se il loro comportamento è scorretto, anche l’amore dei genitori può esaurirsi, ma così non è da parte dei bodisattva, che sono sempre pronti ad aiutare gli esseri anche se il loro comportamento dovesse cambiare completamente. Non è che i bodhisattva danno più amore a chi si comporta bene e meno amore a chi si comporta male. No, lo danno a tutti. Ma non è detto che il beneficio sia effettivo per gli esseri da subito o successivamente. L’amore dei bodisattva è sempre uguale, ma il beneficio ottenuto dagli esseri può essere effettivo più o meno immediatamente.

L’unico bodisattva che mi sento d’indicare è il Dalai Lama. Ma il beneficio derivante dipende anche dal comportamento degli altri. Per certi dirigenti cinesi il Dalai Lama è un puro demonio, non vi sembra incredibile? I media indiani sono molto sorpresi dai comportamenti cinesi, essi dicono che è molto strano che la Cina tanto forte economicamente e militarmente abbia tanto timore da parte d’una sola persona. Forse che la Cina non ama parlare di pace? Certi dirigenti cinesi dicono che non si trovano bene se il mondo è in pace, sono meglio certe turbolenze.

24 Poiché nel passato questi esseri non hanno mai espresso nè sognato un simile desiderio, neanche per il loro beneficio, perché dovrebbero svilupparlo per il bene degli altri?

Shantideva aggiunge: “I non bodhisattva non hanno nemmeno generato l’attitudine dei bodhisattva, come potrebbero generarla se non l’anno espressa nemmeno per sé stessi?” Noi stessi invece lo potremmo fare se vi ci dovessimo addestrare. Per diventare bodhisattva hanno dovuto metterci sforzo, pratica ed attitudine. Nel capitolo dello sforzo si parla di sofferenza incalcolabile. Per raggiungere l’illuminazione dobbiamo sopportare sofferenze enormi e le sofferenza che dobbiamo sopportare per la pratica sono nulla in rapporto a quelle per l’illuminazione. E lo dico perché i bodhisattva devono attraversare momenti di grande difficoltà ed a volte devono offrire anche i loro organi (come ad esempio gli occhi) fino al sacrificio del proprio corpo. Ma non lo fanno perché ne sono costretti. Noi vediamo le grandi difficoltà che si frappongono al sentiero e ci scoraggiamo. Loro l’hanno fatto con determinazione, per scelta hanno perso occhi e financo la vita, il che è molto diverso dalle vicende di chi ha perso la vita non per propria scelta. Ed i bodhisattva lo fanno con libertà e grande gioia e creano molti meriti, il che non avviene affatto quando si perde un arto, occhio o la vita inconsapevolmente.

25 Poiché gli esseri non desiderano neanche il loro stesso bene: come potrebbero volerlo per gli altri?

Questa condizione mentale rara e preziosa è paragonabile ad un gioiello straordinario, questo è il Bodhisattva.

La strofa 25 è simile alla 24, se non abbiamo una tale mente prima dobbiamo cercare di preservarla e crescere sempre più.

26 Come si può quantificare la misura della grandezza dell’energia positiva, dei meriti che il pensiero del risveglio per il beneficio di tutti gli esseri senzienti porta a coloro che migrano nelle rinascite, unica vera cura per le loro sofferenze?

La bodicitta dell’aspirazione ha un grande beneficio che non possiamo immaginare, ma la bodicitta dell’impegno ha una quantità di benefici infinitamente maggiori.

27 Se il semplice pensiero di voler aiutare gli altri ha davvero più valore della venerazione dei Buddha, cosa dire allora di quello di impegnarsi nelle azioni a favore di tutti gli esseri per donargli tutti i possibili benefici ?

Il contenuto di queste strofe differenzia la bodicitta dell’aspirazione, che ad esempio esprime la volontà di fare tante offerte ai Buddha, dalla bodhicitta dell’impegno, in cui non c’è bisogno di esprimere un desiderio, ma ci s’impegna direttamente nell’azione.

28 Essi, pur desiderando di sfuggire la sofferenza, in verità la cercano e vi si precipitano dentro, e desiderando la felicità, la distruggono a causa della loro ignoranza, quasi che la loro felicità fosse un loro nemico, ed essi nemici di se stessi.

Questa è la natura degli esseri verso cui il bodhisattva s’impegna. Quanti meriti allora creeremo per beneficiarli? Essi, pur non volendo la sofferenza, vi corrono incontro, e, pur desiderando la felicità, per ignoranza la distruggono. Abbiamo la possibilità di vivere felicemente in pace, ma, proprio perché non controlliamo la nostra mente, ci arrabbiamo senza ragione, discutiamo o ci lamentiamo senza motivo, generiamo pensieri inutili, con molte conseguenze negative, con infauste conseguenze sulla mente pur desiderando il benessere e la felicità. Ma il nostro pensare ed agire ci porta alla sofferenza. Godiamo d’una certa felicità grossolana,

29 E coloro che colmano di gioia e beatitudine quelli che soffrono, quelli privi di gioia e sono gravati da molte miserie,

30 Coloro che ne eliminano il buio della loro ignoranza, in quale modo si potrebbe eguagliarli? Dove possiamo trovare un amico a loro paragonabile ?

Quale merito è eguagliabile al loro?

Dobbiamo investigare se possiamo o meno impegnarci in certe pratiche. Tuttavia, se non c’è bisogno d’arrabbiarsi non arrabbiatevi, se non c’è bisogno di discutere non discutete, così si sarà già sulla strada della felicità.

31 Se ogni persona che ricambia un azione gentile è lodevole, che dire allora dei Bodhisattva?

Solitamente, quando ci viene ricambiata la ns gentilezza, costui viene lodata, ma che dire allora del bodisattva che è sempre impegnato verso gli altri? Il bodhisattva lo fa spontaneamente e volontariamente, senza che glielo si debba chiedere.

32 Il popolo considera suo benefattore chi, pieno di presunzione, offre solo una volta del cibo a poche persone, sfamandole solo per metà giornata.

33 Che dire allora di chi costantemente dona la suprema gioia dell’illuminazione ad esseri innumerevoli, appagando ogni loro speranza?

Shantideva parla di generosità limitata contrapposta a quella illimitata dei bodisattva, che dire rispetto a tale grande pratica dei bodisattva? Queste persone meritano rispetto e venerazione. I bodhisattva lo fanno spontaneamente, senza un tornaconto, senza che gli venga richiesto. Il che li rende oggetto di venerazione. Altrimenti incorrerebbero in negatività. I bodhisattva sono i nostri grandi benefattori, perché non ci procurano solo una felicità temporanea, ma eterna.

Essi beneficiano dando insegnamenti secondo il bisogno, le disposizione ed il temperamento mentale d’ogni individuo, offrendo consigli ed istruzioni. Non dovremmo mai denigrare tali bodisattva, ma onorarli.

34 Il Buddha ha affermato che colui che nutre un pensiero malevolo nei confronti dei Bodhisattva, sovrani di generosità, dovrà soggiornare negli inferi per tanti eoni per quanti sono istanti sono durati i suoi pensieri negativi.

Chi genera un pensiero malvagio verso un bodhisatva rinascerà negli inferi per tanti eoni quanti sono gli istanti di malevolenza espressa. Inoltre non sappiamo chi è il bodisattva.

Immaginiamo un gran incendio su un vasto terreno che ha lasciato una grand quantità di brace e deve stare molto attento a non bruciarsi i piedi, così il bodhisatva deve avere molta cautela nelle sue azioni per evitare di bruciarsi col fuoco. Non è detto che un bodisattva sia attraente e grazioso. Può essere magro, emaciato, o forte, insomma può essere chiunque. Quel che importa è di non generare rabbia nei loro confronti.

35 Contrariamente, i pensieri positivi e pieni di gentilezza nei confronti dei Bodhisattva daranno frutti in misura maggiore rispetto ai peccati commessi .

Possiamo rinascere per tanti eoni tanti come gli istanti di rabbia, ma, se ci rallegriamo dei meriti del bodhisattva il ns continuo mentale s’arricchirà di molti meriti. La virtù ed i meriti creati con gioia grazie ai meriti della pratica del bodhisatva sono di gran lunga superiori alle conseguenze negative date da pratiche scorrette. Ma non sappiamo chi è il bodhisatva. E dobbiamo rallegrarci d’ogni atto positivo di qualsiasi essere, senza alcuna invidia, non solo perché potrebbe essere un bodisattva, ma perché questo è il modo di crearci molti meriti.

Pure nelle avversità i Bodhisattva non creano alcun male, ma un continuo crescente flusso di bene.

36 Rendo omaggio quindi ai bodhisattva, esseri nelle cui menti questa motivazione così pura e preziosa (il pensiero di raggiungere l’illuminazione per aiutare tutti gli esseri senzienti) e prendo rifugio in queste fonti di gioia, che conducono anche i loro nemici alla perfetta beatitudine.

Un bodhisattva non s’adira con nessuno, nemmeno con chi lo uccide, perciò è da venerare, è la sorgente della ns felicità.

Abbiamo così completato il primo capitolo, il che è di grande auspicio e, se lo leggete, vi sarà di beneficio.

La mente d’illuminazione è la mente che desidera l’illuminazione, cos’è l’illuminazione? È possibile per noi raggiungerla? Per chiarire questo dubbio dobbiamo capire approfonditamente le Quattro Nobili Verità http://www.sangye.it/altro/?p=3430. La Prima Nobile Verità è la condizione samsarica, la Seconda e la Terza Nobile Verità ci istruiscono su come liberarsi dal samsara. Per una chiara comprensione della Quarta Nobile Verità occorre avere comprensione delle 2 verità: convenzionale ed ultima. Possiamo raggiungere la liberazione? Quando s’elimina la concezione dell’esistenza veritiera si raggiunge il nirvana, ma quando se ne eliminano anche le sue impronte, si raggiunge l’onniscienza.

 

Warning: Division by zero in /web/htdocs/www.sangye.it/home/altro/wp-includes/comment-template.php on line 1379