Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: La Pazienza

Commentario del Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel su I benefici della mente dell’illuminazione”, Sesto Capitolo “La Pazienza” del Bodhisattvacharyavatara o Guida allo Stile di Vita del Bodhisattva di Shantideva, al Centro Studi Tibetani Drol-Kar Sabsel Thekchok Ling di Genova sabato 6 e domenica 7 maggio 2017. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, revisione di Graziella Romania e di Daniela Razeto nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni. Traduzione dal tibetano in italiano di Anna Maria De Pretis http://www.sangye.it/altro/?p=2405

Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel

Ascoltare il Dharma è solo per farci star bene, e, per riuscirci, dobbiamo coltivare, indirizzare la nostra mente. E, se l’insegnamento, lo studio, non è usato per coltivare la nostra mente: non è Dharma.

Dharma in tibetano si traduce con “Cio”, il che etimologicamente significa: coltivare, modulare la propria mente. Ma l’aspettativa non deve necessariamente attendersi un risultato immediato. Ma occorre la consapevolezza che occorre del tempo. Dimentichiamo la fretta. Non riusciremo a trasformare in breve tempo la nostra mente. In fretta e furia, senza miglioramenti dell’interno di noi, non porteremo a casa alcunché.

Il progresso tecnologico ci fa credere che basta toccare un bottone ed abbiamo subito un risultato, ma con la mente non è così. Con la mente è un’altra cosa. Non è una procedura automatica.

Anche la tecnologia non è nata come un fungo. Dietro di sé ha lunghi studi, sperimentazioni di anni ed anni, ha tanto lavoro. La tecnologia, che ha innovato e cambiato grandemente la nostra vita, è frutto di un immenso lavoro di ideazione, progettazione, sperimentazione ed implementazione.

Invece, la mente trascurata tende a procrastinare, a fare le cose domani, non oggi. Così passano mesi, anni, magari 50 o 60 anni. Ma i prodotti della tecnologia sono frutto d’un lavoro incessante, del lavoro su 3 turni, 24 ore su 24. Ma la nostra mente dopo un certo periodo ha bisogno di ricaricarsi, dopo alcuni ore ha bisogno di riposarsi. Inoltre la nostra mente non è consapevole degli sforzi, impegni necessari per ottenere qualsiasi avanzamento tecnologico.

La nostra mente è agitata, quindi prima dobbiamo rilassarci, pacificare.

Allora, diciamoci semplicemente: pace.

Non è difficilissimo cambiare i nostri pensieri, basta usare la nostra intelligenza. Per cambiare la nostra mente il tempo non aspetta, va. Se non possiamo tornare indietro nel tempo trascorso, possiamo invece utilizzare bene il nostro tempo. Possiamo lavorare sulla nostra mente. Allora la nostra vita diventa facile. Altrimenti tutto si fa difficile. Qual’è il problema? Deriva dalla mente inconsapevole, che attribuisce i problemi agli altri. Mi sento meglio vicino ad una certa persona. Ma non dipende da lui o da lei. Dipende dalla nostra percezione, che può senz’altro percepire in modo distorto.

Tutto ciò non serve. Va eliminato.

Molto possiamo fare per migliorare i nostri pensieri. Perché non lo facciamo? Se ho pensato bene, allora non devo nemmeno pensare troppo. Talvolta sono giunto al punto di ritenere che gli studenti più intelligenti siano i più stupidi, perché pensano troppo, ed il troppo non serve, porta a pensieri negativi.

Allora, è più importante realizzare veri cambiamenti in noi stessi. Se non cambio non sarò felice. Il cambiamento interiore porta al benessere interiore.

Anche chi è ricco e chi conosce tante persone famose non è felice. Perché gli manca qualcosa dentro. Non ha lavorato in senso positivo con la propria mente. Anche chi ha ascoltato gli insegnamenti per 10, 20, 30 anni non ha ricevuto, anzi maturato, dei benefici. E non lo riconosce. Non se ne rende conto. Non comprende d’aver sbagliato. Dobbiamo invece guardarci dentro. E scoprire dove abbiamo sbagliato.

C’è chi ritiene positivo l’attaccamento, la rabbia e non la prudenza. In risposta, non riceve proprio delle ricadute positive.

Stiamo innanzitutto attenti a come si svolgono i nostri pensieri. Così, comprendendola, la nostra mente diventerà più chiara, potente, intelligente e lavorerà per eliminare l’attaccamento e la rabbia, con conseguenti costanti cambiamenti. Poniamoci in una prospettiva di lungo periodo. In questo senso la vita, questa vita sola non basta, pensiamo una tante vite, non una ma tante tante vite. Sua Santità il Dalai Lama dice che sono 70 anni che riflette su bodicitta e vacuità, e che forse ha realizzato qualcosa. Se lui dice così, allora noi in quali condizioni ci troviamo?

Non dobbiamo uccidere i nemici esterni, ma eliminare i nostri nemici interni. Se non ce ne occupiamo non li distruggeremo mai. I cinesi non sono nostri nemici. Cadremmo nell’ignoranza se lo pensassimo. Non c’è alcun fratello e sorella o genitori che in passato non sia stato nostro nemico. Così pensando, matureremo un grande amore per tutti.

Meditiamo, ascoltando, vagliando ciò che si presenta alla nostra mente. Ascoltiamo il suo andamento.

Impariamo a discernere ciò che accade nella nostra mente, e la possiamo fare. Così possiamo renderci conto di ciò che è positivo e di ciò che è negativo. Proteggere, tutelare, custodire la nostra mente è fondamentale, altrimenti, se non possiamo prenderci cura della nostra mente, non possiamo prenderci cura degli altri, né può esserci felicità. Aver cura della nostra mente significa gettare le basi per aver cura degli altri. La serenità è un risultato da coltivare con continuità. Coltiviamo lo stato di continuità e rimaniamo ben presenti.

Leggiamo il 6° capitolo http://www.sangye.it/altro/?p=2405 dall’inizio.

1 Tutte le azioni positive, portate a compimento per un periodo di mille ere cosmiche, come ad esempio offerte fatte ai Tahagata e praticare la generosità, verranno distrutte da un solo breve istante di collera.

Tutte le virtù vanno inoltre distinte da quelle derivanti dai meriti del metodo, come dall’energia positiva derivata da una pratica di generosità di cose buone, impegno virtuoso e salutare, e da quelle derivanti dalla saggezza.

Non è che tutti i meriti vengano devastati da un solo istante di collera, è infatti sulla base della meditazione sulla vacuità che si va a sigillare l’energia positiva, cosicché una parte di merito non viene intaccato. Ma un istante di collera annulla ere cosmiche di positività accumulata, ma s’intende un’istante di collera nei confronti di un bodisattva. 1/65° d’uno schiocco di dita è un istante. Stiamo molto attenti a non cadere nell’ostilità e nella rabbia. In ogni caso non vale la pena cadere nella rabbia e non sappiamo chi sia un bodisattva. Pensando a ciò, se lo fosse, sarebbe terrificante la devastazione conseguente. Le nostre apparenze, impressioni non fanno testo. Potrebbe essere benissimo un Buddha ma non lo comprendiamo. In base a tutta una serie di condizionamenti della nostra mente, tutto ciò che recepiamo dagli altri è filtrato dalla nostra mente più o meno condizionata. Qualcuno ci può apparire una bella persona, ma non è garantito che lo sia. Viceversa, qualcuno ci può apparire come una persona malvagia, ma non è detto che lo sia. Quindi muoversi con cautela è proprio il caso. Non essendo consapevoli di ciò che effettivamente è, muovendoci secondo certi nostri costrutti mentali, non corrispondenti alla realtà, facciamo del male alle persone. Perché, anche se costui avesse agito per una volta male, non è affatto detto che lo sia sempre, che abbia continuato con quel comportamento negativo.

Mi piace o non mi piace? Allora quella persona è positiva o negativa in base al fatto se ci piace o non ci piace. Così chi detta legge è il nostro desiderio. Questo modo di dispiegarsi del pensiero è un fattore di cui aver molta cura, e di stare molto in allerta. La collera verso un bodisattva devasta migliaia d’ere cosmiche d’accumulazioni virtuose.

2 Non esiste altra negatività simile alla rabbia, né esiste di contro una forza d’animo pari alla pazienza, per questo devo meditare su essa con impegno ed in molti modi.

Per questo potere devastante, un brevissimo istante d’ostilità è in grado di distruggere enormi positività, ma ci sarà mai stato il caso di poter raccogliere una gran energia positiva accumulata per migliaia d’ere cosmiche? Quindi, anche se avessimo avuto quest’opportunità, tutto sarebbe svanito. Tuttavia, innanzitutto si sarebbe dovuto accumulare energia positiva per migliaia d’ere cosmiche. Per quanto concerne la possibilità d’accumulare virtù, occorre la motivazione virtuosa, dedicando il merito e la virtù di quella pratica. Sono pienamente dedito a costruire quest’evento virtuoso e dedicarlo o sono svagato? Così è ben difficile realizzare una pratica ottimale, piena. E non ci sarebbe una abitudine consolidata alla virtù. Quante volte, quante poche volte siamo stati dediti al dharma? Anzi, quante tante volte siamo stati dediti ad azioni mondane, futili anzi negative? Quindi, se non c’è il potenziale per poterle garantire, come possiamo pretenderne i risultati?

Lo vuoi l’Iphone 7? Sgancia i sodi. E c’è chi si vende un rene per comprarsi l’Iphone 7. In Cina lo si fa. Se vogliamo leggere questa 2° strofa, avendo questa disponibilità di milioni di positività disponibili, è una buona cosa. La virtù a rischio ci dev’essere, altrimenti non può essere devastata. In questo caso è un qualcosa che evidenzia, enfatizza la legge di causa effetto, la legge del carma. Il fatto che ci sono azioni che accadono ad una certa, ma non ad un altra, persona ci mostra che c’è una varietà d’azioni karmiche, infatti nell’Abisamayalmkara si parla di una varietà di mondi. Prender coscienza della nostra mente ci permette d’aver cura dei nostri interessi. Dotarsi della piena visione, comprensione della vacuità, è ottimale, ma riconoscere la vacuità nell’ambito d’una accumulazione virtuosa significa proteggere l’accumulazione virtuosa maturando la vacuità. Mettere al sicuro la virtù accumulata, va 1° considerato che essa non dipende dal quanto ma dal come, dalla qualità della motivazione. Se è per il beneficio di tutti gli esseri, disponendo della potenza virtuosa per il beneficio di tutti gli esseri, il che è la conclusione d’un investimento pieno, carico, rendendolo non devastabile, indistruttibile. Autentica, onesta, sincera motivazione, questo è il presupposto. La cura nella qualità della motivazione dà il frutto della virtù d’alta potenza, è un investimento che vale. Quindi diventa importantissima la dedica. La dedica delle azioni positive della giornata. Ma, nel frattempo: quante azioni negative avrà compiuto? Perciò è importantissimo farlo subito! Non appena si ha la consapevolezza d’aver compiuto un’azione positiva, è fondamentale dedicarla subito, sì, per il beneficio di tutti gli esseri.

Domanda. in quale posizione è bene orientarsi per la meditazione?

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel. Lasciamo stare la posizione. Quel che è importante è la motivazione. Non dimenticare che in qualsiasi posizione e direzione stai meditando ci sono i Buddha e loro sono la ricettività, indirizziamoci verso di loro e riceviamoli manifestamente, direttamente. Anche perché, attenendoci al Buddha ci si può sintonizzare, e, se non ci si connette, non si può pretendere di ricevere la benedizione. Sua santità il Dalai Lama dice che queste sono domande che possono sconfinare con la superstizione e la superstizione non ha modo d’esistere. La postura della pratica meditativa: si parla di posizione seduta, con la schiena e la colonna eretta a gambe incrociate. Ma ci sono possibilità di posture alternative alla postura classica.

La pratica meditativa si fa con la mente. Un conto è la postura più o meno corretta, l’importante è la qualità della mente. Anche per quanto riguarda i Buddha ci sono varie espressioni posizionate in tante diverse modalità. Ad esempio, Buddha Maitreya sta sul trono con le gambe in basso. Non è tanto la postura a determinare la qualità della mente e del processo mentale. Ma la postura classica a gambe incrociate è consigliabile. Meditare non significa mantenere lunghe sessioni, si possono fare brevi sessioni di meditazione più volte, 5 minuti per più volte, per varie sessioni. Non fate quelle sessioni estenuanti in cui ci s’addormenta. È una pessima idea associarla al sonnellino. I meriti non sono sovrapponibili al pisolino, non sono affatto l’addormentarsi. È importante che le sessioni, pur brevi, non cadano nel torpore e nell’eccitazione. È meglio un’alta risoluzione anche solo per pochi minuti. Prestazioni ottimali, ripetute, magari anche solo brevi, di pratica meditativa producono un’abitudine che si riproduce e rimane. Partire a razzo può portare all’esaurimento.

Domenica 7 maggio 2017

É bene reimpostare la motivazione ideale per il beneficio di tutti gli esseri, ma, se non fosse possibile, è auspicabile orientarsi almeno a non nuocere alcun essere, quindi procedendo alla dedica finale, in modo da garantire quella virtù e mettendola al sicuro.

Si tratta quindi di non agire per il mero beneficio personale, altrimenti sarebbe limitatissimo rispetto ad agire per l’infinito numero di esseri senzienti. Ciò significa aver cura della propria mente, in modo da accumulare quante più virtù possibili, evitando il tanto amareggiarsi, tormentarsi, il che accade quando la mente non è indirizzata.

Per aver cura della nostra mente occorre riconoscere come essa effettivamente si presenta, le ragioni per cui sto male. Analizzando, potremmo notare che, oltre al problema contingente attuale, c’era già uno stato di fondo di malessere, il che va analizzato per riconoscere come effettivamente si trova la nostra mente. E cosa dobbiamo farne? Custodire, tutelare la nostra mente. Questo diventa il nostro compito. Così come va fatta quotidianamente la pratica di purificazione a riconoscere le nostre azioni negative, a determinarsi a non compierle più in futuro. Nella nostra mente possiamo trovare tanti e tanti impulsi non virtuosi che vanno annullati.

Dobbiamo essere coscienti che qualsiasi azione che compiamo non facciamo altro che nuocere ad altri esseri. Quando camminiamo calpestiamo altri esseri uccidendoli.

Un attimo di rabbia verso un potenziale bodisattva costituisce un’imponente carica negativa, oltre che determinare una ricaduta negativa in futuro. Il che comporta un intoppo nella crescita personale lungo le fonti della virtù, allungando il cammino per il progresso. Perciò non sappiamo quale sia il cammino d’un bodhisattva.

Perciò non solo non percorriamo il sentiero delle virtù, ma possiamo offendere con la nostra collera i genitori, i maestri spirituali e possiamo offendere gli altri in tante circostanze.

Abbiamo in molti ricevuto iniziazioni tantriche, perciò tutti i presenti sono da considerarsi fratelli e sorelle tantrici. Perciò basta considerare negativamente un nostro fratello o sorella vajra per condizionare negativamente la nostra mente. Qualunque atto negativo verso i fratelli e sorelle vajra comporta conseguenze avverse per noi stessi. Quindi la motivazione essenziale dev’essere di non danneggiare qualsiasi essere e l’infrangere questa promessa comporta conseguenze negative.

Il sentiero tantrico è definibile come quello veloce, ma comporta impegni e promesse o samaya. Se questi non vengono assolti, ne scaturiscono conseguenze negative. Il grande Atisha diceva: “Non rompo alcuna promessa di Pratimoksha o di liberazione individuale o del comportamento morale, ma non riesco a rispettare tutti i voti di bodisattva http://www.sangye.it/altro/?p=6252, http://www.sangye.it/altro/?p=6248 ma il voti tantrici http://www.sangye.it/altro/?p=6256, http://www.sangye.it/altro/?p=6262 cadono come la pioggia. La progressione in senso positivo lungo il cammino della virtù dipende da quanto ci si prende cura della ns mente.

Comunque ci vuole cautela, senza allarmarsi di quello che vi sto dicendo. Non dimenticate che in Tibet il Buddhismo si è diffuso nell’ultimo millennio. E per 21 anni mi sono dedicato alla mia formazione, senza occasioni per insegnamenti tantrici. Si, in qualche caso c’è stato che grandi lama e Sua Santità il Dalai Lama siano scesi nei monasteri dell’india del sud. Sua Santità il Dalai Lama ha sempre consigliato i grandi commentari del Sentiero Graduale, Madyamika, ma non le iniziazioni tantriche, al massimo qualche iniziazioni di lunga vita. Come mai? Prendere iniziazioni non è un’abitudine. Perché nel corso degli studi prima si studiano i sutra, si diventa ghesce, poi si prendono insegnamenti e iniziazioni tantriche. Anche perché ci sono 4 tipi di ghesce (di cui i Larampa sono quelli pui qualificati) e non tutti vanno a ricevere una formazione tantrica. È una scelta personale di prendere i voti tantrici e di diventare praticanti tantrici. Il sentiero tantrico è il più alto sulla base della vacuità e bodicitta. Sono i sutra a strutturare il sentiero del praticante tantrico. La disciplina etica deve essere in grado d’essere salda per poter realizzare un’effettiva disciplina tantrica. Nel tantra la cura della disciplina è ancora più importante. Proprio perché chi ha infranto i voti tantrici non è ammissibile nella pratica tantrica. Coloro che hanno già intrapreso o intendano intraprendere iniziazioni tantriche è bene che s’indirizzino a strutturare il proprio pensiero lungo la pratica del Lamrim, del Sentiero Graduale verso la felicità.

Avrete notato che quando Sua Santità il Dalai Lama viene in visita in Europa od in Italia, il momento dell’iniziazione è molto limitato, mentre la gran parte del tempo è dedicato al sentiero comune. Anche quando in India dà grandi iniziazioni, queste sono precedute da insegnamenti preliminari basati su grandi testi, il che è finalizzato a far comprendere che la pratica dei sutra e la loro assimilazione è fondamentale all’insegnamento tantrico. Perché allora dilungarsi a studiare per 21 anni come nel mio caso la via dei sutra se fosse sufficiente passare direttamente alla via del tantra?

2 Non esiste altra negatività simile alla rabbia, né esiste di contro una forza d’animo pari alla pazienza, per questo devo meditare su essa con impegno ed in molti modi.

Qui nomina l’odio, la negatività peggiore. È il più negativo degli stati nocivi e non esiste potenza più salutare della pazienza. Forza d’animo, austerità, imprese virtuose, la pazienza è la più potente, la più importante da articolarsi in tante sfaccettature. Occorre familiarizzarsi con tale importante potenza virtuosa, chiedendoci cosa posso fare per costituire tale virtù. Possono esserci dei casi in cui è imprescindibile arrabbiarci, quindi sarebbe sporadico. Ma l’abitudine alla collera non è occasionale, ma abitudinaria. Tuttavia, se ci pensiamo, possiamo anche non prendercela. Se, da un lato ,le circostanze in cui ci arrabbiamo sono moltissime, dall’altro, se le vagliamo, ci rendiamo conto della loro futilità. La mente non turbata potrebbe essere non presente nella nostra vita e tante di queste occasioni vengono perse per la trascuratezza. L’amarezza, il disappunto, l’irritazione di fondo, l’inclinazione al malessere, questo è il terreno fertile per arrabbiarsi. Il che è molto facilmente gestibile, occasione d’addestramento per affrontare questioni molto più fastidiose, senza arrabbiarci e viverle con grande dispiego di foga. Coltivando la sana abitudine alla pazienza, le occasioni di collera si diradano sempre più. Atisha, per non rimanere senza le occasioni di collera, si portava appresso lo scocciatore. Ora, noi potremmo renderci conto che, pur presentandosi, non vivo con scoppi d’ira le occasioni di disappunto che si presentano, e che in passato erano altrettanti momenti di collera.

L’esercizio di far sfumare la collera in tante occasioni è il modo di dissipare l’attitudine iraconda, cui prende il posto l’attitudine compassionevole. Perciò la felicita è un bene che si struttura nelle nostre mani. Le occasioni ci sono, ci sono già tutte nella pratica. Non occorre allontanarsi, andare chissà dove per trovare la felicità, basta scrutare dentro noi stessi, guardiamo quindi dentro di noi.

Meditiamo, ora prendendo in esame le nostre occasioni di collera, chiedendoci se quella circostanza era effettivamente un’imprescindibile occasione di collera.

La meditazione analitica è un approccio cognitivo alla trasformazione. Non richiede una posizione analitica classica. Si tratta d’essere consapevoli di quel che succede nella nostra mente. E lo possiamo fare in ogni circostanza.

3 Il mio pensiero non troverà mai pace finché sarà preda ed alimenta il nocivo seme dell’odio. Non troverò ne gioia ne felicità, non sarò in grado di addormentarmi e mai mi riposerò.

Potremmo ritenere che sono le grandi sfuriate da evitare, mentre le piccole arrabbiature quotidiane sono di piccola entità. Ma non è così. L’odio va eradicato per principio. Il turbamento è l’equilibrio instabilità di fondo. Non c’è un buon riposo, questa è la conseguenza dopo una nottata di rabbia. Il turbamento emotivo incide sul nostro corpo, il malessere si riverbera sulla nostra condizione fisica, il che comporta anche l’inclinazione ad una salute cagionevole, malattie, quindi una breve durata di quest’involucro fisico. Quindi, più che prender tanti medicamenti, sarebbe bene occuparsi di decomprimere la tensione emotiva. Si tratta d’un approccio molto più pragmatico di vita quotidiana, lavorando così a disintossicarsi dall’abitudine collerica, cosicché si può anche vivere più a lungo e serenamente.

4 Nobili condottieri, se ottenebrati dall’odio, verranno attaccati ed uccisi, perfino dai servi che da loro ricevono doni e sostentamento.
5 Lasciati soli da parenti ed amici, ed isolati perfino da coloro che sono attirati dalle loro ricchezze, gli individui che sono colmi di ira non godono di gioia ne di pace mentale.

Sono i vantaggi della pazienza, rispetto agli svantaggi a breve ed a lungo termine della collera. Il che può dipendere dalla visione ristretta, e la collera può comportare molti rischi, anche l’omicidio tra le mura familiari, tra vicini ed amici. Magari alle persone può far piacere ricevere qualcosa, la generosità tuttavia può generare invidia, quindi arrabbiature.

6 Per cui la collera, questo nemico, è la causa di tutti questi mali. Ciononostante chi fermamente si impegna ad eliminare la propria ira troverà la felicità in questa vita e nelle altre.

L’odio s’infiamma ed alla fine m’annienta. Bisogna essere realisti perché la collera è nociva non solo per questa vita ma pure per quelle a venire. Chi riesce ad abbattere la collera ha di contro benefici immediati e nella continuità del suo essere. È un lavoro di fondo necessario da fare, per disattivare la collera, il che non si fa di punto in bianco. Occorre disamorarsi di questa scelta emotiva, e farlo prima che sorga la collera. Perché ci si arrabbia anche solo se le cose non vanno per il meglio. Anche perché non è che non sappiamo che non va bene arrabbiarsi. Lo sappiamo. Ma non ci rendiamo conto quanto è nociva.

Pensiamo: ho tutte le ragioni per essere arrabbiato – crediamo. Disattivare quest’impulso alla collera è un fattore su cui aprire gli occhi. Dobbiamo prendere atto dei vantaggi e svantaggi della collera. L’apprendimento non è solo pura conoscenza o sapere, devo sentire la pressione ed il malessere che mi deriva quando sono travolto dalla collera. Così devo rendermi conto di quanto è sconveniente. La collera ci fa schierare contro. Contro qualcuno che ha ostacoli alla realizzazione dei suoi desideri.

7 Ottenendo ciò che non desidero, e pure quello che ostacola i miei desideri, l’insoddisfazione della mia mente si accresce e da essa nasce la rabbia che mi sconvolge e mi opprime.

Innanzitutto c’è la scontentezza, l’infelicità, perché non ho realizzato ciò che vorrei, perciò me la piglio. Tutto il lavoro di fondo sta nel disattivare il disappunto, che attiva la collera. Il disappunto porta ad arrabbiarci in un attimo. La conseguenza finale è che la collera, una volta che s’è impadronita di noi, ci annienta. Vedere quest’aspetto devastante della collera che distrugge è devastante per me. Il turbamento, la scontentezza come disappunto di fondo è il nutrimento della collera. Ci sono tante occasioni quindi per nutrire la collera. Ovviamente non va bene una vita all’insegna dell’antipatia e simpatia, perché la vita va a rotoli. Perché quel disappunto s’incancrenisce per tutta la vita, perciò è un ambito molto pericoloso. Simpatia ed antipatia nei gruppi sono purtroppo la regola. Ci si schiera con e contro gli uni e gli altri. Il che rende insignificante, senza senso l’intera propria esistenza. È l’annientamento della condizione umana che ha immense potenzialità distrutitive. Inoltre non esistono ragioni plausibili di sostegno di questa concretizzazione della rabbia. Quindi da tener a bada è solo la mia mente, osservando come essa si relaziona con quella cosa, quella situazione.

8 Perciò eliminerò accuratamente ogni causa che possa far nascere questo mio avversario, la rabbia; di fatto questa ha un unico obbiettivo: quello di recarmi danno.

Il nemico, va riconosciuto con chiarezza che la sua funzione è di portare negatività alla vite future, perciò la collera è da disattivare. La collera non ha altra funzione se non quella deleteria.

9 Qualunque cosa mi avvenga, non dovrà mai danneggiare la gioia della mia mente, poiché se io divento infelice e depresso non potrò poi ottenere quello che desidero e le mie qualità negativamente ne risentiranno.

Succede l’indesiderato, il volerlo con fastidio ti porta beneficio? Non ti fa realizzare i tuoi scopi il prendertela, ma ti fa star male, e non ti consente di creare virtù, perché è solo la virtù che ti porta a star bene. Disappunto perché non realizzi ciò che vorresti ma il tuo arrabbiarti è la causa per realizzare anche ciò che non vorresti.

Perché succede tutto a me? Sono eventi carmicamente prodotti. Il disappunto di fondo che va disattivato, ma va fatta una ragione plausibile per affrontare tutti i guai, perché ci porta a non essere in contrasto.

(…) L’ultima parte è mancante, chi ne fosse in possesso è pregato d’inviarcela sangye7@gmail.com. Grazie infinite.

 

 

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