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Discorso del Dalai Lama per il 51° anniversario dell’insurrezione del Tibet
Mar 10th, 2010 by admin

Sua Santità il Dalai Lama il 10.03.2010 mentre  tiene a Dharamsala, India, al popolo tibetano in esilio il discorso in occasione del 51° anniversario dell'insurrezione del Tibet

Saua Santità il Dalai Lama il 10.03.2010 mentre tiene a Dharamsala, India, al popolo tibetano in esilio il discorso in occasione del 51° anniversario dell'insurrezione del Tibet

DISCORSO DEL DALAI LAMA IN OCCASIONE DEL 51° ANNIVERSARIO DELL’INSURREZIONE NAZIONALE TIBETANA
 
 
Oggi ricorre il 51° anniversario della pacifica insurrezione del popolo tibetano contro la repressione comunista cinese in Tibet e ricorre anche il secondo anniversario delle proteste pacifiche scoppiate in Tibet nel marzo 2008. Rendo omaggio a quegli eroici tibetani, uomini e donne, che hanno sacrificato la loro vita per la causa del Tibet e prego perché abbiano fine al più presto le sofferenze di coloro che in Tibet subiscono ancora l’oppressione.
 
Nonostante le gravi avversità subìte da molti decenni, i tibetani sono riusciti a conservare il loro coraggio e la loro determinazione, a preservare la loro cultura ispirata alla compassione e a mantenere la loro peculiare identità. È fonte di ispirazione vedere che oggi una nuova generazione di tibetani continua a mantenere viva la giusta causa del Tibet. Rendo saluto al coraggio di quei tibetani che ancora vivono nella paura e sotto l’oppressione.
 
Qualunque sia la nostra situazione, è dovere di tutti i tibetani mantenere lo spirito di uguaglianza, armonia e unità tra le differenti etnie e, allo stesso tempo, continuare a proteggere la nostra peculiare cultura e identità. Nelle aree tibetane, molti tibetani ricoprono cariche di responsabilità nel partito, nel governo e nell’esercito, e aiutano i tibetani in tutto ciò che è possibile. Riconosciamo il positivo contributo offerto finora da molti di loro e, naturalmente, quando in futuro il Tibet conseguirà una sostanziale autonomia, dovranno continuare a mantenere tali responsabilità.
 
Permettetemi di ribadire che quando la questione del Tibet sarà risolta non assumerò alcuna carica politica all’interno del governo del paese né la assumeranno gli attuali membri del Governo Tibetano in esilio. In passato, ho già ripetutamente espresso questo mio pensiero. Per capire la situazione dei tibetani in esilio e le loro aspirazioni, invito i funzionari tibetani che svolgono il loro lavoro nelle differenti aree autonome a visitare le comunità degli esuli residenti nel mondo libero, sia nell’esercizio delle loro funzioni sia come privati cittadini, e a prendere atto personalmente della situazione.
 
Ovunque si sono insediati, i tibetani in esilio sono riusciti a preservare e promuovere le nostre peculiari tradizioni culturali e spirituali e, allo stesso tempo, sono riusciti a diffondere la conoscenza della causa tibetana. Diversamente da altre comunità di profughi, riteniamo che il nostro lavoro abbia avuto un discreto successo perché siamo stati anche in grado di dare ai nostri bambini un’educazione moderna pur crescendoli secondo i valori tradizionali.
Inoltre, poiché tutti i capi delle quattro maggiori scuole del Buddismo tibetano e della religione Bön vivono in esilio, abbiamo ripristinato diverse istituzioni monastiche per l’insegnamento e la pratica religiosa. In questi monasteri, oltre diecimila tra monaci e monache sono liberi di seguire la propria vocazione. Siamo stati in grado, senza difficoltà, di fornire opportunità di studio ai monaci, alle monache e agli studenti arrivati dal Tibet. Allo stesso tempo, la diffusione senza precedenti del Buddismo tibetano nei paesi dell’oriente e dell’occidente e la prospettiva di un suo continuare a fiorire nel futuro ci fa sperare che possa continuare a sopravvivere. In questo difficile periodo della storia del Tibet, questa speranza è per noi motivo di grande consolazione.
 
Oggi, in molti monasteri del Tibet, le autorità cinesi stanno attuando svariate campagne politiche, inclusa la campagna di ri-educazione patriottica. Riducono i monaci e le monache a vivere in condizioni simili alla prigionia, privandoli dell’opportunità di studiare e praticare in pace. Così stando le cose, i monasteri possono essere equiparati a dei musei, concepiti per annientare deliberatamente il Buddismo.
 
La cultura tibetana, fondata sui valori buddisti della compassione e della non-violenza, è di beneficio non solo ai tibetani ma anche a tutte le popolazioni del mondo, compresi i cinesi. Di conseguenza, noi tibetani non dobbiamo riporre le nostre speranze solo nel progresso materiale. È perciò essenziale che tutti i tibetani, dentro e fuori il Tibet, ricevano un’educazione moderna associata ai nostri valori tradizionali. E soprattutto, il maggior numero possibile di giovani dovrebbero seriamente applicarsi per diventare professionisti esperti e specializzati.
 
È importante che i tibetani intrattengano rapporti amichevoli non solo con le persone di ogni nazionalità ma anche tra loro. I tibetani non dovrebbero perdersi in futili discussioni. Faccio appello affinché risolvano ogni disputa con pazienza e comprensione.
 
Che il governo cinese lo riconosca o no, in Tibet vi è un problema serio, evidenziato, come tutti sanno, dalla presenza nel paese di un’ingente forza militare e dalle restrizioni di movimento e di viaggio. Ciò non giova a nessuna parte. Dobbiamo cercare in ogni modo di risolvere questo problema. Per oltre trent’anni ho fatto del mio meglio per intavolare dei colloqui con la Repubblica Popolare Cinese al fine di risolvere la questione attraverso la politica della Via di Mezzo che reputo di beneficio per entrambi i paesi.
Sebbene io abbia chiaramente formulato le aspirazioni dei tibetani, in accordo con la costituzione della Repubblica Popolare Cinese e la legislazione sull’autonomia regionale, non ho ottenuto alcun risultato concreto. A giudicare dall’atteggiamento dell’attuale leadership cinese, vi sono poche speranze che si possa arrivare ad un risultato in tempi brevi. Ciononostante, la nostra convinzione di proseguire nel processo di dialogo resta invariata.
 
È motivo di orgoglio e di soddisfazione il constatare che la nostra politica della Via di Mezzo, di reciproco beneficio, e la giusta lotta dei tibetani abbiano ottenuto, anno dopo anno, crescente comprensione e supporto da parte di molti leader politici e spirituali, compresi il Presidente degli Stati Uniti d’America, molte stimate organizzazioni non governative, la comunità internazionale e, in particolare, gli intellettuali cinesi.
È evidente a tutti, che la questione tibetana non è una disputa tra il popolo tibetano e quello cinese, ma ha le sue radici nelle politiche di ultra-sinistra delle autorità comuniste.
 
Dalle manifestazioni del 2008, gli intellettuali cinesi, dentro e fuori la Cina, hanno scritto più di ottocento articoli imparziali sulla questione tibetana. Durante le mie visite all’estero, ovunque io vada, i cinesi, specialmente gli intellettuali e gli studenti, mi dimostrano sincera simpatia e sostegno. Poiché, alla fine, il problema sino - tibetano dovrà essere risolto dalle due popolazioni interessate, ogni volta che ho l’occasione di creare i presupposti per una reciproca comprensione, cerco di parlare con i cinesi. Ritengo importante che i tibetani, ovunque, stringano rapporti più stretti con i cinesi e cerchino di renderli consapevoli della verità della causa tibetana e dell’attuale situazione in Tibet.
 
Lasciatemi inoltre ricordare il popolo del Turkestan Orientale, che ha sofferto gravi difficoltà e una crescente oppressione, e gli intellettuali cinesi che hanno subìto dure condanne per essersi battuti per la libertà. Vorrei esprimere loro la mia solidarietà ed essere al loro fianco.
 
Ritengo inoltre importante che un miliardo e trecento milioni di cinesi abbiano libero accesso alle informazioni circa il loro e tutti gli altri paesi e che godano della libertà di espressione e dello stato di diritto. Se in Cina vi fosse più trasparenza, si genererebbe anche una maggiore fiducia, giusto fondamento per la promozione dell’armonia, della stabilità e del progresso. Per questo motivo, ogni persona a cui stanno a cuore questi valori, deve compiere ogni possibile sforzo in questa direzione.
 
Come libero portavoce del popolo tibetano, ho ripetutamente espresso le sue fondamentali aspirazioni ai leader della Repubblica Popolare Cinese. La mancanza di una risposta positiva è sconcertante. Sebbene le autorità ora al governo restino attaccate alle loro posizioni più radicali, a giudicare sia dai cambiamenti in atto sulla scena internazionale sia dai cambiamenti nelle prospettive del popolo cinese, verrà il tempo in cui la verità finirà col prevalere. È perciò importante essere pazienti e non mollare.
 
Prendiamo atto della decisione presa dal Governo Centrale in occasione del 5° Tibet Work Forum di incrementare, in tutte le aree tibetane, le politiche volte ad assicurare progresso e sviluppo per il futuro. Lo stesso premier Wen Jiabao ha ribadito questa decisione durante la recente sessione annuale del Congresso Nazionale del Popolo. Essa è in linea con il mio desiderio, più volte espresso, di un’unica amministrazione per tutte le aree tibetane.
Allo stesso modo, apprezzo il processo di sviluppo intrapreso nelle aree tibetane, in particolare nelle zone agricole e in quelle abitate dai nomadi. Tuttavia, dobbiamo vigilare affinché tale progresso non rechi danno alla nostra preziosa cultura, alla nostra lingua e all’ambiente naturale dell’altopiano tibetano, importante per la sopravvivenza dell’intera Asia.
 
Colgo questa occasione per ringraziare sinceramente i leader di molte nazioni, i loro intellettuali, la gente, i gruppi di sostegno e tutti quelli che hanno nel cuore la verità e la giustizia per il loro costante sostegno alla causa tibetana nonostante le pressioni e le vessazioni del governo cinese. Desidero esprimere la mia profonda gratitudine al Governo dell’India, ai Governi dei suoi Stati e alla popolazione indiana per il loro continuo sostegno.
 
Infine, offro le mie preghiere per la felicità e il benessere di tutti gli esseri senzienti.
 
Il Dalai Lama
10 marzo 2010
 
 
Traduzione a cura dell’Associazione Italia - Tibet

La guerra agli Usa del colonnello
Mar 3rd, 2010 by admin

Di Francesco Sisci - La Stampa – 02.03.10

PECHINO - La Cina dovrebbe accelerare per diventare numero 1, creare le forze armate più potenti del mondo e spodestare gli Stati uniti come “campione” globale. Questo in una frase il “Sogno cinese” (Zhongguo meng) secondo l’autore dell’omonimo libro, il colonnello superiore Liu Mingfu. L’ufficiale, con un grado equivalente in sostanza a un nostro generale di brigata, non si fa illusioni sulle conseguenze di questo sogno. Read the rest of this entry »

Pechino, il falso Panchen Lama entra nel governo
Mar 3rd, 2010 by admin
il Panchen Lama di Pechino
il Panchen Lama di Pechino

 I tibetani in esilio puntano il dito contro il “pupazzo di Pechino”, che tuttavia “si dimostra sempre meno obbediente ai suoi padroni. È un tibetano, e il suo cuore prima o poi spezzerà le catene cinesi”. Oggi l’esordio del finto numero due del buddismo tibetano nella politica. Il governo cinese “non sembra essere troppo intelligente. Pensavano che, nominando un finto Panchen Lama, questi avrebbe obbedito a ogni loro ordine. Ma persino il pupazzo che si sono scelti, Gyaltsen Norbu, è un tibetano e prima o poi il suo cuore e le sue vere radici si manifesteranno e spezzeranno l’indottrinamento di Pechino”. LEGGI TUTTO … Read the rest of this entry »

La politica del Dalai Lama
Mar 3rd, 2010 by admin

 

Sua Santità il Dalai Lama presenta il 30 dicembre 2009 a Dharamsala il nuovo libro per ricordare la figura del Panchen Lama, in occasione del 20° anniversario della sua misteriosa morte.

Sua Santità il Dalai Lama presenta il 30 dicembre 2009 a Dharamsala il nuovo libro per ricordare la figura del Panchen Lama, in occasione del 20° anniversario della sua misteriosa morte.

Dalai Lama vuol dire maestro che è oceano di saggezza. Questo è il nome che da secoli si dà ai capi religiosi e politici del Tibet, considerati incarnazione di Avalokitesvara, il Bodhisattva della compassione. Alla morte di ciascuno di essi un complesso rituale è stato avviato per individuare la sua successiva incarnazione.

Il Tibet è un paese immenso, vasto quanto l’Europa occidentale, che sorge tra le più alte montagne del mondo. Ma proprio per la natura del territorio la popolazione è molto ridotta: solo sei milioni sono attualmente i Tibetani. Un piccolo popolo che deve la sua fama e il suo ruolo nella storia a una precisa ragione: all’aver conservato per un millennio una delle più grandi civiltà umane, quella del Buddhismo Mahayana dell’India, scomparso dall’India stessa a seguito di una lenta decadenza e poi definitivamente dopo l’invasione islamica.
Tra le vette inaccessibili di quello che veniva chiamato il Paese delle Nevi, quella civiltà ha conosciuto nuova vita, facendo del Tibet la terra favolosa dei mistici e dei santi. Una particolare struttura sociale organizzata intorno ai monasteri ha consentito ciò, una struttura facente capo a un monaco rivestito di autorità regale, per l’appunto il Dalai Lama.

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Appello per la liberazione del Panchen Lama
Mar 1st, 2010 by admin

 

Perché il Governo cinese ha sequestrato il Panchen Lama ed i suoi genitori?

Perché il Governo cinese ha sequestrato il Panchen Lama ed i suoi genitori?

Il 14 Maggio 2010 ricorre il 15° anniversario della scomparsa del Panchem Lama. Attiviamoci con rinnovato impegno chiedendo sue notizie e la sua liberazione. Gedhun Choekyi Nyima, 11° Panchen Lama del Tibet, fu rapito dalle autorità cinesi, assieme ai suoi genitori, il 14 maggio 1995, all’età di appena sei anni. Nel 1996 il governo cinese ha ammesso di detenerlo in “custodia preventiva” e a nulla sono valse le innumerevoli richieste di notizie sulle sue condizioni di salute e sul luogo della sua detenzione avanzate, nel corso degli anni, da numerosi governi, organizzazioni a salvaguardia dei diritti umani e dalle Nazioni Unite.

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Condanna a morte per tre attivisti tibetani
Mar 1st, 2010 by admin
poliziotti cinesi pattugliano Lhasa. Secondo dati di Tchrd sono migliaia i tibetani detenuti dalle autorità cinesi, senza che siano formulate accuse specifiche a loro carico.
poliziotti cinesi pattugliano Lhasa. Secondo dati di Tchrd sono migliaia i tibetani detenuti dalle autorità cinesi, senza che siano formulate accuse specifiche a loro carico.

Pechino impone silenzio ai media. Il processo, a porte chiuse, si è svolto a novembre e solo nei giorni scorsi è circolata la notizia. Attivista diIl tribunale popolare di Kardze ha condannato tre tibetani per aver “fomentato il separatismo” e “disturbo dell’ordine sociale”, con pene che variano dalla condanna a morte, a 16 anni di galera. I giudici hanno emesso la sentenza il 17 novembre scorso, ma la notizia è filtrata solo in questi giorni. Attivisti per i diritti umani in Tibet spiegano che le autorità svolgono i processi “in gran segreto” per impedire il propagarsi delle informazioni e gli stessi tibetani sono “molto più cauti” nell’inviare notizie all’esterno, nel timore di ritorsioni delle autorità cinesi. Il 17 novembre la Intermediate People’s Court della Prefettura autonoma tibetana (Tap) di  Kardze, ha condannato a morte – ma la pena è sospesa per due anni – Pema Yeshi, di 28 anni. I giudici hanno comminato l’ergastolo a Sonam Gonpo, di 24 anni e 16 anni di prigione a Tsewang Gyatso, alias Tsok Tsok, di 32 anni. Lo rivelano fonti del Tibetan Centre for Human Rights and Democracy (Tchrd), secondo cui i tre tibetani provengono da Thangkyi, città della contea di Nyarong (Xinlong xian, nella dicitura cinese), provincia del Sichuan. A carico dei tre condannati le accuse di aver “fomentato il separatismo” e “disturbo dell’ordine sociale”.La notizia del loro arresto era stata pubblicata il 18 marzo 2009 sul quotidiano Ganzi Daily, che faceva risalire il momento del fermo all’11 dello stesso mese. Essi avrebbero – secondo quanto riportato nell’articolo – distribuito volantini inneggianti all’indipendenza del Tibet e incendiato gli edifici governativi di Thangkyi, causando ingenti danni. Per cinque mesi le famiglie non hanno saputo più nulla della loro sorte fino all’agosto successivo. LEGGI TUTTO … Read the rest of this entry »

Nepal: rafforzata la polizia di frontiera col Tibet. Arrestati quattro tibetani
Feb 26th, 2010 by admin
Si calcola che negli ultimi sei mesi siano stati arrestati in Nepal più di trenta tibetani fuggiti dal Tibet e diretti a Dharamsala.

Si calcola che negli ultimi sei mesi siano stati arrestati in Nepal più di trenta tibetani fuggiti dal Tibet e diretti a Dharamsala.

 Quattro tibetani, di cui tre donne, sono stati arrestati nel distretto nepalese di Dolakha, a 90 chilometri a nord est di Kathmandu, mentre cercavano di fuggire dal Tibet. Ne ha dato notizia sabato 20 febbraio l’organo di informazione Nepalnews on line che, citando fonti di polizia, ha reso noto che nessuno dei fuggitivi era in possesso di regolari documenti di viaggio e che potrebbero essere rimandati in Tibet.  LEGGI TUTTO … Read the rest of this entry »

Spariti i detenuti di Lhasa
Feb 25th, 2010 by admin
La polizia cinese presidia Lhasa. Secondo il governo tibetano in esilio le vittime delle le proteste di marzo ’98 sono oltre 220; inoltre, altri 7mila tibetani sono stati arrestati e di loro non si sa più nulla. Mentre per le fonti ufficiali di Pechino sono solo 22 morti.
La polizia cinese presidia Lhasa. Secondo il governo tibetano in esilio le vittime delle le proteste di marzo ’98 sono oltre 220; inoltre, altri 7mila tibetani sono stati arrestati e di loro non si sa più nulla. Mentre per le fonti ufficiali di Pechino sono solo 22 morti.
Ancora arresti per i tibetani: spariti i detenuti di Lhasa.
Centinaia di persone, fra cui monaci e monache buddiste, si sono riunite per un sit-in pacifico. Lo scopo è sapere che fine hanno fatto gli oltre 7mila manifestanti arrestati nel marzo 2008. La polizia li carica senza dare risposte. Poche speranze dopo l’incontro fra Obama e il Dalai Lama. In un raro segno di protesta, centinaia di tibetani hanno manifestato pacificamente contro la Cina il giorno del Capodanno lunare. I manifestanti hanno chiesto al governo cinese di rilasciare i loro compatrioti, arrestati durante le proteste che sono esplose in Tibet nel marzo del 2008. La polizia ha caricato e allontanato i dimostranti, arrestando tre persone.
Nel frattempo, dopo l’atteso incontro con il presidente americano Barack Obama, il Dalai Lama si è detto “tranquillo” riguardo l’accoglienza di basso profilo con cui è stato ricevuto alla Casa Bianca: “Dopo 60 anni di esilio, sono abituato a tutto questo. La cosa importante è vedersi faccia a faccia, il resto non conta molto”. Sembrano così confermate le teorie di alcuni analisti, secondo i quali questa amministrazione americana, complice anche la crisi economica che la lega a Pechino, non ha intenzione di intervenire sulla questione tibetana. In ogni caso, la popolazione locale non sembra perdere le speranze. Secondo alcuni testimoni oculari, l’imprevista protesta si è verificata nella provincia sud-occidentale del Sichuan. Centinaia di monaci e monache buddisti, provenienti dai monasteri di Gede e Se e dal convento di Mani, si sono riuniti nella città di Ngaba, che i cinesi chiamano Aba. LEGGI TUTTO …  Read the rest of this entry »

Le immense ricchezze del sottosuolo tibetano
Feb 24th, 2010 by admin

flag_of_tibetsvgL’industria mineraria cinese, da molti considerata a torto fatiscente e non tecnologicamente avanzata, sta rapidamente cambiando la propria fisionomia e si appresta a divenire incontrastata leader mondiale nel settore estrattivo già dai prossimi anni.

La strategia dei piccoli passi che così ben denota l’intero sistema produttivo del colosso orientale, ancora una volta ha dato i suoi frutti: la Cina ha raggiunto dapprima la quasi totale autosufficienza e oggi si appresta a esportare parte di quelle ricchezze minerarie che un generoso sottosuolo le dispensa in modo copioso.

L’anno 2007 ha visto la Cina coronare il sorpasso nei confronti della Repubblica del Sud Africa, quale primo produttore d’oro al mondo. LEGGI TUTTO … Read the rest of this entry »

Il Dalai Lama alla Casa Bianca nonostante le proteste cinesi
Feb 19th, 2010 by admin

dalai_lama__obamaNonostante le forti pressioni di Pechino, il Dalai Lama è stato ricevuto oggi dal Presidente americano Barak Obama (nella foto un momento del loro colloquio). L’incontro non è avvenuto nella Sala Ovale, di solito riservata ai meeting con i capi di stato e di governo, ma nella Sale delle Mappe, una scelta che sottolinea il carattere non ufficiale della visita. Al termine dell’incontro il leader tibetano ha dichiarato di aver parlato con Obama di “pace, valori umani e armonia”. Queste le parole che il Dalai Lama ha rivolto ai giornalisti appena uscito dalla Casa Bianca: “Ho detto al Presidente che, fin dalla mia infanzia, ho sempre ammirato gli Stati Uniti non in quanto potenza economica o militare ma in quanto campioni di democrazia, libertà e creatività umana. Sono molto contento. Come faccio sempre, ho menzionato quelle che sono le mie due priorità. In primo luogo la promozione dei valori umani, importanti per un mondo migliore e pacifico, sia per la famiglia sia per i singoli individui. Ho ricordato al presidente che le donne, per le loro caratteristiche biologiche, sono più sensibili al dolore e alle sofferenze altrui e ho auspicato una loro maggiore presenza nei ruoli di leadership. Il presidente si è dichiarato d’accordo! In secondo luogo, ho parlato al presidente dell’importanza della promozione dell’armonia religiosa e dell’importanza del rispetto di tutte le tradizioni religiose. LEGGI TUTTO … Read the rest of this entry »

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