Le condoglianze di Sua Santità il Dalai Lama per la morte del presidente Václav Havel
Dec 21st, 2011 by
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Il recente incontro di Sua Santità il Dalai Lama con Vaklav Havel
Dharamshala. Sua Santità il Dalai Lama ha espresso la sua profonda tristezza nell’apprendere della scomparsa del suo caro amico presidente Václav Havel. In una lettera alla moglie, la signora Dagmar Havlova, Sua Santità ha scritto che con la sua morte, il mondo ha perso un grande statista, la cui ferma ed inflessibile determinazione ha giocato un ruolo chiave nel portare libertà e democrazia alla Cecoslovacchia. Era un leader modesto e coraggioso del quale Sua Santità aveva personalmente la più grande ammirazione e rispetto e che gli mancherà molto. Sua Santità ha ricordato d’aver avuto il privilegio di incontrare il presidente Václav Havel nel febbraio 1990, mesi dopo essere diventato presidente dopo la Rivoluzione di Velluto,
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La morte di Tenzin Phuntsog ed un video con gli arresti di civili tibetani
Dec 12th, 2011 by
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Un filmato girato nel 2008 e fatto uscire dal Tibet in questi giorni mostra le immagini dei rastrellamenti casa per casa effettuati dalla polizia cinese all’indomani dell’insurrezione tibetana. Nonostante il video non faccia menzione della località in cui è stato girato, il Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia ritiene si tratti della cittadina di Dodge, situata in una zona rurale nelle vicinanze del monastero di Sera, non lontano da Lhasa. Nel filmato, della durata di 22 minuti e probabilmente girato ad uso interno della polizia, un centinaio tra poliziotti e paramilitari, armati di fucili e seguiti da automezzi blindati, entrano nella cittadina, irrompono nelle abitazioni e trascinano brutalmente fuori dalle case i tibetani sospettati di aver preso parte alle manifestazioni di protesta. Alcuni, ancora a letto, si vestono frettolosamente e sono portati all’aperto a forza di spinte e calci, i fucili puntati contro i loro volti, il terrore nello sguardo, e costretti a dire i loro nomi guardando direttamente nella telecamera. Tra gli arrestati figura anche una donna anziana. Il Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia ha reso noto che tre tibetani con nomi uguali a quelli di tre degli arrestati figurano tra coloro che nel 2008 furono condannati al carcere sotto l’accusa di aver partecipato, il giorno 11 marzo 2008, alla manifestazione guidata dai monaci di Sera. Le immagini mostrano, senza bisogno di commenti, la brutalità con cui gli arresti vengono compiuti e il trattamento disumano riservato ai tibetani. Il filmato al sito: http://www.youtube.com/watch?v=99oz6JeIFxY&feature=related
La morte di Tenzin Phuntsog Il 6 dicembre è morto in un ospedale militare cinese Tenzin Phuntsog, il quarantaseienne tibetano che si era dato fuoco il 1° dicembre a Chamdo. La notizia è trapelata solo due giorni dopo la sua morte a causa delle ingenti misure di sicurezza dispiegate dalle autorità attorno all’ospedale. Sembra che Dolma, la moglie di Phuntsog, sia stata arrestata. Fonti: TCHRD - Phayul
Sua Santità il Dalai Lama e Václav Havel
Dec 11th, 2011 by
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L'incontro nel 2002 del Presidente Havel con Sua Santità il Dalai Lama nel Castello di Praga.
L’incontro di due vecchi amici, un leader spirituale Sua Santità il Dalai Lama e un drammaturgo Václav Havel è avvenuta oggi a Praga in occasione dell’anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani giorni. Sua Santità il Dalai Lama ha fatto visita nel suo ufficio al suo vecchio amico, l’ex presidente Václav Havel. Il presidente Havel, d’aspetto fragile ma determinano a mantenere il suo appuntamento con Sua Santità il Dalai Lama aveva viaggiato dal suo rifugio di campagna a Praga. L’incontro tra i due amici è durato più di un’ora. Sua Santità il Dalai Lama si è detto davvero molto contento e molto onorato di vedere il presidente Havel. Sua Santità ha espresso il suo profondo apprezzamento per la ferma posizione del Presidente Havel sui principi della democrazia ed i diritti umani, compreso il Tibet. “Sei diventato una fonte d’ispirazione”, gli ha detto Sua Santità il Dalai Lama. Il leader spirituale tibetano ha chiesto al presidente Havel di vivere per altri 10 anni.Il Presidente Havel ringraziando Sua Santità il Dalai Lama per le sue gentili parole ha aggiunto che il cambiamento nella leadership politica tibetana è stato fatto al momento giusto. Al che Sua Santità ha risposto che questo cambiamento è stato fatto volontariamente. Non per pressione, ma con orgoglio e felicità. Sua Santità il Dalai Lama ha devoluto la sua autorità politica alla leadership del neo-eletto leader politico tibetano Dr. Lobsang Sangay che ha preso giuramento l’8 agosto 2011. Parlando della situazione in Tibet, Sua Santità il Dalai Lama ha incalzato che i tibetani all’interno del Tibet, anche tra i giovani, lo spirito del Tibet era molto forte. Vedete ed ascoltate qui Sua Santità il Dalai Lama nell’intervento pubblico
http://www.forum2000.cz/en/web-tv/cat/talks-by-h-h–the-dalai-lama/detail/public-talk-by-h-h–the-dalai-lama-2011/ sulla “Ricerca della felicità in un mondo travagliato” e la conferenza stampa http://www.forum2000.cz/en/web-tv/cat/democracy-and-human-rights-in-asia–one-year-after-an-empty-chair-in-oslo/detail/press-conference-with-h-h–the-dalai-lama-1/
Le foto della repressione cinese in Tibet
Dec 7th, 2011 by
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Monaci ammanettati ed inginocchiati a terra con cartelli al collo col loro nome ed accusa: “separatista” o “indipendentista”. Cosa rappresenta la figura umana sullo sfondo?
Monaci ammanettati, inginocchiati a terra, messi alla gogna con al collo cartelli con i loro nomi e i “crimini” di cui sono incolpati, come ad esempio “separatista”, vengono portati via dai loro monasteri e pubblicamente fatti sfilare stipati in automezzi militari. La colpa dei monaci ammanettati e con un cartello appeso al collo è quella di chiedere libertà religiosa per il Tibet e il ritorno del Dalai Lama. Le immagini della vergogna e dell’odio. Sono alcune delle otto immagini pubblicate venerdì 2 dicembre dal sito web dei dissidenti cinesi all’estero boxun che, dal North Carolina dove opera dal 2001, denuncia, tra l’altro, le violazioni dei diritti umani nella Repubblica Popolare Cinese. Altre fotografie mostrano numerosi contingenti della Polizia Armata del Popolo che, dotati di fucili automatici, presidiano le strade. Il sito web non ha fornito i nomi delle località in cui sono state scattate le immagini ma Kanyag Tsering, un monaco appartenente al monastero di Kirti e rifugiato a Dharamsala, ha identificato i luoghi e ha dichiarato che almeno quattro foto sono state prese a Ngaba.
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Il Dalai Lama riceve il Premio Modi Dayawati
Dec 5th, 2011 by
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Il Dalai Lama riceve il Premio Modi Dayawati New Delhi, India
Venerdì 2 dicembre Sua Santità il Dalai Lama ha ricevuto nel capitale indiana Nuova Delhi, il Premio Dayawati Modi per l’Arte, cultura e l’istruzione 2011 per il suo “contributo alla pace universale, la tolleranza e la giustizia sociale “.
Sua Santità il Dalai Lama riceve il Premio Dayawati Modi per l’Arte, la Cultura e Istruzione a Nuova Delhi, in India, il 2 dicembre 2011. Foto / Tenzin Choejor / OHHDL
Nel corso di una cerimonia speciale in onore del leader tibetano, la Fondazione Dayawati Modi ha consegnato il premio che comprende un premio in denaro di 250.000 rupie indiane, una targa d’argento e scorrere d’onore.
“E ‘il nostro onore di conferire il premio a Sua Santità il Dalai Lama in riconoscimento del suo contributo a vita per la pace universale, la tolleranza e la giustizia sociale”, ha dichiarato Satish Kumar Modi, presidente della Fondazione Dayawati Modi.
Parlando alla cerimonia, il leader spirituale tibetano ha espresso preoccupazione per il diffondersi “canceroso” della corruzione in paesi come India e Cina.
Mentre chiedeva ai cittadini della nazione ospitante di prestare l’attenzione maggiore a sradicare la corruzione, il Dalai Lama ha detto che supporta pienamente i movimenti finalizzati ad arginare la corruzione dalle sue radici.
Riflettendo sulle sue interazioni con gli studenti indiani e uomini d’affari, il 76enne Leader tibetano ha lamentato l’impressione generale che molte persone in India hanno fatto della corruzione il senso della loro vita.
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Darsi fuoco per il Tibet: è il 12° caso
Dec 4th, 2011 by
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Quello dell’ex monaco Tenzin Phuntsog è il dodicesimo caso di auto immolazione avvenuto in Tibet nell’arco di pochi mesi.
L’emittente Radio Free Asia ha confermato oggi la notizia dell’auto immolazione di un ex monaco tibetano proveniente dal monastero di Karma, situato a Khamar, una cittadina sulla sponda orientale del fiume Dzachu, nella prefettura di Chamdo, all’interno della Regione Autonoma Tibetana. È il dodicesimo caso di auto immolazione avvenuto in Tibet nell’arco di pochi mesi e il primo ad avere luogo nella Regione Autonoma. Le notizie pervenute sono al momento molto scarne. L’ex monaco, Tenzin Phuntsog, poco più che quarantenne, si è dato fuoco dopo aver distribuito volantini e aver gridato alcuni slogan inneggianti alla libertà del Tibet. È stato immediatamente soccorso e ricoverato all’ospedale. Non sembra sia in pericolo di vita. Nella prefettura di Chamdo la situazione è particolarmente tesa dal 26 ottobre quando in seguito all’esplosione di una rudimentale bomba carta avvenuta nelle vicinanze di un edificio governativo, le autorità cinesi hanno vietato qualsiasi lo svolgimento di attività religiosa all’interno del monastero di Karma e stanno strettamente sorvegliando i monaci, sospettati di essere gli autori del presunto attentato.
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S.S. Dalai Lama: Messaggio al Congresso mondiale buddista
Dec 1st, 2011 by
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Sua Santità il Dalai Lama: La rinuncia di Siddhartha, la sua scelta di vivere una vita senza fissa dimora, simboleggia la pratica dell'addestramento nella morale, i suoi sei anni di ascesi simboleggiano l'addestramento alla concentrazione ed il suo raggiungimento dell'illuminazione attraverso la pratica della saggezza sotto l'albero della Bodhi rappresenta l'importanza di coltivare la saggezza.
Nuova Delhi, 27-30 NOVEMBRE 2011, Messaggio di Sua Santità il Dalai Lama al Congresso mondiale buddista
28 novembre 2011
Il 29 novembre 1956, in occasione del 2.500° anniversario del Parinirvana del Buddha, ho avuto l’opportunità di incontrare qui a New Delhi i leader buddisti indiani ed i rappresentanti di molti paesi. A quel tempo offrii un resoconto dettagliato dello sviluppo storico del Buddhismo in Tibet e dell’esclusivo rapporto fra India e Tibet. Da allora il mondo, compresi l’India ed il Tibet, è stato testimone di molti cambiamenti, come pure le tradizioni buddiste in diversi paesi.
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E nel Tibet è scattata la rivolta gandhiana
Nov 27th, 2011 by
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Monaci tibetani in preghiera per i loro martiri.
di Piero Verni, Il Riformista, 25 novembre 2011. Un’autentica statua di fuoco. In piedi, immobile e avvolta dalle fiamme. Sono le immagini terribili dell’immolazione della monaca Palden Choetso diffuse nei giorni scorsi da un gruppo di sostegno alla causa tibetana. Fotogrammi atroci che più di ogni parola dimostrano quanto la situazione nel Tibet occupato da Pechino sia ben lungi dall’essere normalizzata. Dodici persone che si danno fuoco per protesta in un breve arco di tempo parlano sia della crescente disperazione sia della caparbia volontà dei tibetani di non accettare il dominio cinese. Inoltre domani scadrà l’ultimatum della polizia ai monaci del monastero di Ragya, nella regione settentrionale dell’Amdo (oggi incorporata nella provincia del Qinghai) dove da alcuni giorni è stato esposta una gigantesca effige del Dalai Lama affiancata da due grandi bandiere del Tibet indipendente.
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Morto, forse avvelenato, il lama che ha riconosciuto il Panchen Lama.
Nov 25th, 2011 by
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Chadrel Jampa Trinley Rinpoche
Chadrel Jampa Trinley Rinpoche, l’abate che ha presieduto la Commissione incaricata di riconoscere l’11esimo Panchen Lama, è morto agli arresti domiciliari dopo 11 anni di detenzione. Fonti di AsiaNews parlano di veleno. L’anno scorso era morto il segretario della Commissione. Chadrel Jampa Trinley Rinpoche, l’abate che ha presieduto la Commissione incaricata di riconoscere l’11esimo Panchen Lama, sarebbe morto a causa di un veleno versatogli da ufficiali del regime cinese che lo controllano sin dal 1995. Il religioso, inviato dal Dalai Lama in Tibet, riconobbe nel piccolo Gedhun Choekyi Nyima la rinascita del Panchen, la seconda carica spirituale per importanza del buddismo tibetano. Arrestato, venne condannato a 6 anni di lavori forzati e a 3 di prigione: scaduta la condanna venne chiuso in casa, condannato di fatto ai domiciliari. Una fonte di AsiaNews conferma la notizia: “Si teme che sia morto. Alcuni dicono che è stato avvelenato nella sua casa di Shigatse, dove era rinchiuso da anni”. Anche il governo tibetano in esilio fa filtrare la notizia: sarebbero in possesso di una registrazione audio, inviata da una loro fonte a Lhasa, che conferma la morte dell’abate e ventila l’ipotesi di un avvelenamento. Il 17 maggio del 1995, Chadrel Jampa Trinley Rinpoche e Jangpa Chung-la vennero arrestatati all’aeroporto di Chengdu. I due erano rispettivamente presidente e segretario della Commissione per la ricerca della reincarnazione del Panchen Lama, la seconda carica spirituale più importante del buddismo tibetano.
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Darsi fuoco per il Tibet
Nov 23rd, 2011 by
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Nell'articolo i video dell'autoimmolazione di Palden Choetso e di un altro monaco non identificato.
Darsi fuoco per il Tibet: il grido di dolore e l’indifferenza del mondo.
I video dei monaci buddisti che si sono auto-immolati con il fuoco per protestare contro la dominazione cinese in Tibet riaprono il dibattito su questa forma di manifestazione. Il Dalai Lama esprime dubbi (anche se prega per le anime dei vivi e dei morti), mentre una fonte tibetana dice ad AsiaNews: “L’Occidente si parla addosso, giudica ma non ha idea di come si viva qui”. Un lama aggiunge: “I monaci morti hanno scelto una strada per affermare la loro fede. Sbagliata, ma imposta dal sistema”.
I monaci buddisti che si sono auto-immoati con il fuoco per protestare contro il dominio cinese in Tibet “hanno una fede molto forte, questo è chiaro. Ma non possiamo sapere quali siano i percorsi che li hanno portati a gesti così estremi,
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Il drammatico video dell’auto immolazione di Palden Choetso
Nov 23rd, 2011 by
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Un filmato reso pubblico dal gruppo Free Tibet mostra le drammatiche immagini dell’auto immolazione di Palden Choetso, la trentacinquenne monaca del monastero di Gaden Choeling, situato nella regione orientale del Kham Tawo, datasi fuoco lo scorso 3 novembre. Nel breve video si vede la religiosa in piedi, immobile, completamente avvolta dalle fiamme e trasformata in una torcia umana. Non un lamento esce dalla sua bocca. Si odono le grida dei passanti. Una donna tibetana si avvicina a Palden Choetso e lancia nella sua direzione una katha, la sciarpa bianca simbolo di omaggio e rispetto. Le brevi immagini successive mostrano la manifestazione di solidarietà delle consorelle. Si ode una voce femminile gridare: “Freedom to Tibet”. Centinaia i tibetani riuniti nella veglia di preghiera in ricordo della monaca la sera prima del suo funerale e altrettanti quelli accorsi a rendere omaggio a Palden il giorno delle esequie mentre le forze di sicurezza, correndo, prendono posizione attorno al monastero. “Nel video si vede non solo la disperazione, ma anche la determinazione dei tibetani pronti a lottare per la loro libertà, a qualsiasi costo”, ha affermato Tenzin Dorjee, direttore esecutivo di Students for a Free Tibet . “In tutto il paese per i tibetani è un momento estremamente difficile”, ha aggiunto. Ricordiamo che la settimana scorsa è stato reso pubblico anche lo sconvolgente filmato degli ultimi istanti di vita di Tsewang Norbu. Dal mese di marzo, sono undici i tibetani che si sono dati fuoco in Tibet. A questi bisogna aggiungere i due tentativi di auto immolazione avvenuti in Nepal dove il 2 e il 10 novembre una donna di cui non si conoscono le generalità e Bhutuk, un tibetano di 45 anni, hanno cercato di immolarsi con il fuoco.
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Dichiarazione di Sua Santità il Dalai Lama sulla propria reincarnazione
Nov 17th, 2011 by
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Sua Santità il Dalai Lama: Quando sarò vicino ai novant’anni, consulterò i lama elevati della tradizione buddhista tibetana, il popolo tibetano e altre persone che si sentono partecipi di questo evento e seguono il buddhismo tibetano, per riconsiderare se l’istituzione del Dalai Lama debba continuare o no.
Dichiarazione di Sua Santità il Quattordicesimo Dalai Lama, Tenzin Gyatso, sull’argomento della propria reincarnazione
Introduzione
Miei cari tibetani, dentro e fuori dal Tibet, voi tutti che seguite la tradizione buddhista tibetana e chiunque abbia connessione con il Tibet e i tibetani: grazie alla visione dei nostri antichi re, dei ministri e dei seguaci‐studiosi, l’insegnamento completo del Buddha, inclusi gli insegnamenti scritturali ed esperienziali dei Tre Veicoli e le quattro classi del Tantra, con i rispettivi argomenti e le rispettive discipline, sono largamente fiorite nella Terra delle Nevi.
Per il mondo, il Tibet è stato una sorgente di tradizioni buddhiste e tradizioni culturali correlate. In particolare, ha contribuito in modo significativo alla felicità di innumerevoli esseri viventi in Asia, inclusi quelli in Cina, Tibet e Mongolia. Nel corso del mantenimento della tradizione buddhista in Tibet, abbiamo sviluppato la tradizione tibetana, unica, dell’identificazione delle reincarnazioni di seguaci studiosi che sono stati di immenso aiuto sia al Dharma sia agli esseri senzienti, in particolare alle comunità monastiche.
Fin da quando l’onnisciente Gedun Gyatso fu identificato e confermato come reincarnazione di Gedun Drub, nel 15° secolo, e fu creato il Gaden Phodrang Labrang (l’istituzione del Dalai Lama), sono state identificate le reincarnazioni successive. Il terzo nella successione, Sonam Gyatso, ricevette il titolo di Dalai Lama. Il Quinto Dalai Lama, Ngawang Lobsang Gyatso, fondò nel 1642 il Governo del Podrang di Gaden, diventando il capo spirituale e politico del Tibet. Per oltre 600 anni dal tempo di Gedun Drub, furono identificate una serie di indubbie reincarnazioni. Dal 1642, i Dalai Lama hanno svolto la funzione di capi spirituali e politici del Tibet per 369 anni.
Attualmente ho portato a suo termine questo sistema di mia spontanea volontà, orgoglioso e soddisfatto che possiamo aderire al tipo di sistema di governo democratico che fiorisce ovunque nel mondo. In effetti, fin dal 1969, ho spiegato chiaramente che le persone che ci tengono dovrebbero decidere se le reincarnazioni del Dalai Lama dovrebbero continuare nel futuro. Tuttavia, in assenza di chiare indicazioni, se la gente che ci tiene dovesse esprimere un forte desiderio che i Dalai Lama continuino, ci sarebbe un ovvio rischio che poteri politici forti abusino del sistema della reincarnazione per realizzare il loro programma politico.
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Dalai Lama: la nostra intelligenza va diretta a rendere questo pianeta migliore
Nov 16th, 2011 by
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Sua Santità il Dalai Lama
Sua Santità il Dalai Lama nella conferenza stampa di commiato nel suo recente viaggio in Giappone, si è così espresso: “Gli esseri umani sono esseri intelligenti in grado di dare un contributo positivo alla società, ma questa intelligenza deve essere guidata dalla giusta motivazione basata sull’etica ed i valori morali. Questo non ha nulla a che fare con la religione. Fondandosi sui valori umani e l’etica, la nostra intelligenza potrebbe essere diretta a rendere questo pianeta un posto migliore in cui vivere. Come cittadino di questo mondo, mi piacerebbe lavorare per la promozione dei valori umani. Inoltre, come un monaco buddista, sto lavorando per la promozione dell’armonia religiosa. Tutte le principali religioni del mondo, nonostante alcune differenze filosofiche, predicano lo stesso messaggio di amore, compassione, perdono e stare insieme.
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Dalai Lama: L’intelligenza deve essere guidata dal buon cuore.
Nov 15th, 2011 by
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Sua Santità il Dalai Lama: “Se hai troppa paura, troppo attaccamento, la tua mente diventa di parte. Con questo tipo di mente, non puoi vedere la realtà. Hai bisogno di una mente calma per vedere le cose chiaramente."
In una piovosa domenica mattina, Sua Santità il Dalai Lama ha visitato la scuola superiora buddista Gakuen Seiwa a Sendai in Giappone, dove lo hanno accolto centinaia di studenti che reggevano striscioni di benvenuto. “Il futuro è nelle vostre mani,” così Sua Santità si rivolge agli studenti ed aggiunge: “Guardando la violenza del 20° secolo, in buona parte causata dall’impiego distorto dell’intelligenza, adesso, all’inizio del 21° secolo, abbiamo a che fare con qualche errore e negligenza del secolo passato. Poiché la violenza non ha risolto nulla, ha perciò più senso la non-violenza. In un mondo senza confini nazionali: pensate a tutto il pianeta. E non solo al Giappone, ed abbiate una visione che vi dia la capacità di costruire il vostro pianeta blu, per renderlo più felice, più sano e più pacifico. Per questo avete bisogno d’intelligenza, ma l’intelligenza da sola non è sufficiente. L’intelligenza deve essere guidata dal buon cuore. Quando uno studente gli ha chiesto come ha fatto a rimanere così sano, Sua Santità ha sottolineato che, secondo la scienza medica, le fondamenta d’una buona salute è la pace della mente.
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Il Dalai Lama agli scampati dallo tzunami in Giappone
Nov 14th, 2011 by
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Sua Santità il Dalai Lama accolto dai bimbi sopravvissuti allo tsunami che devastatò la regione di Ishinomaki, Giappone.
“Come vi sentite?” ha chiesto loro, tendendo la forte mano ed il braccio. “Siete ancora tristi?” a quel punto le donne presenti irrompono in pianto di fronte a Sua Santità, alcune singhiozzando: “Grazie, grazie.” In questa scena di grandissima emozione, Sua Santità ha aggiunto: “Questo è un luogo di grande dolore. E’ ora tutto finito. Non è possibile cambiare quello che è successo. Per favore cambiate il vostro cuore, coraggio. Per favore aiutate tutti gli altri, ed aiutate gli altri a diventare migliori.”
La folla si calma ed annuisce mentre Sua Santità parla: “Troppe persone sono morte. Se vi preoccupate, non potete aiutarli. Per favore impegnatevi a lavorare. Questa è la migliore offerta che possiamo fare ai morti. Sono così felice d’esser potuto venire a trovarvi.”
Mentre si gira, Sua Santità si toglie gli occhiali e s’asciuga qualche lacrima. “Sono venuto a condividere il dolore della gente,
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Karmapa Lama: “Pechino affronti le sue responsabilità in Tibet”
Nov 13th, 2011 by
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Sua Santità Ogyen Trinley Dorje, il XVII Karmapa Lama
Sua Santità Ogyen Trinley Dorje, XVII Karmapa Lama: “Pechino affronti le sue responsabilità in Tibet”
Il leader della setta del Diamante, il XVII Karmapa scrive un appello al mondo libero e alla Cina: “Le auto-immolazioni sono un dolore enorme per tutti, ma non è con la paura e con la forza che si risolverà la situazione. Basta con la repressione nei nostri monasteri. Dal marzo di quest’anno, 11 coraggiosi tibetani si sono dati fuoco mentre chiedevano libertà per il Tibet e il ritorno a casa di Sua Santità, il Dalai Lama. Questi atti disperati, messi in pratica da persone con motivazioni pure, sono un grido di dolore contro le ingiustizie e le repressioni cui sono costretti. La situazione è difficile in un modo mai verificatosi prima, ma è nelle situazioni difficili che abbiamo bisogno di maggior coraggio e determinazione. Ogni notizia di una auto-immolazione in Tibet ha riempito il mio cuore di dolore. La maggior parte di coloro che sono morti era di giovane età. Avevano un lungo futuro davanti a loro, un’opportunità di contribuire alla causa in modi che ora se ne sono andati per sempre. Nell’insegnamento buddista la vita è preziosa. Per raggiungere una qualsiasi cosa di valore, abbiamo il dovere di preservare le nostre vite. Noi tibetani siamo pochi, di numero, quindi ogni vita tibetana è di valore per la causa del Tibet.
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S.S. Dalai Lama: I benefici derivanti riflettendo sulla nostra sofferenzanza
Nov 10th, 2011 by
admin
Sua Santitàil Dalai Lama
È una pratica molto benefica riflettere sulla propria sofferenza, pensare che essa è “ciò che ci viene dal nostro karma” e, in questo modo, coltivare la virtù della pazienza nei confronti delle nostre personali difficoltà. Ma non è utile né tantomeno compassionevole essere pazienti riguardo alle sofferenze degli altri. Infatti, come dice Shantideva, il Bodhisattava non deve assolutamente tollerare le sofferenze degli altri ma sentirle come qualcosa di assolutamente insopportabile.
Per fare un esempio personale, ho detto che io stesso ho realmente tratto beneficio dalla sofferenza causata dalla perdita della mia patria del mio vagare in esilio. E l’ho detto seriamente. L’abilità da rifugiato, la sofferenza e la lotta mi hanno aiutato a crescere. Le difficoltà del mondo possono contribuire ad accelerare la crescita spirituale e a fortificare la mente e personalmente io sono contento del mio destino. Sono stato ispirato a prendere il Buddhadharma seriamente e ho avuto l’opportunità di applicarmi duramente per metterlo in pratica. Non posso lamentare. Tuttavia, la grave situazione del mio popolo, dei 6 milioni di tibetani che guardano a me affinché io li aiuti, è qualcosa di diverso. Non posso dimenticare le loro grida. Come potrei pregare e recitare i voti del Bodhisattva per salvare tutti gli esseri dalla sofferenza ed alle cause della sofferenza e contemporaneamente non cercare con ogni mezzo di aiutare questo popolo che soffre e che è sotto ho la mia immediata responsabilità? Per questo motivo cerco sempre di fare ogni cosa possibile. S.S. il XIV Dalai Lama del Tibet
Torce umane in nome del Tibet, il Dalai Lama: “Genocidio culturale”
Nov 9th, 2011 by
admin
Secondo i tibetani in esilio, lo sconforto dei monaci suicidi potrebbe sfociare presto in una incontrollabile strage di massa, con centinaia di sacrifici.
Dieci monaci e una religiosa suicidi contro Pechino. La Cina vuole decidere chi sarà il successore di Gyatso. Ma i buddisti si oppongono. Da mesi i monasteri del Sichuan sono circondati e isolati dall´esercito cinese
Fonte: GIAMPAOLO VISETTI - la Repubblica 08 Novembre 2011.
PECHINO - Nell´indifferenza del mondo, il Tibet consuma la sua ultima tragedia. Monaci e suore dei monasteri buddisti, assediati dall´esercito cinese, non desistono dall´appiccarsi il fuoco per opporsi alla repressione di Pechino, che da marzo ha ripreso a svuotare i conventi fedeli al Dalai Lama. Dodici in poche settimane le vittime di sacrifici: un dramma senza precedenti nella storia della resistenza tibetana, sempre ispirata alla non violenza. «E´ in corso un genocidio culturale - ha denunciato ieri a Tokyo il Dalai Lama - ed è la Cina a essere responsabile delle immolazioni. Da quindici anni in Tibet la situazione è disperata e ai religiosi, per non cedere, ormai non resta che rinunciare alla vita». Sette monaci e una suora sono morti dopo essersi cosparsi di cherosene. Quattro i religiosi salvati in extremis, se pure devastati dalle ustioni. Venerdì gli ultimi due gesti disperati: una suora di 35 anni si è suicidata davanti al monastero di Aba, nel Sichuan, mentre a New Delhi un esule di 25 anni si è dato alle fiamme davanti all´ambasciata cinese in India. Otto morti solo in ottobre: tra i tibetani cresce la disperazione per l´oppressione cinese e il senso di abbandono da parte dell´Occidente, politicamente paralizzato dalla propria crisi economica e dalla crescita del potere globale della Cina.
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L’ultimo giorno del Dalai Lama in Giappone
Nov 8th, 2011 by
admin
Sua Santità il Dalai Lama: "I miei scopi principali sono la promozione dei valori umani e l'armonia religiosa".
Sua Santità il Dalai Lama in una conferenza stampa nell’ultimo giorno della sua visita in Giappone il 07.11.11 ha dichiarato:” Gli esseri umani sono esseri intelligenti in grado di dare un contributo positivo alla società, ma questa intelligenza deve essere guidata dalla giusta motivazione basata sull’etica ed i valori morali. Questo non ha nulla a che fare con la religione. Fondandosi sui valori umani e l’etica, la nostra intelligenza potrebbe essere diretta a rendere questo pianeta un posto migliore in cui vivere. Come cittadino di questo mondo, mi piacerebbe lavorare per la promozione dei valori umani. In secondo luogo, come un monaco buddista, sto lavorando per la promozione dell’armonia religiosa . Tutte le principali religioni del mondo, nonostante alcune differenze filosofiche, predicano lo stesso messaggio di amore, compassione, perdono e stare insieme.
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Appello di Amnesty e HRW a Hu Jintao
Nov 8th, 2011 by
admin
Alla luce dei ripetuti casi di immolazione dei monaci tibetani, Amnesty International e Human Rights Watch hanno inviato al presidente cinese Hu Jintao una lettera appello in cui le due organizzazioni chiedono tra l’altro alla Cina di riflettere sulle cause che delle drammatiche proteste, fornire notizie sui luoghi di detenzione delle persone arrestate e ridurre la presenza militare attorno ai monasteri di Kirti e Nyitso.
Index: ASA 17/046/2011 - Ref.: TG ASA 17/2011.002, November 3, 2011
Open Letter to the President of the People’s Republic of China on self-immolations in Tibetan populated areas of Sichuan Province
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Dalai Lama: il “genocidio culturale” dei tibetani provoca le autoimmolazioni
Nov 7th, 2011 by
admin
Sua Santità il Dalai Lama: “Noi condividiamo in pieno i principi della non-violenza”.
Dura accusa del Dalai Lama contro la Cina, quale causa dei disperati suicidi dei religiosi tibetani. Intanto in Cina 10mila tibetani sfidano la polizia e commemorano la religiosa bruciatasi la scorsa settimana.
Dal Giappone, il Dalai Lama ha dichiarato oggi nel corso di una conferenza stampa che le auto immolazioni dei monaci tibetani sono la conseguenza delle disperate condizioni del popolo tibetano causate dai rigidi controlli di polizia e dal “genocidio culturale” attuato da Pechino. “E’ in atto una sorta di genocidio culturale”, ha denunciato il Dalai Lama, facendo riferimento alle notizie uscite dal Tibet e alle testimonianze di chi lo ha recentemente visitato. “Questa è la causa delle auto immolazioni, conseguenza di una situazione disperata”.
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L’11° immolazione in Tibet
Nov 4th, 2011 by
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La monaca Palden Choesang, 35 anni, del monastero di Darkar Choeling, a Twu nel Sichuan si è data fuoco gridando “Tibet libero” e “Lunga vita al Dalai Lama” ed è morta per le ustioni.
Un tibetano si dà fuoco a Delhi davanti all’ambasciata cinese e ieri una monaca si era auto-immolata per protestare contro la repressione del governo cinese e per chiedere il ritorno del Dalai Lama. Ieri una monaca tibetana si è data fuoco per protestare contro l’oppressione cinese. Palden Choetso, o Choesang, 35 anni, del monastero di Darkar Choeling, a Twu (cinese Daofu) nella provincial del Sichuan si è data fuoco gridando “Tibet libero”, e “Lunga vita al Dalai Lama”. La monaca è morta in seguito alle ustioni. E’ l’undicesima auto-immolazione dell’anno di monaci e monache in seguito alla repressione più dura da parte degli occupanti cinesi. Sherab TseDor, un tibetano, ha cercato di darsi fuoco oggi a Delhi di fronte all’ambasciata cinese in segno di protesta contro la repressione scatenata nei confronti dei tibetani, che ha provocato undici auto-immolazioni di monaci e suore, l’ultima ieri. E’ stato ricoverato con ustioni sul 10 per cento del corpo. Un comunicato afferma che “vista la disperazione e l’impossibilità di agire, 11 tibetani fra cui due monache si sono auto-immolati dal marzo di quest’anno.
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Torce umane in Tibet: commozione alla manifestazione di Roma
Nov 3rd, 2011 by
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Ieri, mercoledì 2 novembre, si è svolta a Roma davanti alla sede del parlamento, a Montecitorio, la manifestazione “Torce Umane in Tibet”, a sostegno della causa tibetana e a ricordo dei martiri immolatisi per la libertà del loro paese. La manifestazione è stata congiuntamente organizzata dall’Associazione Italia-Tibet e dalla Comunità Tibetana in Italia.
Dalle ore 15.00 sono arrivati a Piazza Montecitorio tibetani, simpatizzanti ed esponenti delle associazioni che hanno aderito alla manifestazione. Davanti all’obelisco sono state dispiegati due enormi drappi realizzati con 60 bandiere tibetane cucite assieme a ricordare gli anni dell’occupazione. Allo stesso tempo si è dato luogo alla performance, di respiro internazionale, “Chalk Tibet”, “il Tibet disegnato con il gesso”, consistente nella raffigurazione sul terreno di sagome di corpi senza vita accanto si quali sono state posti cartelli, fiori e candele accese a ricordare i 10 martiri che si sono immolati col fuoco per protestare contro l’occupazione cinese.
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Si dà fuoco monaco tibetano gridando: Viva il Dalai Lama!
Oct 27th, 2011 by
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Si dà fuoco monaco tibetano gridando: Viva il Dalai Lama
È il 10mo monaco ad auto immolarsi in un anno. Portato all’ospedale, rifiuta ogni cura e vuole lasciarsi morire. Pechino accusa il Dalai Lama di fomentare i suicidi. Ma in realtà i giovani che si autoimmolano sono frustrati dalla repressione.
Dharamsala (AsiaNews) - Un monaco tibetano si è cosparso di kerosene e si è dato fuoco nella regione del Sichuan, in protesta contro l’oppressione cinese e gridando “Viva il Dalai Lama!”. Portato all’ospedale, rifiuta ogni cura e desidera essere lasciato morire.
Secondo fonti locali, raccolte da Radio Free Asia, il monaco si chiama Dawa Tsering, aveva 31 anni e ha compiuto il gesto davanti al monastero di Kardze (Ganzi, in cinese), nella prefettura tibetana del Sichuan, dopo aver gridato ai monaci presenti di rimanere uniti contro il governo di Pechino.
Altri monaci lì presenti hanno dichiarato di averlo sentito gridare “Viva il Dalai Lama!”.
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Il Kalon Tripa: lo spirito dei tibetani è più forte di quello degli oppressori cinesi
Oct 26th, 2011 by
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Nel corso di un programma televisivo andato in onda domenica 23 ottobre sul canale televisivo CNN IBN, il nuovo Primo Ministro tibetano Lobsang Sangay ha affermato che lo spirito dei tibetani è più forte di quello degli oppressori cinesi e che la lotta del popolo tibetano prevarrà sulle politiche repressive cinesi. Rispondendo alle pressanti domande del giornalista indiano Karan Thapar che gli chiedeva se la causa tibetana non fosse da considerare ormai una causa persa di fronte alla riluttanza della comunità internazionale a inimicarsi la Cina, Lobsang Sangay ha risposto che fino a quando lo spirito dei tibetani sopravvivrà e sarà forte la causa non sarà mai perduta. Ha affermato che, rispetto alle altre nazioni del mondo, i tibetani sono “geneticamente” più preparati a confrontarsi con la Cina.
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Così la tragedia delle torce umane infiamma il Tibet contro la Cina
Oct 21st, 2011 by
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di Gabriel Bertinetto (www.unità.it, 19 ottobre 2011)
L’hanno vista correre in strada con la tunica in fiamme. Otto minuti di tormento, prima di accasciarsi al suolo, esanime. Otto minuti in cui la poveretta ha soffocato il dolore delle ustioni inneggiando al Dalai Lama e invocando la fine del dominio cinese. Grida di libertà, non di dolore. Così è morta Tenzin Wangmo, 20 anni, monaca del convento buddista di Mamae Dechen Choekhorling, a Ngaba, nel Sichuan, provincia cinese confinante con il Tibet e abitata da molti cittadini di etnia tibetana. Prima di Tenzin altri otto religiosi si erano immolati per protesta quest’anno nel Sichuan. Tutti, tranne uno, appartenevano al monastero di Kirti. Lei è la prima donna, e proviene dalla sezione femminile della stessa struttura religiosa.
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Le torce umane e la scintilla della prateria
Oct 20th, 2011 by
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Articolo di Piero Verni pubblicato il 20.10.11 sul Riformista.
In un crescendo impressionante di avvenimenti tragici, due giovani tibetani sono stati ieri abbattuti… a raffiche di mitra da agenti della Polizia Cinese mentre dimostravano pacificamente per la liberazione del Tibet. L’episodio è avvenuto nel villaggio di Karze, una prefettura autonoma tibetana dello Sichuan, importante provincia della Cina Popolare. Poco ore prima della sparatoria Tenzin Wangmo, una monaca ventenne del monastero Dechen Choekhorling della contea di Nnegaba, sempre nello Sichuan, si era data fuoco dopo aver gridato per alcuni minuti slogan in favore della libertà del Tibet. Con la sua morte sono quindi ben nove le persone che quest’anno si sono immolate con il fuoco per protestare contro l’occupazione del Tibet. Cinque solo in queste prime settimane di ottobre. Di estrema prudenza è la posizione dell’Amministrazione Tibetana in Esilio che ha chiesto soprattutto l’intervento della diplomazia internazionale e celebrato ieri una giornata di preghiera. Più radicali sono invece le reazioni della società civile dell’esilio tibetano. Uno dei principali intellettuali della diaspora, lo scrittore Jamyang Norbu, si chiede anche se non sia venuto il momento perché la direzione della lotta di liberazione passi nelle mani della resistenza interna visto che di fatto l’ex Governo tibetano in esilio è stato dichiarato sciolto nei mesi scorsi dallo stesso Dalai Lama.
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Quei monaci in fiamme nel Sichuan
Oct 19th, 2011 by
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Sua Santità il Karmapa partecipa in Ladakh India ad una commemorazione dei martiri in Tibet
Quei monaci in fiamme nel Sichuan. Scritto da Marco Del Corona Corriere della Sera del 19/10/2011
Tenzin Wangmo aveva vent’anni e, viene da pensare, una fede grande quanto la propria disperazione. Monaca tibetana, addosso la tunica spessa di un inverno che ha già preso possesso del Sichuan settentrionale, la giovane religiosa si è cosparsa di carburante e si è data fuoco. Sarebbe stata vista camminare 7 o 8 minuti con il corpo in fiamme, prima di cadere a terra. Poi l’agonia e la morte fuori dal suo monastero, Dechen Chokorling, prefettura di Aba. Uniche parole pronunciate da Wangmo: slogan a sostegno del Dalai Lama e contro la repressione nel Tibet
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Ottavo e nono caso d’auto immolazione a Ngaba
Oct 17th, 2011 by
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Mentre l’ottavo caso di auto immolazione ha avuto luogo il 15 ottobre nella cittadina di Ngaba, l a comunità tibetana in Gran Bretagna riporta che oggi poco dopo le 13, ora della Cina, la monaca ventenne Tenzin Wangmo del monastero di Mamae Dechen Choekhorling in Ngaba s’è auto-immolata dandosi fuoco per protesta contro la Cina. La giovane monaca è riuscita a reggersi in piedi, secondo http://www.tibetcustom.com/ e muovere dei passi per 7 o 8 minuti lanciando slogan, per spirare subito dopo. Il suo corpo è stato riportato al monastero e le monache lo hanno protetto dalla polizia cinese che ha ordinato che venga consegnato o sepolto stasera stessa. L’area attorno al convento è sotto assedio dai militari cinesi e personale di polizia.
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Dichiarazione di S.S. Dalai Lama sulla sua Reincarnazione
Oct 14th, 2011 by
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Sua Santità il Dalai Lama: “Quando avrò circa novant’anni, mi consulterò con gli alti Lama delle tradizioni Buddiste Tibetane, con i cittadini tibetani ed altre persone interessate, seguaci del Buddhismo tibetano, per rivalutare se dovrà continuare, oppure no, l’istituzione del Dalai Lama”.
Dichiarazione di Sua Santità il quattordicesimo Dalai Lama, Tenzin Gyatso, sulla questione della sua Reincarnazione
24 settembre 2011
Traduzione provvisoria in lingua italiana dalla versione in lingua inglese pubblicata sul sito web dell’Ufficio di Sua Santità il Dalai Lama , a cura del Dott. Thomas Dana Lloyd con la revisione del Dott. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.
Introduzione
Compatrioti tibetani, dentro e fuori del Tibet, tutti coloro che seguono la tradizione buddista tibetana Mahayana, e tutti coloro che hanno un legame con il Tibet e i tibetani: grazie alla preveggenza dei nostri antichi re, ministri e studiosi-iniziati, il completo insegnamento del Buddha, ivi compresi gli insegnamenti delle scritture e delle esperienze dei Tre Veicoli e dei Quattro Rami del Tantra, insieme con gli argomenti e le discipline correlate, hanno avuto una larga fioritura nel Paese delle Nevi. Il Tibet è stato fonte per il mondo rispetto alle tradizioni buddhiste ed alle tradizioni culturali collegate. In particolare, ha contribuito in maniera significativa alla felicità di innumerevoli esseri in Asia, tra cui quelli in Cina, nel Tibet e in Mongolia.
Nel corso del sostegno alla tradizione buddista nel Tibet, abbiamo sviluppato una tradizione tibetana unica nel mondo per il riconoscimento delle reincarnazioni di studiosi-iniziati; tale tradizione è stata di enorme aiuto, sia al Dharma, sia agli esseri senzienti, in particolare alla comunità monastica.
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Deceduti Khayng e Choephel, i due tibetani immolatisi il 7 ottobre
Oct 12th, 2011 by
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Volantino clandestino che chiede il rispetto dei diritti civili in Tibet
All’ospedale di Bakham, dove era stato ricoverato dopo essersi dato fuoco, è spirato Khaying, il secondo dei due giovani monaci auto immolatisi il 7 ottobre. Si è appreso nella tarda serata dell’11 ottobre che anche l’altro ragazzo, Choephel, ritenuto in un primo tempo morto all’istante, è deceduto all’ospedale dove era stato ricoverato in condizioni gravissime. “L’attuale stato di repressione in Tibet è insopportabile”, aveva confidato ai suoi amici.
Prima di morire, Khaying ha dettato una lettera a chi lo assisteva: nello scritto dichiara di essere fiero del gesto estremo da lui compiuto per la causa del suo paese e chiede agli amici e ai compatrioti di non essere tristi per la sua morte. All’ospedale, Khaying è stato tenuto sotto stretta sorveglianza. Le autorità cinesi hanno effettuato la cremazione e solo in un secondo momento hanno consegnato le ceneri alla famiglia, tenuta sotto sorveglianza e costretta a limitare le pratiche religiose normalmente eseguite durante un funerale. Non più di cinque monaci hanno potuto officiare preghiere e rituali. In segno di solidarietà, gli abitanti di Ngaba hanno proclamato tre giorni di lutto cittadino. Dall’8 al 10 ottobre tutti i negozi e ristoranti della cittadina hanno tenuto le saracinesche abbassate. Molti tibetani si sono recati ai monasteri per porgere offerte e pregare.
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Lutto per tre giorni dopo l’auto-immolazione di due monaci tibetani
Oct 11th, 2011 by
admin
Prima di darsi fuoco, i due monaci hanno urlato di volerlo fare “per la causa del Tibet” e per protestare “contro la situazione intollerabile che si vive a Ngaba”.
Ngaba, nel Sichuan, è sempre di più l’epicentro della protesta anti-cinese della popolazione tibetana. Due giovani monaci scelgono di morire per la causa e la città chiude i battenti in segno di omaggio per le vittime. Invece di cercare il dialogo, Pechino manda gli agenti a perlustrare la zona.
Ngaba (AsiaNews) - La popolazione della cittadina di Ngaba ha deciso di rendere omaggio a due giovani monaci buddisti tibetani che si sono dati fuoco per protestare contro il dominio e la persecuzione cinese. Per tre giorni, l’intera cittadinanza ha tenuto chiusi gli esercizi commerciali e ha visitato i templi della zona per pregare e ricordare i due. Le autorità comuniste hanno scelto invece la linea dura: non hanno consegnato alla famiglia il corpo di uno dei due e sta piantonando le abitazioni “sensibili”. L’auto-immolazione dei monaci è avvenuta lo scorso 7 ottobre. Khaying, 18 anni, e Choephel, 19 anni, erano entrambi studenti presso il monastero buddista di Kirti, alla periferia di Ngaba.
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Appello alla mobilitazione per le torce umane in Tibet
Oct 10th, 2011 by
admin
Di fronte al tragico ripetersi degli episodi di auto-immolazione di giovanissimi monaci tibetani – sono ormai sette i casi che si contano a partire dallo scorso mese di marzo 2011, i gruppi di sostegno al Tibet sono chiamati a mobilitarsi in massa affinché i tibetani all’interno del Tibet non si sentano soli e sappiano che la comunità internazionale è al loro fianco. Con lo slogan: “Quando è troppo, è troppo, salviamo le vite dei tibetani”, la rete di organizzazioni di supporto al Tibet (ITN) ha lanciato un appello agli oltre 180 gruppi che ne fanno parte affinché intraprendano azioni mirate, coordinate e di massima visibilità. Oltre a numerose azioni volte alla sensibilizzazione dei governi nazionali, sono in programmazione, per il giorno 2 novembre 2011, presidi e manifestazioni di fronte alle ambasciate cinesi in tutto il mondo.
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Dalai Lama: Pechino ipocrita, ha paura della verità
Oct 10th, 2011 by
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Sua Santità il Dalai Lama: “La Cina dice che sono un demonio".
In videoconferenza con Città del Capo, per l’80esimo compleanno di Desmond Tutu, il leader buddista usa l’arma dell’ironia: “Dicono che sono un demonio, è normale che abbiano paura di me. E in effetti sì, ho le corna”. E mima le due protuberanze. Poi torna serio e, sul visto negato da Pretoria, dice: “Immorale questo atteggiamento, che nasce dalla paura della Cina”.
Dharamsala (AsiaNews) - Il Dalai Lama sceglie l’arma dell’ironia per rispondere alle critiche del governo cinese e sottolinearne “l’ipocrisia e la mania censoria”. Il leader buddista, in videoconferenza con Città del Capo in occasione dell’80esimo compleanno dell’arcivescovo Desmond Tutu, commenta il visto negato dalle autorità sudafricane con una battuta: “La Cina dice che sono un demonio. È normale che la gente abbia paura di un demonio. E sì, in effetti ho le corna”. Il premio Nobel per la pace sarebbe dovuto essere l’ospite d’onore alle celebrazioni per il religioso, che insieme a Mandela guidò la rivolta contro l’apartheid. Ma il governo di Jacob Zuma gli ha negato il visto di ingresso: d’altra parte, Pechino è di gran lunga il più importante partner commerciale di Pretoria. Tutu ha attaccato con violenza l’esecutivo: “Pensate soltanto al commercio, siete peggiori di quelli dell’apartheid. Ma se non state attenti, farete la stessa fine”.
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Il Dalai Lama al compleanno di Tutu. Ma in video
Oct 8th, 2011 by
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Sua Santità il Dalai Lama saluta affettuosamente l'arcivescovo Desmond Tutu
Ecco il link del video su youtube del dialogo fra S.S. Il Dalai Lama e Desmond Tutu proprio in questa occasione: http://www.youtube.com/watch?v=kgkgdTaK8AE&feature=share
Il governo sudafricano nega il visto al leader buddista, che domani interverrà ai festeggiamenti per l’80esimo compleanno del Nobel africano in videoconferenza. L’ira dell’arcivescovo: “Il governo difende interessi commerciali, è peggiore di quello dell’apartheid. Ma stia in guardia”. Da due anni la Cina è il maggiore partner commerciale di Pretoria. - Sua Santità il XIV Dalai Lama parteciperà come previsto ai festeggiamenti per l’80esimo compleanno dell’arcivescovo Desmond Tutu; soltanto, interverrà in videoconferenza e non dal vivo come previsto in origine. Pretoria ha infatti negato il visto di ingresso al leader spirituale, che non potrà entrare in Sud Africa. E il suo “amico e fratello nello spirito” Tutu tuona contro il governo: “State difendendo i vostri interessi commerciali. Ma state attenti, potreste finire come il governo dell’apartheid”. Il Dalai Lama ha visitato il Paese africano tre volte, durante la presidenza di Nelson Mandela. Questa volta, nonostante le pressanti richieste, si è visto negare il permesso di ingresso.
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Altri due tibetani si immolano in Tibet , e fanno 7
Oct 8th, 2011 by
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Proteste a Delhi di fronte all'ambasciata cinese
Notizie arrivate dal Tibet confermano che ieri, 7 ottobre, altri due tibetani si sono immolati con il fuoco. Si teme che uno sia morto, l’altro è in gravi condizioni. Questo drammatico gesto, il terzo nell’arco di una sola settimana, segue di pochi giorni quello di Kalsang Wangchuk, autoimmolatosi lunedì 3 ottobre, e quelli di Lobsang Kalsang e Lobsang Konchok, datisi alle fiamme il 26 settembre. Tutti giovanissimi, i religiosi hanno voluto sacrificare le proprie vite in segno di protesta contro la politica repressiva posta in atto dai cinesi in Tibet. I nuovi due eroi della resistenza tibetana, Choephel e Khayang, di soli diciotto anni, appartenevano al monastero di Kirti e si sono dati fuoco a Ngaba alle 11.30, ora locale. In un comunicato diffuso dal monastero gemello con sede a Dharamsala, si legge che le fiamme li hanno avvolti mentre, con le mani giunte, gridavano slogan anti cinesi e chiedevano libertà per il Tibet e il ritorno del Dalai Lama. Testimoni oculari riferiscono che i poliziotti cinesi, immediatamente accorsi per spegnere le fiamme, hanno iniziato a picchiarli selvaggiamente. “Mentre spegnevano il fuoco li picchiavano”, recita il comunicato che così prosegue: “Khayang è stato visto alzare il pugno e chiedere libertà per il Tibet anche durante il trasporto all’ospedale”. Si teme che Choephel sia invece deceduto a causa delle devastanti ustioni riportate. È la sesta auto-immolazione avvenuta nell’arco dell’anno in corso e la terza nel solo mese di ottobre. Nei giorni scorsi, attorno al monastero di Kirti e a Ngaba erano stati diffusi alcuni volantini nei quali i monaci scrivevano: “Se l’attuale situazione dovesse continuare, altre persone sono pronte a sacrificare la loro vita in segno di protesta”. http://www.italiatibet.org/
Ricordando Steve Jobs: Un buddhista virtuosamente virtuale
Oct 6th, 2011 by
admin
“ Ricordare che dobbiamo morire è il miglior modo che conosco per evitare la trappola di pensare che si abbia qualcosa da perdere “. Steve Jobs a Stanford, 2005.
di Raimondo Bultrini
Steve Jobs ha lasciato questo mondo. Quantomeno con il corpo fisico, che non ce l’ha fatta a resistere al cancro. Virtualmente infatti resterà ben presente nella rete, dove sarà giustamente celebrato e citato finché esisterà una qualunque forma di comunicazione umana sulla terra. Già in vita è stato un guru, figurarsi in morte, con il frutto del suo lavoro che è ormai storia del mondo.
Uno degli aspetti che mette questo sito in relazione a Steve Jobs è il suo rapporto con l’Oriente, e specialmente con l’India e il Giappone buddhista. E’ una pagina finora ben poco raccontata della sua vita. Paul Freiberger e Michael Swaine ne accennano nel loro “Fire in the Valley: The making of the personal computer”. Per capire l’apertura visionaria del genio dei Mac e degli IPhone, gli autori ricordano tra gli altri il viaggio di Jobs e del suo amico Dan Kottke nel ’73 in India, quando l’inventore di Apple aveva appena 18 anni e cercava qualcosa in Asia che non trovava a San Francisco. Da sempre si era dedicato alla lettura della filosofia occidentale e orientale, e il suo itinerario nella terra dei Gandhi e della nascente High Tech di Bangalore fu soprattutto spirituale: si rasò la testa e finì in un ashram induista, il Kainchi sulle Kumaon Hills in Uttar Pradesh.
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Tibet: Quinto monaco tibetano si dà fuoco per protesta anti-Pechino
Oct 3rd, 2011 by
admin
Il monaco tibetano Kalsang del monastero di Kirti si è dato fuoco al mercato della città stringendo in mano una fotografia del Dalai Lama per protesta alla repressione in atto da tempo.
Si chiama Kalsang, ha 18 anni, o forse anche 17, è un monaco tibetano del monastero di Kirti e oggi, stringendo in mano una fotografia del Dalai Lama e invocando maggiori diritti e libertà religiosa per il Tibet, si è dato fuoco . E’ accaduto nel mercato della città di Ngaba, nella provincia di Sichuan. La polizia è riuscita a spegnere le fiamme ma di Kalsang non si hanno notizie, ne sulle sue condizioni ne su dove si trovi ora. Si tratta del quinto gesto di immolazione da parte di monaci del monastero, della città di Ngaba dai tibetani, diventato ormai epicentro del malcontento tibetano nei confronti del governo cinese. Il monastero Kirty della città di Ngaba ha subito una dura repressione da parte delle forze di sicurezza a maggio. Il governo di Aba, chiamato da Reuters, non ha risposto, così come non è stato possibile raggiungere la polizia per un commento.
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Se i Dalai lama fossero delle piante
Oct 1st, 2011 by
admin
Sua Santità il Dalai Lama
di Raimondo Bultrini. La Repubblica. - Nell’articolo pubblicato sul Web http://www.repubblica.it/esteri/2011/09/26/news/la_cina_avverte_il_dalai_lama_decidiamo_noi_il_successore-22273646/?ref=HREC2-5 di questo giornale, davamo notizia del duro scontro, per molti versi senza precedenti, tra le autorità cinesi e il solito indomabile leader spirituale dei tibetani, il Dalai lama. Da una parte l’intero apparato di un gigantesco Partito-Stato, con gli interessi economici delle sue imprese e l’imperativo di mantenere l’ordine sociale in ogni provincia dell’impero. Dall’altra un popolo di montanari e monaci che condividono un grande sogno spirituale, più importante per loro della sopravvivenza materiale: rivedere il Dalai lama in Tibet in questa o nelle prossime vite. Ne è testimonianza la sorte di due monaci che si sono dati alle fiamme pochi giorni fa nel monastero di Kirti, nella regione dell’Amdo. Non si sa con certezza se uno di loro sia morto, come dicono i suoi compagni, o se siano entrambi vivi sotto le cure dei medici cinesi, come sostengono le autorità. Ma si sa che i monaci di Kirti hanno compiuto il gesto al grido “Lunga vita al Dalai lama”, subito dopo aver appreso la notizia della determinazione cinese di nominare d’ufficio il prossimo leader spirituale del Tibet. Come loro, si erano già immolati altri bonzi, per la cui morte i cinesi avevano arrestato decine di altri religiosi con l’accusa di non averglielo impedito.
“Non distruggete il vostro prezioso corpo umano, come insegnava il Buddha. E soprattutto non fatelo per augurare lunga vita a me”, ha sempre cercato di dire il Dalai lama in numerosi discorsi rivolti ai tibetani, sia gli esuli che a quelli rimasti sotto il governo cinese.
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Si continua a morire per il tibet
Sep 30th, 2011 by
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Il 26 settembre 2011 due monaci tibetani diciottenni del monastero di Kirti si sono dati fuoco per sottolineare la gravità della situazione e il continuo deteriorarsi della condizione dei tibetani all’interno del Tibet a causa della pressione e degli strettissimi controlli esercitati sulla popolazione tibetana delle autorità cinesi.
Dopo l’immolazione di altri due giovani monaci del monastero di Kirti che si sono dati alle fiamme in segno di protesta nei confronti delle politiche del governo di Pechino, si levano vibranti prese di posizione da parte della comunità internazionale, di Amnesty International e delle organizzazioni dei tibetani in esilio.
In un comunicato diramato il 26 settembre, il Dipartimento di Stato americano si è dichiarato “estremamente preoccupato” per il ripetersi di episodi di auto-immolazione da parte di cittadini tibetani che chiedono la libertà religiosa e ha invitato Pechino ad autorizzare l’ingresso di giornalisti e di diplomatici nella regione sud occidentale del Tibet per monitorare la situazione. “Alla luce del continuo disagio espresso dalla popolazione tibetana della Cina, esortiamo di nuovo i responsabili cinesi a rispettare i diritti dei tibetani e a proteggere l’identità religiosa, culturale e linguistica del Tibet”, afferma il Dipartimento di Stato.
Alle dichiarazioni della diplomazia USA ha fatto eco, al Parlamento Europeo, la deputata estone Kristina Ojuland che, a Strasburgo, ha chiesto una maggiore severità da parte dell’Europa nell’affrontare la situazione dei diritti umani con la Cina. “Simili manifestazioni estreme di protesta mostrano la disperazione dei tibetani che chiedono sia libertà religiosa sia una maggiore autonomia” – ha dichiarato la parlamentare. “Questi gesti disperati mostrano anche che i tibetani si oppongono con determinazione al perdurare della violazione dei diritti umani e al genocidio culturale in atto in Tibet”.
Nel ricordare i tragici avvenimenti dei monasteri di Kirti, nella contea di Nagaba e di Nyitse, nella contea di Kardze, Amnesty International in un suo comunicato afferma che “le recenti immolazioni sono forme di estrema protesta contro la negazione della libertà religiosa e dei diritti culturali nelle aree ad etnia tibetana”. “Amnesty chiede al governo cinese di porre immediatamente fine a tali pratiche repressive e di rispettare il diritto dei tibetani alla pratica della loro religione e cultura”.
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Dalai Lama: “Sul mio successore decido io”
Sep 29th, 2011 by
admin
Sua Santitàil Dalai Lama ha affermato che la sua incarnazione è solo un suo affare personale e nessuno può interferirvi.
Il leader religioso, durante l’undicesimo Incontro biannuale con i leader del buddismo tibetano e quelli della religione ancestrale Bon, spiega che Pechino “non ha alcun potere sulla questione. E non è escluso che interrompa la tradizione delle rinascite”. La Cina risponde: “Impossibile”. Nel frattempo, altri due giovani monaci si danno fuoco per chiedere libertà religiosa in Tibet.
Dharamsala (di Nirmala Carvalho AsiaNews) – Il governo cinese “non ha alcun potere sulle reincarnazioni dei buddha viventi” e quella del Dalai Lama “è un’istituzione sulla quale soltanto io posso decidere. E lo farò, ma quando avrò 90 anni: sono ancora in salute”. Lo ha scritto il XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, nel documento con cui ha concluso l’undicesimo Incontro biannuale con i leader del buddismo tibetano e quelli della religione ancestrale Bon. Il 76enne leader religioso ha chiarito una volta per sempre su chi dovrà scegliere e riconoscere il suo successore, ricordando alle autorità cinesi che “l’ultima parola sulla nomina della nuova guida spirituale dei tibetani non spetta certo a Pechino. Consulterò i grandi lama della tradizione buddista tibetana, il popolo del Tibet e altri fedeli e procederò a una rivalutazione dell’istituzione del Dalai Lama per decidere se debba essere tramandata o meno”.
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Altre due immolazioni in Tibet
Sep 28th, 2011 by
admin
Con i due giovani del 26 settembre sale a quattro il numero di monaci che si sono sacrificati per la libertà del Tibet.
Il 26 settembre altri due monaci tibetani si sono dati alle fiamme per protestare contro la repressione cinese in Tibet. Lobsang Kelsang e Lobsang Kunchok, entrambi diciottenni e residenti nel monastero di Kirti situato nella contea di Ngaba (area tibetana dello Sichuan), sono arrivati al locale mercato e dopo aver gridato slogan inneggianti alla libertà religiosa e al ritorno in patria del Dalai Lama, si sono dati fuoco. Agenti della Polizia Armata, che ormai da tre anni pattugliano in forze la zona, sono intervenuti immediatamente catturando i due giovani e portandoli in una località sconosciuta. Fonti attendibili affermano che uno dei due giovani è morto sul luogo dell’immolazione mentre le condizioni dell’altro sono ritenute disperate. Il monastero di Kirti è praticamente sotto assedio da quando il 16 marzo di quest’anno il monaco Lobsang Phuntsok (cugino di Lobsang Kelsang) morì dopo essersi bruciato vivo per protesta. La comunità monastica è esasperata per il permanente clima di intimidazioni poliziesche e le continue repressioni. Proprio il 10 settembre tre monaci sono stati condannati a diversi anni di lavori forzati. I tre, Lobsang Dhargye, Tsekho e Dorjee, erano stati arrestati il 12 aprile per essere in qualche modo connessi con l’immolazione avvenuta il 16 marzo.
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La Cina avverte il Dalai Lama “Decidiamo noi il successore”
Sep 27th, 2011 by
admin
Il Dalai Lama, nella sua dichiarazione ai capi delle quattro scuole ufficiali del buddismo tibetano, ha detto di voler decidere la sua successione solo al compimento dei 90 anni.
Pechino furiosa dopo le parole dell’autorità spirituale in esilio, che ha dichiarato di aver pronte le “linee guida” per l’individuazione della sua prossima reincarnazione: “Saremo noi a nominarlo”. Due monaci si danno fuoco per protesta. di Raimondo Bultrini
BANGKOK - “Nessuno, nemmeno la Cina ha diritto di decidere chi sarà e dove nascerà la mia prossima reincarnazione”. Il recente annuncio dell’attuale XIV Dalai Lama di avere pronte le “linee guida” per la scelta del XV leader spirituale tibetano, ha scatenato una reazione furiosa delle autorità cinesi. Per bocca del portavoce degli Esteri Hong Lei, Pechino ha detto con chiarezza inedita in una conferenza stampa che “il titolo di Dalai Lama conferito dal governo centrale cinese e si considera illegale ogni eccezione”. Secondo Hong Lei “non è mai esistita la pratica di un Dalai Lama che identifica il suo proprio successore”.
Il provocatorio paradosso storico ha subito scatenato una reazione emotiva violenta in Amdo, nel cuore del Tibet dove nacque Tenzin Gyatso, l’attuale Dalai oggi in esilio. Appena si è diffusa la notizia della volontà cinese di nominare d’ufficio il loro prossimo leader spirituale, due giovani monaci del monastero di Kirti, da mesi in rivolta, si sono dati fuoco gridando “lunga vita al Dalai Lama”. I due monaci appartenevano al monastero di Kirti, in un’area a popolazione tibetana della provincia cinese del Sichuan, dove già a marzo un altro monaco di nome Phuntsog, che secondo i gruppi tibetani in esilio era il fratello maggiore di uno dei due, si era suicidato per protesta contro la “repressione” della Cina. In agosto la stessa forma di protesta era stata scelta da Tsewang Norbu, di 29 anni, di un altro monastero tibetano del Sichuan, quello di Tawu, a 150 chilometri da Kirti.
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Lavori forzati e corruzione per “rieducare” monaci tibetani
Sep 20th, 2011 by
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Le autorità cinesi stanno pianificando nuove sessioni di “rieducazione patriottica” per diminuire in modo significativo la resistenza dei monaci.
Dharamsala (di Nirmala Carvalho, AsiaNews) Lobsang Dhargye (22 anni), Tsekho (30 anni) e Dorjee (16 anni) avrebbero assistito il giovane monaco Phunsog durante la sua autoimmolazione nel fuoco, il 16 marzo scorso. Intanto, Pechino offre 10mila yuan e un prestito di 50mila yuan ai monaci di Kirti per “cominciare una nuova vita”. L’Ufficio cinese di pubblica sicurezza della prefettura di Ngaba ha condannato altri tre monaci del monastero di Kirti a 3 anni di “rieducazione” in campi di lavoro. Arrestati il 12 aprile di quest’anno, Lobsang Dhargye, Tsekho e Dorjee sono sospettati di essere coinvolti nella morte di un giovane monaco, Phuntsog, che si è dato fuoco lo scorso 16 marzo. La condanna è avvenuta intorno al 10 settembre scorso, ma solo in questi giorni se ne è avuta notizia. Dorjee, 16 anni, originario del villaggio di Lhoengtsang, è stato condannato a tre anni di lavori forzati. Tsekho, 30 anni, di Tru-tse, e Lobsang Dhargye, 22 anni di Myeruma, sono stati condannati “solo” a due anni e sei mesi. Lobsang Dhargye è il fratello del monaco Phuntsog, che si è autoimmolato per ricordare le proteste anticinesi del 16 marzo 2008, represse nel sangue dall’esercito cinese che sparò sulla folla disarmata. Ogni anno all’inizio di settembre i monaci del monastero di Kirti celebrano 15 giorni di festività. Tuttavia, fino ad oggi solo pochi di loro hanno fatto ritorno al monastero, mentre numerosi funzionari cinesi hanno fatto irruzione nel luogo di culto chiedendo ai monaci di identificarsi.
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Incerto il visto per il Dalai Lama in Sudafrica
Sep 20th, 2011 by
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Sua Santità il Dalai Lama
Continuano i viaggi del leader spirituale tibetano in esilio con l’ostilità cinese.
La Cina si impone sulla visita del leader in Brasile. Il Dalai Lama sta aspettando di sapere se avrà un visto per partecipare ai festeggiamenti per l’ottantesimo compleanno dell’arcivescovo Desmond Tutu, suo amico e premio Nobel per la pace nel 1984, che sarà festeggiato a Città del Capo il 7 ottobre. Due anni fa al leader tibetano era stato vietato l’ingresso in Sudafrica per una conferenza sulla pace. De Klerk, ex presidente sudafricano che ha aperto al suffragio universale eliminando l’apartheid, si e’ dichiarato a favore del Dalai Lama: “Il Sudafrica deve decidere due cose, e’ una societa’ aperta e rispetta le figure religiose?”. Il Sudafrica ha infatti legami molto stretti con la Cina , che avversa il Dalai Lama per le sue rivendicazioni sul Tibet . L’Oceano di saggezza ha avuto una reazione mista anche in Sudamerica: in Messico e’ stato ricevuto dal presidente Felipe Calderon. “Il meeting interferisce con gli affari interni cinesi, ferisce i sentimenti della popolazione e danneggia i rapporti tra Messico e Cina” hanno detto le autorita’ cinesi, che hanno proseguito “Chiediamo che il Messico adotti misure per eliminare questo impatto negativo”. In Brasile il governo sembra aver capito il messaggio e non ha incontrato la figura religiosa, che ha passato tre giorni a San Paolo incontrando il sindaco Gilberto Kassab. Diverso l’atteggiamento in Argentina, dove e’ stato incontrato all’ aeroporto da funzionari del Ministero degli esteri. http://www.developingreport.it/
Terremoto nell’Himalaya: almeno 52 morti in Nepal, Tibet e India
Sep 19th, 2011 by
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Un sisma di magnitudo 6.8 ha colpito ieri la un’ampia area della catena montuosa. Il bilancio delle vittime e dei danni è destinato a crescere, perché alcune zone sono difficili da raggiungere.
Gangtok, 19 settembre 2011 (di Kalpit Parajuli ASCA-AFP ). Si aggrava il bilancio delle vittime del sisma di magnitudo 6.9 che ha colpito ieri una vasta e remota area della catena himalayana compresa tra India, Nepal e Tibet. Secondo le cifre ufficiali, sono almeno 53 i morti, di cui 31 nello stato nord orientale indiano del Sikkim, la zona più colpita, mentre altre 9 persone sono rimaste uccise nel crollo di edifici in altri stati. Almeno sei le persone morte in Nepal, tre delle quali uccise dal crollo del muro dell’ambasciata britannica a Kathmandu. Secondo l’agenzia cinese Xinhua , sette sono invece le vittime in Tibet e ventidue i feriti. Le autorità cinesi hanno collocato l’epicentro del sisma a 40 chilometri dalla frontiera tra India e Tibet. La scossa è stata avvertita fino a Shigatse. Il terremoto è stato avvertito a più di 1000 chilometri di distanza a ovest a Nuova Delhi e in Bangladesh a est. Difficile il compito dei soccorritori: frane e piogge torrenziali stanno bloccando le principali arterie stradali montane e stanno impedendo agli elicotteri di levarsi in volo per raggiungere la zona dell’epicentro. Le squadre di soccorso a terra, però, stanno tentando di raggiungere la capitale dello stato del Sikkim, Gangtok, mentre più di 5000 soldati sono impegnati a ripristinare i collegamenti. Fonte: ASCA-AFP. Kathmandu (AsiaNews) – Almeno 32 persone sono morte nel terremoto di magnitudo 6.8 Richter che ha colpito ieri una vasta area della catena himalayana compresa tra India, Nepal e Tibet. Con il passare delle ore, sta emergendo l’entità della devastazione, anche se molte aree nello Stato nord orientale indiano del Sikkim sono ancora isolate a causa delle frane che bloccano le principali arterie montane. Le fonti ufficiali per ora indicano 18 morti in India, sette in Nepal e sette in Tibet. I feriti sarebbero un centinaio, mentre un numero imprecisato di persone sono ancora intrappolate sotto le macerie. I dispersi sono molto numerosi. I media indiani parlano di 50 soldati indiani dispersi durante le operazioni di soccorso, rese difficili dalla forte pioggia caduta ieri sera. L’epicentro del sisma è localizzato a Taplejung sulla frontiera tra il Sikkim e il Nepal, un’area di difficile accesso e con una popolazione sparsa. Sul posto sono stati inviati diversi battaglioni dell’esercito, che hanno soccorso finora 300 persone, tra cui 25 turisti, alcuni dei quali stranieri.
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Allarmante rapporto USA sulla libertà religiosa in Tibet
Sep 16th, 2011 by
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A conclusione del rapporto, il governo USA denuncia la persecuzione religiosa e la discriminazione in atto in Tibet e chiede ai leader cinesi di “impegnarsi in un costruttivo dialogo con il Dalai Lama e i suoi rappresentanti.
Il Dipartimento di Stato americano ha pubblicato il 13 settembre il Rapporto Annuale sulla Libertà Religiosa nel mondo. Per quanto attiene alla situazione all’interno del Tibet, il documento, che analizza il periodo di tempo compreso tra il luglio e il dicembre 2010, afferma che “Il controllo sulla pratica della religione e la conduzione giornaliera dei monasteri e delle altre istituzioni religiose continua ad essere straordinariamente elevato” tanto che – aggiunge – “a causa delle durissime condizioni di vita e delle restrizioni religiose alcuni monaci si sono suicidati”. “Nel corso del periodo preso in esame” – recita tra l’altro il rapporto USA – “i tibetani sono stati oggetto di continue discriminazioni, quali, ad esempio, il divieto di soggiornare negli alberghi di alcune grandi città, quali Pechino, Shanghai e Chendu”. Inoltre “Le autorità locali hanno con frequenza esercitato pressioni sui genitori – soprattutto se impiegati governativi o ex membri del Partito - affinché ritirassero i propri figli dai monasteri, dalle scuole private annesse ai monasteri o dalle scuole tibetane in India”. Il documento riferisce inoltre che il personale diplomatico USA in visita nella Regione Autonoma Tibetana è stato costretto a sottostare a numerose restrizioni che hanno limitato la “possibilità di parlare liberamente con le persone residenti nelle aree tibetane”.
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Acqua e dighe, il nuovo terreno di guerra della Cina
Sep 16th, 2011 by
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La crescente richiesta e mancanza di acqua minaccia la rapida crescita economica dell’Asia
Pechino ignora le convenzioni internazionali e gestisce in maniera dissoluta anche i grandi fiumi internazionali. Costruisce dighe provocando la rabbia delle minoranze e quella delle nazioni confinanti, che si vedono privare di un bene primario. Va fermata, prima che diventi la padrona del rubinetto dell’Asia intera. L’analisi e la denuncia di un docente indiano. New Delhi (di Brahma Chellaney, AsiaNews) – La Cina ha provocato l’allarme internazionale grazie al suo monopolio virtuale delle “terre rare” usate come strumento per il commercio e per aver messo in stallo gli sforzi multilaterali tesi a risolvere le dispute relative al Mar cinese meridionale. Fra i suoi confinanti e vicini, cresce però la preoccupazione sul fatto che la Cina stia cercando di rendere anche l’acqua un’arma politica. Al centro dell’Asia, la Cina è la fonte da cui deriva il maggior numero di fiumi al mondo diretti verso altre nazioni (questi spesso attraversano i confini nazionali): dalla Russia all’India, dal Kazakhstan all’Indocina. Questo risultato è stato ottenuto grazie all’assorbimento delle terre su cui vivevano diverse minoranze etniche, e che ora formano il 60 % della massa di terreno cinese: è da qui che partono i maggiori fiumi internazionali.
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Dalai Lama: Dopo l’11 settembre, auspicando la coesistenza pacifica
Sep 12th, 2011 by
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Sua Santità il Dalai Lama
11 Settembre 2011
Oggi, mentre celebriamo il decimo anniversario dell’11 settembre 2001, gli attacchi su New York e Washington DC, ricordiamo tutte le vite innocenti perse e riflettiamo sugli effetti a dieci anni di distanza da quel tragico giorno. L’11 settembre ci ricorda di quale orrore noi esseri umani possiamo scatenare verso noi stessi quando lasciamo che la nostra intelligenza e potente tecnologia sia soverchiata dall’odio.
Dobbiamo imparare dai nostri ricordi dolorosi dell’11 settembre e diventare più consapevoli delle conseguenze distruttive che sorgono quando cediamo a sentimenti di odio.
Questa tragedia, in particolare, ha rafforzato la mia convinzione che promuovere uno spirito di pacifica convivenza e reciproca comprensione tra i popoli del mondo e le tradizioni di fede è una questione di urgente importanza per tutti noi. Dobbiamo quindi fare ogni sforzo per garantire che le nostre tradizioni di fedi diverse contribuiscano a costruire un mondo di attenzione reciproca e di pace.
Il Dalai Lama
9 Settembre 2011
Un successo la visita del Dalai Lama in Messico
Sep 12th, 2011 by
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Moltissime persone sonovenute ad ascoltare Sua Santitàil Dalai Lama nella sua recente visita in America Latina, qui lo vediamo mentre stringe migliaia di mani a San Paolo in Brasile.
Il Dalai Lama , leader spirituale del Tibet in esilio , alla sua terza visita in Messico , ha riunito migliaia di persone nell’ Estadio Azul della capitale Città del Messico per parlare di come “ trovare la felicità in tempi difficili ”. Il Dalai Lama è arrivato allo stadio Azul accompagnato dall’attore americano Richard Gere e con un cappellino della nota squadra locale di calcio Cruz Azul per poi salutare tutti i partecipanti, i quali tutti insieme lo hanno accolto al grido “ Messico ti ama ”. Il Dalai Lama , preso il microfono in mano a risposto al pubblico dicendo: “ Sono felice di essere di fronte a voi e di essere qui ”. Cosí ha cominciato la discussione il leader spirituale buddista: “ Siamo tutti uguali e tutti quanti non vogliamo avere una vita difficile, perché’ in più tutti noi abbiamo diritto di essere felici ”. Il Dalai Lama ha chiesto, tra le altre cose, la smilitarizzazione del pianeta , in modo che se attuata, avrebbe effetti economici positivi, in quanto tutto il capitale che attualmente si investe in questo ambito potrebbe essere destinato ad altre priorità come l’ istruzione , la salute e progetti costruttivi . Si é riunito con gli insegnanti con i quali ha tenuto la conferenza dal titolo “ Facilitare la mente e nutrire il cuore: una approccio olistico all’educazione ”.
Nepal: arrestati 20 ragazzi tibetani per ingresso illegale nel paese
Sep 12th, 2011 by
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Dharamsala, 12 settembre 2011. Il governo nepalese ha ordinato l’arresto di venti ragazzi tibetani che, domenica 4 settembre, avevano varcato il confine tibetano ed erano entrati in Nepal. Accusati di ingresso illegale nel paese, i fuggitivi – quindici ragazzi e cinque ragazze di età compresa tra i 16 e 18 anni – sono stati fermati nei pressi di uno sperduto villaggio himalayano del Nepal occidentale mentre a piedi attraversavano il confine.
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Condannati al carcere altri due tibetani
Sep 7th, 2011 by
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Samphel Dhondup.
Samphel Dhondup, un tibetano di ventitré anni della Contea di Kardze, è stato condannato a tre anni di carcere per aver partecipato a una pacifica protesta contro il governo cinese in Tibet e il duro trattamento che il regime riserva alla popolazione. Tibet Net, il sito ufficiale dell’Amministrazione Centrale Tibetana, riferisce di aver appreso da fonte attendibile che il fatto risale allo scorso 10 luglio 2011. Quel giorno, tre giovani tibetani – Samphel Dhondup, ventitré anni, Lobsang Phuntsog, diciassette anni e Lobsang Lhundup – inscenarono, attorno alle 4.00 del pomeriggio, una pacifica manifestazione di protesta nella Contea di Kardze (Regione Orientale del Kham). Furono immediatamente arrestati dalla polizia che li trasferì in un vicino centro di detenzione. Lobsang Phuntsok e Lobsang Lhundup furono rilasciati sulla parola ma Samphel Dhondup fu condannato dal tribunale locale a tre anni di carcere per aver organizzato la manifestazione di protesta e aver turbato l’ordine pubblico. Le autorità cinesi, dopo la sentenza, non hanno rese pubbliche le ragioni del suo arresto e il luogo della sua detenzione. Ricorda Tibet Net che dalla morte di Tsewang Norbu, il monaco del monastero di Nyatso che alla metà dello scorso mese di agosto si è ucciso dandosi fuoco in segno di protesta contro l’illegale occupazione del Tibet e la durissima repressione cinese, le autorità hanno dispiegato in tutta la regione del Kham e in particolare attorno al monastero, situato nella cittadina di Tawu, migliaia di militari che presidiano strettamente la zona e impediscono l’accesso all’istituto religioso. Sono state chiuse strade, scuole, ristoranti e bar. Sono stati rafforzati i controlli sui movimenti dei tibetani, sulle linee di comunicazione telefoniche e sui collegamenti internet. Un’altra condanna a tre anni di carcere
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Tibet, il silenzio è d’oro
Sep 5th, 2011 by
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Del Dalai Lama, l'ex padrone di casa, non c’è traccia. Nessuna immagine, nessun riferimento da parte dei monaci che accolgono i flussi di visitatori al Potala.
Pechino soffoca con turismo e soldi la spiritualità buddista. di Michele Esposito
Bandiere cinesi sul Potala. Sui tetti del cuore antico di Lhasa, capitale di un Tibet sempre più lontano dall’immagine di culla della spiritualità buddista che per secoli lo ha segnato. La regione autonoma himalayana oggi è saldamente nelle mani del governo cinese. Pronto a sedare qualsiasi focolaio di dissenso in nome del mantenimento dell’ordine e della stabilità. Oggi in Tibet non c’è spazio per le proteste. Quelle che nella primavera del 2008 incendiarono Lhasa scatenando la dura repressione di Pechino sono un ricordo sbiadito, visibile solo nei drappelli di militari che controllano le antiche vie del cuore tibetano della capitale.
LA SFILATA DEI PELLEGRINI BUDDISTI. Lì, sotto lo sguardo vigile di soldati in tenuta mimetica, sfilano nel silenzio i pellegrini buddisti che ogni giorno percorrono il circuito attorno allo Jokhang, l’edificio più sacro del Tibet. Al suo interno, gli autoctoni effettuano lentamente il rituale giro delle cappelle, dove campeggiano grandiose statue dedicate ora a Sakyamuni (il Buddha storico, detto del presente) ora ai diversi Bodhisattva (esseri che hanno raggiunto lo stato di illuminazione) che vigilano sulla sorte dei fedeli. Ai quali, in numero di giorno in giorno maggiore, si affiancano centinaia di turisti, cinesi soprattutto, che affollano le anguste sale dello Jokhang incuranti del religioso silenzio che la dottrina tibetana imporrebbe.
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I censori cinesi tagliano le pagine di Ai Weiwei
Sep 4th, 2011 by
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di Marco Del Corona, Corriere della Sera, 4 settembre 2011
Succedono cose nello strano limbo di Ai Weiwei. L’artista reinventatosi critico (del potere) sarebbe obbligato a tacere, condizione che ha accompagnato il suo rilascio, in giugno, dopo 81 giorni di detenzione. Né al momento è stato comunicato se e quando sarà processato per i reati fiscali che gli sono stati attribuiti insieme con accuse di pornografia e bigamia. Tuttavia i censori di Pechino sono tornati a occuparsi di lui. Le copie distribuite in Cina del settimanale americano Newsweek , infatti, sono state consegnate nelle poche rivendite (in centri commerciali e alberghi internazionali) senza la pagina che conteneva un articolo a firma proprio di Ai. Un testo «alla» Ai Weiwei. Nel quale, nell’inglese efficace metabolizzato durante la sua lontana scapigliatura newyorkese, parla di una Pechino città «della disperazione», di migranti «schiavi», di funzionari che «ci negano diritti basilari».
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Così Pechino cambia faccia al Tibet: Il Buddismo diventa un business
Aug 27th, 2011 by
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Pellegrini tibetani a Lhasa. La verità è che la situazione resta tesa non solo in Tibet ma anche nel confinante Sichuan, dove a marzo e ancora pochi giorni fa due monaci si sono dati fuoco e sono morti per protestare contro le restrizioni imposte da Pechino e per il ritorno a Lhasa del leader spirituale dei buddisti tibetani.
E’ tutto diverso il volto di Lhasa da quel 14 marzo del 2008 che ne insanguinò le strade. Non si fa più tappa obbligata davanti ai resti della guerriglia lungo la Beijing Rd, l’arteria principale che segna la città passando di fronte al Potala, con quei negozi messi a ferro e fuoco che per diversi mesi Pechino aveva ordinato di mostrare ai media stranieri per far vedere quanto fosse stata violenta la sommossa dei tibetani contro i cinesi Han. Tornare oggi a Lhasa, con un gruppo di giornalisti invitati dal governo centrale, significa assistere a tutt’altro film: quello di un agglomerato urbano che si espande sempre più velocemente come una qualunque città cinese, con l’ansia di modernizzazione che soffoca le radici di una spiritualità antica; quello di un’idea di sviluppo e di progresso che fa del cuore del buddismo tibetano una macchina per far soldi attraverso il turismo e le nuove attività d’impresa incoraggiate da Pechino con una mirata politica di sgravi e agevolazioni economiche.
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Lhasa: La polizia chiude il monastero di Drepung
Aug 23rd, 2011 by
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Un dissidente tibetano fuggito in India in stretto contatto con la popolazione in Tibet sottolinea che il controllo del governo è asfissiante e “vivere a Lhasa equivale ad essere in prigione”. Chi trasgredisce alle regole viene arrestato o scompare.
Tutte le monache costrette a fare ritorno ai propri distretti di origine. La polizia voleva fermare la continua crescita della comunità. Sconosciuta la sorte di 85 monaci arrestati in maggio.
Dharamsala (AsiaNews) – Ancora arresti e sfratti per monaci e monache tibetani. Lo scorso 14 agosto la polizia ha fatto sgombrare il monastero femminile di Drepung nella periferia di Lhasa. Secondo fonti locali la comunità aveva continue vocazioni e ciò ha spaventato le autorità che hanno chiuso il monastero e costretto tutte le monache a ritornare nei propri distretti.
Un dissidente tibetano fuggito in India in stretto contatto con la popolazione in Tibet sottolinea che il controllo del governo è asfissiante e “vivere a Lhasa equivale ad essere in prigione”. Chi trasgredisce alle regole viene arrestato o scompare.
A tutt’oggi resta sconosciuta la sorte di 85 monaci monaci dell’ex monastero di Tashi Lhunpu, arrestati in maggio. Dopo la chiusura della loro comunità nel 1995 essi erano riusciti a mantenere una loro dimensione “comunitaria”, aiutandosi l’un l’altro a trovare lavoro come camerieri, commercianti, autisti e sostenendo i più anziani. Nonostante gli appelli delle famiglie, le autorità non vogliono rivelare il luogo e le ragioni della loro detenzione.
Tibet: Scontri e arresti durante il funerale del monaco martire
Aug 19th, 2011 by
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Omaggio a Tsewang Norbu, il monaco di 29 anni immolatosi dandosi fuoco a ferragosto invocando la libertà del Tibet e il ritorno del Dalai Lama
Un numero imprecisato di persone sono state picchiate e arrestate in Tibet nei pressi del monastero di Tawu Nyitso, dove migliaia di tibetani si erano riuniti per rendere omaggio a Tsewang Norbu, il monaco di 29 anni immolatosi dandosi fuoco a ferragosto invocando la libertà del Tibet e il ritorno del Dalai Lama.
Le forze di sicurezza cinesi, circa un migliaio di agenti, dopo la morte del monaco, hanno cordonato il monastero tagliando luce ed elettricità. Nonostante il divieto delle autorità, i monaci hanno portato il corpo di Tsewang Norbu nel suo monastero dove oltre 10.000 tibetani lo hanno raggiunto per dargli un ultimo saluto.
A questo punto la polizia è intervenuta per bloccare l’adunata ordinando l’immediata cremazione del corpo del giovane deceduto. Secondo il sito Phayul, le autorità hanno presidiato il sito del funerale, impedendo ai locali di parteciparvi. “I locali - ha raccontato Khenrab, un monaco che vive a Dharamsala ma ha molte conoscenze a Tawu - hanno potuto dare l’ultimo saluto a Tsewang, solo da molto lontano, senza potersi avvicinare”.
I tibetani in esilio nel mondo, da New York a Dharamsla a Taiwan, hanno organizzato veglie di preghiera in segno di protesta e in ricordo del sacrificio di Tsewang Norbu. Il parlamento tibetano in esilio, da Dharamsala in India ha fatto sapere che “fatti come questo che accadono frequentemente in Tibet indicano chiaramente il profondo risentimento della gente del Tibet contro le politiche sbagliate del governo cinese nei confronti del Tibet”.
Intanto anche nella rete sono molti i messaggi di protesta e di denuncia per quanto accaduto. http://www.tio.ch/Estero/News/645977/Scontri-e-arresti-durante-il-funerale-del-monaco-martire
Tibet in Fiamme
Aug 18th, 2011 by
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L’immolazione di Tsewang Norbu (nella foto) è il secondo suicidio politico in meno di cinque mesi che avviene nelle aree tibetane dello Sichuan. Infatti lo scorso 16 marzo si era dato fuoco Phuntsog, un monaco di 20 anni appartenente al monastero di Kirti, nella contea di Ngaba.
Nonostante le rassicurazioni di Pechino, la situazione nella Regione Autonoma del Tibet e nelle aree tibetane incorporate dal 1965 in alcune province cinesi è tutt’altro che normalizzata a due anni dalla vasta e sanguinosa esplosione di collera della primavera 2008.
Tragica dimostrazione del perdurare di questo stato di crisi è l’immolazione di Tsewang Norbu un giovane monaco del monastero di Nyitso che, alle 12,30 del 15 agosto, si è dato fuoco dopo aver gridato per alcuni minuti slogans inneggianti all’indipendenza del Tibet e al ritorno in patria del Dalai Lama.
Secondo testimonianze attendibili, il cadavere di Tsewang Norbu è stato portato all’interno del monastero per i tradizionali riti funerari buddisti mentre diverse migliaia di soldati e poliziotti cinesi hanno immediatamente circondato il luogo di culto. Nella cittadina di Tawu (Daofu in mandarino), nelle cui vicinanze si trova Nyitso, è stato imposto una sorta di coprifuoco non dichiarato, con la popolazione impedita ad uscire di casa e le strade pattugliate da mezzi blindati e soldati armati. Ma questo imponente apparato repressivo non è riuscito ad impedire che diverse migliaia di tibetani riuscissero a raggiungere i cancelli del monastero per cercare di difendere i monaci da un possibile assalto delle forze di polizia. In alcuni tafferugli avvenuti poco dopo l’immolazione di Tsewang, è stato arrestato un dimostrante di nome Gyaltsen che è stato però liberato dopo poche ore.
La situazione è dunque estremamente tesa in tutta l’area. Ieri mattina è arrivato a Tawu Lui Dao Ping, segretario del Partito Comunista per la Prefettura Autonoma di Kardze, che ha inasprito ancora le restrizioni, decretando la chiusura di scuole, ristoranti e locali pubblici. Inoltre ha ordinato che tutte le funzioni religiose in onore di Tsewang Norbu siano sospese e il corpo del monaco consegnato alle autorità.
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Tibet: un altro monaco si uccide dandosi fuoco gridando viva il Dalai Lama
Aug 17th, 2011 by
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Tsewang Norbu in fiamme
Tsewang Norbu, un monaco di ventinove anni appartenente al monastero di Nyitso, presso la città di Kardze, nella provincia orientale del Kham, è morto dopo essersi dato fuoco in segno di protesta contro le crescenti vessazioni e restrizioni poste in atto nel paese da parte delle autorità cinesi. Il giovane religioso ha compiuto il gesto estremo alle 12.30 (ora locale) del 15 agosto sul ponte del fiume Chume, nel centro della cittadina di Tawu, nei pressi di Kardze. Dopo aver chiesto a gran voce libertà per il Tibet e il ritorno di Sua Santità il Dalai Lama e dopo aver distribuito volantini in cui ribadiva le sue richieste, il monaco ha prima bevuto della benzina e poi l’ha cosparsa su tutto il suo corpo dandosi fuoco. La morte è stata istantanea. I confratelli hanno subito riportato il cadavere di Norbu al monastero e hanno dato inizio ai preparativi dei rituali e delle cerimonie funebri nonostante la presenza di militari nelle strade attorno al monastero e ai tentativi di alcuni soldati di sottrarre ai monaci il corpo del religioso. Allo scopo di impedire la diffusione della notizia, le autorità governative hanno tagliato le linee telefoniche e bloccato gli accessi internet in tutta la zona. Nell’area di Kardze la tensione era altissima da oltre un mese in seguito alla proibizione di celebrare il compleanno del Dalai Lama, lo scorso 6 luglio, imposta ai tibetani dalle autorità cinesi. Ai tentativi di opporsi al divieto attuati da monaci e monache in aperta sfida al governo locale, i cinesi avevano risposto tagliando acqua ed elettricità agli istituti religiosi rimasti senza luce e rifornimento idrico a partire da quella data. Dolore e costernazione aveva inoltre suscitato la recente notizia della morte di Thinley, un giovane di Beri Serkha – area di Kardze – deceduto in prigione dopo mesi di torture. Fonti in esilio confermano che il gesto di Tsewang Norbu è stato motivato dalle crescenti restrizioni imposte alla libertà di culto e all’intensificarsi della campagna di indottrinamento politico in atto in tutto il Tibet e particolarmente nella zona di Tawu. In segno di omaggio a Tsewang Norbu e a sostegno delle continue invocazioni alla libertà provenienti dal Tibet, le maggiori organizzazioni non governative tibetane hanno congiuntamente organizzato a Dharamsala, in data odierna, una fiaccolata che si è snodata fino allo Tsug-la Khang, il tempio principale della città. L’Amministrazione Centrale Tibetana, in un comunicato, si è detta profondamente rattristata per la morte di Tsewang il cui gesto disperato è un ulteriore ed evidente segno del continuo peggioramento della situazione dei diritti umani in Tibet. Il Governo di Dharamsala, ha inoltre auspicato che le autorità cinesi non reagiscano in modo sproporzionato al gesto di una persona che ha sacrificato la sua vita per i propri ideali. “Un mese fa il governo cinese ha pubblicato un Libro Bianco sul Tibet in cui enfatizza i benefici arrecati dalla Cina al popolo tibetano” – si legge nel documento – “Chiediamo al Governo cinese, anziché di pubblicare notizie che distorcono la verità, di rivedere la sua politica in Tibet e di adottare misure più vicine alle aspirazioni del popolo tibetano”. Fonti: Phayul – The Tibet Post http://www.italiatibet.org/ “
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Lobsang Sangay è la nuova guida politica del Tibet
Aug 9th, 2011 by
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Il giuramento del nuovo Kalon Tripa Lobsang Sangay
Nel corso di una solenne cerimonia alla quale hanno partecipato il Dalai Lama e il Primo Ministro uscente Samdhong Rinpoche, oltre a migliaia di spettatori e invitati, il dottor Lobsang Sangay ha prestato solenne giuramento di fedeltà alla Carta Costituzionale tibetana divenendo ufficialmente il nuovo Kalon Tripa, leader politico dell’Amministrazione Tibetana. Nel suo primo discorso dopo l’investitura ufficiale, Lobsang Sangay ha dichiarato, tra l’altro, che la sua nomina è in primo luogo frutto dei sacrifici e dell’impegno di generazioni di tibetani dentro e fuori il Tibet e ha precisato che il Dalai Lama ha devoluto il suo potere politico “non solo a me in quanto Kalon Tripa, ma a tutti i tibetani”.
Ha inoltre affermato che la sua elezione dovrebbe dimostrare agli esponenti della linea dura all’interno del governo cinese che la leadership tibetana, lungi dall’indebolirsi, è invece destinata a crescere e a diventare più forte con il passare degli anni: “Siamo qui per rimanerci”. “Dopo sessant’anni di malgoverno, il Tibet oggi non è il paradiso socialista che i governanti cinesi avevano promesso, l’occupazione cinese è una tragedia”, ha proseguito il Kalon Tripa sottolineando che, nonostante la tragedia, i tibetani intendono ribadire alla Cina e al mondo intero la loro fedeltà alla linea della non-violenza, alla ricerca del dialogo e alla politica della Via di Mezzo.“Avendo l’unità, l’innovazione e la fiducia come principi guida di sei milioni di tibetani, la vittoria sarà nostra”, ha dichiarato. Ricordando che il cammino non sarà facile, Sangay ha chiesto alle nuove generazioni tibetane di sostenere la causa del Tibet con tutto il loro sostegno ed energie. “Il vostro impegno - ha affermato – sarà determinante nello stabilire se il Tibet sopravviverà o diverrà un pezzo da museo”. “E’ arrivato il momento di essere fermamente convinti che siamo tibetani e che possiamo farcela”. “Ai fratelli e alle sorelle all’interno del Tibet dico oggi, con fiducia, che ci riuniremo presto”.
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Lobsang Sangay: La soluzione del problema tibetano riguarda miliardi di persone in Asia
Aug 8th, 2011 by
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Il nuovo Kalon Tripa Lobsang Sangay con Sua Santità il Dalai Lama
Dharamsala (di Nirmala Carvalho AsiaNews) - Ha assunto oggi i poteri Lobsang Sangay, premier del governo tibetano in esilio, eletto dopo che quest’anno il Dalai Lama ha comunicato la rinuncia al ruolo di capo politico del movimento tibetano per essere solo il loro leader religioso. Il precedente Kalon Tripa (primo ministro) del governo tibetano, Samdhong Rinpoche, era la reincarnazione di un lama e non ha mai avuto un ruolo effettivo di capo politico. Intervista esclusiva di AsiaNews al nuovo premier.
Quale è ora il rapporto del Kalon Tripa con il Dalai Lama e quale compito lo attende?
Assumo i miei compiti con il sostegno di Sua Santità il Dalai Lama e con il mandato democratico dei tibetani che vivono in esilio in 30 Paesi nel mondo. I valori che io chiedo per i tibetani sono quelli da loro goduti in India: libertà, uguaglianza e [rispetto per la loro] dignità.
Quale rapporto ha il popolo tibetano con quello cinese e quale con la Cina socialista?
Noi non abbiamo nulla contro il popolo cinese o la Nazione cinese, vogliamo risolvere la questione tibetana in modo pacifico attraverso il dialogo. Ma il popolo cinese deve sapere che, da un punto di vista storico, il Tibet e la Cina sono 2 entità differenti, come riconosciuto nel Trattato dell’821-822, che stabilisce che “i Tibetani saranno felici nella terra del Tibet e i cinesi lo saranno nella terra di Cina”. Quando nel 1959 la Cina invase il Tibet, promise ai tibetani il “paradiso socialista”.
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La Cina porta l’inquinamento nei monasteri del Tibet
Aug 4th, 2011 by
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Il Monastero Kumbum
Piombo nell’acqua potabile nella zona del monastero di Kumbum, luogo di speciale devozione per i tibetani, per gli scarichi di miniera e fonderia locale. Le autorità falsificano le analisi, la polizia caccia chi protesta, intanto i residenti stanno male e centinaia di bambini hanno troppo piombo nel sangue.
Dharamsala (AsiaNews) – E’ “molto inquinata” l’acqua potabile del famoso monastero tibetano di Kumbum (in cinese: Ta’ersi) e del vicino villaggio, nella contea di Rushar (Huangzhong) nel Qinghai, per gli scarichi di una miniera e di una fonderia locali. Il gruppo International Campaign for Tibet (Ict ) denuncia il disinteresse delle autorità e il tentativo di mettere tutto a tacere, nonostante i frequenti malori dei residenti, avvelenati per il piombo.
Secondo Ict , il 30 giugno è stata anche presentata una petizione alle autorità, riportata su un blog, che denuncia come “l’attività estrattiva molto inquinante e priva di controlli ha causato una situazione disastrosa per i residenti”. Il problema è vecchio ma i precedenti appelli alle autorità non hanno nemmeno ricevuto risposta e “quest’anno la situazione è molto peggiorata, specie durante i mesi da maggio a luglio, con 8 residenti che hanno trovato la loro acqua potabile molto inquinata, torbida e disgustosa”. “Monaci e residenti che hanno bevuto l’acqua hanno avuto nausee, si sono sentiti privi di forze e storditi e alcuni si sono dovuti ricoverare in ospedale”.
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5000 Tibetani sfidano le autorità cinesi. Cancellata la visita a Labrang del “falso” Panchen Lama
Aug 2nd, 2011 by
admin
La sfida della popolazione tibetana è culminata nella cerimonia di consacrazione sul trono del tempio di Kham Lithang d'un grande ritratto del Dalai Lama.
Sfidando apertamente i divieti delle autorità cinesi, nel corso di una cerimonia religiosa alla quale hanno assistito cinquemila tibetani è stato posto sul trono del tempio di Kham Lithang un grande ritratto del Dalai Lama. La cerimonia di “ enthronement” del capo spirituale tibetano è avvenuta nel corso della tradizionale festa religiosa del Jang Gonchoe Chemno che, iniziata lo scorso 15 luglio, è proseguita per dieci giorni.
Atruk Tseten, un membro del Parlamento in esilio, ha riferito a Phayul che la cerimonia è stata un momento di grande gioia e di intensa emozione. Giunti da ogni parte del Tibet, i tibetani sono sfilati di fronte al trono lanciando offrendo all’effige di Sua Sanità le rituali sciarpe bianche devozionali. “Molte persone mi hanno detto che, per la prima volta nella loro vita, hanno avuto la sensazione di vedere realmente e per la prima volta il Dalai Lama in persona e di chiedere la sua benedizione” – ha dichiarato Tseten.
Gli organizzatori della cerimonia avevano avvisato con largo anticipo le autorità cinesi dell’intenzione di porre l’immagine del Dalai Lama sul trono del tempio e avevano fatto sapere che non si sarebbero ritenuti responsabili delle reazioni dei tibetani ove fosse stato ostacolato lo svolgersi del rito.
Erano presenti religiosi appartenenti a circa cento monasteri in rappresentanza delle quattro scuole del Buddhismo tibetano e dei Bon. L’invito ad assistere alla cerimonia era stato esteso anche ai monaci del monastero di Ngaba Kirti.
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Tibet: parla al NYT probabile futuro Dalai Lama
Jul 31st, 2011 by
admin
Il 17° Karmapa vive in esilio in India.
Di lui si dice che ”ha 26 anni e allo stesso tempo ne ha 900”: e’ il 17/mo KarMapa, ovvero il capo della corrente del buddismo tibetano denominata Karma Kagyu, la setta ‘del Cappello Nero’, e soprattutto da quando e’ stato visto a Washington a fianco del Dalai Lama, che ha 76 anni e ha da tempo annunciato il suo ritiro, molti lo vedono gia’ come prossimo leader spirituale dei tibetani. Compreso il New York Times, che lo ha intervistato nel suo ritiro americano in un monastero a Woodstock, sottolineando che nell’esilio in India dove entrambi vivono, l’anziano Dalai Lama lo ha preso sotto la sua ala, facendogli da padre e maestro, dopo aver detto che le sue speranze per il futuro del Tibet sono nelle mani dei suoi giovani leader.
”Sua Santità e’ stato molto gentile con me, e’ stato il mio mentore e mi guida…ma io sono solo uno dei tanti”, ha risposto con modestia il giovane Karnapa, il cui vero nome e’ Ogyen Trinley Dorje. Pero’ e’ anche vero che il discepolo da poco ha anche iniziato a parlare di politica. ”Il Tibet e’ in emergenza”, ha detto al Nyt, aggiungendo che ”il governo cinese continua ad essere estremamente restrittivo” nei confronti del popolo del Tibet, dove ”la costruzione di infrastrutture, come strade ponti aeroporti e altro, e l’immigrazione di popolazione dalla Cina centrale minacciano la sopravvivenza della cultura tibetana e l’ecosistema”. E ancora, ha anche definito ”davvero un buon segnale” il fatto che il presidente americano Barack Obama abbia ricevuto il 16 luglio scorso il Dalai Lama.
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La Cina arresta e esalta i suoi “progressi” nel Tibet. Il Dalai Lama: Pechino è ridicola
Jul 23rd, 2011 by
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In Tibet continua senza sosta l'arresto di monaci fedeli al Dalai Lama
Un monaco ha onorato il compleanno del Dalai Lama appendendo dei piccoli vessilli bianchi beneauguranti: arrestato, è sparito nel nulla. Intanto il vice presidente Xi Jinping visita Lhasa, loda i “progressi” nella regione e promette: “Schiacceremo il Dalai Lama”. Mentre questi bolla le politiche religiose comuniste come “ridicole” e chiude la questione della propria successione: “Me ne occuperò io”. Lhasa (AsiaNews) - La polizia cinese ha arrestato lo scorso 6 luglio un monaco buddista nella contea tibetana di Nagchu, “colpevole” di aver augurato lunga vita al Dalai Lama in occasione del suo 76mo compleanno. Nel frattempo, il vicepresidente cinese Xi Jinping - in visita a Lhasa - loda “i grandi progressi” del Tibet e dichiara di voler “schiacciare la pulsione indipendentista della regione”. Mentre il Dalai Lama chiude la questione sulla sua successione, dichiarando che sarà lui a riconoscere la propria rinascita. Le autorità comuniste hanno fermato Dorgay, del monastero di Shabten, che dalle 5 del mattino del 5 luglio aveva iniziato a girare la contea per attaccare su ogni possibile struttura verticale - pali della luce, alberi e pilastri di case - i “khatak”, piccole strisce bianche rituali che servono per annunciare le festività religiose. Il giovane monaco, 22 anni, intendeva in questo modo onorare il compleanno del proprio leader religioso. Tornato nel monastero, ha trovato ad attenderlo gli agenti: qui ha confessato ed è stato portato via. Fino ad oggi è stato impossibile scoprire dove è tenuto. Nonostante questi arresti siano all’ordine del giorno, non sembrano preoccupare più di tanto il regime comunista cinese. Parlando dai pressi del Palazzo Potala - icona del buddismo tibetano e dimora storica dei Dalai Lama - il vice presidente Xi Jinping in visita in Tibet ha lodato gli “enormi successi della provincia” e ha promesso: “Schiacceremo chiunque cerchi di minare la stabilità sociale”.
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Obama incontra il Dalai Lama, la Cina attacca ma pensa al default
Jul 21st, 2011 by
admin
Sua santità il Dalai Lama ed il Presidente Obama
Sebbene il presidente americano abbia ricevuto il leader del buddismo tibetano, il governo cinese teme una rottura seria dei rapporti a pochi giorni dalla fatidica decisione sul debito estero Usa. Toni come al solito infuocati, ma di facciata.
Pechino (AsiaNews/Agenzie) - L’incontro fra il presidente americano Barack Obama e il Dalai Lama “interferisce negli affari interni della Cina e potrebbe colpire le relazioni bilaterali fra Pechino e Washington”. A due giorni dal colloquio, avvenuto alla Casa Bianca, tutti i canali ufficiali del regime comunista hanno condannato il fatto e minacciato ritorsioni. Ma diversi analisti americani ritengono che non succederà nulla: “E’ un momento troppo delicato per l’economia mondiale. La Cina non può permettersi passi falsi”.
Washington deve infatti ancora trovare una soluzione per evitare il default dell’economia interna: se non trova l’accordo con l’opposizione repubblicana, la Casa Bianca sarà costretta a non pagare per un tempo limitato gli interessi sul debito estero. E la Cina ha oggi in cassa il maggior numero di obbligazioni statali Usa mai concesso a un investitore straniero, più di 1100 miliardi di dollari.
In ogni caso, il regime ha usato la solita propaganda per condannare l’incontro. Per il Quotidiano del Popolo, l’organo di stampa ufficiale del Partito, “i politici americani fanno finta di ignorare gli enormi progressi compiuti dal Tibet sotto la guida comunista”. La televisione di Stato, oltre a condannare, ha mostrato il vice presidente Xi (futuro leader cinese) che atterrava a Lhasa accolto da una folla festosa proprio il giorno prima della visita del Dalai Lama a Washington.
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Il difficile rapporto tra India e Cina per il fiume Brahmaputra
Jul 11th, 2011 by
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La diga sul Brahmaputra in Tibet che preoccupa tanto Indiani e Tibetani.
New Delhi (AsiaNews) – Rimane altra in India la preoccupazione per il progetto cinese di deviare le acque del fiume Brahmaputra, nel suo primo tratto in Tibet ,dove è chiamato Tsangpo. Intanto il governo dell’Assam ha chiesto all’amministrazione centrale indiana (Cp) di affermare in modo chiaro come utilizzare le acque del fiume. Un esperto spiega ad AsiaNews le ragioni del confronto e le vie a una difficile soluzione.
Tarun Gogoi, chief minister dell’Assam, chiede soprattutto che la Cp indichi come usare in modo più efficiente le acque del grande fiume, che da sempre ha causato “inondazioni devastanti ed erosione” delle terre e che sarebbe invece possibile controllare con grandi vantaggi. Gogoi spiega che non è invece troppo preoccupato per i progetti cinesi, perché “esperti mi hanno detto che la deviazione voluta dalla Cina non colpità il Brahmaputra, che quando entra in Assam dal confine cinese ha una portata di 78 milioni di metri cubi d’acqua e quando lascia lo Stato e si unisce al Gange ha una portata di 600 milioni di metri cubi. Grazie ai suoi affluenti, genera più acqua in Assam di quanta ne riceva dalle fonti in Cina”. “Il Cp – aggiunge – sta cercando di stipulare con la Cina un trattato per la spartizione idrica. Io sono convinto che occorra chiarire come usarne le acque”.
Intanto il Comitato dei Segretari degli Stati indiani ha chiesto all’Arunachal Pradesh di progettare come raccogliere l’acqua, nei pressi del confine internazionale, per riaffermare il diritto dell’India sopra il fiume e opporsi al progetto cinese di deviare le acque.
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Oltre 5mila tibetani riuniti in Cina per riaffermare la loro identità nazionale
Jul 9th, 2011 by
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Il professor Samdhong Rinpoche, ex Kalon Tripa (Capo di gabinetto) del governo tibetano in esilio: “Per partecipare allaffollatissimo 'incontro di Kardze i tibetani hanno rischiato di essere arrestati o fatti sparire, hanno scelto di rischiare ogni cosa per celebrare e preservare la cultura tibetana”.
A Kardze (Sichuan) si sono riuniti per 10 giorni monaci e cittadini di decine di monasteri, parlando in tibetano, per discutere dei valori e dell’unità nazionale del Tibet. Grande emozione per i partecipanti, specie i più giovani. “Siamo pronti a rischiare tutto, per difendere la nostra cultura”.
Dharamsala (AsiaNews) – Oltre 5mila monaci e cittadini tibetani si sono riuniti presso il monastero Lithang Gonchen, a Kardze (Ganzi in cinese) nel Sichuan dal 15 al 24 luglio, per parlare dei valori e dell’unità nazionale del Tibet, sfidando il divieto cinese.
Atruk Tseten, membro del parlamento tibetano in esilio con sede a Dharamsala (India), ha spiegato all’agenzia Radio Free Asia che le autorità cinesi hanno dapprima cercato di limitare il numero dei partecipanti, ma poi hanno desistito dall’interferire, sebbene le forze di sicurezza siano rimaste schierate poco lontano. “Questo incontro – ha aggiunto – ha avuto un grande impatto sui partecipanti più giovani e li ha aiutati a comprendere la loro identità come tibetani”.
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Per il compleanno del Dalai Lama, repressione in Cina e Nepal
Jul 6th, 2011 by
admin
Sua Santità il Dalai Lama
Le autorità di Pechino e Kathmandu impediscono ai buddisti di celebrare il 75esimo compleanno del leader spirituale. E la Cina attacca: “Non importa che si sia ritirato, il governo tibetano in esilio non esiste”.
Dharamsala (AsiaNews/Agenzie) – Il Dalai Lama, leader spirituale del buddismo tibetano, compie oggi 75 anni. Per evitare ogni celebrazione popolare, i governi di Cina e Nepal hanno lanciato un’enorme campagna di repressione: i negozi devono rimanere aperti nelle province tibetane e non è permesso ai buddisti di recarsi nei templi per pregare. Ma i fedeli celebrano la giornata in segreto delle proprie case.
Jampal Monlam, esule tibetano che oggi vive in India, racconta: “Il 6 luglio è il compleanno del nostro leader. Ma le autorità cinesi hanno rafforzato il controllo sul Tibet e sulle aree a maggioranza tibetana per impedire ogni celebrazione. Prima del 2000 la situazione era leggermente migliore: chi voleva poteva non lavorare e recarsi al tempio. Oggi non è più così”.
Tuttavia, continua l’esule, “tutti i tibetani sanno che giorno è oggi, e pregheranno in segreto all’interno delle proprie case”. Interrogata da Radio Free Asia, una tibetana ancora nella regione conferma: “So del compleanno, ma non posso parlare liberamente. La questione è molto sensibile per le autorità cinesi”.
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Monaco tibetano muore dopo 15 anni di carcere
Jul 1st, 2011 by
admin
La Cina è stata spesso accusata di praticare torture e condizioni dure di carcere per i detenuti.
Jampa Pelsang fu arrestato nel 1996, durante la prima campagna di “rieducazione patriottica” ordinata dalle autorità cinesi per i monaci tibetani. Si oppose e fu arrestato, insieme a decine di monaci. Numerosi monaci tibetani sono morti dopo anni di carcere.
Dharamsala (AsiaNews) – E’ morto il 23 maggio il monaco Jampa Pelsang conosciuto come Puloe, rilasciato il 6 maggio dal carcere di Chushul in gravissime condizioni di salute. Egli è stato 15 anni in prigione per essersi opposto alla “campagna di rieducazione” ordinata dalle autorità cinesi nel maggio 1996 presso i monasteri di Sera, Gaden e Drepung a Lhasa in Tibet. Nel maggio 1996 le autorità cinesi lanciarono la prima campagna di rieducazione, proibendo in tutti i monasteri le fotografie del Dalai Lama (è tuttora reato averne) e impedendo le preghiere per costringere in monaci a partecipare a incontri di indottrinamento. I monaci fecero una protesta, chiedendo ai funzionari di andare via. Per risposta arrivò l’esercito nei monasteri, che stroncò con la violenza ogni protesta. I monaci Gelek Jinpa e Dorjee furono feriti, oltre 100 monaci furono cacciati dal monastero e decine di monaci furono arrestati tra il 5 e il 7 maggio. Jampa fu arrestato il 6 maggio 1996, insieme ad altri 62 monaci. Di loro, 32 monaci sono stati condannati a pene tra uno e 15 anni di carcere., mentre gli altri furono condannati a campi di “rieducazione-tramite-lavoro”, veri lavori forzati. Jampa, ritenuto tra i leader delle proteste, fu condannato a 15 anni, scontati nei carceri di Lhasa, Drapchi e Chushul. Egli era nato a Dri-gung, contea di Meldro Gungkar, Lhasa, ed è entrato giovanissimo nel monastero di Gaden. Con Jampa fu condannato Tenzin Yeshi, che pure è morto poco tempo dopo il rilascio. Lobsang Wangchuk, condannato a 10 anni, è morto nel carcere di Drapchi il 4 maggio 1998, colpito con arma da fuoco da una guardia durante una protesta pacifica. La Cina è stata spesso accusata di praticare torture e condizioni dure di carcere per i detenuti. (NC)
Pechino proibisce persino i rituali religiosi
Jun 8th, 2011 by
admin
La repressione nei monasteri in Tibet impedisce anche le pratiche religiose.
Dharamsala (AsiaNews) – Il governo centrale cinese ha prima fermato e poi proibito del tutto il Nyung Ne (il digiuno rituale osservato dai fedeli buddisti nel mese di Saka Dawa) per i monaci e i fedeli del monastero di Drepung, uno dei “tre grandi” luoghi di culto del Tibet. Le autorità stanno combattendo da mesi contro il monastero, dove si riuniscono tutti coloro che non vogliono la dominazione comunista della regione. Fino ad oggi, però, avevano lasciato libere le pratiche religiose.
Il Saka Dawa è il periodo più importante per i seguaci del buddismo tibetano, perché ricorda la nascita, l’illuminazione e la morte del Buddha. Nel corso dell’intero mese si osservano 15 giorni di digiuno totale in cui monaci, monache e fedeli passano il tempo insieme, a leggere i testi sacri e discutere di religione. Fermato una prima volta durante la sollevazione popolare del 2008, il Nyung Ne era stato celebrato – anche se in forma minore – negli anni scorsi.
Quest’anno il monastero ha chiesto più volte al governo della regione di permettere le normali celebrazioni, anche per consentire una ripresa della vita quotidiana della regione. Non avendo ricevuto risposta, il 30 maggio scorso un buon numero di fedeli si è avvicinato verso il monastero dove i monaci stavano preparando le prime celebrazioni. Subito, denuncia oggi il Tibetan Centre for Human Rights and Democracy, sul posto è arrivata la polizia locale e ha fermato tutto.
Gli agenti hanno identificato i fedeli e li hanno rimandati a casa, nonostante si trattasse per la maggior parte di anziani che avevano affrontato un lungo viaggio per festeggiare il Nyung Ne. I monaci hanno chiuso per protesta i battenti del monastero, dove ora – temendo possibili proteste – le autorità hanno dispiegato circa 60 agenti in tenuta anti-sommossa.
Tibet: Mecacci. Oltre 30 deputati presentano interpellanza urgente assedio monastero di Kirti.
May 31st, 2011 by
admin
Dichiarazione di Matteo Mecacci, deputato radicale-pd e presidente dell’intergruppo parlamentare sul Tibet.
Il 23 maggio 2011, 38 deputati dei gruppi parlamentari radicali – Pd, Pd, Pdl, Udc, Fli, Misto hanno presentato al Ministro degli affari esteri un’interpellanza urgente sulla grave situazione, in cui si trova dallo scorso 19 marzo il monastero di Kirti situato nella regione sudoccidentale del Sichuan all’interno della Repubblica popolare cinese.
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La polizia “sequestra” un altro monaco di Kirti
May 29th, 2011 by
admin
Il funerale di Phuntsok, monaco di Kirti, si è dato fuoco in protesta contro l’occupazione cinese.
La polizia “sequestra” un altro monaco di Kirti, resisteva all’indottrinamento; di Nirmala Carvalho (AsiaNews) . Si ignora dove è stato portato. Da oltre un mese la polizia occupa il monastero e costringe i monaci alla “rieducazione patriottica”, portando via chi si oppone. Gatsetsang Lobsang Choephel, giovane monaco del monastero di Kirti (contea di Ngaba nel Sichuan tibetano), è stato arrestato il 19 maggio per essersi rifiutato di sottomettersi agli ordini della polizia cinese. Il Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia ha denunciato che il religioso è stato portato via per destinazione “ignota”. Da oltre un mese le autorità cinesi hanno “sequestrato” l’intero monastero e sottopongono i monaci a un vero “lavaggio del cervello”, deportano chi si oppone.
Dopo che il 16 marzo Phuntsok, monaco di Kirti, si è dato fuoco in protesta contro l’occupazione cinese, polizia ed esercito hanno preso il pieno controllo del monastero. Dapprima lo hanno circondato per giorni, impedendo a chiunque di entrare o uscire. Poi vi hanno fatto irruzione, nonostante l’opposizione della popolazione locale che ha cercato di opporsi. Due anziani tibetani sono morti per le percosse subite.
Per assicurare “l’ordine e la stabilità”, le autorità hanno imposto ai monaci incontri di “rieducazione patriottica”. Chi si rifiuta di seguirli o di dichiararsi fedele alla “patria cinese”, è arrestato e portato via.
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La seconda assemblea generale tibetana.
May 26th, 2011 by
admin
Si sono conclusi ieri i lavori della seconda Assemblea Generale Tibetana convocata dal Parlamento in Esilio per presentare e discutere i necessari emendamenti da apportare alla costituzione tibetana dopo l’annuncio del Dalai Lama – lo scorso 10 marzo - di voler rinunciare al suo ruolo di guida politica. L’incontro, iniziato il 21 maggio e in un primo tempo destinato a chiudersi il 23, è stato prolungato di un giorno per consentire a tutti i partecipanti di esprimere il proprio punto di vista su ogni singolo emendamento.
I 418 delegati provenienti da vari paesi, divisi in dieci gruppi di lavoro, sono stati chiamati a discutere la bozza presentata dal Comitato per gli Emendamenti alla Carta Costituzionale presieduto dal Primo Ministro uscente, prof. Samdhong Rinpoche. Nel suo discorso inaugurale, Samdhong Rinpoche ha tra l’altro affermato la necessità che i cambiamenti alla carta costituzionale assicurino la continuità dei legami storici e karmici tra il Dalai Lama e il popolo tibetano e salvaguardino la legittimità a governare dell’Amministrazione Centrale Tibetana ai cui rappresentanti eletti saranno devoluti i poteri. Ha inoltre sottolineato l’importanza che l’Amministrazione Centrale Tibetana sia riconosciuta a livello internazionale e possa stabilire e mantenere contatti con i governi di tutto il mondo.
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Lobsang Sangay: Sfiderò l’oppressione e le ingiustizie
May 25th, 2011 by
admin
Lobsang Sangay, il nuovo Kalon Tripa del Tibet in esilio.
Lobsang Sangay: Sfiderò l’oppressione e le ingiustizie, cercando il dialogo con Pechino; di Nirmala Carvalho. Il nuovo primo ministro (Kalon Tripa) del governo tibetano in esilio, parla delle sfide che è pronto a raccogliere e del suo ingresso nella politica.
Dharamsala (AsiaNews) – Affrontare e sfidare l’oppressione e le ingiustizie, sempre tenendo aperto il dialogo con la controparte: così il nuovo premier del governo tibetano in esilio vuole lavorare per risolvere la questione tibetana. Per Lobsang Sangay, il nuovo Kalon Tripa, dare sostegno alla causa e al popolo del Tibet è “un onore e un privilegio”. La questione tibetana diviene “predominante” a livello internazionale, ora che India e Cina stanno per affermarsi in maniera definitiva come le due future superpotenze mondiali. Professore universitario di legge all’università di Harvard, Lobsang Sangay, 43 anni, è stato eletto democraticamente lo scorso 20 marzo. Il nuovo primo ministro ha rilevato tutte le funzioni politiche che da secoli sono prerogativa del Dalai Lama. Il XIV “Oceano di saggezza” aveva annunciato la rinuncia ai poteri temporali il 10 marzo scorso. Intanto, Pechino definisce il nuovo premier “illegittimo” e dichiara di non avere alcuna intenzione di trattare con lui o con il suo esecutivo.
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Samdhong Rinpoche: Il Partito comunista cinese ha paura di libertà religiosa e democrazia.
May 23rd, 2011 by
admin
Samdhong Rinpoche: “La campagna di repressione del Tibet continua senza sosta. Sono 60 anni che massacrano la regione, ma noi speriamo che un giorno il nostro spirito possa tornare libero”.
Parla l’ex primo ministro del governo tibetano in esilio, Samdhong Rinpoche: “Le offese continue e ripetitive della Cina nei confronti del Dalai Lama e del nostro sistema politico dimostrano il terrore che Pechino prova nei confronti della democrazia”. Dharmasala (di Nirmala Carvalho, AsiaNews) - La democrazia e la libertà religiosa “sono le minacce maggiori per la sopravvivenza stessa del Partito comunista cinese. Ecco perché i leader cinesi continuano ad offendere il Tibet, il suo nuovo primo ministro e il Dalai Lama: hanno paura”. Lo dice ad AsiaNews l’ex primo ministro del governo tibetano in esilio, Samdhong Rinpoche, che aggiunge: “Parlano del ‘successore’ del Dalai Lama come se potessero sceglierlo. Ma non lo faranno”. L’ex leader dell’esecutivo tibetano è stato rimpiazzato alcune settimane fa da Lobsang Sangay, eletto in maniera democratica dalla diaspora tibetana dopo che il Dalai Lama ha ufficializzato il suo ritiro dalla vita politica e lanciato il processo di democratizzazione del governo, con sede a Dharamsala sin dalla cacciata dal Tibet avvenuta nel 1959. Rinpoche risponde alle accuse mosse da Padma Choling, presidente della Regione autonoma tibetana (l’organismo politico controllato da Pechino che “guida” le politiche del Tibet), secondo cui “il nostro è il solo organo politico per i tibetani. Nessuno al mondo riconosce il governo in esilio”. Il politico, burattino del governo cinese, ha aggiunto: “I colloqui con il Dalai Lama possono ripartire subito, ma deve smetterla di brigare per l’indipendenza. Dice di aver scelto un successore, ma a cosa succede? E da chi prende il potere?”. Per Rinpoche, “queste sono frasi che ripetono da anni e che non meritano neanche una risposta. Non mi sorprende nulla, anche perché Choling deve leggere i testi che gli passa Pechino e semplicemente obbedire ai suoi ordini. Tuttavia, queste frasi dimostrano come la campagna di repressione del Tibet ordinata dai comunisti continua senza sosta. Sono 60 anni che massacrano la regione, ma noi speriamo che un giorno il nostro spirito possa tornare libero”.
Per quanto riguarda la successione al Dalai Lama, l’ex premier dice: “Tutti i tibetani pregano affinché il nostro leader religioso abbia una lunghissima vita, in buona salute. Tuttavia, quando fra molti anni il suo viaggio terreno sarà completato, noi avremo un XV Dalai Lama: e soltanto lui potrà succedere all’attuale”.
Terminato lo sciopero della fame dei tre membri del TYC
May 21st, 2011 by
admin
Lady Ashton, Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Sicurezza, ha per la prima volta pubblicamente manifestato la sua preoccupazione per la situazione creatasi a Ngaba e al monastero di Kirti.
Dopo venticinque giorni di digiuno, i tre membri del Tibetan Youth Congress in sciopero della fame a New Delhi hanno posto fine alla loro protesta e sono stati ricoverati all’ospedale (nella foto mentre parlano con i giornalisti prima del ricovero). Il TYC ha fatto sapere di aver maturato questa decisione alla luce delle pressanti richieste formulate da molti gruppi sia all’interno del Tibet sia nella diaspora, da numerose personalità e, in modo particolare, dalle assicurazioni ricevute da rappresentanti dell’Unione Europea.
Nella prima mattina i tre giovani hanno ricevuto la visita di una delegazione dell’Unione Europea e di rappresentanti di diverse ambasciate che hanno chiesto ai digiunatori di porre fine allo sciopero della fame per non compromettere ulteriormente le loro condizioni di salute. La delegazione dell’Unione Europea, guidata dalla signora Anne Vaughier Chatterjee, era latrice di una lettera firmata da numerosi parlamentari in cui si davano ai tre digiunatori ampie rassicurazioni circa la disponibilità da parte dell’Europa di dare seguito alle loro richieste.
“Noi, membri del Parlamento Europeo”, – si legge tra l’altro nella lettera – “siamo totalmente impegnati nella difesa dei diritti umani nel mondo, comprendiamo le vostre richieste e appoggiamo la vostra pacifica battaglia contro l’oppressione del governo cinese”. “Ribadiamo il nostro impegno a dare alla questione del Tibet un’importanza prioritaria nella nostra agenda”. “Riteniamo inoltre importante l’ingresso in Tibet, assieme ad un gruppo di giornalisti indipendenti, di una delegazione dell’Unione Europea”.
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Karmapa Lama: “Non sono una spia, la Cina massacra il Tibet”
May 18th, 2011 by
admin
Trinley Thaye Dorje, XVII Karmapa
Trinley Thaye Dorje, XVII Karmapa Lama Il capo del lignaggio del diamante, terzo nella gerarchia del buddismo tibetano, si difende dalle accuse che gli sono state mosse da Pechino e ricorda: “Sono fuggito dal Tibet perché mi sarebbe stato impossibile vivere la mia religione”. Un ringraziamento all’India, “seconda casa dei tibetani”, che sta salvando la cultura e la religione tibetana e un appello: “Salvate la nostra religione dal massacro dei comunisti”. Dharamsala (AsiaNews) – Il Karmapa Lama “non è una spia di Pechino” e le accuse in questo senso “non hanno fondamento”. La sua fuga dal Tibet va collegata “alla mancanza di libertà religiosa nella regione imposta da Pechino”, che avrebbe impedito al giovane leader buddista di completare la sua istruzione spirituale. È il senso del messaggio che lo stesso Karmapa Lama ha inviato al mondo subito dopo la conclusione dell’inchiesta che lo ha visto protagonista.
Alla fine di gennaio, infatti, le autorità indiane sono entrate nel monastero di Gyuto, residenza ufficiale del lama: qui hanno sequestrato valuta indiana e straniera per circa 560mila euro. Il denaro era nascosto in sei valige nella stanza di Shakti Lama, che è il braccio destro del 17esimo Karmapa, noto come il “Lama dal Cappello Nero” e visto come uno dei probabili candidati alla guida dei tibetani dopo la morte del Dalai Lama. Questo raid ha fatto nascere delle enormi speculazioni sul suo ruolo e alcune persone lo hanno accusato di lavorare per la Cina. Ecco la sua auto-difesa.
Da qualche tempo, sono apparsi molti interventi sui media che riguardano il nome e l’istituzione del Karmapa Lama. Non ho risposto a questi interventi perché non volevo aizzare una inutile controversia pubblica durante la fase critica delle indagini. Tuttavia, è arrivato il momento di parlare con molta chiarezza a coloro che ancora nutrono qualche dubbio. Fatemi quindi sottolineare in maniera categorica alcuni punti.
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Pechino: no al dialogo con il nuovo primo ministro tibetano
May 16th, 2011 by
admin
Pechino ha categoricamente escluso ogni possibilità di dialogo con il nuovo Primo Ministro del Governo in Esilio dichiarando la propria eventuale disponibilità a incontrare solamente i rappresentati personali del Dalai Lama per discutere del futuro del leader spirituale tibetano.
Questa netta presa di posizione è stata resa nota il 13 maggio attraverso il sito web China’s Tibet che ha pubblicato l’intervista rilasciata da Zhu Weiqun, un vice ministro del Dipartimento del Fronte Unito per il Lavoro, all’indomani della dichiarazione di Lobsang Sangay che, in un incontro con la stampa, si era dichiarato pronto a incontrare le autorità cinesi “in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo”.
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“Ricominciare a vivere”, lo scopo degli ex detenuti politici tibetani
May 13th, 2011 by
admin
Lukar Jam ha passato diversi anni in una galera cinese per aver fatto parte di un’organizzazione contraria alle atrocità di Pechino nella regione
“Ricominciare a vivere”, lo scopo degli ex detenuti politici tibetani
Lukar Jam ha passato diversi anni in una galera cinese per aver fatto parte di un’organizzazione contraria alle atrocità di Pechino nella regione. Fuggito in India, ha fondato una Ong che aiuta gli ex carcerati come lui con lezioni di inglese, computer e avviamento professionale: “Così torniamo a vivere”.
Dharamsala (AsiaNews) – Nonostante siano passati quattordici anni da quando è stato rilasciato, Lukar Jam sa ancora recitare tutte le regole imposte ai prigionieri tibetani chiusi nella prigione cinese di Pinang: “Venivamo picchiati tutti i giorni durante la recita di queste regole, che ovviamente doveva avvenire in lingua cinese”. Dei suoi anni in galera gli è rimasta anche una grossa cicatrice sul costato ma soprattutto la voglia di aiutare chi, come lui, è riuscito a scappare in India dopo la prigionia. Oggi è a capo di una Ong con sede a Dharamsala che aiuta gli esuli della diaspora tibetana.
La polizia cinese lo ha fermato una mattina di febbraio del 1992 quando, da Lhasa, era in viaggio per Thengri: “Non mi hanno detto nulla. Soltanto che sapevano chi ero e cosa stessi facendo. Si riferivano alla Dokham Shunu Shithup, un gruppo formato da me e altri cinque amici che protestava contro le atrocità commesse dalla Cina in Tibet. All’epoca ero molto giovane, ma sapevo cosa volevo: maggiore libertà per il mio popolo”.
Più istruito della media dei tibetani residenti nella regione – dove la Cina impone un’educazione in lingua han e non permette che si tramandino lingua e cultura locali – viene arrestato e condannato a cinque anni di prigionia. Uscito di galera, però, riesce a fuggire e a raggiungere Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio e residenza forzata del Dalai Lama, che Pechino costrinse all’esilio dopo l’invasione del 1949.
Oggi la sua esperienza giovanile lo ha portato a fondare insieme ad altri esuli la Go Chu Sum, Organizzazione non politica che sostiene gli ex prigionieri politici che riescono a raggiungere l’India. Lo scopo è quello di fornire un’istruzione di base a chi è stato chiuso in galera: lezioni di inglese, computer e avviamento professionale per formare cittadini validi e utili a loro stessi e alla comunità.
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Delhi: Lobsang Sangay incontra i tre membri del TYC in sciopero della fame
May 12th, 2011 by
admin
Il nuovo primo ministro del Governo Tibetano in Esilio, Lobsang Sangay
Il nuovo primo ministro del Governo Tibetano in Esilio, Lobsang Sangay, ha reso visita ai tre attivisti tibetani del Tibetan Youth Congress in sciopero della fame a tempo indeterminato per protestare contro la repressione cinese in atto nel monastero di Kirti. Con il loro drammatico gesto, giunto ormai al 18° giorno, i digiunatori chiedono che la Cina ritiri le sue milizie da Kirti, liberi tutti i prigionieri politici e che sia consentito a una delegazione del TYC di recarsi in Tibet per verificare in loco le condizioni dei prigionieri politici. “Sono qui per mostrare ai digiunatori la mia solidarietà, per ringraziarli a nome del popolo tibetano e per esprimere loro la nostra vicinanza” – ha dichiarato ai reporter Lobsang Sangay nel corso di una conferenza stampa indetta dopo l’incontro. “Li conosco da molto tempo e sono a conoscenza del loro il loro impegno e della dedizione alla causa della nostra comunità”. “Stanno rischiando le loro vite per protestare contro l’occupazione del Tibet e, in particolare, contro la tragedia che si sta consumando a Kirti”. Ha inoltre fatto sapere di aver chiesto ai tre digiunatori, ai quali non è ancora arrivata alcuna risposta dalle autorità cinesi, di porre fine allo sciopero della fame. Il Tibetan Youth Congress, di cui Lobsang Sangay è stato tra i dirigenti nel periodo dei suoi studi a New Delhi, denuncia la grave situazione venutasi a creare al monastero dove 2.500 monaci devono quotidianamente sopravvivere con scarse razioni di cibo. Denuncia inoltre l’arresto di oltre 300 monaci, trasferiti in località ignota, e di 44 laici. In data odierna è stata divulgata la notizia dell’arresto di un altro monaco, il ventunenne Lobsang Rinchen. “Sappiamo cosa dovranno affrontare molti dei monaci arrestati” – ha dichiarato il nuovo primo ministro -, molti potrebbero subire la tortura e soffriranno terribilmente”. “I tibetani, siano essi dentro o fuori il Tibet, appartengono tutti alla stessa famiglia, siamo stati separati con la forza, non è stata una nostra scelta, e proviamo grande dolore per i nostri fratelli in Tibet”. Lobsang Sangay, ha dichiarato di non aver avuto finora alcuna comunicazione diretta con le autorità cinesi, ma – ha aggiunto – “da parte nostra siamo pronti a negoziare con la Cina in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo”.
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Kirti, 2 monaci buddisti condannati a 3 anni di carcere
May 8th, 2011 by
admin
un momento di una precedente protesta pacifica, in India, contro l’assedio a Kirti
Da settimane la polizia assedia il monastero, impedisce di entrare e di uscire, ha deportato 300 monaci e costringe gli altri alla “rieducazione patriottica”. I tibetani in esilio in India protestano contro questo assedio e chiedono un intervento della comunità internazionale.
Dharamsala (di Nirmala Carvalho, AsiaNews) – I monaci Lobsang Dhargye e Kunchok Tsultrim del monastero di Kirti, contea di Ngaba in Tibet, sono stati condannati a 3 anni di carcere. Prosegue la durissima repressione cinese contro il monastero, da un mese assediato dalla polizia.
La condanna è del 2 maggio, ma è stata denunciata ieri dal Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia (Tchrd). Lobsang, 31 anni, è stato arrestato durante le proteste anticinesi del 2008, tenuto in carcere per 5 mesi e poi rimandato presso il villaggio natale nella contea di Ngaba, sotto continua sorveglianza della polizia. L’11 aprile scorso la polizia ha fatto irruzione nel monastero di Kirti e lo ha portato via.
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Arrestato un funzionario tibetano
May 6th, 2011 by
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Il digiuno ad oltranza per protesta dei tibetani a Delhi.
Un funzionario tibetano di Thangjuk (Contea di Dzakhog, Tibet orientale) è stato arrestato il 1°maggio per aver scritto su fogli di compensato slogan inneggianti alla libertà del Tibet e di augurio di lunga vita al Dalai Lama. Si tratta del trentaquattrenne Lobsang Palden, sovraintendente alla costruzione di uno stupa nella sua cittadina. All’interno e nelle vicinanze della sua abitazione, perquisita dalla polizia, è stato trovato materiale definito “separatista”. Palden è stato immediatamente tratto in arresto e sembra che la sua famiglia non ne sia ancora stata informata. Le autorità cinesi hanno inoltre fatto sapere che è in corso la ricerca di tre giovani tibetani fuggiti dopo aver dato vita a una manifestazione di protesta con affissione di volantini in cui si chiedeva l’indipendenza del Tibet.
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La polizia cinese brucia i libri tibetani
May 6th, 2011 by
admin
Il funerale di Phuntsok, il monaco di Kirti morto dopo essersi dato fuoco per protesta contro l’occupazione cinese.
Le autorità cinesi della Contea di Barkham hanno confiscato e dato alle fiamme i testi scolastici in lingua tibetana e qualsiasi altro materiale stampato non autorizzato dal governo. Agli studenti della locale scuola superiore è stato fatto sapere che non è loro consentito il possesso di libri privi dell’ufficiale imprimatur governativo. Gli studenti del liceo di Barkham avevano iniziato il 17 marzo scorso uno sciopero della fame in segno di solidarietà con Phuntsok, il monaco di Kirti morto dopo essersi dato fuoco per protesta contro l’occupazione cinese. Da allora erano stati praticamente reclusi all’interno dell’istituto scolastico, senza alcuna possibilità di comunicare con il mondo esterno. Ai numerosi studenti della Contea di Ngaba iscritti al liceo di Barkham è stato vietato, a tempo indeterminato, il ritorno a casa e saranno quindi trattenuti a Barkham anche in occasione delle imminenti vacanze estive. A Ngaba, il monastero di Kirti è sempre strettamente controllato dalle forze di sicurezza cinesi: polizia e personale militare, in abiti civili, presidiano il monastero e, dalle colline circostanti, spiano i movimenti della popolazione. Parte dei dormitori dei monaci sono stati sequestrati dalle autorità cinesi e fungono ora da alloggio per i graduati dell’esercito e della polizia.
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Kirti: nuovi arresti.
May 3rd, 2011 by
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Checkpoint a Ngaba 19 aprile 2011
Le autorità cinesi della Contea di Ngaba hanno arrestato altri cinque monaci del monastero di Kirti dove, dal 12 aprile, un team di funzionari governativi sta sottoponendo i religiosi a sessioni di rieducazione patriottica. Gli ultimi quattro arresti sono stati effettuati il 28 aprile. Un quinto monaco, Tsering Damdul, era stato arrestato qualche giorno prima sotto l’accusa di aver fatto parte del gruppo di religiosi che lo scorso 16 marzo aveva cercato di portare all’interno del monastero, sottraendolo agli agenti di polizia, il corpo di Phuntsok, il monaco che si era dato fuoco in segno di protesta. Non si conosce il luogo della loro detenzione né quello in cui sono stati trasferiti i trecento monaci prelevati dal monastero la notte tra il 21e il 22 aprile. Si è appreso che, il 29 aprile, i genitori e i parenti di alcuni dei monaci arrestati – specificatamente di quelli originari del villaggio di Khangsarma, nella Contea di Chikdril – hanno tentato di raggiungere Ngaba per chiedere alle autorità locali la liberazione dei loro congiunti arbitrariamente arrestati. Mentre viaggiavano alla volta di Ngaba distribuiti su una ventina di auto, sono stati fermati dalle forze di sicurezza, accorse su dieci grossi veicoli militari, a cinque chilometri dalla sede dell’ufficio governativo di Ngaba e consegnati all’Ufficio di Pubblica Sicurezza di Chikdril.
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Le congratulazioni a Lobsang Sangye. Pechino: “Non lo riconosciamo”.
Apr 27th, 2011 by
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il nuovo Primo Ministro del governo tibetano in esilio, Lobsang Sangay
Messaggi di congratulazione per la sua elezione a nuovo Kalon Tripa del Governo Tibetano in Esilio sono state espresse al dott. Lobsang Sangye dai Gruppi di Sostegno al Tibet nel mondo, da Organizzazioni non Governative tibetane e internazionali e dal Primo Ministro uscente prof. Samdhong Rinpoche. Anche l’Associazione Italia-Tibet ha inviato al nuovo capo dell’esecutivo tibetano un proprio messaggio di felicitazioni. “L’attuale cambio di leadership avviene in un significativo momento di transizione all’interno dell’assetto politico nell’esilio”, ha dichiarato Samdhong Rinpoche a nome del Kashag. “La nomina di un nuovo Kalon Tripa giovane, colto, onesto e determinato è per noi motivo di grande speranza”. La commissione elettorale ha annunciato anche i nomi dei 47 nuovi eletti al Parlamento Tibetano. La cerimonia d’inaugurazione del nuovo Parlamento è stata fissata per il prossimo 15 agosto 2011: il mandato del governo in carica scadrà, infatti, il prossimo 14 agosto.
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Tibet, eletto il nuovo premier del governo in esilio
Apr 27th, 2011 by
admin
Lobsang Sangay, 43 anni, docente a Harvard, il nuovo premier del governo in esilio che succede al Dalai Lama.
LOBSANG SANGYE ELETTO NUOVO PRIMO MINISTRO DEL GOVERNO TIBETANO IN ESILIO -
Dharamsala, 27 aprile 2011 . La commissione elettorale del Parlamento Tibetano in Esilio ha reso noti oggi i risultati delle votazioni – tenutesi lo scorso 20 marzo - per l’elezione del nuovo Primo Ministro tibetano e di quindici Parlamentari. Lo spoglio delle schede ha confermato le previsioni ed ha sancito la vittoria del dottor Lobsang Sangye che succederà a Samdhong Rinpoche nella carica di Kalon Tripa. Sul totale dei 49.184 tibetani votanti in tutto il mondo, Lobsang Sangye ha ottenuto 27.051 preferenze (circa il 59%). Gli altri due candidati alla carica di Primo Ministro, Tenzin Namgyal Tethong e Tashi Wangdi, hanno rispettivamente ottenuto 18.405 voti (il 37.42%) e 3.173 voti (il 6.45%).
Nel suo messaggio di ringraziamento, il nuovo Primo Ministro, il terzo direttamente eletto dai tibetani dal 2001 dopo i due mandati consecutivi del prof. Samdhong Rinpoche, ha dichiarato: “Accetto con profonda umiltà la volontà del popolo tibetano e la carica di Kalon Tripa: è incredibile rendersi conto che quasi 50.000 persone in oltre trenta paesi si sono recati alle urne”. “Voglio ringraziare di cuore tutti quelli che hanno espresso il loro voto perché la loro partecipazione rafforza la democrazia. Chiedo a tutti i tibetani e agli amici del Tibet di unirsi a me nell’operare per quella che è la nostra causa comune: alleviare le sofferenze dei tibetani nel Tibet occupato e fare in modo che il Dalai Lama possa tornare al Palazzo del Potala, la residenza cui ha diritto”.
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il Panchen Lama rapito: è ancora vivo?
Apr 26th, 2011 by
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Gedhun Choekyi Nyima, 11ma reincarnazione del Panchen Lama
Gedhun Choekyi Nyima, 11ma reincarnazione del Panchen Lama, è stato rapito dalla polizia nel maggio 1995 e da allora è scomparso, ora avrebbe 22 anni, se è ancora vivo. Inutili le sollecitazioni mondiali per avere almeno sue notizie. Intanto la polizia cinese invade il monastero Kirti, arresta i monaci, uccide chi si oppone. Gedhun Choekyi Nyima, 11° Panchen Lama del Tibet, il 25 aprile ha compiuto 22 anni, 16 dei quali vissuti da detenuto insieme alla sua famiglia. Gedhun, nato il 25 aprile 1989, il 15 maggio 1995 è stato riconosciuto dal Dalai Lama come reincarnazione del 10° Panchen Lama. La polizia cinese lo ha rapito 3 giorni dopo, insieme alla sua famiglia. Aveva 6 anni, da allora manca ogni loro notizia e si ignora persino se siano vivi. Nel marzo 2010 Padma Choling (Pena Thinley), governatore del Tibet nominato da Pechino, ha detto ai giornalisti che “Gedhun Choekyi Nyima e la sua famiglia vivono una buona vita, come normali cittadini del Tibet”, peraltro senza fornire indicazioni o prove. Il Panchen Lama è la seconda autorità dopo il Dalai Lama e alla morte di quest’ultimo, dovrebbe essere propio il Panchen a riconoscere la sua nuova reincarnazione. Pechino, dopo avere rapito Gedhun, ha nominato un proprio Panchen Lama, Gyaincain Norbu, che di recente è anche entrato in politica. I tibetani non lo hanno mai riconosciuto. Lo scorso 8 aprile il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite su Sparizioni Involontarie e Forzate, in un documento ha ricordato la recente ondata di “sparizioni” coatte avvenuta in Cina, a danno di dissidenti e attivisti per i diritti umani, e ha pure ricordato la “sparizione forzata” di Gedhun, notando che “sebbene le autorità cinesi ammettono di averlo portato via, esse hanno sempre rifiutato di dare qualsiasi informazione su di lui o su dove sia”. “Diverse istituzioni, tra cui il Comitato Onu contro la Tortura, quello sui Diritti del Bambino e soprattutto lo Speciale Relatore sulla Libertà Religiosa e di Fede, hanno chiesto di sapere dove fosse tenuto, senza esito”.
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Messaggio del Dalai Lama per la morte di Sai Baba
Apr 25th, 2011 by
admin
Il guru indiano Sathya Sai Baba, considerato da milioni di fedeli una divinità vivente.
Messaggio di Sua Santità il Dalai Lama per la morte di Sai Baba
Sua Santità il Dalai Lama ha espresso al popolo indiano il proprio cordoglio per la morte di Sai Baba, il leader spirituale considerato un dio vivente e riverito da milioni di seguaci in India e in tutto il modo. “La sua scomparsa mi addolora” – ha scritto il Dalai Lama – “Le mie condoglianze e preghiere vanno ai suoi seguaci, devoti e simpatizzanti”. In ospedale dal 28 marzo, per problemi respiratori, Sai Baba è spirato alle 7.40 ora indiane (4.10 in Italia) domenica 25 aprile, all’età di 85 anni, per complicazioni cardiache. Le donne che vendevano ghirlande di calendula fuori dall’ashram, nel villaggio di Puttaparthy, nello stato indiano meridionale di Andhra Pradesh, sono scoppiate in lacrime. Sathya Sai Baba, considerato da milioni di fedeli una divinità vivente, aveva milioni di seguaci, con ashram (comunità spirituali) in più 126 Paesi in tutto il mondo.
Preghiere per la lunga vita di Lama Zopa Rinpoche
Apr 24th, 2011 by
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il ven. Lama Zopa Rinpoche in ospedale: con grande difficoltà raccoglie le mani nel mudra della prostrazione durante la pratica di vasta offerta. Photograph by Holly Ansett
Cari amici,
in Australia a Bendigo, dove stava dando insegnamenti, Lama Zopa Rinpoche è stato colto da un ictus causato da una trombosi, al momento è ricoverato in ospedale dove lo staff medico sta monitorando la situazione.
Il malore ha causato la perdita temporanea della mobilità nella parte destra del corpo inclusa la lingua, quindi Rinpoche ha difficoltà a parlare e a deglutire e comunica tramite un iPad.
Il Dalai Lama è stato informato della situazione ed i Lama del monastero di Kopan stanno facendo puje per Rinpoche.
Il ven Roger che ha dato la notizia fa sapere che, nonostante le serie condizioni di salute, Rinpoche non ha perso il buon umore e continua a fare le sue preghiere rivolto a un altare allestito nella camera dell’ospedale. Le condizioni di Lama Zopa Rinpoche sono in miglioramento: ha già iniziato le sessioni di fisioterapia di riabilitazione motoria e di logopedia per riabilitazione del linguaggio. I medici ed il personale sanitario è rimasto stupito dai sorrisi di Rinpoche e dai primi progressi che ha dimostrato già nella prima sessione di riabilitazione. Seguiamo tutti insieme la salute di Rinpoche, vedi http://feeds.feedburner.com/RinpochesHealth-UpdatesAndPractices dove, oltre agli aggiornamenti potete vedere anche dei suoi filmati girati nella sua stanza in ospedale http://www.youtube.com/watch?v=k9mX1wprIFw e http://www.youtube.com/watch?v=baixwZYmpRw . Tutti i centri sono stati invitati a pregare insieme per la salute di Rinpoche e, in particolare, a organizzare Puje estese al Buddha della Medicina e recitazioni del mantra delle divinità di lunga vita (Tara Bianca e Buddha Amitayus).
Il nostro Centro si unisce alle preghiere di tutti gli studenti ed amici di Rinpoche, in particolare con una Puja al Buddha della Medicina, siete invitati a partecipare, anche da lontano: è molto importante che tutti facciamo delle preghiere per Rinpoche.
Due anziani tibetani ammazzati dalla polizia a Ngaba
Apr 24th, 2011 by
admin
Il 21 aprile, due anziani tibetani, un uomo di 60 anni, Dongko e una donna di 65 anni, Sherkyi, sono morti a causa delle percosse ricevute dalla polizia cinese mentre cercavano di impedire che trecento monaci del monastero di Kirti fossero forzatamente fatti salire su automezzi con destinazione ignota. Testimoni oculari hanno raccontato che i laici accorsi in difesa dei religiosi presentavano fratture multiple alle gambe e alle braccia e che “a un’anziana donna con una gamba rotta in tre punti era stata infilata in bocca della stoffa per impedirle di urlare”. Dopo violenti scontri tra le forze di sicurezza e i residenti, la mattina del 22 aprile la polizia ha fatto irruzione nel monastero. Trecento monaci sono stati evacuati e portati via a bordo di camion e pullman. Decine gli arrestati tra la popolazione locale, solo i più anziani sono stati rilasciati il giorno successivo.
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