Repubblica — 04 maggio 2008 pagina 16 sezione: POLITICA ESTERA
Federico Rampini PECHINO - Hanno varcato la frontiera cinese ieri sera arrivando all’ aeroporto intercontinentale di Hong Kong: uno in provenienza dalla Svizzera, l’altro dagli Stati Uniti. Poi sono sbarcati sulla terraferma a Shenzhen, la città-boom cresciuta dal niente a dodici milioni di abitanti in meno di vent’anni, un simbolo della potenza economica cinese. E oggi a Shenzhen i due esuli tibetani, rappresentanti ufficiali del Dalai Lama, avranno un incontro con le autorità cinesi. Si apre così quello che è stato battezzato il “dialogo” tra il regime di Pechino e il Dalai Lama, un termine che rischia di rivelarsi ottimista e prematuro. L’ incontro di oggi, che catalizza l’ attenzione internazionale, è il primo contatto tra le autorità cinesi e il governo tibetano in esilio dopo l’ insurrezione divampata a Lhasa il 14 e 15 marzo. Ma non è quella novità clamorosa che il governo cinese ha “venduto” alle diplomazie occidentali come un segno della sua buona volontà. <!– @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } –>
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