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Taiwan: il Dalai Lama visita i sopravvissuti dal tifone Morakot
Aug 31st, 2009 by admin

Sua santitàil Dalai Lama ha portato solidarietà e conforto a Taiwan nei luoghi colpiti dal tifone Morakot che ha ucciso almeno 600 persone e distrutto interi villaggi sommersi sotto montagne di fango e pietre.

Il Dalai Lama visita i sopravvissuti nei luoghi distrutti dal tifone Morakot
Pechino insiste che la visita avrà conseguenza negative per i due Paesi. Ma il leader spirituale ripete che vuole solo portare conforto alla popolazione. Un sacerdote presente nei luoghi racconta ad AsiaNews le conseguenze del tifone e la difficile ripresa della vita quotidiana.

Il Dalai Lama ha iniziato oggi la controversa visita nel sud di Taiwan, dove il tifone Morakot ha ucciso almeno 571 persone (ma altre 106 sono “disperse”) e distrutto interi villaggi sommersi sotto montagne di fango e pietre. La Cina riafferma la sua protesta contro la visita del leader spirituale tibetano, che accusa di essere un pericoloso terrorista. Dalle zone flagellate dal tifone, un sacerdote racconta ad AsiaNews la drammatica situazione.

Il Dalai Lama si è recato nel villaggio Hsiaolin, che conta almeno 424 morti. Ha invece cancellato la prevista conferenza con la stampa estera, per evitare maggiori proteste di Pechino contro il governo taiwanese.

Egli ha ripetuto che la visita non ha alcuna significato politico. “Sono un monaco – ha detto ieri all’arrivo a Taiwan – non c’entra la politica, la mia visita è di natura umanitaria… Ho chiesto di pregare per la pace”.

Nei 5 giorni di visita si prevede che guiderà momenti di preghiera di massa, come pure una messa con i fedeli buddisti.

Poco prima del suo arrivo, Pechino ha ripetuto che questa visita “è destinata ad avere effetti negativi sui rapporti tra Cina e Taiwan”. Il leader tibetano è stato invitato da esponenti di rilievo del Partito democratico progressista, all’opposizione. Il viaggio non è stato gradito dal Partito Kuomintang al governo, anche se è stato poi approvato dal presidente taiwanese Ma Yingjeou.

Dal sud di Taiwan un sacerdote del Pontificio istituto missione estere , p. Paolo Spanghero racconta ad AsiaNews la grave perdita di vite e gli immensi danni materiali. Spiega che “a Chishan l’acqua e il fango hanno invaso l’intera città fino alla strada principale, hanno sommerso tutti i negozi con ingenti danni perché molti avevano la merce in cantine e seminterrati. Ci sono stati almeno 15 morti. Molti negozianti hanno perso in un attimo i loro averi e l’unica fonte di reddito e non sanno come tirare avanti”.

Sul lungofiume il mare di fango ha invaso l’ospedale Guang-Sheng. Ha sommerso la grande Arcade dove ci sono sale da computer frequentate dai giovani per giocare. Si parla di oltre 10 morti intrappolati nell’edificio e molti accusano il Comune di avere nascosto la notizia perché discredita la polizia e le autorità che non facevano rispettare gli orari per l’accesso a queste sale e permettevano la presenza di minorenni”.

Sono distrutti i due ponti, per Chiwei e per l’autostrada, per andare a Meinong bisogna passare per il tunnel allungando la via di 12 chilometri. In alcune zone sono usate le vecchie gallerie fatte dai giapponesi. Si cerca di creare passaggi sui greti, ma le forti piogge sui monti causano ondate d’acqua che portano via i tubi di cemento”.

In un villaggio sopra Jiaxian sono morte almeno 500 persone. Alcuni sopravvissuti raccontano che quell’8 agosto, festa del papà, hanno visto il pericolo e sono corsi di casa in casa dicendo di fuggire. Ma molti hanno risposto: ‘mangiamoci prima i buoni piatti della festa, poi penseremo al da farsi’. Il villaggio non esiste più, sommerso da un cumulo di terra e sassi alto come una casa di 3 piani”.

Il grande pericolo – conclude il sacerdote – è che ora i sopravvissuti siano dimenticati e che si facciano prendere dalla disperazione. Molti che si sono salvati non hanno più niente, dovranno lasciare per sempre il loro villaggio che non esiste più. La nostra comunità cattolica va nella zona, per portare a tutti parole di speranza”. http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=16191#

Pechino si oppone in modo “risoluto” alla visita del Dalai Lama a Taiwan
Aug 28th, 2009 by admin

tibet_-_dala_lamaNella sua blanda reazione, la Cina se la prende con il Dpp e il Dalai Lama, senza minacciare sanzioni, come ha fatto altre volte per altri Paesi che hanno invitato il leader spirituale tibetano. In forse anche una visita di Ye Xiaowen, direttore dell’Ufficio affari religiosi di Pechino.

Con una prevedibile reazione, la Cina si “oppone in modo risoluto” alla visita del Dalai Lama a Taiwan, “in ogni forma e ruolo”. Ma la reazione – in confronto ad altre volte – sembra essere molto più blanda. In più essa è diretta più all’opposizione che allo stesso presidente taiwanese. Un portavoce dell’Ufficio per gli affari con Taiwan ha dichiarato: “Proprio mentre persone da tutte le fasce sociali in Cina stanno offrendo una mano per aiutare la ricostruzione di Taiwan e superare presto il disastro del tifone, alcuni membri del Dpp hanno scelto di organizzare la visita a Taiwan del Dalai Lama”. Egli, secondo Pechino, “non è una pura figura religiosa”, ma “sotto il pretesto della religione è da sempre impegnato in attività separatiste”.

Su richiesta di sette sindaci del sud, tutti del Dpp (partito democratico progressista, all’opposizione), il presidente Ma Ying-jeou ha dato il permesso per una visita del Dalai Lama alle zone colpite dal tifone Morakot per “consolare e pregare per le vittime”.

Pur rischiando le ire di Pechino, Ma è stato costretto ad avallare la richiesta per non accrescere il risentimento della popolazione contro la sua amministrazione, accusata di lentezza negli aiuti e di incapacità a prevedere emergenze e disastri. Ma aveva già negato il visto al leader spirituale tibetano lo scorso dicembre, per timore di incrinare i rapporti con la Cina, migliorati sempre più dalla sua elezione a presidente nel maggio 2008. D’altra parte, Taiwan è diversa dalla Cina: essa è un Paese democratico, dove vige la libertà religiosa e dove la religione non è sottomessa alla politica governativa.

Pechino sembra aver capito il dilemma di Ma e nella sua debole reazione ha criticato più il Dpp – che ha mire autonomiste sull’isola di Taiwan – che l’amico Ma. Quando altri Paesi hanno osato invitare il Dalai Lama, la Cina ha bloccato per lunghi mesi dialoghi e rapporti economici con loro.

Il Dalai Lama giungerà a Taiwan il 30 agosto e terrà incontri di preghiera e lezioni di buddismo nel sud e nel nord dell’isola, ripartendo il 4 settembre.

Ye Xiaowen, direttore dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi di Pechino, aveva programmato anch’egli una visita alle zone colpite dal disastro per partecipare a 4 giornate di servizi religiosi buddisti. Non si sa ancora se questo programma rimane confermato. http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=16171#

Ma Ying-jeou approva la visita del Dalai Lama a Taiwan per motivi “religiosi”
Aug 27th, 2009 by admin

Il Dalai Lama in visita a Taiwan per consolare e pregare per le vittime del tifone Morakot.

Il leader spirituale tibetano dovrebbe consolare la popolazione e pregare per le vittime del tifone Morakot. Di solito Pechino esprime aspre critiche ai Paesi che osano invitare il Dalai Lama, accusato di “separatismo”.

Il presidente Ma Ying-jeou ha dichiarato che la sua amministrazione approva la visita a Taiwan del Dalai Lama per consolare e pregare per le vittime del tifone Morakot. La visita dovrebbe svolgersi fra il 31 agosto e il 4 settembre.

L’annuncio è avvenuto mentre il presidente era in visita nelle zone più colpite dal disastro, che ha fatto finora 461 morti e 192 dispersi, oltre a enormi danni alle infrastrutture e all’agricoltura. L’invito al leader spirituale tibetano era venuto dai 7 capi di località del sud, tutti appartenenti al Partito democratico, all’opposizione.

L’ufficio del presidente ha precisato che la decisione ad avallare l’invito è basata su motivi religiosi e considerazioni umanitarie. “Pensiamo – ha detto il portavoce Wang Yu-chi – che questo fatto non dovrebbe danneggiare le relazioni fra i due lati dello Stretto di Taiwan”.

Proprio l’anno scorso il Dalai Lama aveva espresso il desiderio di recarsi sull’isola “ribelle”, ma Ma Ying-jeou l’aveva frenato perché la sua amministrazione era in dialogo con la Cina per raffreddare la tensione e accrescere i rapporti economici.

Il capo spirituale dei tibetani si è già recato a Taiwan nel ’97 e nel 2001, suscitando l’ira di Pechino che l’accusa di separatismo, volendo separare il Tibet dalla madrepatria.

Le relazioni fra Cina e Taiwan sono migliorate dal maggio 2008, dopo la vittoria di Ma Ying-jeou, che si è impegnato a rafforzare i legami economici e a non rivendicare alcuna indipendenza per l’isola. Nel dicembre 2008 fra i due lati dello Stretto sono stati varati rapporti continui e diretti postali, aerei e marittimi, aprendo Taiwan al turismo dei cinesi e allargando la libertà di investimento dei taiwanesi nella Cina popolare.

Nella sua campagna contro il “separatismo” del Dalai Lama, Pechino critica di continuo tutti i Paesi che osano concedere un visto al leader tibetano. Secondo osservatori, è probabile che questa volta Pechino esprima una critica formale. La decisione di Ma – così vicino a Pechino - dovrebbe aiutarlo a recuperare consensi nell’isola, dove la popolazione lo critica per l’inerzia con cui l’emergenza tifone è stata affrontata e perché nella sua politica distensiva con la Cina, sembra voler “vendere” il Paese a Pechino. <!– @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } –>

http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=16157&size=A#

Balcanizzare l’India: un progetto di Pechino?
Aug 21st, 2009 by admin

Finora l’India è sopravvissuta alle previsioni pessimiste di una balcanizzazione, ma la Cina sembra voglia provarci ancora.

Finora l’India è sopravvissuta alle previsioni pessimiste di una balcanizzazione, ma la Cina sembra voglia provarci ancora.

Un articolo su un sito “semi-ufficiale” cinese descrive le tappe per dividere l’India in 20 o più staterelli, sostenendo nazionalisti, separatisti, pakistani, tamil, srilankesi e bangladeshi. Preoccupazioni di New Delhi. Ma finora l’India, sebbene scossa da tante tensioni, ha sempre tenuto.

Il governo di New Delhi ha presentato una protesta ufficiale per i contenuti di un articolo pubblicato su un sito cinese, che mira a dividere l’India in “20-30 staterelli”, sostenendo guerriglie e nazionalisti presenti all’estero e all’interno della grande democrazia indiana.

Apparso l’8 aprile scorso sul sito internet www.iiss.cn (China International Institute for Strategic Studies) l’articolo descrive con minuzia una roadmap per dividere l’India: “Per frantumare l’India, la Cina può servirsi di paesi come il Pakistan, il Nepal ed il Bhutan; può dare una mano all’Ulfa [il gruppo separatista dell’Assam] nell’ottenere il suo obiettivo d’indipendenza in Assam; appoggiare le aspirazioni di gruppi nazionalisti come i Tamil ed i Naga; incoraggiare il Bangladesh a dare una spinta per l’indipendenza del Bengala occidentale e alla fine riprendersi i 90 mila kmq del Tibet meridionale”.

Il governo indiano è preoccupato di sapere se questa agenzia stampa è rappresentativa del pensiero del governo cinese. I media indiani parlano di “un website cinese quasi-ufficiale”. LEGGI TUTTO … Read the rest of this entry »

Il Panchen Lama di Pechino visita Lhasa durante una festa tibetana
Aug 16th, 2009 by admin

Nel 1995 il Dalai Lama riconobbe come 11ma reincarnazione del Panchen Lama il piccolo Gedhun Choekyi Nyima, di 6 anni, nella foto. Le autorità cinesi lo hanno fatto sparire e nessuno sa dove sia.

Nel 1995 il Dalai Lama riconobbe come 11ma reincarnazione del Panchen Lama il piccolo Gedhun Choekyi Nyima, di 6 anni, nella foto. Le autorità cinesi lo hanno fatto sparire e nessuno sa dove sia.

Circa 150 mila pellegrini tibetani si sono radunati ieri per la festa dello Shoton (Yoghurt), partecipando allo srotolamento di una immagine gigante del Buddha sulle alture che circondano il monastero di Drepung a Lhasa. Decine di migliaia di fedeli sono arrivati fin dall’alba per trovare i posti migliori e assistere all’ostensione della grande immagine o thangka dipinta su stoffa. I fedeli pensano che se l’immagine sacra viene a coprire i loro corpi, essi saranno benedetti.

L’origine della festa segna la fine del ritiro spirituale estivo dei monaci, che interrompono il digiuno mangiando dello yogurt. Ma il culmine della festa è l’ostensione dell’enorme immagine di 200 mq, ricamata dai monaci con oro e seta su un fondo di cotone.

Più di 100 monaci del monastero di Drepung hanno portato il lungo rotolo del thangka, prima di srotolarlo e poggiarlo sulla collina. Nei tempi di maggior splendore il monastero di Drepung ha ospitato fino a 10 mila monaci. Attualmente il governo cinese non permette che siano ospitati più di 700 monaci. In questo modo essi cercano di frenare l’influenza spirituale del Dalai Lama fra i religiosi tibetani.

Ieri la televisione cinese di stato ha mostrato il Panchen Lama apocrifo Gyaltsen Norbu, nominato da Pechino, mentre salutava molti monaci tibetani. Norbu è stato scelto dalla Cina come Panchen Lama, dopo che Pechino ha rifiutato la designazione di un altro bambino ad opera del Dalai Lama nel 1995. Nel buddismo tibetano il Panchen Lama è la seconda autorità dopo il Dalai Lama.

Norbu, che ha 15 anni, ha partecipato ieri a Lhasa a una cerimonia di offerta di una sciarpa bianca khata a una statua di Buddha; poi ha offerto dei nastri rossi ai monaci.

Questa è la terza visita di Norbu nella capitale tibetana e una delle poche apparizioni in pubblico.

Nel 2002 è apparso in pubblico all’apertura del Congresso del Partito Comunista Cinese. Norbu è sempre circondato da diverse guardie del corpo. L’agenzia Xinhua ha detto che durante la sua visita a Lhasa egli ha incontrato anche i capi del Partito Comunista locale e “200 rappresentanti di tutti i settori della popolazione”.

Nel 1995 il Dalai Lama riconobbe come 11ma reincarnazione del Panche Lama il piccolo Gedhun Choekyi Nyima, di 6 anni. Le autorità cinesi lo hanno fatto sparire e nessuno sa dove sia. Si suppone che il ragazzo sia agli arresti domiciliari insieme ai suoi genitori. Amnesty International lo ha definito “il più giovane prigioniero di coscienza” al mondo.

Il vice-sindaco di Lhasa, Xiao Bai, ha dichiarato che Nyima è “in buona salute e conduce una vita normale e felice. Sta studiando al liceo e i suoi voti sono buoni. Per non rovinare la sua e la vita della sua famiglia, non permettiamo a nessuno gruppo straniero di incontrarlo”.

http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=1299#

Sua Santità il Dalai Lama in Ladakh
Aug 11th, 2009 by admin

Il Primo Ministro dello Stato di Jammu e Kashmir Omar Abdullah col suo governo è venuto ad accogliere Sua Santità il Dalai Lama all’aeroporto di Leh.

Il Primo Ministro dello Stato di Jammu e Kashmir Omar Abdullah col suo governo è venuto ad accogliere Sua Santità il Dalai Lama all’aeroporto di Leh.

Sua Santità il Dalai Lama è arrivato oggi 10 agosto 2009 in Ladakh, una regione prevalentemente buddista dello Stato di Jammu e Kashmir per un tour di 20 giorni che si concluderà il 29 Agosto, in cui conferirà diverse iniziazioni e darà insegnamenti in diversi luoghi tra cui la remota valle dello Zanskar ed a Choklamsar, nei pressi di Leh, la capitale del Ladakh.
Il Primo Ministro dello Stato di Jammu e Kashmir Omar Abdullah con gli altri ministri e funzionari di governo ha accolto calorosamente il leader tibetano facendogli addirittura da autista dall’aeroporto Bakula a Shiwai Gatsel, il palazzo residenza di Sua Santità a Choklamsar.
Un saluto caloroso come un grande abbraccio si è levato dall’immensa folla di Ladaki. Ad assiepare entrambi i lati della lunga strada del percorso dall’aeroporto al palazzo, esprimendo il loro caloroso ed affettuoso benvenuto al leader tibetano, non sono giunti soli i tanti buddisti, ma tantissimi musulmani ed indù, che offrivano fiori, incenso e le tradizionali sciarpe bianche (khatag).
Una volta arrivati a palazzo, il leader tibetano ha espresso la sua gratitudine al Primo Ministro per l’ospitalità offerta dal suo stato, ricordando ad Omar quanto cordiale fosse il rapporto che aveva con suo nonno Sheikh Mohammad Abdullah, fondatore della Conferenza Nazionale, e suo padre Farooq Abdullah.

 

 

Intanto anche il nostro gruppo, dopo aver valicato i Passi del Cielo che oltrepassano i 5.000 metri giunge oggi a Leh per proseguire verso la lontana Valle dello Zangskar, vero e proprio regno tibetano incastonato tra le altissime vette dell’Himalaya. Noi ci saremo il 17 agosto, a Padum, dove registreremo e realizzeremo questo nuovo blog dei tre giorni d’insegnamenti di Sua Santità.  E noi ci saremo dal 23 al 26 agosto ‘09 pure nella grande spianata di Choklamsar, vicino alla capitale Leh, e scriveremo su questo blog le parole di saggezza di Sua Santità il Dalai Lama a beneficio a beneficio di tutti gli esseri senzienti e di coloro che non sono potuti venire fin quassù.

Dalai Lama: “qualcosa sta cambiando in Cina..”
Aug 10th, 2009 by admin

 

Sua Santità il Dalai Lama: “il solo denaro non porterà una buona immagine della Cina, né fiducia. La fiducia è fondata sulla trasparenza e l’onestà”.
Sua Santità il Dalai Lama: “il solo denaro non porterà una buona immagine della Cina, né fiducia. La fiducia è fondata sulla trasparenza e l’onestà”.

Dalai Lama: “qualcosa sta cambiando in Cina, ho fiducia negli intellettuali e nella popolazione”. Da Ginevra il Dalai Lama evidenzia il fallimento della politica cinese verso la minoranze, che ha portato solo incomprensioni e proteste di piazza. Ripete che non basta lo sviluppo economico, ma occorre onestà e autorità morale. E lancia una nuova possibilità di dialogo.      
La politica cinese degli ultimi 60 anni verso le minoranze etniche “non è riuscita a conquistare la loro fiducia” e deve essere cambiata. Il Dalai Lama, leader spirituale in esilio dei buddisti tibetani, a Ginevra dice in conferenza stampa che Pechino deve affrontare i problemi del rapporto con le minoranze in modo realista e non soltanto ideologico. Egli spiega che “il solo denaro non porterà una buona immagine della Cina, né fiducia. La fiducia è fondata sulla trasparenza e l’onestà”. Pechino è stata spesso accusata di praticare una politica repressiva verso le minoranze etniche del Paese (come i tibetani e gli uighuri), cercando di eliminarne persino le tradizioni e la lingua. Alle accuse la Cina ha sempre risposto di aver portato maggiori opportunità e un grande sviluppo economico in quelle regioni. Le etnie locali ribattono che lo sviluppo economico ha favorito soprattutto gli interessi dei milioni di etnici han immigrati in Tibet e Xinjiang, al punto da rendere gli autoctoni una minoranza nella loro terra. Il Dalai Lama ribadisce, invece, che “l’autorità morale è davvero essenziale”, anche se la Cina sta diventando una superpotenza economica mondiale. Il leader tibetano non cerca una facile condanna della repressione cinese, ma ripete che anche “l’armonia è davvero essenziale…. E’ nostra comune responsabilità trovare una soluzione [per convivere], senza separatismo”. Pechino accusa il Dalai Lama di essere un pericoloso terrorista che desidera la secessione del Tibet dalla Cina. Questi ha sempre risposto di volere solo una maggiore autonomia. In Tibet è in atto una sistematica repressione, dopo le proteste di piazza esplose nel marzo 2008. Nella primavera 2008, dopo che molti leader politici avevano minacciato di boicottare le Olimpiadi per protesta, Pechino ha accettato di riaprire un tavolo di trattative con rappresentanti del Dalai Lama, che però si sono chiuse subito dopo i Giochi senza alcuna concessione. Il Dalai Lama ha spiegato che, poiché è difficile un colloquio con i leader, ora i tibetani “cercano di avere rapporti con gli intellettuali cinesi” e hanno avuto riscontri “molto positivi”. “Qualcosa sta cambiando. Ho fiducia che gli intellettuali e la popolazione cinese vedano le questione in modo più realistico…. Sono molto ottimista”, ha concluso. Un mese fa è esploso anche il malcontento degli uiguri nello Xinjiang, con scontri di piazza e guerriglia urbana e un bilancio di oltre 190 morti e migliaia di feriti.

proteste per la liberazione del regista tibetano Dhondup Wangchen
Aug 1st, 2009 by admin

Il regista tibetano Dhondup Wanchen

Il regista tibetano Dhondup Wanchen

Un giorno di protesta per la liberazione del regista tibetano Dhondup Wangchen
La sua “colpa” è avere ripreso interviste a cittadini tibetani, che parlano di Olimpiadi e Dalai Lama. In carcere dal marzo 2008, è stato percosso e torturato e gli viene negato l’avvocato di fiducia. Un giorno di protesta per chiedere il rilascio di Dhondup Wangchen, regista tibetano arrestato per “istigazione al separatismo”. Lo hanno proclamato 5 tra i maggiori gruppi pro-Tibet, che a Dharamsala, dove ha sede il governo tibetano in esilio, raccolgono firme per chiedere al premier indiano Manmohan Singh di fare pressione per l’immediato suo rilascio. Questa sera ci sarà una veglia al lume di candela nel principale tempio tibetano della città. Sarà anche proiettato il film per il quale è stato arrestato. Il regista è in carcere dal marzo 2008 per avere girato il film “Leaving Fear Behind” (“Lasciando la paura dietro di sé”), che documenta il punto di vista di cittadini tibetani su vari argomenti come Olimpiadi di Pechino, il Dalai Lama, la politica del governo cinese in Tibet. Lhamo Tso, moglie di Dhondup, lamenta che egli si è limitato a fare interviste e che Pechino “vuole farlo tacere perché ha esercitato il diritto di libertà di espressione. Chiedo alla comunità internazionale di fare pressione per il rilascio di mio marito”. L’avvocato nominato dalla famiglia non è stato ammesso al processo. Dhondup non ha potuto vedere i familiari sin dall’arresto e pare che sia stato percosso più volte e torturato e che sia ora in cattiva salute. Tsewang Ringzin, presidente del Tibetan Youth Congress, denuncia “l’iniqua persecuzione di Pechino contro Dhondup Wangchen”, privo di difesa legale, e ne chiede l’immediato rilascio. Gli organizzatori della protesta osservano come le autorità cinesi neghino ai tibetani in modo sistematico i diritti fondamentali e perseguitano con gravi condanne ogni pacifica espressione di dissenso.
(Nirmala Carvalho AsiaNews) http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=15940&size=A#

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