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Sua Santità il Dalai Lama: La natura della coscienza. Un dialogo tra studiosi russi e buddist
August 8th, 2017 by admin

Sua Santità il Dalai Lama alla mostra dedicata a Agvan Dorjiev, allestita all’ingresso della sala in cui si tiene l’incontro tra studiosi russi e buddhisti a Nuova Delhi (India), 7 agosto 2017. (Foto di Tenzin Choejor/OHHDL)

Nuova Delhi, India – Sua Santità il Dalai Lama ha avuto modo di rivedere molti vecchi amici quando ha raggiunto la sala conferenze che ospita l’incontro tra scienziati e pensatori russi e studiosi buddisti. Ha poi ammirato con un certo interesse la mostra dedicata a Agvan Dorjiev, un monaco della Buriazia, entrato per la prima volta in Tibet insieme al suo maestro nel 1873. Vi si era recato per studiare presso il monastero di Drepung Gomang, dove conseguì il titolo di Geshe Lharampa. Il suo incarico di assistente al dibattito del Tredicesimo Dalai Lama diede l’avvio a una relazione stretta, che si è trasformata in un altrettanto profondo legame tra Tibet e Russia.

Nella sua introduzione alla prima sessione, il professor Konstantin Anokhin ha spiegato che molti dei partecipanti erano interessati a presenziare all’evento convinti che la Russia, e la scienza in Russia, occupino, culturalmente e geograficamente, una posizione di raccordo tra scienze occidentali e orientali. L’obiettivo dei dialoghi, ha detto, è discutere della natura della mente, per poter capire meglio noi stessi e alleviare le sofferenze. Ha aggiunto poi che gli scienziati presenti provengono dalle più varie formazioni accademiche. Ad essi si sono aggiunti una dozzina di monaci che non solo sono studiosi di buddhismo altamente qualificati, ma anche studiosi delle scienze.

Alla domanda se avesse qualche osservazione preliminare, Sua Santità ha ricordato che il suo interesse per la scienza risale alla sua infanzia, quando era appassionato di tecnologia e di meccanica.

Sono più di trent’anni che ho proficue conversazioni con gli scienziati, con due obiettivi ben chiari in mente. Il primo è ampliare le nostre conoscenze. Fino alla fine del XX secolo gli scienziati si sono occupati prevalentemente di fenomeni materiali, compreso il cervello. Sono ambiti in cui potevano effettuare misurazioni e in cui una parte terza poteva validare i risultati. Alla fine del XX secolo e con l’inizio del XXI, tuttavia, sempre più studiosi hanno iniziato a fornire prove del fatto che esperienze come la meditazione e l’allenamento mentale possono modificare il nostro cervello in modo prima inimmaginabile. E’ quella che oggi viene chiamata neuroplasticità”.

Il mio secondo obiettivo riguarda la triste realtà che, proprio mentre noi siamo qui, seduti a chiacchierare insieme pacificamente, godendo della reciproca presenza, altrove ci sono persone che vengono uccise, il divario tra ricchi e poveri continua ad aumentare e i bambini in paesi come lo Yemen muoiono di fame. La violenza organizzata, la guerra, comprese le guerre civili in Russia e in Cina hanno occupato gran parte del XX secolo. La conseguenza è stata, secondo una stima fatta dagli storici, che 200 milioni di individui hanno perso la vita in modo violento. Se il risultato di tutto questo fosse stato un mondo più felice e più pacifico, qualcuno potrebbe dire che ne è valsa la pena, ma non è di certo questo il caso. Per risolvere le controversie, la gente fa ricorso all’uso della forza. E la violenza non porta altro che violenza.

Dobbiamo imparare dalle esperienze del passato e instaurare un dialogo, ricordando che gli altri sono nostri fratelli e nostre sorelle. Dobbiamo vivere insieme. L’economia globale e gli effetti del cambiamento climatico non si limitano ai confini nazionali. E’ l’idea stessa di “noi” e “loro” che dobbiamo abbandonare, perché può diventare facilmente la base della violenza. Dobbiamo educare le persone a capire che siamo tutti parte della stessa umanità.

Paura e sospetto non ci aiuteranno a vivere insieme. Dobbiamo coltivare il buon cuore. Dunque il mio secondo obiettivo è portare l’attenzione sull’importanza della pace della mente e sull’impossibilità di costruire la pace sulla base della rabbia”.

Sua Santità ha anche menzionato l’importanza di riconoscere il Buddhismo in Russia come religione nazionale, dal momento che viene praticato soprattutto in Buryat, Kalmykia e Tuva. Sua Santità è poi passato alla domanda sulla coscienza e ha ricordato che dal punto di vista Buddhista ne esistono di vari livelli: la coscienza ordinaria del normale stato di veglia; la coscienza sottile, quando sogniamo; e una coscienza ancora più sottile, che si manifesta in punto di morte.
La moderatrice Tatyana Chernigovskaya ha invitato il professor Konstantin Anokhin, del PK Anokhin Institute of Normal Physiology di Mosca, a iniziare la sua presentazione intitolata ‘Unità mente-cervello: approcci olistici alle più elevate funzioni cerebrali dei neuroscienziati russi”. Ha spiegato che il progetto principale MAIN – Mind & BRAIN – aveva l’obiettivo di far convergere la mente dalla prospettiva di una persona (M1), la mente dalla prospettiva di una persona terza (M3) e il cervello dalla prospettiva di un ulteriore soggetto (B3). La conclusione che è stata raggiunta è che la mente è una struttura, mentre la coscienza è un processo che avviene al suo interno.

Sua Santità ha chiesto ad Anokhin che opinione avesse riguardo a un punto di inizio della mente e se crede a uno o più big bang; lo scienziato russo ha risposto che la mente compare quando compare la vita. Sul fatto che esistano altri esseri dotati di una mente, oltre a noi, Anokhin ha risposto che non possiamo saperlo, ma che non si può escludere ne esistano altrove, diversi da noi. Uno studioso buddhista ha poi chiesto se le macchine dotate di intelligenza artificiale provano emozioni.

Yuri I Alexandrov dell’Istituto di Psicologia di Mosca ha illustrato la sua presentazione intitolata “Approccio non disgiunto alla coscienza e alle emozioni da un punto di vista culturale” spiegando che, sebbene siamo tutti esseri umani, nella similitudine vi sono delle differenze.

Ha messo in evidenza una serie di differenze specificatamente culturali tra l’approccio russo e quello americano. Il primo è reattivo, il secondo è attivo; in uno, determinate cose sono vietate, nell’altro sono obbligatorie e dove l’uno adotta un approccio analitico, l’altro ha una visione più olistica. Si è segnalato anche che, di fronte a tre immagini – una mucca, un pollo e un prato – l’americano associa la mucca e il pollo, in quanto animali, mentre il russo associa la mucca con il prato. La conclusione è che queste differenze non indicano approcci corretti o scorretti, ma complementarietà.

La riunione si è interrotta per il pranzo, durante il quale Sua Santità ha mangiato insieme ai relatori proseguendo la conversazione.

Riprendendo la presentazione su coscienza ed emozioni, il professor Alexandrov ha mostrato alcuni video, di un topo che si costruiva una tana e di una persona che guardava alcune scene dei Simpsons, che indicavano la possibilità di tracciare l’attivazione dei neuroni in concomitanza di situazioni piacevoli o familiari.

Tatyana Chernigovskaya della St Petersburg State University ha parlato in modo coinvolgente del “Paradosso del gatto di Schrödinger: linguaggio e mente”. Da “l’osservatore è un partecipante nel mondo quantistico” di Nils Bohr a “corpo e anima non sono entità separate, ma due differenti modi di percepire la stessa cosa” di Einstein, la professoressa ha fatto citazioni che hanno spaziato da Kant a Wittgenstein, discutendo del linguaggio e del tempo nei termini di ciò che essi possono dirci riguardo alla nostra mente.

Sua Santità ha ravvisato nella citazione che indica che vi è un oggetto osservabile solo quando c’è anche un osservatore una analogia con il concetto di interdipendenza e un’eco del pensiero buddhista, che sostiene che le cose esistono perché designate. Ha ricordato Wolf Singer, un neuropsichiatra tedesco che anche la Chernigovskaya aveva citato, il quale si riferiva al cervello come a qualcosa che non ha un’autorità centrale, rieccheggiando così la nozione buddhista dell’assenza di un sé indipendente.

La discussione tra scienziati e buddisti è proseguita fino al tardo pomeriggio, mentre Sua Santità si è congedato, dicendo che non vedeva l’ora di continuare ad ascoltare la conversazione il giorno seguente.

http://it.dalailama.com/news/2017/la-natura-della-coscienza-un-dialogo-tra-studiosi-russi-e-buddhisti


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