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Seconda giornata di dialogo tra studiosi russi e Buddisti
August 9th, 2017 by admin

Sua Santità il Dalai Lama e Maria Falikman nel corso della seconda giornata di dialogo tra studiosi russi e buddhisti a Nuova Delhi, l’8 agosto 2017. (Foto di Tenzin Choejor/OHHDL)

Nuova Delhi (India) – Prima di riprendere il dialogo tra studiosi russi e buddisti, questa mattina Sua Santità il Dalai Lama ha rilasciato una intervista a Stanislav Kucher, giornalista del quotidiano russo Kommersant.
La prima domanda riguardava la diffusione dei valori umani attraverso un approccio non-religioso. Sua Santità ha esordito dicendo che la situazione mondiale oggi non è felice.

Ci sono molti problemi. Le persone si uccidono tra loro perché vivono in balia della rabbia e dell’odio. Sono egoiste e guardano al loro prossimo nei termini di “noi” e “voi”. Ma non c’è nulla che si possa fare per eliminare completamente i nostri avversari: dobbiamo vivere insieme”.

Il modo in cui queste afflizioni mentali ci condizionano non cambierà all’improvviso. Abbiamo bisogno di un approccio educativo che fornisca alle generazioni future, fin dalla prima infanzia, le basi di un’etica secolare. Dopo una trentina di anni di questo approccio, avremo persone completamente differenti da quelle che le hanno precedute. Attualmente non diamo abbastanza peso alla pace interiore, mentre dovremmo invece concentrarci sul benessere autentico degli individui e sulla pace della mente. Serve una maggiore consapevolezza dei benefici che derivano dall’essere persone di buon cuore. Questo è ciò che ci occorre ed è di questo che mi preoccupo: che le persone possano trarne beneficio in questa vita, qui e ora. Non sto facendo proseliti a favore del Buddhismo, non mi interessa convertire nessuno e sono anche piuttosto scettico nei confronti di coloro che invece ci provano”.

Kucher ha chiesto chiarimenti riguardo all’apparente delusione nei confronti dell’America, della Russia e della Turchia.

Le situazioni cambiano – ha detto Sua Santità – persino nel Regno Unito ci sono ancora tantissime persone che considerano un valore rimanere nell’Unione Europea. Quando la crisi irachena stava per scoppiare, milioni di persone hanno marciato contro un nuovo ricorso alla violenza. Non dovremmo limitarci a prestare attenzione a ciò che fanno i nostri leader, dobbiamo tenere in considerazione anche quel che pensa la gente. E a me sembra che vi sia ormai un sentimento diffuso di rifiuto della violenza”.

I russi sono un grande popolo. Prima ho lanciato una proposta, che potrebbe rimanere semplicemente un sogno: se la NATO scegliesse di spostare il suo quartier generale a Mosca, questo potrebbe fugare qualsiasi preoccupazione da parte dei russi”.

Ho fiducia nella gente – ha detto Sua Santità – il mondo appartiene ai 7 miliardi di persone che lo abitano, non solo a chi detiene le leve del comando, ai dittatori, ai re o alle regine. Ogni nazione appartiene al suo popolo e ho la sensazione che la gente stia diventando più matura”.

All’incontro tra studiosi russi e buddhisti, Sua Santità ha detto che all’età di 82 anni ha bisogno di più riposo, ma che sperava di potersi trattenere fino alle 14.30. “Ma – ha detto – avete a disposizione tutti questi monaci per proseguire nella vostra conversazione, anche se io dovessi andare via”.

Il professor Anokhin, moderatore del dialogo, ha introdotto il primo relatore della giornata, David Dubrovsky, il quale, essendo l’ospite più anziano, ha suscitato particolare affetto in Sua Santità. Scusandosi per il suo inglese poco fluente, Dubrovsky ha chiesto a un collega di leggere il suo documento, intitolato “Le prospettive dell’approccio neuroscientifico al problema della coscienza e la relazione con la crisi globale della civiltà”. Ha esordito dicendo quanto fosse rimasto colpito dal pensiero umanistico di Sua Santità, così radicato nell’etica e nella convinzione dell’intrinseca bontà della natura umana.

Nonostante la crescente consapevolezza dei problemi che stiamo affrontando, non sono state ancora intraprese contromisure che possano cambiare la situazione. Abbiamo bisogno di un cambiamento nella coscienza delle persone. Rischiamo di auto distruggerci a causa del nostro consumismo e della nostra aggressività. Ma mentre l’estremo egoismo e l’aggressività sembrano minacciare il futuro dell’umanità, il Buddhismo sembra invece permetterci di sviluppare la compassione e il buon cuore”.

Sua Santità ha apprezzato queste dichiarazioni, ma ha aggiunto che non possiamo sperare che il cambiamento si basi esclusivamente sul nostro cervello. È la mente che deve essere educata e illuminata. La coscienza, in relazione al cervello, è relativamente grossolana. Sua Santità ha fatto l’esempio della coscienza grossolana di un feto che scalcia nel grembo materno: è solo quando il bambino nasce che inizia a vedere il mondo.

Ha poi raccontato un aneddoto, da una prospettiva completamente diversa, riguardante Lama Thubten Rinpoche, morto in Nuova Zelanda. Dopo essere stato dichiarato clinicamente morto, Rinpoche è rimasto seduto in meditazione, in quella che i buddisti chiamano la “chiara luce” per quattro giorni. A un certo punto, una notte, la posizione delle sue mani è cambiata: la sinistra teneva l’indice della destra. Sua Santità ha detto di aver rimproverato coloro che erano preposti a vegliare Rinpoche per non aver sistemato una telecamera che potesse registrare quel che stava avvenendo; nessuno sa dare una spiegazione di quel che è successo. Anche Dubrovsky ha concordato che non sembra esserci una spiegazione.

La seconda presentazione della mattinata è stata quella di Maria Falikman della Lomonosov Moscow State University, esperta di psicologia cognitiva, scienze cognitive e psicologia sperimentale. Il tema che ha affrontato è “L’attenzione umana in una prospettiva storico-culturale: possibili implicazioni degli studi sulla meditazione”. “L’attenzione umana è chiara, ha detto, se una persona è attenta lo si percepisce, e gli effetti dell’attenzione sono evidenti”. Ha citato William James, il primo educatore ad aver tenuto un corso di psicologia negli Stati Uniti, e le sue teorie su causa ed effetto riguardo all’attenzione. Ha aggiunto poi che l’idea buddhista dei fattori mentali ha dato un importante contributo nella comprensione del fenomeno dell’attenzione.

Sua Santità ha chiesto se vi sono evidenze riguardo alle funzioni cerebrali di altri animali sociali. Cani e uccelli, ha fatto notare, sono creature sociali e sembrano manifestare apprezzamento quando si offre loro del cibo. Mentre, sempre sulla base della sua esperienza, quando si permette a una zanzara , che notoriamente non è un animale sociale, di succhiarci il sangue, l’insetto non sembra dimostrare alcun apprezzamento.

Dmitry B. Volkov, sempre della Lomonosov Moscow State University, ha parlato di “Il sé come una utile finzione: un approccio narrativo”. Ha domandato che cosa sia il sé, suggerendo che vi sia un problema nell’identificare una persona in tempi diversi. C’è un approccio fisico che considera che corpo e cervello rimangano gli stessi. Ma c’è anche un approccio psicologico e ha proposto di connettere la mente e le funzioni mentali di una persona con un computer. Potrebbe sorgere un problema di duplicazione e con esso la questione di quale sia il sé reale. Volkov ha concluso che la soluzione al dilemma del Sé potrebbe essere risolto adottando un approccio narrativo.

In risposta a queste osservazioni, Sua Santità ha detto che sono più di 3.000 anni che si fanno congetture a proposito del sé. L’India antica accettava l’idea di una vita dopo la morte e che chiaramente non è il corpo quello che passa da un’esistenza all’altra. L’anima, o sé, nota anche come atman era ritenuta un’entità permanenti, individuale e indipendente. Il Buddha, invece, disse qualcosa di diverso: che attaccarsi a questa idea di un sé, fraintendere questo sé, è un pensiero nocivo.

Questa è la natura dell’ignoranza e contrastarla è il fulcro delle quattro maggiori scuole filosofiche buddiste. Suggeriscono che l’identità personale si basa sulla continuità della coscienza mentale, ma la più importante di queste scuole, la Madhyamaka o scuola della Via di mezzo, rifiuta l’esistenza di un sé indipendente. A questo punto Sua Santità cita una stanza di Nagarjuna dal Fondamento della Saggezza:

Ciò che ha un’origine dipendente è spiegato essere vacuità. Questa, essendo una designazione dipendente, è in sé la via di mezzo.

Sua Santità ha chiarito che l’origine dipendente permette di evitare l’estremo dell’eternalismo, mentre la designazione dipendente evita l’estremo opposto, ovvero il nichilismo; ha notato inoltre che l’affermazione della fisica quantistica che nulla esiste in modo oggettivo, ma che dipende dalla presenza di un osservatore, è completamente speculare all’affermazione di Nagarjuna.

Sua Santità ha poi ricordato ciò che gli aveva raccontato lo psichiatra americano Aaron Beck, a proposito delle persone in terapia a causa della rabbia. Sebbene a molti l’oggetto della propria rabbia apparisse completamente negativo, Beck stimava che per il 90% si trattava di una proiezione mentale. Una considerazione che completa il consiglio di Nagarjuna:

Attraverso l’eliminazione del karma e delle afflizioni c’è il nirvana. Karma e afflizioni vengono dai pensieri concettuali. Questi a loro volta derivano da costrutti mentali I costrutti cessano attraverso la vacuità.

Dopo pranzo, Viktoria Lysenko dell’Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze, ha parlato del tema “Quale filosofia può rappresentare un ponte tra scienza e buddhismo?” suggerendo che la risposta potrebbe essere una filosofia interculturale, che presuppone un’educazione multiculturale, che permetta agli studiosi di esprimersi nei termini di più di una tradizione. Ha fatto l’esempio di Theodor Stcherbatsky (1866-1942) che per primo tradusse  in inglese il Nyāyabinduprakaraṇa (Gocce di ragionamento) di Dharmakirti e che fu pioniere della filosofia comparativa e promotore della filosofia interculturale.

La dottoressa Lysenko ha anche ricordato Rosenberg, studente di Stcherbatsky, che studiò per molti anni in Giappone, imparando anche la meditazione; ha poi citato il dissidente sovietico Alexander Piatigorsky, filosofo, studioso di cultura e filosofia del Sud Est Asiatico, storico, filologo e scrittore, conoscitore delle Sanscrito, del Tibetano, del Tamil, del pali, del tedesco, del russo, del francese, dell’inglese e dell’italiano e il cui ricordo è ancora molto vivo presso la scuola di Studi Africani e Orientali di Londra.

Nelle sue osservazioni conclusive, Sua Santità ha sottolineato che la tradizione Pali, che pur contiene gli insegnamenti fondamentali del Buddha si basa, per la loro interpretazione, sulle citazioni scritturali. La tradizione Sanscrita, invece, si basa sul ragionamento e sull’investigazione. Questa tradizione fu introdotta in Tibet quando l’imperatore Trisong Detsen invitò il grande logico e filosofo indiano Shantarakshita a stabilire il buddhismo nel Paese delle Nevi. Attraverso lo studio rigoroso e il dibattito, generazione dopo generazione i tibetani hanno realizzato il desiderio dell’Imperatore e mantenuto in vita questa tradizione.

Tutti noi desideriamo essere liberi dalla sofferenza. E’un fatto che non richiede ulteriori ricerche. La chiave sta nella comprensione del funzionamento della mente, così come illustrato in queste antiche tradizioni indiane, comprese la shamata (la concentrazione) e la vipassana (visione profonda). Il Buddha ha dato diverse spiegazioni e in tempi differenti. E questo non certo perché era indeciso, né perché volesse confondere gli altri, ma perché insegnava alla gente in modo appropriato rispetto alle capacità e disposizioni di ciascuno”.

Come monaco buddhista, ho imparato davvero moltissimo dalle scoperte scientifiche e gli scienziati, a loro volta, hanno imparato  altrettanto da noi, a proposito della mente e dei metodi per contrastare le emozioni distruttive. Quando i nostri dialoghi sono cominciati, quasi quarant’anni fa, nei nostri monasteri c’è stata una certa resistenza, ma ora è del tutto sparita. In futuro, spero sarà possibile invitare gli scienziati russi a uno dei nostri incontri con gli scienziati Occidentali”.

Telo Tulku Rinpoche, coordinatore dell’incontro, ha ringraziato Sua Santità per aver trovato il tempo per prendere parte a tutti questi dialoghi. Tatyana Chernigovskaya, a nome dei partecipanti, ha offerto a Sua Santità un “piccolo regalo”: un libro estremamente voluminoso intitolato “Santa Russia” contenente la riproduzione delle icone di San Pietroburgo. Il Dalai Lama ha accettato il dono e ha ringraziato, prima di congedarsi per il resto della giornata.

http://it.dalailama.com/news/2017/seconda-giornata-di-dialogo-tra-studiosi-russi-e-buddhisti


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