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“Introduzione alla Via di Mezzo” di Chandrakirti, seconda giornata
October 7th, 2017 by admin

Sua Santità il Dalai Lama parla ai membri del Tibetan Nun Project, ai sostenitori del progetto e alle monache durante un’udienza presso la sua residenza a Dharamsala, il 4 ottobre 2017. Foto di Tenzin Choejor

Tempio Tibetano Principale, Dharamsala – Prima di lasciare la sua residenza per raggiungere lo Tsuglagkhang, questa mattina Sua Santità il Dalai Lama ha incontrato alcuni esponenti del Tibetan Nun Project, in occasione del trentesimo anniversario dalla sua fondazione. Il gruppo includeva persone dello staff, membri del board, sostenitori del progetto e tutte le venti monache che hanno conseguito il titolo di Geshe-ma lo scorso inverno. Sua Santità ha detto che gli insegnamenti del Buddha sono fioriti in India in autentiche culle del sapere come Takshashila, Nalanda e Vikramashila. Non si trattava di una tradizione basata esclusivamente sulla fede, ma profondamente radicata nell’uso dell’intelletto e della logica, e che includeva anche  istruzioni accurate per trasformare la mente.

Oggi, nel XXI secolo, dopo oltre 30 anni di discussioni con gli scienziati, ho potuto constatare che gli insegnamenti dell’Università del Nalanda che abbiamo preservato in Tibet, sollecitano un grande interesse. Gli scienziati sono affascinati e colpiti dall’utilizzo della logica e dalla profonda conoscenza del funzionamento della mente elaborati dai grandi maestri del Nalanda”.

Grazie al sostegno del grande imperatore Trisong Detsen e dell’Adepto, Padmasambhava, Shantarakshita stabilì il buddhismo in Tibet. Fin da principio incoraggiò uno studio profondo e ragionato. E i monaci seguirono il suo modello. Tuttavia, dal momento che il Buddha diede l’ordinazione monastica anche alla sua madre adottiva, Mahaprajapati Gotami, e dichiarò che la predisposizione verso lo studio e la pratica da parte delle monache è uguale a quella dei monaci, ho ritenuto fosse appropriato garantire alle monache l’opportunità di studiare esattamente allo stesso modo”.

Ricordo di aver visitato l’insediamento di Bhandara parecchi anni fa e di essere rimasto davvero impressionato dall’abilità nel dibattito dei giovani studenti. Chiesi allora chi fosse stato ad insegnare loro così bene. Fui felice di scoprire che si trattava di una monaca, la quale mi disse di aver studiato presso il monastero femminile di Dolma Ling”.

Sua Santità ha poi aggiunto che, così come i diversi livelli di titolo di Geshe vengono conferiti ai monaci, lo stesso deve accadere anche per le monache che aspirano al titolo completo di Geshe-ma e che le monache dovrebbero concentrare il loro studio soprattutto sulla filosofia della Via di Mezzo o sugli insegnamenti della Perfezione della saggezza. Ha manifestato il desiderio che sempre più monache si dedichino allo studio dei 13 testi classici e ha sottolineato che studiare e discutere quanto si è imparato non è una prerogativa esclusiva della tradizione Gelugpa, ma è comune a tutte le scuole di buddhismo tibetano.

Sua Santità ha poi ribadito, come fa abitualmente in numerose occasioni, che il solo modo per assicurare la sopravvivenza degli insegnamenti del Buddha è impegnarsi nello studio e nella pratica. Ridendo ha poi fatto notare di essere il primo Dalai Lama ad aver incoraggiato simili progressi nell’educazione delle monache.

Quello che voi tutte avete raggiunto – ha detto – è qualcosa di cui il popolo tibetano dovrebbe andare fiero”.

La sessione di insegnamenti nel Tempio ha avuto inizio, come nella giornata precedente, con la recitazione del Mangala Sutta e del Sutra del Cuore in cinese. Per l’occasione, seduto alla destra del Dalai Lama c’era il Gosok Rinpoche, Ngawang Sungrab, recentemente promosso al rango di Jangtse Choejey. Ciò segue la necessaria promozione al rispettatissimo status di Ganden Tripa. Gosok Rinpoche in precedenza è stato abate del monastero di Sera-mey e dell’Università tantrica di Gyumey.

Oggi ci troviamo qui insieme per un insegnamento di Dharma – ha esordito il Dalai Lama – ma come per  ogni azione, dipende esclusivamente dalla nostra motivazione il fatto che questa sia positiva o negativa. Il testo che studieremo appartiene al veicolo dei bodhisattva, e dunque ascoltarlo esclusivamente per ragioni egoistiche non rappresenta certo una buona motivazione. Allo stesso modo, se chi insegna è motivato dal desiderio di fama o di guadagno, questa giornata potrebbe sembrare una transazione d’affari.

Voi cinesi aggiungete una strofa a conclusione del Sutra del Cuore:

Possa io eliminare i tre veleni (rabbia, attaccamento e ignoranza)
possa la luce della saggezza risplendere
possa io superare ogni ostacolo
e seguire le partiche di un bodhisattva

Le emozioni negative si basano sull’ignoranza, sui fraintendimenti, sulle visioni errate che tuttavia possono essere eliminate completamente sviluppando la saggezza, la comprensione della natura ultima dei fenomeni. Je Tzongkhapa disse che se desideriamo domare la mente degli altri, prima dobbiamo aver domato la nostra. Abbiamo bisogno di una comprensione completa degli insegnamento del Buddha”.

Nella mia pratica, ho sempre cercato di coltivare metodo e saggezza. Dal momento che sono un essere umano, esattamente come voi, forse ciò che mi è stato di beneficio può esserlo anche per voi”.

I Buddha non lavano via con l’acqua le azioni negative, né possono con le loro mani eliminare la sofferenza degli esseri senzienti. E neppure possono trasferire le loro realizzazioni negli altri. I Buddha liberano gli esseri insegnando loro la verità di come stanno le cose. E’ per questo che il Buddha ha spiegato che ogni essere ha bisogno di lavorare su se stesso. Quando Egli si è impegnato per sei anni nel più rigoroso ascetismo, ci stava dando l’esempio”.

Sua Santità ha poi aggiunto che, durante il primo giro della ruota del Dharma, il Buddha ha insegnato che la sofferenza ha le proprie cause, ma che queste cause possono essere eliminate. Nel secondo giro, a Rajgir, ha invece spiegato la natura della cessazione e dell’eliminazione delle emozioni negative. Durante il terzo giro della ruota del Dharma, a Vaishali, ha rivelato la mente soggettiva di chiara luce, a cui spesso ci si riferisce come “natura di Buddha”.

Sua Santità ha poi ripreso la lettura del testo del primo capitolo dell’Introduzione alla Via di Mezzo, che si apre con un omaggio alla compassione e illustra le qualità del primo terreno del bodhisattva. Il capitolo è stato concluso per l’ora di pranzo. Gli insegnamenti continueranno il giorno successivo.

http://it.dalailama.com/news/2017/insegnamenti-sull-introduzione-alla-via-di-mezzo-di-chandrakirti


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