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Sua Santità il Dalai Lama a Palermo
September 20th, 2017 by admin

Il Dalai Lama riceve la cittadinanza onoraria di Ventimiglia di Sicilia e Isola delle Femmine, durante la conferenza pubblica al Teatro Massimo di Palermo, il 18 settembre 2017. (Foto di Paolo Regis)

Conferenza stampa e conferenza pubblica a Palermo

Palermo – Primo appuntamento della giornata a Palermo per Sua Santità il Dalai Lama è stato l’incontro con i giornalisti. Accompagnato dal primo cittadino, Leoluca Orlando, il Dalai Lama ha esordito ricordando quanto sia importante che i media informino in modo corretto il pubblico.

Tutti vogliamo la felicità – ha detto – e la felicità, così come la pace, dipende dal nostro atteggiamento mentale. La compassione è la vera causa della nostra pace mentale, mentre la rabbia è solo fonte di guai. Come esseri umani, possiamo ampliare il raggio del nostro buon cuore e della nostra gentilezza facendo appello alla nostra intelligenza: ci prendiamo cura del nostro prossimo semplicemente perché si tratta di altri esseri umani, come noi. La compassione, quindi può essere insegnata”.

Il mio primo impegno – ha proseguito Sua Santità – è la promozione della felicità umana, della compassione. Il secondo, è favorire l’armonia tra le religioni. Voi, rappresentanti dei media, avete il compito di tenere la gente informata anche su questi temi”.

Il sindaco Leoluca Orlando ha ricordato che dalla prima visita del Dalai Lama a Palermo, nel 1996, il numero dei rifugiati che sbarcano sulle coste della Sicilia è esponenzialmente aumentato: “Nessuno può permettere che bambini, donne e uomini muoiano nel deserto o cercando di attraversare il Mediterraneo per il solo fatto di essere nati in paesi in guerra o poverissimi. La solidarietà è un valore non negoziabile per chiunque voglia continuare ad appartenere all’umanità. Dobbiamo mostrare compassione verso i rifugiati”.

Sua Santità il Dalai Lama ha aggiunto che il modo in cui i paesi dell’Unione Europea hanno accolto e accolgono i rifugiati è meraviglioso ed è una manifestazione di compassione in azione”. “Dobbiamo aiutarli adesso, nel momento del bisogno – ha aggiunto – ma un giorno il loro desiderio sarà quello di fare ritorno nel proprio paese, esattamente come noi Tibetani ci auguriamo da tempo. E’ necessario prima di tutto ristabilire pace e opportunità di sviluppo nei paesi da cui i rifugiati sono stati costretti a scappare, ma a lungo termine sono sicuro che vorranno fare ritorno nella terra dove sono nati”.

Penso che le Organizzazioni Non Governative, le nazioni più piccole e alcune comunità possano giocare un ruolo importante nella mediazione e pacificazione dei conflitti”.

Rispetto all’importanza dell’etica secolare nello sviluppo umano, Sua Santità il Dalai Lama ha detto che la chiave di tutto è coltivare i valori umani più autentici, partendo da una riforma del sistema educativo che introduca metodi che permettono di coltivare le emozioni positive e ridurre quelle negative.

Dal momento in cui nasciamo, veniamo amati e accuditi da nostra madre e ciò pianta in noi i semi della compassione. Tuttavia, una volta che diventiamo più grandi e iniziamo ad andare a scuola, sempre meno attenzione viene dedicata ai valori interiori e al loro posto ci viene insegnato a preoccuparci dei soldi, della carriera, del potere, dello status sociale. L’educazione dovrebbe invece dedicare una grande attenzione ai valori come la gentilezza, la tolleranza, la compassione. E’ importante insegnare che la rabbia è l’opposto della compassione ed è completamente inutile. E’ un chiaro segno di maturità il cambiamento di mentalità che si è verificato nel corso del XX secolo: si è passati dalla disponibilità ad arruolarsi per andare in guerra a un fermo rifiuto dell’uso della forza nella risoluzione delle controversie”.

Riguardo all’attuale crisi tra Stati Uniti e Corea del Nord, Sua Santità ha ammesso che è una situazione grave, soprattutto perché si sta parlando di nuovo di armi nucleari. L’unica soluzione percorribile, ha sottolineato, è quella della comprensione reciproca che può essere raggiunta solo attraverso il dialogo. Con grande fermezza ha ribadito, come è solito fare ogni volta che ne ha l’occasione, che l’uso della forza non risolve mai le crisi, ma al contrario porta ad esacerbarele, scatenando ancora più rabbia e disprezzo.

Terminata la conferenza stampa, il Dalai Lama ha trascorso del tempo con i praticanti del Centro Buddhista Muni Gyana di Palermo per ricordare che, quando dà insegnamenti in Europa e negli Stati Uniti, la sua motivazione non è mai quella di fare proseliti, invitando sempre le persone che partecipano agli incontri a non abbandonare la religione con cui sono cresciuti. Ha però anche ribadito come la comprensione del funzionamento della mente e delle emozioni che il Buddismo Tibetano ha ereditato e preservato dal Nalanda abbia un grande valore ed utilità per tutti. Sempre più persone oggi apprezzano e desiderano approfondire la tradizione che Shantarakshita, abate e sommo erudito dell’Università del Nalanda, istituì in Tibet nell’VIII secolo.

Il terzo appuntamento della giornata per il Dalai Lama è stata la conferenza pubblica “Educazione alla gioia” organizzata al Teatro Massimo. Qui, Sua Santità è stato ricevuto nuovamente dal sindaco di Palermo, insieme a un pubblico di oltre 1400 persone. Nel suo breve discorso di benvenuto, Orlando ha ricordato l’importanza della Carta di Palermo sulla mobilità internazionale come diritto umano inalienabile e per l’abolizione del permesso di soggiorno quale strumento legalizzato di discriminazione e violazione dei diritti umani. Ha invitato Sua Santità a firmare il libro d’onore della città e gli ha consegnato una medaglia commemorativa; a Sua Santità sono poi state conferite le cittadinanze onorarie dei comuni di Ventimiglia di Sicilia e Isola delle Femmine.

Paola Nicita, moderatrice dell’incontro, ha invitato Sua Santità a rivolgersi al pubblico.

Stimati fratelli e sorelle – ha esordito Sua Santità in inglese, tradotto da Fabrizio Pallotti, suo interprete ufficiale per l’Italia – sono immensamente felice di essere qui ancora una volta e condividere con voi i miei pensieri e le mie esperienze”.

Il Dalai Lama ha poi fatto un breve accenno ai social media, manifestando il suo apprezzamento per l’interconnessione che creano tra le persone, ma suggerendo che è nostra responsabilità usarli in modo appropriato. Usati per diffondere odio e discriminazioni, creano soltanto divisioni tra “noi” e “loro” e i guai che ne conseguono non possono certo essere imputati alla tecnologia.

Riguardo ai giovani, alla loro incertezza sul futuro, il Dalai Lama ha detto che i ragazzi devono innanzitutto essere ben informati, e di questo la responsabilità maggiore è dei media. Nelle società democratiche, ha aggiunto, i veri leader sono le persone, non pochi politici. I giovani dovrebbero poi prestare poca attenzione alle notizie sensazionalistiche e concentrarsi sulle quelle positive, costruttive come, per esempio, la conferma arrivata dalla scienza che la natura umana è fondamentale te compassionevole.

Spesso il Dalai Lama ha ribadito che l’uso della forza per risolvere le controversie e i conflitti è ormai un approccio obsoleto. Ha criticato con fermezza l’enorme commercio di armi che ancor oggi viene comunemente accettato e ha auspicato un futuro demilitarizzato.

A conclusione dell’evento, e dopo i ringraziamenti del sindaco, il Dalai Lama ha ricevuto numerosi doni, tra i quali una pianta di ficus religiosa (l’albero dell’illuminazione) che sarà piantato nel giardino botanico dell’Università di Palermo.

Congedandosi dal pubblico Sua Santità ha detto di avere tantissime idee e auspici perché l’umanità tutta sia più felice, ma di avere solo due mani e per questo si augura che tutti coloro che hanno apprezzato le sue parole di oggi le trasmettono anche ad altri, che non erano presenti, e le trasformino in azione. Così le mani a disposizione per costruire il bene comune continueranno a crescere.

Infine, alla vista di una bandiera tibetana in mezzo al pubblico, ha detto che oggi i promotori della linea più rigida del Partito Comunista Cinese considerano quella bandiera come un simbolo di dissenso. Tuttavia, ha ricordato Sua Santità, fu Mao Zedong in persona a chiedergli, nel 1955, se il Tibet avesse una sua bandiera e in caso affermativo di issarla insieme alla bandiera rossa. Di conseguenza, ha detto il Dalai Lama, gli pare che sia stato proprio Mao ad autorizzarne l’uso.

Dopo il pranzo ufficiale con il sindaco e alcuni ospiti, Sua Santità ha lasciato Palermo alla volta di Firenze, dove prenderà parte al Festival delle Religioni parlando di “Pace attraverso l’educazione”.

http://it.dalailama.com/news/2017/conferenza-stampa-e-conferenza-pubblica-a-palermo


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