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Giovani costruttori di pace e il Dalai Lama partecipano al programma “The Stream” di Al Jazeera
November 9th, 2017 by admin

Sua Santità il Dalai Lama partecipa online, insieme a Aluel Atem dal Sud Sudan e Paula Porras dalla Colombia, alla puntata del programma “The Stream” trasmesso sul canale in inglese di Al Jazeera. Dharamsala, 7 novembre 2017. Foto di Tenzin Choejor

Thekchen Chöling, Dharamsala (India) – Secondo incontro, questa mattina, tra i giovani costruttori di pace provenienti dalle zone di conflitto e Sua Santità il Dalai Lama. La sessione è iniziata con la partecipazione via internet del Dalai Lama e di due ragazze – Aluel Atem dal Sud Sudan e Paula Porras dalla Colombia – a una puntata di “The Stream”, una comunità attiva sui social media che ha uno spazio quotidiano sul canale in inglese di Al Jazeera.

Nelle sua considerazioni iniziali, il Dalai Lama ha fatto notare che il dialogo del giorno precedente gli era sembrato una chiacchierata tra vecchi amici e per rispondere a chi gli chiedeva su che cosa basa le sue attività a favore della pace ha risposto che l’aspetto fondamentale è sviluppare in se stessi la pace mentale, un tema che è oggetto della maggior parte dei testi che ha imparato a memoria e studiato quando era un ragazzo. “Ero uno studente un po’ pigro, però… ma crescendo ho capito quanto fossero utili quelle istruzioni e quegli insegnamenti”.

Molti dei ragazzi presenti all’incontro sono ex rifugiati e ora si occupano di aiutare altri migranti. Il corrispondente dal Libano ha chiesto al Dalai Lama qual è stata la sua esperienza come rifugiato. “All’inizio ero piuttosto disorientato, ma per fortuna avevamo già una connessione stretta e di vecchia data con l’India. Con l’aiuto del governo indiano e della gente comune, e con il sostegno di tante altre persone sparse per il mondo, siamo riusciti a prenderci cura di noi stessi. Ma la cosa più importante è che siamo riusciti a mantenere viva la nostra cultura, che è parte integrante delle nostre vite da secoli, e oggi siamo in grado di condividerla con i nostri fratelli e sorelle nel mondo”.

La ragazza sudanese ha fatto notare che durante la conversazione del giorno precedente, Sua Santità le aveva dato esattamente le risposte che aveva bisogno di ricevere, mentre la ragazza colombiana ha aggiunto che, oltre ad essere una persona davvero divertente, il Dalai Lama le aveva dato consigli molto pratici che avrebbero reso più semplice il suo lavoro. Il Dalai Lama ha aggiunto che era ammirato dalla autenticità e dal buon cuore dimostrato da questi ragazzi e che, sebbene stia diventando vecchio, era determinato ad aiutarli in qualsiasi modo perché il futuro del mondo è nelle mani di giovani come loro.

Il Dalai Lama ha poi detto che il primo passo per stabilire una buona comunicazione con gli altri è il sorriso. “Non amo le formalità – ha aggiunto – quando nasciamo non ci sono formalità e neppure quando moriamo”. Poi ha scherzato sul fatto che alcuni ufficiali cinesi lo considerano un demonio, ma ha ribadito il suo rispetto per il popolo cinese.

Sulla questione dei Rohingya, Sua Santità si è rattristato: “Quando ho saputo quello che stava succedendo in Birmania, ho suggerito che quando i civili o i militari provano ostilità nei confronti dei Rohingya avrebbero dovuto ricordarsi il volto di Buddha. Sono certo che se il Buddha fosse stato lì avrebbe offerto ai Rohingya la sua protezione”.

Quando poi ho visto sulla copertina del Time la foto di un monaco buddhista con il titolo Terrorista buddhista? mi sono reso conto che le etichette “terrorista buddhista” o “terrorista islamico” sono completamente sbagliate. Quando una persona sceglie di compiere atti terroristici, smette automaticamente di essere un praticante del Buddhismo o dell’Islam: è semplicemente un terrorista”.

Durante un meeting dei Nobel per la Pace ho incontrato Aung San Suu Kyi e le ho raccomandato di fare qualcosa riguardo a quello che stava accadendo. Lei mi ha risposto che era una questione complessa”.

Provo invece una grande ammirazione per le organizzazioni che stanno aiutando questa popolazione. Le loro azioni dimostrano che anche in un mondo complesso, esiste comunque la compassione, un seme che dobbiamo coltivare con cura”.

C’è qualcosa che pensate di poter insegnare al Dalai Lama?” è stato chiesto ai ragazzi. Paula Porras ha risposto che i giovani hanno una comprensione e una familiarità maggiore con la tecnologia e che questa può essere utilizzata per promuovere dei cambiamenti, per esempio attraverso un uso intelligente dei social media. Sua Santità ha ammesso che i giovani hanno una mente fresca e più flessibile al cambiamento, ma che è comunque importante che i giovani e le persone più adulte continuino a condividere le proprie idee e i propri punti di vista.

Terminata la diretta con Al Jazeera, anche la conversazione con i ragazzi ha avuto fine e la mattinata si è conclusa con il pranzo, insieme al Dalai Lama che scherzando ha detto: “meglio fare le foto di gruppo dopo aver mangiato: i vostri visi sembreranno più felici a stomaco pieno”.

http://it.dalailama.com/news/2017/giovani-costruttori-di-pace-e-il-dalai-lama-partecipano-al-programma-the-stream-di-al-jazeera


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