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Sua Santità il Dalai Lama: Scienza, spiritualità e pace nel mondo
November 6th, 2017 by admin

Sua Santità il Dalai Lama durante il suo intervento alla conferenza “Scienza, spiritualità e pace nel mondo” organizzata presso il Government Degree College di Dharamsala, il 4 novembre 2017. Foto di Tenzin Choejor

Dharamsala (India) – Su invito del Bhaktivedanta Institute, un centro per lo studio avanzato della scienza e dei vedanata, associato con l’International Society for Krishna Consciousness, oggi Sua Santità il Dalai Lama ha partecipato alla sessione inaugurale della conferenza “Scienza, spiritualità e pace nel mondo” organizzata a Dharamsala presso l’auditorium del Government Degree College.

Sua Santità è stato accolto sul palco e ha ricevuto un caloroso benvenuto da parte del pubblico presente. Dopo una lunga preghiera a Krishna, i relatori si sono riuniti per accendere una lampada votiva. Sudipto Ghosh, moderatore dell’incontro, ha fatto una breve introduzione che si è conclusa con una citazione del Dalai Lama “Se vuoi che gli altri siano felici, pratica la compassione; se desideri essere felice, pratica la compassione”. In un intervento successivo, P.B. Sharma ha fatto notare che la verità è il principio cardine sia della religione sia della scienza; l’intervento di Subhag Swami ha invece sottolineato la necessità e l’urgenza di creare una cultura di pace ed armonia.

Invitato a parlare, salutando come d’abitudine con “rispettati fratelli e sorelle”, il Dalai Lama ha fatto notare agli altri relatori che sul palco non era presente nessuna donna. Rivolgendosi al pubblico:

Fratelli e sorelle, sono estremamente felice di partecipare a questo incontro. Alcuni di noi, come il sottoscritto, appartengono al XX secolo, ma qui vedo anche tanti giovani che hanno meno di 20 anni e che appartengono alla nuova generazione del XXI secolo”.

Il XX secolo è finto e se ci guardiamo alle spalle vediamo un’epoca di guerra e violenza, dovute soprattutto a una scarsa lungimiranza, governata da emozioni distruttive, priva di principi morali e senza alcuna preoccupazione per il benessere generale. Questa situazione è stata resa possibile dall’idea che l’uso della forza possa risolvere i problemi, idea che è purtroppo in parte accettata ancora oggi. I media ci raccontano quotidianamente storie di morte e uccisioni; la corruzione pare trionfare; i più poveri continuano a soffrire e in molti paesi la religione viene strumentalizzata per giustificare la violenza, mentre lo sviluppo scientifico e tecnologico hanno messo a disposizione strumenti di morte sempre più sofisticati”.

Dobbiamo fermarci e ragionare: se andiamo avanti così, anche il XXI secolo sarà un’era di violenza e di sofferenza come il secolo che lo ha preceduto. Per un uomo di 82 anni come me non c’è molto di cui preoccuparsi, ma chi di voi appartiene alle nuove generazioni si deve chiedere se volete che la violenza, le uccisioni e il disprezzo continuino. Molte delle sofferenze che ci troviamo ad affrontare le abbiamo create noi. I cambiamenti climatici sono il risultato della nostra negligenza. Dobbiamo chiederci se possiamo ridurre e contrastare i problemi che abbiamo creato”.

Sua Santità ha poi citato le prove scientifiche che dimostrano come la natura umana sia fondamentalmente compassionevole; tutti sperimentiamo che cosa vuol dire essere amati ed accuditi dalle nostre madri. Senza le loro cure moriremmo. Il buon senso ci dice anche che ci sentiamo più a nostro agio quando abbiamo rapporti cordiali e di amicizia con i nostri vicini, decisamente meno quando qualcuno ci manifesta ostilità e antipatia.

Se motivata dalla rabbia e dall’odio, la scienza diventa distruttiva. Sua Santità ha fatto notare anche che siamo dotati di un cervello meraviglioso e che dunque sarebbe davvero triste usarlo per trovare sempre nuovi modi per uccidere gli altri. Ha aggiunto che i sette miliardi di esseri umani che popolano oggi questo pianeta hanno tutto il potenziale per sviluppare la compassione e che possono essere aiutati in questo compito adottando quei valori universali che ama definire “etica secolare”. Sua Santità ha specificato che usa il termine “secolare” nell’accezione comune nel contesto indiano: il rispetto senza pregiudizi per tutte le religioni.

Il Dalai Lama ha ricordato poi che, se la scienza ha fatto immani progressi nell’ambito del mondo materiale, è solo da poco che ha iniziato a interessarsi all’esplorazione delle mente e della coscienza umana. Durante questo secolo, ha aggiunto, la scienza scoprirà molti aspetti del nostro mondo interiore. Ha ricordato la fisica nucleare Raja Ramana che ha ammesso che le scoperte della fisica quantistica – ovvero che non esiste un mondo fenomenico oggettivo – erano state ampiamente anticipate dai testi di Nagarjuna. Per questo la comprensione del funzionamento della mente raggiunta dai filosofi dell’India antica è ancor oggi un tema di grande valore e attualità.

Possiamo cambiare la nostra mente. Non dobbiamo arrenderci alla rabbia e all’odio. Dal momento che compassione e odio non possono essere presenti contemporaneamente nella nostra mente, più coltiviamo la compassione maggiore è lo spazio che togliamo alla rabbia. Anche altri animali sembrano provare un certo tipo di compassione, ma manca loro l’intelligenza di cui invece siamo dotati noi essere umani. Un’intelligenza che ci permette di coltivare e sviluppare la compassione”.

La compassione porta ad avere una mente pacificata e una mente pacificata non viene turbata o scossa quando accade qualche cosa di brutto. Una volta ho incontrato un monaco cristiano a Montserrat, in Spagna. Aveva trascorso cinque anni vivendo da eremita sulle montagne, nutrendosi solo di pane e te. Quando gli chiesi quali pratiche avesse fatto, mi ha risposto che aveva meditato sull’amore, e io stesso potei constatare dalla luce dei suoi occhi che aveva raggiunto una reale, profonda e durevole felicità sorta da una mente in pace”.

Recentemente continuo a ripetere agli indiani che voi già possedete una approfondita comprensione del vostro mondo interiore e del funzionamento della vostra mente e delle vostre emozioni. Tuttavia, nel perseguire il benessere materiale molti si sono dimenticati di questa antica saggezza, la trascurano. Uno dei miei impegni sarà dunque quello di incoraggiarne una nuova fioritura. Sono convinto che l’India è il  paese in cui è possibile combinare i benefici dei moderni sistemi educativi con quelli dell’antica comprensione della mente. In più, credo che l’India, la più grande democrazia del pianeta, possa dare il suo contributo al mondo intero. Ma se vogliamo raggiungere questi obiettivi dobbiamo darci da fare da ora. Vi prego, prendete seriamente in considerazione queste mie parole”.

Rispondendo alle numerose domande che gli sono state rivolte dal pubblico, il Dalai Lama ha manifestato il suo apprezzamento per la pratica di vipashyana nella sua forma di meditazione analitica. Lo scopo della nostra vita è trovare la felicità, ha detto, e giorno dopo giorno siamo spronati da questa speranza. Coltivare in maniera appropriata l’etica secolare è la base su cui sviluppare la compassione e questo ha a che fare anche con la pace nel mondo. Ha poi aggiunto che un obiettivo deve essere anche la demilitarizzazione del mondo.

Invitato a spiegare come un singolo individuo possa realmente essere d’aiuto agli altri, il Dalai Lama ha risposto che, anche se può sembrare che una sola persona non possa fare la differenza, i cambiamenti nel mondo sono sempre avvenuti a partire dall’iniziativa dei singoli che hanno condiviso con gli altri ciò che avevano compreso o imparato. Siamo esseri dotati di intelligenza, ha ripetuto. Siamo in grado di comprendere che la compassione è uno stato mentale realistico, realizzabile, mentre la rabbia non lo è. La rabbia distrugge la nostra pace interiore, lo comprendiamo bene, e mina le nostre relazioni interpersonali. La rabbia non attira nessuno.

Riguardo al ruolo della sofferenza nelle nostre vite, Sua Santità ha risposto che è tutta una questione di punti di vista, di prospettive. Se ci si concentra esclusivamente sulle difficoltà che si stanno attraversando, ovviamente è dura. Ma se si riesce ad adottare un punto di vista più ampio, è possibile arrivare a riconoscere il vantaggio e il beneficio che ci possono arrecare anche le perdite.

Il Dalai Lama ha poi rivolto alcune parole agli studenti tibetani presenti in sala nella loro lingua madre. Ha ricordato gli sforzi fatti dai sovrani del Tibet del VII e VIII secolo nello sviluppare la cultura tibetana, al punto tale che oggi la lingua tibetana è il mezzo più accurato per esprimere l’essenza della tradizione del Nalanda. E questo è un fatto di cui andare fieri.

Nonostante 60 anni di difficoltà e sofferenze – ha aggiunto – noi tibetani abbiamo mantenuto alto il nostro spirito e la nostra determinazione. Di conseguenza persino i promotori della “linea dura” all’interno del governo della Repubblica Popolare Cinese dovranno farsi delle domande riguardo all’efficacia delle loro politiche.

Come tibetani – ha proseguito – non dobbiamo essere timidi o avere un atteggiamento dimesso riguardo alla nostra cultura. La logica e la psicologia che sono parte della tradizione del Nalanda hanno dato un contributo positivo al mondo intero. Il Dalai Lama ha incoraggiato gli studenti a lavorare con determinazione e impegno per mantenere vive la tradizione e la cultura tibetane e ha concluso citando la frase che gli aveva detto un amico “Oggi il Tibet è fisicamente occupato dalla Cina, ma in futuro la cultura Tibetana sarà in grado di occupare la mente dei cinesi”.

Congedandosi dall’intera platea, Sua Santità ha fatto notare che i Tibetani hanno sempre considerato gli indiani come loro Maestri e se stessi come studenti. Nonostante l’antica saggezza dei guru sia caduta nell’oblio, gli studenti hanno saputo mantenerla viva, dimostrandosi affidabili. Per questo, ha ripetuto ancora una volta, il suo impegno sarà quello di far rivivere in India l’antica saggezza di questo paese.

http://it.dalailama.com/news/2017/scienza-spiritualit%C3%A0-e-pace-nel-mondo


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