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Sua Santità il Dalai Lama Celebra la Giornata dei Miracoli
March 3rd, 2018 by admin

Sua Santità il Dalai Lama durante le preghiere conclusive al termine degli insegnamenti dati nel Giorno dei Miracoli presso il Tempio Tibetano Principale a Dharamsala, 2 marzo 2018. Foto di Tenzin Choejor

Thekchen Chöling, Dharamsala (India) – Questa mattina, il cortile del Tsuglagkhang, il Tempio Tibetano Principale di Dharamsala, era stipato di gente – tibetani e stranieri – tutti in attesa di ascoltare Sua Santità il Dalai Lama. Scortato dalla sua residenza fino al Tempio sotto l’ombrello cerimoniale, il Dalai Lama è stato accompagnato lungo il tragitto dal canto dei monaci del suo seguito. Dopo aver preso posto sul trono, è iniziata la recitazione del Sutra del Cuore e la distribuzione di te e di riso dolce. Dopo l’invocazione alle divinità, ai semidei e agli altri perché ascoltassero gli insegnamenti, il Dalai Lama ha pronunciato alcuni versi di Nagarjuna:

Omaggio a Gautama
colui che, mosso da compassione,
ha insegnato il sublime dharma
che conduce ad abbandonare tutte le visioni

Oggi è la Giornata dei Miracoli – ha esordito – celebrata nell’ambito del Grande Festival di Preghiera che si tiene a Lhasa da quasi 600 anni. Questa giornata commemora un episodio della vita del Buddha, quando sconfisse gli asceti che lo sfidavano a dare prova di azioni miracolose”.

Che si tratti di dèi o di esseri umani, noi tutti vogliamo essere felici e la radice della felicità è nella mente. La liberazione può richiedere un po’ di tempo, ma possiamo tutti trovare la pace della mente, se iniziamo ad impegnarci qui e ora. Persino gli animali, quando non sono in pericolo, rimangono rilassati e in pace. Ciò che sconvolge la nostra pace interiore sono la rabbia, la paura e il sospetto. È l’irrequietezza delle nostre menti che ci rende infelici. Le antiche tradizioni indiane compresero che è più importante affrontare le afflizioni mentali che coltivare il piacere sensoriale. I Buddha non possono certo lavare via con l’acqua le azioni negative e le afflizioni mentali, ma ci mostrano come comprendere la realtà, così com’è veramente. Ed è solo in questo modo che possiamo pacificare la nostra mente”.

Abbiamo la tendenza a vedere le cose come se avessero una esistenza indipendente, separata, dalla loro parte. Quando le giudichiamo piacevoli proviamo attaccamento, mentre se ne veniamo privati ci arrabbiamo. Lo psicologo americano Aaron Beck mi ha spiegato che osservando le persone che lui descriveva come “prigioniere di rabbia” si rese conto che consideravano l’oggetto della loro rabbia come totalmente negativo. Tuttavia Beck stimò che il 90% di questa valutazione era una mera proiezione mentale. Nagarjuna affermava allo stesso modo che l’eliminazione del karma e delle affezioni mentali, che sorgono a causa delle nostre esagerazioni concettuali, porta alla liberazione. L’ignoranza è una combinazione di fraintendimento ed esagerazione. Ed è a grazie a intuizioni come l’origine dipendente che oggi gli scienziati si stanno interessando a ciò che il Buddha aveva da dire sulla mente”.

Sua Santità ha poi ricordato che il Buddha non diede insegnamenti immediatamente dopo la sua illuminazione perché sapeva che nessuno avrebbe compreso quello che aveva realizzato. A tempo debito, tuttavia, insegnò la natura, la funzione e i risultati delle Quattro Nobili Verità.

Ci aggrappiamo all’apparenza di cose che crediamo esistano indipendentemente –  ha detto Sua Santità – una visione distorta che il Buddha ha contrastato con l’uso della ragione. La natura umana è compassionevole, radicata nell’amore che le nostre madri ci hanno dimostrato e senza il quale non saremmo sopravvissuti. Eppure il mondo è pieno di conflitti e problemi che si verificano quando siamo sopraffatti dalla rabbia e dall’attaccamento. Una educazione secolare, basata su valori universali, può aiutarci a comprendere meglio i difetti di questo atteggiamento. D’altra parte, il Buddha ha insegnato che possiamo porre fine al karma e alle afflizioni mentali soltanto sfidando la nostra visione errata dell’esistenza attraverso la meditazione sulla vacuità”.

Abbiamo bisogno di sapere chi è il Buddha – ha proseguito Sua Santità – il che non significa essere in grado di identificare le caratteristiche maggiori e minori del suo corpo, ma arrivare a capire il suo insegnamento. Più ci familiarizziamo con il suo insegnamento, più ne apprezziamo l’approccio scientifico”.

Il Buddha ha insegnato cose diverse a diversi gruppi di persone, in tempi diversi. Ha spiegato prima di tutto le Quattro Nobili Verità. Nel secondo giro della ruota del Dharma ha esposto la perfezione della saggezza e nel terzo giro ha dato insegnamenti sulla natura di Buddha. Le Quattro Nobili Verità comprendono una spiegazione generale dell’assenza del sé, mentre nella perfezione della saggezza questo concetto viene spiegato in modo più sottile. Nel “Sutra della spiegazione del pensiero” (Saṃdhinirmocanasūtra) che fa parte del terzo giro della ruota del Dharma, il Buddha ha chiarito che insegnava secondo la diversa disposizione mentale dei suoi ascoltatori”.

Essenzialmente il Buddha ha insegnato come trasformare la mente, il che comporta l’uso della logica e della ragione. Vedendo quanto i nostri punti di vista siano distorti possiamo penetrare le nostre afflizioni mentali. Così come preserviamo la nostra salute seguendo alcune regole di igiene fisica, dobbiamo adottare un senso di igiene mentale per raggiungere e preservare la nostra tranquillità mentale, qui e ora”.

Ricordando poi che tradizionalmente la commemorazione del Buddha nel Giorno dei Miracoli prevede la lettura di uno dei racconti Jataka, le storie delle vite precedenti del Buddha, Sua Santità ha spiegato che la raccolta è stata compilata da Aryasura, noto anche come Ashvaghosha, uno studente di Aryadeva discepolo di Nagarjuna. La storia di oggi riguarda una lepre, altruista e nobile, che viveva nella foresta e che condusse gli altri animali – una lontra, uno sciacallo e una scimmia –  lungo il cammino della virtù.

Dopo aver letto la parte iniziale del racconto di Jataka, Sua Santità ha annunciato che avrebbe letto anche la Lode alla Relazione Dipendente di Je Tsongkhapa (il testi in italiano può essere scaricato cliccando qui) la cui trasmissione gli venne data dal Kinnauri Lama, Rigzin Tempa. La lode inizia con una strofa di omaggio al Conquistatore che ha visto e insegnato la relazione dipendente. E’ sulla base dell’origine dipendente che possiamo superare la nostra visione distorta della realtà, che è la radice delle nostre afflizioni mentali. Queste afflizioni mentali, ha sottolineato Sua Santità, non sono della natura della mente. Ha anche aggiunto che la perfezione della saggezza del secondo giro della ruota del Dharma riguarda la chiara luce oggettiva, mentre il terzo giro della ruota si riferisce alla chiara luce soggettiva, la mente sottile che viene utilizzata per realizzare la vacuità. Questa mente chiara e consapevole è alla base della pratica del tantra. Tutte le tradizioni buddhiste tibetane sottolineano l’importanza di comprendere la natura della mente.

Mentre Sua Santità leggeva le strofe della Lode, si è fermato più volte per chiarire e sottolineare alcuni punti. Comprendere l’origine dipendente ci aiuta a superare quell’ignoranza, il primo dei dodici anelli dell’origine dipendente, che ci impedisce di comprendere la legge di causalità o il modo in cui le cose esistono. Il Dalai Lama ha fatto notare che il concetto di “dipendenza” contrasta la visione estrema dell’eternalismo, mentre “l’originazione” contrasta l’estremo opposto, ovvero nichilismo. Sappiamo che le cose esistono perché ci hanno un impatto su di noi, ma esistono solo a titolo di designazione. Nel chiarire l’origine dipendente Sua Santità ha detto che un risultato esiste in dipendenza dalla propria causa, ma possiamo dire che qualcosa è una causa perché ha un risultato. Una relazione simile a quella che esiste tra un insieme e le sue parti.

Lo studio della logica ha avuto la meglio in India e noi abbiamo preservato questa tradizione in Tibet” ha fatto notare Sua Santità mentre si avvicinava alla conclusione della lettura del testo. “I grandi testi della letteratura buddhista indiana sono stati tradotti in tibetano, arricchendo così la lingua tibetana, che ora è la lingua in cui le idee buddhiste possono essere più accuratamente espresse. La tradizione buddhista che abbiamo mantenuto viva in Tibet è un autentico patrimonio per l’umanità e di questo dobbiamo essere fieri”.

Anche dopo la frammentazione politica del Tibet, le raccolte del Kangyur e del Tengyur continuarono ad essere fonte di unità e armonia. Sono state accolte e venerate in tutte e tre le province del Tibet, così come in terre vicine come la Mongolia e il Ladakh. Anche se non sono molto istruito, capisco che in questa vasta letteratura c’è qualcosa che può contribuire ad una più ampia discussione. Per esempio, il punto di vista della fisica quantistica, secondo cui le cose non hanno un’esistenza oggettiva, risuona con le opinioni della Scuola Sola Mente. La differenza può essere che, nella nostra tradizione, cerchiamo di usare la nostra comprensione del modo in cui le cose esistono per trasformare la mente, cosa che i fisici quantistici possono non fare”.

Je Tsongkhapa mise in pratica ciò che aveva imparato. Anche noi dobbiamo integrare nella nostra mente ciò che abbiamo imparato. Dobbiamo studiare e riflettere affinché la nostra fede sia fondata sulla ragione. In passato, il Monastero di Namgyal, i due collegi tantrici di Gyutö e Gyumé e monasteri femminili non facevano uso dei trattati filosofici, ma su mio invito hanno ripreso lo studio con buoni risultati. Questi monaci e monache hanno dato un brillante esempio per le generazioni future”.

Mentre Sua Santità scendeva dal trono sono state recitate le dediche. Il Dalai Lama ha poi fatto ritorno alla sua residenza, salutando amici e devoti lungo il tragitto.

http://it.dalailama.com/news/2018/celebrazione-della-giornata-dei-miracoli


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