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33ª Mind & Life Conference “Reimagining Human Flourishing” 4° giorno
March 16th, 2018 by admin

Sona Dimidjian ha parlato dei risultati di un breve addestramento alla compassione progettato come app per telefoni cellulari. Quarto giorno della Mind & Life Conference, Tempio Tibetano Principale di Dharamsala, India, 15 marzo 2018. Foto di Tenzin Choejor

15 marzo 2018, Thekchen Chöling, Dharamsala, India. Anche questa mattina, dopo che Sua Santità il Dalai Lama è arrivato al Tsuglagkhang e ha preso posto, il moderatore della sessione, Dan Goleman, gli ha domandato come avesse dormito. Sua Santità ha risposto che si sentiva un po’ stanco, ma che aveva dormito bene. “Naturalmente”, ha aggiunto, “anche mentre sono addormentato, analizzo durante i sogni. Per quanto mi riguarda, infatti, un periodo di totale relax privo di pensieri è uno spreco di potenziale del nostro cervello”. Goleman ha informato il Dalai Lama che oggi che Robert Roeser, Matthieu Ricard e Sona Dimidjian avrebbero parlato di alcune delle ricerche in corso riguardanti l’etica e la compassione nell’istruzione. Tuttavia, prima di tutto, Goleman – riconoscendo il grande impegno di Sua Santità rispetto all’etica secolare – ha voluto chiedergli che cosa significhi e perché sia così importante per il XXI secolo.

“Il mondo sta affrontando una serie di problemi”, ha risposto Sua Santità, “molti dei quali sono stati creati proprio da noi. Le persone che hanno creato problemi non erano necessariamente in grado di farlo da bambini. In realtà, gli scienziati dicono di aver dimostrato che la natura umana di base è compassionevole. Ma se è così, perché finiamo per creare tanti problemi per noi stessi?”

“Uno dei motivi è che non abbiamo una visione olistica. Vediamo le cose solo da una prospettiva ristretta. Se riuscissimo ad avere una visione più ampia, i problemi che affrontiamo non sembrerebbero poi così importanti e a quel punto saremmo meno irritati e arrabbiati, con tutto quel che ne consegue. Le persone dalla mentalità ristretta non sembrano pensare alle conseguenze del proprio comportamento. Inoltre, dobbiamo renderci conto che siamo tutti interdipendenti”.

“Il buddhismo ci insegna che le emozioni distruttive sono radicate nell’ignoranza. Non sono sostenute dalla ragione. Le emozioni positive, invece, si basano sulla ragione. Inoltre, le emozioni negative non possono coesistere con la saggezza che comprende la realtà per quella che è. Sono buddhista, ma non dico mai che il buddhismo sia l’approccio migliore; posso anche essere critico nei suoi confronti. Grandi maestri del passato come il Buddha, Maometto e Gesù Cristo, quando insegnavano sulla base della loro esperienza, non lo facevano con l’intenzione di provocare, in futuro, controversie e dispute. Non importa quanto possa sembrare attraente il buddhismo, non potrà mai rivolgersi a tutti i 7 miliardi di esseri umani che vivono oggi su questo pianeta”.

“Shantideva scrisse che qualsiasi sofferenza ci sia nel mondo è dovuta all’egocentrismo e all’egoismo. Siamo creature sociali e la nostra stessa sopravvivenza dipende dagli altri. Quando osserviamo gli effetti del cambiamento climatico ci rendiamo conto di quanto sia urgente lavorare insieme, se davvero vogliamo vivere felici. L’umanità è in pericolo. Il passato è passato, ora sarebbe meglio vivere in armonia”.

“Quando ci rendiamo conto che esistono delle differenze tra di noi, dovremmo trattarci reciprocamente con rispetto invece di pretendere di avere ragione. Dico spesso che questo dovrebbe essere il secolo del dialogo. Dobbiamo vivere insieme. Siamo tutti esseri umani. Dobbiamo concentrarci meno sulle differenze e impegnarci in un dialogo reciproco”.

“Quello che stiamo cercando di fare qui è educare le persone, mostrare loro che il solo modo per diventare individui felici, per vivere in famiglie e comunità felici è quello di essere più cordiali verso il prossimo. Abbiamo bisogno di più buon cuore gli uni verso gli altri. Questo modo di agire funziona persino tra gli animali: un cane mansueto ha molti compagni, quello perennemente aggressivo è solo”.

“Pensare di essere in una qualche misura speciali ci isola. Non dò troppo peso al fatto di essere il Dalai Lama, ma penso a me stesso come a un essere umano come gli altri. E quando incontro qualcuno lo saluto come un fratello o una sorella, e questo mi dà grande gioia. Shantideva ha ragione a sottolineare che l’egocentrismo, l’essere ossessionati da noi stessi, ci porta solo problemi”.

“Se prendiamo sul serio questo atteggiamento di altruismo universale, come può esserci posto per dei nemici? I nostri veri nemici e i nemici dell’umanità sono le emozioni negative come la rabbia e l’odio. Per questo, le persone dominate da potenti emozioni negative dovrebbero essere oggetto della nostra compassione”.

“Dobbiamo apprezzare l’importanza dell’altruismo incondizionato e comprendere la realtà per quella che è. L’ignoranza è fonte di così tanti problemi che la comprensione della realtà è cruciale. Dobbiamo resistere alla nostra abituale tendenza a vedere le cose come solo tutte bianche o solo tutte nere”.

Sua Santità si è poi rivolto a Dan Goleman per chiedergli se avesse parlato troppo a lungo e ridendo ha aggiunto che, pur essendo stanco, una volta aperta la bocca fa sempre fatica a smettere di parlare.

Ripercorrendo gli stadi della sua ricerca come psicologo dello sviluppo e dell’educazione, Robert Roeser ha chiesto se qualità come la gentilezza emergono spontaneamente o devono essere coltivate e se, nel corso della nostra vita, esse si modificano. Si è chiesto anche quali siano i fattori biologici che possono modificare la nostra esperienza. Ha poi illustrato diverse categorie di etica: l’etica della giustizia, l’etica della cura e l’etica della sobrietà.

Roeser ha concluso dicendo che fin dalla tenera età abbiamo una sensibilità morale, citando come prova il fatto che i neonati si sentono coinvolti dal pianto di un altro bambino, ma essa può richiedere del tempo per essere attivata. Purtroppo, alcune persone non sviluppano un codice morale coerente o un modo di essere nel mondo, ed è per questa ragione che rendere disponibile un’etica secolare è così importante. Gli esseri umani nascono con un seme di compassione, ma dobbiamo imparare ad estendere questo senso di compassione agli altri. Vedere gli altri in termini di “noi” e “loro” è un atteggiamento che può essere cambiato, imparando a considerarli “proprio come me”.

Avere relazioni amorevoli, modelli di riferimento positivi, collaborare, impegnarsi con persone diverse da noi e comprendere la nostra comune umanità sono tra i più potenti strumenti educativi per il cambiamento.

Un breve video che mostrava alcuni bambini parlare positivamente della gentilezza e di altre qualità ha spinto Sua Santità a osservare che sappiamo tutti che i bambini desiderano avere degli amici e che il fattore principale nell’instaurare delle amicizie è saper dimostrare affetto. La rabbia allontana tutti.

“Come le altre creature, gli esseri umani si prendono cura dei loro figli finché non sono in grado di farlo da soli. È a quel punto, quando non hanno più bisogno di cure, che dobbiamo educarli, perché sono ancora membri della comunità, parte dell’umanità”.

“Abbiamo anche la responsabilità condivisa di impegnarci per una completa demilitarizzazione del mondo entro questo secolo. E dobbiamo ridurre l’enfasi che viene data ai confini nazionali. Noi tibetani, per esempio, non stiamo cercando l’indipendenza perché abbiamo bisogno di una connessione con i cinesi che però si può stabilire soltanto sulla base della nostra capacità di vivere nel rispetto reciproco. Quasi tutti amano la cucina cinese e i cinesi possono fornirci cibo, ma noi potremmo dare loro cibo per la mente”.

Nella sua presentazione, illustrata da splendide fotografie scattate nel corso degli anni sull’Himalaya, Matthieu Ricard ha discusso il ruolo della compassione nell’etica secolare. Ha parlato dell’importanza dell’equità e di come l’essere trattati ingiustamente può condurre alla rabbia. Ha aggiunto che l’etica ci richiede di pensare agli effetti a breve e lungo termine di ciò che facciamo e che la compassione è desiderare in primo luogo per il benessere altrui, l’aspirazione ad evitare la sofferenza e a raggiungere la felicità. Ma deve essere contemporaneamente coltivata anche la saggezza che permette di comprendere le cause della sofferenza.

Matthieu Ricard ha proposto di riassumere l’etica come un’idea che sorge dal pensiero che proprio come io non voglio soffrire, così è anche per gli altri. Non si tratta solo di un insieme di regole, ma di una visione più ampia del mondo. Ha definito l’altruismo come il desiderio che gli altri possano trovare la felicità e le cause della felicità, mentre la compassione riguarda il desiderio che gli altri siano liberi dalla sofferenza e dalle cause della sofferenza. Gli effetti pratici di altruismo e compassione si traducono nella capacità di diventare consapevoli della sofferenza degli altri e nel coraggio di fare qualcosa al riguardo. Ci sono poi anche aspetti cognitivi, che implicano un’analisi delle cause della sofferenza, in particolare dell’ignoranza che è una distorsione della realtà. A queste qualità ha aggiunto l’empatia, che ha definito come risonanza affettiva con gli altri.

Dopo una pausa per il tè, Sona Dimidjian ha presentato i risultati di una breve sperimentazione fatta attraverso un’applicazione per smartphone per lo sviluppo della compassione. I partecipanti hanno utilizzato la app per diversi minuti ogni giorno, scoprendo i vantaggi della compassione e gli svantaggi della sua assenza. I partecipanti e un gruppo di controllo sono stati poi invitati ad ascoltare storie di persone in difficoltà e le loro risposte sono state monitorate, in particolare in termini di disponibilità a fornire un contributo finanziario a progetti di beneficenza. Chi aveva seguito l’addestramento alla compassione si è dimostrato più determinato nella volontà di dare un contributo, mentre i membri del gruppo di controllo sembrava incapaci di mantenere lo stesso grado di interesse. Dopo aver citato l’osservazione di Sua Santità  “amore e la compassione sono necessità, non lussi, senza di loro, l’umanità non può sopravvivere”, la dottoressa Dimidjian ha concluso dicendo che così come il raggiungimento del benessere è una priorità della salute pubblica, altrettanto deve essere l’eliminazione dell’egoismo.

Il maltempo della mattina, cielo scuro, vento e pioggia, sono continuati anche quando Sua Santità ha lasciato il tempio per raggiungere l’auto che lo avrebbe portato alla sua residenza. Domani mattina sarà di nuovo presente per l’ultima sessione della conferenza.

http://it.dalailama.com/news/2018/33%C2%AA-mind-life-conference-reimagining-human-flourishing-quarta-giornata


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