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92° Incontro annuale dell’Associazione delle Università Indiane a Sarnath. Sessione inaugurale
March 20th, 2018 by admin

Sua Santità il Dalai Lama e alcuni relatori presentano il rapporto annuale dell’AIU al 92° Incontro dell’Associazione delle Università Indiane alla CIHTS di Sarnath, India, 19 marzo 2018. Foto di Lobsang Tsering

19 marzo 2018, Sarnath, India – Era ancora buio a Delhi, questa mattina, quando Sua Santità il Dalai Lama si è imbarcato sul volo che l’avrebbe portato a Varanasi. Al momento del decollo, tuttavia, il sole era spuntato. Il vice rettore dell’Istituto centrale di studi superiori tibetani (CIHTS), Geshe Ngawang Samten, ha ricevuto il Dalai Lama al suo arrivo all’aeroporto internazionale di Lal Bahadur Shastri, da dove insieme hanno raggiunto l’Istituto, a Sarnath. Studenti sorridenti “armati” di sciarpe bianche, fiori e bastoncini d’incenso lo aspettavano, dai cancelli dell’edificio fino alla residenza di Sua Santità, mentre i danzatori di Tashi Shölpa cantavano e ballavano per dargli il benvenuto. Uscito dall’auto, una giovane coppia ha chiesto al Dalai Lama di benedire il loro bambino appena nato. Nel frattempo, ragazzi e ragazze in abito tradizionale tibetano hanno offerto il tradizionale “chemar changpu”. Poco prima delle dieci, il presidente dell’Associazione delle università indiane (AIU), il professor PB Sharma, e il segretario generale Furqan Qamar, insieme a Geshe Ngawang Samten, hanno accompagnato Sua Santità nella vicina sala conferenze. Una volta seduti, un gruppo di studenti ha intonato l’inno dell’istituto; poi un altro gruppo di studentesse e monache ha recitato in sanscrito il Mangalacharan, seguite da un gruppo di monaci che hanno ripetuto la stessa invocazione in tibetano, a cui si è unito anche Sua Santità.

Nel suo discorso di benvenuto, Geshe Ngawang Samten, a nome di tutti i membri dell’Università CIHTS, ha espresso profonda gratitudine a Sua Santità per aver accettato il loro invito. Ha dato il benvenuto a tutti coloro che erano presenti e ha sottolineato che questa è la prima volta che un incontro AIU ha luogo a Varanasi, presumibilmente la più antica città dell’India. Ha anche ricordato a tutti che Sarnath è il luogo in cui il Buddha ha dato il suo primo insegnamento, dopo la sua illuminazione, ed ha espresso la speranza che dalle discussioni che si svolgeranno nei prossimi tre giorni emergeranno intuizioni e idee che si tradurranno in cambiamenti concreti.

Il professor Furqan Qamar, Segretario Generale dell’AIU, nelle sue osservazioni introduttive, ha ringraziato la CIHTS e il suo Vice Rettore per aver accettato di ospitare la riunione e ha aggiunto che è un vero privilegio per tutti essere alla presenza di Sua Santità il Dalai Lama. Ha osservato che il tema di quest’anno – “L’istruzione superiore in un’era di innovazione, imprenditorialità e Disruptive Technology” (un processo per cui un’impresa più piccola e con meno risorse è in grado di sfidare con successo le imprese dominanti un certo settore, n.d.t.), con un focus particolare sui valori umani in un’era di grandi mutamenti, potrebbe risultare un po’ ostico per i partecipanti, ma ha aggiunto che non ci potrebbe essere un contesto migliore, né una persona migliore a guidare la conversazione.

Nelle sue osservazioni, il professor Francisco Marmolejo, specialista nell’istruzione terziaria della Banca mondiale, ha osservato che questo è un momento unico per l’India, che a breve diventerà la nazione con la popolazione di giovani più numerosa al mondo. Ha detto che è nell’interesse dell’India e del mondo intero che l’India abbia successo, perché in caso contrario anche il resto del mondo fallirà. In tale contesto, l’istruzione superiore è essenziale, così come la dignità umana. Non solo c’è bisogno di più istruzione, ma anche di un’istruzione migliore.

Nel suo ampio discorso in qualità di presidente, il professor PB Sharma ha affrontato temi analoghi: ha affermato che è necessario concentrarsi sulla qualità, la congruità e l’eccellenza, sottolineando che la perdita di valori ha provocato nelle persone una crescente avidità e un senso di disgregazione sociale. Ha citato il dottor Sarvepalli Radhakrishnan, ex Presidente dell’AIU, che sosteneva: “Il prodotto finale dell’educazione dovrebbe essere un uomo libero e creativo, in grado di lottare contro le circostanze storiche e le avversità della natura”. Il professor Sharma ha poi invitato i suoi colleghi vice rettori a impegnarsi nel promuovere i valori e l’educazione nei “templi dell’apprendimento” di un’India risvegliata. “Dobbiamo quindi – ha esortato – fondere efficacemente la saggezza della nostra antica cultura con la modernità per sostenere la rinascita dell’India e riportarla alla sua importanza globale”.

Sua Santità è stato invitato a presentare il rapporto annuale dell’AIU, nonché una raccolta di Occasional Papers. Poi, in qualità di ospite d’onore, gli è stato chiesto di pronunciare il discorso inaugurale. Anche se ieri, a causa della stanchezza, aveva preferito parlare restando seduto, oggi il Dalai Lama è salito sul podio.

“Stimati fratelli e sorelle… così mi piace sempre cominciare, perché sento davvero che se considerassimo i 7 miliardi di altri esseri umani come fratelli e sorelle, molti dei problemi che dobbiamo affrontare scomparirebbero. Invece pensiamo in termini di ‘noi’ e ‘loro’, il che porta solo a dei guai. Il mondo sta diventando sempre più piccolo e interdipendente; l’economia globale non ha confini; il cambiamento climatico colpisce il mondo intero. La nostra vita dipende dall’acqua, che però sta diventando sempre più scarsa. In questa nuova realtà dobbiamo trovare nuovi modi di pensare e di agire. La violenza e la guerra sono comportamenti obsoleti e devono cessare”.

“Quando nel passato gli uomini si combattevano con spade, lance o armi che ormai non si usano più, i conflitti non erano così gravi, non potevano fare troppi danni, ma oggi ci sono diverse migliaia di armi nucleari innescate e pronte all’uso”.

“Ho visitato sia Hiroshima sia Nagasaki, i due luoghi dove le armi nucleari sono state usate contro gli esseri umani e non dimenticherò mai di aver visto un orologio, le cui lancette, per metà fuse dall’intensità del calore, si erano fermate nell’istante preciso dell’attacco”.

“Alcuni anni fa, in occasione di un incontro tra i premi Nobel per la pace a Roma, abbiamo sentito parlare delle conseguenze pratiche di un conflitto nucleare di vasta portata: assolutamente terrificanti per i danni che avrebbe arrecato al mondo e alla gente. Ho quindi proposto una risoluzione per ridurre ed eliminare tali armi, fissando un calendario preciso per raggiungere questo obiettivo. Ma non è successo nulla”.

“Dovremmo riflettere sulla contraddizione insita nel fatto che se un uomo uccide un altro uomo va in prigione, ma quando un uomo è responsabile della morte di centinaia di persone, in guerra, è considerato un eroe. La violenza è il risultato della rabbia e della paura e sono questi aspetti che dobbiamo ridurre”.

“Quando ero un giovane monaco, in Tibet, studiavo con riluttanza finché non ho iniziato a riconoscere quanto fosse preziosa la conoscenza che Shantarakshita aveva portato nel nostro paese nell’VIII secolo. Abbiamo mantenuto in vita, da allora, quanto di prezioso ci aveva insegnato la Tradizione del Nalanda e ciò ci ha permesso di sviluppare sia forza interiore e sia quella pace della mente che non dipende da fattori esterni”.

“Come ho già detto, il XX secolo ha visto grandi progressi in molti ambiti, ma è stato anche caratterizzato dalla violenza. Oggi purtroppo continua a permanere lo stesso vecchio modo di pensare: la tendenza cioé a risolvere i problemi con la forza. Ma è un modo di pensare obsoleto. Se si fosse tradotto in un beneficio generale, allora avrebbe potuto essere persino accettabile, ma non è mai stato così. Per questo motivo questo secolo dovrebbe essere un’era di dialogo, un’epoca in cui pensiamo agli altri come parte di un “noi” e in cui cerchiamo soluzioni eque ai conflitti”.

“In questo senso, l’istruzione ricopre un ruolo chiave. L’antica conoscenza indiana del funzionamento della nostra mente e delle emozioni umane ha ancora moltissimo da insegnarci e proprio come facciamo imparare ai bambini quel che c’è da sapere sull’igiene fisica, perché possano prendersi cura della propria salute, allo stesso modo abbiamo bisogno di imparare e mettere in pratica una igiene emotiva”.

Sua Santità ha spiegato che nell’India antica le pratiche di shamatha e vipashyana, la calma e la visione profonda, hanno dato luogo ad una accurata comprensione della mente. E anche se queste pratiche sono illustrate all’interno di testi religiosi, non c’è alcuna ragione perché oggi non possano essere studiate da un punto di vista accademico. Questa comprensione della mente e delle emozioni comporta l’uso della logica e della ragione, ovvero di un approccio scientifico.

Sua Santità il Dalai Lama ha ribadito anche quanto siano ancora oggi attuali le antiche tradizioni indiane di ahimsa e secolarismo, ricordando che l’India è l’unico paese al mondo in cui tutte le principali religioni convivono fianco a fianco.

“Che il Buddha fosse un prodotto dell’antica India è qualcosa di cui tutti possiamo essere orgogliosi” ha proseguito. “Oggi dovremmo combinare l’educazione moderna con l’antica comprensione indiana del funzionamento della mente e delle emozioni. Dobbiamo fare affidamento sul buon senso e sulle scoperte scientifiche. Da più di 30 anni conduco discussioni estremamente fruttuose e di reciproco beneficio con gli scienziati. Raja Ramana mi ha detto che anche se i risultati della fisica quantistica oggi appaiono come delle novità, di fatto corrispondono fedelmente alle intuizioni che si ritrovano negli scritti di Nagarjuna, risalenti a molti secoli fa.

“Allo stesso modo, quando confrontiamo l’antica psicologia indiana con quella moderna, la tradizione moderna sembra essere ancora in una fase di sviluppo ancora embrionale. La pace della mente non è soltanto la base appropriata per la pace nel mondo, ma è ciò che ci consente di sfruttare appieno la nostra intelligenza. Confido che anche qui si svolgeranno discussioni serie e fruttuose. Vi ringrazio”.

Il Segretario della CIHTS, RK Upadhyay, ha ringraziato e poi tutti si sono alzati in piedi per l’inno nazionale. Poi, i vice rettori si sono riuniti ai piedi del palco dove è stata scattata una fotografia di gruppo con Sua Santità, che parteciperà a un’altra sessione dell’incontro domani mattina.

http://it.dalailama.com/news/2018/92-incontro-annuale-dellassociazione-delle-universit%C3%A0-indiane-a-sarnath-sessione-inaugurale


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