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Il Sutra della Ruota del Dharma e il Sutra della Piantina di Riso
January 6th, 2018 by admin

5 gennaio 2018, Bodhgaya, Bihar, India – La nebbia e il freddo di questa mattina non hanno affatto smorzato l’entusiasmo delle oltre 50.000 persone, riunite sul Kalachakra Maidan, in attesa di ascoltare Sua Santità il Dalai Lama. Dopo un breve tragitto, dal Tempio tibetano all’enorme tendone allestito per gli insegnamenti, Sua Santità si è presentato di buon umore, sorridente e felice di salutare i presenti mentre saliva sul palco. Sua Santità ha salutato molti degli illustri Lama seduti intorno al trono, tra cui il Ganden Tripa Rinpoche, l’ex Ganden Tripa, gli Shartse e Jangtse Chöjey, Sakya Gongma Trizin Rinpoche e Ling Rinpoche, così come gli Abati, gli ex abati e i Tulku.

Oggi gli indiani sono la maggioranza” ha esordito Sua Santità “e dunque inizieremo con le loro recitazioni in Pali e Sanscrito”.

Gli adulti hanno cantato una serie di preghiere e lodi, tra cui il Mangala Sutta, in Pali, seguiti da un gruppo di studentesse e studenti che hanno recitato il Sutra del Cuore in sanscrito.

Dopo aver raggiunto l’illuminazione, il Buddha disse: “Profondo e pacifico, libero dalla complessità, pura luminosità: ho trovato un Dharma simile a un nettare. Eppure, se dovessi insegnarlo, nessuno capirebbe, quindi rimarrò in silenzio qui, nella foresta”.

Una delle ragioni di questa incomprensione è che le tradizioni spirituali indiane esistenti all’epoca sostenevano l’esistenza di un sé indipendente, di un agente permanente che migra da una vita all’altra. Il Buddha invece vide che aggrapparsi alla nozione di un sé indipendente è la radice di tutte le altre afflizioni mentali. Dopo aver realizzato l’assenza del sé, si rese conto che ciò sarebbe stato incomprensibile per la maggior parte delle persone a cui l’avesse insegnato”.

Ciò nonostante, a un certo punto diede insegnamenti a Sarnath e poi sul Picco dell’avvoltoio, a Rajgriha, spiegando che le cose sono prive di esistenza intrinseca. Durante il primo giro della ruota del Dharma insegnò la verità della sofferenza e le sue origini. Poi, con il secondo giro, approfondì nel dettaglio la vacuità. Nel Sutra che rivela il pensiero si legge che durante il terzo giro della ruota, il Buddha insegnò l’origine dipendente, la natura imputata e la natura perfetta. L’assenza di natura imputata dalla natura dipendente indica la natura perfetta della vacuità. Inoltre, durante il terzo giro della ruota, il Buddha spiegò la natura di Buddha e la mente soggettiva di luce chiara che è la base per la pratica del tantra yoga supremo”.

Mahakassapa e i suoi seguaci preservarono i suoi insegnamenti, compresi il Vinaya e l’Abhidhamma che entrarono a far parte della tradizione del Pali. Successivamente, quando la comprensione degli insegnamenti si sviluppò ulteriormente, Nagarjuna e altri discepoli esaminarono gli insegnamenti alla luce del ragionamento, dando origine a quella che sarebbe diventata la Tradizione del Nalanda. L’insegnamento del Buddha ha vissuto alti e bassi, eppure, basandosi sia sull’autorità scritturale sia sul ragionamento e l’analisi, sopravvive ancora oggi”.

Sua Santità ha spiegato in che modo il Buddha ha dato i diversi insegnamenti, in base alla disposizione mentale, alle inclinazioni e alle capacità degli esseri. A volte ha insegnato che la persona porta gli aggregati, così come un portatore trasporta un carico, come se fossero separati tra loro. Altrove ha spiegato che gli oggetti che sembrano esistere esternamente non sono diversi dalla loro percezione soggettiva. Altre volte ancora ha insegnato che nulla ha un’esistenza intrinseca. Il Sutra del Cuore definisce la forma come vacuità e la vacuità come forma.

Avendo insegnato cose diverse in diverse occasioni, il Buddha ha raccomandato ai suoi seguaci: “O monaci, proprio come l’orafo testa l’oro bruciando, tagliando e sfregando, esaminate accuratamente le mie parole e accettatele solo dopo averle analizzate e non per rispetto nei miei confronti”. Sua Santità ha sottolineato che gli scienziati moderni non si affidano ad alcuna autorità scritturale, ma osservano e conducono ricerche; poi verificano ciò che hanno scoperto, confrontandolo con i risultati ottenuti da altri scienziati e cercano un punto di accordo. Oggi, gli scienziati si stanno interessando a ciò che il buddhismo ha da dire, proprio come Einstein aveva previsto.

Sua Santità ha sottolineato che il buddhismo ha avuto origine in India, non in Cina o in Tibet, e che anche i maestri di Nalanda, come Nagarjuna, erano indiani. Perciò, ha aggiunto Sua Santità, è di buon auspicio che la maggior parte dei presenti agli insegnamenti di oggi sia indiana. Per più di 2000 anni il buddhismo si è diffuso in tutta l’Asia, quindi sarebbe giusto che la tradizione del Nalanda, che è stata mantenuta viva in Tibet, venisse ristabilita oggi in India.

Sua Santità ha poi osservato che l’India ha la peculiarità di essere l’unico luogo al mondo in cui sono fiorite tutte le principali religioni. Alcune di queste tradizioni, come il Brahmanesimo, sono teistiche e si fondano sull’idea di un creatore; altre, come quelle Samkhya e Jain, sono non teistiche e si basano invece sul principio di causalità. Tra queste, solo il buddhismo afferma la non esistenza di un sé indipendente. Dall’Asia Occidentale sono arrivati poi il giudaismo, il cristianesimo e l’Islam, tutte tradizioni che credono in un dio creatore e che predicano amore e compassione, tolleranza e perdono, contentezza e autodisciplina.

Per il buddhismo, la condotta della non violenza è fondamentale. Il buddhismo insegna anche che sofferenza, dolore e piacere sono nelle nostre mani: le azioni che sono d’aiuto per gli altri e li rende felici sono considerate positive, quelle che danneggiano gli altri sono negative.

Per molto tempo le varie tradizioni religiose sono fiorite in India e hanno vissuto in armonia l’una accanto all’altra” ha aggiunto Sua Santità. “Qui, in India, prevale una visione secolare che accorda lo stesso rispetto a tutte le fedi. E’ un approccio che dobbiamo preservare. Nel frattempo, sto facendo del mio meglio per far rivivere l’antica saggezza indiana in questo paese. Tuttavia, a lungo termine, la cosa più importante è essere un buon essere umano”.

Dei 7 miliardi di esseri umani che oggi vivono su questo pianeta, 1 miliardo non ha alcun interesse per le pratiche religiose. Ma anche tra coloro che invece sostengono di professare una fede, vi sono alcuni che usano la religione come motivo di divisione. Far diventare la religione terreno di scontro è davvero molto triste”.

Noi esseri umani siamo animali sociali, dipendiamo gli uni dagli altri. Non siamo autosufficienti. Oggi, qui, siamo in pace, ma altrove abbondano i conflitti. Le persone si opprimono e si uccidono reciprocamente. Altre muoiono di fame e di stenti. Come possiamo sopportare tutto questo e al tempo stesso pregare perché tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza? Come seguaci del Buddha dovremmo chiederci ogni giorno come possiamo aiutare gli altri, poiché tutti noi vogliamo la felicità e non vogliamo soffrire”.

Poiché l’educazione moderna dedica pochissimo spazio ai valori umani, dobbiamo integrarla con l’insegnamento dell’amore e della compassione. Il buon senso ci dice, ad esempio, che una famiglia affettuosa e compassionevole è felice, mentre una famiglia dove regna la gelosia e la competitività non lo è”.

Passando ai due testi che avrebbe commentato, il “Sutra della Ruota del Dharma” e il “Sutra della Piantina di Riso”, Sua Santità ha osservato che entrambi si occupano di idee comuni a tutti gli insegnamenti buddhisti. Ha osservato che la parola Dharma significa anche trasformare o rimodellare la mente, come chiaramente illustrato in questa strofa:

Non commettere neppure una sola azione dannosa,
Coltiva un gran numero di virtù.
Domare questa nostra mente:
questo è l’insegnamento di tutti i
Buddha.

Se ciò che facciamo è negativo o virtuoso dipende dalla motivazione.

Sua Santità ha fatto notare che gli insegnamenti del Buddha possono essere suddivisi in termini di scrittura e realizzazione. Le istruzioni scritturali sono apprese grazie alla lettura e dallo studio, mentre gli insegnamenti relativi alle realizzazioni dipendono dal nostro impegno nei Tre Addestramenti: etica, concentrazione e saggezza.

Sua Santità ha osservato che il Buddha lasciò la sua famiglia per diventare monaco: non si trattava semplicemente di cambiare d’abito, ma di adottare e mettere in pratica gli insegnamenti più importanti. Esaminò ciò che aveva udito, lo analizzò e poi meditò. Ciò significava, ad esempio, impegnarsi in un’analisi critica della natura della sofferenza fino ad ottenerne una profonda comprensione. Praticò shamatha, la mente calma e costante, e vipashyana, la visione profonda, pratiche che sono comuni a molte tradizioni. In seguito, i compagni del Buddha divennero i suoi primi discepoli.

Nel Sutra della Ruota del Dharma il Buddha dice di aver prima compreso la sofferenza e poi di averla abbandonata. Sua Santità ha citato una strofa di Nagarjuna: 

Attraverso l’eliminazione del karma e delle afflizioni mentali c’è liberazione;
Il karma e le afflizioni mentali provengono da pensieri concettuali;
Questi a loro volta provengono dall’esagerazione mentale;
L’esagerazione cessa attraverso la vacuità.

Il Dalai Lama ha chiarito che è a causa del nostro fraintendimento della vera esistenza che sorge la sofferenza, ma non elimineremo questo fraintendimento offrendo lampade o eseguendo rituali. Sono l’analisi e la riflessione sull’origine dipendente che ci permettono di sradicare queste concezioni errate. Nagarjuna ha elogiato il Buddha per aver insegnato come superare le visioni errate. Je Tsongkhapa lo ha lodato per gli insegnamento sull’origine dipendente.

Ricordando che il “Sutra della pianticella di riso” appartiene alla tradizione sanscrita, Sua Santità ha fatto notare ancora una volta che preferisce riferirsi alle tradizioni pali e sanscrita, perché i termini Mahayana e Hinayana tendono a portare le persone a guardarsi dall’alto in basso. Dopo tutto, ha aggiunto, la tradizione sanscrita è costruita sulle fondamenta della tradizione Pali.

Nell’iniziare la lettura del sutra, Sua Santità ha fatto due osservazioni. Il sutra riguarda una conversazione tra Shariputra e Maitreya, seduti insieme su un’enorme roccia piatta, ed è apprezzabile per essere estremamente concreto. In secondo luogo, un commento alla  Perfezione della Saggezza dell’abate coreano Wen-tsig, suggeriva che anche la madre di Maitreya si chiamava Maitreya, con la conseguenza che Maitreya stesso era un essere umano e contemporaneamente un bodhisattva, spiegando così l’origine dipendente.

Sua Santità continuerà domani la sua spiegazione del testo.

http://it.dalailama.com/news/2018/il-sutra-della-ruota-del-dharma-e-il-sutra-della-piantina-di-riso


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