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Sua Santità il Dalai Lama, Dialogo tra studiosi russi e buddisti: Comprendere il mondo
May 4th, 2018 by admin

Sua Santità il Dalai Lama durante il suo discorso di apertura in occasione del Dialogo tra studiosi russi e buddhisti a Dharamsala, India, 3 maggio 2018. Foto di Tenzin Choejor

3 maggio 2018, Thekchen Chöling, Dharamsala, HP, India – Questa mattina, sotto un cielo tempestoso, Sua Santità il Dalai Lama ha lasciato la sua residenza al Tsuglagkhang, per prendere parte al secondo Dialogo tra studiosi russi e buddhisti, intitolato “Comprendere il Mondo”. L’evento è stato organizzato dal Centro di Cultura e Informazione Tibetana (Mosca), dalla Fondazione Save Tibet (Mosca) e dal Dalai Lama Trust, con il contributo del Centro di Studi sulla Consapevolezza dell’Università Statale Lomonosov di Mosca e dell’Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze. Arrivato al tempio, il Dalai Lama ha reso omaggio alla statua del Buddha Shakyamuni e salutato i monaci presenti. Poi ha dato il benvenuto ad alcuni vecchi amici tra i nove scienziati russi che lo attendevano seduti al tavolo allestito nel corpo principale del tempio. Il resto dello spazio è stato occupato da circa 150 osservatori, tra cui 75 russi, 18 monaci tibetani studiosi di scienze, 17 studenti dell’Istituto di Dialettica Buddhista di Sarah, 25 del Men-tsee-khang, 50 studenti del Tibetan Children’s Village, tre di Tong-len e due insegnanti del Dharamsala Government College, oltre a 18 ospiti del Ganden Phodrang.

Telo Rinpoche, rappresentante di Sua Santità il Dalai Lama presso l’Ufficio del Tibet a Mosca, ha brevemente introdotto questo secondo dialogo tra studiosi russi e buddhisti a Dharamsala. Ha dato il benvenuto agli scienziati russi e alle persone che avrebbero seguito l’incontro online via webcast, aggiungendo che sarebbe stata disponibile la traduzione in inglese, russo, cinese e tibetano.

Il moderatore, Konstantin Anokhin, ha ringraziato Sua Santità per la sua presenza, segnalandogli che tutti i presenti avevano letto ed erano rimasti profondamente colpiti al suo libro “L’Universo in un singolo atomo” e che avrebbero impostato il dialogo partendo proprio dalle idee esposte in quel libro.

“Fratelli e sorelle: questo è ciò che siamo noi 7 miliardi di esseri umani” ha esordito Sua Santità. “Molti dei problemi che ci troviamo ad affrontare oggi sono stati creati da noi. Eppure gli scienziati affermano che la nostra natura umana di base è essenzialmente compassionevole. Creiamo problemi perché siamo sotto il controllo delle emozioni e perché vediamo le altre persone in termini di “noi” e “loro”. La nostra miopia ci fa dimenticare che siamo tutti parte dell’umanità, portandoci a fare del male al nostro prossimo. Consideriamo una vittoria la distruzione dei nostri nemici; in passato potrebbe anche essere stato vero. Ma oggi, siamo così interdipendenti gli uni dagli altri che quando alcuni vengono danneggiati, lo siamo anche noi, oltre al fatto che dobbiamo comunque affrontare problemi che riguardano tutti, come il cambiamento climatico”.

“Inoltre, proprio in questo momento, ci sono persone in altre parti del mondo che vengono uccise, in Siria o nello Yemen, mentre altri muoiono di fame. E peggio ancora, ci sono persone che si uccidono a vicenda in nome della religione. Ci comportiamo in modo del tutto contraddittorio rispetto alla nostra natura compassionevole a causa della nostra cecità, nel non riconoscere che noi, 7 miliardi di esseri umani, siamo tutti la stessa cosa”.

“Da animali sociali, dipendiamo dalla comunità in cui viviamo, perciò è giunto il momento di educare le persone, insegnando che – come esseri umani –  siamo tutti uguali. Dipendiamo gli uni dagli altri per il nostro futuro. Essere troppo egocentrici è irrealistico. L’egoismo è indice di una mente ristretta, di un modo di ragionare ignorante”.

“Per millenni, le tradizioni religiose hanno trasmesso un messaggio di amore verso tutti gli esseri umani, ma gli effetti sono stati limitati. Ora, invece, l’istruzione moderna è orientata solo verso obiettivi materialistici. Eppure è nostra esperienza comune essere nati e accuditi dalle nostre madri, di conseguenza i bambini piccoli rivelano una natura autentica e compassionevole”.

“Gli scienziati ci mettono in guardia rispetto al fatto che rabbia e paura costanti danneggiano la nostra salute, mentre essere compassionevoli ed avere buon cuore contribuisce al nostro benessere, fisico e mentale. Quindi, proprio come l’igiene fisica preserva la nostra salute, dobbiamo coltivare anche una sorta di igiene emotiva”.

Sua Santità ha poi aggiunto che per più di 30 anni si è confrontato con gli scienziati su temi come la cosmologia, la neurobiologia, la fisica e la psicologia, notando che questi sono i campi che scienza moderna e la scienza buddhista hanno in comune. Esiste, ad esempio, un consenso generale su come si formano, si evolvono e cessano di esistere le galassie e sulla possibilità che in passato vi sia stato più di un “big bang”.

Per quanto riguarda la fisica, Sua Santità ha riferito quanto gli aveva detto il fisico nucleare Raja Ramana: la fisica quantistica è nuova per la scienza, ma i concetti che indaga si possono trovare già negli scritti del maestro buddhista Nagarjuna. In termini di psicologia, vi è la necessità di una maggiore formazione su come affrontare le emozioni. Sua Santità ha fatto notare che abbiamo bisogno di imparare in che modo la rabbia sia sempre distruttiva e come anche il generale disinteresse per il prossimo possa diventarlo. Le armi e l’uso della forza non risolvono alcun problema, ha aggiunto, confermando che la violenza porta solo ad altra violenza.

Il Dalai Lama ha detto che una mente pacifica ha effetti positivi anche sulla nostra salute e che il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di evitare la violenza, facendo del XXI secolo un secolo di dialogo. Mentre non tutti, ormai, accettano le religioni, le scoperte scientifiche hanno un impatto universale. Perciò, uno degli scopi di incontri come questo è quello di discutere quali approcci adottare per educare la gente da un punto di vista laico alla necessità di coltivare compassione e buon cuore.

“In questo contesto – ha detto Sua Santità – la Russia ha un ruolo particolare tra le culture dell’Oriente e dell’Occidente. Quando ero giovane, c’erano studiosi russi, buryati, kalmyk e tuvani, nei nostri monasteri, quindi abbiamo già una connessione. Inoltre, durante il periodo del XIII Dalai Lama, ci furono alcuni contatti con lo zar.  Di conseguenza, sono molto felice di avere l’opportunità di incontrare e discutere con voi studiosi russi”.

Il neurobiologo Pavel Balaban presentandosi nella sua veste di scienziato che studia il cervello, e in particolare la funzione delle emozioni, ha detto che, mentre si può dimostrare che i ratti hanno nel loro cervello centri di piacere che possono essere stimolati provocando una risposta emotiva,vorrebbe scoprire se anche le lumache, apparentemente prive di emozioni, hanno la capacità di sperimentarle.

Sua Santità è stato invitato a riproporre una domanda che spesso fa agli scienziati. A volte, ha detto, quando è sicuro di non correre il rischio di contrarre la malaria, permette alle zanzare di pungerlo, anche se queste, poi, non danno alcun segno di apprezzamento. Quindi, l’interrogativo è: quanto grande deve essere un cervello per poter essere in grado di mostrare gratitudine? Balaban ha raccontato che la sua indagine ha dimostrato che i ratti appartengono a quel 30-40% di specie capaci di manifestare una innata compassione. Sua Santità ha aggiunto che tutti i mammiferi sembrano rispondere in questo modo, ma sarebbe interessante osservare anche quegli animali, come i rettili e le tartarughe, che nascono dalle uova e che non hanno alcun rapporto diretto con la madre, che non hanno un bisogno immediato di compassione per sopravvivere.

Sua Santità ha aggiunto che, come esseri umani, abbiamo bisogno di capire se la rabbia abbia un qualche valore dato che distrugge la nostra pace della mente. La compassione, invece, fa sorgere ottimismo e speranza. Alcune tradizioni religiose, ha osservato, si basano sulla paura per indurre a un comportamento migliore, ma è un’approccio che respinge perché conduce al pessimismo e allo scoraggiamento.

Sua Santità ha poi introdotto due questioni riguardanti la mente. Se dello sperma perfetto incontra un ovulo perfetto in un grembo materno perfetto, la vita ha inizio? E in caso contrario, qual è il terzo fattore necessario? Poi, ha menzionato un fenomeno osservato in alcuni meditatori esperti al momento della morte: anche se clinicamente morti, il loro corpo rimane intatto e integro per alcuni giorni, perché, si ritiene, la coscienza più sottile è ancora presente. Gli scienziati però ad oggi non hanno ancora trovato una spiegazione.

Fino alla fine del XX secolo, gli scienziati si sono interessati al cervello, ma non la mente, ha detto il Dalai Lama. Tuttavia, recentemente hanno scoperto che la neuroplasticità può essere osservata come risultato dell’addestramento mentale. Di conseguenza, si è iniziato ad investigare su quale sia il rapporto tra il cervello e la mente. La scienza buddhista descrive diversi livelli della mente: la coscienza sensoriale ordinaria, la consapevolezza durante il sogno che è più sottile, quella del sonno profondo che è ancora più sottile e la coscienza che si manifesta al momento della morte, che è la più sottile di tutte. Sua Santità ha indicato che quest’ultimo tipo di coscienza non ha né inizio né fine.

Il professor Svyatoslav Medvedev ha detto a Sua Santità di aver esaminato la natura della relazione tra mente e cervello nella sua ricerca dedicata a come il cervello mantiene l’attenzione. Ha osservato che ci sono fenomeni, come le leggi della termodinamica, che possono essere dimostrate matematicamente, ma che non sono facilmente dimostrabili in modo sperimentale. Si è detto favorevole ad un approccio più logico rispetto ad alcune questioni. Ha osservato che Pavlov aveva fatto riferimento a macchie luminose nel cervello, ma che è solo ora, un secolo dopo, che è stato possibile dimostrare di che cosa stesse parlando.

“Ora stiamo passando dalla teoria pura alla pratica sul campo”, ha affermato Medvedev. “Stiamo cercando di capire il cervello. E’ possibile che la coscienza esista separatamente e che il cervello sia una sorta di interfaccia”.

Riassumendo le tre istanze degli insegnamenti del Buddha, conosciuti come i tre giri della ruota del Dharma, Sua Santità ha spiegato che nel primo giro il Buddha ha insegnato le quattro nobili verità. Nel secondo, ha illustrato più in profondità la terza di queste verità, la cessazione della sofferenza in relazione al superamento dell’ignoranza. L’ignoranza è sconfitta dalla conoscenza e, in questo caso, dalla comprensione della realtà, ovvero che le cose sono vuote di esistenza intrinseca. Ciò non significa “il nulla”, ma che le cose esistono solo per designazione. Sua Santità ha chiarito che per coloro per i quali questa spiegazione era troppo complessa, il Buddha ha dato un terzo gruppo di insegnamenti, in cui ha adottato un approccio diverso per spiegare la coscienza: la coscienza più sottile è la natura di Buddha.

Ha inoltre illustrato quali sono i tre oggetti della conoscenza: gli oggetti evidenti, gli oggetti leggermente oscuri – ma che possono essere comunque compresi attraverso il ragionamento e la logice inferenziale – e gli oggetti oscuri, che possono essere compresi solo facendo affidamento sulla testimonianza di qualcun altro. Ha inoltre menzionato i quattro principi della ragione: natura, dipendenza, funzione e prova.

Dopo una breve pausa per il tè, il professor Nikolai Yankovsky, un importante esperto russo di genetica, ha spiegato che i geni possono influenzare il fatto di essere inclini o meno alla meditazione e a trarre beneficio dalle terapie psicologiche. Allo stesso modo, i geni possono condizionare la predisposizione alla rabbia. Sua Santità si è chiesto se il ruolo dei geni possa essere paragonabile a quello dell’energia sottile, che va di pari passo con la mente descritta nei tantra.

Yankovsky ha detto che la possibilità modificare il codice genetico potrebbe contribuire a curare  alcuni tipi di malattia. Ma ha anche osservato che la manipolazione genetica potrebbe essere utilizzata come un’arma, il che solleva la questione dell’eticità. Quando gli scienziati fanno una nuova scoperta – ha aggiunto – l’etica non è necessariamente un punto sensibile, ma lo diventa una volta che si cerca di tradurre quella scoperta nella pratica. Sua Santità ha risposto che, poiché tutti gli esseri senzienti cercano la felicità, ciò che porta beneficio e felicità va considerato positivo, mentre ciò che causa sofferenza è negativo.

Ha anche chiarito che, poiché la rabbia è parte della mente, il suo antidoto deve essere applicato all’interno della mente. Gli scienziati gli hanno confermato che, a livello sottile, le rocce e il cervello sono costituiti dallo stesso tipo di particelle, solo che a un certo punto la disposizione della materia nel cervello si è evoluta fino a diventare la base per la coscienza. Poi è comparsa la vita, dotata di sentimenti di piacere e di dolore. Il Dalai Lama ha incoraggiato gli scienziati ad affrontare la questione con studiosi più giovani, il cui cervello è più fresco.

Il professor Evgeny Rogaev ha illustrato la sua ricerca sul cervello volta a scoprire quali geni danno origine alla schizofrenia. Ha affermato che la ricerca genetica conferma le affermazioni di Sua Santità riguardo al fatto che siamo tutti fratelli e sorelle e che non dobbiamo andare molto lontano nel tempo per scoprire che tutti abbiamo antenati in comune. Ha parlato del lavoro che sta svolgendo per creare modelli che permettano di trasformare un comportamento aggressivo in un comportamento pacifico attraverso la sperimentazione sulle volpi selvatiche siberiane.

Il professor Alexander Kaplan ha riferito a Sua Santità dell’interesse che i suoi studenti a Mosca stanno manifestando per questo incontro. Ha illustrato il suo lavoro sul cervello di persone vittime di ictus che hanno perso la capacità di parlare o di muoversi: mostrando loro su uno schermo delle lettere, il loro riconoscimento avviene a livello cerebrale, permettendo così di ristabilire una forma di comunicazione. In questi risultati, Kaplan vede un potenziale interessante anche per la comprensione del funzionamento delle emozioni in persone altrimenti sane. Sua Santità ha aggiunto che la coscienza più intima e sottile, che viene descritta come natura di Buddha, ha un potenziale immenso e la gente sta cercando di esplorarlo, ma ci vorrà molto tempo.

Ha concluso la sessione ringraziando tutti per la loro partecipazione e dando loro appuntamento alla mattina successiva. Poi ha lasciato il tempio e ha fatto ritorno alla sua residenza. Dopo una pausa per il pranzo, i relatori e gli osservatori si sono riuniti per un’altra sessione di discussione.

http://it.dalailama.com/news/2018/dialogo-tra-studiosi-russi-e-buddhisti-comprendere-il-mondo


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