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Discorso presso il Nehru Memorial Museum and Library Auditorium
April 23rd, 2018 by admin

Sua Santità il Dalai Lama al Nehru Memorial Museum and Library Auditorium di Nuova Delhi, India, 22 aprile 2018. Foto di Tenzin Choejor

22 aprile 2018, Nuova Delhi, India – Prima della conferenza pubblica del mattino, durante un incontro privato con persone interessate all’etica secolare Sua Santità il Dalai Lama ha detto:

“Il nostro vero obiettivo è capire come aiutare i 7 miliardi di persone che vivono su questo pianeta a cambiare il modo in cui affrontano le proprie emozioni e raggiungere la pace interiore. Concentrarsi solo sullo sviluppo materiale e accumulare armi sempre più potenti non fa che creare paura. Le antiche tradizioni indiane, che insegnano come sviluppare una mente calma (shamatha) e l’intuizione (vipashyana), includono metodi per trasformare le nostre emozioni; metodi che sono rilevanti quando, come oggi, il mondo sta attraversando una crisi emotiva”.

“I bambini piccoli non si curano delle differenze di nazionalità, di fede o di razza. Finché i loro compagni sorridono, giocano insieme e sono contenti.

Sembra che è solo quando cresciamo, nel corso della nostra istruzione, che iniziamo a concentrarci su differenze secondarie tra le persone e ciò crea unicamente problemi. Questo fatto non riguarda solo alcune persone o una parte del mondo: guardate il settarismo tra i buddhisti tibetani, che hanno dimenticato non solo di essere un tutt’uno come esseri umani, ma anche come buddhisti”.

“L’educazione, attualmente focalizzata su obiettivi materiali, deve prestare maggiore attenzione al nostro mondo interiore, alla mente. Ecco perché sono impegnato a cercare di far rivivere le antiche conoscenze indiane, qui e ora e in modo laico, così come si èinsegnato a praticare lo yoga senza tutti i suoi orpelli spirituali. Ma mentre si coltivano shamata vipashyana, è necessario coltivare anche di un senso di altruismo perché renderà queste pratiche più efficaci”.

Un breve tragitto attraverso i viali alberati di Nuova Delhi ha portato Sua Santità al Nehru Memorial Museum and Library dai giardini della Teen Murti House, ex residenza di Jawaharlal Nehru, primo Primo Ministro dell’India indipendente. Qui il Dalai Lama è stato ricevuto da Shakti Sinha, direttore della Biblioteca, e da Virendra Gupta a nome di Antar Rashtriya Sahayog Parishad (ARSP), organizzatori dell’evento.

All’interno dell’auditorium, il giornalista e fotografo Vijay Kranti ha dato il benvenuto a Sua Santità e lo ha presentato a un pubblico di circa 300 persone. Nella sua breve introduzione, Shakti Sinha ha detto che i tibetani hanno mantenuto vive le tradizioni delle università indiane di Taxila, Nalanda, Odantapuri e così via, tradizioni la cui essenza è che la compassione può essere sviluppata nella pratica.

“Fratelli e sorelle, sono estremamente felice di avere questa opportunità di confrontarmi con voi. Grazie per avermi invitato”. Con queste parole Sua Santità ha iniziato il suo discorso sul ruolo della cultura e dell’etica nella promozione della pace e dell’armonia. “La cultura si sviluppa a partire dallo stile di vita delle persone, che è spesso influenzato da fattori come il clima. Tra le grandi civiltà del passato, tra cui quelle dell’Egitto e della Cina, l’India sembra aver prodotto i pensatori e praticanti spirituali più brillanti. Sono uno studente della tradizione del Nalanda e ho notato che maestri come Nagarjuna, Chandrakirti, Buddhapalita e Bhavaviveka erano grandi pensatori e filosofi, così come Dignaga e Dharmakirti erano grandi medici.

“Nell’VIII secolo, l’imperatore tibetano invitò in Tibet Shantarakshita, allora massimo studioso del Nalanda. Insieme al suo studente principale, Kamalashila, introdussero il Buddhismo della tradizione del Nalanda, dando la massima enfasi all’uso della ragione”.

“Il fisico nucleare indiano Raja Ramana una volta mi disse che le idee alla base della fisica quantistica sembrano essere nuove, ma che le conclusioni a cui giungono si possono trovare già negli scritti di Nagarjuna. Per il suo approccio logico, considero il Buddha non solo un maestro spirituale, ma anche un grande pensatore, uno scienziato”.

“Oltre a ciò che ha scoperto riguardo alla realtà, il Buddha ha sottolineato l’importanza della gentilezza e della compassione, spiegando questo tipo di consapevolezza può essere estesa a tutti gli esseri senzienti. Ciò che ha insegnato rimane rilevante nel mondo contemporaneo. Anche prima del Buddha, la ricca cultura indiana comprendeva pratiche per sviluppare una mente calma e la visione profonda, pratiche che egli stesso coltivò durante i sei anni in cui visse da eremita”.

Sua Santità ha espresso ammirazione per la tradizionale armonia e tolleranza che ha permesso a tutte le maggiori religioni del mondo di convivere in India pacificamente. Ha inoltre elogiato l’antica tradizione dell’India della non-violenza, ahimsa, basata su una motivazione compassionevole, karuna. L’approccio secolare dell’India, che dimostra rispetto per tutte le tradizioni religiose e anche per le opinioni di coloro che non hanno alcuna fede, deriva dai valori fondamentali di ahimsa karuna.

“A differenza della non-violenza, la guerra appartiene a un tempo che è ormai passato. In quest’epoca di democrazia dobbiamo rispettare i diritti di tutti. Il mondo appartiene ai suoi 7 miliardi di abitanti. In passato, le comunità e le nazioni potevano prosperare isolate, ma ora dipendiamo gli uni dagli altri. Anche di fronte a sfide come il cambiamento climatico dovremmo lavorare insieme. Le cose stanno cambiando. Sulle montagne tibetane c’è meno neve. Anche a Dharamsala, dove eravamo abituati a forti nevicate, ora cadono solo pochi fiocchi. La conseguenza sarà una grave carenza di acqua”.

“Tali mutamenti si manifestano anche in Africa, dove già esiste un divario enorme tra ricchi e poveri. Questa disparità, che vediamo anche nella cosiddetta Cina socialista, riflette una intrinseca mancanza di preoccupazione per il benessere degli altri. Questa situazione si risolverà solo quando cominceremo a riconoscere l’unicità dell’umanità. Siamo animali sociali e prenderci cura degli altri è il modo migliore per soddisfare i nostri interessi. Questo genere di altruismo ci assicura più amici e ci garantisce persino una salute migliore. Se siete onesti e sinceri, guadagnerete la fiducia degli altri e la loro vera amicizia”.

“Il nostro mondo ha bisogno di ahimsakaruna e secolarismo, ma non li otterremo semplicemente con le preghiere. Dobbiamo agire. Concentrata sugli obiettivi materiali, l’educazione moderna deve incorporare la non-violenza e la compassione, così come un’ampia comprensione del funzionamento della mente e delle emozioni. Così come abbiamo imparato a curarci della nostra igiene fisica, abbiamo bisogno di coltivare una analoga igiene delle emozioni per avere mente e corpo sani. Credo che solo l’India possa combinare la conoscenza della mente e delle emozioni della sua tradizione millenaria con un’educazione materialistica moderna”.

Nelle sue risposte alle domande del pubblico, Sua Santità ha sottolineato che l’approccio materialistico alla vita si concentra esclusivamente sul piacere sensoriale, che è di breve durata, piuttosto che sulla pace della mente.

Ha ribadito la sua solidarietà per la difficile situazione dei musulmani Rohingya in Birmania e il suo invito ai buddhisti birmani di ricordare il volto del Buddha, quando provano ostilità nei loro confronti.

Invitato a esprimere il suo parere sulla disuguaglianza di genere, Sua Santità ha dichiarato che, in un momento in cui la promozione dell’amore e della compassione è così urgente, sicuramente più donne dovrebbero assumere ruoli di leadership. Ha ricordato che il suo primo maestro di gentilezza e compassione è stata sua madre e ha fatto notare come, per quasi tutti noi, la prima persona a mostrarci affetto è stata nostra madre. Ha osservato che nel nostro mondo interdipendente l’uso della forza è inefficace e obsoleto, motivo per cui dobbiamo fare del XXI secolo un’era di dialogo.

Ha ricordato lo choc con cui i colleghi Premi Nobel per la Pace hanno ascoltato, a Roma, la descrizione di ciò che sarebbe accaduto se le armi nucleari fossero state effettivamente utilizzate. I risultati stimati erano così terribili che il Dalai Lama all’epoca suggerì di fissare un’agenda per liberare il mondo da questi orribili armamenti e tenere sotto osservazione i paesi che ne disponevano. C’è stato accordo unanime, ma alla fine non è successo nulla. Sua Santità ha ripetuto che se il nostro obiettivo è la creazione di un mondo più pacifico, la guerra è irrealistica, solo la non-violenza può avere successo.

Il Segretario Generale dell’ARSP, Shyam Pasande, ha ringraziato Sua Santità che ha lasciato il palco, salutando tutti prima di rimettersi in viaggio, compreso un gruppo di tibetani che si è riunito per vederlo. A fine mattinata il Dalai Lama è rientrato in albergo.

http://it.dalailama.com/news/2018/discorso-presso-il-nehru-memorial-museum-and-library


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