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Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama al Diskit Phodrang e incontro con la comunità islamica
July 14th, 2018 by admin

Sua Santità il Dalai Lama incontra la comunità mussulmana di Tartuk a Diskit, Nubra.

13 luglio 2018. Diskit, Ladakh, India – Il Diskit Phodrang, o Palazzo, si trova su un’altura sopra la città ed è visibile, da lontano, sia dal Monastero di Diskit e sia dal Monastero di Phodrang, da dove Sua Santità il Dalai Lama è partito questa mattina. Molte persone si sono riversate in strada per salutarlo mentre attraversava la città, e si stima che oltre 5.600 lo stavano già aspettando nella sede degli insegnamenti. Mentre il Dalai Lama percorreva la scalinata del padiglione, alcuni monaci erano già impegnati in un vivace dibattito. Prima di prendere posto, Sua Santità ha poi salutato il suo ospite, l’ex membro del Rajya Sabha (la Camera alta del Parlamento indiano, ndt) Thiksey Rinpoche, l’ex titolare del trono di Ganden, Rizong Rinpoche e il pubblico. Dopo le preghiere introduttive, compresa la recitazione del Sutra del Cuore, e la distribuzione di tè al burro, pane e riso dolce, Sua Santità ha dato inizio agli insegnamenti.

“Sono di nuovo qui a Nubra” ha esordito “e oggi guiderò la generazione della mente del risveglio di bodhichitta, qualcosa che faccio io stesso ogni giorno. Darò anche qualche istruzione per meditare sulla vacuità”.

Prima di iniziare, Sua Santità si è interrotto per suggerire ai monaci e alle monache seduti davanti a lui di coprirsi la testa, non appena il sole fosse diventato troppo caldo, e ai laici di indossare un cappello o di aprire gli ombrelli.

“Noi tutti qui riuniti, credenti o non credenti, buddhisti, musulmani, cristiani o indù, siamo prima di tutto esseri umani. La nostra identità religiosa è secondaria. Possiamo pregare per il benessere di tutti gli esseri senzienti, ma di fatto è per i nostri simili, gli esseri umani, che possiamo effettivamente fare qualcosa. Siamo circondati da animali, uccelli e insetti, ma a loro possiamo insegnare ben poco, mentre il linguaggio ci permette di condividere la nostra esperienza di amore e compassione con le altre persone”. “Tutti gli esseri, compresi i 7 miliardi di esseri umani, vogliono la felicità e non vogliono la sofferenza. E’ una questione che riguarda il nostro stato d’animo. Abbiamo cinque coscienze sensoriali, ma è la sesta, la coscienza mentale, la chiave del dolore o della gioia. Possiamo godere nel guardare spettacoli magnifici e interessanti, nell’ascoltare buona musica, nel sentire fragranze piacevoli, nel gustare cibi deliziosi o toccare qualcosa piacevole al tatto, ma se confrontiamo queste esperienze sensoriali con la pace della mente, l’esperienza mentale è più forte e più duratura.

“Ho incontrato un eremita cristiano, in Spagna, che aveva trascorso cinque anni in montagna meditando sull’amore. È sopravvissuto a tè e pane, senza nessun’altra comodità, eppure la scintilla nei suoi occhi mi ha rivelato la gioia profonda di cui era pervasa la sua mente. Senza la pace della mente, la felicità vi sfuggirà sempre. Se avete pace nella vostra mente, nulla potrà disturbarvi. La rabbia, l’arroganza e la gelosia distruggono la pace interiore; l’amore e la compassione la restaurano e la rafforzano. Per questo l’amore, la compassione, la tolleranza e l’appagamento sono pratiche comuni a tutte le tradizioni religiose, perché portano pace e felicità agli esseri umani”.

Sua Santità ha poi spiegato che le religioni teistiche credono in un Dio creatore, un essere dotato di amore infinito e misericordia, mentre le tradizioni non teistiche – come un ramo delle Samkhya, i Jain e i Buddhisti – credono che la fonte della felicità sia nelle nostre mani. Ecco perché il Buddha ha affermato che i Buddha non lavano con acqua le azioni negative, né rimuovono le sofferenze degli esseri, né trasmettono la propria realizzazione negli altri.

È attraverso l’insegnamento della verità che liberano gli esseri senzienti.

“Come seguace del Buddha, appartenente alla Tradizione Nalanda” ha proseguito Sua Santità “come qualcuno che ha intrapreso lo studio, la contemplazione e la riflessione, sento che dovremmo provare una sincera preoccupazione per tutti gli esseri umani, dal momento che tutti cerchiamo la felicità. Inoltre, dobbiamo promuovere l’armonia tra le nostre tradizioni religiose, che sono fonte di benefici per l’uomo nonostante le diverse posizioni filosofiche. Dopo tutto, ci sono differenze anche tra le scuole della Via di Mezzo e Solo Mente all’interno della Tradizione del Nalanda, ma non sono motivo di divisione o di scontro. Alla fine tutte queste tradizioni esaltano la pratica dell’amore e della compassione.

“Nel corso degli ultimi quarant’anni ho avuto approfondite discussioni con gli scienziati. Alcuni di loro dicono, citando prove da esperimenti con i neonati, che la natura umana fondamentale è compassionevole. Ulteriori evidenze suggeriscono che la compassione rafforza il sistema immunitario, mentre la rabbia e l’odio lo indeboliscono”.

Sua Santità ha chiesto ai bambini delle scuole presenti tra il pubblico se preferivano vedere persone sorridenti oppure litigiose e ha aggiunto che, anche se ci sono persone che vedendo un conflitto desiderano prendervi parte, in generale vedere gente felice ci rende felici. Noi esseri umani siamo animali sociali, ha detto, e per noi l’amicizia è una condizione della felicità, ma per fare amicizia serve fiducia e la compassione, che ci impedisce di essere disonesti e di ingannare gli altri, è una componente fondamentale della fiducia.

Sua Santità ha anche osservato che, per essere felici, lo sviluppo materiale da solo non è sufficiente. Sono cruciali anche valori interiori come l’amore e la compassione che possono essere coltivati attraverso i metodi per trasformare la mente derivati dalle pratiche indiane di shamatha, per sviluppare una mente calma e stabile, e vipashyana, che conduce allo sviluppo della saggezza e dell’intuizione.

“Proprio come ci alleniamo e ci occupiamo della nostra igiene personale per rimanere in forma e in salute, abbiamo bisogno di allenare anche la mente e affrontare le nostre emozioni inquietanti, se vogliamo essere mentalmente sani”.

Poi il Dalai Lama ha invitato il pubblico a prendere i testi che stava per insegnare, distribuiti in tibetano, inglese e cinese. Il primo, “La lode all’origine dipendente” http://www.sangye.it/altro/?p=9109 rende omaggio al Buddha non per le sue qualità fisiche, ma per aver insegnato l’origine dipendente. Sua Santità ha spiegato che nella sua prima serie di insegnamenti, quelli sulle Quattro Nobili Verità http://www.sangye.it/altro/?p=3785, il Buddha ha introdotto il concetto di causalità, illustrato dai dodici anelli dell’origine dipendente http://www.sangye.it/altro/?p=3430, http://www.sangye.it/altro/?p=6603, che iniziano con l’ignoranza e finiscono con la vecchiaia e la morte. L’ignoranza ci condanna a un’esistenza non illuminata, superare l’ignoranza porta alla liberazione.

Dopo la sua illuminazione il Buddha disse:

Ho scoperto questo Dharma simile a un nettare,
questa chiara luce così profonda,
pacifica, incontaminata e perfetta.
Ma se dovessi insegnare tutto ciò, ora nessuno capirebbe.
Così rimarrò in silenzio qui nella foresta”.

Il Buddha ha insegnato le Quattro Nobili Verità e il Vinaya che sono comuni a tutte le tradizioni del Buddismo; successivamente, sul Picco dell’Avvoltoio, http://www.sangye.it/altro/?p=6098 ha spiegato l’impermanenza, la natura della sofferenza, l’assenza di un sé e la vacuità di queste verità, oltre al modo in cui conducono alla cessazione della sofferenza e il sentiero verso l’illuminazione. Nella sua analisi ha rivelato che, se è evidente che gli effetti dipendono dalle proprie cause, anche le cause dipendono dai propri effetti, sono interdipendenti.

Per rispondere a quale sia lo scopo di cercare la realtà delle cose, Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/?cat=9 ha detto: “Attraverso l’eliminazione del karma e delle afflizioni mentali c’è liberazione; il karma e le afflizioni mentali provengono da pensieri concettuali che a loro volta provengono da fabbricazioni mentali. La fabbricazione cessa attraverso la vacuità”. Il punto, quindi, è eliminare le visioni errate che causano le emozioni disturbanti.

Quando la Scuola di Pensiero di Nagarjuna afferma che le cose non esistono veramente, significa che non esistono così come ci appaiono, cioè come intrinsecamente esistenti. La “Lode all’origine dipendente” inizia con l’omaggio al Buddha,  un insegnante senza eguali a causa delle sue spiegazioni sull’origine dipendente, ovvero che le cose non sono indipendenti, ma esistono semplicemente come designazione.

Nel corso della lettura dei testi, Sua Santità ha raccomandato ai suoi ascoltatori, se avevano trovato utile ciò che avevano appena ascoltato, di leggere anche la “Saggezza fondamentale della Via di Mezzo” http://www.sangye.it/altro/?p=9194 di Nagarjuna e la “Preziosa Ghirlanda” http://www.sangye.it/altro/?p=2788. Poi ha suggerito anche lo studio della “Lampada della saggezza” e il “Tarkajvālā” di Bhavaviveka, oltre al Prasannapadā di Chandrakirti.

Il Dalai Lama ha poi concluso il suo commentario sia alla “Lode all’origine dipendente” sia agli “Otto versi dell’addestramento mentale” http://www.sangye.it/altro/?p=27.

“Che siate credenti oppure no, buddhisti o meno, ciò che conta è essere persone buone e di buon cuore. Come ha insegnato Shantideva http://www.sangye.it/altro/?cat=15:

Tutta la felicità di questo mondo
viene dal desiderare la felicità per gli altri,
e qualsiasi sofferenza ci sia al mondo
viene dal desiderare la felicità solo per se stessi.

“Allo stesso modo, la “Saggezza Fondamentale” http://www.sangye.it/altro/?p=9194 fornisce un’analisi del Tathagata:

Né gli aggregati, né diverso dagli aggregati,
egli non è gli aggregati e gli aggregati non sono lui.
Il Tathagata non possiede aggregati.
Cos’è
il Tathagata?

“Trovo utile applicare a me stesso questa osservazione, concludendo con “Chi sono io?”

Sua Santità ha detto che la realizzazione della vacuità contribuisce all’accumulazione della saggezza e mentre coltivare l’altruismo contribuisce all’accumulazione del merito. Dal momento che questi, in ultima analisi, si traducono nei due corpi di un Buddha, è importante riflettere su di loro ogni giorno. Anche sei i testi di cui aveva parlato finora sono buddisti, il Dalai Lama, ricordando la presenza di musulmani e di non buddhisti tra il pubblico, ha sottolineato che l’altruismo giova in ogni caso a tutti.

Il presidente dell’Associazione Buddhista Ladakh nell’esprimere i suoi ringraziamenti si è augurato a nome di tutti che Sua Santità torni a Nubra ancora e ancora e ha pregato per la sua lunga vita.

I rappresentanti delle comunità musulmane di Turtuk, Bogdang e Nubra si sono uniti a Sua Santità per il pranzo in un tendone allestito accanto a Diskit Phodrang. In seguito, tornando al luogo degli insegnamenti, si è rivolto a loro, ricordando gli eccellenti rapporti tra tibetani e i musulmani che si erano stabiliti a Lhasa al tempo del V Dalai Lama. Sua Santità ha ribadito il suo apprezzamento per il fatto che i membri di questa comunità, ora reinsediati a Srinagar, hanno ancora una perfetta padronanza del dialetto tibetano centrale e continuano ad insegnarlo ai loro figli.

Sua Santità ha ricordato che recentemente, a Leh, sono venuti a trovarlo alcuni rappresentanti dell’Islam sunnita e sciita ai quali ha suggerito, data la lunga tradizione di armonia interreligiosa e l’assenza di conflitti tra sunniti e sciiti in India, di organizzare con i musulmani indiani una conferenza internazionale di leader islamici per discutere come porre fine alle dispute tra sunniti e sciiti in altre parti del mondo.

Sulla via del ritorno al Monastero di Diskit, Sua Santità ha visitato la moschea Diskit Jama Masjid, dove si è fermato in preghiera. All’esterno, alcuni anziani e leader musulmani hanno espresso il loro apprezzamento per il ruolo di Sua Santità nel mondo, ricordando che il premio Nobel per la pace non gli fu conferito per aver promosso il Buddhismo, ma per il suo profondo rispetto per tutte le tradizioni religiose e l’instancabile sostegno al dialogo e alla pace nel mondo. La gente commette errori, ma leader come Sua Santità hanno un’influenza estremamente positiva sulla gente di tutto il mondo.

“Grazie per avermi invitato” ha risposto il Dalai Lama “sapete bene che oggi il mondo intero è interdipendente. In passato i Paesi potevano vivere in isolamento ma ora, da un punto di vista economico globale, siamo reciprocamente dipendenti”.

“Tutti siamo coinvolti nel cambiamento climatico e nel surriscaldamento globale e probabilmente assisteremo al conseguente aumento delle calamità naturali. Dobbiamo quindi coltivare un senso di unicità dell’umanità. Pensare ottusamente solo a noi stessi non produrrà mai risultati positivi. Nei secoli passati, quando dividevamo il mondo in “noi” e “loro”, ci siamo fatti la guerra, ci siamo uccisi. Ma se lavoriamo insieme, consapevoli dell’unicità dell’umanità, potremmo ancora essere in tempo per arginare gli effetti catastrofici del cambiamento climatico”.

“La fondazione dell’ONU è stata una cosa, ma io ho grande ammirazione per il modo in cui soprattutto Francia e Germania, dopo secoli di ostilità e conflitti, hanno deciso di lasciarsi alle spalle il passato per il bene comune, dando vita all’Unione Europea. Questo è un modello per il mondo, un esempio di comunità interdipendente più felice”.

Sua Santità ha ricordato ai presenti che, dopo l’11 settembre 2001, si è sempre pubblicamente opposto ad azioni volte ad infangare la reputazione dell’Islam e ha difeso i musulmani perché l’Islam, come le altre tradizioni religiose, trasmette principalmente un messaggio di amore e compassione. Come gli disse un insegnante di Turtuk, chi provoca spargimenti di sangue non è più un musulmano perché i veri musulmani hanno l’obbligo di essere gentili con tutte le creature di Allah.
Dopo aver ricordato la sua ammirazione per Guru Nanak, fondatore del sikhismo, Sua Santità ha detto di essere stato molto felice di aver potuto indossare il berretto bianco da preghiera musulmano e di aver fatto questo pellegrinaggio alla moschea Diskit.

Il Dalai Lama ha poi fatto ritorno al Diskit di Phodrang, da dove domani partirà per il monastero di Samstanling, a Sumur.

http://it.dalailama.com/news/2018/insegnamenti-al-diskit-phodrang-e-incontro-con-la-comunit%C3%A0-islamica


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