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Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama al Grande Dibattito Estivo a Sumur
July 19th, 2018 by admin

Sua Santità il Dalai Lama: “Se riflettiamo sulla la rabbia per capire se ha una qualche utilità, scopriamo che ha solo il potere di distruggere la nostra tranquillità, sconvolgere la nostra salute e danneggiare le nostre relazioni con gli altri. Dunque dobbiamo ridurla il più possibile. Superficialmente possiamo pensare che le cause della rabbia siano la frustrazione e l’irritazione, ma in realtà alla base c’è il nostro fraintendimento della realtà.”

16 luglio 2018. Sumur, Nubra Valley, Ladakh, India – Quando Sua Santità il Dalai Lama questa mattina ha raggiunto il palco allestito al Samstanling, alcuni monaci erano già impegnati in un intenso dibattito. Il Dalai lama ha salutato la folla, i lama e i dignitari per poi prendere posto. Il maestro di canto ha intonato le preghiere introduttive mentre nel frattempo venivano serviti il tè e il pane. “Oggi, ho intenzione di fare un discorso sugli insegnamenti del Buddha” ha annunciato Sua Santità, “per questo abbiamo iniziato recitando i ‘Tre Continuum’ e il ‘Sutra del Cuore’ http://www.sangye.it/altro/?p=6098. Il primo testo si trova nelle edizioni Pali e Sanscrita, ma la ‘Sutra del Cuore’ http://www.sangye.it/altro/?p=216 è solo dalla tradizione Sanscrita. Recitiamo anche i versi di omaggio di Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/?cat=9 tratti dalla ‘Saggezza fondamentale della via di mezzo’ http://www.sangye.it/altro/?p=9194 e dall’’Ornamento della chiara realizzazione” (in Sanscrito Abhisamayalamkara) di Maitreya.

“Durante un recente incontro tra studiosi tibetani e Theravada ho posto una domanda. Il Buddha insegnò 2500 anni fa e da allora molte cose sono cambiate enormemente: gli abiti che indossiamo, le nostre case, i mezzi di trasporto. Quindi dobbiamo chiederci: l’insegnamento del Buddha è attuale ancora oggi? Non dovremmo seguirlo semplicemente perché siamo abituati a farlo”.

“Ho molti amici cristiani, musulmani, indù per i quali la fede è stata di beneficio. Tutte queste tradizioni insegnano l’importanza dell’amore e della compassione verso il prossimo e quando gli esseri umani si trovano a dover affrontare delle difficoltà, la fede in Dio li può aiutare a mantenere viva la speranza”.

“Nella sua prima serie di insegnamenti, che chiamiamo il primo giro della ruota del Dharma, tradizionalmente conservato in lingua Pali, il Buddha ha spiegato le Quattro Nobili Verità http://www.sangye.it/altro/?p=3785 e i loro sedici attributi.

Nella seconda serie, tramandata in sanscrito, ha insegnato la vacuità. Mentre la tradizione Pali si basa principalmente sull’autorità scritturale, la tradizione Sanscrita, rappresentata da Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/?cat=9 e dai suoi seguaci, si basa sulla ragione. Ciò che Dignaga e Dharmakirti http://www.sangye.it/altro/?p=7077 hanno scritto sulla logica ci permette di estendere l’orizzonte delle nostre conoscenze al di là della percezione empirica. La psicologia che troviamo nelle opere dei diciassette Maestri del Nalanda ci dimostra che gli insegnamenti del Buddha non solo sono rilevanti, ma addirittura necessari in questo XXI secolo”.

“Se riflettiamo sulla la rabbia per capire se ha una qualche utilità, scopriamo che ha solo il potere di distruggere la nostra tranquillità, sconvolgere la nostra salute e danneggiare le nostre relazioni con gli altri. Dunque dobbiamo ridurla il più possibile. Superficialmente possiamo pensare che le cause della rabbia siano la frustrazione e l’irritazione, ma in realtà alla base c’è il nostro fraintendimento della realtà. Le spiegazioni buddiste sull’assenza di un sé e sulla vacuità hanno lo scopo di contrastare questo fraintendimento. Nel frattempo, gli scienziati che si occupano di studiare il cervello umano sono ormai in grado di vedere quali aree cerebrali si attivano quando emozioni come la rabbia o la compassione sono presenti”.

Sua Santità ha ricordato che più di dieci anni fa aveva suggerito l’introduzione dello studio delle scienze nei programmi di studio dei monasteri tibetani. Il suo invito è stato accolto e oggi alcuni monasteri hanno addirittura allestito dei laboratori scientifici. In passato, i monasteri maschili e femminili si dedicavano esclusivamente ad attività rituali e non avevano a disposizione alcun modello che li orientasse nello studio. Oggi la situazione è cambiata e anche i laici si interessano sempre più all’apprendimento.

Sua Santità ha poi spiegato che il “Chiaro Significato” di Haribhadra, uno dei ventuno trattati sull'”Ornamento della Chiara Realizzazione”, distingue due tipi di praticanti buddhisti: quelli intelligenti, che seguono la ragione, e quelli dalle facoltà limitate, che fanno completamente affidamento sulla fede.

“L’ “Ornamento della Chiara Realizzazione” raccomanda di spiegare gli insegnamenti del Buddha sulla base delle due verità, la verità convenzionale e la verità ultima. Se le Quattro Nobili Verità vengono spiegate in questo contesto, diventa più facile capire la vera cessazione, che cosa cessa e che cosa si realizza. Capire cioè che ottenere lo stato di Buddha è possibile e che coloro che sono impegnati sul sentiero sono il Sangha”.

Prima di iniziare a leggere “I tre aspetti principali del sentiero” http://www.sangye.it/altro/?p=489 Sua Santità ha diffusamente elogiato Je Tzongkhapa http://www.sangye.it/altro/?cat=10. Lo ha descritto come estremamente colto, come qualcuno che praticava il Dharma giorno e notte. Per comporre il suo commentario all’ “Ornamento della Chiara Realizzazione”, Lama Tzongkhapa aveva studiato tutti i ventuno trattati dei maestri indiani. Sua Santità ha paragonato l’originalità del pensiero della “Preziosa Ghirlanda” http://www.sangye.it/altro/?p=2788 a un testo di Buton Rinpoche, spesso definito “onnisciente”, che commenta un’opera di Nagarjuna su Guhyasamaja, ma che tende solo a parafrasare le parole del Maestro indiano, mentre Tsongkhapa fa di tutto per chiarire anche i punti più difficili.

Sua Santità ha ricordato che l’eccellenza di Tsongkhapa era tale che il noto erudito Trehor Kyörpön lo aveva incoraggiato a studiare tutte e cinque le opere di Je Rinpoche sul Madhyamaka, la cui essenza è che le cose esistono semplicemente per designazione.

Sua Santità ipotizza che se avesse seguito il proprio punto di vista, Tsongkhapa avrebbe potuto iniziare gli “Stadi del Sentiero” http://www.sangye.it/altro/?cat=110 con le Quattro Nobili Verità, mentre invece ha seguito la tradizione impostata dai Kadampa. Leggendo un libro di Khedrup-jey, uno dei due principali discepoli di Tsongkhapa, Sua Santità ha detto di essere rimasto sorpreso dall’aggressività delle critiche agli altri punti di vista filosofici, un linguaggio che al contrario Je Rinpoche non ha mai adottato nei suoi scritti.

Tsako Ngawang Drakpa, un altro discepolo di Tsongkhapa, era stato inviato nel Tibet orientale per insegnare e da là scrisse al suo maestro chiedendo istruzioni: così è nato il testo i “Tre aspetti principali del sentiero” http://www.sangye.it/altro/?p=489. Altrove, Je Rinpoche scrisse che se mai avesse raggiunto l’illuminazione è proprio a questo discepolo che avrebbe dato il suo primo insegnamento.

Il primo dei tre aspetti principali del sentiero è la rinuncia. Dato che sperimenteremo la sofferenza fintanto che avremo degli aggregati psico-fisici radicati nel karma e nell’ignoranza, è necessario sviluppare la determinazione ad essere liberi. Non dobbiamo però perdere di vista la preziosità di questa vita, con le sue libertà e ricchezze. Questa vita, che è difficile da ottenere, può essere di grande beneficio per raggiungere differenti scopi: una rinascita migliore e il nirvana oppure l’illuminazione: le cause dei primi includono evitare le dieci azioni non virtuose, o sedici, secondo quanto scritto da Nagarjuna nella “Preziosa ghirlanda”. Nelle “Quattrocento Stanze”’ Aryadeva http://www.sangye.it/altro/?cat=72 consiglia:

In primo luogo abbandona le azioni non virtuose,
poi abbandona la concezione di un sé;
infine abbandona qualsiasi concettualizzazione.
Chiunque conosca tutto questo è saggio.

La morte è vicina, ha aggiunto il Dalai Lama, e allora gli amici, la ricchezza e la fama non saranno di alcun aiuto. Avendo accennato alla coscienza più sottile, il Sua Santità ha detto che i grandi meditatori possono rimanere a lungo nell’assorbimento meditativo anche dopo che sono stati dichiarati clinicamente morti e che questo è un fenomeno che alcuni scienziati stanno cominciando a indagare.

Arrivato ai versi che trattano del secondo aspetto principale del sentiero, il Dalai Lama ha parlato della generazione della mente del risveglio, bodhicitta, sottolineando quanto possa essere un potente impulso alla determinazione ad essere liberi. Anche se si riferiscono alle nostre madri, ha aggiunto, questi versi valgono perfettamente anche per ciascuno di noi:

Travolti dalla corrente dei quattro fiumi potenti,
legati dalle robuste catene delle azioni, così difficili da spezzare,
catturati nella rete di ferro dell’egocentrismo,
completamente avvolti dall’oscurità dell’ignoranza,

nati e rinati in un’esistenza ciclica senza inizio,
incessantemente tormentati dalle tre infelicità,
tutti gli esseri, vostre madri, si trovano in questa condizione.
Pensate a loro e generate la mente dell’illuminazione.

Shantideva http://www.sangye.it/altro/?cat=15 commenta allo stesso modo:

Se non scambio effettivamente la mia felicità
con le sofferenze degli altri,
non solo non raggiungerò lo stato di Buddha
ma anche nell’esistenza ciclica non avrò alcuna gioia.

Al termine del testo, Sua Santità ha chiarito l’apparente paradosso del penultimo verso

Le apparenze confutano l’estremo dell’esistenza,
la vacuità confuta l’estremo della non esistenza

dicendo che rappresenta in realtà il punto di vista che afferma che le cose esistono solo come mera designazione.

Riprendendo i due versi finali,

Affidati alla solitudine e al retto sforzo
e raggiungerai rapidamente l’obiettivo finale,

Sua Santità ha citato Gendun Drup, il I Dalai Lama, che disse di aver rinunciato alla solitudine per poter essere di beneficio per gli esseri senzienti. Facendo eco a questa aspirazione, Sua Santità ha detto di aver dedicato il proprio corpo, la propria parola e la propria mente per il beneficio di tutti gli esseri senzienti e di essere sempre guidato da una una celebre strofa di Shantideva.

Finché durerà lo spazio dura
e fintanto che ci saranno esseri senzienti,
fino ad allora possa anch’io rimanere
per dissipare l’infelicità del mondo.

Passando al testo successivo, l'”Istruzione per scambiare sé con gli altri”, Sua Santità ha raccontato di averne ricevuto la trasmissione da Kyabje Trijang Rinpoche. Poi ha letto i versi dell'”Offerta al Maestro Spirituale” (Lama Chöpa):

Dal momento che nessuno desidera anche la minima sofferenza
né mai gli basta la felicità che già possiede,
tra me e gli altri non vi è alcuna differenza:
pertanto ispirami, affinché io possa rallegrarmi per la felicità degli altri.

Questa malattia cronica dell’egocentrismo
è la causa della sofferenza che non vogliamo.
Comprendendo ciò, possa io essere ispirato a biasimare, provare risentimento
e infine distruggere il demone mostruoso dell’egocentrismo.

Prendersi cura delle proprie madri e assicurare loro la beatitudine è la porta d’accesso alla virtù infinita.Comprendendo ciò, possa io essere ispirato a considerarle più care della mia stessa vita, anche se si levassero contro di me come nemici.

In breve, gli esseri infantili lavorano solo per i propri scopi
mentre i Buddha lavorano solo per gli altri.
Comprendendo la differenza tra i difetti degli uni e le virtù degli altri
possa io essere in grado di scambiare me stesso con gli altri.

Dal momento che l’egocentrismo è la porta d’ingresso a ogni tormento,
prendermi cura degli esseri senzienti mie madri è il fondamento di tutto ciò che è buono.
Possa io rendere il cuore della mia pratica
lo yoga di scambiare me stesso con gli altri.

Perciò, o venerati guru compassionevoli,
beneditemi affinché le oscurazioni karmiche e le sofferenze
degli esseri senzienti mie madri maturino su di me
e affinché io possa dare la mia felicità e le mie virtù agli altri
perché tutti gli esseri senzienti abbiano la felicità.

Sua Santità ha sottolineato che siamo tutti uguali nel desiderare la felicità e non nel volere la sofferenza. Inoltre, gli esseri senzienti sono stati gentili con noi in passato, così come lo sono ora. Pertanto, anche il raggiungimento della liberazione è dovuto alla gentilezza degli esseri senzienti.

Se la malattia cronica dell’egocentrismo è la fonte di ogni sofferenza, la bodhicitta è la fonte di ogni qualità: l’albero sotto il quale trovano riparo gli esseri che vagano nell’esistenza ciclica, la luna nascente che dissipa il tormento delle concezioni errate, il grande sole che finalmente rimuove l’ignoranza che oscura il mondo e la quintessenza del burro ricavato dal latte del Dharma.

Sua Santità ha detto, infine, che nelle sue conversazioni con il Ganden Trisur Rinpoche gli era stato ricordato che il II Dalai Lama, Gendun Gyatso, aveva composto un commentario al Manjushri-nama-samgiti o “Recitazione dei nomi di Manjushri”. Si tratta di un testo classico poco adottato negli insegnamenti Gelugpa, ma di cui aveva comunque ricevuto la trasmissione da Dilgo Khyentse Rinpoche, che l’aveva ricevuta a sua volta da Jamyang Khyentse Wangpo. Oggi, Sua Santità ha dato la trasmissione orale del testo radice che i monaci comunemente memorizzano.

Domani il Dalai Lama darà un’iniziazione di lunga vita, che sarà seguita da preghiere e offerte per la lunga vita di Sua Santità.

http://it.dalailama.com/news/2018/insegnamenti-durante-il-grande-dibattito-estivo


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