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Sua Santità il Dalai Lama: Conferenza pubblica “La saggezza indiana e il mondo moderno”
August 13th, 2018 by admin

Sua Santità il Dalai Lama accende la lampada prima del suo discorso su “La saggezza indiana e il mondo moderno” a Bangalore, Karnataka, India, il 12 agosto 2018. Foto di Tenzin Choejor

12 agosto 2018. Bangalore, India – Stamattina Sua Santità il Dalai Lama si è rivolto nuovamente a un pubblico di oltre mille persone, a Bangalore. Ricevuta la tradizionale accoglienza, accesa la lampada votiva e reso omaggio alle immagini sacre allestite sul palco, Sua Santità ha salutato a lungo il pubblico prima di sedersi. Nella sua introduzione Veer Singh ha definito Sua Santità un essere umano straordinario e che quando la gente ne loda la semplicità, la gioia, l’innocenza infantile, è perché Il Dalai Lama è un vero praticante spirituale.

“Buongiorno a tutti, spero che abbiate dormito abbastanza e che non vi addormenterete durante il mio discorso” ha esordito scherzosamente Sua Santità. “L’antica saggezza indiana nell’India contemporanea è uno dei miei argomenti preferiti. Nonostante gli sviluppi materiali, tecnologici e scientifici che vediamo intorno a noi, stiamo attraversando una crisi emotiva. Non credo che la preghiera da sola sia un modo efficace per creare la pace nelle comunità”.

“La cosa più importante è coltivare la propria tranquillità e per fare questo è necessario conoscere il modo in cui funzionano la mente e le emozioni, comprendere la realtà. Ciò che conta è addestrare la mente, perché così come abbiamo compreso l’importanza dell’igiene fisica, lo stesso deve accadere rispetto all’igiene emotiva”.

“Possiamo addestrare la nostra mente in un contesto laico, senza preferenze o pregiudizi verso alcuna particolare tradizione religiosa. Uso la parola “secolare” nell’accezione indiana, che si riferisce al rispetto per tutte le tradizioni spirituali e per il punto di vista di coloro che non hanno alcuna fede. Molti dei miei amici occidentali ritengono che questo termine implichi una mancanza di rispetto per la religione. Comunque sia, la mia preoccupazione è capire in che modo gli individui possono diventare persone pacifiche e gioiose, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa. E a questo scopo credo che numerose istruzioni provenienti dall’antica saggezza indiana possano essere applicate con un approccio pratico e realistico”. 

“Tutte le tradizioni religiose promuovono i valori umani, come l’amore e la compassione; quelle teistiche si basano sulla fede in un dio creatore. Qui in India, invece, sono emerse tre tradizioni che non si fondano sulla fede in Dio: un ramo della tradizione Samkhya, il Giainismo e il Buddhismo. Queste tre tradizioni si concentrano sulla coscienza e accettano l’idea di rinascita”.

Sua Santità ha detto che le memorie che alcune persone hanno delle loro vite precedenti suggeriscono che c’è qualcosa da ricordare. Ha raccontato di due ragazze, incontrate a Patiala e a Kanpur, che avevano ricordi chiari e vividi delle loro vite precedenti. Ognuna di loro ha identificato la propria famiglia precedente. Un altro caso è quello di un ragazzo nato in Tibet che continuava a ripetere ai genitori di essere indiano. I genitori lo hanno portato a Dharamsala, ma il ragazzo ha detto di essere vissuto nel sud dell’India. Arrivato al monastero di Ganden, fu in grado di indicare la sua vecchia casa e una scatola dove avrebbero trovato i suoi bicchieri. Lo psichiatra americano Ian Stevenson ha ricercato e raccolto molte testimonianze di questo tipo, provenienti da diverse parti del mondo.

Sua Santità ha osservato che, soprattutto dopo la scoperta della neuroplasticità, cioè la capacità del cervello di modificarsi, i neuroscienziati hanno cominciato ad ammettere che la coscienza può essere qualcosa di più di una mera funzione del cervello. Secondo Dharmakirti qualcosa che non è coscienza non può dare origine alla coscienza, ma la sua spiegazione è piuttosto approssimativa rispetto alla conoscenza moderna delle funzioni del cervello. Sua Santità ha ricordato, citando un altro scienziato, che se si è tranquilli, si possono suscitare le emozioni semplicemente sulla base del pensiero.

“Si dice ci siano livelli di coscienza, che differiscono a seconda del loro grado di sottigliezza. Il livello più grossolano di coscienza è il nostro stato di veglia normale, fatto di consapevolezza sensoriale. A un livello più sottile c’è lo stato di sogno, di sonno profondo, lo stesso di quando si incoscienti. La coscienza più sottile in assoluto è quella che si manifesta al momento della morte.

Per i non buddhisti il sé ha un ruolo importante nella rinascita, ma il Buddhismo confuta l’esistenza di un sé permanente, separato, autonomo, affermando che il sé è meramente designato sulla base dei cinque aggregati psicofisici.

I Vaibhasika, gli appartenenti a una delle quattro principali scuole di pensiero buddhista, parlano di cose che nascono, perdurano, decadono e si disintegrano. Altre scuole parlano di cose che cambiano di volta in volta e fanno riferimento a una causa sostanziale e a condizioni cooperanti. Per quel che riguarda la coscienza, la sua causa sostanziale deve essere necessariamente un momento precedente di coscienza”.

Sua Santità ha spiegato che i Vaibhasika e i Sautrantika, o seguaci dei Sutra, teorizzano solo l’assenza di un sé dell’individuo. Anche i Cittamatrin, o Scuola Solo Mente, accettano l’assenza di un sé dei fenomeni, ma affermano anche che nulla esiste esternamente. Affermano per esempio anche che la coscienza visiva e il suo oggetto non sono duali. Sostengono che un oggetto visivo appare come risultato delle impronte nella mente. Questa teoria può aiutare a contrastare l’attaccamento alle cose esterne, ma non è di grande utilità per contrastare un’emozione negativa come l’odio, che fa parte del nostro mondo interiore.

Sua Santità ha continuato spiegando che il Madhyamaka, o Via di Mezzo, sostiene che – indipendentemente dal fatto che le cose esistono o meno esternamente – la mente non ha un’esistenza intrinseca. Nell’illustrare gli insegnamenti sulla Perfezione della Saggezza http://www.sangye.it/altro/?p=9194 Nagarjuna ha dato grande enfasi all’origine dipendente. Sua Santità ha quindi citato due versi della “Saggezza fondamentale della Via di Mezzo”:

Ciò che ha origine dipendente
è spiegato come vacuità.
La designazione dipendente
è la via di mezzo.
Non esiste nulla
che non sia sorto per origine dipendente.
Pertanto non esiste nulla
che non sia vacuità.

Dire che la forma è vuota non significa negarne l’esistenza fisica. Nagarjuna dice che chi è in grado di vedere l’origine dipendente può comprendere le Quattro Nobili Verità: la vera sofferenza, la causa, la cessazione e il sentiero.

Sua Santità ha chiarito che il Buddha ha insegnato prima le Quattro Nobili Verità e che la Perfezione della Saggezza è venuta dopo. Insieme alle Quattro Nobili Verità ha spiegato i Dodici anelli di originazione dipendente, che descrivono come la sofferenza e le sue cause nascono e possono essere eliminate.

Sua Santità ha citato un’altra strofa della “Saggezza Fondamentale” di Nagarjuna paragonandola a quello che gli aveva detto lo psichiatra americano Aaron Beck. L’esperienza nel trattamento di persone soggette alla rabbia ha dimostrato a Beck che quando siamo arrabbiati vediamo l’oggetto, o il focus della nostra rabbia, come negativo al 100%, ma il 90% di quella sensazione è solo una proiezione mentale.

Attraverso l’eliminazione del karma e delle afflizioni mentali c’è la liberazione;
Karma e afflizioni mentali provengono da pensieri concettuali e
questi provengono da costrutti mentali.
La fabbricazione cessa attraverso la vacuità

Le concezioni errate che danno origine al karma e alle afflizioni mentali provengono dalla fabbricazione mentale, che si esaurisce con la vacuità.

Nel Madhyamakavatara, Chandrakirti stabilisce che nessuna parte di un carro da sola è il carro. Questo non significa che non ci sia alcun carro, ma che funzioni ed esista a livello convenzionale.

“Dobbiamo sviluppare pienamente la nostra intelligenza”, ha detto Sua Santità. “Meditare sulla vacuità è di grande aiuto per indebolire le nostre emozioni distruttive. I due libri che ho menzionato, la “Saggezza fondamentale”’ e la “Guida allo stile di vita” di Shantideva sono armi potenti con cui sfidare il nemico interiore dell’egocentrismo e sconfiggere le nostre emozioni distruttive. Rispetto a questi testi, tutte le visualizzazioni delle divinità e così via sono relativamente inefficaci”.

“Questa vita può diventare veramente significativa e assicurarci che anche la prossima sarà fortunata. Dal momento che l’insegnante ha speso molto tempo su questo, gli studenti non possono pretendere di ottenere grandi risultati in breve tempo. Bisogna studiare, analizzare e meditare su ciò che si è imparato”.

Il pubblico ha risposto con un lungo applauso. Negli ultimi minuti della sessione, Sua Santità ha risposto a diverse domande. Ha parlato dell’importanza della compassione. Ha espresso la sua approvazione per la donazione di organi e per la promozione di un’alimentazione vegetariana. Alla domanda “come è possibile rendere felici gli altri?” la risposta è stata “Per prima cosa, sorridete!”

Ha ricordato alla platea che il Buddha era nato come principe, ma dopo essere diventato monaco ha vissuto da mendicante e che anche Mahatma Gandhi, nonostante fosse un avvocato, condusse un’esistenza molto, molto umile.

Infine, un bambino delle elementari ha detto a Sua Santità di aver interpretato il ruolo del Dalai Lama in una recita scolastica e che aveva imparato molto su di lui. Tuttavia, voleva chiedergli direttamente se effettivamente pratica la compassione e, in caso affermativo, in che modo. Sua Santità ha ripetuto i consigli che aveva dato ieri sull’importanza di studiare attentamente la “Guida allo stile di vita del Bodhisattva” di Shantideva.

“Leggilo e confronta ciò che dice con la tua esperienza personale. E quando interpreti il Dalai Lama, non dimenticarti di sorridere e poi di sorridere ancora'”.

http://it.dalailama.com/news/2018/conferenza-pubblica-la-saggezza-indiana-e-il-mondo-moderno Un particolare ringraziamento per la traduzione e per la sua amorevole gentilezza alla Dr.ssa Carolina Lami.


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