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Visita all’Istituto per l’istruzione superiore del Dalai Lama
August 14th, 2018 by admin

Sua Santità il Dalai Lama parla con i Geshe che studiano all’Istituto di Educazione Superiore del Dalai Lama a Sheshagrihalli, Karnataka, India, il 13 agosto 2018. Foto di Tenzin Choejor

13 agosto 2018. Bangalore, India – L’ultimo appuntamento del tour indiano di Sua Santità il Dalai Lama è stata una visita all’Istituto per l’Educazione Superiore del Dalai Lama (DLIHE). Di primo mattino, sotto un cielo più terso di quanto non lo fosse stato nei giorni precedenti, ha lasciato la città del Bangalore per recarsi a Sheshagrihalli, lungo la strada per Mysore.
Al suo arrivo è stato accolto da canti e dal tradizionale “chema changphu” tibetano. Accompagnato nel nuovo blocco del collegio maschile, è stato invitato a scoprire la targa commemorativa in occasione dell’inaugurazione. Il Dalai Lama ha poi salutato i membri dei consiglio di amministrazione della Fondazione Staub Kaiser e della Fondazione Giuseppe Kaiser (Svizzera) che hanno sostenuto finanziariamente i lavori.

Nell’ufficio dell’Istituto, Sua Santità ha incontrato 23 Geshe che, con il sostegno del Dalai Lama Trust, hanno studiato inglese e cinese e a cui ha chiesto innanzi tutto a quali monasteri appartenevano e quanti erano nati in Tibet e dove.

“Negli ultimi 60 anni abbiamo fatto nuove esperienze” ha detto loro. “In Tibet abbiamo studiato secondo le istruzioni impartite per la prima volta da Shantarakshita, invitato da Trisong Detsen nell’VIII secolo. I seguaci della tradizione pali si affidano all’autorità delle Scritture per spiegare le Quattro Nobili Verità e le loro caratteristiche. Questo è ciò che mi ha detto recentemente un gruppo di studiosi thailandesi che ho incontrato. Al contrario, la nostra tradizione, che ha avuto origine dall’Università del Nalanda, segue la strada di coloro che fanno affidamento sulla ragione. Abbiamo ereditato questa meravigliosa tradizione grazie alla gentilezza di Shantarakshita e al duro lavoro dei re religiosi”.
“In questi giorni abbiamo discusso con alcuni scienziati. Quando si parla di fisica quantistica dimostrano un grande interesse per la nostra teoria dell’originazione dipendente. Anche noi abbiamo imparato molto da loro. La visione scientifica della cosmologia, per esempio, non lascia più spazio al monte Meru. Abbiamo seguito i maestri del Nalanda nell’esaminare se gli insegnamenti del Buddha debbano essere presi alla lettera o classificati come interpretabili”.

“Quando ho pensato per la prima volta di coinvolgere gli scienziati nelle discussioni, un amico occidentale mi disse di stare attento: ‘La scienza uccide la religione’. Poi ho ripensato al consiglio del Buddha, di non prendere i suoi insegnamenti alla lettera ma di esaminarli come l’orafo con oro, e ho capito che non correvamo alcun rischio. Tuttavia, quando ho suggerito che i monaci imparassero l’inglese e le scienze come parte del loro curriculum, ci sono stati monaci anziani che inizialmente erano preoccupati che queste nuove materie diventassero una distrazione”.

“Imparare altre lingue come avete fatto voi è importante. È un modo per servire gli altri. Nelle nostre preghiere diciamo: “Genero la bodhicitta e invito tutti gli esseri senzienti come miei ospiti…”, ma dobbiamo fare qualcosa di concreto, come avete fatto voi”.

Sua Santità ha poi raggiunto l’anfiteatro che si trova in mezzo agli edifici dell’Istituto e dove si erano già radunate circa seimila persone. Si è fermato per salutare alcune persone e confortare altri sopraffatti dall’emozione di trovarsi così vicino a lui. Come sua abitudine, Sua Santità si è preso del tempo per salutare la folla dal palco prima di prendere posto.

Nella sua relazione introduttiva, la Rettore Tsering ha dato il benvenuto a Sua Santità, all’ex Vicerettore dell’Università di Mysore, e al Vicerettore dell’Università di Bangalore, oltre che ai finanziatori svizzeri. Ha riferito che gli studenti finora sono stati in grado di laurearsi, ma che sono in programma una serie di master, dottorandi e altre specializzazioni. Finora 275 studenti si sono laureati presso il DLIHE.

La Rettore ha anche detto che gli studenti hanno l’opportunità di studiare l’etica secolare. Nel frattempo, molti giovani tibetani provenienti dall’estero hanno frequentato l’Istituto per partecipare a corsi di formazione intensivi sulla lingua e la cultura tibetane. Ha concluso esprimendo il desiderio che Sua Santità viva a lungo e che tutte le sue aspirazioni possano essere soddisfatte.

Thupten Dorjee, presidente del TCV, nelle sue osservazioni ha ribadito il sostegno che il DLIHE ha ricevuto in termini di sponsorizzazione; dopo di lui Rangappa, già Vice Rettore dell’Università di Mysoreha, ha detto che ciò che distingue il DLIHE dagli altri istituti di istruzione superiore non è la preoccupazione prima di tutto di fare soldi. Qui, ha detto, gli studenti imparano l’arte e la scienza della vita. Ha espresso il suo sostegno agli sforzi volti a mantenere un elevato livello di tibetano perché, una volta persa la lingua della propria cultura, tutto si perde. Si è congratulato con l’Istituto per quanto è stato realizzato finora.

Il Vice Rettore dell’Università di Bangalore, KR Venugopal, a sua volta, ha detto di sentirsi onorato di essere alla presenza di Sua Santità e ha assicurato agli studenti e al personale che i master e i corsi di specializzazione dovrebbero essere disponibili entro la fine dell’anno. Ha promesso agli studenti il pieno supporto dell’Università di Bangalore.

“Questa istituzione accademica è nata da zero, ma è cresciuta costantemente”, ha osservato Sua Santità. “Ora è diventata qualcosa di cui essere orgogliosi. Questi due Vicerettori ci hanno assicurato il loro sostegno e a nome dei 6 milioni di tibetani desidero ringraziarli”.

“L’India e il Tibet hanno relazioni strette e di lunga data. Gli indiani conoscono il Tibet perché il sacro Monte Kailash, la dimora di Shiva, si trova lì e per loro è un luogo di pellegrinaggio. Per i tibetani, l’India è il luogo in cui il Buddha ha vissuto e insegnato”.

“Abbiamo sentito parlare dei programmi che si stanno sviluppando e li sostengo con tutto il cuore”.

“Non siamo solo rifugiati, siamo esuli a causa dell’oppressione che si è abbattuta sul Tibet. Non dobbiamo mai dimenticare il popolo tibetano, perché non ha libertà e noi siamo i suoi rappresentanti”.

“Gli archeologi cinesi hanno trovato testimonianze di una cultura tibetana risalente a 35.000 anni fa. Esploratori provenienti dal Kirghizistan mi hanno mostrato la fotografia di una pietra tibetana Mani che era stata trovata su una bara nel loro paese, il che indica fino a che punto l’influenza tibetana si sia estesa”.

“Quando il re Songtsen Gampo sposò una principessa cinese, portò in Tibet la statua di Jowo del Buddha. Ho visto l’altare in un tempio nella vecchia capitale cinese di Xi’an, dove era seduto. Quando ero lì, mi è stato anche fatto notare che in passato l’esercito tibetano aveva assediato la città proprio fino a fuori dalle sue mura”.

“Documenti cinesi mostrano che nei secoli VII, VIII e IX fiorirono tre imperi distinti: Cina, Mongolia e Tibet. Gli studiosi mi hanno anche detto che i documenti storici dei T’ang e dei Manchu non menzionano affatto il Tibet come parte della Cina e furono solo alcuni lama tibetani a sostenere quella tesi, per ingraziarsi l’imperatore cinese”.

“Il Monastero di Samye è stato istituito da Shantarakshita e Padmasambhava. Fu lì che, sotto la direzione di Shantarakshita, iniziò la traduzione in tibetano della letteratura buddhista sanscrita. Il Kangyur e Tengyur che abbiamo oggi arrivano da lì. Shantarakshita non era solo un filosofo profondo, ma anche un logico brillante. Ha introdotto lo studio della filosofia e della logica presso i tibetani. Alcuni studiosi cinesi affermano che è l’uso della ragione e della logica ciò che permette ai buddhisti di interagire così bene con gli scienziati”.

Negli ultimi quasi 70 anni, ha aggiunto Sua Santità, i tibetani hanno subito sofferenze indescrivibili. Da quando l’Esercito di Liberazione Popolare è entrato in Tibet e ha attaccato Lithang, prima di marciare su Lhasa, oltre 300.000 tibetani sono stati uccisi. Dopo aver inghiottito il Tibet e non averlo digerito, sembra che i sostenitori della linea dura siano sempre più preoccupati di doverlo rigurgitare”.

Anche se i tibetani in Tibet sono sottoposti a una terribile oppressione, il loro spirito e la loro determinazione rimangono forti. Che siano buddhisti o meno, non dimenticano di essere tibetani. Finora 152 persone si sono auto immolate per protestare contro la situazione in patria. Avrebbero potuto attaccare e danneggiare gli altri, ma hanno preferito fare del male solo a loro stessi”.

Sua Santità ha detto di aver sentito dire che la gente continuerà a comportarsi in modo non violento finché lui è vivo, ma dopo chissà. Ha rivolto a tutti l’appello di continuare a non essere violenti in qualsiasi circostanza e spera ancora di vedere un cambiamento positivo in Tibet.

“Siamo un popolo unico, con una cultura unica e abbiamo tutti i motivi per essere orgogliosi. Non dimenticate mai che siete tibetani. Appena arrivati qui, la gente ha lavorato molto duramente per ripulire la giungla del Karnataka e consentire la costruzione di scuole e così via. La generazione che ha ristabilito le Università Monastiche è quasi tutta scomparsa, ma il frutto delle loro azioni rimane. In quei primi giorni, vennero da me a lamentarsi che il clima era così caldo che erano convinti che sarebbero morti. Quando sono tornato di nuovo, li ho stuzzicati un po’ facendogli notare che dopo tutto erano ancora vivi. Ho detto loro: “Non arrendetevi mai”. In questi giorni abbiamo a disposizione strutture migliori e maggiori opportunità”.

“Infine, voglio menzionare il mio ultimo impegno per cercare di far rivivere l’interesse per le antiche conoscenze indiane sul funzionamento della mente e delle emozioni in questo paese. Spero che questo Istituto sia in grado di svolgere un ruolo chiave a questo scopo”.

Dawa Tsering, Vicerettore del DLIHE, ha ringraziato, concludendo con le preghiere per la lunga vita di Sua Santità.

Sua Santità poi ha lasciato l’Istituto per raggiungere direttamente l’aeroporto di Bangalore da dove è volato a Delhi. Domani tornerà a Dharamsala.

http://it.dalailama.com/news/2018/visita-allistituto-per-listruzione-superiore-del-dalai-lama Un particolare ringraziamento per la traduzione e per la sua amorevole gentilezza alla Dr.ssa Carolina Lami.


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