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Valori umani e educazione, presso l’Università di Scienze Applicate di Zurigo
September 25th, 2018 by admin

Sua Santità il Dalai Lama all’Università di Scienze Applicate di Zurigo durante il simposio “Valori umani ed educazione”. Winterthur, Svizzera, il 24 settembre 2018.

24 settembre 2018. Questa mattina Sua Santità il Dalai Lama ha lasciato il suo hotel per andare a Winterthur dove, al suo arrivo al Centro Congressi, è stato ricevuto da Jean-Marc Piveteau, presidente dell’Università ZHAW (Università di Scienze Applicate di Zurigo). Dopo che Sua Santità ha preso posto sul palco dell’auditorium, Piveteau ha presentato l’evento. “Oggi discuteremo di tolleranza, giustizia e libertà perché è importante essere consapevoli dei valori umani. Un’università è qualcosa di più di un luogo dove si va per conseguire una laurea, è un luogo dove si coltivano idee e valori, impegno e responsabilità. Per noi, Santità, lei rappresenta molti di questi valori e siamo onorati di sentire le sue parole”. “Cari fratelli e sorelle” ha esordito Sua Santità, “quando vedo un volto umano, penso: “Oh! un altro fratello, un’altra sorella umani”. Ci concentriamo troppo su differenze secondarie – nazionalità, etnia, confessione religiosa, status sociale – che danno origine a un senso di separazione tra “noi” e “loro”. Nel mondo di oggi, oltre ai disastri naturali, molti dei problemi che affrontiamo sono creati dall’uomo. Per questo la gente non è felice”.

“In passato, la popolazione umana era poco numerosa, le persone dipendevano l’une dalle altre e vivevano in piccole comunità. Ora la popolazione mondiale è aumentata e continuiamo a fare distinzioni tra questa comunità e quella, questo paese e quell’altro. Nel XX secolo ci sono state due guerre mondiali; perché? Oggi, in Medio Oriente, la religione è diventata il motivo per cui le persone si uccidono. Pensano in termini di “la mia religione” e “la loro religione”. Poiché creiamo questi conflitti, è nostra responsabilità risolverli”.

“Ci sono comunque segnali di speranza; l’ultima parte del XX secolo è stata diversa dagli anni che l’hanno preceduta. Sono un grande ammiratore dello spirito dell’Unione Europea e del modo in cui de Gaulle e Adenauer, dopo essere stati a lungo nemici, hanno deciso che era meglio vivere insieme e perseguire l’interesse comune. Mi sembra che gli inglesi stiano lasciando l’Unione Europea per ragioni poco lungimiranti ed egoistiche”.

“Ci sono differenze tra noi, ma a un livello più profondo siamo uguali nell’essere umani. Siamo tutti nati tutti allo stesso modo e moriremo tutti allo stesso modo. Alcuni scienziati dicono, grazie ai loro studi su bambini molto piccoli, che la nostra natura è fondamentalmente compassionevole; che la rabbia, la paura e l’odio minano il nostro sistema immunitario, mentre la pace della mente fa bene alla nostra salute”.

“Come esseri umani siamo animali sociali. Sopravviviamo dipendendo dalla nostra comunità. A Barcellona, ho incontrato un monaco cattolico che visse da eremita sulle montagne, dove meditò a lungo sull’amore. Si nutriva solo di pane e tè ed era veramente felice, ma anche lui dipendeva dalla comunità locale”.

“Abbiamo bisogno di amici e l’amicizia si basa sulla fiducia. Per guadagnarsi la fiducia del prossimo soldi e potere non sono di alcuna utilità; bisogna dimostrare una sincera preoccupazione per gli altri. La fiducia non si compra al supermercato. Nell’antichità, voi svizzeri e noi tibetani siamo stati tranquilli e al sicuro, al riparo delle nostre montagne, ma oggi gli esseri umani appartengono ad un’unica comunità. Dobbiamo quindi integrarci e, poiché siamo interdipendenti, dobbiamo dimostrare una certa responsabilità globale”.

“Che si creda di essere tutti figli di Dio o che si creda semplicemente nel karma, sappiamo che un’azione positiva dà origine alla felicità e un comportamento negativo porta solo sofferenza: allora com’è possibile che le persone continuino a uccidersi a vicenda? Dobbiamo pensare alla pace della mente. Fino a un paio di secoli fa la Chiesa si è occupata di insegnare i valori interiori insieme all’istruzione. Oggi, i valori interiori devono essere incorporati nell’educazione, non sulla base di questa o quella fede, ma da un punto di vista laico”.

“E proprio come insegniamo l’igiene per rimanere fisicamente in forma, abbiamo bisogno di coltivare l’igiene emotiva, imparando ad affrontare le nostre emozioni distruttive e raggiungere la pace della mente. Ovunque io sia, condivido queste idee con chi vuole ascoltarle. Sono stato abbastanza chiaro?”

La risposta è stata un caloroso applauso da parte di tutti i presenti.

La moderatrice del dibattito, la conduttrice della TV svizzera Susanne Wille, ha presentato i vari relatori: Christiane Hohenstein, docente di Interculturalismo e linguistica, Andreas Gerber-Grote, professore di salute pubblica e responsabile della ricerca, Leanardo Huber, presidente dell’Associazione studentesca e Rudolf Högger, dell’Istituto Tibetano Rikon.

La Wille ha iniziato la discussione chiedendo a Sua Santità se fosse vero che era stato uno studente pigro. Il Dalai Lama ha risposto che era del tutto naturale: in Tibet l’educazione inizia con la memorizzazione dei testi e lui, all’età di sette anni, aveva iniziato a imparare i classici a memoria e ovviamente non era affatto divertente. Lo studio gli è sembrato gravoso fino all’età adulta quando ha cominciato ad apprezzare ciò che aveva imparato. “A 16 anni – ha aggiunto – ho perso la libertà e a 24 anni il mio Paese, ma a quel punto avevo scoperto che ciò che avevo studiato mi permetteva di mantenere salda la mia forza interiore”.

Il dibattito ha toccato temi come l’autodisciplina, la capacità di ascoltare il punto di vista degli altri e la sostenibilità. Il dottor Högger ha mostrato una foto di monaci tibetani a cui è stato insegnato a sezionare i pesci. Li hanno dissezionati, organo dopo organo, sollevando alla fine il cervello e il midollo spinale. A quel punto uno di loro ha chiesto: “È qui che inizia la coscienza?” e il docente ha risposto che la scienza occidentale afferma che senza tale base non ci può essere coscienza. E’ stato un momento in cui la scienza moderna e la scienza buddhista hanno dimostrato i loro diversi approcci.

La dottoressa Hohenstein ha detto di non essere così sicura che i valori umani universali esistano ancora, ma che dovremmo essere pronti a cambiare la nostra posizione o prospettiva. Ha osservato che, dato il continuo divario di genere, l’uguaglianza continua ad essere lontana. “I primi esseri umani – ha detto Sua Santità – raccoglievano e condividevano ciò di cui avevano bisogno. Soltanto dopo lo sviluppo dell’agricoltura hanno iniziato a rivendicare diritti di proprietà ed è sorta la necessità di una leadership. Poiché il criterio per essere leader era la forza fisica, il dominio maschile è stato inevitabile. Tuttavia l’istruzione ha permesso di affrontare in una certa misura questa disuguaglianza, anche se rimane tuttora la necessità di migliorare l’uguaglianza, abbandonando i costumi e le abitudini mentali discriminanti ancora radicati”. Per quanto riguarda la questione dei valori umani universali in relazione al mondo della finanza, Leanardo Huber ha suggerito che la responsabilità sociale d’impresa è solo un punto di partenza, ma che questo tema va ancora affrontato e discusso. Sua Santità ha osservato che uno stile di vita materialistico ha obiettivi materialistici, ma dobbiamo anche chiederci che cos’è la coscienza. Ha raccontato di averne discusso con alcuni scienziati russi, ma loro non hanno accettato la nozione di coscienza mentale, considerandola come un’idea religiosa. Ha menzionato il valore dell’antica psicologia indiana e dei suoi metodi per addestrare la mente attraverso la meditazione. Oggi, la scoperta della neuroplasticità ha dimostrato che la pratica meditativa può modificare il cervello. “Le persone sono abituate a considerare esclusivamente le fonti sensoriali di piacere e di gioia; prestano davvero poca attenzione alla mente. In Tibet, seguendo le tradizioni dell’Università indiana del Nalanda, facciamo ampio uso della meditazione analitica; chiedendoci sempre perché? perché? perché? perché? perché? E se ci imbattiamo in una spiegazione che contraddice la logica, la respingiamo”.

Rispondendo ad alcune domande del pubblico, Sua Santità ha suggerito che i bambini possono essere educati con amore e affetto ad imparare a gestire le loro emozioni. Ha poi espresso il dubbio che l’intelligenza artificiale possa mai replicare pienamente la mente umana, sofisticata al punto da essere la creatrice dell’intelligenza artificiale.

Alla domanda su come trovare la pace della mente, ha risposto che prima di tutto bisogna analizzarla: è necessario capire perché le emozioni come la rabbia e l’odio sono inutili, dal momento che disturbano la mente, mentre coltivare il loro opposto, come la compassione, incrementa la pace interiore. Sua Santità ha sottolineato che le emozioni distruttive sono radicate nella visione distorta che abbiamo della realtà. Ha citato Aaron Beck, uno psichiatra americano con una lunga esperienza con pazienti afflitti dalla rabbia, che gli ha spiegato che quando le persone sono arrabbiate, l’oggetto della loro rabbia sembra essere completamente negativo, ma che questa negatività è una loro proiezione mentale al 90%.

Ha aggiunto che è utile sapere che le emozioni non appartengono alla natura della mente. La mente è chiara come l’acqua, ma come l’acqua può diventare torbida a causa delle emozioni. La chiarezza naturale della mente è un concetto che il Dalai Lama ha sottolineato più volte.

La moderatrice Susanne Wille ha chiesto ai relatori quale idea li aveva particolarmente colpiti dell’intera discussione. Il dottor Högger ha citato la responsabilità individuale e la necessità di un cambiamento personale. Per la dottoressa Hohenstein il concetto di igiene emotiva e di non di concentrarsi sulle differenze secondarie. Il dottor Gerber-Grote ha espresso apprezzamento per l’empatia e Leanardo Huber ha detto di essere incuriosito dall’idea della meditazione analitica.

Jean-Marc Piveteau ha ringraziato Sua Santità e gli altri relatori a nome dell’Università ZHAW. Anche la dottoressa Karma Dolma Lobsang, a nome dell’Istituto Tibetano Rikon, ha espresso la sua gratitudine, e ha aggiunto che questo era il quarto e ultimo evento parte delle celebrazioni del 50° anniversario dell’Istituto Tibetano Rikon. Ha augurato a Sua Santità una lunga vita, un viaggio di ritorno sicuro e ha aggiunto che queste giornate con lui non saranno dimenticate. Ancora una volta, un caldo applauso ha riempito la sala.

Sua Santità e i relatori sono stati invitati a pranzo dall’Università. In seguito, il Dalai Lama è partito per Berna, da dove domani volerà in India.

http://it.dalailama.com/news/2018/valori-umani-e-educazione-presso-luniversit%C3%A0-di-scienze-applicate-di-zurigo


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