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Il Dalai Lama interviene alla Yuvraj Krishan Memorial Lecture
December 9th, 2018 by admin

Sua Santità il Dalai Lama durante la prima Yuvraj Krishan Memorial Lecture presso l’Auditorium Siri Fort di Nuova Delhi, India, l’8 dicembre 2018. Foto di Lobsang Tsering

8 dicembre 2018. Nuova Delhi, India – Questa mattina Sua Santità il Dalai Lama si è recato al Siri Fort, in occasione della lectio in memoria di Yuvraj Krishan. È stato accolto al suo arrivo dal figlio di Yuvraj Krishan, Giriraj Krishan Varma, che lo ha accompagnato nell’auditorium dove era atteso da più di 350 invitati. Il figlio di Krishan, Shrikant Krishan, ha dato il benvenuto a Sua Santità a nome della sua famiglia e ha presentato l’evento. Fu quando Sua Santità mostrò per la prima volta interesse per la casa di famiglia, ‘The Brig’, e per la tenuta in cui si trovava a McLeod Ganj, Dharamsala, che suo padre lo conobbe per la prima volta.

Shrikant Krishan ha ricordato il loro primo incontro nel 2002 e quanto lo colpirono le sue parole. In quell’occasione aveva detto che quando siamo arrabbiati di solito pensiamo che è la persona con cui siamo arrabbiati che è danneggiata, ma che se riflettiamo più attentamente capiamo che è l’esatto contrario, perché la nostra rabbia distrugge la nostra pace della mente. La lettera di condoglianze alla famiglia, alla morte del padre, scritta da Sua Santità aveva dato loro un grande conforto.

Ha poi preso la parola il giudice della Corte Suprema, AK Sikri, che ha citato un episodio descritto dal monaco francese Matthieu Ricard in un suo libro per spiegare quanti di noi non danno sufficiente valore a ciò che è la felicità o a come può essere raggiunta: una fotografa a cui era stato chiesto che cosa sperava per il proprio futuro aveva risposto, spiazzando completamente i suoi amici, che si augurava solo di essere felice. Ha anche ricordato la storia di un tibetano che nonostante le esperienze angoscianti che aveva subito nel Tibet occupato, era vissuto senza rabbia o desiderio di vendetta, ma con grande equanimità. Il giudice Sikri ha citato la definizione di felicità di Ricard: “Per felicità intendo un profondo senso di prosperità che nasce da una mente eccezionalmente sana. Non si tratta di una semplice sensazione piacevole, di un’emozione fugace o di uno stato d’animo, ma dello stato ottimale dell’essere. La felicità è anche un modo di interpretare il mondo, perché se è difficile cambiare il mondo, è sempre possibile cambiare il nostro modo di vederlo”.

Il signor Vohra, ex governatore di Jammu e Kashmir, ha detto di essere molto felice e privilegiato a poter partecipare con Sua Santità alla prima lectio in memoria di Yuvraj Krishan. Ha ricordato che Krishan era stato un compagno di suo fratello all’Università di Lahore. Quando l’India ottenne l’indipendenza, fu invitato a far parte della IAS, ma ben presto vi rinunciò per entrare nel mondo più pacifico dell’economia per il quale, all’inizio della sua carriera, si affidò spesso e volentieri ai consigli volentieri di Krishan.

Una volta che Sua Santità si stabilì a McLeod Ganj, il signor Vohra fu incaricato di servirlo. All’epoca, Sua Santità stava imparando l’inglese e Vohra ha un ricordo indelebile di lui, seduto al sole, mentre legge avidamente The Statesman (il più diffuso quotidiano indiano in lingua inglese, ndt). Più tardi, mentre lavorava nel settore degli affari interni, lo consultò su come affrontare le difficoltà legate al monastero di Rumtek. Più recentemente, mentre era in servizio nello Jammu e Kashmir, ha incontrato Sua Santità ogni volta che era in visita in Ladakh.

Sua Santità prima di iniziare il suo discorso ha chiesto al pubblico se poteva parlare restando seduto e non dal podio.

“Fratelli e sorelle, sono molto onorato di avere l’opportunità di trovarmi qui con voi. Il mio rapporto con Yuvraj Krishan è iniziato dopo la mia fuga in India, a causa delle difficili circostanze che si erano verificate in Tibet. Dopo il 1956, i comunisti cinesi iniziarono ad attuare delle riforme in Tibet. Non che il Tibet non ne avesse bisogno, ma qualsiasi cambiamento avrebbe dovuto essere più realistico e non imposto dall’alto.

“I cinesi hanno iniziato ad applicare le riforme come se fossero stati a casa loro, ma la situazione era diversa in Tibet perché si trattava di un paese che seguiva i consigli del Buddha, tanto che presino gli insetti erano protetti. Era una società compassionevole”.

“L’imposizione di riforme ha provocato rivolte, prima in Kham, poi in Amdo, poi in tutto il paese. Ho fatto del mio meglio per mitigare la situazione, ma alla fine non ho avuto altra scelta se non quella di scappare”.

“Il 10 marzo 1959, quasi tutta la popolazione di Lhasa circondò il Palazzo Norbulingka per difendermi e impedire il mio arresto. Ho cercato di persuaderli a disperdersi e ho scritto delle lettere all’ufficiale cinese responsabile. Ho anche ricevuto un messaggio in cui mi veniva chiesto di segnalare in quali stanze stavo alloggiando, in modo che potessero essere protette, anche se non era chiaro se questa fosse la vera intenzione o se invece volessero sapere esattamente dove colpire. Dopo il 10 marzo ci sono stati degli spostamenti delle truppe e il 16 marzo l’artiglieria si è schierata di fronte al Potala.

“Quando ho lasciato Lhasa, il 17 marzo, la nostra intenzione era quella di raggiungere il Tibet meridionale e fermarci lì per negoziare, se possibile. Tuttavia, il bombardamento della capitale, iniziato il 19 marzo, ha messo fine a questa speranza. Non siamo stati sicuri che il governo indiano ci avrebbe dato asilo fino a quando non abbiamo ricevuto un messaggio di benvenuto. Quando nell’aprile 1959 ho attraversato il confine, è iniziata una nuova vita. Ho incontrato dei funzionari di cui ho riconosciuto i volti e mi sono sentito al sicuro. È stato uno dei momenti più felici della mia vita”.

“Dopo essermi trasferito a Mussoorie, Pandit Nehru è venuto a trovarmi e gli ho raccontato quello che era successo. Nel 1960, mi sono stabilito nel Swarag Ashram, sopra McLeod Ganj, ma non c’era spazio per espandersi. Di conseguenza, abbiamo esaminato altre proprietà e abbiamo acquistato la casa e la proprietà di Yuvraj Krishan, che è dove vivo ancor oggi”.

Sua Santità ha spiegato i rapporti di lunga data che esistono tra India e Tibet e di come la scrittura tibetana sia stata modellata su Devanagari; il Tibet si è affidato all’India per conoscere il buddhismo e Shantarakshita, il principale studioso del suo tempo, instaurò la tradizione del Nalanda in Tibet. All’inizio, gli indiani erano i guru e i tibetani erano gli studenti, ma poiché le conoscenze che i tibetani hanno preservato sono state dimenticate nella loro terra d’origine, oggi i ruoli sono invertiti. Con il generoso sostegno del governo indiano e di diversi governi locali, i tibetani sono diventati una comunità di rifugiati di successo.

Sua Santità ha spiegato che le antiche conoscenze indiane contengono istruzioni accurate su come affrontare le emozioni distruttive, facendo ricorso alla ragione e alla logica. Conoscenze rilevanti ancora oggi, ed è per questo che si impegna a incoraggiarne il revival. Il Dalai Lama è convinto che l’India sia l’unico paese in grado di combinare tali conoscenze con l’istruzione moderna e auspica che gli altri paesi asiatici ne seguano l’esempio.

Per quanto riguarda l’etica e la felicità, Sua Santità ha detto che la felicità non ha bisogno di molte spiegazioni. Tutti gli esseri senzienti cercano la gioia. Nella prima infanzia la nostra sopravvivenza dipende dalle cure e dall’affetto di nostra madre. Crescendo, sopravviviamo dipendendo dalla nostra comunità. L’educazione moderna purtroppo è orientata esclusivamente verso obiettivi materialistici, ma per valorizzare la fondamentale natura compassionevole degli esseri umani, ha bisogno di includere anche i valori interiori. Egli ha definito l’etica come la motivazione ad agire per rendere felici gli altri e far loro del bene.

L’ex conduttore televisivo, Vikram Chandra ha moderato una sessione di domande e risposte. Sua Santità ha chiarito che per cambiare l’orientamento materialistico dell’educazione e dei moderni stili di vita potrebbero volerci 20-30 anni, formando le nuove generazioni sin dall’asilo e fino all’università. Ha detto che occorre una visione, un’idea chiara di come attuare questo cambiamento. Ha aggiunto che la comprensione dei fisici quantistici che le cose non esistono così come appaiono e la comprensione del ruolo delle nostre proiezioni mentali saranno molto utili a tal fine.

Il Dalai Lama ha suggerito che, oltre a pubblicare storie sensazionalistiche, i media dovrebbero anche informare l’opinione pubblica riguardo al fatto che la pace della mente si ottiene attraverso l’addestramento mentale e che anche comprendere che le apparenze non riflettono la realtà si rivela utile. Inoltre, continuare a sottolineare differenze secondarie come nazionalità, fede o razza, conduce solo a ulteriori divisioni nonostante, come esseri umani siamo tutti uguali, mentalmente, fisicamente ed emotivamente.

Rispondendo a una domanda sull’educazione dei figli, Sua Santità ha raccomandato di chiedere loro se preferiscono avere amici o nemici. Il sorriso porta alla fiducia e la fiducia è la base dell’amicizia. A patto però che sia un sorriso sincero, non come i sorrisi di circostanza che ha imparato a mostrare nel Tibet occupato.
A Sua Santità è stato poi chiesto come possono trovare la felicità le persone che affrontano un dolore o una malattia. Il Dalai Lama ha fatto riferimento ai consigli di Shantideva: di fronte a un problema è necessario esaminare se è possibile risolverlo o meno. Se è possibile, bisogna fare ciò che deve essere fatto, senza preoccuparsi. Se non è possibile, preoccuparsi non serve a nulla.

“Invecchiando guardo i più giovani che corrono qua e là e mi viene in mente che io non posso più farlo. Ma provare rimpianto per questo non serve a nulla. E’ comprensibile soffrire quando le persone care, come i genitori, muoiono. Nel mio caso, quando morì il mio tutor senior, che si era preso cura di me fin dall’infanzia, mi sono sentito come se avessi perso la roccia su cui ero appoggiato. Poi ho capito che, invece di passare il tempo nel dolore e nella tristezza, avrei fatto meglio a cercare di esaudire i suoi desideri, con entusiasmo e determinazione”.

Vikram Chandra ha detto a Sua Santità che è stato un privilegio poterlo ascoltare. Il dottor Sathyamoorthy, CEO della Anti-Corruption Academy, ha fatto alcune osservazioni conclusive, ribadendo che Sua Santità insegna che la nostra felicità dipende dalla felicità degli altri e che non dobbiamo farci ingannati dalle apparenze.

Ha raccontato anche un paio di storie su Yuvraj Krishan, che è stato il suo capo, che dimostravano il tipo di uomo che era. Una volta Krishan si accorse che un particolare pensionato non riceveva più la pensione. Scoprì che, poiché l’uomo era analfabeta, i funzionari volevano la sua impronta digitale sui moduli, cosa però per lui impossibile, dal momento che non aveva più le dita. Così Krishan approvò personalmente il pagamento della pensione.

In un’altra occasione, Sathyamoorthy gli aveva espresso il suo disagio perché come funzionario governativo era stato alloggiato nel lussuoso Taj Hotel di Bombay. Krishan gli rispose che era capitato anche a lui e che vedendo i mendicanti per strada, mentre lui era ospite in quell’hotel, si era sentito un ladro. Sathyamoorthy ha infine ringraziato il figlio e la figlia di Krishan per aver istituito questa conferenza commemorativa.

Giriraj Krishan Varma ha ringraziato Sua Santità e tutti i presenti e poi i membri della famiglia per il loro sostegno.

Conclusa la celebrazione, il Dalai Lama ha fatto ritorno al suo albergo. http://it.dalailama.com/news/2018/yuvraj-krishan-memorial-lecture


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