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Sua Santità il Dalai Lama incontra il gruppo parlamentare giapponese per il Tibet
November 21st, 2018 by admin

Sua Santità il Dalai Lama incontra il gruppo parlamentare giapponese per il Tibet a Tokyo, Giappone, il 20 novembre 2018. Foto di Tenzin Choejor

20 novembre 2018. Tokyo, Giappone – Parlando a un gruppo di circa trecento tibetani e bhutanesi, venuti in visita oggi al suo hotel, Sua Santità il Dalai Lama ha detto loro della sua breve permanenza in Giappone. Ha menzionato le prove archeologiche della presenza umana in Tibet trentacinque mila anni fa e ha ipotizzato che, se la teoria secondo la quale gli esseri umani hanno avuto origine in Africa per poi diffondersi nel resto del mondo è corretta, allora avrebbero potuto raggiungere il Tibet prima della Cina, come dimostrerebbero anche antiche tracce di agricoltura scoperte nel Tibet occidentale. “Sebbene la statua di Jowo sia stata originariamente portata a Lhasa dalla capitale cinese Xi’an, la scrittura tibetana fu modellata sul Devanagari indiano”, ha detto Sua Santità. “Allo stesso modo, quando si trattò di risalire all’autentica fonte degli insegnamenti del Buddha, Trisong Detsen si rivolse di nuovo all’India e invitò Shantarakshita dall’Università del Nalanda. La tradizione da lui introdotta non riguardava le preghiere e i rituali, ma lo studio e l’analisi rigorosa. Shantarakshita incoraggiò la traduzione della letteratura buddhista principalmente sanscrita in tibetano in modo che i tibetani potessero studiare nella loro lingua”.

“Ci sono stati maestri di meditazione cinesi che sostenevano che lo studio non era necessario, ritenendo che la sola meditazione fosse una causa sufficiente per l’illuminazione. Shantarakshita chiese allora al suo studente Kamalashila di sfidare questo punto di vista, cosa che fece con successo”.

“Secoli dopo, il monastero di Drepung fu considerato un secondo Nalanda per le sue eccellenti qualità di centro di apprendimento. Il fondatore Jamyang Chöjé, Tashi Palden, previde che dopo di lui sarebbero apparsi studiosi ancora più illustri. L’abate Kunkhyen Legpa Chöjé sognò Tenma che conduceva un Lama a Drepung su un palanchino, sogno interpretato come una premonizione dell’arrivo del II Dalai Lama. Gendun Gyatso contribuì allo sviluppo di Drepung; lì fondò il Ganden Phodrang e successivamente divenne abate sia di Drepung che di Sera”.

“Gli studi buddhisti fondati sull’uso della ragione e della logica si trovano solo nella tradizione tibetana. Voi Bhutanesi chiamate la vostra lingua Dzongkha e il popolo transhimalayano la chiama Bhoti, ma la scrittura è la stessa del Kangyur e del Tengyur tibetano. Queste raccolte dei discorsi del Buddha e i trattati dei successivi, scritti dai maestri buddhisti indiani, rappresentano un vasto patrimonio di conoscenze sul funzionamento della mente e delle emozioni, importante da preservare perché rimane ancora oggi di fondamentale importanza”.

“Sono stato incoraggiato dalla risoluzione dei popoli della regione trans-himalayana a lavorare per far sì che i monasteri maschili e femminili e i templi della regione si trasformassero in centri di apprendimento, dove non sono solo i monaci e le monache a studiano seriamente, ma anche i laici, a volte anziani laici. Je Tsongkhapa era uno studioso eccezionale. Quando si legge quello che ha scritto si può si comprende quanto sia stato abile nello svelare e chiarire i punti più difficili. Quelli tra di voi che provengono dal Bhutan e seguono le tradizioni di Nyingma e Kagyu, farebbero bene a leggere il “Tesoro dei principi filosofici” (Drubta Dzö) di Longchenpa e il suo “Tesoro che esaudisce tutti i desideri” (Yishyin Dzö), perché offrono una presentazione esaustiva dell’intero sentiero buddhista”.

Sua Santità ha poi dato la trasmissione della Preghiera a Manjushri e del suo mantra,insieme ai mantra di Avalokiteshvara e Tara. Prima di congedarsi, ha posato per le consuete foto ricordo.

Il Dalai Lama ha poi raggiunto gli edifici del parlamento giapponese, dove è stato accolto dai membri del Gruppo parlamentare giapponese per il Tibet che lo hanno accompagnato all’interno.

“Sono qui solo per una breve visita”, ha detto loro, “e sono molto felice di avere l’opportunità di incontrare i membri del parlamento. Le relazioni tra Tibet e Giappone risalgono al tempo del XIII Dalai Lama, ma si sono affievolite dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, il Giappone è un’importante nazione asiatica, con la quale abbiamo anche forti legami religiosi”.

I deputati hanno informato Sua Santità riguardo alle discussioni che hanno avuto e alla risoluzione che hanno raggiunto: contribuire alla preservazione della cultura, della lingua e delle tradizioni religiose tibetane, che sono parte integrante dell’identità tibetana e che sono soppresse dai cinesi in Tibet; sostenere lo sviluppo economico ed educativo all’interno del Tibet; sollecitare il rilascio dei prigionieri politici tibetani, molti dei quali sono stati puniti per il solo fatto di aver difeso la propria identità e cultura. I deputati giapponesi ritengono che tutte le nazioni del mondo hanno la responsabilità di difendere e sostenere i diritti dei tibetani.

Sua Santità ha risposto: “Il Giappone è un paese altamente sviluppato con un forte senso di democrazia e libertà. Date le circostanze, vorrei ringraziarvi per il vostro sostegno alla causa tibetana. Forse ricorderete che qualche tempo fa ho proposto di riconoscere il Tibet come zona di pace. Storicamente nel VII, VIII e IX secolo, secondo i documenti cinesi, Tibet, Mongolia e Cina erano nazioni indipendenti. Tuttavia, il passato è passato. Dobbiamo tenere conto della realtà di oggi. Non stiamo cercando uno status separato per il Tibet. Siamo disposti a rimanere con la Repubblica popolare cinese (RPC), a condizione che vi sia un vantaggio reciproco. Ho grande ammirazione per lo spirito dell’Unione europea che antepone l’interesse comune agli interessi dei singoli stati membri”.

A seguito di questo scambio amichevole, Sua Santità è stato invitato a partecipare ad un incontro più formale con il Gruppo parlamentare giapponese per il Tibet (APJPGT). Per primo è intervenuto il presidente Hakubun Shimomura, membro della Camera dei rappresentanti del partito liberal-democratico al potere, che ha detto: “Il mondo guarda a Sua Santità per la sua leadership che noi ammiriamo profondamente. Il suo consiglio è per noi come il sole che dissipa le tenebre. Vorrei che sapesse che stiamo lavorando a stretto contatto anche con le ONG che sostengono la causa tibetana. A nome di tutti noi, vorrei ringraziarla per essere venuto in visita al nostro Parlamento”.

Il vicepresidente dell’APJPGT, Shu Watanabe, del Partito Democratico Popolare, ha commentato: “È la quarta volta che invitiamo Sua Santità in Parlamento. L’istituzione del Dalai Lama ha più di quattrocento anni. Pur essendo il leader del popolo tibetano, Sua Santità sottolinea sempre l’importanza di considerare il benessere di tutti i 7 miliardi di esseri umani oggi viventi. Sottolinea la necessità di una maggiore compassione. Egli esprime un particolare apprezzamento per il Giappone come paese tecnologicamente molto sviluppato che ha mantenuto intatta la sua cultura e i suoi valori tradizionali”.

Il segretario generale dell’APJPGT, Nobuyuki Baba, del Japan Innovation Party, ha detto a Sua Santità: “In un mondo digitale, dove le persone hanno accesso a così tante informazioni, riteniamo che sia importante condividere con altri la causa del Tibet”. Kyoko Nakayama del Partito della Speranza ha dichiarato: “La causa del Tibet è stata trascurata mentre il mondo intero dovrebbe prestarvi grande attenzione. Nel corso di 60 anni di esilio avete affrontato innumerevoli difficoltà, ma avete anche ottenuto risultati notevoli: è una grande opportunità per noi di rivedervi qui”.

Yoshiko Sakurai, presidente del Japan Institute for National Fundamentals ha aggiunto: “Sono venuto a Dharamsala con i membri del parlamento. Sono determinato a lavorare per la causa tibetana. Dobbiamo aiutare chi ne ha bisogno. Come risultato delle discussioni con i membri del parlamento abbiamo creato questo gruppo parlamentare giapponese “All Party” per il Tibet, che è il più grande gruppo parlamentare per il Tibet di tutto il mondo”.

“Questa è una nazione asiatica, altamente sviluppata materialmente e tecnologicamente, dove la gente rispetta ancora ai principi del buddhismo”, ha risposto Sua Santità. “Sono onorato di conoscervi, membri del parlamento giapponese. Fin da bambino ho ammirato la democrazia. Dopo aver assunto la responsabilità del Tibet nel 1951 ho avviato un comitato per le riforme, ma non è stato efficace. Le autorità cinesi non volevano che nulla ostacolasse la loro idea di riforma.

“Nel 1954 andai a Pechino; nel 1956 in India. Nel corso del 1957 e 1958 in Tibet si stava preparando una crisi che nel 1959 non ci lasciò altra scelta se non quella di fuggire. Non appena raggiunta l’India, abbiamo preso provvedimenti per avviare la democratizzazione della nostra amministrazione. Nel 2001 abbiamo ottenuto una leadership eletta e mi sono ritirato dalle mie responsabilità politiche. Nel 2011, quando è stato eletto un altro leader, ho confermato il mio ritiro dalla vita politica. Non solo sono andato “in pensione”, ma ho anche messo fine alla tradizione che voleva i Dalai Lama leader temporali e spirituali del Tibet”.

“Apprezzo la vostra risoluzione sul Tibet. Negli ultimi settant’anni, da quando hanno occupato il paese, gli integralisti cinesi hanno provato diversi metodi per Indebolire lo spirito tibetano: l’uso della forza, il lavaggio del cervello e la corruzione. Ma più grande è la repressione, più forte è lo spirito tibetano”.

“In Tibet c’erano problemi di ogni tipo prima del 1959, ma non c’era conflitto tra il popolo tibetano e quello cinese. Tuttavia, il comportamento cinese ha creato una spaccatura. La discriminazione esiste nell’amministrazione, nelle scuole e persino nelle carceri. Il governo cinese proclama l’armonia e la stabilità, ma le sue politiche minano completamente questi obiettivi. Devono essere più realistici”.

“Da parte nostra, dal 1974 non abbiamo più cercato l’indipendenza. Siamo disposti a rimanere con la Repubblica popolare cinese, a condizione di avere tutti i diritti che ci spettano. Qualche anno fa, abbiamo notato l’esistenza di un migliaio di articoli in cinese a sostegno del nostro Middle Way Approach (MWA) e critici nei confronti della politica del governo cinese. Oggi, ci sono almeno 300 milioni di buddhisti cinesi, molti dei quali sono persone istruite che apprezzano il valore della tradizione del Nalanda”.

“Dico sempre ai gruppi parlamentari che sostengono il Tibet in Europa che quanto più sono in grado di esprimere la loro preoccupazione per la situazione in Tibet, tanto maggiore è l’aiuto, anche morale, per i tibetani che sanno di poter contare sul sostegno di altre parti del mondo. Sarebbe utile se poteste recarvi in Tibet per una missione che accerti la situazione ambientale, accompagnati da ecologisti, per vedere di persona come stanno le cose. Come sapete, l’ambiente naturale del Tibet è cruciale per il benessere asiatico dal momento che vi nasce la maggior parte dei fiumi del continente”.

“In India sto incoraggiando soprattutto i giovani a risvegliare l’interesse per l’antica conoscenza indiana del funzionamento della mente e delle emozioni. Può essere antica, ma credo che sia essenzialmente sempre attuale. Il Giappone è un paese buddhista e sono convinto che se anche qui crescesse l’interesse per questa scienza interiore si otterrebbe una tranquillità più duratura”.

Erico Yamatani del Partito Liberal-Democratico ha espresso parole di ringraziamento a conclusione dell’incontro e gratitudine a Sua Santità per essere venuto in Parlamento. “Se ascoltassimo ciò che Sua Santità consiglia, potremmo essere in grado di raggiungere la pace nel mondo. Dobbiamo anche fare maggiori ricerche sui modi per invertire il cambiamento climatico, tenendo presente l’importante ruolo dell’Altopiano tibetano come terzo polo. Grazie.”

Prima di lasciare l’incontro, Sua Santità ha indicato le bandiere giapponese e tibetana issate insieme e ha raccontato ai suoi ospiti che quando era a Pechino, nel 1954, il presidente Mao Zedong gli chiese se il Tibet avesse una propria bandiera. Quando con un po’ di esitazione gli rispose di sì, Mao disse: “Bene, dovete mantenerla e potete farla sventolare accanto alla Bandiera Rossa.” Così dicendo, il presidente Mao diede la sua approvazione alla bandiera tibetana. Quindi non c’è ragione per cui qualcuno oggi debba lamentarsene.

Sua Santità ha poi fatto ritorno al suo hotel. Domani si recherà a Fukuoka, sull’isola di Kyushu.

http://it.dalailama.com/news/2018/incontro-con-il-gruppo-parlamentare-giapponese-per-il-tibet


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