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Sua Santità il Dalai Lama inaugura l’Istituto Sherab Kyetsel Ling
November 19th, 2018 by admin

Il pubblico ascolta Sua Santità il Dalai Lama nel tempio dello Sherab Kyetsel Ling Institute di Chiba, Giappone, il 18 novembre 2018. Foto di Tenzin Jigme

18 novembre 2018. Tokyo, Giappone – Questa mattina Sua Santità il Dalai Lama ha lasciato Tokyo per Ishihara, nella prefettura di Chiba, per inaugurare un nuovo centro buddhista, lo Sherab Kyetsel Ling Institute. Al suo arrivo si sono esibiti musicisti mongoli e tibetani e gli è stato offerto il tradizionale benvenuto chema changpu. Poi il Dalai Lama ha innaffiato un alberello appena piantato nel giardino dell’Istituto prima di entrare nell’edificio, dove gli è stato offerto un mandala e la rappresentazione del corpo, della parola e della mente del Buddha. Arrivato al tempio, costruito come una tenda mongola, il Dalai Lama ha sciolto una treccia fatta di ‘kata’ e spinto le porte per inaugurare ufficialmente il luogo ed è stato raggiunto da altri monaci per recitare versi di buon auspicio. All’interno ha acceso una lampada al burro, davanti ad una scintillante statua del Buddha. Una volta che Sua Santità ha preso posto sul trono, quattro giovani studentesse si sono fatte avanti, sorridendo, per offrirgli sciarpe di seta.

“Non ho mai dato un insegnamento in una tenda come questa”, ha detto Sua Santità, “ma ho la sensazione che lo abbia già fatto il III Dalai Lama, quando andò in Mongolia per diffondere gli insegnamenti del Buddha e di Je Tsongkhapa, e molto più tardi anche il XIII Dalai Lama”.

“In passato c’erano forti legami tra il Tibet e la Mongolia e i confini non erano marcati. Il buddhismo arrivò per la prima volta in Mongolia attraverso la Via della Seta e si rafforzò quando Drogön Chögyal Phagpa divenne l’insegnante del Kubilai Khan e dei suoi discendenti. Più tardi, il III Dalai Lama, Sonam Gyatso, fu invitato a insegnare in Mongolia, dove ricevette il titolo di Dalai da Altan Khan”.

“Il mio luogo di nascita era vicino al monastero di Kumbum nel Qinghai, dove la maggior parte degli studenti erano mongoli. Quando studiavo a Lhasa, avevo 17 assistenti di dibattito selezionati dai collegi dei monasteri di Drepung, Ganden e Sera. Tra questi il migliore, e per me il più influente, è stato Ngodup Tsognyi che proveniva dalla regione di Abak, nella Mongolia Interna”.

“Il XIII Dalai Lama andò in Mongolia nel 1904. Parlava bene il mongolo. Ngodup Tsognyi mi disse che quando ricevette da lui l’ordinazione di bhikshu, c’era una parte della cerimonia che consisteva nel sollevare il bordo della veste, ma siccome non parlava abbastanza bene il tibetano da capire le istruzioni, allora il XIII Dalai Lama glielo spiegò in mongolo”.

“Un tempo c’erano migliaia di studenti mongoli nei monasteri di Drepung Gomang e Sera Je. Erano tutti studenti di filosofia; nessuno di loro era coinvolto in compiti non qualificati o amministrativi. Nel 1959, l’abate di Gomang era Sogpo Lekden e l’abate di Gyumey era Sesshin Ka. Tra gli altri studiosi c’era anche l’abate di Vinaya Thubten Nyima. Anche allora c’erano ancora molti studiosi mongoli tra noi. Uno dei miei compagni d’esame di Geshe Lharampa era Sogpo Yeshi. Un altro mongolo, Ngawang Gendun, era conosciuto per la sua padronanza dei testi classici, ma Sogpo Yeshi era famoso per la sua capacità di spiegarli”.

“Questi sono stati gli ultimi studiosi mongoli ad essere venuti in Tibet. Tra il 1936 e il 1939 la Grande Repressione ebbe luogo in Mongolia ad opera del generale Choibalsan. Almeno diciotto mila monaci furono uccisi, mentre altri furono costretti a abbandonare la vita monastica e alcuni furono reclutati nell’esercito. Questa era la situazione in cui si sono trovati Gyen Ngawang Lekden e Thubten Nyima quando sono fuggiti. Indossavano abiti in fatti di vello per nascondersi tra le pecore durante il giorno e spostarsi di notte”.

“Sogpo Lobsang è riuscito a fuggire in India. Era noto perché giocava a soldi a mah-jong con gli aristocratici di Lhasa. Si dice che quando gli studenti mongoli nei grandi monasteri erano in difficoltà, Sogpo Lobsang andava a Lhasa per giocare a mah-jong e dare loro le sue vincite”.

“Nel 1979, quando i rapporti tra l’Unione Sovietica e la Cina si erano allentati, ho potuto recarmi in Mongolia per la prima volta. All’epoca non c’era libertà religiosa, ma i monaci del monastero di Gandenthegchinlen erano liberi di praticare al suo interno. Quando hanno fatto per me un’offerta di lunga vita, all’offerta del mandala hanno cantato con tale devozione che eravamo tutti in lacrime. Questi anziani monaci avevano rischiato la vita per proteggere il loro monastero. Alla fine, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la libertà religiosa è stata restaurata”.

“Durante un’altra visita, ho donato al monastero un dipinto dei Diciassette Maestri del Nalanda, ma quando sono tornato di nuovo non riuscivo a trovarlo da nessuna parte e ho chiesto dove fosse finito. Mi dissero che l’avevano nascosto, ancora arrotolato, con la raccolta di testi. Li ho esortati ad appenderlo dietro il mio trono quando non ero lì per ricordare loro di studiare”.

Sua Santità ha poi spiegato che in Tibet c’era l’abitudine di venerare una serie di maestri indiani conosciuti come i “Sei Ornamenti e i Due Supremi” e che quando si rese conto che mancavano alcuni nomi importantissimi, autori di testi che sono ancora oggi oggetto di studi approfonditi, li ha fatti aggiungere. Accanto a Nagarjuna, Aryadeva, Asanga, Vasubandhu, Dignaga, Dharmakirti, Gunaprabha e Shakyaprabha ora vengono menzionati  Buddhapalita, Bhavaviveka, Chandrakirti, Shantideva, Shantarakshita, Kamalashila, Arya Vimuktisena, Haribhadra e Atisha e onorati attraverso una lode che egli stesso ha composto, oltre ad aver commissionato una thangka che li rappresenta tutti.

Sempre in Tibet, era consuetudine studiare le cinque scienze principali – artigianato, logica, grammatica, medicina e ‘scienza interiore’ o buddhismo – e le cinque scienze minori – sinonimi, matematica e astrologia, teatro e arti dello spettacolo, poesia e composizione. Tra queste abilità, quella più importante era l’uso della logica. In India la logica ha permesso a buddhisti e non buddhisti di discutere i rispettivi punti di vista, così come oggi è l’uso della ragione e della logica che permette agli studiosi buddhisti tibetani di confrontarsi in un dialogo proficuo con gli scienziati. Affidarsi solo all’autorità scritturale per sostenere il proprio punto di vista non sarebbe stato sufficiente per trovare un terreno comune su cui comunicare.

Sua Santità ha chiarito che i maestri del Nalanda hanno esaminato le scritture buddhiste alla luce della logica e identificato quali potevano essere prese alla lettera e quali erano provvisorie e necessitavano di interpretazione. In generale, il Buddha ha spiegato che non esiste un sé autonomo e indipendente. Tuttavia, ci sono state occasioni in cui, parlando con persone che non sarebbero state in grado di accettare o seguire immediatamente una tale argomentazione, ha parlato come se un tale sé esistesse.

Il primo giro della ruota del Dharma ha avuto luogo in pubblico ed è riportato in un resoconto comunemente accettato. Si tratta degli insegnamenti fondamentali delle Quattro Nobili Verità e del Vinaya, o disciplina monastica. Il secondo giro della ruota, gli insegnamenti sulla perfezione della saggezza, è stato dato a un gruppo di persone selezionato, non pubblicamente. Nelle opere di Nagarjuna e nei Cinque Trattati di Maitreya troviamo le prove che si tratta effettivamente di insegnamenti dati dal Buddha.

Perciò, ha sottolineato Sua Santità, è attraverso lo studio, la riflessione e la meditazione sull’importanza di tali insegnamenti che essi saranno mantenuti in vita. L’obiettivo finale è l’illuminazione e Nagarjuna chiarisce nella “Preziosa Ghirlanda” come deve essere raggiunto.

Se tu e il mondo volete raggiungere
l’Illuminazione senza precedenti,
le sue radici sono l’aspirazione altruistica all’illuminazione.
Stabile come il monarca delle montagne,
la compassione che raggiunge tutte le direzioni,
e la saggezza del non affidarsi alla dualità.

Passando agli “Otto versi dell’addestramento mentale”’ di Geshe Langri Tangpa, di cui sono state distribuite copie al pubblico, Sua Santità ha spiegato: “I tibetani hanno mostrato un certo interesse per il buddhismo a partire dal VII secolo, ma hanno preso molto seriamente la tradizione del Nalanda dopo che Shantarakshita l’ha introdotta nell’VIII. Questa è stata la prima diffusione del Dharma. Dopo l’assassinio di Tri Ralpachen nel IX secolo, Lang Darma ha combattuto il buddhismo a tal punto che nel Tibet centrale non c’era più neppure un monaco e il Paese si divise.

“A Ngari, nel Tibet occidentale, un discendente della stirpe reale del Tibet, Lha Lama Lama Yeshe Ö pensò di invitare nel suo regno Atisha, lo studioso indiano più rinomato dell’epoca. Il re del Ladakh cerò di impedirglielo in tutti i modi. Tuttavia, il nipote, Chang Chub Ö fu in grado di portare Atisha in Tibet. Dromtonpa fu il principale discepolo tibetano di Atisha e i suoi tre discepoli, Potowa, Phuchungwa e Chengawa, hanno preservato ciascuno una raccolta di insegnamenti di Atisha. Potowa il lignaggio della tradizione scritturale, in particolare di sei testi: “Il Compendio della Formazione”, “La Guida allo stile di vita del Bodhisattva” di Shantideva; i “Terreni del Bodhisattva” di Asanga; l'”Ornamento dei Sutra Mahayana” di Maitreya; la “Ghirlanda degli uccelli” di Aryasura e la “Raccolta dei detti del Buddha”.

“Chengawa si è occupato della trasmissione orale e del lignaggio degli stadi del sentiero dal livello di un principiante fino all’illuminazione. Il lignaggio delle istruzioni che Phuchungwa ha preservato consiste in brevi e folgoranti insegnamenti che un discepolo può facilmente mettere in pratica”.

“La trasmissione dei testi nel lignaggio della tradizione scritturale si è persa nel Tibet centrale. Ho ricevuto la trasmissione della “Guida allo stile di vita del Bodhisattva” di Shantideva da Khunu Lama Rinpoche, che l’aveva ricevuta nel Kham. Da allora ho sollecitato la diffusione degli altri testi rimanenti della collezione e ne ho incoraggiato lo studio”.

“I primi sette degli “Otto versi dell’addestramento” trattano di come sviluppare la compassione e la mente del risveglio di bodhicitta. Il verso finale tratta della saggezza. Il testo inizia con una riflessione sulla gentilezza degli esseri senzienti. Ad esempio, per quel che riguarda i tre addestramenti superiori, l’etica può essere praticata solo in relazione agli altri esseri.

“Il secondo verso si concentra sul bisogno di umiltà; il terzo raccomanda l’adozione di antidoti per le emozioni distruttive (osservare la propria mente). Il quarto comincia la pazienza. Il quinto, sesto e settimo versetto invitano ad offrire la vittoria agli altri, vedendo i nemici come amici spirituali, e introduce la pratica meditativa di dare e prendere. Il verso finale si riferisce al vedere tutto come un’illusione”.

L’occasione si è conclusa con una commovente performance musicale legata al mantra ‘Om mani padme hum’ eseguita da Tenzin Chögyal e da alcuni artisti mongoli.

Sua Santità ha poi condiviso il pranzo con gli ospiti e gli organizzatori prima di tornare a Tokyo. Domani, parlerà all’università di Reitaku.

http://it.dalailama.com/news/2018/inaugurazione-dellistituto-sherab-kyetsel-ling


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