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Insegnamenti sul “Sutra del cuore”’ e gli “Stadi della Meditazione”
November 15th, 2018 by admin

Il palco della Pacifico Yokohama National Convention Hall durante l’insegnamento di Sua Santità il Dalai Lama a Yokohama, Giappone, il 14 novembre 2018. Foto di Tenzin Jigme

14 novembre 2018. Yokohama, Giappone – Questa mattina presto, quando Sua Santità il Dalai Lama è arrivato alla Pacifico Yokohama National Convention Hall per il secondo giorno di insegnamenti, la sala era già gremita. Dopo aver salutato con affetto i vecchi amici tra i monaci, riuniti intorno al trono, ha preso posto e ha chiesto ai praticanti giapponesi di recitare il “Sutra del cuore”. Poi si è rivolto alle oltre cinquemila persone presenti (giapponesi, taiwanesi, coreani, mongoli, russi e cinesi provenienti da tutta l’Asia orientale). “Eccomi di nuovo qui, in Giappone, felice di essere tra vecchi amici e tante persone provenienti da altri Paesi. Vi saluto tutti. Non siete venuti qui per divertimento, ma per ascoltare gli insegnamenti buddhisti. Questo XXI secolo è un periodo di grande sviluppo tecnologico e si parla addirittura di creare un’intelligenza artificiale. Immagino che si possano sviluppare dei dispositivi che emulano la coscienza sensoriale umana, ma sono molto lontani dal riprodurre la nostra coscienza mentale. Tuttavia, questo è un momento in cui potremmo chiederci se la religione è ancora attuale”.

“Tutti i sette miliardi di esseri umani che vivono oggi su questo pianeta vogliono essere felici; non vogliono soffrire. Di fronte ai sempre più frequenti disastri naturali non possiamo fare molto, ma le uccisioni di massa, la fame patita da degli innocenti e l’emarginazione dei poveri e dei bisognosi sono problemi di cui la gente è responsabile. La cosa peggiore è uccidere in nome della religione. Tutti vogliamo prenderci cura di noi stessi, ma quando siamo nati siamo stati nutriti dalle nostre madri. Esperimenti condotti con bambini ancora non in grado di parlare hanno dimostrato agli scienziati che l’essere umano è per sua natura fondamentalmente compassionevole”.

“Gli scienziati hanno anche scoperto che mentre uno stato di rabbia e paura costanti mina il nostro sistema immunitario, un atteggiamento compassionevole lo rafforza. Le famiglie in cui ci si comporta gli uni con gli altri con fiducia e affetto sono felici, mentre quelle dove si respirano sospetto e gelosia sono infelici. L’amore e la compassione uniscono le persone, la rabbia divide”.

“Lo sviluppo e il benessere materiali non alleviano l’infelicità, ma se si è rilassati, con una mente pacifica e tranquilla, qualsiasi cosa accada intorno a noi, non ci turberà. La pace della mente non proviene da quanto sono sofisticati i dispositivi tecnologici di cui disponiamo, ma da qualità umane come l’amore e la compassione. Queste qualità, insieme alla tolleranza, a un senso di contenezza e appagamento e all’autodisciplina, sono valori promossi da tutte le religioni; quindi abbiamo ancora bisogno della religione oggi. Le nostre diverse tradizioni possono avere posizioni filosofiche differenti, ma tutte hanno l’obiettivo di promuovere l’amore e la compassione. Quello che i miei tanti amici indù, jain, musulmani, ebrei, cristiani, sikh e buddhisti, sinceri praticanti ciascuno della propria tradizione, hanno in comune è la cordialità. Pertanto, mi impegno a promuovere l’armonia interreligiosa.

“Siamo intrappolati nell’esistenza ciclica a causa del karma e delle afflizioni mentali. Se pensiamo agli svantaggi dell’egoismo e dell’egocentrismo e coltiviamo amore e compassione per il nostro prossimo, possiamo superare qualunque ostacolo e progredire lungo il sentiero”.

Sua Santità ha anche chiarito il suo impegno a preservare la religione e la cultura tibetana, in particolare la tradizione del Nalanda, fondata da Shantarakshita nell’VIII secolo. Ciò che la distingue dalle altre tradizioni è l’enfasi data all’approccio ragionato e logico dello studio della filosofia e della psicologia. Sua Santità ritiene che sia proprio questo approccio ad aver permesso l’instaurarsi di un dialogo fruttuoso tra studiosi e contemplativi buddhisti tibetani e gli scienziati contemporanei.

Nel periodo in cui la letteratura buddhista sanscrita è stata tradotta in tibetano, la lingua è stata raffinata a tal punto che oggi rappresenta l’idioma più accurato per esprimere la profondità e la raffinatezza della filosofia buddhista. Con una certa soddisfazione, il Dalai Lama ha anche detto che le monache che hanno completato il tradizionale e rigoroso corso di studi hanno recentemente conseguito il grado di Geshe-ma. Anche loro stanno facendo la loro parte nel mantenere viva la tradizione del Nalanda.

“L’essenza del Buddhismo è coltivare la mente risveglio di bodhicitta e la comprensione della vacuità”, ha aggiunto Sua Santità mentre rivolgeva la sua attenzione al “Sutra del Cuore” e a un breve commentario di Acharya Jnanamitra. “Bodhicitta e vacuità sono state il fulcro del mio studio fino ad ora. Quando mi impegno, mi sembra di avere qualche parvenza di realizzazione e credo che se riuscissi a sviluppare la concentrazione potrei essere in grado di raggiungere il sentiero della preparazione in questa vita”.

Riferendosi al “Sutra del cuore”, parte degli insegnamenti sulla Perfezione della Saggezza della tradizione sanscrita, Sua Santità ha spiegato la sua riluttanza ad usare i termini Hinayana e Mahayana: per evitare di lasciar intendere che un veicolo è inferiore e l’altro superiore. Preferisce riferirsi ad essi citando la lingua in cui sono stati scritti: il pali e il sanscrito. Non solo le Quattro Nobili Verità, ma anche la norma monastica, entrambe fondamentali per tutte le tradizioni buddhiste, sono state scritte in Pali.

Il secondo giro della ruota del Dharma, tramandato in sanscrito, consiste negli insegnamenti sulla perfezione della saggezza, il cui fondamento esplicito è l’assenza di esistenza intrinseca. Per le persone inclini al nichilismo quando viene presentata l’idea della vacuità, il Buddha ha insegnato, durante il terzo giro della ruota, le tre nature: la natura imputata che non implica alcuna esistenza intrinseca; la natura dipendente che non è autoprodotta e natura perfetta che non ha esistenza ultima e indipendente. A quel tempo insegnò anche la natura e la saggezza di Buddha al momento della morte. Questi aspetti hanno contribuito al “Sublime Continuum” (Uttaratantra) di Maitreya.

Ricordando al pubblico che le cose non esistono nel modo in cui appaiono, Sua Santità ha lanciato una sfida: “Guardatemi, quello che vedete è il mio corpo; ascoltatemi e quello che sentite è la mia voce. Ma dov’è il Dalai Lama? Nel “Sutra del cuore” leggiamo che “la forma è vuota”. Nagarjuna dice: “Non esiste nulla che non sia sorto per origine dipendente. Quindi non esiste nulla che non sia vacuità”. L’apparenza delle cose elimina l’estremo dell’eternalismo; vedere le cose come vacuità elimina l’estremo del nichilismo. La forma è vacuità e la vacuità è forma perché la forma sorge in modo dipendente. La forma e la vacuità sono della stessa natura”.

“Quando si guardano le cose e si cerca di trovare la loro natura, si scopre che non hanno un’esistenza ultima, eppure esistono a livello convenzionale. Negli anni ’60 stavo leggendo uno dei commentari di Je Tsongkhapa e quando sono arrivato alla strofa che recita: “Questo ‘io’ è meramente designato sulla base degli aggregati” mi sono sentito come se fossi stato colpito da un fulmine. In seguito, compresi di aver realizzato l’assenza del sé grossolana dell’individuo. Come dice Nagarjuna ne “La Preziosa Ghirlanda”: “Finché esiste la nozione di aggregati, esiste anche la concezione arrata di un “io”. Quando c’è questa concezione di un ‘io’, c’è l’azione che, a sua volta, porta alla rinascita”.

Nel “Sutra del cuore”, quando Avalokiteshvara recita il mantra “Tadyata gate gate paragate parasamgate bodhi svaha” dice ai seguaci di procedere attraverso i cinque sentieri. Sua Santità ha chiarito che cosa significa esattamente:

“Gate gate – andato, andato – indica i sentieri dell’accumulazione e della preparazione e la prima esperienza della vacuità; paragate – andato oltre – indica il sentiero della visione, la prima realizzazione della vacuità e il raggiungimento del primo terreno del bodhisattva; paragate – andato ancora oltre – indica il sentiero della meditazione e il raggiungimento del successivo terreno del bodhisattva, mentre bodhi svaha – essere trovato nell’illuminazione – indica il raggiungimento della completa illuminazione”.

“Il consiglio di Aryadeva di non commettere le azioni non virtuose, di eliminare le opinioni riguardanti il sé e infine di eliminare tutte le visioni errate” ha fatto notare Sua Santità “si riferisce anche a fare progressi sul sentiero. Per quanto riguarda il superamento delle azioni non virtuose, ovvero la chiave per ottenere una buona rinascita e l’opportunità di continuare a praticare, la “Preziosa Ghirlanda” di Nagarjuna elenca sedici cause.

“Ci sono tredici attività da non commettere più. Delle dieci azioni non virtuose da evitare, tre sono fisiche – uccidere, rubare e commettere adulterio – quattro sono verbali – mentire, creare divisioni, parlare in modo violento o di argomenti futili; e tre sono mentali – l’avidità, la malevolenza e le visioni errate. Le altre tre attività da tenere sotto controllo ci sono l’ubriachezza, i mezzi di sussistenza inappropriati e fare del male. Le tre attività da perseguire invece sono donare con rispetto, onorare chi è meritevole di onore e amare.

“Il capitolo nove della ‘Guida allo stile di vita del Bodhisattva’ si apre con una osservazione: ‘Tutte queste pratiche sono state insegnate dal Saggio per amore della saggezza’. Pertanto, il progresso sul sentiero dipende dallo sviluppo della comprensione della vacuità supportata dalla mente del risveglio di bodichitta. Questo vi permetterà di raggiungere i vostri obiettivi e quelli degli altri”.

Sua Santità ha poi ripreso il volume intermedio degli ‘Stadi della Meditazione’, composto dopo che Kamalashila sconfisse nel dibattito i monaci cinesi che sostenevano fosse possibile progredire sul sentiero verso l’illuminazione anche solo attraverso la meditazione di concentrazione, senza bisogno di studiare. Kamalashila, discepolo di Shantarakshita, ha spiegato i vantaggi di combinare lo studio con la meditazione.

Leggendo il testo, Sua Santità si è soffermato sull’allenamento della mente nella compassione, che implica lo sviluppo dell’equanimità, che è la radice della gentilezza amorevole, e il riconoscimento della natura della sofferenza. Ha discusso a lungo i presupposti per sviluppare la calma e le insidie dell’ottusità e dell’eccitazione mentale. Tuttavia, la calma dimorante non è di per sé sufficiente per fare progressi sul sentiero; molto più importante è concentrarsi, con una mente calma e costante, su ciò che si è compreso attraverso l’analisi: questo è il modo per sviluppare un’intuizione speciale.

Sua Santità ha concluso la sessione mattutina con la promessa che il giorno successivo avrebbe letto “La lode al Buddha per aver insegnato l’origine dipendente” di Je Tsongkhapa, prima di conferire l’iniziazione di Avalokiteshvara.

http://it.dalailama.com/news/2018/insegnamenti-sul-sutra-del-cuore-e-gli-stadi-della-meditazione


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