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Sua Santità il Dalai Lama con un gruppo di studiosi Mongoli
March 26th, 2019 by admin

Sua Santità il Dalai Lama saluta i membri di un gruppo di giovani professionisti della Mongolia al loro incontro nella sua residenza a Dharamsala, India il 25 marzo 2019. Foto di Tenzin Choejor

25 marzo 2019. Thekchen Chöling, Dharamsala, India – Durante l’incontro di questa mattina con un gruppo di 47 studiosi, politici, medici e professionisti provenienti dalla Mongolia e che avevano partecipato ad un ritiro tibetano-mongolo di tre giorni organizzato dal Naro Banchen Buddhist Institute e dall’Ufficio del Tibet di Mosca, Sua Santità il Dalai Lama ha detto: “Anche prima della diffusione del buddhismo, il Tibet e la Mongolia sono stati buoni vicini e hanno condiviso un confine comune. Gli storici dell’epoca Tang si riferivano alla Mongolia per la sua forza militare, alla Cina per la politica e al Tibet per il Buddhadharma”.

Sua Santità ha sottolineato che il buddhismo si è stabilito in Tibet durante l’VIII secolo e che le opere di eminenti maestri dell’Università del Nalanda sono diventate i libri di testo dei monaci. Ha ricordato che il buddhismo è stato introdotto in Mongolia in tre fasi, a partire dalla sua diffusione in Asia centrale durante il primo millennio d.C.. La seconda fase, nel XIII-XIV secolo, coinvolse Drogön Chögyal Phagpa, invitato dal Tibet. Nel XVI secolo, il III Dalai Lama, Gyalwa Sönam Gyatso, introdusse gli insegnamenti di Tsongkhapa, che si diffusero in tutto il paese. Successivamente, in Mongolia e negli stati mongoli del Buryat, di Kalmykia e Tuva sono comparsi molti eminenti studiosi buddhisti.

“Quando ho visitato per la prima volta la Mongolia, nel 1979, sebbene il Paese fosse ancora sotto il dominio comunista, sono rimasto impressionato nel vedere che la fede nel Dharma era sopravvissuta. La fede, che fa parte di tutte le tradizioni religiose, si tramanda di generazione in generazione. Tuttavia, nella tradizione del Nalanda la fede è sostenuta dalla ragione e dalla filosofia. Oggi è importante diventare buddhisti del XXI secolo, con una solida comprensione di ciò che il Buddha ha insegnato”.

“In un’epoca di scienza e tecnologia, la semplice fede e la preghiera non sono sufficienti. I buddhisti devono capire gli insegnamenti del Buddha. Studiare le opere dei maestri del Nalanda può aiutare a sviluppare questa comprensione. Lo studio, la riflessione critica e la pratica meditativa possono aiutarci a rendere il Dharma parte integrante della nostra vita. Il buddhismo è la religione tradizionale della Mongolia, ma se la sua pratica si basa esclusivamente sulla fede, la sua sopravvivenza potrebbe essere minacciata nei prossimi decenni. Una pratica fondata sulla logica e la ragione può sopravvivere per diversi secoli”.

Sua Santità ha fatto notare che le recenti interazioni con gli scienziati si sono rivelate fruttuose perché il buddhismo della tradizione del Nalanda è fondato sulla ragione e sulla logica. Da questi scambi, i buddhisti hanno imparato molto sul mondo materiale, mentre gli scienziati a loro volta stanno imparando da ciò che il buddhismo ha da dire sul funzionamento della mente e delle emozioni.

Sua Santità ha espresso la grande soddisfazione per il fatto che diverse centinaia di mongoli stiano studiando presso le università monastiche nel sud dell’India e auspica che possano presto contribuire alla rinascita del buddhismo in Mongolia, Buryat, Calmucchia e Tuva.

Nel rispondere alle domande dei suoi ospiti, Sua Santità ha ribadito la necessità di addestrare la mente: che si scelga o meno di seguire una pratica religiosa, tutti hanno bisogno di essere guidati da un senso etico e per questo incoraggia chiunque ad interessarsi all’etica laica. Osservare l’etica laica – ha aggiunto – equivale all’atteggiamento compassionevole coltivato dai buddhisti tibetani e mongoli.

http://it.dalailama.com/news/2019/udienza-con-alcuni-giovani-professionisti-mongoli


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