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Sua Santità il Dalai Lama inaugura la nuova sala dei dibattiti del Monastero di Drepung Gomang
Dicembre 15th, 2019 by admin

Sua Santità il Dalai Lama interviene durante la cerimonia in occasione del completamento di una fase di attuazione di sei anni dell’Emory Tibet Science Initiative (ETSI) presso la nuova sala di dibattiti del monastero di Drepung Gomang a Mundgod, Karnataka, India, il 14 dicembre 2019. Foto di Lobsang Tsering

14 dicembre 2019. Mundgod, Karnataka, India – Stamattina Sua Santità il Dalai Lama si è recato nel cortile del dibattito, di recente costruzione, del monastero di Gomang. Qui fu ricevuto dall’abate Lobsang Gyaltsen e sula soglia tagliò il nastro e aprì simbolicamente la nuova struttura. Scortato da monaci che indossavano gialli cappelli a cresta, sormontato da un ombrello giallo, ha percorso in processione formale tutta la lunghezza della sala fino al palcoscenico all’estremità superiore. Gli abati, ex abati e Tulku di Gomang lo hanno accolto. A sua volta ha salutato il detentore del Trono di Ganden, l’ex detentore del Trono ed i maggiorenti di Sharpa e Jangtsé, come ha pure salutato studiosi e scienziati buddisti occidentali dell’Università di Emory. Ha consacrato brevemente le statue, accendendo una lampada davanti a loro.

Preghiere d’auspicio furono condotte in toni stentori dal Maestro del Canto mentre venivano serviti tè e riso dolce. Dopo aver offerto un mandala e le triplici rappresentazioni del corpo, della parola e della mente del Buddha, l’Abate introdusse a Sua Santità i principali sponsor della nuova costruzione.

Il nuovo cortile del dibattito è un grande spazio aperto fiancheggiato da edifici e coperto da un tetto in tessuto leggero allungato su una struttura in acciaio che non richiede pilastri di supporto. Oggi lo spazio era completamente occupato da 15.000 persone: per lo più monaci, ma anche monache, laici tibetani, nonché amici e sostenitori dall’estero.

Rivolgendosi agli astanti, l’Abate ha ringraziato Sua Santità, che ha definito amico di tutti gli esseri, per aver presieduto questa inaugurazione. Nel dare una breve relazione sul nuovo cortile del dibattito, ha iniziato ricordando Jamyang Chöjé Tashi Palden, il fondatore del monastero di Drepung in Tibet e Drung Dakpa Rinchen che ha fondato il Gomang College. I monaci fuggiti dal Tibet dopo il 1959 si riunirono a Buxa Duar e ripresero gli studi. C’erano 60 monaci quando si trasferirono a Mundgod nel 1969 per iniziare il processo di rifondazione del loro monastero in esilio.

A poco a poco, quando i monaci si unirono dal Ladakh, da Mön nell’Arunachal Pradesh e in altre regioni dell’Himalaya, il loro numero aumentò a circa 300. Dopo il 1982, dal Tibet arrivarono molti tibetani per unirsi al monastero, aumentando ulteriormente la popolazione. Quindi, negli anni ’90, i monaci iniziarono a venire dalla Mongolia e dalle Repubbliche Russe di Kalmykia, Buriazia e Tuva. Nel 1995, c’erano 1000 monaci a Gomang. Oggi ce ne sono 2000.

La necessità di accogliere un numero maggiore di dibattiti, gli echi distraenti del precedente ambiente di dibattito e la sua incapacità di fornire un adeguato riparo durante i monsoni, sono tutti motivi per cui il monastero ha deciso di costruire un nuovo cortile di dibattito. Gli edifici che fiancheggiano il cortile comprendono le stanze degli insegnanti, le aule, i laboratori scientifici e le sale conferenze.

L’abate è stato lieto di annunciare che undici candidati del ristabilito monastero di Gomang si sono classificati ai primi posti negli esami di Geshé Lharampa ed attualmente 150 candidati stanno aspettando il loro turno per sostenere gli esami. Ha aggiunto che il monastero offre lezioni per coloro che sono interessati alle lingue tibetane e cinesi. C’è anche un corso di studio sul Tantra per coloro che si sono qualificati come Ghesce.

L’Abate ha rivestito l’incarico per quattro anni ed ha assunto la piena responsabilità della realizzazione di questo progetto. Anche i monaci si sono impegnati da vicino, supervisionando i lavori di costruzione, e continuando nel frattempo gli studi.

In conclusione ha citato un verso di Jé Tsongkhapa:

Ovunque gli insegnamenti si sono diffusi ed eclissati

Ed ovunque non si siano diffusi

Possa io far sì che si diffondano per compassione verso tutti gli esseri viventi.

Segue una breve cerimonia per il completamento di una fase di attuazione di sei anni dell’Emory Tibet Science Initiative (ETSI). Il direttore Dr Lobsang Tenzin Negi ha ringraziato Sua Santità e gli altri dignitari per aver presieduto l’occasione. Ha riferito che nel 2006 Sua Santità ha stabilito un rapporto di lavoro con la Emory University di Atlanta, Georgia, USA. Ha incoraggiato la fondazione di una partnership che divenne ETSI e che includeva anche la Library of Tibetan Works and Archives (LTWA).

Il dott. Tsetan Dolkar, direttore dell’Ast, ha spiegato quanto è stato realizzato col programma di sei anni, un programma estivo di un mese e le borse di studio di Scienza di Tenzin Gyatso. Sono stati preparati libri di testo bilingui, in tibetano e inglese, per ogni anno del programma di sei anni in materie come biologia, fisica, chimica e neuroscienze. Copie di questi libri sono state presentate a Sua Santità da persone coinvolte nella loro creazione. Inoltre, Geshé Damdul Namgyal ha creato un nuovo dizionario per gli scienziati.

Il dott. Dolkar ha comuniccato al pubblico che più di 1000 monaci hanno completato la prima fase dell’addestramento. Attualmente 40 monache hanno completato i primi tre anni. Oltre a queste opportunità v‘è anche il programma di Studiosi Tenzin Gyatso finalizzato a creare tra i monaci tibetani degli insegnanti di scienze, fornendo loro un’ulteriore formazione scientifica a livello universitario. Ogni due anni un gruppo di sei monaci dei vari monasteri sono scelti per una residenza di quattro semestri all’Emory College. Finora vi hanno partecipato quattro di questi gruppi.

Il dott. Arri Eisen, dirigente della Facoltà di Biologia dell’ETSI ha offerto uno scorcio del suo personale coinvolgimento nel programma, ed ha ricordato le entusiastiche interazioni a cui ha assistito tra i monaci tibetani e gli altri studenti dell’Emory. Rimase anche molto commosso dal ricordo di una processione di monaci nel nuovo centro scientifico lungo la strada qui a Mundgod.

La dott.ssa Carol Worthman, responsabile della Facoltà di Neuroscienza ETSI ha riconosciuto che la scienza studia i fenomeni fisici, mentre il buddismo, che impiega ragione e logica, si concentra sulla mente ed ha espresso la convinzione che lavorando le due discipline insieme possono contribuire al benessere di tutti gli esseri. Ha ringraziato Sua Santità per la sua visione e per aver ispirato tutti coloro che hanno partecipato alla sua realizzazione.

Il tema della visione è stato ripreso da Geshé Lhakdor, direttore della LTWA, Library of Tibetan Works and Archives a Dharamsala, che ha parlato della effettiva collaborazione tra la Biblioteca e la Emory University. Ha elogiato per il loro duro lavoro tutti coloro che vi hanno partecipato. Ha suggerito che una comprensione generale dei quattro impegni di Sua Santità aiuterebbe i partecipanti ad apprezzare il contesto della sua visione della scienza. Ed ha concluso pregando che Sua Santità viva a lungo.

Sua Santità ha iniziato il suo discorso affermando che, in passato, gli abati ed i lama erano stati scettici sul valore della scienza. “Tuttavia, ciò che il Buddha ha insegnato nel suo secondo ciclo di insegnamenti, di cui il nucleo era la perfezione della saggezza, riguardava la scienza e la ragione. In Occidente, la scienza si è concentrata su fenomeni esterni. Allo stesso modo il buddismo si occupa della comprensione di fenomeni evidenti sulla base dell’esperienza empirica e comprende fenomeni leggermente nascosti ed oscuri attraverso l’inferenza.

Seguendo ciò che ha appreso del mondo esterno, la scienza dovrebbe prestare attenzione al mondo interno soggettivo. Se queste due fonti di conoscenza potranno cooperare armonicamente, non potranno che risultare degli effetti positivi. Ne deriverà un’istruzione più completa.

Dopo aver classificato in scienza, filosofia e religione il contenuto di Kangyur e Tengyur, la nostra raccolta della letteratura buddista tradotta in tibetano, abbiamo iniziato a redigere tali materiali in volumi separati. Mentre il materiale religioso è realmente di interesse solo per i buddisti, il materiale scientifico e filosofico può essere esaminato in un contesto accademico.

La discussione tra diverse visioni filosofiche rivela che le cose ci sembrano avere un’esistenza indipendente. Ma non è vero. Non hanno un’esistenza intrinseca, indipendente: nessuna esistenza assoluta. Attraverso l’analisi logica possiamo superare l’ignoranza, questo malinteso della realtà. Ci aggrappiamo all’esistenza intrinseca delle cose, al punto che affermare che esistono solo come designate ci fa sentire a disagio, ma allenta la presa della nostra visione sbagliata.”

Sua Santità ha dato una lettura veloce del suo “Elogio ai 17 Maestri di Nalanda”. La prima strofa rende omaggio al Buddha, mentre la seconda ed la terza lodano rispettivamente i grandi maestri Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/?p=10906 ed Aryadeva. Buddhapalita introdusse l’uso della conseguenzialità logica e scrisse: “Se le cose dovessero avere un’esistenza essenziale in sé e per sé, che necessità ci sarebbe di un sorgere dipendente?“.

Bhavaviveka era particolarmente acuto nei suoi ragionamenti, criticò Asanga e Vasubandhu per aver ignorato il punto di vista di Nagarjuna. Chandrakirti affermò che l’apparenza e la vacuità eliminano le due visioni estreme.

Shantideva http://www.sangye.it/altro/?p=2340 compose la “Guida allo stile di vita del Bodhisattva” http://www.sangye.it/altro/?cat=15 che Khunu Lama Rinpoché Tenzin Gyaltsen disse a Sua Santità che, come spiegazione della mente del risveglio di bodhicitta, era insuperabile. Il cui sesto capitolo spiega la pazienza e presenta argomenti per contrastare la rabbia. L’ottavo capitolo tratta dello sviluppo dell’altruismo.

Shantarakshita, invitato in Tibet nell’ottavo secolo, fondò il monastero di Samyé con i suoi dipartimenti di celibato, traduzione e così via. Egli incoraggiò il re tibetano ad iniziare la traduzione in tibetano della letteratura buddista. Kamalashila era discepolo di Shantarakshita e fu convocato in Tibet per discutere con coloro che hanno proposto che l’illuminazione potesse essere conseguita solo attraverso la meditazione non concettuale.

Asanga era responsabile della registrazione dei preziosi cinque trattati di Maitreya, tra cui “L’ornamento per una chiara realizzazione”, che rivela il significato implicito della perfezione della saggezza. Vasubandhu era un grande studioso. Dignaga e Dharmakirti erano dei logici eccezionali. Vimuktisena e Haribadra hanno scritto in modo illuminante su “L’ornamento per una chiara realizzazione”. La “Chiara Definizione” di Haribadra è uno dei migliori commentari indiani su questo testo.

Quando vivevamo dietro l’Himalaya”, ha osservato Sua Santità, “il nostro orizzonte si estendeva poco oltre il mercato locale. Venire in esilio è stato come una benedizione sotto mentite spoglie, in quanto ci ha dato accesso a tutto il mondo. Il buddismo tibetano non è più liquidato come “lamaismo”, ma è accettato come custode delle tradizioni di Nalanda. L’interesse per la cultura tibetana in tutto il mondo è stato fonte di speranza e dispirazione per i Tibetani.

Lo spirito dei tibetani è imperterrito. Più di 160 tibetani si sono auto-immolati, sacrificando la propria vita, ma non hanno fatto del male agli altri ”.

Gunaprabha e Shakyaprabha erano maestri della disciplina monastica, il Vinaya. Infine, Jowo Atisha venne in Tibet dove riaccese lo studio e la pratica degli insegnamenti del Buddha.

I versi di chiusura includono i seguenti consigli: “Comprendendo il significato delle due verità, il modo in cui le cose esistono, accertiamo attraverso le quattro verità come arriviamo al ciclo dell’esistenza e come lo abbandoniamo. Sorretta da una valida conoscenza, la nostra fiducia nei tre rifugi sarà ferma.”

Successivamente, Sua Santità ha letto un breve brano di Changkya Rölpé Dorjé (1717-1786), “Riconoscendo la mia vecchia madre”, in cui disse che Gyen Tempa Tenzin era così incuriosito dal testo da scriverne un suo commentario, che Sua Santità ha ricevuto. Il breve testo tratta del modo in cui le cose esistono a causa della dipendenza da altri fattori. È questo che rende possibile la libertà.

Durante la sua lezione, Sua Santità ha raccontato storie della vita di Jé Tsongkhapa. Il suo primo insegnante Chöjé Dharma Rinchen gli consigliò di studiare i grandi trattati della Via di Mezzo. Lo fece nel Tibet centrale e ne sostenne gli esami. Durante una visione di Manjushri, gli pose delle domande, ma non ne capiva le risposte laconiche. Manjushri raccomandò di accumulare meriti e purificare le negatività. Jé Tsongkhapa entrò quindi in ritiro ed in quel periodo fece un sogno in cui gli apparve Nagarjuna ed i suoi discepoli.

Uno di loro prese un suo libro e lo pose sul capo di Tsongkhapa. Lo riconobbe come Buddhapalita ed il giorno seguente consultò il testo, dove si leggeva: “Se gli aggregati fossero il sé, non avrebbero le caratteristiche degli aggregati”, il che ha dato il via alla concezione della corretta visione della vacuità. Di conseguenza, composeLa Lode al Buddha per l’insegnamento del sorgere dipendente” http://www.sangye.it/altro/?p=9109. Sua Santità ha comunicato ai suoi ascoltatori che questo è un testo da apprendere, recitare e riflettere.

Il colophon del testo di Changkya documenta che è stato scritto sulle Montagne dei Cinque Picchi di Wu Tai Shan.

Sua Santità ha osservato che a Gomang esiste una vasta comunità di mongoli. Il monastero ha da tempo un legame speciale con persone di etnia mongola, nel 1959 ce n’erano 100. Il buddismo tibetano si diffuse in Mongolia con Drogön Chöggyal Phagpa e successivamente con Sonam Gyatso, il terzo Dalai Lama. Durante la rivoluzione all’inizio del XX secolo, centinaia di monaci furono uccisi, ma dopo che il paese riprese la sua indipendenza, la situazione migliorò.

Geshé Lobsang Gelek ha ringraziato per la loro presenza gli illustri ospiti e tutti coloro che hanno contribuito al completamento del nuovo cortile di dibattiti, concludendo con le preghiere di lunga vita di Sua Santità e che i suoi desideri possano essere soddisfatti e che la causa del Tibet possa risolversi.

Traduzione del Dr. Luciano Villa, da http://www.sangye.it/dalailamanews/?p=13866 nell’ambito del Progetto Free Dalai Lama’s Teachings per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.


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