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Sua Santità il Dalai Lama al Dibattito a Ganden Shartsé
December 20th, 2019 by admin

Sua Santità il Dalai Lama: “Nagarjuna ha scritto: “Il desiderio, l’odio e l’ignoranza derivano del tutto dalla concettualizzazione”. Intendiamo erroneamente le cose come esistenti nel modo in cui appaiono. Oggi, la fisica quantistica afferma che nulla esiste oggettivamente come appare. Le emozioni distruttive sorgono a causa delle nostre prospettiva esagerata. Ma, quando investighiamo senza pregiudizi, scopriamo che le cose non esistono nel modo in cui appaiono”.

19 dicembre 2019. Mundgod, Karnataka, India – Prima di scendere nella Sala delle Assemblee questa mattina, Sua Santità il Dalai Lama ha parlato con un gruppo di sostenitori della conferenza internazionale che inizia domani: “Jé Tsongkhapa: Life and Legacy” . Ha illustrato il grande valore e la continua rilevanza odierna delle antiche tradizioni indiane di non violenza e compassione. Ha anche espresso la sua ammirazione per le comuni pratiche meditative indiane per lo sviluppo di una calma dimorante ed introspezione della realtà.

Da questi è emersa una mappa della mente e delle tecniche per affrontare le emozioni distruttive come rabbia e paura, nonché linee guida per coltivare emozioni positive come l’amore e la compassione. “La ragione e l’analisi possono aiutarci a comprendere i benefici della compassione”, ha detto loro. “Impariamo che produce tranquillità, il che porta alla forza interiore, nel contesto del quale vengono ridotti la paura e il sospetto. Se ci pensate, potreste vedere che le emozioni distruttive sono strettamente legate all’egocentrismo.

“Questi risultati si applicano a tutti noi. Vogliamo tutti la felicità e, come esseri umani, abbiamo tutti lo stesso tipo di cervello, le stesse emozioni e lo stesso potenziale. Gli scienziati osservano che siamo animali sociali, per cui è fondamentale per la natura umana essere compassionevoli. Il futuro d’ognuno di noi dipende dagli altri. Ecco perché, ovunque io vada e chiunque incontri, sento che siamo essenzialmente tutti uguali “.

Al piano di sotto, nella Sala delle Assemblee di Ganden Shartsé, Sua Santità ha osservato il dibattito degli studenti, molti dei quali provenienti dalla regione di Mön, nell’Arunachal Pradesh. Il primo gruppo ha preso come punto di partenza un’affermazione in “Tripudio del Ragionamento” di Bhavaviveka secondo cui “secondo il nostro sistema, designiamo la coscienza come sé, perché è ciò che rinasce di vita in vita”. Un altro gruppo ha fatto riferimento al capitolo 15 della “Saggezza Fondamentale della Via di Mezzo” http://www.sangye.it/altro/?p=9194 di Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/?p=10906, chiamato Esame dell’Essenza. Lo sfidante voleva sapere cosa qui significa la parola essenza. Gli fu detto che si riferisce all’oggetto di negazione.

Gli studenti della classe “Perfezione della Saggezza”, citando il capitolo 5 dello “Ornamento dei Sutra”, hanno discusso di cosa si intenda per Bodhisattva che persegue la mente dell’illuminazione con saggezza.

Altri hanno esaminato la natura del Buddha. Ancora un altro gruppo ha discusso della pratica di scambiare sé stessi con gli altri, sollevando il punto che per tenere gli altri più cari di sè, devi prima riflettere sulla loro gentilezza.

Gli studenti di logica hanno preso le citazioni dal “Compendio della Realtà” di Shantarakshita (Tattvasamgraha) e dal “Compendio della Cognizione Valida” di Dignaga (Pramana-samuchhaya) come punti di partenza. In diverse occasioni, argute discussioni hanno suscitato sorrisi tra il pubblico.

Mentre i dibattiti precedenti riguardavano la risposta di un singolo sfidante da parte di diversi intervistati, la presentazione si è conclusa con gli studenti delle classi preliminari che studiavano la “Scienza della mente” e gli “Argomenti raccolti” che impiegavano gruppi di sfidanti e intervistati.

Il verso di buon auspicio conclusivo ha fatto appello al fatto che il merito generato in questi dibattiti sia dedicato alla conservazione degli insegnamenti del Buddha e della dottrina di Jé Tsongkhapa http://www.sangye.it/altro/?p=942, nonché alla lunga vita di Sua Santità.

“Questo tipo di dibattito si svolge solo tra i tibetani”, ha riflettuto Sua Santità. “Negli ultimi secoli i maestri hanno insegnato agli studenti questo approccio, generazione dopo generazione, e l’hanno trovato un modo utile per indagare sulla natura della realtà. Non è una tecnica limitata alla discussione di determinati argomenti, ma può essere applicata a molti altri campi di indagine. Voi, qui, avete fatto del vostro meglio e vorrei ringraziare gli insegnanti e gli abati che vi hanno addestrato.

Il vicino monastero di Jangchub Chöling ha prodotto diversi Geshé-mas. L’ho già visitato prima, ma potrebbe essere difficile farlo di nuovo questa volta. Quando Shantarakshita fondò per la prima volta il Vinaya in Tibet, non fu in grado di portare con sé alcun Bhikshuni, di conseguenza, non abbiamo un lignaggio di Gelongma. Tuttavia, non vi è alcuna differenza nella capacità di studio di uomini e donne.

In questi giorni lo studio della logica e della pratica del dibattito vengono portati avanti nelle scuole, dove l’insegnante in questione ora non viene chiamato insegnante di religione ma insegnante di filosofia. Attendo con impazienza tutti, monaci, monache, laici giovani e meno giovani, in grado di usare la ragione ed il dibattito. Le tre sedi dell’apprendimento hanno finora conservato questa tradizione, per favore continuate così.

Ricordo di essere all’ultimo piano di Drepung Lachi quando ho annunciato che le monache dovevano essere incoraggiate a studiare e diventare Gheshé-ma. Gyen Lobsang Nyima chiese: “Come potrebbe essere?” Gli ho risposto che, da quando il Buddha aveva concesso il voto Bhikshuni e il voto Bhikshu, aveva senso che anche le monache dovessero studiare fino al livello di Gheshé.

“Nagarjuna ha scritto: “Il desiderio, l’odio e l‘ignoranza derivano del tutto dalla concettualizzazione”. Intendiamo erroneamente le cose come esistenti nel modo in cui appaiono. Oggi, la fisica quantistica afferma che nulla esiste oggettivamente come appare. Le emozioni distruttive sorgono a causa delle nostre prospettiva esagerata. Ma, quando investighiamo senza pregiudizi, scopriamo che le cose non esistono nel modo in cui appaiono”.

Sua Santità ha osservato che alcuni dei dibattiti avevano affrontato la mente risvegliata di bodhicitta. Citò versi nella sua lode di Shantideva.

Se non scambio davvero la mia felicità

Con le sofferenze degli altri,

Non raggiungerò lo stato di Buddità

Ed anche nell’esistenza ciclica non av gioia.

Tutta la gioia che il mondo contiene

È giunta desiderando che gli altri fossero felici.

Tutta la miseria che il mondo contiene

È pervenuta attraverso il desiderio di compiacere sé stessi.

Anche l’Offerta al Maestro Spirituale (Lama Chöpa) sostiene questo:

Questa malattia cronica dell’egocentrismo

È la causa della sofferenza indesiderata.

Percependo questo, che io possa essere ispirato a incolparmi, risentirmi

E distruggere questo mostruoso demone dell’egoismo.

Prendersi cura degli esseri mie madri e cercare di assicurar loro la felicità

È la porta verso la virtù infinita.

Vedendo questo, posso essere ispirato a considerarli più cari della mia vita,

Anche se dovessero insorgere come miei nemici.

Il nocciolo di tutti questi versi è che agire e preoccuparsi degli altri è una fonte primaria di felicità e benessere. Sua Santità ha concluso incoraggiando i monaci a ricordare che sarà solo attraverso lo studio e la pratica che la vita degli insegnamenti del Buddha sarà prolungata.

Traduzione del Dr. Luciano Villa, da http://www.sangye.it/dalailamanews/?p=13895 nell’ambito del Progetto Free Dalai Lama’s Teachings a beneficio di tutti gli esseri senzienti.


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