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Sua Santità il Dalai Lama: Iniziazione di Avalokiteshvara
Maggio 31st, 2020 by admin

Sua Santità il Dalai Lama: “Ho meditato a lungo sugli insegnamenti del Buddha e ho condiviso con voi ciò che ho imparato. Dovreste fare lo stesso anche voi, condividere ciò che avete capito con la vostra famiglia e i vostri amici e incoraggiarli a fare altrettanto.

30 maggio 2020. Thekchen Chöling, Dharamsala, HP, India – Stamattina, in tutto il mondo, la gente ha potuto seguire Sua Santità il Dalai Lama per quasi tre quarti d’ora durante i rituali preparatori per l’Iniziazione di Avalokiteshvara. Mentre è rimasto seduto nella sua residenza, su diverse piattaforme veniva trasmesso via web ciò che faceva e diceva. Nel frattempo si è approntata la traduzione simultanea in Tibetano in ben tredici lingue: Cinese, Inglese, Francese, Tedesco, Hindi, Italiano, Giapponese, Coreano, Mongolo, Portoghese, Russo, Spagnolo e Vietnamita.

“Come ho detto ieri”, ha iniziato Sua Santità, “il mantra di Avalokiteshvara, Om mani padme hum è colmo di benedizioni. Nel corso dell’iniziazione di questa mattina mediteremo anche sulla mente di risveglio di bodhichitta e sulla saggezza della vacuità.

“Possa il suono del grande tamburo del dharma

Disperdere la sofferenza degli esseri senzienti.

Che tu possa vivere per dare insegnamenti

per inconcepibili miliardi di eoni.

“Questa iniziazione appartiene al veicolo del mantra o del tantra segreto. Il tantra non è stato rivelato in pubblico, ma in segreto. Il primo ciclo degli insegnamenti del buddha, il primo giro della ruota del Dharma, riguardante le Quattro Nobili Verità http://www.sangye.it/altro/?p=3785 e così via, fu insegnato in pubblico. Il secondo ciclo, che riguardava la perfezione della saggezza, fu impartito a un gruppo più selezionato di persone che non erano impauriti dal concetto della vacuità. Poiché questi insegnamenti non furono impartiti apertamente, alcuni si sono chiesti in seguito se il Buddha li avesse davvero conferiti.

“La pratica del tantra o mantra segreto era diretta a discepoli con un’intelligenza acuta. La parola mantra implica “protezione della mente”, proteggendola dalla percezione ordinaria. Viene praticato in segreto.

“Per quanto riguarda l’io o il senso di sé, l’io che pensa Buddha non è come lo pensano gli esseri ordinari. Per coloro che hanno l’esperienza della vacuità, i Bodhisattva e Buddha, l’io è una semplice designazione. Gli esseri ordinari erroneamente concepiscono il sé come un qualcosa di solido. Se lo fosse, allora più lo si cerca, più chiaro dovrebbe diventare, mentre in realtà, più si lo cerchi, meno lo trovi. Il sé o l’io non esiste come ci appare. Changkya Rölpai Dorjé disse che, anche se il sé sembra esistere in se stesso, non è così. Appare come se fosse tangibile, eppure non può essere trovato”.

Sua Santità ha guidato il pubblico virtuale nel prendere i voti del Bodhisattva. Li ha incoraggiati ad immaginare l’assemblea del Buddha e dei grandi maestri dell’India e del Tibet nello spazio davanti a sè, come testimoni della loro promessa e della loro aspirazione. Ha citato Khunu Lama Rinpoché http://www.sangye.it/altro/?p=6403 che diceva: “Per raggiungere la tua meta, hai bisogno di bodhicitta; per servire gli altri, hai bisogno di bodhicitta; per purificare le negatività, hai bisogno di bodhicitta”. Ha anche citato un verso della lode il Buddha dalla Lode al sorgere dipendente” http://www.sangye.it/altro/?p=9109 di Jé Tsongkhapa:

Diventare monaco alla maniera del Buddha

senza pigrizia nello studio delle sue parole,

e con la pratica dello yoga di grande determinazione,

questo monaco si è dedicato a quel grande rivelatore di verità.

Sua Santità ha detto che rinnova quotidianamente i suoi voti di Bodhisattva http://www.sangye.it/altro/?p=6252, http://www.sangye.it/altro/?p=6248 ed i voti tantrici http://www.sangye.it/altro/?p=6256, http://www.sangye.it/altro/?p=6262 pensando: “Non motivato da pensieri egoistici, sono determinato a servire tutti gli esseri senzienti: conseguirò l’illuminazione per beneficiare tutti gli esseri“. Se si segue una tale pratica, allora, giorno per giorno, mese per mese, si genererà famigliarità con essa. Sua Santità ha osservato che la bodhicitta convenzionale comporta l’aspirazione a diventare un Buddha per il bene di tutti gli esseri senzienti; la bodhicitta ultima comporta la meditazione della vacuità.

Ha ripetuto diversi versi della “Guida allo stile di vita del Bodhisattva” di Shantideva http://www.sangye.it/altro/?cat=15:

Tutti coloro che nel mondo soffrono lo sono perché desiderano solo la propria felicità. Tutti coloro che sono felici nel mondo lo sono perché desiderano la felicità degli altri.

Perché dire di più? Osservate questa distinzione: tra gli sciocchi che bramano solo il proprio vantaggio ed il saggio che agisce a vantaggio degli altri.

Per coloro che non riescono a scambiare la propria felicità con la sofferenza degli altri, è certamente impossibile conseguire la Buddhità: come potrebbe esserci felicità nell’esistenza ciclica?

“Poiché la maggior parte di noi è guidata da motivazioni egoistiche, anche il solo pensare alla bodhicitta ha un effetto calmante e riposante; è la fonte di ogni felicità e di ogni gioia. I Bodhisattva hanno due aspirazioni: conseguire l’illuminazione ed aiutare gli altri esseri. Si concentrano sull’illuminazione attraverso la saggezza e con compassione sugli esseri senzienti.

“La saggezza coinvolge le due verità: convenzionale e ultima. Le cose ci appaiono, ma non esistono così come appaiono. La fisica quantistica osserva qualcosa di simile: niente ha un’esistenza oggettiva. Come dice la Scuola della Via di Mezzo: le cose sono semplicemente designate. Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/?cat=9 elabora ciò che il Buddha ha insegnato, chiarendo che nulla esiste in modo indipendente e che il punto centrale è il sorgere dipendente. L’io o la persona è designato su altri fattori. Come afferma Aryadeva nei suoi “400 versi”:

Tutto ciò che ha un’origine dipendente

Non è indipendente.

non essendoci nessun fenomeno indipendente,

Non c’è nessun sé.

“Dipendenza eD indipendenza si escludono a vicenda. Le cose esistono in relazione ad altri fattori. Finché non le si esamina, le cose sembrano avere un’esistenza oggettiva, ma quando le si analizza non si riesce a trovarle. Esistono convenzionalmente come semplici designazioni. Poiché non ha fondamento, l’ignoranza può essere eliminata. Di conseguenza, i Bodhisattva vedono che la cessazione è fattibile e provano compassione per chi non ha protezione. Come dice Chandrakirti, i bodhisattva coltivano le due ali della saggezza e della compassione.

“Noi” e “loro”, “tu” eD “io” esistono come denominazioni, ma non indipendentemente come appaiono”.

Sua Santità ha spiegato il significato dell’espressione “sorgere dipendente”. La dipendenza non nega la vacuità, il sorgere non nega la causalità. Ha quindi citato un verso dei “Tre aspetti principali del sentiero” http://www.sangye.it/altro/?p=489 di Jé Tsongkhapa:

Le apparenze confutano l’estremo dell’esistenza,

la vacuità nega l’estremo della non esistenza;

Quando si comprende il sorgere di causa ed effetto dal punto di vista della vacuità,

Non si è catturati da nessuno dei due punti di vista estremi.

Guidando gli ascoltatori nello ‘yoga onnicomprensivo’, che si concentra sulla bodhicitta convenzionale e definitiva, Sua Santità ha riassunto con un verso che descrive i Bodhisattva dal “Entrare nella via di mezzo” http://www.sangye.it/altro/?p=3263 di Chandrakirti:

Il re dei cigni, apre le sue lunghe ali bianche del convenzionale e della realtà,

e dopo avere superato la sponda dei cigni degli esseri ordinari

procede verso la sponda suprema dell’oceano delle qualità del Conquistatore, sostenuto dalla forza del vento della virtù.

Una volta completato l’Iniziazione di Avalokiteshvara, Sua Santità ha conferito l’iniziazione a Simhanada (Ruggito del Leone). Concludeva dichiarando di aver preso una speciale determinazione a dedicare a tutti gli esseri umani e ad altri tipi di esseri, sia umani che di altri tipi, qualsiasi benedizione derivi dall’insegnamento di questi due giorni. Ha sottolineato che gli insegnamenti del Buddha consistono nella trasmissione e nella realizzazione delle scritture che derivano dall’esperienza. Come ha affermato Vasubandhu, l’unico modo per preservare il Dharma è attraverso lo studio e la pratica, che comporta l’ascolto o lo studio dell’insegnamento, la riflessione su ciò che si è compreso, per poi familiarizzare con questa convinzione attraverso la meditazione.

“Ho meditato a lungo sugli insegnamenti del Buddha e ho condiviso con voi ciò che ho imparato. Dovreste fare lo stesso, condividere ciò che avete capito con la vostra famiglia e i vostri amici e incoraggiarli a fare altrettanto. A causa della pandemia di coronavirus non possiamo incontrarci, ma siamo riusciti a creare un incontro virtuale e abbiamo completato il discorso. Abbiate cura di voi”. 

Sua Santità si è alzato dal suo posto, ha guardato i volti sugli schermi davanti a sé, e con una risata e un saluto ha lasciato la stanza.

http://it.dalailama.com/news/2020/webcast-delliniziazione-di-avalokiteshvarahttps://www.youtube.com/watch?v=SHPuLa7rTSw, revisione del Dott. Luciano Villa del Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling, il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama.


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