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Sua Santità il Dalai Lama: la “Preziosa Ghirlanda” di Nagarjuna Live Webcast Mondiale
Maggio 17th, 2020 by admin

Sua Santità il Dalai Lama: “Sono un essere umano, uno dei sette miliardi su questa terra, e credo che se dentro di loro le persone fossero più in pace, sarebbero più felici.”

Thekchen Chöling, Dharamsala, HP, India, 16 maggio 2020 – Oggi, per la prima volta, Sua Santità il Dalai Lama ha dato un insegnamento, senza aver nessuno seduto davanti a lui, ripreso in video e trasmesso in webcast al mondo intero. Gli spettatori, tra cui monaci e monache tibetani, laici e laiche in tutti gli insediamenti in India ed altrove, così come molte altre persone in luoghi lontani, hanno potuto vedere ed ascoltare in modo chiaro Sua Santità. Molti si rallegravano di trovarlo così evidentemente energico ed in buona salute.

“Oggi siamo in grado di usare questa meravigliosa tecnologia per comunicare”, ha spiegato. “Molti amici hanno mostrato interesse e richiesto un insegnamento, ma, a causa delle restrizioni legate alla pandemia del coronavirus, non siamo stati in grado di incontrarci fisicamente”.

“L’argomento principale del mio intervento di oggi sarà la “Preziosa ghirlanda” http://www.sangye.it/altro/?p=2788, http://www.sangye.it/altro/?p=2799 di Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/?cat=9 che, insieme ai sei libri della “Raccolta del ragionamento”, continuiamo a studiare. La prima parte del testo, che leggerò oggi, tratta i sedici fattori per gli stati elevati o una buona rinascita. Più avanti nel testo c’è il verso,

Che gli esseri senzienti mi siano cari quanto la mia stessa vita,

E che mi siano più cari di me stesso.

Che le loro negatività possano maturare su di me,

E tutte le mie virtù portare frutti per loro”.

“Questo si riferisce alla generazione della mente del risveglio, bodhicitta, di cui parlerò domani.

“Gli esseri senzienti, compresi gli insetti, sono tutti uguali nel volere la felicità e nel cercare di evitare la sofferenza. Su questo non si discute. Tendiamo ad affidarci a fonti di piacere fisico e sensoriale, ma senza la pace della mente non saremo costantemente felici. Lo sviluppo materiale ha migliorato notevolmente le nostre strutture fisiche, ma la pace della mente non è prodotta da macchine in qualche fabbrica: dobbiamo crearla dall’interno.

“Sono un essere umano, uno dei sette miliardi su questa terra, e credo che se dentro di loro le persone fossero più in pace, sarebbero più felici. In questi giorni, gli scienziati stanno esaminando anche questo argomento. L’antica conoscenza indiana comprendeva una ricca comprensione del funzionamento della mente e delle emozioni. Il buddismo la condivide. Oltre ai consigli sull’amore e sulla compassione, l’antica tradizione indiana era focalizzata nella coltivazione della concentrazione e della meditazione analitica. Tuttavia, non c’è bisogno che queste capacità si limitino alla pratica religiosa; tutti noi possiamo incorporarle nella nostra vita”.

Sua Santità ha parlato dei suoi tre impegni. Ha spiegato che, come essere umano, si impegna a incoraggiare le persone ad essere felici, ad aiutarle a comprendere l’importanza di incorporare i valori umani nella loro vita ed a garantire la pace della mente. In secondo luogo, come monaco buddista, si è dedicato ad incoraggiare l’armonia tra le tradizioni religiose del mondo. In terzo luogo, come tibetano, anche se si è ritirato e ha affidato la sua responsabilità politica a una leadership eletta, rimane impegnato a preservare la lingua e la cultura tibetana, ed al tempo stesso si impegna per la protezione dell’ambiente naturale del Tibet.

Ha ricordato che nel VII secolo, durante il regno di Songtsen Gampo, è stata progettata una nuova scrittura Tibetana. Successivamente, il grande abate Shantarakshita consigliò al Re Trisong Detsen di far tradurre la letteratura buddista indiana principalmente dal sanscrito in tibetano. Poiché il sanscrito era una lingua dotta, quando le opere in sanscrito furono tradotte in tibetano furono coniati nuovi termini e la lingua fu profondamente arricchita.

Shantarakshita, un esponente della Tradizione di Nalanda, attribuiva particolare importanza allo studio della filosofia ed all’uso della logica e della ragione. Ciò ha ampliato il campo della conoscenza, dalla comprensione di ciò che è empiricamente evidente a questioni leggermente oscure, ma che possono essere comprese attraverso l’inferenza. Una terza classe di oggetti di conoscenza è del tutto oscura e può essere compresa solo in funzione della testimonianza di un’autorità fidata, la fiducia in chi si stabilisce attraverso la ragione e la logica.

Sua Santità ha dichiarato che è stato questo approccio razionale e logico che lo ha preparato ad entrare in discussioni con gli scienziati moderni. Di conseguenza, poiché le conoscenze contenute nelle collezioni Kangyur e Tengyur, rappresentano in particolare una profonda comprensione del funzionamento della mente e delle emozioni, egli sente la responsabilità di preservare la lingua Tibetana.

Sua Santità ha osservato che, attingendo alle antiche conoscenze indiane, il Mahatma Gandhi ha dimostrato come la non violenza possa essere impiegata nelle circostanze contemporanee. Ed ha osservato che la Raccolta della Conoscenza Superiore, l’Abhidharma, descrive le epoche del mondo dominate dalla carestia e dalle armi, dolendosi di uno dei risultati dello sviluppo materiale: l’attenzione alla progettazione ed alla produzione di armi sempre più letali. Alcune persone ne sono orgogliose e basano la loro attività sulla loro produzione e vendita.

Allo stesso tempo, molti altri hanno formato dei movimenti volti al disarmo. Essi considerano che i problemi umani non si risolvono con l’impiego di armi più potenti. I problemi derivanti dall’attaccamento e dall’odio non vengono eliminati ricorrendo all’uso della forza. Nessuno ottiene mai una vittoria completa; i nemici non sono mai completamente sconfitti. Perché, in ultima analisi, dobbiamo vivere insieme, e dobbiamo risolvere i nostri problemi attraverso il dialogo e la negoziazione. E, per raggiungere il disarmo esterno dobbiamo prima di tutto conseguire un senso di disarmo interiore.

“I bambini sopravvivono perché i loro genitori si prendono cura di loro”, ha dichiarato Sua Santità. “Anche da adulti, gli individui sopravvivono dipendendo dalla comunità. Questo perché siamo creature sociali”. In passato le persone vivevano in piccole comunità con poca interazione tra loro. Oggi siamo economicamente interdipendenti e ci troviamo di fronte a sfide come il cambiamento climatico che possiamo affrontare solo se siamo uniti”. Dobbiamo pensare globalmente e lavorare insieme.

“Per quanto riguarda il cambiamento climatico, la nostra esperienza ci dice che è reale. Quando sono venuto per la prima volta qui a Dharamsala, nevicava molto più intensamente di quello che vediamo oggi. Volando sopra l’Afghanistan si possono vedere aree ora desertiche che erano dei laghi.

“Molti dei nostri problemi dipendono dallo stato indisciplinato delle nostre menti. Siamo legati ai nostri amici e parenti, ma ostili versi i nemici. Trascuriamo il dato di fatto di essere interdipendenti. Come dice chiaramente Shantideva:

“Tutti coloro che soffrono nel mondo lo sono perché desiderano solo la propria felicità. Tutti coloro che sono felici nel mondo lo sono per il loro desiderio di far felici gli altri”.

Coloro che non riescono a scambiare la propria felicità con la sofferenza degli altri, non potranno certamente conseguire la Buddhità: come potrebbe esserci della felicità in un’esistenza ciclica?

“Nagarjuna sottolinea che le azioni e le emozioni negative nascono dalle fabbricazioni mentali,

“Attraverso l’eliminazione del karma e delle afflizioni si consegue il nirvana.

Il karma e le afflizioni vengono dal pensiero concettuale.

Questo proviene dalla fabbricazione mentale.

Che cessa con la vacuità.

“Poiché siamo gli stessi a desiderare la felicità e superare la sofferenza, dobbiamo porre più attenzione a coltivare la pace della mente e ad affrontare le nostre emozioni disturbanti”.

Passando dal tibetano all’inglese, Sua Santità ha osservato,

“Quando sono diventato un rifugiato in questo paese, da un punto di vista è stato triste. Da un altro, mi ha dato delle opportunità. Ho potuto incontrare capi religiosi, scienziati e persone di molti ceti sociali, che non avrei mai incontrato se fossi rimasto nel Potala.

“Come ho detto prima, mi impegno ad aiutare le persone ad essere felici e le incoraggio a pensare all’intera umanità. Come praticante buddista credo che l’armonia interreligiosa sia davvero importante, perché il messaggio comune di tutte le nostre tradizioni comprende la compassione e l’autodisciplina. Qui in India vediamo tutte le principali tradizioni religiose vivere insieme in pace. Credo che l’armonia tra le nostre tradizioni religiose possa dare un contributo significativo alla creazione di un mondo più felice e pacifico.

“Sono anche un tibetano, qualcuno in cui la maggior parte dei sei o sette milioni di tibetani ripone la sua fiducia. Sono politicamente in pensione, ma sento la responsabilità di lavorare per preservare nel modo più completo gli insegnamenti del Buddha, che sono stati mantenuti in vita in Tibet per più di mille anni. Ho molti amici provenienti da Paesi che seguono la tradizione Pali. In generale, quando incoraggio i buddisti ad adottare un approccio logico più razionale che porti alla comprensione, mi ispiro al consiglio del Buddha: “Come il saggio prova l’oro bruciandolo, tagliandolo e strofinandolo, così, o bhikshu, dovreste accettare le mie parole dopo averle verificate, e non solo per rispetto nei miei confronti”.

“In Tibet abbiamo mantenuto viva la Tradizione di Nalanda e, per volere di Shantarakshita, abbiamo tradotto la letteratura buddista indiana in tibetano: questo è un corpus di conoscenze che vale la pena preservare.

Il Tibet è chiamato il “Tetto del mondo”, è il luogo in cui sorgono i principali fiumi dell’Asia che forniscono acqua a miliardi di persone. Quindi, sono anche impegnato a preservare l’ambiente naturale del Tibet”.

Parlando ancora una volta in Tibetano, Sua Santità ha cominciato a leggere dalla “Preziosa ghirlanda”. Ha citato un verso del discepolo principale di Nagarjuna, Aryadeva, che riassume l’insegnamento.

Per prima cosa, evita tutto ciò che non produce meriti,

Poi abbandona il sé;

infine abbandona tutte le visioni errate.

Chiunque lo conosce è un saggio.

I primi versi della “Preziosa ghirlanda” parlano di uno stato elevato, di una vita favorevole, che permette di praticare il Dharma. Una vita di questo tipo si assicura ponendone le cause: escludendo “ciò che manca di meriti“. Ciò comporta tredici attività da evitare, le dieci azioni negative: uccidere, rubare e l’adulterio; discorsi calunniosi, che provocano separazioni, duri ed insensati; la cupidigia, laggressività e le visioni sbagliate. Altre tre attività da evitare sono l’ubriachezza, l’abuso di mezzi di sussistenza ed il fare del male. Ci sono invece altre tre attività da adottare: donare in modo rispettoso, onorare ciò che è onorevole e l’amore.

Sua Santità ha sottolineato che quando diamo ai poveri, dovremmo farlo facendo ogni sforzo per mostrare loro rispetto.

Per quanto riguarda il secondo verso della strofa di Aryadeva, “abbandona il grossolano“, Sua Santità ha citato un altro verso dall’opera di Chandrakirti “Entrando nella Via di Mezzo”.

Percepire che tutte le negatività e tutte le afflizioni

Nascono dall’idea della raccolta del transitorio,

E sapendo che il suo oggetto è il sé,

Questo è ciò che lo yogi confuterà.

Ha quindi menzionato la quadruplice espressione della vacuità contenuta nel ‘Sutra del Cuore.

La forma è la vacuità; la vacuità è la forma. La vacuità non è altro che la forma; e la forma non è altro che la vacuità.

Ha aggiunto che nella pratica del tantra tutto è purificato dalla dissoluzione nella vacuità e che nulla ha un’esistenza intrinseca. Il sé che dipende dal corpo e dalla mente non si trova se lo si indaga.

Prima di concludere la sessione, Sua Santità ha ribadito che la crisi climatica e il conseguente riscaldamento globale sta aumentando di decennio in decennio e dobbiamo affrontarla.

“È la prima volta che insegno in questo modo”, ha concluso Sua Santità. “Spero che in futuro saremo in grado di invitare chi ascolta a porre delle domande e di avere una maggiore interazione”. Fisicamente, al momento, dobbiamo rimanere separati, ma, in questo modo, possiamo discutere insieme. Arrivederci a domani”.

Traduzione da http://www.sangye.it/dalailamanews/?p=14154 del Dott. Luciano Villa, Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling, il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama. http://it.dalailama.com/videos/preziosa-ghirlanda-di-nagarjunahttps://www.youtube.com/watch?v=0q44Cd7HUxE&t=400s


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