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Thurman: “La pazienza vi renderà felici”
September 25th, 2010 by admin

il Prof. Robert Tenzin Thurman

il Prof. Robert Tenzin Thurman

Amico del Dalai Lama è stato il primo americano a vestire l’abito arancione

Letizia Tortello, Torino

Altro che «la vendetta è un piatto che va servito freddo». Con quel cinismo che ha reso celebre la figlia Uma nei film di Quentin Tarantino, Robert Tenzin Thurman non ha nulla a che fare. È l’ospite d’onore oggi a Torino Spiritualità, alle 18 nel Cortile di Palazzo Carignano. Ex monaco buddhista, ora professore di Studi indotibetani alla Columbia University di New York, porta dalla Grande Mela la sua ricetta per riuscire a sopravvivere felici tra lo stress e lo smog delle grandi metropoli.
Amico personale del Dalai Lama da 40 anni, è stato il primo americano a vestire l’abito arancione. Ma quando ha capito che il Nirvana va cercato nel rumore del mondo, ha deciso di trapiantare gli insegnamenti della filosofia orientale nella quotidianità dell’Occidente. E allora sì, «abbiamo poco da lamentarci noi cittadini americani o europei. Le emozioni negative come la rabbia o l’odio sono le stesse in tutto il mondo. Il loro antidoto, la pazienza». E alla domanda se non è più facile essere felici in Asia piuttosto che nella consumistica civiltà occidentale, risponde sicuro: «In Cina le condizioni di lavoro sono peggiori delle nostre. Eppure il loro popolo ha sempre coltivato la spiritualità».  …Ad essere sinceri, neanche a lui sono bastati 50 anni di pratica, per riuscire a sedare del tutto l’aggressività: «Dopo molti anni di meditazione, confesso di perdere ancora la pazienza». Lo mettiamo alla prova, raggiungendolo al telefono mentre, imbarcandosi da Napoli verso Torino, non trova più la moglie. Calma e disponibilità per 15 minuti nel chiacchierare con noi come se fossimo in un momento di relax. Un grande insegnamento il buddhismo gliel’ha trasmesso: «Se la tua mente ti sta mettendo di fronte ad una situazione difficile, fermati, raduna le energie e minimizza. Prima o poi tornerai ad essere felice di nuovo».
In fondo, «chi di noi sa con esattezza quanti giorni gli resteranno da vivere? E allora bisogna provare ad essere felici ovunque si è». Il suo consiglio è quindi di convertirsi al Buddhismo? «No, io l’ho scelto, ma è bene che ognuno resti fedele al proprio credo. Le religioni non devono competere, noi non dobbiamo sforzarci di convertire nessuno. Del buddhismo dobbiamo però imparare la psicologia: quell’atteggiamento che insegna ad essere consapevoli del funzionamento della propria mente».
L’incontro di Robert Tenzin Thurman con il pubblico si intitola «L’occasione dell’altro», ed è stato inserito nella stessa sezione del dialogo tra suor Giuliana Galli, il direttore di Famiglia Cristiana Antonio Sciortino e la psicologa Francesca Vallarino Gancia, protagonisti alle 18,30 al Circolo dei Lettori di un dibattito su immigrazione e carità. Attorno al binomio «spiritualità-economia» si confrontano invece alle 17 lo studioso californiano Mark Anspach, antropologo e allievo di René Girard, e l’economista bolognese Stefano Zamagni, con un dialogo sull’importanza del dono come motore del capitalismo. http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/appuntamenti/articolo/lstp/334652/

Robert Thurman – La grande scoperta fatta da Siddharta Gautama, il Buddha, 2.500 anni or sono fu ben diversa da quella di molti altri fondatori di religioni. E’ piuttosto assimilabile alla scoperta scientifica della vera natura della realtà. Il Buddha non incontrò un “Dio” onnipotente, in grado di salvare tutti gli esseri viventi dalle sofferenze; dunque non dichiarò che la fede in un tale Dio rappresentava la via verso la salvezza. Incontrò effettivamente il “Dio Creatore” della sua cultura, il grande Brahma, e gli chiese spiegazioni. Brahma però fu onesto con lui: gli disse di non aver creato lui l’universo, e di non conoscere lui stesso la vera natura della realtà e chiese a Buddha di scoprirla da solo. Quindi Brahma lo incoraggiò affermando di credere che lui era in grado di scoprire la vera natura della realtà. Dopo averlo fatto, il Buddha sarebbe dovuto tornare nell’alto dei cieli e insegnare a Brahma la verità. Poi sarebbe dovuto andare dagli esseri umani a dispensare i suoi insegnamenti, spiegando soprattutto che quando accadono cose terribili a loro o ai loro cari non è colpa di Brahma, poiché lui è solo una divinità, non è onnipotente; quindi non può evitare che succedano fatti negativi, sebbene faccia del suo meglio.
Il Buddha dunque scoprì che la vera natura della realtà è la libertà dalle sofferenze, la cui esperienza è una beatitudine inimmaginabile, affidabile, immortale, da lui definita “nirvana”.
Dopo aver vissuto la beatitudine della libertà nirvanica, si è portati a condividerla con gli altri. Queste verità sono fatti che debbono essere verificati da colui che ricerca la libertà, piuttosto che dogmi. Se credi che il tuo io è la cosa più reale di te stesso, il vero centro del tuo universo, un io assolutamente differente e separato da qualsiasi altra persona o cosa, finisci per trovarti in una situazione davvero terribile: in fondo sei tu da solo contro tutto e tutti! Perché tempo e spazio, per quanto possiamo vedere, sono limitati; e noi stessi siamo limitati: quindi la nostra esistenza sarà inevitabilmente segnata dalla frustrazione, dall’insoddisfazione, dalla paura e dalla sofferenza. Questa è l’ovvia diagnosi cui è giunto il Dr. Buddha.
La prognosi però è molto positiva. Se si riesamina la propria vita e in particolare il proprio io, si scopre che l’esistenza non è assoluta, ma relativa. Ci si renderà conto, gradualmente, che noi e il nostro universo siamo totalmente interdipendenti. Si sperimenterà così la realtà della relatività totale, libera dalla dualità irrealistica che contrappone un “io” assoluto a un “altro da sé” altrettanto assoluto. Una volta capito questo si è liberi da quella battaglia contro l’universo che non avremmo mai potuto vincere; e questa libertà porterà a una beatitudine inesauribile.
La beatitudine del nirvana, sebbene sia spirituale, serve anche ad elevare la parte materiale di noi. Lo spirito solleva il corpo verso la beatitudine per mezzo della consapevolezza della libertà naturale. Trascende le dualità spirito-materia, mente-corpo, spirituale-fisico. Il nirvana è dunque il risultato di un processo critico di spietato realismo, non una fantasia di irrealistico idealismo. E’ per questa strada che il Buddismo, pur essendo una scienza spirituale, non manca di sviluppare la propria fisica, la propria comprensione del corpo, del cervello, delle cellule, delle molecole, dell’atomo e dell’energia subatomica, raggiungendo i livelli più profondi delle realtà della vita e della morte.
Tutto ciò è alla base dei recenti e frequenti scambi di opinioni tra gli scienziati buddisti e quelli occidentali, sollecitati instancabilmente da Sua Santità il Dalai Lama. Il progresso è stato frenato in qualche modo dall’arroganza nel credere che gli scienziati moderni possiedano tutta la capacità di discernimento, mentre gli scienziati buddisti si sono meramente imbattuti nel potere della meditazione, senza avere una conoscenza scientifica. Forse ci vorrà un secolo per superare tutto questo – ma il brutto è che forse non abbiamo un secolo di tempo per i nostri tentennamenti, mentre le tecnologie dell’industrializzazione nata dalle scienze materialistiche stanno allegramente distruggendo il pianeta! La “spiritualità” per il Buddha è la vita interiore della saggezza e della compassione – la saggezza della natura altruistica e relazionale di ogni persona e ogni cosa, che consente di vedere attraverso la preoccupazione dell’ego e di trovare il beato sollievo della libertà dall’infinita sofferenza dell’egocentrismo. Questa felicità realistica, libera e sorprendentemente spirituale soddisfa in modo così completo che apre naturalmente i nostri cuori alla sofferenza degli altri. E la compassione verso costoro, l’impossibilità di accettare che soffrano, ci fornisce energie inesauribili per condividere con loro la nostra felicità. La massima condivisione avviene attraverso la generosità, che trova agevolmente sistemi ingegnosi di donare agli altri cose e azioni e, cosa più importante, la conoscenza, per aiutarli a trovare la libertà dalla prigione dell’egoismo e a vivere la beatitudine dell’amore e della compassione tramite esperienze antiche e potenti quali “lo scambio dell’io e dell’altro”. Nei paesi occidentali i mistici hanno affermato che Dio è amore. Nei paesi orientali non solo i mistici, ma anche gli scienziati spiritualisti hanno scoperto che Buddha è essenzialmente un’infinita energia di compassione ricca di beatitudine, di cui possiamo tutti imparare a beneficiare.


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