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Tibet: Pechino proibisce le attività religiose a membri del partito e funzionari
May 26th, 2012 by admin

monaci in marcia per la difesa della loro religione in Tibet

monaci in marcia per la difesa della loro religione in Tibet

Tibet: Pechino proibisce le attività religiose a membri del partito e funzionari; di Nirmala Carvalho
Le autorità cinesi hanno diffuso una nota in cui minacciano di “licenziare in tronco” quanti professano una fede o partecipano a feste e funzioni. Punizioni “severe” per i “colpevoli”. Il Dalai Lama resta una “minaccia per l’unità nazionale”, da combattere assieme alle “forze separatiste”.

Dharamsala (AsiaNews) - Le autorità cinesi della Regione autonoma tibetana (Tar) hanno emesso una notifica, in cui proibiscono ai membri del partito comunista locale, ai dirigenti, ai funzionari amministrativi e persino agli studenti di partecipare ad attività religiose, fra cui la festa di Saga Dawa (il Vesak, in cui si celebra la nascita, l’illuminazione e l’abbandono della vita terrena del Buddha). La nota, rilanciata il 24 maggio scorso dal quotidiano ufficiale Tibet Daily, ed emessa dal Comitato per la disciplina, l’ispezione e il controllo dei dipartimenti del Tar, sottolinea che la partecipazione a funzioni o eventi religiosi implica “gravi violazioni alla disciplina politica e alla stabilità del lavoro” e annuncia “punizioni severe” per i colpevoli. Nella direttiva della leadership comunista cinese viene riservata una particolare attenzione verso “alcuni membri del Partito”, “dirigenti” di punta e “personale in pensione” che “credono ancora” nelle religioni, partecipano alle funzioni e varcano i confini per “assistere agli insegnamenti del Dalai Lama”. Questo mostra che la “fede politica” dei dirigenti “non è forte” e “non è nemmeno chiara” l’importanza della lotta contro forze “separatiste”, così come è percepito il leader spirituale dei tibetani del mondo. Il Dalai Lama, infatti, resta una “minaccia per l’unità nazionale” secondo Pechino.

La nota chiarisce inoltre che “non conta” quanto credito abbiano conquistato sino a oggi i funzionari governativi o i membri del partito nel loro lavoro, perché se sorpresi a professare una religione che “mette a rischio la stabilità” sono passibili di “licenziamento in tronco”. Il Comitato del Tar auspica al contempo una maggiore sorveglianza e un rafforzamento della disciplina sui luoghi di lavoro, come emerge da una direttiva in 18 punti diffusa nel febbraio di quest’anno.

Dall’inizio del 2012 almeno 19 funzionari di alto livello - tibetani e cinesi - sono stati degradati o cacciati per non aver saputo mantenere l’ordine e la stabilità nella regione. Il Tibet, infatti, è stato teatro di numerose proteste di piazza e diversi casi di suicidi di monaci e persone comuni, che hanno voluto rivendicare con un gesto estremo il desiderio di libertà e la possibilità di professare la propria religione senza vincoli o imposizioni.

Per questo la leadership del Partito comunista e il governo di Pechino pongono con particolare attenzione l’accento sulla stabilità, l’unità nazionale, la lotta alle religioni incuranti dei sentimenti popolari e della stessa volontà di molti quadri e funzionari interni all’amministrazione. Come riferito in diverse occasioni da AsiaNews, in Cina il comitato centrale cerca in ogni modo di fermare la diffusione delle religioni, ma il desiderio di fede e la ricerca di valori che vanno oltre il credo politico hanno spinto moltissimi dirigenti a convertirsi - spesso al cristianesimo - o ad abbracciare una fede religiosa (cfr. AsiaNews 20/12/2011 “Vade retro satana”: Nessuna religione per i membri del Partito cinese e AsiaNews 10/05/2012 La caduta degli dei: il Partito comunista non dà la felicità).


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