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La meditazione come “farmaco” per il cuore
October 25th, 2012 by admin

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La meditazione tiene a bada la pressione sanguigna

Uno studio condotto dal Medical College of Georgia è infatti giunto alla conclusione che due sessioni di meditazione da 15 minuti al giorno – una volta a casa, l’altra con l’istruttore – ha consentito agli allievi teenagers di una scuola di tenere a bada la pressione sanguigna per 4 mesi. La loro pressione sanguigna ha persino continuato a scendere nei quattro mesi successivi alla conclusione delle sessioni di meditazione. Uno studente, Nick Fitts, ha, ad esempio, ha beneficiato molto della meditazione. Nick ha due lavori, non ha una macchina ed aveva rapporti difficili con la madre. Lo stress ha fatto alzare la sua pressione sanguigna abbastanza da fargli rischiare di sviluppare l’ipertensione, anche se si tratta di un ragazzo che si mantiene attivo con vari hobby. Quando i dirigenti dell’università hanno chiesto a Fitts di partecipare allo studio che intendeva verificare gli effetti della meditazione sulla pressione sanguigna, ha pensato che fossero matti. Fitts però ora dice che il programma condotto a scuola lo ha aiutato, la meditazione lo calma e lo invoglia a pensare alle cose in maniera positiva. Ora egli è un allievo infermiere presso l’University of South Carolina di Aiken. I ricercatori hanno selezionato 5.000 allievi ed hanno osservato come 156 di loro avevano la pressione sanguigna a livelli simili a quelli di Fitts. Una metà dei componenti del gruppo ha frequentato sessioni di meditazione. L’altra metà, un gruppo di controllo, ha seguito corsi sull’educazione alla salute. Tutti gli allievi hanno portato i rilevatori di pressione sanguigna per 24 ore al giorno. Il gruppo di controllo non ha avuto alcuna riduzione della pressione sanguigna.
Un adulto su quattro ha l’ipertensione, un fattore di rischio per infarto e ictus, e secondo gli esperti coloro che negli anni dell’adolescenza hanno una pressione sanguigna più alta del normale hanno più probabilità di sviluppare malattie croniche, quando saranno adulti. La meditazione è solo un esempio di ciò che si può fare per mantenere bassa la pressione sanguigna. Una sana alimentazione, attività fisica regolare, ma anche i farmaci giusti. A confermarlo è Elizabeth Ofili, del Morehouse School of Medicine in Atlanta. Gli esperti raccomandano di tenere regolarmente sotto controllo il livello della pressione sanguigna, in quanto non è mai troppo presto per essere protetti sui rischio legati all’ipertensione.

La meditazione come “farmaco” per il cuore. I benefici del meditare superano quelli di una buona alimentazione.

Gli allievi delle sedute di meditazione hanno avuto anche tassi più bassi di assenteismo e di sanzioni disciplinari per violazione di regole interne della scuola, rispetto al gruppo di controllo. Quanto basta per poter includere la meditazione tra le attività scolastiche. Nel frattempo Fitts ha fatto sapere che ora medita per 45 minuti ogni mattina. “Faccio pace con me stesso” ha detto.Meditate gente, meditate. Più che un monito è diventato il consiglio di un’equipe di ricerca americana che ha messo in luce le qualità terapeutiche della meditazione trascendentale, tecnica mentale naturale che affonda le proprie radici nell’antica scienza Vedica. Non si tratta di una religione e non richiede l’adesione ad alcuna filosofia specifica; a questo si aggiunge, secondo i ricercatori del Medical College del Wisconsin e della Maharishi University dell’Iowa, la capacità di ridurre la mortalità fra i pazienti cardiopatici. Gli scienziati hanno diviso circa 200 volontari che soffrivano di problemi cardiaci in due gruppi, chiedendo al primo di seguire i principi della meditazione, al secondo più semplicemente di modificare il proprio stile di vita in direzione salutista, con particolare riguardo all’alimentazione. Dopo nove anni, i medici hanno verificato nel primo gruppo una una diminuzione di quasi il 50% di patologie letali come infarto e ictus rispetto agli altri volontari.
La ricerca è stata presentata nel corso della consueta riunione dell’American Heart Association e ha riguardato pazienti afro-americani con età media di 59 anni che soffrivano di restringimento delle arterie del cuore. Al primo gruppo sono state proposte sessioni di meditazione di 20 minuti, ripetute due volte al giorno, mentre gli altri hanno adottato uno stile di vita che prevedeva un regime alimentare modificato e più sano e un aumento dell’attività fisica. I risultati hanno mostrato un’efficacia maggiore della meditazione trascendentale rispetto all’alimentazione e al movimento. Non solo sono diminuite le morti e i problemi cardiovascolari, ma si è registrato anche un calo generalizzato della pressione sanguigna, dello stress e dei livelli di ansia.
Se altri studi avevano in precedenza dichiarato i benefici della meditazione su pressione e stress psicologico, questa ricerca, come afferma Robert Schneider, coordinatore dello studio e direttore del Centre for Natural Medicine and Prevention della Maharishi University dell’Iowa, “è il primo trial clinico controllato che mostra come praticare per anni la meditazione riduca l’incidenza degli eventi cardiovascolari, ovvero infarti, ictus, morte”.
La meditazione trascendentale può essere perciò considerata alla stregua di un farmaco naturale prodotto dal nostro organismo, fondamentale nel trattamento delle patologie legate al funzionamento del cuore. http://www.italiasalute.it/news.asp?ID=10261

Stress Reduction in the Secondary Prevention of Cardiovascular Disease. Randomized, Controlled Trial of Transcendental Meditation and Health Education in Blacks

    Robert H. Schneider, MD, FACC, Clarence E. Grim, MD, Maxwell V. Rainforth, PhD, Theodore Kotchen, MD, Sanford I. Nidich, EdD, Carolyn Gaylord-King, PhD, John W. Salerno, PhD, Jane Morley Kotchen, MD, MPH and Charles N. Alexander, PhD

    Author Affiliations. From the Institute for Natural Medicine and Prevention, Maharishi University of Management, Fairfield, IA (R.H.S., M.V.R., S.I.N., C.G-K., J.W.S., C.N.A.); Center for Natural Medicine and Prevention, Maharishi University of Management Research Institute, Maharishi Vedic City, IA (R.H.S., M.V.R., S.I.N., C.G-K., J.W.S.); and Department of Medicine, Medical College of Wisconsin, Milwaukee, WI (C.E.G., T.K., J.M.K.).

    Correspondence to Robert H. Schneider, MD, FACC, Institute for Natural Medicine and Prevention, Maharishi University of Management, Fairfield, IA 52556.

    E-mail RSchneider@mum.edu

Background—Blacks have disproportionately high rates of cardiovascular disease. Psychosocial stress may contribute to this disparity. Previous trials on stress reduction with the Transcendental Meditation (TM) program have reported improvements in cardiovascular disease risk factors, surrogate end points, and mortality in blacks and other populations.

Methods and Results—This was a randomized, controlled trial of 201 black men and women with coronary heart disease who were randomized to the TM program or health education. The primary end point was the composite of all-cause mortality, myocardial infarction, or stroke. Secondary end points included the composite of cardiovascular mortality, revascularizations, and cardiovascular hospitalizations; blood pressure; psychosocial stress factors; and lifestyle behaviors. During an average follow-up of 5.4 years, there was a 48% risk reduction in the primary end point in the TM group (hazard ratio, 0.52; 95% confidence interval, 0.29–0.92; P=0.025). The TM group also showed a 24% risk reduction in the secondary end point (hazard ratio, 0.76; 95% confidence interval, 0.51–0.1.13; P=0.17). There were reductions of 4.9 mm Hg in systolic blood pressure (95% confidence interval −8.3 to –1.5 mm Hg; P=0.01) and anger expression (P<0.05 for all scales). Adherence was associated with survival.

Conclusions—A selected mind–body intervention, the TM program, significantly reduced risk for mortality, myocardial infarction, and stroke in coronary heart disease patients. These changes were associated with lower blood pressure and psychosocial stress factors. Therefore, this practice may be clinically useful in the secondary prevention of cardiovascular disease.

American Heart Association, Accepted September 14, 2012. http://circoutcomes.ahajournals.org/content/early/2012/11/13/CIRCOUTCOMES.112.967406.abstract


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