Parigi 11 ottobre 2003 Gli insegnamenti di S.S. Dalai Lama

Su Santità il Dalai Lama: \"Se dovessimo accettare che i fenomeni non sono generati in base ad un rapporto di cause – condizioni, non potremmo comprendere come effettivamente esiste la realtà. Se dovesse esistere un’origine senza una sua causa, allora non saremmo in grado di spiegarci molti fenomeni\".

Sua Santità il Dalai Lama
Sua Santità il Dalai Lama: “Quando parliamo d’amore e di compassione, dobbiamo aver chiaro che si tratta di qualità intrinseche in ogni essere, sono qualità che possediamo dalla nascita in quanto intrinseche alla mente”. Così esordisce il Premio Nobel per la Pace nell’immenso e gremito stadio coperto di Parigi Bercy.

Gli insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Parigi, 11 ottobre 2003

1. Introduzione al buddhismo

sabato 11 ottobre, mattino e pomeriggio, e domenica 12 ottobre, mattino.

Sebbene il progresso materiale nel mondo moderno sia straordinario, la ricerca del senso della vita e di un modo per vincere la sofferenza resta al centro delle nostre preoccupazioni. In tale contesto, il Dalai Lama ha presentato un’introduzione completa alla Via buddhista, dimostrandoci come, attraverso il sentiero spirituale, possiamo non solo liberare la mente dalla sofferenza, ma anche conseguire una felicità profonda e autentica.

Risvegliare la bontà e l’amore innati in ciascuno di noi è il primo passo lungo questo sentiero, che gradualmente conduce alla realizzazione della saggezza e della compassione, ossia al pieno sviluppo del nostro potenziale umano. Da questo stato di pace interiore, poi, originiamo la mente dell’Illuminazione, o spirito del Risveglio, che in ultimo ci consentirà di realizzare la buddhità e sviluppare un senso di responsabilità universale nei confronti di tutti gli esseri senzienti.

Il Dalai Lama ci offre dei consigli pratici su come superare le difficoltà alle quali siamo confrontati nella vita moderna, unendo la sua profonda esperienza personale degli insegnamenti buddhisti con una profonda comprensione del mondo contemporaneo.

Questo primo giorno d’insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama inizia con una coreografia semplice ma solenne. Sua Santità il Dalai Lama siede su una poltrona di velluto bordeaux affiancato dal suo qualificato traduttore francese, il monaco Matthieau Richard. Entrambi trovano posto su un gran palco giallo alle cui spalle spicca un immenso rettangolo, pure giallo, attraversato verticalmente da una gran striscia di color rosso.

Sua Santità il Dalai Lama

Quando parliamo d’amore e di compassione, dobbiamo aver chiaro che si tratta di qualità intrinseche in ogni essere, sono qualità che possediamo dalla nascita in quanto intrinseche alla mente. Quando parliamo d’attitudini interiori non mi riferisco solo a dei fattori che rivestono elevati valori spirituali, ma ad attitudini estremamente importanti anche per il nostro benessere fisico. La nostra vita è caratterizzata dall’interdipendenza: tutti noi siamo dipendenti dagli altri. Pensiamo alla vita dei mammiferi. La crescita dei loro piccoli dipende dalla cura dei loro genitori: altrimenti non avrebbe ragione sviluppare amore e compassione per i propri figli. È estremamente importante comprendere i vincoli d’interdipendenza. Tuttavia esistono molti animali che, non appena nati, devono imparare a vivere da soli. Ad esempio, le tartarughe non appena uscite dal guscio, devono imparare a cavarsela da sole.

I fattori dell’amore e della compassione sono quindi estremamente importanti, anche per permettere lo stesso sviluppo fisico del neonato. Ma, in questo caso, la tartaruga non sarebbe in grado di riconoscere la sua prole. Ammalarsi e guarire sono eventi del tutto naturali. Di conseguenza, sappiamo anche realizzare atti di guarigione della mente con piena naturalezza. Se abbiamo la potenzialità di dissipare l’ignoranza, siamo pure soggetti ad una serie d’attitudini negative, come il risentimento, l’attaccamento e la rabbia: tutte fonti di sofferenza. È importante comprendere il rapporto intercorrente tra stato mentale e stato di felicità.

È IMPORTANTE ESSERE CONSAPEVOLI DEL FATTO CHE QUESTO PROCESSO DI MIGLIORAMENTO AVVIENE SOLO PER OPERA D’UNO SFORZO COSCIENTE E PERSONALE.

Tra questi fattori impliciti della mente è importante saper distinguere le attitudini positive da quelle negative. Per questo scopo dobbiamo far ricorso alle capacità delle nostre facoltà intellettive. È da più di 3.000 anni che la cultura indiana è volta allo sviluppo delle qualità interiori. Proprio per questo motivo si sono sviluppati in India molte concezioni religiose finalizzate a promuovere le qualità positive della mente e, viceversa, a sedare quelle negative.

Quando ci troviamo all’aperto, nell’ambiente naturale, apprezziamo i raggi del sole che ci trasmettono calore e luce, viceversa, temiamo l’oscurità che sviluppa insicurezza e tristezza: ecco perché le tradizioni arcaiche adoravano il sole. Mentre le concezioni filosofiche più avanzate s’impegnano ad analizzare ed a ricercare l’origine della felicità.

Per questo motivo sono sorte delle concezioni religiose basate sulla presenza o meno d’un dio creatore. Inizialmente, le capacità intellettive dell’essere umano erano più limitate. Alcune religioni erano basate sulla presenza d’un dio creatore da cui ha avuto origine la vita, mentre altre concezioni non sceglievano questa strada. tutte le tradizioni religiose che hanno sviluppato una ricerca filosofica hanno in comune ed attribuiscono gran importanza al messaggio dell’altruismo, dell’amore e della compassione, considerandole delle qualità molto importanti ai fini della promozione del benessere e della felicità. Sia il Buddhismo, che l’Induismo, il Giainismo, il Cristianesimo e l’Islam sono tutte religioni che rimarcano l’importanza dello sviluppo dei valori interiori. Le religioni teistiche descrivono il dio creatore come l’impersonificazione dell’amore e della compassione. Tutte le maggiori religioni attribuiscono al maestro promulgatore o al dio creatore tutte le doti della compassione e dell’amore. Dal che emerge che si tratta di temi comuni di necessaria esistenza. Con mente imparziale possiamo osservare che tutte, indistintamente tutte, le principali religioni sono volte ad indicare all’umanità la strada fondamentale dello sviluppo dell’amore e dell’altruismo. Esistono tuttavia delle differenze sul perché vadano sviluppate queste qualità, in base alla disponibilità d’adattamento ed alle inclinazioni dei diversi individui. Questo è il comun denominatore che possiamo trovare in tutte le religioni, che ci permette di sviluppare la comune predisposizione all’ecumenismo. Siamo coscienti d’essere entrati nel 21° secolo, di trovarci in un periodo di grande progresso materiale, tuttavia non sembra che sia altrettanto per quanto riguarda lo sviluppo correlato alla formazione interiore degli esseri umani. Nella nostra lingua tibetana abbiamo il temine gnomon che indica le oscurazioni, le afflizioni. Sarebbe opportuno trovare un termine che lo renda bene nell’ambito del sistema educativo. Le attitudini all’amore ed alla compassione sono generalmente conosciute come induttrici di benessere interiore e di felicità. Rispetto al panorama di alcuni secoli fa non vedo differenze sostanziali in termini di capacità di gestione delle emozioni. Personalmente, non vedo un gran progresso in questo senso.

A New York in occasione d’un mio insegnamento, mi fu chiesto se non era il caso di cambiare il modo d’insegnare. Risposi che questo è finalizzato a cambiare le attitudini negative. Ma le afflizioni che incombevano sull’umanità alcuni secoli orsono, fatti i dovuti cambiamenti, le possiamo ritrovare nel nostro tempo.

L’indirizzo specifico ed unilaterale peculiare del Buddhismo consiste nell’applicazione d’un metodo finalizzato ad eliminare le emozioni negative, le afflizioni della mente. Anche nelle concezioni filosofiche indiane troviamo quella che accetta l’asserzione d’un dio creatore mentre l’altra lo nega, chi sostiene la concatenazione delle rinascite mente altri non sono d’accordo, chi sostiene l’esistenza d’un sé tra gli aggregati mentre altri lo negano.

Queste diverse concezioni sono in realtà necessarie ed utili in quanto gli esseri umani manifestano diverse predisposizioni. Per alcuni è più consono il fatto che i fenomeni origino da cause e condizioni, senza la necessità d’un creatore. Per altri è esattamente l’opposto. Le concezioni filosofico religiose sono congeniali alle capacità di comprensione degli individui.

Il Buddhismo esprime non una, ma diverse scuole filosofiche: Cittamatra o della sola mente (che giunge a conclusioni sia nichiliste sia eterna liste), Madyamika o della Via di Mezzo. Il Buddhismo ha espresso una visione interpretabile in diversi modi, in quanto è adattabile alle diverse predisposizioni dei vari discepoli. Tutte, comunque, le religioni e le scuole filosofiche sono concordi nella necessità di coltivare le qualità dell’amore e della compassione. Tuttavia, se intendiamo beneficiare gli altri, dobbiamo acquisire una conoscenza profonda e vasta tale da permetterci d’essere di giovamento a tutti gli esseri. Perché, proprio da una prospettiva più generale, sorge l’esigenza di non limitare il nostro intervento, la nostra attitudine positiva solo verso alcuni, ma emerge la necessità che questa sia indirizzata indistintamente verso tutti gli esseri. Questa è la base che accomuna tutte le correnti spirituali. Quando parliamo di diversità religiose e di verità, e quando viceversa parliamo d’un’unica religione e d’un’unica verità, non intendo esprimere dei concetti in contraddizione, anzi, intendo far comprendere che entrambi rappresentano dei bisogni necessari e complementari. Fra voi che m’ascoltate, alcuni credono in una religione ed altri sono atei. È comunque importante, al fine di maturare fiducia e comprensione per la propria concezione religiosa, sviluppare la comprensione d’un’unica verità ed indirizzo, impegnandosi nella pratica religiosa confacente alle proprie predisposizioni. A questo proposito, consiglio comunque di seguire quella determinata dalle proprie tradizioni.

Non deve succedere come a quella signora irlandese nata e cresciuta cristiana, diventata buddhista quando s’accostò alla dottrina di Buddha, ma in completa confusione al momento della morte. Questo non va bene, non è proficuo. Se non si è più che convinti di voler cambiar fede, basandosi su argomentazioni razionali e non sull’impeto del momento, è molto meglio restare delle proprie convinzioni religiose, quelle in cui siamo nati e cresciuti.

All’inizio della sua storia, l’umanità non dedicava molto interesse ai problemi d’ordine religioso. I barlumi di religiosità che accompagnavano la nascita dell’uomo erano volti a sviluppare una cultura religiosa tesa all’immediato conseguimento dei bisogni quotidiani, del benessere e dell’integrità fisica. Non si pensava tanto alle rinascite ma già si accettava l’idea d’un sé permanente. Per forza di cose l’attenzione era decisamente diretta a raggiungere un benessere contingente, quotidiano. Le visioni filosofiche erano puntate a conseguire un benessere material. I testi di logica in cui s’esamina la concezione filosofica non buddhista evidenziano che alcune concezioni accettano l’esistenza dei fenomeni oggetto di percezione diretta, per cui ciò che non esiste è ciò che non viene percepito direttamente. Perciò tutto ciò che viene inferito è considerato inesistente. Per fare due esempi, queste scuole accettano fenomeni come: il germoglio che nasce dal seme, la madre che genera il figlio. Tuttavia costoro non asseriscono affatto che questi fenomeni derivano da cause e condizioni, anzi, al contrario sostengono che si tratta di fenomeni spontanei. Se dovessimo accettare che i fenomeni non sono generati in base ad un rapporto di cause – condizioni, non potremmo comprendere come effettivamente esiste la realtà. Se dovesse esistere un’origine senza una sua causa, allora non saremmo in grado di spiegarci molti fenomeni.

Per i Samkya esiste una causa, caratterizzata da un’origine primordiale, da cui si generano i fenomeni. Questa sostanza primordiale, per i Samkya è permanente. Alla domanda: esiste una mente pianificatrice, un creatore? I Samkya rispondono distinguendosi tra teistici e non teistici.

Sua Santità il Dalai Lama a Parigi 11 – 17 ottobre 2003

“Non convertitevi facilmente al Buddismo” Cosi esordisce il leader spirituale del Paese delle nevi di fronte a migliaia e migliaia di persone giunte da tutt’Europa, anzi rappresentanti dei popoli della terra.

Sua Santità il Dalai Lama è diventato uno dei massimi leader spirituali del nostro tempo. Il suo messaggio di pace e la sua capacità di comprensione ha toccato milioni di uomini e donne che, nel mondo.
Sua Santità il Dalai Lama è diventato uno dei massimi leader spirituali del nostro tempo. Il suo messaggio di pace e la sua capacità di comprensione ha toccato milioni di uomini e donne che, nel mondo

Capo spirituale e temporale dei tibetani, Sua Santità il Dalai Lama è diventato uno dei massimi leader spirituali del nostro tempo. Il suo messaggio di pace e la sua capacità di comprensione ha toccato milioni di uomini e donne che, nel mondo, hanno presenziato ai suoi insegnamenti, li hanno ascoltati o letti. Nato il 6 luglio 1935 in un piccolo villaggio del Tibet nord-occidentale, Tenzin Gyatso venne riconosciuto all’età di tre anni quale incarnazione dei suoi tredici predecessori, manifestazioni di Chenrezig, il bodhisattva della compassione, in questo mondo. A Lhasa, capitale del Tibet, egli ricevette una formazione di altissimo livello per prepararsi ai suoi futuri compiti politici e religiosi. Quando, nel 1949, la Cina invase la provincia orientale del Tibet, il giovane Dalai Lama, non ancora quindicenne, cercò invano di stabilire un dialogo con le forze di occupazione, e invano perorò la causa della non-violenza, cuore del buddhismo. Infine, nel 1959, egli si rassegnò all’esilio in India, ove gli fu offerto asilo politico insieme ad altri ottantamila tibetani. Nel 1989 ricevette il premio nobel per la Pace. Oggi il Dalai Lama vive a Dharmasala, un villaggio sulle pendici indiane dell’Himalaya, dove ha stabilito la sede del governo in eslio. Egli continua ad insegnare il buddhismo e medita più di cinque ore ogni giorno, conciliando la sua vita monastica con i suoi compiti politici. I suoi solidi valori, il pacifismo, il carisma e l’umiltà, oltre alla sua personalità calorosa, lo rendono una delle persone più amate del pianeta. Le sue conferenze pubbliche e gli insegnamenti, vere lezioni di vita, pace, tolleranza e compassione, attraggono ogni anno sempre più gente proveniente da tutto il mondo: il Dalai Lama incarna la Saggezza nel nostro tempo.

Gli insegnamenti

1. Introduzione al buddhismo: sabato 11 ottobre, mattino e pomeriggio e mattino di domenica 12 ottobre 2003.

Sebbene il progresso materiale nel mondo moderno sia straordinario, la ricerca del senso della vita e di un modo per vincere la sofferenza resta al centro delle nostre preoccupazioni. In tale contesto, il Dalai Lama ha presentato un’introduzione completa alla Via buddhista, dimostrandoci come, attraverso il sentiero spirituale, possiamo non solo liberare la mente dalla sofferenza, ma anche conseguire una felicità profonda e autentica.

Sua Santità il Dalai Lama ci offre dei consigli pratici su come superare le difficoltà alle quali siamo confrontati nella vita moderna, unendo la sua profonda esperienza personale degli insegnamenti buddhisti con una profonda comprensione del mondo contemporaneo.

Sua Santità il Dalai Lama ci offre dei consigli pratici su come superare le difficoltà alle quali siamo confrontati nella vita moderna, unendo la sua profonda esperienza personale degli insegnamenti buddhisti con una profonda comprensione del mondo contemporaneo.

Il Dalai Lama ci offre dei consigli pratici su come superare le difficoltà alle quali siamo confrontati nella vita moderna, unendo la sua profonda esperienza personale degli insegnamenti buddhisti con una profonda comprensione del mondo contemporaneo.

2. Conferenza pubblica: “Pace interiore, pace universale”– Domenica 12 ottobre 2003, pomeriggio

“Il disarmo esteriore inizia con il disarmo interiore. L’unica vera garanzia di pace è dentro di noi” (S.S. il Dalai Lama)

3. Insegnamenti sull’Omaggio alla vacuità e sui Commentari sulla bodhicitta da lunedì 13 ottobre a giovedì 16 ottobre 2003, mattino e pomeriggio.

Per quattro giorni Sua Santità il Dalai lama ha commentato due brevi trattati di Nagarjuna: Omaggio alla vacuità e Commentari sulla bodhicitta. Tali commentari approfondiscono la nostra comprensione della mente dell’Illuminazione, o spirito del Risveglio, cui è dedicato anche il precedente week-end introduttivo, in base ai suoi due inseparabili aspetti: la compassione universale nei confronti di tutti gli esseri senzienti e la saggezza, la profonda visione della vacuità.

È soltanto realizzando la vacuità del sé e dei fenomeni, e generando l’aspirazione a conseguire l’Illuminazione per il bene di tutti gli esseri senzienti che potremo raggiungere la completa Illuminazione. Ricorrendo ad esempi semplici Sua Santità renderà tutti questi insegnamenti accessibili a, chiarendo gli aspetti più profondi del sentiero spirituale.

È stata un’opportunità unica per incontrare uno dei più amati leader spirituali del nostro tempo e ricevere insegnamenti da lui. Il suo messaggio universale di pace, amore e compassione è accessibile e di prima importanza tanto per i buddhisti che per i non buddhisti.

4. Iniziazione di Akshobya Venerdì 17 ottobre, mattino

Un’iniziazione è l’indispensabile passo che precede le pratiche più avanzate del buddhismo tibetano. Questa abilitazione, in particolare, è specificatamente correlata al buddha Akshobya (Mitrukpa in tibetano) la cui principale attività è alleviare la frustrazione, la sofferenza e la malattia. Si tratta di un’iniziazione aperta a tutti, che è stato possibile ricevere anche come una semplice benedizione.

L’associazione Compassion Paris 2003. www.dalailama-paris2003.com

Sua Santità è stato invitato a Parigi ad opera dell’associazione “Compassion Paris 2003”, che ha organizzato gli insegnamenti in programma durante la visita del Dalai Lama a Parigi nell’ottobre 2003, ed è formata da centri buddhisti dell’Île-de-France che rappresentano le varie scuole di buddhismo tibetano. Le attività dell’associazione sono coordinate dai centri che l’hanno fondata (Dharma Ling, Kagyu Dzong, Kalachakra, Padma Ling, Rigpa France e Yungdrung Bön) a cui spetta il compito di coordinamento, e da centri membri (Association Dzogchen, Drukpa Paris, Detchen Eusel Ling, Institut Guépèle, Sakya Kunga Ling, Shambala Paris, Tarab France…) che hanno collaborato nella preparazione dell’evento. L’associazione opera in stretta collaborazione con la Federation of Tibetan Buddhism (F.B.T.) e con le autorità nazionali, regionali e locali. Gli insegnamenti hanno avuto luogo allo stadio “Palais Omnisports Paris Bercy”, nel XVI arrondissement (75012). Si tratta di un immenso spazio coperto, accessibile ai portatori di handicap, che garantisce un’ottima visibilità grazie alla presenza di schermi panoramici.

Sua Santità il Dalai Lama à Parigi

“Non convertitevi facilmente al Buddismo”

Cosi esordisce il leader spirituale del Paese delle nevi di fronte a migliaia e migliaia di persone giunte da tutt’Europa, anzi rappresentanti dei popoli della terra. E’ meglio che ciascuno rimanga nella religione cui è familiarizzato, anziché convertirsi in un’altra e poi pentirsene. Fin dagli anni ’50 incontrai delle persone che avevano operato la scelta di cambiare religione, rispetto a quella in cui erano cresciuti. Tuttavia, proprio per questa ragione, più avanti nella loro vita ebbero modo di ricredersi. Questa scelta creò loro molti più problemi di quanto non avevano prima. Ho anche incontrato una giovane tibetana che mi disse: “MI sono convertita al cristianesimo, ma nella prossima vita voglio essere di nuovo Buddhista. Perciò penso che sia meglio, se si è credenti, mantenersi nella religione in cui si è cresciuti, con la quali ci si è familiarizzati”.

Sua Santità Tenzin Gyatso, il quattordicesimo Dalai Lama in esilio dal 1959, ha effettuato una visita a Parigi dall’11 al 17 ottobre, nel corso della quale ha presentato un’introduzione particolareggiata alla Via buddhista, mostrandoci come, tramite il sentiero spirituale, siamo in grado non solo di liberare la mente dalla sofferenza, ma anche di raggiungere una felicità profonda ed autentica. “Risvegliare la bontà e l’amore innati in ciascuno di noi – ha sottolineato il Premio Nobel per la Pace – è il primo passo lungo questo sentiero, che gradualmente conduce alla realizzazione della saggezza e della compassione, vale a dire al completo sviluppo del nostro potenziale umano. Da questo stato di pace interiore, successivamente, originiamo la mente dell’Illuminazione, o spirito del Risveglio, che in un ulteriore momento ci permetterà di realizzare la buddhità e maturare un senso di responsabilità universale nei confronti di tutti gli esseri senzienti”.
Il Dalai Lama ci ha offerto tutta una serie di consigli pratici su come superare le difficoltà con le quali dobbiamo confrontarci nella vita moderna, unendo la sua profonda esperienza personale degli insegnamenti buddhisti con la profonda saggezza della pace interiore, la pace universale. Per quattro giorni Sua Santità il Dalai lama ha commentato con parole amorevoli ed incisive due brevi trattati di Nagarjuna: “Omaggio alla vacuità” e “Commentari sulla bodhicitta”. Tali testi sono stati scelti in quanto particolarmente adatti ad approfondire la nostra comprensione della mente dell’Illuminazione, o spirito del Risveglio, in base ai suoi due inseparabili aspetti: la compassione universale verso tutti gli esseri senzienti e la saggezza, la profonda visione della vacuità. “È solamente realizzando la vacuità del sé e dei fenomeni, e generando l’aspirazione a conseguire l’Illuminazione per il bene di tutti gli esseri senzienti – ha ribadito più volte Sua Santità – che potremo raggiungere la completa Illuminazione. Ricorrendo ad esempi semplici Sua Santità ha reso tutti questi insegnamenti accessibili all’enorme ed attento pubblico convenuto da ogni parte del pianeta, rendendo limpido gli aspetti più profondi del sentiero spirituale. In questo modo il suo messaggio universale di pace, amore e compassione si è reso accessibile, in tutta la sua rilevanza, tanto per i buddhisti che per i non buddhisti. Poiché un’iniziazione è l’indispensabile passo che precede le pratiche più avanzate del buddhismo tibetano, al termine degli insegnamenti, in un’atmosfera di particolare spiritualità, Sua Santità ha conferito l’iniziazione di Akshobya (Mitrukpa in tibetano) la cui principale attività è alleviare la frustrazione, la sofferenza e la malattia. Sua Santità è stato invitato a Parigi dell’associazione “Compassion Paris 2003”, primo esempio in Europa di una struttura appositamente costituita per organizzare in forma unitaria gli insegnamenti in programma durante la visita del Dalai Lama, nel nosto caso a Parigi nell’ottobre 2003. Le attività dell’associazione sono dirette dai centri che l’hanno fondata: Dharma Ling, Kagyu Dzong, Kalachakra, Padma Ling, Rigpa France e Yungdrung Bön.

Il Dalaï Lama a Parigi è stato accolto da un gran pubblico curioso, attento, sereno ed incline a capire il suo messaggio. Più di 12.000 persone si sono presentate, facendo lunghe code all’ingresso per ascoltare i preziosi insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama. Venuti da ogni parte del mondo e della Francia, si percepiva una presenza attenta ad ascoltare e a capire il messaggio d’amore e di compassione universale del Leader spirituale del Tibet. Tante e tante persone, in molti venuti dall’Italia, che applaudivano dolcemente, che hanno riservato un’accoglienza sobria ma calorosa a Dalaï Lama: per un’intera settimana essi hanno trasformato in un tempio del buddhismo il gigantesco Palais Omnisports di Bercy. Si è trattato d’un evento che ha segnato il tutto esaurito, Più di 12.000 praticanti, ammiratori, simpatizzanti, semplicemente curiosi, hanno affollato il Bercy Omnisport Stadium per una serie di insegnamenti durati praticamente una settimana Dalai Lama.

Il Buddhismo è la religione a più rapida espansione in Francia, si stimano oltre 5 milioni di francesi convertiti al Buddismo o vicini ad esso, e 500.000 praticanti. Ovviamente la stampa francese ha evidenziato un crescendo d’interesse per il Buddismo in Francia, tradizionalmente fedele alla Chiesa Cattolica ma con una forte minoranza di cinque milioni di mussulmani

Sua Santità Il Dalai Lama sta intensificando la sua attività per promuovere la pace ed intende dar vita “al comitato mondiale per la pace”.

Intendo promuovere un gruppo di “persone di buona volontà” che si prodighino per la pace in Iraq. A questo comitato dovrebbero partecipare degli scienziati, intellettuali, filosofi, personalità religiose, questi potrebbero andare in Iraq per ricercare e proporre una soluzione.

Un iniziativa simile potrebbe già operare per risolvere il conflitto tra israeliani e palestinesi.

Il leader Buddhista ha lanciato l’idea di formare un comitato internazionale d’alte personalità, a partire dai premi Nobel per la Pace, che s’impegni a fondo a favore della pace, particolarmente nelle aree calde di crisi. Il punto di partenza sarebbe il problema Iraq. Tra I primi nomi egli ha proposto l’ex presidente della Repubblica Ceca Vaclav Havel ed il Premio Nobel per la Pace Arcivescovo Desmond Tutu. Rispondendo alle domande alla conferenza pubblica di domenica 12 ottobre in un Palazzo Omnisport di Bercy che più gremito di così non si poteva (si parlava di 14.000 spettatori), il Kundun ha aggiunto d’aver preso in considerazione l’idea di recarsi a Bagdad, prima che scoppiasse il conflitto e cadesse il regime. Sua Santità Il Dalai Lama ha dichiarato:Sono sempre disposto ad impegnarmi per la pace, anche da solo, e credo di riuscire a produrre dei risultati, ma se creiamo un comitato mondiale di figure internazionali mosse dal solo scopo della pace, credo che i risultati possano essere ben maggiori. Penso fermamente che queste alte personalità recandosi in quest’area, possano veramente rappresentare la pace, l’umanità intera, e non questo o quel governo. Quando sta per esplodere una crisi di violenta intensità, credo che questi leader della pace debbano intensificare la loro azione per identificare una via per risolvere i problemi”.

Vedi il nostro articolo pubblicato sul n. 15, novembre 2003, della rivista Dharma http://www.sangye.it/index.php?cod=d

His Holiness the Dalai Lama’s teachings Zangskar 2009

His Holiness the Dalai Lama warmly welcomed at Leh airport by Chief Minister Omar Abdullah

His Holiness the Dalai Lama warmly welcomed at Leh airport by Chief Minister Omar Abdullah

His Holiness the Dalai Lama today Monday, August 10, arrived on a 20-day religious tour of Ladakh, a predominantly Buddhist region of Jammu and Kashmir state.
Welcoming the Tibetan leader was the Chief Minister Omar Abdullah, his cabinet colleagues and government officials. The Chief Minister took the role of a chauffeur by driving the Tibetan leader in an official vehicle from Bakula airport to Shiwai Gatsel, His Holiness’ palace in Choglamsar, near the capital Leh.
Large crowds of locals, including Buddhists, Muslims and Hindus with flowers, incense and traditional well-wishing scarves (khatag) stood on each side of the road to get a glimpse of the Tibetan leader on his way to the palace.
After arriving at the palace, the Tibetan leader expressed his gratitude to the Chief Minister for the hospitality his state has offered. His Holiness also told Omar that he had a very friendly relationship with his grandfather and founder of National Conference Sheikh Mohammad Abdullah and his father Farooq Abdullah.
The Tibetan leader will confer religious initiations and give teachings in various places including Zanskar region and will finish his tour on August 29.

 

 

In the meanwhile, the special pilgrimage group of FPMT Sangye Cioeling Dharma Center (named by his His Holiness the Dalai Lama) Dharma for inner peace and harmony, Sondrio Italy, is on a journey through the high Himalayan passes of Ladak to reach the heart of the culture of the Land of Snows in India: the remote valley of Zanskar, where His Holiness the Dalai Lama will give his precious teachings August 17-19 which will be completed with the Mitrupka initiation. We will maintain our promise: we will write and register on this blog the words of wisdom of His Holiness the Dalai Lama for the benefit of all sential beings and for those who are unable to come right up here.

Sua Santità il Dalai Lama a Losanna

L\'arrivo di Sua Santitàil Dalai Lama nell\'aula degli insegnamenti.

Sua Santità il Dalai Lama accolto festosamente a Losanna

Su invito di Namkha Rinpoche ed il suo centro buddhista, la Comunità internazionale Rigdzin, in un gremissimo auditorio che ha fatto il tutto esaurito con oltre 6.500 persone provenienti da tutto il mondo, il 4 agosto 2009 Sua Santità il Dalai Lama ha conferito a Losanna un giorno d’insegnamenti sul testo di Lama Tsongkhapa “I tre aspetti principi del sentiero”. Come è solito, già nelle premesse, Sua Santità il Dalai Lama ha esortato i presenti a mantenere le proprie convinzioni religiose ed ha ribadito che, per la conoscenza e l’acquisizione dei principi del Buddhismo, non è solo importante studiare e conoscere i testi ed i contenuti, ma è necessario vagliare, verificare e sperimentare personalmente ed accuratamente quanto appreso: solo allora si potrà pensare di poter abbracciare un’altra religione.
Più tardi, Sua Santità il Dalai Lama ha incontrato più di 4’000 tibetani, praticamente l’intera comunità tibetana in Svizzera e nel Liechtenstein. Sua Santità il Dalai Lama ha parlato dell’importanza di promuovere un’istruzione moderna ed i comportamenti etici, cui ha fatto seguito la locuzione del Kalon Tripa, Prof. Samdhong Rinpoche.

Nella gremita e vivace CONFERENZA STAMPA tenuta il giorno stesso a Losanna ed in quella del 6 agosto a Ginevra, Sua Santità il Dalai Lama ha spiegato i suoi due principali impegni della vita: la promozione dei valori umani e l’armonia tra le religioni, impegni che egli porterà avanti per tutta la vita.

Circa l’attuale situazione in Tibet, Sua Santità il Dalai Lama ha espresso speranza per quanto riguarda la soluzione della questione del Tibet. Sua Santità ha affermato che, da una prospettiva più ampia, è fiducioso grazie al crescente interesse da parte del popolo cinese sulla questione del Tibet ed alla conseguente solidarietà.

Sua Santità il Dalai Lama evidenzia il fallimento della politica cinese verso la minoranze, che ha portato solo incomprensioni e proteste di piazza.

Sua santità il Dalai lama e la bandiera tibetana

Sua santità il Dalai lama e la bandiera tibetana

Ripete che non basta lo sviluppo economico, ma occorre onestà e autorità morale. E lancia una nuova possibilità di dialogo.
La politica cinese degli ultimi 60 anni verso le minoranze etniche “non è riuscita a conquistare la loro fiducia” e deve essere cambiata. Sua Santità il Dalai Lama, leader spirituale in esilio dei buddisti tibetani, dice in conferenza stampa che Pechino deve affrontare i problemi del rapporto con le minoranze in modo realista e non soltanto ideologico.

Egli spiega che “il solo denaro non porterà una buona immagine della Cina, né fiducia. La fiducia è fondata sulla trasparenza e l’onestà”. Pechino è stata spesso accusata di praticare una politica repressiva verso le minoranze etniche del Paese (come i tibetani e gli uighuri), cercando di eliminarne persino le tradizioni e la lingua. Alle accuse la Cina ha sempre risposto di aver portato maggiori opportunità e un grande sviluppo economico in quelle regioni. Le etnie locali ribattono che lo sviluppo economico ha favorito soprattutto gli interessi dei milioni di etnici han immigrati in Tibet e Xinjiang, al punto da rendere gli autoctoni una minoranza nella loro terra.

Sua Santità il Dalai Lama ribadisce, invece, che “l’autorità morale è davvero essenziale”, anche se la Cina sta diventando una superpotenza economica mondiale. Il leader tibetano non cerca una facile condanna della repressione cinese, ma ripete che anche “l’armonia è davvero essenziale….

E’ nostra comune responsabilità trovare una soluzione [per convivere], senza separatismo”. Pechino accusa Sua Santità il Dalai Lama di essere un pericoloso terrorista che desidera la secessione del Tibet dalla Cina. Questi ha sempre risposto di volere solo una maggiore autonomia. In Tibet è in atto una sistematica repressione, dopo le proteste di piazza esplose nel marzo 2008. Nella primavera 2008, dopo che molti leader politici avevano minacciato di boicottare le Olimpiadi per protesta, Pechino ha accettato di riaprire un tavolo di trattative con rappresentanti di Sua Santità il Dalai Lama, che però si sono chiuse subito dopo i Giochi senza alcuna concessione.

Sua Santità il Dalai Lama ha spiegato che, poiché è difficile un colloquio con i leader, ora i tibetani “cercano di avere rapporti con gli intellettuali cinesi” e hanno avuto riscontri “molto positivi”.

“Qualcosa sta cambiando. Ho fiducia che gli intellettuali e la popolazione cinese vedano le questione in modo più realistico…. Sono molto ottimista”, ha concluso. , citando oltre 600 articoli ha detto sono stati pubblicati l’anno scorso dal popolo cinese a sostegno della causa tibetana.  … Continue reading »

Insegnamenti di S.S. il Dalai Lama Francoforte 30-31 luglio ’09

Sua Santità il Dalai Lama: "Il concetto di noi e di loro è da considerarsi completamente fuori luogo. Dobbiamo pensare a tutti come parte di noi stessi”.

Sua Santità il Dalai Lama: "Il concetto di noi e di loro è da considerarsi completamente fuori luogo. Dobbiamo pensare a tutti come parte di noi stessi”.

Sua Santità il Dalai Lama è stato dal 29 luglio al 2 agosto 2009 a Francoforte in Germania per trasmettere i suoi preziosi insegnamenti sul testo “Gli Stadi Intermedi della Meditazione” dal grande maestro indiano Acharya Kamalashila e per incontrare decine di migliaia di persone esortando a coltivare l’amore e la compassione universale.

Sua Santità il Dalai Lama è giunto il 29 luglio 2009 a Francoforte in Germania provenendo da Varsavia, dove è stato insignito della cittadinanza onoraria. L’odierna visita in Germania del Premio Nobel per la Pace, ben la trentacinquesima, è merito di tre organizzazioni tedesche: Tibethaus Deutschland e.V., Deutsche Buddhistische Union e.V. and Pagoda Phat Hue, Tibethaus Deutschland e V, Deutsche Buddhistische Union eV Pagoda e Phat Hue, una comunità buddista vietnamita.
Sua Santità il Dalai Lama visitò per la prima volta la Germania nel 1973. La Germania è il paese più visitato in Europa, da Sua Santità, come riflesso dell’enorme interesse e sostegno a Sua Santità il Dalai Lama ed alla questione tibetana.

Sua Santità il Dalai Lama è stato accolto al suo hotel dal capo di Stato dal Lander dell’Assia, il ministro Roland Koch e dai membri della comunità tibetana e vietnamita.
Sua Santità e Roland Koch tenuto congiuntamente una conferenza stampa alla presenza di oltre 130 giornalisti, fotografi e cameraman.
L’indomani 30 luglio 2009, il secondo giorno della sua visita in Germania, Sua Santità il Dalai Lama, ha incontrato il sindaco di Francoforte, Dr. Petra Roth che ha introdotto il Premio Nobel per la Pace alle oltre 8000 persone radunate nel grande catino del Commerzbank Stadio di Francoforte, elogiandolo come “l’uomo che ha lottato instancabilmente per la risoluzione del conflitto con la Cina, in corso in Tibet”. Egli “simboleggia la lotta per la pace”, ha aggiunto. Quindi, Sua Santità ha iniziato i due giorni di insegnamento buddista sul testo “Gli Stadi Intermedi della Meditazione” dal grande maestro indiano Acharya Kamalashila. Questo testo offre ispirazione e guida per affrontare la complessità della vita quotidiana, sono consigli che possono essere praticati da chiunque, indipendentemente dal fatto d’essere o meno buddisti.
Durante la pausa pranzo Sua Santità ha dato udienza ai membri della Casa del Tibet di Francoforte. A conclusione della giornata Sua Santità ha incontrato il ministro del Governo federale tedesco per la Cooperazione Economica e Sviluppo, la signora Heidemarie Wieczorek-Zeul.
Il terzo giorno, il 31 luglio 2009 Sua Santità ha tenuto una breve udienza per il Primo Ministro della Repubblica Kalmucca e la sua famiglia. Il Primo Ministro ha informato Sua Santità della costruzione nel suo paese d’un Istituto per lo studio del Buddismo, invitandolo per l’inaugurazione. Quindi, Sua Santità, di fronte a circa 10.000 persone, ha trascorso circa 30 minuti in rituali di meditazione e preparazione dell’iniziazione di Amitabha.
Come di consueto, Sua Santità ha spiegato la sua posizione sul culto di Dhogyal e l’importanza della pratica del puro Dharma di Buddha. Sua Santità ha ulteriormente sottolineato

Sua Santità il Dalai Lama: "le emozioni distruttive, come l'odio, l'estrema invidia e gelosia e le loro emozioni accessorie non solo distruggono la pace della mente, ma sono nocive per la salute fisica".

Sua Santità il Dalai Lama: "le emozioni distruttive, come l'odio, l'estrema invidia e gelosia e le loro emozioni accessorie non solo distruggono la pace della mente, ma sono nocive per la salute fisica".

che è sua responsabilità fornire informazioni riguardanti il culto di Dhogyal.
Durante la pausa pranzo Sua Santità ha tenuto un breve discorso ad oltre 250 monaci, monache e laici vietnamita della Pagoda Phat Hue, una delle tre organizzazioni promotrici degli insegnamenti a Francoforte. Al che è seguito l’incontro con un gruppo di circa 30 membri dell’Unione buddista tedesca, anch’essa tra gli organizzatori. Durante il suo discorso, Sua Santità ha sottolineato l’importanza di studiare, vagliare profondamente il Dharma prima di determinarsi alla conversione al buddismo.
Nella sessione del pomeriggio, Sua Santità ha concluso gli insegnamenti su “Gli Stadi Intermedi della Meditazione” (Gomrim Barpa). Immediatamente dopo l’insegnamento Sua Santità ha voluto salutare uno per uno i tanti disabili giunti all’insegnamento.

Nel suo quarto giorno a Francoforte, il 1° agosto 2009, Sua Santità il Dalai Lama ha affrontato il tema del nuovo programma di fine settimana: “Un mondo, Una Mente ed Un Cuore”. Sua Santità il Dalai Lama ha preso parte al mattino al simposio – dialogo con tre scienziati e personalità di spicco a livello mondiale con il Prof. Dr. Mojib Latif, Prof. Dr. Karl-Heinz Brodbeck e Prof Götz Werner, sul tema delle responsabilità personali. Il pomeriggio ha partecipato al simposio con il Prof. Dr. Tania Singer, il Ven. Matthieu Ricard e il Prof. Gerald Hüther su “etica, economia globale e responsabilità”. Nella sua locuzione d’indirizzo, Sua Santità ha affermato che “Il concetto di noi e di loro è da considerarsi completamente fuori luogo. Dobbiamo pensare a tutti come parte di noi stessi”. Il leader spirituale tibetano in esilio ha chiesto più cooperazione a livello mondiale per la lotta contro gli effetti della crisi economica.
Il leader buddista tibetano ha ribadito che la recessione globale ha evidenziato “come il nostro mondo è davvero piccolo” e ha esortato i paesi a intraprendere azioni concertate.
“Dobbiamo pensare globalmente” ed ha inoltre affermato la necessità di misure urgenti per la lotta contro il riscaldamento globale e per colmare il divario tra ricchi e poveri. “Non abbiamo bisogno solo di parlare bene, dobbiamo agire”, denunciando la”avidità” e l’ “egoismo” della moderna economia.

“Mentre parlo di sviluppare la compassione”, Sua Santità ha ribadito, “so per certo, attraverso la mia esperienza, che coltivare l’amore e la compassione universale non è solo fondamentale per la pace mentale, ma è anche un bene per la propria salute fisica”. Egli ha inoltre aggiunto ” le emozioni distruttive, come l’odio, l’estrema invidia e gelosia e le loro emozioni accessorie non solo distruggono la pace della mente, ma sono nocive per la salute fisica”.
L’ultima fatica della lunga giornata di Sua Santità è stato l’incontro pubblico coi membri della Comunità tedesco tibetane e con circa 50 volontari dei vari gruppi di sostegno del Tibet in Germania.
Il leader tibetano ha detto che il Tibet sta passando attraverso un momento molto difficile e che più di 1 milione di tibetani sono morti a causa dell’oppressione cinese.

Sua Santità ha tuttavia aggiunto che nel corso degli anni si è verificato un incremento dei contatti con i cinesi, con circa 680 articoli scritti sul Tibet da parte cinese, soprattutto con l’intento d’esprimere preoccupazione e sostegno all’approccio della Via di Mezzo. Oltre 100 di questi articoli sono stati scritti da cinesi che vivono all’interno della Cina. Incontrando i membri dei gruppi di sostegno al Tibet in Germania, Sua Santità ha espresso la sua più profonda gratitudine per il loro sostegno e la sua grande preoccupazione per l’ambiente del Tibet.

Il 2 agosto 2009, quinto giorno conclusivo degli insegnamenti di Sua Santità a Francoforte, ha conferito l’iniziazione di Amitabha ad oltre 15.000 persone che hanno partecipato alla Conferenza pubblica “L’Arte di Vivere”, tradotta in tedesco, spagnolo, italiano e vietnamita.
Al mattino, congiuntamente a Sua Santità sono intervenuti il Padre benedettino Anselm Grün ed il maestro Zen Roshi Bernard Glassman sul tema “Cultura della pace interiore e compassione”.
Durante il discorso pubblico, Sua Santità il Dalai Lama ha aggiunto che le donne si dimostrano più compassionevoli degli uomini e che dovrebbero esercitare un ruolo maggiormente attivo e di maggiore responsabilità nella società. Egli ha inoltre affermato che, per sviluppare la pace nel mondo, si deve prima sviluppare la pace interiore, quindi all’interno della famiglia e, infine, nella propria società. L’indomani 3 agosto Sua Santità il Dalai Lama si è recato a Marburgo, per ricevere una laurea honoris causa in quell’antica e gloriosa università che dal 1929 tiene corsi di buddismo tibetano.


Losanna 4-5 Agosto ’09 Insegnamenti di S. S. il Dalai Lama

Sua Santità il Dalai Lama: “E’ importante frequentare persone di altre tradizioni religiose, per comprenderle meglio”.
Sua Santità il Dalai Lama: “E’ importante frequentare persone di altre tradizioni religiose, per comprenderle meglio”.

Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Losanna il 4-5 Agosto 2009 sul testo: “I tre aspetti principali del sentiero” di Lama Tzong Khapa

Appunti di Eleonora Capitani del Centro EWAM di Firenze

Vi invitiamo a leggere e meditare sul testo: “I tre aspetti principali del sentiero” di Lama Tzong Khapa disponibile a http://www.sangye.it/altro/?cat=10

Sua Santità il Dalai Lama

E’ importante frequentare persone di altre tradizioni religiose, per comprenderle meglio.

Per questo motivo può essere utile seguire questi insegnamenti anche da parte di persone non buddhiste.

Nei libri possono esserci degli errori e si può arrivare a concezioni sbagliate sul buddhismo.

Generalmente inizio gli insegnamenti con 3 domande:

  1. cos’è il sé?

  2. questo sé ha un inizio?

  3. questo sé ha una fine?

A queste tre domande le grandi religioni rispondono in modo differente, ci sono quindi concezioni e filosofie diverse che possiamo vedere.

Per quanto riguarda la prima domanda, secondo il buddhismo il sè esiste, ma non nel modo in cui appare alla nostra mente da tempo senza inizio. Il sé autosufficiente e sostanzialmente esistente a cui ci aggrappiamo non esiste. Ci aggrappiamo a ciò che ci appare. Se cerchiamo l’io nel corpo non troviamo l’io.

L’insieme degli aggregati forma l’io come il carro esiste sulla base di tutti gli elementi, ma se cerchiamo nei singoli elementi non lo troviamo, allo stesso modo il corpo non è l’io ma sulla base del corpo imputiamo l’io.

Non esiste un se padrone del corpo mente.

Altre religioni invece sostengono l’io come padrone che governa corpo mente.

Per la nostra percezione spontanea quando vediamo una persona anziana ci viene da pensare che sta attraversando un momento diverso della vita, vediamo cambiare il corpo ma non vediamo cambiare l’io, per questo abbiamo una percezione spontanea dell’io come qualcosa che esiste di per sè.

Molti non trovando l’io nel corpo pensano che sia nella mente.

Tremila anni fa venne introdotto il concetto di Atman.

Cristiani, Mussulmani ad esempio parlano di Atman (anima) come qualcosa di diverso dal corpo.

Queste sono religioni che considerano un io veramente esistente, poi invece ci sono religioni come il buddhismo che non considerano un io veramente esistente.

Un sé autonomo a cui ci aggrappiamo non esiste. Qual è il metodo per eliminare quasto aggrapparsi all’io? Nel buddhismo si parla dello sviluppare attraverso la meditazione la saggezza che realizza la mancanza del sé.

Per quanto riguarda la seconda domanda “esiste un inizio di questo sé?” per le religioni che credono in un creatore la risposta è “sì esiste” dicono che questa stessa vita è creata da Dio, è l’inizio della vita. Mentre per il buddhismo se analizziamo la continuità delle sostanze da cui origina il corpo vedremo che è difficile trovare l’inizio assoluto, perché risale indietro nel tempo, si va da genitori a genitori. Anche per quanto riguarda la mente si parla della continuità della mente, in cui ciascun istante di coscienza dipende dall’istante precedente, qualsiasi fenomeno prodotto dipende da cause e condizioni specifiche, questo introduce il concetto delle vite passate.

Sua Santità il Dalai Lama: “L’aggrapparsi all’io è una concezione errata, conoscere che l’io non esiste in modo autonomo è un antidoto a questo aggrapparsi. ”
Sua Santità il Dalai Lama: “L’aggrapparsi all’io è una concezione errata, conoscere che l’io non esiste in modo autonomo è un antidoto a questo aggrapparsi. ”

Per quanto riguarda la terza domanda “esiste una fine di questo sé?” coloro che credono in Dio pensano che l’anima andrà in paradiso o all’inferno e poi rimane là. Dal punto di vista del buddhismo la scuola Vaibashika parla di Nirvana senza rimanenza in cui cessa la continuità della mente. Per altre scuole filosofiche del buddhismo invece come non ha un inizio non ha una fine, ma tutte le concezioni errate che nascono sulla base della coscienza possono avere antidoti opponenti.

L’aggrapparsi all’io è una concezione errata, conoscere che l’io non esiste in modo autonomo è un antidoto a questo aggrapparsi.

Se conosciamo bene le nostre motivazioni egoistiche possiamo capire che non hanno una logica valida, possono essere eliminate con l’antidoto opponente, ad esempio luce e buio non possono stare insieme, lo stesso caldo e freddo, allo stesso modo se nella nostra mente aumenta l’altruismo si riduce l’egoismo, e se aumenta la saggezza che realizza la mancanza del sè, si riduce l’aggrapparsi al sè. Due cose contraddittorie non possono sorgere insieme.

Tutte le concezioni errate hanno un antidoto che ha un fondamento valido.

La natura della mente non è afflitta, possono sorgere afflizioni, ma non sono compenetrate nella natura della mente, se no non sarebbe possibile liberarcene mai e ad esempio rimarremmo sempre con l’odio.

Dal punto di vista della pratica tutte le religioni parlano di amore, compassione, pazienza, dal punto di vista del Creatore è come se fossimo tutti figli dello stesso padre, come è possibile essere prepotenti fra noi, ucciderci, è importante praticare la pazienza anche se non andiamo d’accordo

gioia, autodisciplina, tutte insegnano ugualmente, ciò che è differente è la filosofia, e la filosofia serve solo per rafforzare la pratica.

Anche Buddha ha dato insegnamenti diversi, noi possiamo rispettare tutte le religioni e avere fede nella nostra.

La tradizione Pali è il fondamento del buddhismo.

Dall’università del Nalanda ha iniziato a diffondersi l’insegnamento di Buddha Dharma in sanscrito,

poi si è diffuso in Cina e poi è arrivato in Tibet.

Un re invitò in Tibet un grande esperto dell’Università del Nalanda e Guru rinpoce ha preso l’impegno di eliminare le interferenze per la diffusione dell’insegnamento.

Successivamente molti pandit e yoghin dell’Università del Nalanda sono stati invitati in Tibet per la diffusione degli insegnamenti.

Sua Santità il Dalai Lama: “Molti Dalai Lama hanno ascoltato molti insegnamenti di diverse tradizioni. ”
Sua Santità il Dalai Lama: “Molti Dalai Lama hanno ascoltato molti insegnamenti di diverse tradizioni. ”

Atisha, dopo un periodo di degenerazione, ha iniziato una nuova diffusione, in quelle precedenti era molto diffusa la tradizione Nygma, dopo Kagyu poi con Lama Tzong Kapa è nata la tradizione Gelug. La radice di tutte le tradizioni tibetane è nell’Università del Nalanda.

La conservazione dell’insegnamento di Buddha avviene conservando le scritture ma anche praticando.

In India l’insegnamento viene dato in modo generale, mentre in Tibet l’insegnamento avviene in base alle necessità dei praticanti.

In tempi moderni è più indicato insegnare in generale.

In India e Tibet le prime scuole studiavano tutti gli insegnamenti di tutte le tradizioni, anche se poi ognuno faceva una sua pratica, esiste questa tradizione non settaria.

Molti Dalai Lama hanno ascoltato molti insegnamenti di diverse tradizioni.

Commentario al testo

La pratica dell’abbandono delle 10 azioni non virtuose è abbastanza comune nelle religioni. Praticare amore, compassione, buon cuore permette di avere una buona rinascita, tuttavia per uscire dall’esistenza ciclica (samsara) è necessario avere:

  1. rinuncia

  2. Bodhicitta, la motivazione altruistica di ottenere la liberazione per il bene degli altri

  3. corretta visione

Il primo verso del testo già indica tutti i tre principali aspetti del sentiero.

Nel terzo verso viene indicata la pratica della rinuncia, se continuiamo a vedere il piacere nel samsara non cercheremo mai una felicità superiore, non ci sarà il desiderio di liberarsi.

Bisogna appurare prima che è possibile davvero ottenere la liberazione.

Scoprendo le cause della sofferenza (karma e afflizioni) e che è possibile liberarsene ci possiamo impegnare nei veri sentieri e ottenere così la liberazione.

E’ possibile sviluppare una conoscenza corretta e quindi liberarsi dall’ignoranza. La mente per sua natura è chiara e luminosa e le impurità sono presenti solo provvisoriamente.

Nell’Abhisamayalamkara si dice che l’oggetto dell’ignoranza non è mai esistito, non si tratta di stabilire una nuova realtà ma solo di vedere le cose così come sono.

Non tutte le ignoranze sono sofferenza, ma l’ignoranza della verità ultima è la causa della sofferenza perchè a causa del non conoscere la realtà ultima sorge la sofferenza.

La mente ha una natura chiara e luminosa, le afflizioni sono eliminabili, per questo è possibile realizzare le vere cessazioni. Le afflizioni non sono compenetrate nella natura ultima della mente, la mente ha la capacità di comprendere fin dall’inizio.

Nel tantra di Guhyasamaja si parla sempre della mente chiara e luminosa da realizzare, la mente è chiara e luminosa per sua natura.

Negli insegnamenti Sakya la mente è la base di samsara e nirvana.

Quando si riesce a realizzare la mente estremamente sottile tutte le visioni dualistiche vengono superate.

Finché non ci si libera delle tre apparenze che si sperimentano durante il momento della morte non si può ottenere la liberazione. Bisogna realizzare la mente estremamente sottile che è pura per natura.

Bisogna prima vedere i difetti della sofferenza, poi nasce il desiderio di liberarsene dalla sofferenza onnipervasiva composta. Fintanto che non si desidera liberarsi da questa sofferenza non si riesce a realizzare rinuncia.

Esistono 3 sofferenze:

  1. sofferenza della sofferenza, la quale è compresa anche dagli animali.

  2. sofferenza del cambiamento, all’inizio sembra felicità ma poi porta sofferenza, tutta la felicità contaminata poi porta a sofferenza.

  3. Sua Santità il Dalai Lama con gli ex prigionieri politici tibetani Phuntsok Nydron e Takna Jigme Sangpo

    Sua Santità il Dalai Lama con gli ex prigionieri politici Phuntsok Nyidron e Takna Jigme Sangpo

    sofferenza onnipervasiva composta, fin dalla nascita sperimentiamo sofferenza dovuta a questo corpo contaminato, c’è la sofferenza della malattia, della vecchiaia della morta. Questo corpo è frutto dell’ignoranza, noi dovremmo motivarci ad eliminare questa ignoranza per ottenere la liberazione.

E’ importate avere la consapevolezza della nostra preziosa rinascita umana, ma allo stesso tempo dobbiamo anche essere consapevoli dell’impermanenza, del fatto che non durerà, quindi non possiamo rimanere attaccati ma dobbiamo fare qualcosa. Praticare il Dharma vuol dire concentrarsi sul realizzare una felicità duratura.

La nostra condizione presente la possiamo utilizzare per realizzare la rinuncia.

E’ molto difficile liberarsi dal karma, tutti creano karma per essere felici e non perché vogliono la sofferenza. A causa dell’ignoranza la felicità viene distrutta, come viene detto da Shantideva nel Bodhisattvacharyavatara.

Le cose che ci appaiono sembrano esistere dalla loro parte, ma questo non è vero.

Ci aggrappiamo alla vera esistenza dei fenomeni e dell’io (visione del transitorio), questo crea karma e continuiamo a sperimentare sofferenza nell’esistenza ciclica.

Fintanto che si rimane intrappolati dalla presa dell’ego si crea karma ed è difficile liberarsi, si continua a sperimentare le 3 sofferenze.

Secondo la scuola Sakyapa se non c’è la rinuncia alla vita attuale, alla vita futura, all’io, alla vera esistenza dell’io non c’è la vera rinuncia.

Prima di tutto è importante meditare sulla sofferenza, poi sulla causa che è l’ignoranza, poi arriviamo a supporre correttamente che è possibile ottenere la liberazione e poi continuando a meditare otteniamo la convinzione che è possibile davvero liberarsi e siamo disgustati dal samsara.

Quando siamo convinti, fiduciosi che l’ignoranza si può eliminare, matura la certezza di ottenere la liberazione.

Il nostro vero problema sono le nostre afflizioni mentali, dovremmo purificarci.

Quando desideriamo giorno e notte la liberazione a quel punto abbiamo la rinuncia.

Tutti gli esseri senzienti non vogliono soffrire, se pensiamo per la maggioranza otteniamo anche beneficio per noi. Creare sofferenza agli altri è il massimo danno che possiamo fare. Più noi aiutiamo gli altri più aiutiamo noi stessi. Tutta la felicità deriva dall’altruismo e tutta sofferenza deriva dall’egoismo come dice Shantideva nel Bodhisattvacharyavatara.

La meditazione sulla vacuità affinché sia utile deve avere una motivazione di bodhicitta.

Dovremmo sforzarci di sviluppare l’altruismo perchè questo è di beneficio anche per noi, finora noi abbiamo solo la preoccupazione egoistica e ci aggrappiamo alla vera esistenza dell’io. Tuttti i grandi maestri hanno praticato per sviluppare l’altruismo e poi sono stati felici. Per ottenere bodhicitta c’è il metodo delle 6 cause e un effetto e il metodo dello scambiare se stessi con gli altri.

Sua Santità il Dalai Lama riceve l\'offerta del Mandala da Namkha Rinpoche nel corso degli insegnamenti di Losanna
Sua Santità il Dalai Lama riceve l’offerta del Mandala da Namkha Rinpoche

Prima dobbiamo cercare di meditare le 3 sofferenze che noi sperimentiamo nella nostra vita e questo ci fa sviluppare rinuncia, poi quando meditiamo sulle 3 sofferenze degli altri sviluppiamo bodhicitta.

La realizzazione della rinuncia e di bodhicitta non sono sufficienti per ottenere la liberazione, è importante che ci sia anche la realizzazione della vacuità. Realizzare l’interdipendenza, come dice Nagarjuna, è il metodo supremo per realizzare la vacuità.

Ci sono i veli alla liberazione che si possono eliminare con la saggezza che realizza l’assenza dell’io, e i veli al conoscibile che si possono purificare con la saggezza della natura ultima del non sè di cui si parla nella Prajnaparamita.

Rimangono dei livelli sottili dell’afferrarsi al sè e si richiede la comprensione dell’interdipendenza unita alla vacuità.

Si distingue tra fenomeni contaminati e non, composti e non composti.

Samsara e nirvana si distinguono sulla base dell’avere o non avere la sofferenza e le afflizioni.

Il nirvana è la perfetta purificazione al di là della sofferenza.

Si trascende la sofferenza tramite il sentiero.

Ci sono diversi livelli di liberazione fino alla buddhità perciò bisogna comprendere l’assenza del sè.

I fenomeni hanno una natura che non è che nominale, una designazione concettuale sulla base di relazioni interdipendenti.

La vacuità e l’interdipendenza sono due modi di parlare della stessa cosa.

La Prajmaparamita si può interpretare secondo la vacuità di sè o di altro che si chiama Shentong.

Nel Guhyasamaja e nel Kalachacra si può trovare l’equivalente dello Shentong.

Nel “Tesoro delle qualità” si parla dei diversi modi di esporre le due verità anche nel tantra.

Nel Guhyagarbha tantra si parla della verità ultima della luminosità fondamentale.

In un sutra gli aggregati sono definiti come il supporto e il sè come il supportato, però ciò è di significato interpretabile e non definitivo.

Ciò che sembra nascere è privo di una vera essenza ed esistenza autonoma, ciò nasce solo per il gioco di causa ed effetto.

L’insegnamento del Buddha consiste nel fatto che più si comprende la vacuità più si comprende la legge di causa ed effetto.

Non bisogna dimenticare la vacuità quando si guardano i fenomeni e viceversa.

Losang Cioghien dice che ci vuole una comprensione perfetta della non esistenza dell’oggetto d’attaccamento, c’è un altro approccio che consiste nel prendere un oggetto particolare per scoprirne la vacuità.

Nello Dzogchen si dice che i fenomeni sono privi di radice o fondazione, similmente a quanto viene asserito dai Madhamyka.

Si parla anche nello Dzogchen di assenza di elaborazione concettuale.

Il punto essenziale della visione superiore (terzo aspetto principale del sentiero) è l’unione di apparenza e vacuità.

Il consiglio finale è di dedicarsi a studio riflessione e meditazione.

Sua Santità il Dalai Lama a Ginevra

Sua Santità il Dalai Lama alla Conferenza Cina - Tibet

Sua Santità il Dalai Lama alla Conferenza Cina - Tibet

Giovedì 6 agosto 2009, Sua Santità il Dalai Lama incontrando a Ginevra la Presidente del Parlamento Svizzero, Chiara Simoneschi-Cortesi, ha espresso le sue preoccupazioni per i cambiamenti climatici.
“Per il Tibet il cambiamento climatico rappresenta una minaccia più grave dell’attuale situazione politica” questo è il senso del messaggio principale comunicato da Sua Santità il Dalai Lama al Presidente della Camera dei Rappresentanti, Chiara Simoneschi-Cortesi. Ed ha aggiunto: “Gli scienziati affermano che il rapido scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya potrebbe avere conseguenze disastrose per il Tibet, dove nascono molti dei più grandi fiumi dell’Asia.
“Il Dalai Lama mi ha chiesto di sollevare la questione con il Ministro degli esteri Micheline Calmy-Rey in modo da includerli nelle discussioni internazionali”, ha detto Simoneschi-Cortesi, che ha aggiunto d’essere rimasta “profondamente commossa” dal suo incontro con Sua Santità il Dalai Lama. I due hanno parlato delle loro culture e dei “valori condivisi, come l’amore, il rispetto, la tolleranza e la non-violenza”.
Il leader tibetano in esilio ha ringraziato la Svizzera e il governo per l’ospitalità, nonostante il fatto che nessuno dei ministri del paese lo abbia incontrato.
Ginevra, 6 agosto Relazione sulla conferenza: ‘Non aspettatevi miracoli, ma rafforziamo l’amicizia Cina-Tibet. Sua Santità il Dalai Lama invita studiosi tibetani e cinesi ad essere sempre determinati a trovare una soluzione equa.
“La questione del Tibet ha bisogno d’essere risolta. Come farlo è un qualcosa di cui abbiamo bisogno di discutere” così ha dichiarato Sua Santità il Dalai Lama durante un incontro con studiosi cinesi e tibetani e funzionari, nel corso di una conferenza organizzata congiuntamente dalla International Fellowship of Reconciliation e dalla Swiss-Tibetan Friendship.

Sua Santità il Dalai Lama: “Per il Tibet il cambiamento climatico rappresenta una minaccia più grave dell’attuale situazione politica”

Sua Santità il Dalai Lama: “Per il Tibet il cambiamento climatico rappresenta una minaccia più grave dell’attuale situazione politica”

Sua Santità il Dalai Lama ha dichiarato di voler ascoltare nuove idee e suggerimenti da parte dei fratelli e sorelle cinesi su come si può giungere ad una soluzione della questione del Tibet sulla base dell’approccio della Via di Mezzo.

Sua Santità ha così esordito: “Lo scopo del nostro incontro, parte dal fatto che ovviamente, esiste un problema Tibet, dove c’è una crisi, dove vi sono state grandi manifestazioni, dove sono state imposte severe restrizioni. Queste manifestazioni sono cresciute in rimostranze attraverso le generazioni. La maggior parte delle persone che hanno partecipato alle manifestazioni sono giovani. V’è la necessità di una risposta realistica.
D’altro canto, ha detto Sua Santità, il nostro contatto con il governo cinese sta diventando difficile. Quindi stiamo raggiungendo i nostri fratelli e sorelle cinesi. V’è un crescente sostegno”. Sua Santità ha aggiunto: “Fino ad oggi sono stati scritti più di 600 articoli scritti in cinese, tutti positivi, sulla questione del Tibet. Così è la nostra responsabilità reciproca risolvere questo problema, senza separazioni”.
Sua Santità il Dalai Lama ha incalzato: “ È importante che gli studiosi cinesi che capiscono la questione del Tibet scrivano e facciano chiarezza. È importante che gli studiosi cinesi comprendano bene la questione tibetana, affinché lo comunichino al maggior numero possibile di cinesi. Da quest’incontro non mi aspetto miracoli. Questa è semplicemente un momento d’incontro per rafforzare l’amicizia tra cinesi e tibetani”.
Il discorso inaugurale di Sua Santità il Dalai Lama è stata seguita da un indirizzo di Yan Jiaqi, uno dei principali esperti di scienze sociali e consulente anziano di Zhao Ziyang, l’ex primo ministro cinese epurato e scomparso nel 2005.
Yan Jiaqi ha affermato: “Sua Santità il Dalai Lama rappresenta non solo i tibetani in esilio, ma i tibetani in Tibet”. Yan Jiaqi ha elencato tutte le qualità di Sua Santità il Dalai Lama, il suo disinteresse, il suo senso di compassione e la sua capacità di promuovere la non-violenza. Yan Jiaqi, nell’esprimere tutte queste qualità, ha aggiunto che queste hanno conferito una gran forza alle motivazioni del Tibet, aggiungendo: “In Cina non mi ero reso conto del potere della religione. Ora me ne rendo conto. Ed è il diritto di ogni tibetano tornare in Tibet”.
Dopo la sessione inaugurale, il Kalon Tripa professor Samdhong Rinpoche ha avviato un nutrito dibattito col pubblico cinese, il che si è rivelato molto utile per la comprensione della natura della questione tibetana. Alla conferenza partecipano oltre 100 studiosi sia tibetani che cinesi provenienti da più di 12 paesi del mondo.
Per ulteriori informazioni sulla conferenza e per leggere l’intervento completo in inglese di Sua Santità il Dalai Lama e del Kalon Tripa professor Samdhong Rinpoche, nonché altri interventi, si prega di visitare il sito ufficiale: http://www.tibet-china-conference.org.

DOCUMENTO FINALE DELLA CONFERENZA CINA-TIBET ‘TROVARE UN TERRENO COMUNE’ GINEVRA, CH 2009.

Sua Santità il Dalai Lama col Kalon Tripa Prof Samdhong Rinpoche

Sua Santità il Dalai Lama col Kalon Tripa Prof Samdhong Rinpoche

Dal 6 all’8 agosto 2009 si è tenuta a Ginevra la conferenza Cina-Tibet ‘Trovare un terreno comune’ con la partecipazione di studiosi cinesi e tibetani, educatori, scrittori e difensori dei diritti umani. Gli obiettivi della conferenza erano:

d’informare il popolo cinese e la comunità internazionale che la cultura tibetana ed il suo modo di vita sono gravemente minacciati di estinzione e

mettere al corrente il popolo cinese e la comunità internazionale che i diritti umani fondamentali del popolo tibetano sono gravemente violati dal regime cinese.

Inoltre, la conferenza mira a delineare misure efficaci per sostenere il popolo tibetano nella sua lotta per riguadagnare la libertà e per sostenere e promuovere la sua unica cultura.

Sulla base di questi obiettivi, la conferenza ha raggiunto le seguenti posizioni comuni:
I VALORI E PRINCIPI FONDAMENTALI
I valori universali, sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che comprendono la libertà, la democrazia, Stato di diritto, diritti umani, l’uguaglianza e la convivenza di molteplici culture, sono i principi fondamentali ed i valori spirituali seguiti dalla conferenza.II. L’ORIGINE E LA NATURA DELLA QUESTIONE TIBETANA
La causa principale della questione tibetana non è un conflitto tra il popolo cinese ed il popolo tibetano, ma il governo autocratico della Repubblica Popolare Cinese in Tibet ed il genocidio culturale in atto in Tibet.
La pretesa del governo di Pechino, secondo cui ‘il Tibet è sempre stata una parte della Cina’ è di fatto scorretta.
La cultura, religione, lingua e stile di vita tibetani sono minacciati d’estinzione.
Il popolo tibetano è stato privato dei suoi diritti umani fondamentali, compresi i diritti di autodeterminazione nazionale, la partecipazione politica e la fede religiosa.

Sua Santità il Dalai Lama in ascolto alla Conferenza Cina - Tibet

Sua Santità il Dalai Lama in ascolto alla Conferenza Cina - Tibet

I media ufficiali del governo cinese distorcono la natura della questione tibetana e incitano allo scontro tra i due popoli.III. COME RISOLVERE LA QUESTIONE TIBETANA
Rispettare i diritti umani fondamentali del popolo tibetano, compreso il diritto alla partecipazione politica ed il diritto di libertà religiosa e di credo.
La risoluzione della questione tibetana è strettamente legata alla democratizzazione della Cina.
Il popolo cinese deve impegnarsi in una riflessione critica sullo sciovinismo Han e rispettare pienamente la cultura tibetana e il suo stile di vita.
Il governo cinese deve rispettare il principio dello Stato di diritto.
Dev’essere rispettato l’innegabile diritto di Sua Santità il Dalai Lama di tornare nella sua patria.

IV. CONSIGLI PER IL GOVERNO TIBETANO IN ESILIO
Favorire la formazione d’associazioni per l’amicizia Cina-Tibet, forum Cina-Tibet ed organizzazioni finalizzate a promuovere scambi culturali e legami tra i due popoli.
Creare un istituto di ricerca per gli studiosi tibetani e cinesi per promuovere lo studio della storia e della cultura tibetana per il recupero degli eventi storici.
Adottare misure volte a contrastare il blocco d’informazioni su Sua Santità il Dalai Lama, spezzando il monopolio del regime cinese sulla questione tibetana, il che faciliterebbe l’accesso alle informazioni indipendenti per il popolo cinese e la comunità internazionale.
Creare condizioni favorevoli perché Sua Santità il Dalai Lama possa promuovere i suoi valori alla comunità cinese come un contributo al rinnovamento dei valori spirituali del popolo cinese.
La volontà comune di questa conferenza Cina-Tibet è di far riconquistare la libertà al popolo tibetano e d’impedire l’estinzione della cultura tibetana. Noi condividiamo una convinzione fondamentale: la libertà è il valore più alto. La cultura tibetana è un tesoro prezioso tra le varie culture dell’umanità. Senza la libertà per il Tibet, non ci sarà libertà per la Cina. L’estinzione della cultura tibetana non solo sarebbe una tragedia per il popolo tibetano, ma sarebbe una vergogna per il popolo cinese ed una perdita insostituibile per l’intera umanità.
8 agosto 2009. I partecipanti della Conferenza Cina-Tibet di Ginevra
Una documentazione completa della conferenza è disponibile al seguente indirizzo: www.tibet-cina-conference.org

S.S. Dalai Lama Università di Harvard: meditazione e psicoterapia

Sua Santità il Dalai Lama venerdì 1° maggio 2009, all’Università di Harvard, Facoltà di Medicina, Dipartimento di Formazione Continua Meditazione e Psicoterapia, Cambridge, MA, USA, ha partecipato alla attesissima Tavola Rotonda “Coltivando compassione e saggezza”, incentrata sul rapporto tra meditazione e psicoterapia. Durante la prima sessione del mattino su “I sentieri di compassione”, sono intervenuti il dottor Richard Davidson, professore di Psicologia presso l’Università del Wisconsin; il Dr. Christopher K. Germer del Dipartimento di Psichiatria presso la Harvard Medical School; il Dr. Judith V Jordan, professore di psicologia presso la Harvard Medical School, e il dottor George E. Vaillant, psichiatra al Brigham and Women’s Hospital. Sua Santità ha risposto alle domande dei partecipanti al dibattito su come la compassione influisca sull’atteggiamento mentale e ha parlato dell’esperienza buddista. Alla seconda sessione del mattino hanno partecipato quattro specialisti esperti nell’assistenza alle vittime di traumi. Nella sessione pomeridiana, Sua Santità ha partecipato a un dibattito sulla saggezza ed ad una discussione finale su”Mediazione e Psicotherapia”.

Grazie alla straordinaria presenza di Sua Santità il Dalai Lama, questo evento ha esaminato l’importanza della compassione e della saggezza in psicoterapia e di come le pratiche di meditazione possono essere usate per coltivare queste qualità. Ascoltate e troveret piacere guardando alla pagina http://www.dalailama.com/page.279.htm il video dell’evento con gli appassionanti interventi di Sua Santità direttamente in inglese.

Traduzione ed editing del Dott. Luciano Villa, Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

S.S. Dalai Lama Università di Harvard: Coltivando compassione

Sua Santità il Dalai Lama con alcuni dei partecipanti alla Tavola Rotonda all'Università di Harward

Sua Santità il Dalai Lama con alcuni dei partecipanti alla Tavola Rotonda all'Università di Harward

1° maggio 2009, mattino, Università di Harvard, Facoltà di Medicina, Dipartimento di Formazione Continua Meditazione e Psicoterapia, Cambridge, MA, USA,

Tavola Rotonda con

Sua Santità il 14 ° Dalai Lama, Tenzin Gyatso sul tema:

Coltivando compassione.

Traduzione ed editing del Dott. Luciano Villa, Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Sua Santità il 14 ° Dalai Lama, Tenzin Gyatso

La mia conoscenza sulla psicoterapia è molto limitata. Innanzitutto dovrei studiarla e conoscerla, quindi potrei rispondere. Sia l’azione fisica che quella mentale si rafforzano attraverso la familiarizzazione. L’azione fisica è basata sul corpo fisico, pertanto è soggetta a limiti, anche se si è allenati da molto tempo, ci sono comunque dei limiti. Inoltre, l’azione fisica non solo risulta per sua stessa natura limitata, in quanto dipendente dal corpo fisico, ma, se interrotta per un certo periodo, richiede un tempo estremamente lungo per ricuperare la forma fisica. Mentre, l’azione mentale è basata sulla mente stessa, non è un qualcosa di solido, di fisico. È un continuum. Ovviamente, anche l’azione fisica rappresenta un processo in svolgimento fin dal suo inizio, esiste un continuum ma a livello grossolano, perché, a livello microscopico, l’azione del corpo rivela dei limiti. Continue reading »

S.S. Dalai Lama Università di Harvard: La via della saggezza

Sua Santità il 14 ° Dalai Lama: "La natura fondamentale del nostro corpo è molto vicina a quella della mente calma. La compassione porta ad avere la mente calma".

Sua Santità il 14 ° Dalai Lama: "La natura fondamentale del nostro corpo è molto vicina a quella della mente calma. La compassione porta ad avere la mente calma".

1° maggio 2009, pomeriggio, Università di Harvard, Facoltà di Medicina, Dipartimento di Formazione Continua Meditazione e Psicoterapia, Cambridge, MA, USA,

Tavola Rotonda con

Sua Santità il 14 ° Dalai Lama, Tenzin Gyatso sul tema:

La via della saggezza.

Traduzione ed editing del Dott. Luciano Villa, Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Sua Santità il 14 ° Dalai Lama, Tenzin Gyatso

Penso che la saggezza sia un tipo d’intelligenza, una prerogativa unica della mente umana. In accordo con le antiche concezioni indiane, qualsiasi facoltà cognitiva è riconosciuta come avente la capacità di essere conscia, consapevole. Qualsiasi forte distinzione tra come comprendiamo la conoscenza o giungiamo alla consapevolezza in relazione alle nostre facoltà sensoriali in rapporto al mondo esterno ed anche l’esperienza mentale, l’esperienza della mente stessa,

Quando parliamo di prajna, che è il termine sanscrito della parola tibetana sherab, significante la saggezza, intendiamo riferirci a questo secondo livello mentale. Benché si distingua per saggezza la capacità mentale della consapevolezza in rapporto all’oggetto, quando parliamo di saggezza come prajna intendiamo riferirci all’esperienza mentale che non deve essere necessariamente presente in ogni esperienza cognitiva. Questa mattina abbiamo parlato di come esistono due indirizzi fondamentali nei processi mentali, uno inteso come aspirazione, desiderio, bramosia, e la compassione appartiene a questa classe, mentre n’esiste un altro più orientato in senso cognitivo. È la saggezza, l’intelligenza. Nell’ambito di questa categoria mentale orientata in modo cognitivo, in cui l’intelligenza gioca un ruolo importante, possono esserci delle forme distorte che sono prive di basi reali, sono forme distorte di comprensione della saggezza, mentre ve ne sono delle altre che, proprio perché sono maggiormente in sintonia con la realtà, sono considerate come forme corrette di saggezza, quelle cui ci riferiamo come prajina o sherab. Perciò, penso che, quando c’impegniamo in attività di ricerca, allora utilizziamo le attività della saggezza. Così nella nostra vita quotidiana utilizziamo queste facoltà, ed anche quando sogniamo talvolta elaboriamo quanto abbiamo indagato durante la giornata trascorsa. Il che sta ad indicare che questa facoltà della saggezza o prajna rimane attiva anche durante i nostri sogni. Ritengo infatti che durante i sogni la mente usuale diventi più sottile rispetto allo stato di veglia. Ne consegue che quando sogna la mente sia più acuta dal punto di vista investigativo. Di per sé questa mente è semplicemente neutra, potendo rivelarsi sia costruttiva che distruttiva. Il che dipende dalla motivazione. Ugualmente dipendono dalla motivazione gli stati di desiderio e di bramosia, i quali possono essere costruttivi o negativi. Ora vorrei conoscere l’esatto significato del termine psicologia. Lo uso spesso, ma non ne conosco l’esatto significato. Ma non interrompiamoci, me lo direte dopo.  …. Continue reading »