S.S. Dalai Lama: Insegnamenti Kalachakra Ky Gompa 3

3 VEDERE LA NATURA DELLA MENTE

Dagli insegnamenti di Sua Santità il XIV Dalai Lama, preliminari all’iniziazione del Kalachakra, conferiti a Ky Gompa (Spity Valley) H.P. – India 8 -11 ago 2000, basati sugli “Stadi Intermedi di Meditazione” di Acharya Kamalashila e le “Trentasette pratiche del Bodhishattva” di Togmey Sangpo

Tra gli ascoltatori occidentali figurava anche un gruppo d’italiani del Centro Studi Tibetani FPMT Sangye Cioeling di Sondrio che ha registrato il discorso di Sua Santità, tradotto in inglese dal competente monaco Lakdhor. Ve ne proponiamo la terza parte.

Appunti a cura del Dott. Luciano Villa e di Graziella Romania

Insegnamenti di Sua Santità il XIV Dalai Lama

E’ fondamentale bloccare i fattori ostruenti che ci oscurano il cammino verso l’illuminazione.

Anche la visione delle attività quotidiane di chi professa una forte aspirazione verso l’illuminazione, può essere oscurata dalla rabbia, perché è subissato da un’infinità d’attività quotidiane volte ad accumulare ricchezza, ad aiutare i propri amici e, viceversa, a contrastare i nemici. Se continuiamo a vedere questi impegni come i più urgenti, anche se nel nostro cuore nutriamo un’aspirazione di raggiungere l’illuminazione, i nostri sforzi saranno del tutto vani, anzi, potranno rivelarsi controproducenti. E’ fondamentale bloccare i fattori ostruenti che ci oscurano il cammino verso l’illuminazione. Per questa ragione dobbiamo aver ben chiari gli ostacoli che ci bloccano la strada del nostro cammino spirituale. Per questi motivi è importante riflettere sulla natura dell’impermanenza, della transitorietà della vita umana, così come Lama Tzongkhapa spiegò nei “Tre aspetti principali del sentiero”: “Quando si riflette sulle difficoltà d’ottenere la rinascita umana, occorre rammentare che la vita umana è estremamente breve e che la legge di causa ed effetto dimostra sempre la sua infallibilità”.

Similmente, se rifletterete sulle sofferenze del Samsara, sarete in grado d’evitare di cadere nelle ossessioni di questa vita. Altrimenti, se non rifletterete attentamente, non sarete capaci d’apprezzare le qualità che distinguono gli esseri umani dagli altri esseri, come, ad esempio, dagli animali. Ma, se rifletterete attentamente, sarete in grado d’individuare le speciali ed uniche qualità che contraddistinguono gli esseri umani. Allora, sarete anche capaci di riconoscere le cause radice della sofferenza, della meschinità e della bassezza morale; ovvero il frutto delle emozioni affliggenti. In quanto esseri umani, siamo perlomeno in grado di riconoscere il segnale delle emozioni affliggenti, e di puntare il dito verso di loro, non individuandole come una presenza esterna, ma distinguendole all’interno di noi, disapprovandole come la causa della sofferenza. Una delle caratteristiche salienti della pratica del Buddha, è di riconoscere le emozioni affiggenti non come delle cause a noi esterne. Ma di renderci capaci d’individuarle al nostro interno, puntando il dito verso i nostri difetti, che sono la causa della sofferenza e dell’infelicità estrema. Siamo nati in luoghi che offrono la possibilità di praticare il Dharma. Possediamo le facoltà della grande intelligenza umana, siamo anche abili ad identificare e a scoprire i difetti del nostro intelletto, e conosciamo anche le smisurate possibilità di trasformare la nostra mente. Proprio perché abbiamo ottenuto quest’eccezionale natura umana, siamo capaci di comprendere tutto ciò. Siamo pertanto fortunati ad aver ottenuto questa vita che ci dà la possibilità di praticare il Dharma. Siamo inoltre dotati di qualità speciali. Perciò, è importante rendere piena di significato questa vita e non sprecarla.

Sua Santità il XIV Dalai Lama

Che tipo di vita ho condotto?

Ora leggiamo dal testo di Togmey Sangpo chiamato: le “Trentasette pratiche del Bodhishattva”: “Vi dovrete separare molto presto da parenti, amici e conoscenti con cui avete vissuto per molto tempo insieme. Dovrete lasciare tutti i beni, le ricchezze e tutto quanto avrete accumulato con tanta difficoltà e per molto tempo. Dovrete lasciare anche il vostro corpo, la vostra entità fisica che è un po’ come il vostro albergo. Ebbene, dovrete abbandonare anche questo vostro rifugio, che ospita la vostra coscienza”.

Prendiamo l’esempio di tutti noi che siamo qui: fra noi vi sono persone di diverse età. Alcuni sono abbastanza anziani, mentre altri sono piuttosto giovani. Nel mio caso ho oltrepassato la sessantina d’anni, e, a voler essere ottimisti, potrei al massimo vivere fino a cent’anni. Anche se giungere fino a quell’età, ora ho già vissuto la maggior parte della mia vita. Similmente, come nel caso di molti di noi, ho già trascorso la maggior parte della mia vita. Ora, guardatevi indietro e chiedetevi: che tipo di vita ho condotto? L’ho vissuta in modo significativo? Ho utilizzato nel modo migliore le possibilità che mi sono state offerte? Cos’ho fatto, negli anni trascorsi, per dare un significato alla mia vita? Quali pratiche positive, da rendermi veramente soddisfatto, ho sviluppato? Ne sono derivate delle qualità proficue, di cui possa esserne lieto?

Ma, per quanto riguarda le qualità negative, come l’attaccamento, l’antipatia, l’odio, la rabbia e così via, ci rendiamo conto che le abbiamo condivise fin dall’inizio, da quando eravamo bambini. Se guardiamo alla nostra pratica di Buddhisti e ci chiediamo: “Ho praticato con consapevolezza il Dharma? L’ho fatto con cuore sincero?”. La vostra risposta profonda non sarà molto incoraggiante. Sia che concludiate dicendovi che la vostra vita è stata o meno significativa, converrete sulla necessità d’essere maggiormente attenti per il futuro. Propendendo in questo modo a riconoscere di non aver condotto, nel passato, una vita decisamente positiva.

– I casi della vita sono tali da farci render conto che la morte è un fatto certo.

Se ne rendono conto tutti, in particolare coloro che hanno superato la sessantina d’anni, ma anche la cinquantina, e ancor più gli ultrasettantenni. Tutti costoro sono consapevoli d’aver già trascorso la maggior parte dei propri giorni, e sentono che la morte s’avvicina, momento per momento, giorno per giorno.

Ebbene, se da un lato sappiamo che la morte rappresenta un fatto certo, non sappiamo il momento in cui arriverà. Non conosciamo il momento in cui la morte ci visiterà.

Ecco un altro pensiero importante che vi assilla: “Cosa sarà di me al momento della morte? Giungerò ad un momento di totale estinzione, come una fiamma che si spegne?

Al momento della morte: cesserà completamente il mio continuo mentale, sarà ridotto a spegnersi come un interruttore?”.

Persino gli oggetti esterni, come ad esempio gli alberi, hanno le loro cause e condizioni. Questi oggetti esterni hanno tuttavia una caratteristica fondamentalmente diversa dalle nostre: non provano la sensazione di sperimentare le cose, non vivono sentimenti quali la gioia, la sofferenza e così via. Al termine del loro ciclo di vita si scompongono e si trasformano.

Solo gli esseri senzienti possiedono un forte potere di discriminazione e la sensazione di star bene o di soffrire. La parte sottile, che esiste, del nostro corpo, potrebbe essere la base dei nostri sentimenti, positivi o negativi, ma la semplice natura o capacità d’esperienza della mente è diversa dalla sua parte sottile.

Intendo, infatti, distinguere tra ciò che chiamiamo “mente e la “coscienza” che percepisce e riconosce gli oggetti. Questa qualità cognitiva non può essere descritta soltanto come un oggetto esterno.

– La mente e la coscienza hanno un inizio?

Vi sono molti studiosi che investigano le funzioni del sistema nervoso e le sue interconnessioni. Quando tuttavia si paragona la descrizione della mente offerta dalle rilevazioni scientifiche, in particolare le relazioni con gli oggetti, i poteri dei sensi, la coscienza e così via, troverete molto più dettagliata, coerente e soddisfacente la spiegazione data dal Buddismo, nonostante che le conoscenze scientifiche facciano continuamente dei progressi.

Pertanto, è difficile spiegare questa qualità esperienziale solo come un oggetto esterno. Questa peculiarità dipendente, che chiamiamo “mente” non la possiamo spiegare solo come un oggetto materiale. Non si può spiegare la nostra esperienza con la sola presenza degli oggetti dei sensi

Similmente, quando si pensa all’esistenza dell’intero cosmo, è difficile trovare una spiegazione: c’è chi trova la risposta in una causa permanente o chi la rintraccia in un’origine impermanente. Ha una causa o è senza causa, ha un inizio o è senza inizio? Se ci convinciamo che non abbia un inizio allora ci poniamo molte domande e ci chiediamo com’è possibile? Se pensiamo che abbia un inizio, allora ci poniamo ancor più domande, finendo per trovarci in contraddizioni ben maggiori, allora bisogna utilizzare la propria intelligenza e seguire una via, una visione della verità che abbia meno contraddizioni possibili.

Se accettiamo il fatto che la mente e la coscienza non hanno inizio, in questo caso sarete capaci di rispondere persino alle domande più difficili. D’altra parte, se negherete la continuità della coscienza, vi troverete in grandi contraddizioni, perché è più saggio accettare quelle filosofie o vedute della vita basate su motivazioni razionali. La mente ha una relazione col corpo, la mente è in relazione col corpo, non è distaccata dal corpo, come la vista all’occhio e le forme visive sono in relazione tra di loro, la mente è in relazione col corpo. Noi non possiamo considerarci soggetti ad una mente materiale. La mente non è fatta di materia, ha una sua propria natura: la luminosità della sua propria natura facente sì che il momento precedente produce il momento susseguente.

Ci sono persone capaci di ricordarsi delle loro vite precedenti?

Questo ragionamento spiega anche l’esistenza delle vite precedenti, poiché vi è un momento precedente che ne produce uno susseguente ed esiste un momento precedente ancora, allora qual’è la mente precedente? La filosofia buddhista non è l’unica a parlare di menti precedenti tornando nel passato, queste si trovano nell’antica filosofia indù, si trovano anche in filosofie non buddhiste.

Ebbene, c’è un legame tra coscienza e mente? Ovviamente, quando parliamo di coscienza non intendiamo una capacità indipendente, slegata dalla base, dagli oggetti fisici. Ad esempio, è abbastanza chiaro che una coscienza elevata dipende da un alto potere dei sensi. Senza l’intervento di questi ultimi non potrebbe sorgere l’alta coscienza.

Ma la domanda cruciale è: “Come si producono le alte funzioni cognitive mentali?”.

Esse non possono essere interpretate con motivazioni materiali basate su oggetti fisici.

Un testo dice: “Le qualità sostanziali della mente non possono essere percepite che da un’altra mente” e questo ragionamento prova l’esistenza di vite precedenti.

Questa è una convinzione peculiare non solo del Buddismo, ma anche dell’Induismo, e di molte altre filosofie non induiste.

Riflettendo in tal modo, troveremo persone capaci di ricordarsi delle loro vite precedenti, nonostante che la maggior parte di noi non è in grado di farlo. Il fatto di poter ricordare le vite pregresse è la prova della loro esistenza.

La scienza non ha spiegazione alcuna per le vite passate.

Ma le risposte più convincenti derivano dal fatto che queste persone hanno chiari ricordi delle loro vite passate, si rammentano le situazioni pregresse, per la semplice ragione che esistono vite precedenti. Ma, se qualcosa c’è, allora esiste. Quindi se qualcuno è in grado di ricordarle, allora esistono. Questa è una semplice dimostrazione della loro esistenza. Perché non le vediamo? Perché siamo sempre rivolti all’esterno, ad oggetti esterni, ad attività esterne.

– Talvolta i bimbi sono in grado d’avere dei ricordi delle loro vite pregresse.

Noi siamo abituati a relazionare la nostra mente agli oggetti esterni, al mondo fuori di noi e siamo soliti avere a che fare con oggetti fisici: suoni, odori, sensazioni visive e così via. Ma non abbiamo una gran propensione a riflettere su di loro, ad indirizzarci verso la natura sottile della mente. Se noi cominciassimo davvero a rivolgerci all’interno, ad osservare la natura della nostra stessa mente, allora potremmo vedere le nostre vite passate.

Nel caso di praticanti seri, nel caso di meditatori: nella loro vita normale non sono in grado di ricordare le loro vite precedenti, ma quando entrano in meditazione e riflettono sulla natura della mente, sono capaci di ricordare le loro vite precedenti fino a cent’anni addietro. Tra i miei conoscenti ci sono delle persone che quando sono in meditazione profonda vedono le proprie vite precedenti, magari la propria vita precedente, magari due vite precedenti.Lo fanno attraverso la meditazione profonda, non con un assorbimento mentale simile a quello del sonno. Non si tratta di sprofondare in un sonno, si tratta di vedere la natura della mente, la propria intrinseca luminosità della mente. In questo modo si possono sperimentare le vite passate. Quando essi riflettono sulla natura della mente, sulla mente luminosa, raggiungono la possibilità, che avete anche voi, di rivivere l’esperienza delle vite precedenti. Talvolta i bimbi sono in grado d’avere dei ricordi delle loro vite pregresse. E vi sono dei bambini che nei primi anni di vita ricordano le loro vite passate. E’ basandoci sulla continuità della mente che siamo in grado di parlare delle vite precedenti: anche il nostro corpo fisico dipende dalla continuità della mente per vite e vite che non si possono contare.

Anche la nostra vita futura può essere spiegata sulla realtà della nostra vita attuale. Ad esempio, è in base al continuo di quella stessa mente che ci riferiamo ad una precisa persona, nonostante che subisca dei cambiamenti con l’età. Il corpo può subire dei cambiamenti, anche sostanziali: pensiamo a quanto cambia il nostro aspetto fisico dall’infanzia alla vecchiaia. Ma è in base alla continuità della mente attuale che parliamo delle vite precedenti di quella persona. Se accettate l’esistenza di vite passate, presenti e future, troverete ulteriori ragioni per ammettere, per credere nella continuità della mente. E, se non lo farete, non avrete intendimenti per dare spiegazione a certe strane esperienze fatte in questa vita.

Allora ci rendiamo conto che la mente non è materiale e che è, per natura, luminosa. Ma ci renderemo conto che la mente è una continuità, ed è sulla base di questa continuità che noi imputiamo la persona, la designiamo. Nonostante che il corpo è soggetto a continui cambiamenti, noi identifichiamo sempre la stessa persona, questa stessa persona basata sulla continuità della mente, nello stesso modo questa continuità della mente definisce le vite passate. Se non accettiamo l’esistenza di quest’ultime, allora ci sono molti accadimenti della vita che non hanno spiegazioni. Se invece le prendiamo in considerazione, allora realisticamente troviamo una spiegazione.

Sua Santità il XIV Dalai Lama

– Cos’è il presente?

Se fate di tutto per rimanere molto fermi sulle vostre posizioni, tentando di dire che i fenomeni esistono esattamente come ci appaiono, sarebbe molto difficile spiegare il futuro ed il passato.

Pensate, ad esempio, alla giornata di ieri. Al fatto che è trascorsa, che è svanita, come in un sogno che non è più realtà. Ed altrettanto per l’indomani. Se rifiutiamo l’esistenza delle vite passate, allora la giornata di ieri è stata semplicemente un sogno, ed il domani non esiste ancora. Perché deve ancora venire, e non è ancora reale. Vi sembrano questi dei momenti completamente separati tra di loro, o vi danno la sensazione d’una continuità? Ad esempio, quando parliamo del presente, chiediamoci: “Cos’è il presente?”. Il presente non si riferisce a tutta la giornata, perché il mattino è già trascorso, e la sera deve ancora venire. Cos’è il presente, allora?

E’ difficile trovare il momento presente. Ma il problema non risiede in noi, è che tendiamo a vedere gli oggetti a noi esterni come dotati d’esistenza inerente. Ma in realtà non v’è alcun oggetto dotato d’esistenza indipendente; perché se le cose esistessero in modo indipendente, noi dovremmo essere in grado d’individuarle nel passato, ieri, come anche nel futuro, domani, e così via. Se fossero dotate d’un esistenza indipendente, lo sarebbero anche rispetto al trascorrere del tempo. Poiché, per riferirmi al momento attuale devo rapportarmi al passato ed al futuro, in tal modo non troverò ciò che chiamo presente. Troverò i momenti, i giorni, le ore, i minuti ed i secondi trascorsi, ma non troverò il presente, anche se cercherò di suddividere i secondi in decimi, in centesimi o in millesimi. Quindi tutto è in mutamento, è in cambiamento, in trasformazione: è per questa ragione che sperimentiamo sentimenti come la sofferenza, la felicità, è per questo motivo che conseguiamo qualità positive o negative.

– E’ basata su questa legge la natura del cambiamento, che ci permette di produrre qualità positive e d’eliminare quelle negative.

Queste qualità corrette o, viceversa, negative, dipendono da cause e fattori, da cause e condizioni.

Ma, proprio perché dipendono da cause e condizioni, esse non hanno esistenza inerente. Questa è l’unica spiegazione offerta dal Buddismo: tutto ciò che dipende da cause e condizioni non è indipendente, non esiste e non può esistere di per sè. Inoltre, tutto ciò che ha cause e condizioni, è designato mentalmente. E, a maggior ragione, ciò che è designato mentalmente non ha esistenza indipendente. Questo è l’unico modo di meditare sulla natura sottile della mancanza del sé dellla persona e dei fenomeni.

Questa è la filosofia del Buddha: questo è il punto di vista del Buddhismo.

Esso è, pertanto, basato sulla continuità della coscienza, sulla continuità del trascorrere della mente della persona, che, a sua volta, è designata. Perciò parliamo d’individuo o di quella persona, designata in base al trascorrere della continuità della mente.

Dal momento che quest’ultima è senza inizio, la persona stessa è senza inizio, la mera persona designata dal continuo della mente è anch’essa senz’inizio. E’ per questa natura senz’inizio della mente e, di conseguenza del corpo, che in quel momento, molti livelli grossolani della mente si separano dal corpo. Questa coscienza sottile viaggia e trasmigra. Muove le sue energie che formano la base della mente sottile, che consegue l’illuminazione quando quest’energia sottile raggiunge il corpo di Buddha, il corpo di completa gioia, e la natura ultima di questa mente sottile diventa il corpo di verità ultima.

E’ in questo modo che si perviene allo stato dei quattro corpi di Buddha, è in questo modo che siamo in grado di scoprire che le cause dei quattro corpi di Buddha sono in noi come qualità interne. In questo stato raggiungiamo la visione dell’esistenza sottile, del Samara; ma, fintantoché vivremo in quella dimensione tutta la nostra esistenza è connessa all’esperienza della mente.

Nelle pratiche del sutra s’insiste soprattutto su come trasformare la mente, mentre in quelle del tantra, si tende, non solo a modificare la mente, ma a trasformare le sottili energie che risiedono alla sua base.

La mera continuità della coscienza, la mera produzione d’una coscienza successiva in base ad una precedente, non è il risultato del karma, ma è solo natura di base dell’amore. E intendo precisare meglio.

– Che tipo di vita avete?

Quando questo tipo di mente sperimenta la felicità e la sofferenza, essa diventa connessa al karma: questo è il risultato del karma! La mera continuità della mente non dipende dal karma, non dipende neppure dal potere della mente del Buddha: il cambiamento benefico che osserviamo dentro e fuori di noi dipende solo dalla natura dell’amore. All’interno di questo processo qualcosa diventa distruttivo, o, viceversa, qualcosa diventa costruttivo, di giovamento. Queste esperienze, costruttive o distruttive, sono il risultato del karma. In generale, e puntualizzo, non intendiamo affatto che l’azione contenga in sé la natura dell’amore, ma ci riferiamo all’azione basata su una precisa motivazione positiva espressa dalla volontà dagli esseri senzienti. I risultati susseguenti, basati su cause e condizioni precedenti, sono mera natura generale dell’amore.

Che tipo di vita avete? Una vita grossolana o una sottile, una vita molto felice o una molto negativa? Il fatto di sperimentare una vita negativa o positiva, sarà il risultato delle azioni precedenti sulla base delle motivazioni poste in passato.

Per questa ragione diciamo che il tipo di vita che ci riserva il futuro dipende dalle motivazioni poste in precedenza. Perciò, al momento della morte la mente non giunge alla sua tappa finale, la continuità della mente prosegue.

Tuttavia, al momento della morte, dovrete lasciarvi dietro tutte le ricchezze, i beni materiali ottenuti nel corso di lunghe e dure fatiche, dovrete abbandonare parenti ed amici cari. Non sarà una separazione di breve durata, ma questa sarà lunga e permanente.

Nemmeno gli onori e la fama, il prestigio e le ricchezze, la reputazione che avete ottenuto in vita vi saranno utili al momento della morte. Un gran lama del passato disse: “Al momento della morte il re deve lasciarsi addietro il suo reame ed il mendicante deve abbandonare il suo bastone. Pertanto, sia il re che il mendicante trasmigreranno nella vita futura nello stesso modo”. L’unica azione di beneficio in quel momento è rappresentata dal fatto d’aver intrapreso una vera pratica religiosa, perché al momento della morte solo la coscienza sottile lascerà il corpo. Se, durante la vostra precedente vita avrete condotto delle azioni virtuose, delle pratiche positive, le impronte lasciate sulla coscienza sottile, e solo esse, vi saranno di beneficio. Tutte le esperienze fatte ad un livello grossolano non vi saranno d’alcun aiuto. In questo modo vi rendete conto della necessità d’accumulare il più possibile qualità positive, per questo motivo darete meno importanza all’accumulazione delle ricchezze e così via. Infatti, il raggiungimento d’ingenti beni materiali ci beneficia solo in questa vita, influendo sul benessere del nostro corpo fisico. Pertanto, se ora ci dovessimo concentrare solo su questo tipo d’appagamento, non faremmo fatica a renderci conto d’aver imboccato la strada sbagliata.