S.S. Dalai Lama: Insegnamenti Kalachakra Ky Gompa 5

5 PERCEPIRE LE EMOZIONI AFFLIGGENTI COME IL NOSTRO NEMICO

Dagli insegnamenti di Sua Santità il XIV Dalai Lama, preliminari all’iniziazione del Kalachakra, conferiti a Ky Gompa (Spity Valley) H.P. – India 8 -11 ago 2000, basati sugli “Stadi Intermedi di Meditazione” di Acharya Kamalashila e le “Trentasette pratiche del Bodhishattva” di Togmey Sangpo

Tra gli ascoltatori occidentali figurava anche un gruppo d’italiani del Centro Studi Tibetani FPMT Sangye Cioeling di Sondrio che ha registrato il discorso di Sua Santità, tradotto in inglese dal competente monaco Lakdhor. Ve ne proponiamo la quinta parte.

Appunti a cura del Dott. Luciano Villa e di Graziella Romania

Sua Santità il XIV Dalai Lama

“Purificatevi delle vostre azioni e pensieri negativi. Trasformate completamente la vostra mente”. Questo è l’insegnamento di Buddha. Se le vostre azioni sono basate su motivazioni negative, quali la rabbia o l’invidia, svilupperete infelicità nella mente degli altri. Proprio perché portano risultati negativi, proprio perché arrecano sofferenza, queste sono chiamate azioni dannose. Queste azioni negative le dobbiamo abbandonare! La ragione di ciò, non sta’ nel fatto che il Buddha disse di lasciarsi alle spalle le azioni negative, ma dalla motivazione che dobbiamo abbandonare queste azioni negative perché non desideriamo la sofferenza. E’ per questa ragione che il Buddha ci mise in guardia dal compiere queste azioni negative. In termini di sofferenza, noi non vogliamo sperimentarne alcun tipo, non desideriamo ascoltare nemmeno la più blanda delle parole negative. Per nostra natura, noi non desideriamo la sofferenza.

Ad esempio, nella società umana, le persone dalla visione limitata incorrono sempre in negatività: esse sono portate ad una visione negativa della vita, sono sempre pronte a litigare e ad entrare in conflitto con gli altri.

Ma, se la persona ha una mente aperta, anche se quella persona dentro di sè potrà arrabbiarsi, non manifesterà il suo sentimento all’esterno e non farà scoppiare la rabbia all’esterno.

– Attenti a non far trasparire all’esterno i nostri pensieri negativi

Questa è la tattica adottata anche nei rapporti tra differenti nazioni. Anche se tra loro non scorrono relazioni amichevoli, per ragioni che dipendono da ragioni politiche ed economiche, usano intrattenere franchi rapporti diplomatici, cercando di trovare soluzioni ai problemi reciproci attraverso pacati colloqui negoziali.

Adottando la visione dei benefici a lungo termine, riusciamo ad evitare d’esprimerci negativamente. Per questo motivo dobbiamo essere molto attenti a non far trasparire all’esterno i nostri pensieri negativi, e, soprattutto a non trasformarli in azioni.

Dobbiamo essere consapevoli che, se mi comporterò in questo modo, colpirò i miei amici e gli esseri senzienti mie madri. Per lo stesso motivo Buddha ci consigliò di non compiere azioni negative. Perciò, anche se siete in preda alla rabbia (e, per questa ragione, potreste giungere ad impugnare un coltello o a percuotere un’altra persona) dovete tuttavia astenervi dal compiere queste azioni, perché questo comportamento, a lungo termine, porta a sofferenza.

Per evitare di provare sofferenza nel tempo a venire, anche se siete in preda all’ira, proprio per evitare di cadere in futuro in preda alle sofferenza, vi asterrete dal manifestare la vostra arrabbiatura.

– Il compiere azioni virtuose rappresenta un vero bisogno.

Un altro mezzo per evitare di compiere delle azioni negative, consiste nel pensare che tutte le persone, anzi tutti gli esseri senzienti, al pari di noi stessi, desiderano la felicità e non desiderano soffrire.

Perciò, riflettendo su questi ragionamenti si può arrivare ad astenersi dal cadere in preda alle azioni negative che gettano le persone nello sconforto.

Il Buddha ci raccomandò di non precipitare in alcun tipo di comportamento negativo.

Il secondo verso del testo recita: “Tutte le persone dovrebbero impegnarsi nelle perfette azioni virtuose”.

Questo significa che, quando compiamo delle giuste azioni, ci dobbiamo basare su di una buona motivazione e che mai le nostre azioni virtuose devono essere motivate dal desiderio di danneggiare gli altri.

Se siete spinti da motivazioni malvagie, anche se il vostro comportamento all’esterno apparirà dolce e gentile nei rapporti con gli altri, il vostro atteggiamento esteriore non le trasformerà in atti virtuosi. Questo dipenderà dalla vostra motivazione negativa all’origine del vostro comportamento. Perciò, sia verbalmente sia con le nostre azioni, ci si deve esprimere in modo positivo, mossi dall’altruismo, dal desiderio di beneficiare gli altri esseri senzienti. E’ in questo modo che dovete comportavi nel compiere azioni positive, accumulando, di conseguenza, meriti,. C’è da sottolineare che il compiere queste azioni virtuose rappresenta un vostro vero bisogno, perché ciò di cui necessitate è la felicità.

– Il terzo verso dice: “ Disciplina completamente la tua mente”.

Ciò significa che, come ho spiegato prima, il vostro comportamento e le vostre azioni devono farsi positive, abbandonando le negatività, questo vostro comportamento positivo non deve essere solo un fatto esteriore, ma dipendente da una motivazione valida: quella di voler beneficiare gli altri.

Se, viceversa, nei rapporti commerciali, ad esempio, sarete suadenti e gentili, ma il vostro intento sarà quello d’ingannare l’altro, nonostante che il vostro atteggiamento sarà stato pacifico, il vostro comportamento sostanziale risulterà ugualmente negativo ed aggressivo negli altrui confronti. In realtà si sarà compiuto un atto violento, che, in termini d’azione virtuosa o meno, sarà da considerare come non virtuoso.

Sua Santità il XIV Dalai Lama

– La motivazione corretta è solo quella di voler aiutare, di beneficiare gli altri. Facciamo, ad esempio, il caso che vostro figlio o una persona a voi cara o semplicemente vicina, stia comportandosi male: tanto d’accumulare molte negatività.

Voi dovete intervenire per fermarlo! Avete il dovere d’agire per impedirgli d’accumulare negatività! Se, attraverso i vostri consigli e raccomandazioni non riuscite a fargli cambiare atteggiamento, potete pure ricorrere alle maniere forti: verbalmente, ma anche fisicamente. Il vostro comportamento esterno, in questo caso, potrà anche apparire come aggressivo, ma, poiché la vostra vera motivazione è sincera, questa sarà ugualmente da considerarsi come un’azione virtuosa!

Quindi, il fatto che la vostra azione sia o meno virtuosa, dipende essenzialmente dalla motivazione che vi ha spinto ad agire.

Per questo motivo la terza strofa recita: “Dovete completamente disciplinare la vostra mente”.

Ora, la domanda che sorge è: “Quali sono i fattori che rendono indisciplinata la nostra mente?” Questi non dipendono da condizioni esterne, o da fattori all’esterno di noi, ma da cosa pensiamo.

– Solo i nostri pensieri rendono indisciplinata la nostra mente

Il chiaro esempio consiste nel rendersi conto che, persino se ci si trova in un ambiente molto ostile ed aggressivo, ma la nostra motivazione è corretta, voi non produrrete né svilupperete delle emozioni affliggenti. Al contrario, se la vostra motivazione non sarà buona, se la vostra motivazione risulterà contaminata, voi darete il benvenuto alle emozioni affliggenti.

In India si dice che, anche se vivete in un meraviglioso luogo di pace, come in un tempio o in un monastero, anche in quella situazione favorevole potete sviluppare un forte attaccamento, rabbia, invidia e così via.

Sono, perciò, solo i nostri pensieri, i nostri fattori interni, a rendere indisciplinata la nostra mente. Si tratta quindi di fattori dentro di noi, e non fuori di noi!

Di solito, quando ci arrabbiamo, siamo portati, ad incolpare lui o lei: è stata un’altra persona, insomma, a farci arrabbiare! Ma, se riflettete attentamente, scoprirete che quella persona esterna era fuori di senno, non era in grado di controllarsi: era insomma, in preda ad emozioni negative. Mettetevi allora nei panni dell’altra persona, pensate che in questo momento ha perso il controllo di sé, perché è oscurata dalle emozioni affliggenti e rendetevi pure conto che anche voi siete caduto nella medesima trappola. Se sarete in grado di capire queste situazioni, riuscirete, anche nel contingente, a bloccare il sorgere delle emozioni affliggenti.

Dobbiamo perciò aver sempre presente che la causa principale delle emozioni affliggenti è solo dentro di noi, non al nostro esterno.

Per questo motivo il Buddha disse che si deve completamente disciplinare la nostra mente! Per giungere a questo risultato, dobbiamo essere in grado d’individuare i fattori che rendono indisciplinata la nostra mente.

– E’ una situazione simile a quella che succede quando ci ammaliamo.

Quando non stiamo bene, è importante individuarne le cause all’origine. Quando ci rendiamo quindi conto che la nostra mente è disturbata, è importante individuarne sia le cause alla base sia le condizioni scatenanti, ovvero i fattori che producono quello stato indisciplinato della mente.

In questo processo di disciplinare la mente, gli insegnamenti buddhisti producono ricche argomentazioni per portare la mente da uno stato indisciplinato a un altro disciplinato.

All’interno della mente, ne possiamo individuare due distinzioni: una che elabora continuamente e l’altra che scorre per natura. Facciamo di nuovo l’esempio della persona in preda alla rabbia: persino se la persona è di temperamento focoso, essa non sarà sempre arrabbiata, la rabbia sorgerà in lei più o meno frequentemente. Tuttavia, la rabbia non sempre si manifesta quando vi è la consapevolezza mentale.

Sua Santità il XIV Dalai Lama

– Davvero sovrapponibile è il caso delle altre emozioni affliggenti: come l’attaccamento, l’invidia, l’odio e così via.

Queste emozioni affliggenti sorgono e si sviluppano quando s’imbattono in certe situazioni, in certi fattori, in certe cause e condizioni. All’interno della mente, possiamo distinguere quella che noi chiamiamo la mente primaria (o principale) e i fattori mentali. Quando, attivata dalle emozioni negative, sorge qualcuna di queste menti, ne deriva lo sviluppo d’una forte rabbia. E, quando si sviluppa questa potente rabbia, anche la mente principale ne rimane afflitta.

Di converso, quando si sviluppa un forte mente corretta, ne risulta positivamente influenzata anche la mente principale. E’ un qualcosa di simile a quel che avviene ad una persona che non dispone di grandi capacità per prendere delle decisioni. Questa persona è facilmente influenzata dagli altri: sia da quello che dicono sia dal loro comportamento. In genere il comportamento di queste persone è molto suggestionato dai loro amici.

– Così la nostra mente principale è molto influenzabile dalle menti positive o negative.

Pertanto, è molto importante saper riconoscere il modo in cui sorgono le emozioni affliggenti e la maniera di poterle fermare ed eliminare. Che tipo di forze opponenti dobbiamo mettere in campo, per bloccare le emozioni affliggenti?

Per rispondere a quest’interrogativo il Buddha ci raccomandò di disciplinare completamente la nostra mente.

A ragione di ciò, dovreste vedere le emozioni affliggenti come il vostro nemico, come un fattore distruggente.

Ma queste emozioni affliggenti non sorgono per fattori temporanei, queste emozioni affliggenti sono il risultato d’abitudini del passato, d’impronte che abbiamo impresso nella nostra mente da tempo immemorabile. Quando queste antiche impronte s’imbattono in certe situazioni negative, si sprigionano le emozioni affliggenti. In base alle differenti impronte, le persone provano diversi tipi d’emozioni disturbanti. Alcune emotività affliggenti, come la rabbia, sono connesse con le condizioni in cui si trova il nostro corpo, ad esempio se ci sentiamo deboli, se al nostro corpo vengono meno le forze, saremo più inclini alla rabbia. Ma questo non significa certo identificare come causa principale della rabbia la vostra forma fisica. Le cause principali delle emozioni affliggenti sono le impronte precedenti impresse nella nostra mente, a causa d’abitudini estremamente consolidate e protratte nel tempo.

– Nessuno può sostituirvi nel cambiamento della vostra mente.

Dal momento che queste emozioni affliggenti hanno in noi un’origine lontanissima, sono molto radicate nella nostra mente e ci siamo a tal punto abituati ad esse tanto da rendere molto difficile eliminarle in solo pochi giorni di pratiche. Avete, infatti, bisogno di dedicare molto tempo a questo vostro processo: il cambiamento avverrà gradualmente a poco a poco, con la pratica. Non lo potrete certo realizzare nell’arco d’una notte, come avreste voluto. Vi dovrete impegnare piuttosto nella trasformazione interiore, come in quella esteriore. Per quanto riguarda quest’ultima, potrete continuare con quanto portato avanti dalla tradizione di culto delle vostre generazioni passate. Ma, per quanto concerne il cambiamento interiore, questo un fatto che riguarda solo voi stessi: solo voi stessi potete trovare il modo migliore di realizzarlo. Nessuno può realizzare, infatti, al vostro posto il cambiamento della vostra mente.

Persino nel campo degli oggetti esterni, ve ne sono alcuni che sono il frutto della generazione continua: è il caso dell’elettricità. Ma lo sviluppo mentale presenta una complessità ben maggiore della produzione dell’energia elettrica!

In quest’ultimo caso non vi sono ostacoli insuperabili, quel che avete veramente bisogno di fare, è di trovare la natura di quell’oggetto naturale, ed, una volta identificata, sarete in grado d’usarla. Non è la stessa cosa che avviene nei cambiamenti della mente: vogliamo qui, infatti, intendere il complesso processo di disciplinare la mente, partendo ovviamente da un disordinato stato indisciplinato. E’ molto importante che raggiungiate un’elevata abilità nella trasformazione della mente, a partire dalla conoscenza delle tecniche di perfezionamento interiore.

Proprio perché siete venuti fin qui per trasformare la nostra mente che dovete conoscere questi due testi: gli “Stadi Intermedi di Meditazione” di Acharya Kamalashila e le “Trentasette pratiche del Bodhishattva” di Togmey Sangpo.

(Sua Santità s’interrompe, ridendo di gusto, per esortare un gruppo di tibetani a leggere il testo e ad ascoltare, piuttosto che distrarsi nel recitare sequele di mantra).

– La meditazione sull’amorevole gentilezza inizia considerando gli amici e le persone a voi care.

L’amorevole gentilezza si riferisce al desiderio che gli altri esseri senzienti possano raggiungere la felicità. Perciò, è la natura dell’aspirazione a far sì che s’incontrino con la felicità. Fate in modo d’includere, adagio adagio, nella meditazione le persone che non conoscete, e che quindi vi sono estranee, fino a comprendere anche i vostri nemici.

Come ho precedentemente spiegato, potete visualizzare tre individui: uno amico, uno indifferente ed uno nemico. Potete poi passare a meditare sugli esseri senzienti abbandonati senz’aiuto; è semplice sviluppare innanzitutto compassione nei riguardi degli esseri senzienti che soffrono: i poveri e gli ammalati. Ma non dovreste fermarvi di certo qui: dovreste indirizzare la vostra meditazione anche verso coloro che apparentemente, o esternamente, non manifestano una grande sofferenza. Se, infatti, riflettete attentamente, anche costoro si trovano immersi nella natura della sofferenza. Anche coloro che non sono soggetti ad una grande sofferenza fisica, ma stanno accumulando negatività su negatività, come rabbia, attaccamento, invidia e così via, sono in una situazione che li porterà a una sofferenza sempre maggiore. Perciò, vi renderete conto che dovete diventare capaci di sviluppare compassione nei riguardi anche di queste persone. Quando, ad esempio, incontrate una persona molto orgogliosa ed aggressiva, non vi sarà difficile comprendere che questa sua arroganza lo porterà alla rovina ed a una grande sofferenza. Pensando pertanto in questo modo, genererete compassione anche per queste persone.

Sua Santità il XIV Dalai Lama

– Non va molto bene, meditare sulla compassione in generale, senza concentrarsi su di un singolo caso.

Ad esempio, vi sarà piuttosto semplice meditare sulla compassione senza far riferimento ad una specifica persona: la vostra meditazione vi scorrerà via liscia senza problemi.

Ma non appena avete focalizzato una persona antipatica, una persona che non vi piace, o, peggio ancora, una persona che ha un atteggiamento ostile, che aggredisce gli altri, potreste perdere il vostro atteggiamento, la vostra compassione potrebbe tramutarsi addirittura in collera.

E, perciò molto importante riflettere sulle persone prese singolarmente e sulla sofferenza di quella specifica persona: alcune possono essere in preda a palesi sofferenze, altre hanno accumulato le cause e le condizioni per cadere in futuro nella sofferenza. Rispetto alla domanda: quanto siamo in grado di praticare? Non dimentichiamo che siamo praticanti mahayana: c’interessa perciò il benessere di tutti gli esseri senzienti. Il problema con la nostra attitudine e pratica, è che, quando parliamo del benessere di tutti gli esseri senzienti, siamo portati ad individuare gli esseri senzienti come separati, come ben lontani da noi. Ovviamente ci dimentichiamo d’includere, tra la moltitudine degli esseri senzienti, anche gli amici, i parenti e le persone care. Succede così che invece di praticare la compassione, passiamo il nostro tempo a litigare, ad aggredire gli altri.

Ad esempio, i tibetani s’impegnano benissimo a pregare per gli esseri senzienti nostre madri, ma quando passano a visualizzare i funzionari cinesi, si rendono conto d’averli esclusi dagli altri esseri senzienti. Ed invece di pregare per loro, potrebbero pregare sì, ma per augurare loro le peggiori sventure! Questo vi dimostra che la loro meditazione non sarebbe corretta e condotta in modo sistematico. Dov’è, allora, la loro bodhicitta?

Il coraggio della responsabilità

È quindi importante sviluppare la compassione, visualizzando molti, innumerevoli individui: vi raccomando di meditare sull’amorevole gentilezza facendo sorgere in voi una grande compassione: “Non ce la faccio più a sopportare tutta la sofferenza, la grande infelicità degli esseri così vicini a me” – vi direte.

Scaturirà, allora, dal profondo del vostro cuore, un gran desiderio di liberare dalla sofferenza tutti gli esseri senzienti.

Avendo quindi ottenuto una buona familiarizzazione con la compassione, v’incamminerete verso il sorgere della mente del risveglio di Bodhicchitta. Quando arriverete a sviluppare questo forte senso di compassione verso gli altri esseri senzienti, sarete quindi in grado di generare un potente desiderio di liberare tutti gli esseri senzienti dalla sofferenza. Sarà un’importante decisione, maturata da un senso di profonda responsabilità: a quel punto vi sarete convinti che vi dovete impegnare in prima persona per liberare gli altri dalla sofferenza.

Giunti a questo punto, genererete il coraggio mentale, ovvero quella disposizione che chiamiamo “attitudine speciale”. Questo è il significato di generare gradualmente un desiderio spontaneo di liberare tutti gli esseri senzienti.

Pertanto, essendo familiarizzati con la pratica della compassione, come base, continuate pure con la meditazione sulla mente del risveglio di Bodhicitta.

Avendo sviluppato quest’elevato senso di responsabilità, che partiva dal presupposto che in prima persona vi dovete impegnare per la liberazione degli altri esseri senzienti, affinché siano liberi della sofferenza, in questo momento, riflettete sulle vostre capacità. Cosa potete fare?

Siete in grado di liberare tutti gli esseri dalla sofferenza?

Vi renderete conto, riflettendoci sopra, di non possedere, in questo momento, la facoltà di liberare tutti gli esseri senzienti.

E’ come il caso d’una madre senza braccia. La sua mutilazione gli permetterà forse di prendersi cura del figlio appena nato? Come farà a sollevarlo, senza braccia? Potrà ugualmente procurargli cibo, vestiti, lavarlo, trovargli un tetto?

Così la nostra mente, finché rimane oscurata, non è in grado di prendersi cura degli altri esseri senzienti.

L’aiuto materiale fatto di cibo, vestiti, un alloggio, pur rimanendo un fatto meraviglioso, non è in grado di offrire una felicità duratura.

Il solo benessere materiale non è in grado di farci raggiungere la felicità perenne.

Il modo migliore per aiutare gli esseri senzienti, è di fare in modo di liberarli dalle emozioni affliggenti: è in questo modo che saranno in grado di raggiungere una pace e una felicità durevole.

Pertanto, quando parliamo di aiutare gli altri esseri senzienti, intendiamo il nostro impegno per ridurre ed eliminare le emozioni affliggenti, il che ci porterà ad una pace duratura e alla felicità.

Al momento, quando osservate la vostra situazione, vi rendete conto che non avete le capacità di sostenere, di guidare gli altri verso l’eliminazione dalle emozioni affliggenti. Perché voi possiate completamente impadronire di queste capacità d‘andare in soccorso degli altri esseri senzienti, dovete raggiungere l’illuminazione o lo stato di Buddha, in cui avete eliminato ogni colpa e realizzato ogni qualità positiva. Una volta raggiunto lo stato ultimo della realizzazione, allora sarete in grado di offrire aiuto.

Ma, per poter veramente porgere aiuto agli altri esseri senzienti, dovete purificarvi, dovete pulirvi internamente, dovete raggiungere l’onniscienza.

Il vostro fattore motivante per raggiungere l’illuminazione è solo il vostro proposito d’aiutare gli esseri senzienti.