S.S. Dalai Lama: Insegnamenti Kalachakra Ky Gompa 6

6 IL BUDDHA TROVÒ LA BODHICITTA COME LA QUALITÀ PIÙ BENEFICA

Dagli insegnamenti di Sua Santità il XIV Dalai Lama, preliminari all’iniziazione del Kalachakra, conferiti a Ky Gompa (Spity Valley) H.P. – India 8 -11 ago 2000, basati sugli “Stadi Intermedi di Meditazione” di Acharya Kamalashila e le “Trentasette pratiche del Bodhishattva” di Togmey Sangpo

Tra gli ascoltatori occidentali figurava anche un gruppo d’italiani del Centro Studi Tibetani FPMT Sangye Cioeling di Sondrio che ha registrato il discorso di Sua Santità, tradotto in inglese dal competente monaco Lakdhor. Ve ne proponiamo la sesta parte.

Appunti a cura del Dott. Luciano Villa e di Graziella Romania

Sua Santità il XIV Dalai Lama

– Lo scopo che vi muove verso l’illuminazione, per raggiungere lo stato di Buddha, non deve essere certo il vostro tornaconto personale.

Ovviamente, a voi stessi interessa raggiungere lo stato ultimo della felicità, che otterrete nel momento in cui perverrete all’illuminazione. Ora, tuttavia, la vostra maggiore preoccupazione è come aiutare gli altri esseri senzienti: in questo modo sviluppate bodhicitta. 

Quest’ultima è la mente dell’aspirazione per questo: da un lato nutrite l’aspirazione di raggiungere l’illuminazione, dall’altro, siete mossi dall’aspirazione di beneficiare gli altri esseri senzienti.

Il termine tibetano che sta per illuminazione è “cianciub”: si tratta d’una parola composta di due sillabe. La prima è l’elemento della parola “cian” che significa purificare, pulire, eliminare tutte le negatività mentali. La seconda unità fonica minima “ciub” indica interiorizzare, sviluppare certe realizzazioni, il che significa raggiungere tutte le qualità positive. Quando il termine sanscritto Buddha fu trascritto in tibetano, il traduttore lo rese con un vocabolo dal doppio significato: da un lato è colui che apre le capacità della mente e, dall’altro, è chi elimina tutte le ostruzioni della mente. Il significato di “ciub” equivale alla realizzazione di tutti i fenomeni esistenti, ovvero alla loro acquisizione interiore. <!– @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } –>

Perciò la buddhità è quello stato in cui vengono eliminati tutti i difetti mentali e, quindi, vengono ottenute tutte le qualità positive. Il termine “cianciub” può essere anche riferito ai tre stadi della realizzazione: l’illuminazione nello stadio di Sarvakayana, l’illuminazione nello stadio di Practikabuddhayana e l’illuminazione nello stadio di Buddhità.

Pertanto, quest’ultimo stadio è chiamato “di grande illuminazione” o “cianciub cempò”. Quando usate il solo termine “cianciub” vi potete riferire allo stadio d’illuminazione di Sarvakayana o Practikabuddhayana, ma quando dite “cianciub cempo” vi riferite alla grande illuminazione, ottenuta con l’ultimo stadio della Buddhità.

– Pertanto, la bodhicitta è il desiderio d’ottenere l’illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

E’ una mente mossa dall’aspirazione interiore di raggiungere lo stato ultimo della Buddhità per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Sia che state camminando, che siete seduti o coricati, in tutti i momenti della vostra vita voi svilupperete un inesauribile desiderio di raggiungere l’illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Quando, attraverso la consuetudine e la pratica, sarete in grado di raggiungere spontaneamente questa mente, a quel punto avrete sviluppato la bodhicitta.

– Per sviluppare una forte compassione dovreste generare l’amorevole gentilezza.

Vi sono due tecniche per sviluppare l’amorevole gentilezza o bodhicitta. Una è quella chiamata “LE SETTE CAUSE ED UN EFFETTO”. Essa è basata sul fatto di riconoscere tutti gli esseri senzienti come nostre madri, nel rendersi conto della loro gentilezza. A questo punto emanerete l’aspirazione di contraccambiare la loro gentilezza: perciò svilupperete l’amorevole gentilezza, svilupperete compassione, genererete una speciale attitudine, un forte senso di responsabilità e, come risultato di queste sei cause, svilupperete la bodhicitta risultante. Questa è la tecnica chiamata “Le sette cause ed un effetto”.

Un altro metodo per sviluppare bodhicitta consiste nello SCAMBIARE SÉ STESSI CON GLI ALTRI. Non ci sono parole adatte per spiegare i benefici e le qualità della bodhicitta. Grazie ad essa potete eliminare tutte le ostruzioni, tutte le esperienze negative: in questo modo accumulerete tutte le esperienze positive e felicità. In questa pratica di scambiare sé stessi con gli altri, innanzitutto, dovete riconoscere gli infiniti benefici derivante dallo sviluppo d’una mente dedicata al beneficio degli altri esseri senzienti

Similmente, vedrete anche i meriti, i conseguimenti delle attitudini corrette. E’ in questo modo che praticate lo scambio di sé stessi con gli altri esseri senzienti: il “TON LÈN”.

Ovviamente, il karma accumulato da ciascuno deve essere sperimentato da quello stesso individuo: non lo potete scambiare: non andrete incontro al risultato d’un azione di cui non avete posto le premesse. Più fate la pratica del prendere e dare, del donare le qualità positive agli altri esseri senzienti ricevendo da loro tutte le negatività, più sarete in grado d’indebolire la forza delle attitudini autogratificanti, e più riuscirete a sviluppare, rafforzandolo sempre più, il desiderio di perseguire il benessere di tutti gli esseri senzienti.

E’ per questo motivo che svilupperete la bodhicitta dell’aspirazione.

– Vi sono due tipi di bodicitta: quella convenzionale e quella ultima.

La bodhicitta convenzionale è l’arricchimento di quel pensiero iniziale verso lo stato di perfetta buddhità, al fine di beneficiare tutti gli esseri senzienti soggetti alle rinascite.

Non si tratta, ovviamente, d’un azione intrapresa a caso, ma dalla decisione, basata su dei precisi voti, di liberare, sulla base della compassione, tutti gli esseri senzienti dalla sofferenza: è questa la bodhicitta dell’aspirazione. E, non dimentichiamo, che, in certi momenti, è possibile generarla spontaneamente.

La bodhicitta ultima, invece, è quella influenzata dalla saggezza che comprende la vacuità. Si tratta d’una bodhicitta più stabile e più forte della prima.

Nel caso in cui un bodhisattva d’intelligenza limitata dovesse sviluppare la bodhicitta, questa non risulterebbe molto forte, molto stabile ed è, talvolta, possibile che possa degenerare, perdendo quindi questa mente.

E’ quindi nostro compito sviluppare questo tipo di mente prima che i nostri giorni finiscano, in considerazione proprio del fatto che è piuttosto impossibile raggiungere, già in questa vita, lo stato di Buddha. Possiamo ovviamente parlare di tante belle cose, come il raggiungimento dell’illuminazione, in tre anni, tre mesi e così via. Ma, in termini pratici, è difficile raggiungere l’onniscenza o l’illuminazione. Tutti gli sforzi li dobbiamo invece indirizzare a sviluppare i tre aspetti del sentiero: la rinuncia, la bodhicitta e la saggezza che comprende la vacuità. Non dimentichiamo che i nostri sforzi per sviluppare bodhicitta devono essere costanti e risoluti. Fatelo per molto, molto tempo.

– Sviluppando bodhicitta, essa ci arricchirà, ci farà accumulare meriti.

Ovviamente, questo non vi sarà un compito facile. Un risultato contingente sarà quello d’avvicinarvi sempre di più a quella mente. Dovreste, pertanto, sempre ricordare l’importanza di sviluppare una simile bodhicitta. Una volta che siete riusciti a svilupparla, avete veramente raggiunto la felicità e la pace duratura.

Meditare su questa bodhicitta rappresenta il miglior modo di prenderci cura degli esseri senzienti nostre madri. E’ il miglior modo di mostrare rispetto ai vostri grandi maestri, seguendo i desideri dei Buddha.

Sviluppando bodhicitta, essa ci arricchirà, ci farà accumulare meriti e ci purificherà dalle negatività.

Nel Bodhicharyavatara di Shanti Deva si dice: “Dopo aver riflettuto per eoni senza fine, il Buddha trovò la bodhicitta come la qualità più benefica”. I Buddha del passato, del presente e del futuro, sono unanimi in ciò, nell’apprezzare le qualità della bodhicitta. Pertanto, in termini di pratica della bodhicitta, voi dovreste sempre ricordare queste parole, rendendole familiari alla vostra mente.

La bodhicitta convenzionale andrebbe coltivata in un processo graduale, simile a quello descritto nel capitolo dell’etica e della morale del Bodhisattva Bumi: “Generate questa mente prendendo innanzitutto i voti di bodhisattva, da un maestro che n’è depositario, e che quindi pratica, i precetti del Bodhisattva”.

Acharya Asangha compose un testo chiamato “I cinque terreni”, il Sarvaka Bumi, il “Bodhisattva Bumi” in cui spiegò le tecniche per ricevere i voti di Bodhisattva, che potete ricevere tenendo di fronte a voi anche una santa immagine Con questo ho terminato di spiegare come generare la bodhicitta convenzionale. Passiamo ora alle “Trentasette pratiche del Bodhishattva” di Togmey Sangpo.

– Sviluppare bodhicitta a favore dell’infinito numero d’esseri senzienti è la pratica del Bodhishattva.

Il verso esprime chiaramente da sé il significato: ”Che senso ha il mio benessere personale, che utilità ha il mio continuo desiderio d’ottenere la liberazione, quando il resto degli altri esseri senzienti, mie madri, stanno tanto soffrendo?”

Ammettiamo che vivete vicino ad una persona in preda agli stenti, alla miseria della fame, anzi, immaginiamo che questo individuo stia morendo di fame. Ebbene, in tale situazione, avreste forse il coraggio di vivere nel lusso e nei fasti d’una ricchezza sfrenata? Potreste ignorare, forse, la presenza di chi è vicino a voi, ma nella più profonda sofferenza? Anche nel caso in cui non gli vorreste dare nulla, andrete di certo a mangiare da un’altra parte, non gli mangerete certo in faccia!

Questo è un po’ il caso di quel che avviene con gli esseri senzienti. Essi sono nella vostra stessa situazione, sono infelici, sofferenti, ma, nello stesso momento non vogliono certo soffrire! Come potreste giustificare il vostro proposito di pensare solo alla vostra felicità, ignorando la situazione degli altri? Se seguite il solo perseguimento della vostra felicità personale, la vostra visuale risulterà molto limitata e sarete proprio un egoista! Qualsiasi siano i vostri pensieri, vi renderete conto che state sbagliando tutto, se penserete solo a voi stessi.

Occorre, perciò, sviluppare bodhicitta, in modo che essa si diffonda a tutti gli esseri senzienti.

C’è poi un’altra ragione da considerare, come spiegato nel verso successivo. “Per poter sviluppare bodhicitta occorre aver presente che tutta la sofferenza deriva dal voler perseguire i propri interessi, i propri piaceri”. L’indicibile sofferenza, quella degli esseri infernali, degli esseri dei reami degli spiriti, è il risultato dell’aver pensato solo a sé stessi: perché hanno cercato la pace e la felicità solo per sé stessi.

E’ solo per una momentanea e personale gratificazione che ingannate gli altri, che uccidete gli animali col desiderio di utilizzarne la carne, la pelle. L’ignoranza v’oscura a tal punto da farvi fare dei sacrifici d’animali: per questo motivo li private della vita. Per le stesse ragioni non rispettate la proprietà altrui e rubate! Per la stessa causa tenete una condotta sessuale scorretta: vi macchiate di violenze e stupri.

Come ho spiegato prima, è l’illusione di diventare importanti che vi fa compiere negatività e nefandezze dal punto di vista mentale, verbale e fisico. A causa di quest’illusione non avete nessun rispetto per gli altri esseri senzienti e non vi preoccupate affatto delle conseguenze sugli altri delle vostre azioni negative. Ma le conseguenze non tardano a farsi sentire. Persino in questa stessa vita i parenti e gli amici più stretti, se siete un ladro o un bugiardo o un truffatore non vi frequenteranno. Anzi, pregheranno che gli stiate lontano!

Se non uguale, è simile il rapporto tra nazioni.

Anche in questo caso si dovrebbero perseguire reciproche relazioni di buon vicinato: se in un paese si promuovono attività di prosperità e di sviluppo economico, si dovrebbero auspicare gli stessi frutti anche negli altri paesi.

Guardando da questa prospettiva, è molto negativo il fatto che s’impieghi la forza per distruggere la pace e la prosperità d’altre nazioni. L’utilizzo delle armi, e tantomeno degli eserciti, non è mai un fatto positivo. L’aumento del numero dei soldati impegnati, invece di pacarli, non fa che ingigantire i conflitti.

E’ come buttare benzina sul fuoco! Lo spiegamento d’un contingente sempre crescente di truppe, è come il carburante che fa divampare ancor più le fiamme della guerra. Le campagne di propaganda fanno poi credere ai soldati che stanno sacrificandosi per il loro paese, per la nazione, per il benessere della popolazione, e così via.

Il risultato è la distruzione di tante e tante vite.

Ma la forza non è utile nemmeno a risolvere i problemi tra paesi. Riusciamo a trovare una soluzione ai problemi attraverso le uccisioni e le stragi? No, questo non è possibile! Infatti abbiamo avuto delle guerre mondiali: siamo stati forse capaci di risolvere dei problemi con le guerre? No, non ne siamo stati capaci.

– Tutte queste azioni negative, tutto quest’immenso dolore sorge unicamente per la nostra attitudine autogratificante, per il nostro egoismo!

Tutto dipende dalla percezione distorta di considerare sé stessi come molto importanti. Fate attenzione che quando siete guidati da quest’unico tornaconto personale, sarete in preda all’odio, alla rabbia, all’attaccamento, all’invidia e così via.

Tutte le sofferenze sorgono per aver perseguito solamente i propri interessi.

Quando siete totalmente presi per voi stessi, siete incapaci di generare compassione, siete impossibilitati ad esprimere un senso di forte responsabilità

E’ sempre per quest’attitudine egoistica, che, perfino quando raggiungete la liberazione, l’avete conseguita solo per voi stessi!

I Sarvakayana Buddha, completamente assorbiti in meditazione, sono anch’essi incapaci di raggiungere l’illuminazione, perché sono caduti nella visione estrema della pace solitaria personale e di questa si ritengono soddisfatti. Questo avviene perché sono mossi solamente dell’attitudine autogratificante.

Non dimentichiamo quindi che la sofferenza deriva da prendersi cura solo di sé stessi.

Il secondo verso recita: “Lo stadio finale della buddhità è ottenuto grazie al desiderio di beneficiare gli altri esseri senzienti”.

Il raggiungimento della buddità corrisponde all’ottenimento di qualità così meravigliose, come “le Trentasette qualità incontaminate”, che sono il risultato di voler beneficiare gli altri esseri senzienti. Perfino in questa vita, quando vi dedicate agli altri, quando lavorate per i poveri ed i diseredati, dentro di voi vi sentirete meglio.

Meditate sullo spazio.

Indirizziamo la mente in modo univoco, solo verso il livello dell’esistenza inerente: questa è la pratica del Bodhisttva.

In quella mente in meditazione non sorgerà nessun presupposto di soggetto o d’oggetto esistente in modo indipendente o inerente.

Questa è la spiegazione del processo di meditazione su oggetti come lo spazio.

Quando avrete ottenuto una buona esperienza su questo tipo di meditazione, qualsiasi immagine o pensiero v’apparirà, nello stadio successivo di meditazione, esso vi sembrerà un’illusione. Mi riferisco qui ad oggetti basati sul sorgere dell’attaccamento, della rabbia e dell’odio.

Il testo, infatti, così recita: “Quando v’accorgete che vi state attaccando ad un oggetto, visualizzatelo come un arcobaleno estivo, persino se vi sembrava meraviglioso. Non attaccatevi ad esso. Non conferitegli un’esistenza indipendente. In questo modo eliminerete l’attaccamento e l’odio”. E’ questa una pratica buddhista del Bodhisattva.

E’ in questo modo che viene eliminato l’attaccamento basato sull’afferrarsi al sé. Similmente, tutte le vostre esperienze diventerano come quelle fatte da un bambino quando sogna. E’ per l’aggrapparsi a queste concezioni distorte, considerandole come vere, che sconvolgiamo noi stessi. Pertanto, quando incontriamo una condizione o un fattore sfavorevole, li dobbiamo considerare come errati.

– Questa è la pratica del Bhodishattva: riconoscere la via oscurata delle concezioni errate o false.

Questo spiega il processo di meditazione sulla bodicitta ultima, nell’ambito delle pratiche del Bodhisattva. Ciò è ben spiegato nelle “meditazione su oggetti come lo spazio”, nell’ambito delle “Trentasette pratiche del Bodhishattva” di Togmey Sangpo e nelle “Pratiche delle sei perfezioni”; leggiamo ora da «Gli stadi intermedi di meditazione».

“Se agirete in tal modo, la vostra visualizzazione meditativa si stabilizzerà sulla vacuità che ha in sé il meglio d’ogni qualità”.

Precedentemente, vi ricordai che si deve intraprendere lo stadio di perfezionamento delle pratiche, il che si realizza attraverso le pratiche del metodo.

Spiegando la bodhicitta, vi dissi che n’esistono di due tipi: quella convenzionale e quella ultima.

La bodhicitta ultima spiega le pratiche della saggezza, le quali andrebbero completate con le pratiche del metodo, come viene qui spiegato.

«Il sommo gioiello del sutra dona amorevole gentilezza, facendovi dimorare nello stadio della grande compassione. La pratica della meditazione stabilizzataiva che attualizza la vacuità, possiede le migliori qualità”.

– Qual’è la vacuità che possiede le migliori qualità?

E’ quella che, indubbiamente, si riferisce alla meditazione sulla vacuità, ma che è completata dalle pratiche delle altre perfezioni. Perché? Se meditate solo sulla vacuità, senza il completamento con le pratiche delle altre perfezioni, questa diverrà una causa per raggiungere la sola liberazione, ma non l’illuminazione.

E’ quella non disgiunta dalla generosità, dall’etica, dalla pazienza, dagli sforzi, dalla meditazione stabilizzativa, dalla saggezza e dai mezzi abili. Il bodhisattva deve indirizzarsi solo su pratiche virtuose, come la generosità indiscriminata che si prende completamente cura di tutti gli esseri senzienti, e, per ottenerla, dovete perfezionarvi molto, eliminando molti difetti.

Se non farete ciò, quali cause porrete per intraprendere questa strada, la via del Buddha?

Quindi il Buddha aggiunse: “Nel campo dei reami del Buddha, (i reami sono degli stadi di purificazione) dobbiamo praticare le forze causali, come la capacità di giudizio”.

La saggezza onniscente possiede le più alte qualità, essa può essere raggiunta attraverso la pratica della generosità e degli altri mezzi abili.

Pertanto, il Buddha disse «La saggezza onniscente raggiunge la perfezione con i mezzi abili. Quindi il Bodhisattva dovrà coltivare anche la generosità e gli altri mezzi abili, e non solo la vacuità. L’acquisizione estensiva di tutte le qualità dei sutra porta il Bodhisattva, o Maitreya, a raggiungere completamente le sei perfezioni, ma non ad ottenere lo stato finale di Bhuddità».

Ma l’essere superficiale gli chiese: «Se il Bodhisattva deve raggiungere solo la perfezione della saggezza, cosa gli importa delle altre perfezioni?»

– Il Buddha rispose: “Il Bodhisattva accumula cause di meriti attraverso la pratica delle sei perfezioni. Sono forse dannose queste cause dei meriti?”

Il padre di Buddha aggiunse « O Maitreya. Anch’egli, il Buddha, praticò per 60 eoni la perfezione della generosità, la perfezione dell’etica per altri 60 eoni, la perfezione della pazienza per 60 eoni ancora, la perfezione della perseveranza entusiastica per ulteriori 60 eoni, la perfezione della meditazione stabilizzativa per altri 60 eoni ancora, ed infine la perfezione della saggezza per 60 eoni”.

Rispetto a ciò, incalzò la persona superficiale: «V’è solo un modo per ottenere la buddhità: la via della vacuità».

«Questa è una risposta completamente sbagliata» – replicò il Buddha.

Il bodhisattva che ha la saggezza ma non possiede i mezzi abili è come l’eroe incapace di ottenere le qualità del Buddha, ma le può realizzare quando sostenuto dai mezzi abili.

Al che il Buddha disse “Kashepa, E’ così. Per esempio, se il re è attorniato dai ministri può condurre a buon fine i suoi scopi, similmente quando la saggezza del Bodhisattva è completamente sostenuta dai mezzi abili, egli può condurre a buon fine tutte le attività che gli competono”.

– La visione filosofica del sentiero del bodhisattva è diversa da quella dei non buddhisti.

Ad esempio, la visione filosofica dei non buddhisti crede in un sé completamente esistente: questa via è completamente separata da quella della saggezza, pertanto non può condurre alla liberazione.

Così il paragrafo precedente ha enunciato che attraverso la visione della vacuità potrete interrompere la visione estrema legata alla sola esistenza ciclica, e, attraverso la via della compassione, potrete far cessare la visione estrema fondata sulla liberazione solitaria personale.

All’interno delle scuole non buddhiste di pensiero, vi sono quelle che accettano o non accettano l’esistenza di vite precedenti, che accettano o meno l’esistenza della legge di causa ed effetto, che ammettono o non ammettono l’esistenza d’un creatore.

Ma, tutte queste scuole di pensiero hanno in comune il fatto che accettano la presenza d’un sé indipendente.

Pertanto, il loro è un cammino separato da quello buddhista, perché non hanno gli strumenti per sviluppare forze opponenti per rimuovere l’afferrarsi al sé, proprio perché il loro punto di vista filosofico è appunto molto basato sull’afferrarsi al sé. Succede infatti che, in base a quei punti di vista filosofici, invece d’indebolirlo, s’incrementa il senso d’attaccamento al sé.

I Practika Budda e i meditatori solitari non hanno molto sviluppato il senso della compassione, perciò, essi raggiungono solo la liberazione, non l’illuminazione.

Essi cadono nell’estremo di tendere alla pace solitaria o alla liberazione solo per loro stessi.

Questo è il significato dell’affermazione secondo la quale, a causa della mancanza in loro dei mezzi abili, i meditatori solitari sono lontani dai sentimenti della grande compassione.

Nel sentiero del Bodhisattva, la saggezza custodita come in uno scrigno ed i mezzi abili ci fanno raggiungere il nirvana non dimorante, dove non si risiede. In altre parole il bodhisattva segue un sentiero che unifica saggezza e strumenti validi, e, pertanto, ottiene un nirvana non dimorante.

Per il potere della saggezza, il bodhisattva non cade nell’esistenza ciclica e, attraverso il potere dei mezzi abili, non cade nel nirvana.