S.S. Dalai Lama: Insegnamenti Zurigo

Prima parte degli

INSEGNAMENTI DI

SUA SANTITA’ IL XIV DALAI LAMA

LA VIA AL SUPERAMENTO DELLE EMOZIONI PERTURBANTI

5 – 12 agosto 2005, Zurigo, Svizzera

Commentario ai testi

Bodhicharyavatara (Introduzione alla via del Bodhisattva)

http://www.sangye.it/altro/?p=470

di Shantideva

Bhawanakrama (Livello intermedio della meditazione) di Kamalashila

Appunti, traduzione dall’inglese ed editing dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa, del Dott. Luciano Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

PREMESSA

Dal 5 al 12 agosto 2005 si è registrata in Europa una visita davvero eccezionale: Sua Santità il XIV Dalai Lama del Tibet, in quella Svizzera che per prima negli anni ’60 ha offerto asilo alla più rilevante comunità di profughi tibetani appena fuggiti dal Tetto del Mondo occupato dall’invasore cinese, ha incontrato la sua gente, ha conferito per la prima volta fuori dall’India, dove vive in esilio dal 1959, una serie d’insegnamenti, all’Hallenstadion di Zurigo, per ben otto giorni pieni, impegnandosi, per due ore di mattino ed altrettante di pomeriggio, per trasmetterci con tutta la sua grande precisione espositiva e la sua immensa passione, quella che riesce a penetrare nel cuore delle menti, l’enorme saggezza della filosofia e della pratica Buddhista Mahayana, commentando due fra i testi da lui prediletti (il Bodhicharyavatara Introduzione alla via del Bodhisattva http://www.sangye.it/altro/?cat=15 di Shantideva e Bhawanakrama Livello intermedio della meditazione di Kamalashila), cercando di portarci alla profonda comprensione del metodo capace di superare quelle emozioni che hanno il potere d’affliggerci in ogni istante, per conduci, invece, verso uno stile di vita più armonioso e pacifico, ispirandoci a generare compassione e la visione profonda della realtà ultima.

Sua Santità non ha caso ha scelto di commentare questi due insigni ed antichi testi che abbiamo appena citato, risalenti all’VIII ed al IX secolo, tuttora attualissimi e giustamente considerati come tra i capisaldi del Buddhismo Mahayana. Entrambi offrono precisi spunti per intraprendere le pratiche spirituali e la meditazione, in una chiara esposizione dell’essenza del pensiero Buddhista.

Inoltre Sua Santità, in un’atmosfera densa di grande comunicazione spirituale e di luminosità interiore, ha conferito a tutti noi l’iniziazione di Avalokiteshvara dalle 1000 braccia e di Rigzin Dondrup.

L’incontro col Capo Spirituale del Tibet, durato per ben otto giorni all’Hallenstadion di Zurigo, non inaspettatamente, ha riscosso un successo superiore al previsto, con una partecipazione media agli insegnamenti di circa 10.000 persone al giorno, con punte fin oltre le 12.000. All’interno dell’enorme anfiteatro, appena ristrutturato, si viveva tra l’enorme comunità proveniente da ben 44 paesi del mondo, una sensazione di grande partecipazione spirituale, in un silenzio che pareva che fossimo tutti appesi alle parole del Kundun “La Presenza”, come viene rispettosamente, ma anche familiarmente, chiamato dai tibetani il loro leader.

Ma la visita del Leader del Paese delle Nevi, se ha avuto indubbiamente al centro, come evento maggiore e spiritualmente più qualificante, gli otto giorni d’insegnamenti all’Hallenstadion, non si è certo limitata qui. Tra gli incontri pubblici maggiori, tutti affollatissimi, ci preme ricordare il commuovente meeting interreligioso del 2 agosto nella chiesa dell’antico Monastero di Einsiedeln (www.kloster-einsiedeln.ch).

Al Simposio del 4 agosto all’ETH Zurigo (Istituto Federale di Technologia) http://archiv.ethlife.ethz.ch/e/articles/campuslife/dalailama.html “Paura ed ansia” ha fatto seguito il 5 agosto, di mattino all’Università di Zurigo un altro Simposio Neuroscientifico con la partecipazione di insigni neuroscienziati (http://www.uzh.ch/info/dalailama/) e, di pomeriggio, al Münsterhof l’Incontro Interreligioso con i maggiori esponenti delle fedi in territorio elvetico. Sabato 13 agosto, prima di tornare in India dove l’attendevano i suoi monasteri di luce dove si specchiano le nevi eterne dell’Himalaya, Sua Santità ha trovato il tempo di visitare soddisfatto gli impianti di produzione Padma AG a Kempten, dove, unico in Europa, viene prodotto, utilizzando le medesime formule coniate nel Tetto del Mondo, un rimedio tibetano che sta riscotendo un discreto successo: il Padma.

Inoltre anche alti esponenti del governo svizzero, come il ministro Pascal Couchepin, non solo gli hanno voluto dare il benvenuto a nome dell’esecutivo della Confederazione, ma, affrontando i temi della libertà religiosa e culturale, nonché l’andamento dei negoziati in corso tra il Governo di Pechino e quello in esilio del Dalai Lama, hanno ancora una volta dimostrando la sensibilità della Svizzera per la tragedia del Tibet e per le difficoltà che continuamente deve affrontare il Dalai Lama ed il suo popolo, dal momento che il problema del Tibet è ben lungi dall’essere risolto.

Tantissimi i tibetani, ovunque interveniva Sua Santità, e c’erano praticamente tutti, i tanti e tanti tibetani rifugiati in Svizzera, alcuni da oltre 40 anni, commossi fin alle lacrime agli occhi di potere incontrare il loro amatissimo leader. che ha ovviamente dedicato loro le più calde e care attenzioni, dando giustamente priorità ai sofferenti, agli ammalati, tanto da far dire ad uno dei rifugiati tibetani della prima generazione: ” So che questa è la mia ultima occasione per incontrare il Dalai Lama. Poterlo vedere di persona mi ha dato pace e serenità per i miei ultimi giorni.

Indubbiamente non era fondamentale essere buddhisti o meno per partecipare e ricevere il frutto degli insegnamenti, bastava essere menti aperte a cogliere l’essenza del discorso di Sua Santità, della ricerca dell’armonia interiore attraverso l’impegno concreto, e non solo in termini puramente meditativi, ma con adeguare ricadute pratiche.

In questo momento di paura per il terrorismo e l’instabilità sociale, le parole del Kundun ci dimostrano quanto l’impegno per la pace sia estremamente rilevante per il benessere interiore e per la società intera, anzi per l’intero pianeta: un impegno non indirizzato solamente a bloccare i conflitti, ma a creare le vere condizioni di pace e d’armonia tra le famiglie, le comunità, i villaggi, le città, le nazioni, impegnandoci per una pace vera, una pace nella pace, che trae origine dall’armonia dei cuori. Questo messaggio di pace, indubbiamente riveste caratteri universali, condivisibili da tutte le religioni.

Veniamo ora a proporvi i nostri appunti che alacremente abbiamo steso a mano in questi otto lunghi e meravigliosi giorni intenti ad ascoltare le parole di saggezza del Buddha della Compassione.

Dobbiamo premettervi che queste righe non rappresentano affatto la trascrizione ufficiale degli insegnamenti di Sua Santità, né sono frutto di accurate registrazioni, ma si tratta di semplici annotazioni, per cui in molti punti si riveleranno senz’altro lacunose e, magari incoerenti. Ebbene, dobbiamo dirvi, innanzitutto che abbiamo cercato di fare del nostro meglio, ma, viste anche le difficoltà tecniche di poter seguire con continuità le traduzioni in inglese di Ghesce Dorje ed in italiano di Anna Maria De Pretis, vista la nostra conoscenza limitata degli argomenti trattati, ci scusiamo innanzitutto per qualsiasi inesattezza. Alessandro Tenzin Villa, Luciano Villa e Graziella Romania

SUA SANTITA’ IL XIV Dalai Lama

1° giorno, venerdì 5 agosto 2005 mattino

LO SCOPO DELLA NOSTRA VITA

Siamo disturbati dalla nostra stessa vita indaffarata. Ci sentiamo assillati anche dal dover seguire gli insegnamenti del Buddha. Ma questo non accade a chi ha vera fede negli insegnamenti che ha ricevuto dai maestri. Coloro che nutrono una fede sincera non se ne sentono infastiditi. Non intendo la fede basata sulla semplice credulità, ma quella fondata sulle convinzioni delle argomentazioni del Buddha.

Per capire davvero, occorre essere mossi da un certo spirito critico, da un senso di dubbio, di ricerca. Altrimenti non potrete giungere ad afferrare la realtà. Per questo motivo non basta limitarsi ad apprezzare il titolo d’un lavoro, né tantomeno a lodarne le prime righe, ma occorre entrare nel merito del discorso perché la comprensione si tramuti in connessione. Non potrete comprendere la vera realtà se non sarete in grado, d’altro canto, di scorgerne le visioni distorte, e, quindi, di conseguenza, le qualità possedute dai veri maestri. Coloro che hanno la capacità di farlo giungono a coglierne l’aspetto profondo.

Qual è, quindi, la vera realtà oggettiva, lo scopo della nostra vita?

La felicità di raggiungere la liberazione, la Buddhità: questo è il vero scopo finale dell’esistenza. Ma, per poter realizzare la realtà ultima, occorre intraprendere un lungo cammino, in cui va sottoposto a verifica tutto ciò che s’ascolta, e, una volta verificatane la correttezza, bisogna metterne quindi in pratica gli insegnamenti.

LE DUE VERITÀ.

Occorre ora comprendere il significato delle due verità: la verità convenzionale e quella ultima. La prima è la realtà delle apparenza: la realtà comunemente percepita, che per determinarla non necessita d’una particolare ricerca, che esiste senza che, per percepirla, ci si debba impegnare in un’analisi sofisticata.

Insomma: la realtà convenzionale.

Esiste poi un livello sottile, caratterizzante piani finissimi di realtà, in opposizione a quelli evidenzianti la realtà convenzionale, quella realtà che definiamo apparente. Infatti, la realtà ultima appare solamente se viene ricercata attraverso un’analisi molto impegnativa e profonda. Allo stesso modo, individuiamo due tipi di mente: quella convenzionale e quella profonda. Solo impegnandoci in una precisa ed univoca analisi critica, riusciremo a percepire l’altra realtà, la vera realtà: quella profonda. È proprio questa l’altra realtà, quella che ci svela che i fenomeni esistono in una relazione interdipendente tra di loro, in un nesso di causalità. La percezione di questa realtà ci svela il modo in cui le cose e gli eventi effettivamente si realizzano, si manifestano. E’ la legge di causalità degli eventi e dei fenomeni, quella che determina la loro produzione.

LE QUATTRO NOBILI VERITÀ.

Sono io che non voglio soffrire! E, allora, che cos’è questo senso dell’io che, oltretutto, non vuole soffrire? Questa percezione dell’io è presente in tutti gli esseri senzienti, inclusi gli animali, e tra loro, anche gli insetti. Da cosa originano i fenomeni? Da cause mutevoli o perenni? Partendo dalla constatazione che i fenomeni sono privi d’una loro natura propria, che non esistono a sé stanti, allora si può affermare che essi sono interdipendenti. È importante capire la caratteristica comune ad ogni fenomeno: l’assenza di una sua vera esistenza intrinseca. Dalla comprensione della mancanza della vera esistenza dei fenomeni non può che evidenziarsi la loro origine interdipendente. Quando giungeremo a riconoscere le emozioni affliggenti come prive d’una loro natura propria o d’esistenza intrinseca, capiremo anche che sono transitorie e dipendono da cause e condizioni, ed in quanto impermanenti sono soggette al cambiamento, di conseguenza, una volta che si sono generate, possono venir pacificate.

Non basta tuttavia convincersi razionalmente della transitorietà dei fenomeni, come pure della presenza delle emozioni affliggenti, ed ammettere che entrambi dipendono da cause e condizioni, occorre che questo convincimento si stabilizzi solidamente, a livello delle esperienze che realizziamo in ogni momento della nostra vita, in moda da lasciare nel nostro continuum mentale un’impronta indelebile.

Sviluppare la saggezza contemplativa

Proprio per questo motivo, per l’effettiva concretizzazione di questa esperienza conoscitiva, occorre sviluppare la saggezza contemplativa.

Grazie ad essa, ad un certo punto, la percezione dell’origine interdipendente dei fenomeni vi affiorerà naturalmente, il che sarà determinante nel liberarvi dalle afflizioni mentali.

Questa è la terza nobile verità: la cessazione della sofferenza, la cessazione delle illusioni. Grazie alla percezione diretta della realtà, alla realizzazione dell’interdipendenza degli eventi, si sviluppa un’attitudine mentale molto potente, che ci rende liberi dalle sofferenze.

Giunti a questo stadio, occorre applicare la saggezza che realizza la vacuità d’esistenza intrinseca, che comprende la mutevolezza istantanea dei fenomeni, in quanto privi d’una loro fondamentale autonomia.

Questa realizzazione è liberatoria.

Possa ciascuno trarre aspirazione per far attecchire la radice del sentiero verso la liberazione. Possa ognuno smascherare stabilmente nella propria esperienza i fenomeni da una loro autonomia fondamentale: proprio perché i fenomeni sono privi d’una loro esistenza a sé stante. Tutti quanti dobbiamo giungere a comprendere la realtà ultima, senza accontentarci delle apparenze, ma impegnandoci in una incessante analisi approfondita dei fenomeni.

I FENOMENI NON HANNO ESISTENZA PROPRIA: LE CAUSE E LE CONDIZIONI SONO INTERDIPENDENTI.

Abbiamo visto come i fenomeni, le cose non sono dotate d’esistenza autonoma. Se non fossero prodotti da cause e condizioni, se fossero dotati d’una loro natura indipendente, non sarebbero né influenzabili né influenzanti. Se fosse così, non ci potrebbe essere causalità. La quale è spiegabile solo grazie all’interdipendenza.

E’ perciò necessario giungere a riconoscere la prima nobile verità, quella della vera realtà della sofferenza: solo così possiamo porre il presupposto di poter smettere di soffrire, grazie alla nostra capacità e determinazione d’intervenire sulle cause e condizioni che producono la sofferenza.

Come?

Evitandole.

In questo modo giungeremo a conoscere la seconda nobile verità, la verità dell’origine della sofferenza, che deve essere identificata, conosciuta e riconosciuta per poter essere eliminata. Dobbiamo distogliere la nostra mente dal concetto erroneo d’immutabilità, di permanenza: d’identità a sé stante sia della persona sia dei fenomeni.

A questo punto occorre indagare l’idea dell’io che non vuole soffrire. Proprio per questo motivo la terza nobile verità, la cessazione della sofferenza, è dovuta alla mancanza d’identità a sé stante dell’io e dei fenomeni. Grazie a questa comprensione possiamo lasciarci alle spalle le cause della sofferenza. Grazie alla comprensione delle quattro nobili verità possiamo comprendere l’insegnamento del Buddha e quello di coloro che s’inoltrano su questo cammino.

Possa ciascuno di noi essere ispirato dalla mente del risveglio, possa vivere nella sconfinata compassione che desidera proteggere tutti gli esseri migratori.

Colophon

Questa prima bozza d’appunti, a cura d’Alessandro Tenzin Villa, Luciano Villa e Graziella Romania, sui preziosi insegnamenti che Sua Santità il XIV Dalai Lama conferì dal 5 al 12 agosto 2005 a Zurigo, Svizzera, è da ritenersi provvisoria, quindi lacunosa, con possibili errori nonché imperfezioni, anche rilevanti, e non rappresenta affatto una trascrizione letterale delle parole di Sua Santità il Dalai Lama, tradotte dal tibetano in inglese da Ghesce Dorje ed in italiano da Anna Maria De Pretis, ma semplicemente un limitato spunto di riflessione.