S.S. Dalai Lama: Insegnamenti Zurigo 3

TERZA parte degli

INSEGNAMENTI DI SUA SANTITA’ IL XIV DALAI LAMA

LA VIA AL SUPERAMENTO DELLE EMOZIONI PERTURBANTI

5 – 12 agosto 2005, Zurigo, Svizzera

Commentario ai testi

Bodhicharyavatara (Introduzione alla via del Bodhisattva) di Shantideva http://www.sangye.it/altro/?p=470

Bhawanakrama (Livello intermedio della meditazione) di Kamalashila

Appunti, traduzione dall’inglese ed editing dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa, del Dott. Luciano Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Sabato 6 agosto mattino

SUA SANTITA’ IL XIV DALAI LAMA

LE CONDIZIONI PER ADDESTRARE LA MENTE

La via ultima è la Via di Mezzo, ma il Buddha non ha mai detto che questa è la via superiore. Per qualcuno aderire all’idea di un Dio creatore può rivelarsi molto utile nell’infondergli una sua autodisciplina, coraggio, comprensione e compassione.

Non è possibile che l’onniscienza sia realizzata senza cause: se non dovesse dipendere da cause, dovrebbe esistere da sempre, eternamente, oppure non esistere mai. Se l’onniscienza non dovesse dipendere da alcunché, non avrebbe alcun vincolo. Quindi, i fenomeni occasionalmente esistenti dovrebbero esistere da sempre. Tutte e quattro le scuole di pensiero buddista concordano nell’accettare alla base della realtà il rapporto d’interdipendenza, che si applica a diversi livelli, in rapporto a cause e condizioni. LEGGI TUTTO …

Nel suo primo insegnamento il Buddha ha chiarito che i fenomeni derivano da cause e condizioni: gli effetti piacevoli o sgradevoli rappresentano esperienze o risultati diversi scaturiti dalle loro cause, e chi vuole ottenere l’onniscienza, o buddhità, deve realizzare tutte le cause e condizioni specifiche concomitanti che permettono d’ottenere, appunto, l’illuminazione.

Solo specifiche cause e condizioni possono portare all’onniscienza, altrimenti questa sarebbe esistita da sempre o non lo sarebbe mai stata. E’ quindi possibile ottenere l’onniscienza, ma la buddhità non è conseguibile senza aver posto le cause e le condizioni adeguate. Coloro che desiderano ottenere velocemente l’onniscienza non possono farlo senza averne realizzato pienamente le cause. 

COS’È L’ONNISCIENZA?

E’ la conoscenza e la comprensione di ciascun fenomeno in ciascun istante.

Come è possibile farlo?

Ripensiamo alle Quattro Nobile Verità: quali sono le cause della sofferenza? Sono le afflizioni o klesha e le dinamiche carmiche. Se riuscissimo a superare le afflizioni, allora non potrebbero attivarsi le dinamiche carmiche.

Cosa sono le afflizioni mentali?

Sono tutte quelle insoddisfazioni, frustrazioni o sofferenze che hanno a che vedere con un’interpretazione sbagliata, una distorsione della realtà.

La mente presenta un modo errato di percepire la realtà. Finché è offuscata dall’ignoranza è priva del vigore necessario per comprendere la realtà, per realizzare l’onniscienza. Soltanto quando è in grado di recepire correttamente la realtà, tramite la visione profonda della saggezza, è in grado di contrastare direttamente la percezione erronea basata sull’ignoranza. Ad esempio, quando si prova avversione, non c’è possibilità del simultaneo coesistere d’amore e compassione. Non può esistere un sentimento d’amore genuino nei confronti di’altri. Dobbiamo renderci conto che, quando ragioniamo in questo modo, siamo effettivamente in preda ad un modo distorto di pensare, cui va invece contrapposto un metodo valido di percepire. Dobbiamo perciò essere consapevoli delle nostre afflizioni mentali, che per abitudine possono albergare in noi, e non sono affatto basate su una logica.

Quindi, la saggezza si basa su ragionamenti validi, incontrovertibili, corretti, il che incrementa il potere degli stati mentali positivi che contrastano le emozioni affliggenti, come l’irascibilità, l’odio. Di conseguenza, con l’applicazione della logica, le pulsioni negative vengono contrastate da quelle positive. Ad esempio, l’irascibilità e la collera sono superabili coltivando la pazienza e la tolleranza. Di questo ce ne possiamo render conto sperimentandolo nei momenti della nostra vita quotidiana.

Ad esempio: come risolvere gli inconvenienti derivanti dall’eccessivo caldo o freddo? Se fa troppo caldo si va spontaneamente a cercare qualcosa che rinfreschi, che controbilanci l’arsura.

Nello stesso modo si cerca di riequilibrare i processi della mente.

Come? Favorendo il sorgere di stati d’animo positivi.

LA NATURA DELLA MENTE

La nostra trasformazione interiore dipende da quanto riusciamo a modellare, a modificare la nostra mente per renderla sempre più positiva. Alla radice delle afflizioni mentali, dei klesha, c’è un errore, una comprensione deformata della realtà. E gli antidoti permettono di rettificare questa percezione distorta dei fenomeni, consentendo di contrastare la malevolenza con la benevolenza.

Occorre abituarsi alla visione realistica dei fatti: in questo modo giungeremo progressivamente a trasformare la nostra mente.

Occorre applicare costantemente l’addestramento mentale per smantellare le afflizioni, i klesha, le concezioni ingannevoli, mettendone in pratica gli antidoti.

Pensiamo all’incompatibilità tra fenomeni (come ad esempio tra il caldo ed il freddo), utilizziamola pensando d’impugnare delle leve antagoniste che ci permettono di trasformare il nostro stato mentale nello stesso modo in cui combattiamo il caldo col freddo ed accendiamo la luce per squarciare il buio della notte. Così, man mano che aumenta la luce diminuisce l’oscurità.

Nell’Uttara Tantra si afferma che, percependo la natura di chiara luce, la verità convenzionale diventa illusoria. Perché la natura vera della mente è di chiara luce, di luminosità, è limpida, e rappresenta la conoscenza.

Pensando alla mente caratterizzata della capacità di percepire chiaramente la realtà effettiva delle cose, che assume le qualità di chiarezza e di luminosità, non facciamo altro che riferirci al suo vero aspetto, all’aspetto congenito della mente.

Ci sono momenti in cui la mente è quieta e tranquilla. Non si può essere sempre arrabbiati 24 ore su 24, ma si può essere in preda all’attaccamento e non alla rabbia. Perciò, anche gli stadi mentali sono avventizi e passeggeri, perché l’innata natura della mente è di limpida luminosità, un qualcosa di neutrale, mentre le afflizioni sono passeggere, transitorie.

Esse sono sì presenti, ma neutralizzabili, superabili, coltivando certe qualità mentali particolari. Perfezionando certi stati mentali, grazie a determinati stati mentali virtuosi, possiamo ottenere l’onniscienza e comprendere simultaneamente tutti i fenomeni, realizzando appunto l’onniscienza.

ANCHE SE LA NOSTRA MENTE ORA CI SEMBRA RUDIMENTALE, PER LA SUA STESSA CAPACITÀ È ONNISCIENTE.

Se perfezioniamo questo stato imperfetto, possiamo avanzare da uno stato grossolano (da stadi mentali che dipendono da facoltà sensoriali in mutamento, caratterizzanti situazioni temporanee), ad uno più sottile, e possiamo avvicinarci sempre di più all’onniscienza. Non dimentichiamoci mai che gli stati della nostra mente sono passeggeri e transitori.

La coscienza mentale è suddivisibile in diversi livelli sottili. Anche le nostre facoltà mentali possono passare per stadi diversi di conoscenza, tutti caratterizzati dal fatto d’essere avventizi. Se potessimo attivare i livelli più sottili di conoscenza, allora potremmo raggiungere e manifestare degli stadi più durevoli della mente, allontanandoci nel passato e nel futuro.

Lo stato più raffinato della mente è molto più sottile della normale percezione. PERCIÒ, LA NOSTRA MENTE È MIGLIORABILE ALL’INFINITO IN BASE ALLA FAMILIARIZZAZIONE A COLTIVARNE LE QUALITÀ POSITIVE.

La possibilità di ottenere lo stadio sublime dell’illuminazione risiede proprio in questa natura. Come? Riconoscendo la sua forma base di luminosità e le sue caratteristiche di chiarezza, limpidezza e di cognizione. La mente è chiara, pura e cognitiva: solo questa comprensione ci permette di giungere all’illuminazione più sublime.

Vi sono due tipi fondamentali d’ostruzioni: le oscurazioni o afflizioni mentali e gli impedimenti alla conoscenza, all’onniscienza. Abbiamo un modo distorto di percepire i due livelli di realtà, come se fossero distaccati tra di loro. Questo è un impedimento all’onniscienza, alla capacità di concepire simultaneamente in modo non duale i due livelli di realtà convenzionale ed ultima.

Comprendendo la mancanza d’esistenza intrinseca, o la sua vacuità, si percepiscono in modo unitario questi due livelli della realtà. Proprio in base a tale presupposto abbiamo la capacità d’ottenere l’illuminazione.

Se potessimo effettivamente comprendere lo stato d’onniscienza, proveremmo davvero degli intensi brividi nell’avvertire d’aver raggiunto la capacità di trasferirci dallo stato ordinario alle qualità sublimi dell’onniscienza.

Come si osservano aspetti grossolani del corpo, così si rinvengono livelli grossolani della coscienza, tuttavia esistono dei livelli sottili di questa ultima che perdurano. Ho personalmente incontrato innumerevoli persone che mantenevano dei precisi ricordi delle vite precedenti.

È importante conoscere la natura effimera delle nostre afflizioni mentali. Il livello più sottile della nostra coscienza è quello che percepisce simultaneamente le due verità (la verità convenzionale e quella ultima), mentre quello più grossolano è quello in preda alle afflizioni mentali.

La coscienza pura è solo un veicolo offuscato delle eventuali imperfezioni che manifestiamo e che avvertiamo, ma da queste non ne resta impregnata.

SI PARLA NEL BODHISATTVACARAVATARA DI UNA COMPASSIONE IMMENSA CHE FA SGORGARE LE LACRIME DAGLI OCCHI E DAL CUORE, UNA CONOSCENZA ENORME CHE IN TERMINI ULTIMI È CHIAMATA RISVEGLIO, CONOSCENZA PERFETTA.

Una volta ottenuta una tale realizzazione, la coscienza pura non resta contaminata dalle sensazioni. Come per lavare un tessuto dalle macchie che lo deturpano possiamo impiegare diversi metodi (dall’immersione nell’acqua, all’utilizzo di detersivi, solventi, calore, azione meccanica strofinante, ecc), col risultato di riuscire a pulire le macchie più resistenti man mano che procediamo ad impiegare metodi detergenti più potenti, così, quanto più decidiamo di eliminare le afflizioni più sottili, tanto più dobbiamo adottare una potenza opponente maggiormente efficace, rispettandone la corretta sequenza nella procedura applicativa.

FRA QUESTE CAUSE E CONDIZIONI DOVREMMO COLTIVARE CAUSE CORRETTE E COMPLETE.

Applicare cause sbagliate sarebbe come mungere il latte dal corno di una mucca. Tutte le cause e condizioni devono essere applicate correttamente, altrimenti non otterremo nulla, neanche nella preparazione del cibo, per esempio. Man mano che ci s’inoltra verso afflizioni più sottili, vanno applicati gli antidoti più potenti, adeguati ed in sequenza corretta per ottenere gli obbiettivi ambiti. Non produrremo alcuna messe di raccolti se non avremo seminato il chicco adatto nel momento confacente e nel terreno opportuno, col giusto apporto d’acqua, d’irraggiamento solare, impiegando il concime appropriato e coltivandolo poi nel modo favorevole. Anche per preparare una pietanza occorre applicare gli ingredienti in sequenza per ottenere il piatto desiderato. Inoltrandoci nel sentiero, quello dell’eliminazione dalle oscurazioni, per intenderci, a partire dai livelli più grossolani verso quelli più sottili, occorre applicare metodi sempre più potenti per ottenere i risultati agognati.

QUALI SONO LE CAUSE E LE CONDIZIONI PER RAGGIUNGERE IL FRUTTO FINALE DELL’ONNISCIENZA?

Non basta, tuttavia, la fede per ottenere l’illuminazione. Occorre applicare la propria intelligenza, la saggezza.

Ad esempio, i fenomeni manifesti, quelli leggermente nascosti e quelli molto nascosti sono percepibili solo attraverso differenti tipi di applicazione logica. Mentre i fenomeni manifesti, come il fuoco, sono chiaramente evidenti, quelli leggermente nascosti non sono percepibili direttamente, ma solo utilizzando un certo ragionamento coerente. Inoltre, i fenomeni molto nascosti non sono percepibili né con validi ragionamenti non contraddittori, né con la percezione diretta, ma solo grazie alla osservazione altrui, in altre parole dobbiamo riferirci ad autorevoli indagini di altri. Come la data del compleanno: data che consideriamo importante ma di cui non ci ricordiamo. Non possiamo avere la percezione diretta del nostro compleanno. Come facciamo a sapere d’essere nati in un certo giorno? Dobbiamo affidarci ad una persona, dar credito ad un qualcuno, il più delle volte a nostra madre, cui diamo fiducia, confidando che quello è il giorno del nostro compleanno.

Molti sono i fenomeni che in passato erano al di là della percezione degli esseri umani. Pensiamo, ad esempio, alle conoscenze in campo astronomico. Ora, grazie ai telescopi, possiamo vedere galassie molto distanti dalla nostra, ed anticamente sconosciute.

Esistono molti fenomeni che vanno al di là della comprensione degli esseri ordinari. Esiste tuttavia, una qualche possibilità di conoscerli? Si, se ci affidiamo a menti onniscienti, come il Buddha, perché non sono fenomeni esplorabili da una mente ordinaria, come la legge del karma. Tutte le tradizioni Buddiste parlano anche di fenomeni inesprimibili, comprensibili solo da esseri che hanno trasceso il mondano, quindi dobbiamo affidarci alle parole del Buddha per venirne a conoscenza. Il Buddha non è in alcun modo ingannevole. Nel Pramanavartika l’obiettivo ultimo indicato è appunto l’illuminazione. Ed il Buddha è reale e per nulla insensato nei suoi temi.

Troviamo tre diversi tipi d’insegnamenti del Buddha. Quelli palesi o normali, quelli parzialmente e quelli totalmente nascosti. I primi esprimono temi immediatamente percepibili. I secondi indicano realtà leggermente nascoste ma deducibili dal ragionamento, mentre da ultimi sono i fenomeni totalmente o completamente nascosti alla percezione della mente ordinaria.

Come mai il Buddha non è ingannevole, ad esempio, sul concetto di vacuità? Vi sono dei ragionamenti nascosti per comprendere che il Buddha non sia ingannevole, ma totalmente affidabile. Nel suo insegnamento il Buddha ha parlato di fenomeni totalmente nascosti. Molte migliaia d’anni fa gli esseri umani potevano vivere migliaia e migliaia d’anni.

Moltissime generazioni fa la lunghezza della vita degli esseri era incredibilmente lunga. E nei sutra si ritrovano asserzioni nella cosmologia in cui viene descritta le durate della vita nei diversi stadi. Tuttavia, dobbiamo essere cauti su alcuni insegnamenti, ad esempio sulla cosmologia. Il saggio Vashubandu, se dovesse riapparire nella nostra epoca, dovrebbe riscrivere il terzo capitolo, sulla cosmologia, dell’Abhidharmakosha. Mentre Nagarjuna non dovrebbe aggiungere altro.

Non dobbiamo aderire alle parole del Buddha semplicemente per rispetto alla sua figura, ma utilizzando l’analisi. I fenomeni completamente nascosti sono rilevabili solo in base alla comprensione scevra da qualsiasi contraddizione, di persone non ingannevoli quali il Buddha. Proprio per questo motivo occorre affidarsi all’autorevolezza delle parole del Buddha, proprio come mi devo rifare a qualcun’altro per sapere la data della mia nascita. Ai tempi del Buddha il mondo convenzionale, in base alle osservazioni astronomiche di quel tempo, era ovviamente spiegato in modi diversi da quello attuale. Quegli insegnamenti non sono coerenti con le scoperte odierne. Ad esempio, la luna veniva ritenuta della stessa grandezza del sole: non si rendevano conto della distanza diversa. Non accettate quello che è enunciato dal Buddha semplicemente per rispetto alla sua figura, ma cercate d’indagare. Vi sono certi fenomeni inaccessibili alla conoscenza ordinaria, per tale motivo bisogna affidarsi alle testimonianze.

L’AMORE DOVREBBE ESSERE INCONTAMINATO DA AFFLIZIONI, ANCHE SE UN CERTO TIPO D’AFFLIZIONI SONO NORMALMENTE PRESENTI IN NATURA.

Se vedete una persona a voi cara soffrire, anche voi ne soffrite molto. Viceversa, se v’imbattete in un nemico afflitto, gioite. Questo non è vero amore. Si tratta, infatti, d’un amore contaminato dalle afflizioni.

E’ necessario raggiungere un livello d’amore universale, senza parzialità.

L’amore non deve essere rivolto soltanto verso chi sentiamo vicino, ma anche verso chi riteniamo avversario o nemico, mai rallegrandoci della sua sofferenza. Altrimenti il nostro amore sarebbe limitato. Tutti sentono l’esigenza della felicità, dunque, la comprensione deve essere omnicomprensiva. L’amore deve essere universale, verso tutti gli esseri indiscriminatamente.

SI POTREBBE DESIDERARE CHE GLI ESSERI SIANO LIBERI DALLA SOFFERENZA, MA NON È SUFFICIENTE.

E’ necessario raggiungere un avanzato livello di comprensione e di compassione, assumendosi la responsabilità che tutti gli esseri stiano bene, che siano pacificati, che la loro sofferenza sia placata. Il che ci conduce veramente alla liberazione. Questa è la mente altruistica che desidera l’illuminazione per poter beneficiare tutti gli esseri senzienti. Se riusciremo a sviluppare davvero la vera compassione per tutti gli esseri otterremo un ritorno positivo anche sulla nostra salute fisica, perché rafforzerà la nostra energia fisica.

E’ LA FORZA INTERIORE A TRASMETTERCI COMPASSIONE ED AMORE, MENTRE L’EGOISMO, L’EGOCENTRISMO CI COMUNICANO DEBOLEZZA, FACENDO SÌ CHE DENTRO DI NOI EMERGANO TUTTA UNA SERIE DI STATI NEGATIVI D’AVVERSIONE ED ODIO, CHE SCATENANO DI CONSEGUENZA UNA CATENA DEL TORMENTI INDOTTI DALLE AVVERSIONI.

Viceversa, se riusciremo a controllare la nostra ira e gelosia, ed è cruciale in proposito meditare sulla compassione, non saremmo troppo tormentati dalle avversità, dalle condizioni all’origine di tante nostre sofferenze.

Quando si realizza la compassione, si supera l’egoismo, e si finisce per sviluppare un’autentica forza interiore che ci farà dire:

“Per tutto il tempo che sarà necessario continuerò ad essere compassionevole e non mi scoraggerò”.

Per familiarizzare la nostra mente all’abitudine compassionevole di bodhicitta dobbiamo coltivare:

la compassione,

la bodhicitta,

i mezzi abili.

Senza aver generato la vera compassione, non ha senso nemmeno il perseguire i propri scopi personali di liberazione e d’illuminazione. L’accumulazione di meriti e saggezza ci porta a sviluppare la compassione.

LA COMPASSIONE VA ATTIVATA SIN DALL’INIZIO, E PORTA ALL’ONNISCIENZA.

La Bodhicitta, il desiderio di ottenere l’illuminazione per la liberazione di tutti gli esseri senzienti, porta all’onniscienza. E’ un ingrediente fondamentale per l’onniscienza.

Colophon

Questa prima bozza d’appunti, a cura d’Alessandro Tenzin Villa, Luciano Villa e Graziella Romania, sui preziosi insegnamenti che Sua Santità il XIV Dalai Lama conferì dal 5 al 12 agosto 2005 a Zurigo, Svizzera, è da ritenersi provvisoria, quindi lacunosa, con possibili errori nonché imperfezioni, anche rilevanti, e non rappresenta affatto una trascrizione letterale delle parole di Sua Santità il Dalai Lama, tradotte dal tibetano in inglese da Ghesce Dorje ed in italiano da Anna Maria De Pretis, ma semplicemente un limitato spunto di riflessione.